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Tutto quello che c’è da sapere sul 5+1, il trattato sul nucleare iraniano

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Di Paolo Mauri

Il 14 luglio del 2015, Cina, Russia, Regno Unito, Francia, Germania, Stati Unti, Ue ed Iran hanno siglato il trattato Jcpoa (Joint Comprehensive Plan of Action) – più conosciuto come accordo “5+1”– volto ad assicurare che lo sviluppo nucleare iraniano sia solo ed esclusivamente effettuato per scopi pacifici. Trattato che è arrivato a due anni di distanza da quello precedente, siglato a Ginevra, chiamato Jpoa che “congelava” parzialmente parte del programma atomico di Teheran in cambio della diminuzione della morsa imposta dalle sanzioni internazionali.

Il 18 ottobre del 2015 ha segnato quello che viene chiamato “Adoption Day”, ovvero il giorno in cui, in base all’accordo “5+1”, le parti in causa hanno cominciato ad attuare tutti i preparativi necessari affinché si potesse giungere alla sua effettiva messa in atto con particolare attenzione alla risoluzione delle sanzioni internazionali.

Il 16 gennaio del 2016, dopo che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) ha verificato che l’Iran avesse preso tutte le misure volte a rispettare le clausole preliminari del trattato, il “5+1” è divenuto effettivamente operativo. Quel giorno è conosciuto ufficialmente come “Implementation Day” e rappresenta il termine effettivo delle sanzioni economiche e limitazioni commerciali che hanno strangolato l’Iran per un decennio elevate dall’Onu.
A distanza di 8 anni dall’Adoption Day è previsto il termine effettivo delle sanzioni Ue che riguardano la proliferazione nucleare iraniana – o prima del termine in caso che l’Aiea certifichi che tutte le attività nucleari iraniani siano di tipo pacifico. Quel momento viene definito come “Transition Day”. 

Cosa dice il 5+1? 

Il trattato prevede che il programma nucleare iraniano sia esclusivamente volto a fini pacifici e segna un avanzamento fondamentale nei rapporti internazionali in merito a questa problematica. L’adempimento di questo accordo è visto come una pietra miliare per la pacificazione internazionale e stabilità regionale affermando che l’Iran non intenderà dotarsi di nessun tipo di armamento atomico, sia esso acquisito o costruito in proprio.
Il 5+1 permette altresì che l’Iran continui nella propria ricerca nucleare in ambito commerciale e scientifico incluse attività di arricchimento, ricerca e sviluppo contestualmente alla cessazione di tutte le sanzioni internazionali a cui è stata sottoposto il Paese.
Una commissione congiunta composta da E3/Eu+3 (Francia, Germania e Uk) e dall’Aiea è preposta a vigilare sull’attuazione delle clausole del trattato pur sempre nello spirito del rispetto reciproco e nel mantenimento della volontà di costruire nuove relazioni con l’Iran. Tale commissione si riunisce con scadenza biennale – o prima se necessario – per fare il punto sui progressi fatti dalle parti e per adottare eventuali misure eccezionali. 
Il 5+1 ha come corpo centrale il raggiungimento di alcune limitazioni sulla produzione di uranio arricchito e sulle attività ad esso collegate oltre ad altre che riguardano specificamente il campo della ricerca e sviluppo (R&D – Research and Development). In particolare tutte le centrifughe – ovvero quegli strumenti atti ad arricchire l’uranio – di tipo Ir-1 dovranno essere dismesse nel giro di 10 anni e l’Iran potrà mantenere la propria capacità di arricchimento solo nel complesso di Natanz posto a circa 150 km a sud di Teheran. Durante questo periodo dovranno essere mantenute non oltre 5060 centrifughe. Parallelamente i test di sviluppo delle nuove centrifughe tipo Ir-6 e Ir-8 sarà possibile dopo un periodo di otto anni e mezzo con l’impegno a non separare altri tipi di isotopi.
Successivamente l’Iran potrà continuare le proprie attività correlate all’arricchimento dell’uranio per 15 anni – incluse attività di R&D – esclusivamente nel sito di Natanz mantenendo i livelli di arricchimento non superiori al 3,67%. Parallelamente dovrà cessare ogni tipo di attività in tal senso – incluso lo stoccaggio – nell’altro sito nucleare, quello di Fordow, che ad oggi, secondo alcune fonti tra cui quelle israeliane, sembrerebbe in fase di riattivazione. Secondo gli accordi Fordow deve essere riconvertito in un centro di ricerca scientifico per scopi pacifici, intendendo con questo che potranno essere effettuate ricerche nei campi della tecnologia e fisica nucleare.
L’Iran deve mantenere le proprie riserve di uranio arricchito – nella forma di esafluoruro di uranio (UF6) o equivalenti – entro i 300 kg e la quantità in eccesso deve essere venduta secondo i prezzi di mercato e consegnata, in cambio del minerale grezzo (che di solito è l’uraninite o ossido di uranio) ad acquirenti internazionali secondo le norme che regolano il commercio di tale risorsa. Tutto il restante uranio arricchito nelle percentuali che vanno dal 5 al 20% deve essere convertito in combustibile per il reattore Trr (Teheran Research Reactor). 
Per quanto riguarda il reattore ad acqua pesante di Arak – capace di produrre esplosivo atomico – è previsto dal 5+1 che venga riconvertito affinché possa utilizzare esclusivamente uranio al 3,67%, e quindi cessare la produzione di plutonio, e tutto il combustibile esaurito proveniente dalla struttura dovrà essere spedita all’estero per tutta la durata della vita del reattore. Sempre per quanto riguarda le centrali ad acqua pesante è stato stabilito che l’Iran non dovrà più costruirne per un periodo di 15 anni, né dovrà immagazzinare acqua pesante. 
Sempre per un periodo di 15 anni Teheran non dovrà effettuare alcun tentativo di riprocessamento del combustibile nucleare esaurito, o costruire una struttura atta a tale scopo, o comunque effettuare attività di R&D in questo senso.

Le misure di trasparenza del 5+1

Parallelamente alle clausole prettamente tecniche ne sono previste altre di “trasparenza” per permettere il controllo della regolare messa in atto del trattato 5+1. In questo senso l’Iran deve permettere all’Aiea di monitorare in modo permanente i progressi della “denuclearizzazione militare” con la sorveglianza di tutte le attività legate all’arricchimento – e quindi l’attività delle centrifughe – per un periodo di 20 anni
L’Iran si deve adeguare integralmente alla “Roadmap for Clarification of Past and Present Outstanding Issues”  concordata con l’Aiea che contiene le indicazioni riguardanti le problematiche connesse alle attività nucleari presenti e passate.

Le sanzioni 

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, simultaneamente alla verifica del rispetto delle clausole del 5+1 operata dall’Aiea, pone termine a tutte le risoluzioni (sette dal 2016 al 2015) che hanno sottoposto l’Iran al regime di sanzioni economiche e commerciali e lo stesso vale per l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America.
Le sanzioni coprono diversi aspetti della vita economica e commerciale del Paese. Tra di essere si ricordano provvedimenti volti a bloccare il trasferimento di fondi, le attività bancarie, cessare il supporto per il commercio con l’Iran, l’embargo su petrolio e gas e sui prodotti petroliferi e petrolchimici iraniani, gli investimenti nell’industria oil&gas, l’esportazione di equipaggiamenti e tecnologie navali, l’accesso a porti e aeroporti. Tutte le sanzioni, come già anticipato, dovranno essere eliminate entro 8 anni dall’Adoption Day oppure quando l’Aiea avrà certificato l’avvenuto rispetto di tutte le clausole del trattato da parte iraniana. 
Nel 5+1 è prevista una clausola che tutela l’Iran da possibili misure restrittive che possano impedire o ritardare la risoluzione delle sanzioni. Infatti se Teheran, in qualsiasi momento dall’Implementation Day, ritiene che i Paesi dell’E3/EU+3 stiano rallentando o ostacolino la cessazione delle sanzioni, può appellarsi ai partecipanti il Jcpoa affinché venga risolto il problema tramite adeguate misure. L’Ue e gli Usa infatti sono vincolati dal trattato affinché non reimpongano ulteriori misure sanzionatorie.
E’ interessante notare che, nel 5+1, viene esplicitamente detto che Ue, Usa e Iran debbano adempiere agli obblighi del trattato in “un’atmosfera costruttiva e in buona fede, basandosi sul mutuo rispetto e astenendosi da ogni azione non in linea con lo spirito e gli intenti del Jcpoa che possa minarne la riuscita”.
Sempre nell’accordo si legge che, parallelamente al cessare delle sanzioni e allo smantellamento delle infrastrutture atte alla produzione di esplosivi atomici, l’Ue deve avviare progetti congiunti con l’Iran per lo sviluppo di tecnologie volte all’uso pacifico del nucleare, come la costruzione di centrali, reattori di ricerca, fabbricazione del carburante, programmi avanzati di R&D ad esempio riguardanti la fusione e costruire un centro regionale di medicina nucleare al più alto livello di sviluppo comprendendo l’addestramento di personale, implementare gli standard di sicurezza e di protezione ambientale.
Se una delle parti ritiene che una o più clausole del trattato non siano state rispettate può, in qualsiasi momento e dopo un iter burocratico della durata di circa un mese che vede il parere di una commissione nominata ad hoc (la Joint Commission), ritirarsi dallo stesso – in parte o in toto – previa notifica al Consiglio di Sicurezza dell’Onu che deve deliberare e considerare se continuare a non imporre le sanzioni.
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