Vitalizi, Boeri: “Il taglio non è un provvedimento simbolico”. Il M5s al Senato contro la Casellati che frena

giu 28, 2018 0 comments
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“Quella della Presidente Casellati sul taglio dei vitalizi degli ex senatori è una giravolta che ha dell’incredibile”. Il giorno dopo la delibera della Camera sul taglio dei vitalizi per gli ex deputati, i 5 Stelle attaccano l’omologa di Roberto Fico che ha deciso di prendere tempo prima di adottare un provvedimento analogo anche al Senato. Il Movimento “non farà sconti“, scrive in una nota il senatore del M5S Nicola Morra, ricordando che “quando il Presidente della Camera ha comunicato che avrebbe agito con celerità per mettere un freno a questo odioso privilegioriservato ancora oggi a tanti ex parlamentari, la Presidenza del Senato, in tempi fulminei, fece sapere che anche Palazzo Madama avrebbe fatto la sua parte”. Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il Parlamento, rivendica che “è una proposta non contro un diritto acquisito, ma contro un privilegio, contro una delibera che i parlamentari si sono fatti nel segreto di una stanza. Rispetto l’autonomia dei due rami del Parlamento. Noi speriamo venga fatto anche al Senato ma il Senato è autonomo. Quello che ci auguriamo, visto che la maggioranza è la stessa, è che la presidente del Senato, nel rispetto della sua autonomia, possa convocare anche al Senato un ufficio di presidenza”. Il ministro Luigi Di Maio commenta su twitter: “I vitalizi non sono diritti acquisiti ma privilegi rubati. I privilegi rubati non possono esistere nel nostro governo”. Il presidente della Camera, quindi, ci tiene a sottolineare che con la sua omologa del Senato “non c’è nessuno scontro istituzionale. Lei sa che avremmo proceduto con la delibera. Io faccio quello che avevo promesso, proseguo su questa strada. Se il Senato non dovesse approvare la delibera la Camera ha l’autonomia per andare avanti da sola”. Intanto la mossa di Fico incassa l’apprezzamento di Tito Boeri, presidente dell’Inps, e dell’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli.

Casellati e i dubbi sulla retroattività del taglio – La fedelissima dell’ex Cavaliere ha dubbi sulla retroattività e sul fatto che si incida “sullo status di persone che oggi possono avere anche un’età rilevante” e “che si troveranno improvvisamente ad avere uno stipendio inferiore al reddito di cittadinanza“. Il “vitalizio minimo” per gli ex deputati sarà in realtà di980 euro al mese, contro i 780 euro previsti dalla proposta di legge sul reddito di cittadinanza. Per 517 ex parlamentari il taglio sarà tra il 50 e l’80% del vitalizio, per 610 tra il 20 e il 50%, per un centinaio di entità inferiore o addirittura nulla. “Proprio quando dagli annunci si è passati ai fatti su misure rapidamente cogenti, e Montecitorio, per volontà di Roberto Fico, ha provocato le reazioni scomposte di tanti privilegiati, da Casellati si sono levati appelli alla prudenza su questa materia, invocando addirittura il principio della condivisione“, ha commentato Morra. “Ma di che cosa stiamo parlando? Premesso il fatto che è singolare attendersi giustizia da chi ha goduto per troppo tempo di regole di favore e senza eguali, invitiamo la Presidente a ricordarsi di ciò che lei stessa auspicava poche settimane fa dando un’accelerazione alla norma. La avvisiamo: noi del Movimento 5 Stelle non faremo sconti”.
I vitalizi non sono diritti acquisiti, ma privilegi rubati. I privilegi rubati non possono esistere nel nostro governo.

Le polemiche sul Senato – Per Laura Bottici, senatrice pentastellata e questore di Palazzo Madama, “le dichiarazioni della presidente del Senato sorprendono ma non ci stupiscono, perché figlie di una politica che guarda al passato e non al futuro. In un Paese che fa segnare il record di poveri c’è ancora chi, come Casellati, parla di diritti acquisiti dei politici. Un fatto incredibile, soprattutto perché, come la presidente sa benissimo ma finge di ignorare, proprio la Camera che presiede paga ricchi vitalizi anche a chi nel Palazzo non ha nemmeno mai messo piede. Uno schiaffo in faccia ai tanti cittadini che in questi anni più volte hanno visto mettere mano ai propri trattamenti pensionistici”.
Di Nicola (M5s): “Provvedimento di giustizia sociale” – “Quella della presidente Casellati è un’uscita inopportuna e infondata“, ha aggiunto il senatore M5s Primo Di Nicola. “Dire che i vitalizi non si possono tagliare perché alcuni ex parlamentari si troverebbero in difficoltà economiche è un pretesto che non possiamo accettare. Non solo perché sappiamo che non è vero ma soprattutto perché in Italia ci sono milioni di cittadini sotto la soglia di povertà che aspettano un segnale di giustizia sociale e di equità. Peraltro questo privilegio vergognoso va cancellato a legislatori o ex legislatori che hanno approfittato del loro ruolo in Parlamento per darsi delle regole di sfacciato vantaggio”.
Boeri: “Non è proveddimento simbolico” – Boeri, parlando al Gr1, ha spiegato dal canto suo che la delibera della Camera “non è un provvedimento simbolico. Nel 2015 proponemmo un intervento su vitalizi più pensioni superiori ai 5mila euro. Qui mi sembra che si intervenga anche al di sotto di questa soglia”. Ora tocca ai contributi figurativi, ha aggiunto: “Ci sono oltre 1300 ex parlamentari che nel periodo in cui ricoprivano cariche elettive erano in aspettativa. A costoro i contributi datoriali sono stati pagati dall’Inps. Parliamo di persone che guadagnavano anche 100mila euro. Noi come Inps abbiamo versato e versiamo , in termini di contributi figurativi, il 24% di queste retribuzioni. Tutto questo moltiplicato per 5 anni . Si tratta di una somma rilevante”. Mercoledì il presidente aveva spiegato che sui vitalizi l’istituto ha “lavorato con la presidenza della Camera, abbiamo fornito loro le basi metodologiche per il calcolo”.
Cottarelli: “Giusto applicare a ex parlamentari stessa normativa dei cittadini” – Cottarelli dal canto suo ritiene invece che il provvedimento sia “simbolico” per le cifre in ballo ma si dice “d’accordo” e ricorda: “Quando ho fatto il Commissario per la revisione della spesa anche io avevo raccomandazioni di questo genere. Credo sia giusto applicare ai parlamentari la stessa normativa che esiste per tutti gli altri cittadini in termini di calcolo della pensione. E, per quanto riguarda il passato, bisognerebbe fare questo ricalcolo”. “Bisogna cominciare anche da lì, se si vuole in qualche modo chiedere dei sacrifici parziali agli altri bisogna cominciare anche dai vitalizi”, sottolinea l’ex Commissario alla spending review, oggi direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica e per qualche giorno, a fine maggio, in predicato di diventare premier di un governo tecnico.
Botta e risposta tra Paniz e Crimi sulla costituzionalità – La questione del taglio dei vitalizi ha animato anche un botta e risposta sul filo della costituzionalità tra Maurizio Paniz, ex deputato e avvocato degli ex parlamentari, e Vito Crimi, sottosegretario con delega all’Editoria del M5s. “Questa norma è certamente anticostituzionale poiché viola il principio di non retroattività dei provvedimenti. Ma per arrivare alla pronuncia di anticostituzionalità si deve arrivare ad un certo percorso. Se passa un principio di questo genere, tutti i cittadini possono temere che le loro pensioni conquistate con fatica possono essere ridotte. La prima direzione che prenderemo è il ricorso in sede giurisdizionale, naturalmente ci muoviamo all’interno del sistema di autodichia dove il condizionamento politico sarà notevole, poi c’è la Cassazione e poi ancora l’Europa”, dice il legale, ex parlamentare di Forza Italia. “La delibera Fico che l’Ufficio di presidenza della Camera voterà a luglio, così come un provvedimento simile che potrebbe emanare l’Ufficio di presidenza del Senato, rientrano a pieno titolo nell’autonomia delle Camere, cioè nell’indipendenza riconosciuta loro dalla Costituzione per la disciplina dei rapporti di lavoro, economici e ovviamente previdenziali al loro interno (articolo 64 Costituzione). Lo ha confermato anche la recente sentenza n. 262/2017 della Corte Costituzionale. Quindi è infondato, pretestuoso e anche ridicolo parlare di incostituzionalità del provvedimento. Non si tratta di una legge dello Stato, è un provvedimento interno alle Camere”, ribatte invece Crimi.

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