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La guerra dell’aborto nell’Argentina: stretta tra Papa Francesco e Macri

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Di Andrea Muratore

Non si amano e sono, sotto diversi punti di vista, agli antipodi il Presidente argentino Mauricio Macri e Papa Francesco, primo pontefice proveniente da un Paese che dal suo ingresso in Vaticano si è sempre ben guardato dal visitare, ma in questi giorni essi sono accomunati dal comune appoggio al movimento anti-aborto che ha ottenuto una vittoria decisiva nel voto del Senato dell’8 agosto scorso, che ha respinto il disegno di legge sulla depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza con una maggioranza di 38 voti contro 31.

Tuttavia, Macri e Bergoglio hanno interpretato il dibattito sull’aborto in maniera alquanto differente. Il Presidente della Repubblica, come segnala l’Agi, si è detto fin dall’inizio contrario alla legalizzazione, ma ha anche sempre promesso di non aver nulla da obiettare nel firmare una legge approvata legalmente dalla rappresentanza parlamentare del Paese e ha puntato su questa ambiguità per evitare un travaso del decisivo appoggio elettorale di cattolici ed evangelici.
Il Papa, al contrario, ha interpretato la battaglia sull’aborto come il punto di partenza per una riscossa del mondo cattolico argentino e, al contempo, per una chiamata a raccolta su valori fondamentali e non negoziabili di una parte di società nazionale che ritiene notevolmente diversa da quella, definita da Bergoglio “di origine coloniale”, che ha condotto Macri al potere ma con cui, da ora in avanti, potrà dialogare più apertamente.

Le motivazioni politiche dello scontro tra Bergoglio e Macri

Come ha segnalato Lo Speciale, “da adesso in poi il clima delle relazioni tra Santa Sede e Argentina, certamente, volgerà al sereno. La distanza del Papa rispetto alla Curia e al potere politico sud-americano, era palpabile e nota da tempo”, ed è alla base del rifiuto di Francesco alle proposte di visita del suo Paese natale pervenutegli dal 2013 ad oggi. 
Al laicismo e al liberismo di Macri Francesco ha sempre contrapposto una visione dell’Argentina più simile alle concezioni peroniste, perché, come spiegato da Loris Zanatta sul penultimo numero di Limes, “nel peronismo ha sempre individuato l’erede della cristianità ispanica, in perenne lotta con la secolarizzazione liberale che, figlia del mondo protestante e incarnata dagli Stati Uniti, la minaccia”. Il Papa non ha mai nascosto la sua volontà di intervenire, direttamente o meno, nel dibattito politico argentino, tollerando le “deviazioni” finali verso il sostegno a legislazioni permissive sui diritti civili dell’ultima presidentessa peronista, Cristina Fernandez de Kirchner, proprio per tutelare la matrice culturale comune.
Del resto, le encicliche e gli scritti più “sociali” del papato di Bergoglio appaiono altamente in contraddizione con le politiche economiche, sino ad ora disastrose negli effetti, del governo Macri, che ha puntato senza successo su ricette di matrice neoliberista con massicci tagli alla spesa sociale, liberalizzazioni e misure d’austerità. “Non stupirebbe”, ha scritto Zanatta, “che il Papa considerasse le politiche del governo altrettante ferite inferte al corpo cattolico della nazione […] E quelle economiche altrettanti attentati all’identità del popolo”. La vittoria del fronte anti-aborto potrebbe offrire, in un contesto tanto complicato, una speranza di riavvicinamento.

L’affondo del Papa sull’aborto, un messaggio ai peronisti argentini

Sul dibattito riguardante l’aborto nel suo Paese natale Bergoglio si è espresso, abbastanza velatamente, una volta sola, il 16 giugno scorso, parlando ai delegati del Forum delle Famiglie e paragonando l’aborto selettivo a una forma di “nazismo con i guanti bianchi”. Parole forti e inequivocabili, che hanno colpito positivamente numerosi critici di Francesco come Marcello Veneziani (” abbiamo ritrovato il Padre perduto. Il Santo Padre. Col suo messaggio chiaro e forte”), ma anche lanciato un messaggio inequivocabile alla politica argentina.
Francesco ha lanciato un ultimatum secco al partito della Kirchner, alla formazione peronista argentina che su numerose posizioni politiche, come detto, ha deviato dalla sua impronta tradizionale cattolica e ha cavalcato l’onda dei progressismi latinoamericani. Con Macri che gioca sull’ambiguità per non perder consensi tra i cattolici e i protestanti evangelici in rapida ascesa numerica in Argentina, i peronisti dovranno essere in grado di rafforzare la questione “morale” dei valori per poter contare ancora in politica, nel prossimo futuro.
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