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"Assoluzione definitiva". Il sollievo di Asia Bibi: può lasciare il Pakistan

Di Fausto Biloslavo «Asia e la sua famiglia sono pazzi di gioia», ha dichiarato Anne Isabelle Tollet , la giornalista francese che per ...

Di Fausto Biloslavo
«Asia e la sua famiglia sono pazzi di gioia», ha dichiarato Anne Isabelle Tollet, la giornalista francese che per prima denunciò la persecuzione giudiziaria nei confronti della cristiana del Pakistan diventata un simbolo mondiale.
La Corte suprema di Islamabad ha respinto il ricorso dei partiti estremisti islamici, che vogliono ancora la testa della «blasfema». E forse già in queste ore Bibi, dopo essere stata condannata a morte e avere passato nove anni da innocente in carcere, potrebbe lasciare il paese diretta in Canada, dove si sono rifugiate dall'inizio di gennaio le sue due figlie.
La cristiana di 47 anni era già stata assolta il 31 ottobre dall'accusa infondata di blasfemia, che si basava su testimonianze contraddittorie. Ieri il supremo giudice Asif Saeed Khosa ha messo la parola fine al vergognoso caso: «Basandosi sul merito, questa richiesta di revisione è rigettata». Il ricorso era stato presentato dal partito islamista Tehreek-e-Labaik (Tlp), dopo che il verdetto di condanna a morte della donna emesso nel 2010 era stato annullato dalla stessa Corte. La decisione aveva scatenato le violente proteste degli integralisti. Il governo ha reagito con fermezza facendo scattare ampie retate. In carcere sono finiti anche i leader dei partiti religiosi che reclamavano l'impiccagione di Asia Bibi.
«Voi pensate che manderemo a morte qualcuno sulla base di false prove?», ha chiesto ai ricorrenti il giudice Khosa minacciato di morte dagli estremisti. Le proteste di piazza potrebbero riesplodere, ma i partiti religiosi sono stati decimati dagli arresti. Ieri davanti alla Corte suprema c'erano pochi facinorosi, anche se il Tehreek-e-Labaik ha lanciato l'appello ai suoi «di tenersi pronti a nuove azioni». Un attivista vicino alla famosa «moschea rossa» della capitale, covo integralista, ha ribadito che «Asia Bibi merita la morte, come decreta la legge del Corano». E aggiunto minacciosamente riferendosi all'asilo in un altro paese per la cristiana: «Anche all'estero vivono dei musulmani, no? Chiunque può ucciderla là».
L'avvocato di Asia, Saif-ul-Mulook, ha confermato che «gli estremisti vogliono ucciderla nonostante il verdetto della Corte suprema». Ieri il legale affermava, dopo la sentenza, che Bibi «oggi è ancora qui... domani sera non lo so». Dopo l'assoluzione del 31 ottobre la donna ha vissuto con il marito in una località segreta sotto protezione delle forze di sicurezza pachistane. Ai primi di gennaio le sue figlie, Eisham ed Esha, pure in pericolo, sono volate in Canada grazie all'asilo concesso dal primo ministro Justin Trudeau appoggiato dai conservatori all'opposizione. Da Londra è trapelata la notizia in ambienti delle associazioni cristiane pachistane che «Asia Bibi volerà molto presto in Canada con il marito per riunire la sua famiglia». Le autorità canadese avrebbero già predisposto una possente e segreta cornice di sicurezza, ma non è detto che la martire cristiana resti nel paese nord americano.
Ieri molti esponenti delle forze politiche del centro destra hanno auspicato l'asilo politico nel nostro paese. «L'innocenza di Asia Bibi è confermata, l'incubo è finito! Dopo le ingiuste accuse e il carcere, per la sola colpa di essere cristiana, ora ha il diritto di rifarsi una vita in sicurezza con la sua famiglia», ha scritto su twitter Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo e numero due di Forza Italia.
Asia vivrà libera, ma in Pakistan, però, ci sarebbero almeno una quarantina di perseguitati per il reato di blasfemia nel braccio della morte.

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