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In Sardegna ha vinto il centrodestra

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Il candidato del centrodestra Christian Solinas è in vantaggio alle elezioni regionali in Sardegna ed è oramai praticamente irraggiungibile per il suo avversario di centrosinistra, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Lo spoglio, cominciato questa mattina, procede a rilento: alle 19 di lunedì sono state scrutinate ancora poco più di 1.400 sezioni su 1.840. Solinas è dato in vantaggio di più di dieci punti sul sindaco Zedda, che ha ammesso la sconfitta.
Voto dei candidati a presidente (risultati parziali):
Christian Solinas (centrodestra) – 48%
Massimo Zedda (centrosinistra) – 32,9%
Francesco Desogus (Movimento 5 Stelle) – 11,0%
Voto per liste e coalizioni (risultati parziali):
Totale centrodestra: 52%
di cui, tra gli altri
– Lega 11,7%
– Partito sardo d’azione 10,1%
– Forza Italia 8,1%
– Fratelli d’Italia 5%
Totale centrosinistra: 30,2%
di cui, tra gli altri
– Partito Democratico 13,1%
– Campo Progressista 3,9%
– Liberi e Uguali 3,6%
Movimento 5 Stelle 9,5%
Solinas al momento ha più del 48 per cento dei voti reali, mentre Zedda è fermo al 33 per cento. Il candidato del Movimento 5 Stelle Francesco Desogus è ancora più distante ed è dato intorno all’11 per cento, con la lista del Movimento 5 Stelle intorno al 9: un risultato particolarmente negativo se confrontato con il 40 per cento raggiunto dal Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. È la più grave sconfitta elettorale per il Movimento 5 Stelle dalle elezioni politiche, dopo quella della settimana scorsa in Abruzzo.
La legge elettorale in Sardegna prevede che venga eletto presidente il candidato che ottiene la maggioranza dei voti e non è previsto ballottaggio. L’affluenza è stata del 53,75 per cento, circa due punti in più rispetto alle elezioni regionali del 2014. Gli exit poll diffusi domenica seradavano Zedda e Solinas quasi pari, ma con l’inizio dello spoglio dei dati reali è diventato chiaro che i sondaggi avevano commesso un errore di valutazione superiore al dieci per cento (qui i risultati ufficiali dal sito della regione Sardegna, mano a mano che arrivano).
Stando ai voti reali già scrutinati, anche nei voti di lista il centrodestra dovrebbe vincere sul centrosinistra con una maggioranza superiore ai dieci punti. Il partito più forte della coalizione sarà quasi sicuramente la Lega, che al momento è data nello scrutinio reale intorno al 12 per cento, un risultato in crescita rispetto al 10,8 per cento raccolto alle politiche di un anno fa, ma inferiore alle aspettative dei dirigenti del partito che si aspettavano di raccogliere più del 15 per cento e speravano di avvicinarsi al 20 per cento.
Il centrosinistra arriverà secondo ma migliorando molto il risultato rispetto alle politiche del 4 marzo, quando raccolse complessivamente poco più del 17 per cento. Secondo i dati parziali dello spoglio, la coalizione dovrebbe aver superato il 30 per cento e il suo candidato presidente potrebbe avvicinarsi al 35 per cento. Tra le singole liste il PD è al momento la più votata con circa il 13 per cento dei voti, anche più della lista della Lega. Con il suo magro 9 per cento il Movimento 5 Stelle rischia di essere superato sia da Forza Italia che dal Partito sardo d’azione, una delle principali liste nella coalizione del centrodestra.
Perché lo scrutinio è stato così lento?
Tra le ragioni che spiegano perché lo spoglio prosegue così a rilento c’è il meccanismo piuttosto macchinoso con cui si è deciso di procedere all’esame delle schede. Ogni scheda infatti sarà scrutinata una sola volta durante la quale gli scrutatori prenderanno nota del voto per il candidato presidente, del voto per la lista e delle due preferenze per i candidati di lista, se presenti (invece di contare prima i voti per candidati e liste e solo in un secondo momento conteggiare le preferenze). I dati, inoltre, saranno pubblicati in maniera aggregata e non sezione per sezione.
I comuni con un massimo di 10 sezioni forniranno i risultati soltanto al termine dello spoglio, quelli che hanno tra 11 e 30 sezioni quando avranno scrutinato almeno metà delle sezioni e quelli più grandi quando si arriverà a un quarto delle sezioni. Questo ha significato che i primi risultati ad essere conteggiati sono stat quelli dei piccoli comuni, dove il centrodestra di solito è più forte.
Il candidato del centrosinistra Zedda è andato abbastanza bene a Cagliari, ma non abbastanza da recuperare il distacco con il suo avversario. La città metropolitana di Cagliari ha 431 mila abitanti e contiene da sola un quarto degli abitanti della regione. Zedda è stato eletto sindaco per la seconda volta nel 2016, ma con il 50 per cento delle sezioni scrutinate ha un vantaggio su Solinas di appena l’1 per cento.
Premio di maggioranzaIl candidato presidente che otterrà anche solo la maggioranza relativa dei voti vincerà le elezioni; a seconda dei voti da lui ottenuti, però, la sua coalizione otterrà un diverso premio di maggioranza. Il premio di maggioranza viene infatti attribuito con un meccanismo che prevede: il 55 per cento dei seggi (33 su 60) se il presidente eletto ha ottenuto tra il 25 e il 40 per cento dei voti; il 60 per cento dei seggi (36 su 60) per una percentuale di preferenze compresa tra il 40 e il 60 per cento. Non è invece previsto alcun premio di maggioranza se il presidente eletto ha ottenuto meno del 25 per cento dei voti. La legge elettorale sarda prevede il voto disgiunto, cioè era possibile votare una lista e un candidato presidente non collegati. La soglia di sbarramento è fissata al 10 per cento per le liste che si presentano in coalizione, e al 5 per cento per le liste non coalizzate.
I candidati
I candidati erano sette, in totale: Andrea Murgia per la lista Autodeterminatzione, somma di vari movimenti e partiti di sinistra; Paolo Maninchedda, ex assessore ai Trasporti della giunta uscente di centrosinistra candidato con il Partito dei Sardi, di stampo indipendentista; Vindice Lecis, giornalista che si presentava in una lista in cui ci sono, tra le altre, Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani; Mauro Pili per la lista Sardi Liberi.
I candidati principali erano però solo tre: Christian Solinas, di centrodestra, leader del Partito Sardo d’Azione, eletto al Senato con la Lega alle ultime elezioni politiche; il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, di centrosinistra, e Francesco Desogus del Movimento 5 Stelle.
Solinas, 42 anni, è sostenuto da una coalizione di centrodestra formata da 11 liste diverse, in cui il principale partito è la Lega che alle precedenti regionali del 2014 non si era nemmeno presentata. Salvini è da tempo al lavoro per costruire una base politica nell’isola: nel 2017, per esempio, in vista delle elezioni politiche, formalizzò l’alleanza della Lega con il Partito Sardo d’Azione, una formazione autonomista da tempo vicina al centrodestra.
È grazie a questa alleanza che Solinas è stato eletto in Senato, dove siede nel gruppo della Lega. A novembre Salvini aveva partecipato al congresso del Partito Sardo d’Azione, aprendo le porte alla candidatura di Solinas alla guida della regione. Salvini è stato molto attivo per la campagna elettorale in Sardegna, al punto, secondo alcuni, da oscurare il candidato presidente della regione, con cui ha fatto un unico evento alla vigilia del voto.
Zedda ha 43 anni, è stato eletto sindaco di Cagliari per due volte e proviene dall’area politica che si trova a sinistra del Partito Democratico: ha militato in Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola per poi restare indipendente. La coalizione che guida è formata da quasi tutto l’arco del centrosinistra: dal PD a LeU passando per Sardegna in Comune, lista vicina al movimento “Italia in comune” del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, e Campo Progressista, la formazione patrocinata dall’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
Francesco Desogus, 58 anni, bibliotecario di Cagliari, è il candidato del Movimento 5 Stelle. Non ha precedenti esperienze in politica: lo scorso autunno ha vinto le primarie del Movimento con 450 voti su 1.350 iscritti votanti. Prima di lui era stato candidato alla regione Mario Puddu, ex sindaco di Assemini, in provincia di Cagliari, più noto e con maggiore esperienza, ma ha dovuto ritirarsi dopo essere stato condannato per abuso d’ufficio.

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