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Salvini: "Mai più con il centrodestra"


Di Giuseppe De Lorenzo

Dopo la vittoria di Christian Solinas in Sardegna, il crollo vertiginoso del M5S e l'affermazione schiacciante del centrodestra, i discorsi politici si ampliano dal locale al nazionale.

Prima il Molise, poi il Friuli, Trento e Bolzano, l'Abruzzo e infine l'Isola: il centrodestra unito non solo vince, ma convince. In molti dunque si chiedono: perché Salvini non molla i grillini, va all'incasso di sondaggi che lo danno in netto vantaggio su tutti e ripropone un governo di centrodestra?

"Gli italiani vogliono cambiare", diceva Antonio Tajani a poche ore dalle prime notizie sul voto sardo riferendosi ad una alleanza di governo giallo-verde piuttosto atipica rispetto ai risultati elettorali regionali. Ma Salvini, per ora, non sembra intenzionato a cambiare né idea né partner di governo. "Io col vecchio centrodestra non tornerò mai, questo deve essere chiaro", declina oggi il ministro dell'Interno in un'intervista a Repubblica. La dichiarazione sembra senza appelli né ripensamenti. "Governiamo insieme nelle regioni, nei comuni - spiega - Ma finisce lì".

Certo, ora c'è da puntellare un governo che esce malfermo dalle competizioni regionali. Una delle due gambe, quella leghista, è in gran forma. Ma l'altra trema sotto i colpi dei flop elettorali. Di Maio si è classificato terzo sia in Abruzzo che in Sardegna, dove non solo è sceso ben al di sotto la soglia "limite" del 20% ma ha anche disperso centinaia di migliaia di voti rispetto alle politiche. Dal 42,5% di marzo 2018 i Cinque Stelle sono arrivati ad un misero 9%. Non sorprende dunque che nel Movimento in molti abbiano iniziato a chiedere la testa del capo politico, senza attendere la promessa riforma interna.

Le difficoltà ci sono e il governo trema. Salvini, però, prova a tendere una mano al collega grillino. "È stato un voto locale, che non incide affatto sulle scelte nazionali", sostiene. "Io non mi sento più forte e Luigi non deve sentirsi più debole". In politica però non si regala nulla in cambio di niente. È evidente che oggi il leghista ha più vigore del grillino ed è improbabile che non lo faccia pesare sui temi che contano, come la Tav: "Farò di tutto - avverte - perché l'opera si realizzi".

Da ieri Salvini ripete come un matra che "va tutto bene, andremo avanti" e resta sordo ai richiami (giustificati) del centrodestra. A livello locale funziona, ma su quello nazionale per il ministro "giochiamo con altri schemi". Lui intende "rispettare" l'alleanza di governo e "l'impegno preso con i cittadini". Intanto, però, il centrodestra continua a volare e il M5S a cadere senza sosta. E dopo le Europee? "Ho dato la mia parola e la mia parola vale 5 anni e non cinque mesi".

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/politica/salvini-mai-pi-centrodestra-1652269.html

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FONTE FOTO: https://www.fanpage.it

In Sardegna ha vinto il centrodestra



Il candidato del centrodestra Christian Solinas è in vantaggio alle elezioni regionali in Sardegna ed è oramai praticamente irraggiungibile per il suo avversario di centrosinistra, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Lo spoglio, cominciato questa mattina, procede a rilento: alle 19 di lunedì sono state scrutinate ancora poco più di 1.400 sezioni su 1.840. Solinas è dato in vantaggio di più di dieci punti sul sindaco Zedda, che ha ammesso la sconfitta.
Voto dei candidati a presidente (risultati parziali):
Christian Solinas (centrodestra) – 48%
Massimo Zedda (centrosinistra) – 32,9%
Francesco Desogus (Movimento 5 Stelle) – 11,0%
Voto per liste e coalizioni (risultati parziali):
Totale centrodestra: 52%
di cui, tra gli altri
– Lega 11,7%
– Partito sardo d’azione 10,1%
– Forza Italia 8,1%
– Fratelli d’Italia 5%
Totale centrosinistra: 30,2%
di cui, tra gli altri
– Partito Democratico 13,1%
– Campo Progressista 3,9%
– Liberi e Uguali 3,6%
Movimento 5 Stelle 9,5%
Solinas al momento ha più del 48 per cento dei voti reali, mentre Zedda è fermo al 33 per cento. Il candidato del Movimento 5 Stelle Francesco Desogus è ancora più distante ed è dato intorno all’11 per cento, con la lista del Movimento 5 Stelle intorno al 9: un risultato particolarmente negativo se confrontato con il 40 per cento raggiunto dal Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. È la più grave sconfitta elettorale per il Movimento 5 Stelle dalle elezioni politiche, dopo quella della settimana scorsa in Abruzzo.
La legge elettorale in Sardegna prevede che venga eletto presidente il candidato che ottiene la maggioranza dei voti e non è previsto ballottaggio. L’affluenza è stata del 53,75 per cento, circa due punti in più rispetto alle elezioni regionali del 2014. Gli exit poll diffusi domenica seradavano Zedda e Solinas quasi pari, ma con l’inizio dello spoglio dei dati reali è diventato chiaro che i sondaggi avevano commesso un errore di valutazione superiore al dieci per cento (qui i risultati ufficiali dal sito della regione Sardegna, mano a mano che arrivano).
Stando ai voti reali già scrutinati, anche nei voti di lista il centrodestra dovrebbe vincere sul centrosinistra con una maggioranza superiore ai dieci punti. Il partito più forte della coalizione sarà quasi sicuramente la Lega, che al momento è data nello scrutinio reale intorno al 12 per cento, un risultato in crescita rispetto al 10,8 per cento raccolto alle politiche di un anno fa, ma inferiore alle aspettative dei dirigenti del partito che si aspettavano di raccogliere più del 15 per cento e speravano di avvicinarsi al 20 per cento.
Il centrosinistra arriverà secondo ma migliorando molto il risultato rispetto alle politiche del 4 marzo, quando raccolse complessivamente poco più del 17 per cento. Secondo i dati parziali dello spoglio, la coalizione dovrebbe aver superato il 30 per cento e il suo candidato presidente potrebbe avvicinarsi al 35 per cento. Tra le singole liste il PD è al momento la più votata con circa il 13 per cento dei voti, anche più della lista della Lega. Con il suo magro 9 per cento il Movimento 5 Stelle rischia di essere superato sia da Forza Italia che dal Partito sardo d’azione, una delle principali liste nella coalizione del centrodestra.
Perché lo scrutinio è stato così lento?
Tra le ragioni che spiegano perché lo spoglio prosegue così a rilento c’è il meccanismo piuttosto macchinoso con cui si è deciso di procedere all’esame delle schede. Ogni scheda infatti sarà scrutinata una sola volta durante la quale gli scrutatori prenderanno nota del voto per il candidato presidente, del voto per la lista e delle due preferenze per i candidati di lista, se presenti (invece di contare prima i voti per candidati e liste e solo in un secondo momento conteggiare le preferenze). I dati, inoltre, saranno pubblicati in maniera aggregata e non sezione per sezione.
I comuni con un massimo di 10 sezioni forniranno i risultati soltanto al termine dello spoglio, quelli che hanno tra 11 e 30 sezioni quando avranno scrutinato almeno metà delle sezioni e quelli più grandi quando si arriverà a un quarto delle sezioni. Questo ha significato che i primi risultati ad essere conteggiati sono stat quelli dei piccoli comuni, dove il centrodestra di solito è più forte.
Il candidato del centrosinistra Zedda è andato abbastanza bene a Cagliari, ma non abbastanza da recuperare il distacco con il suo avversario. La città metropolitana di Cagliari ha 431 mila abitanti e contiene da sola un quarto degli abitanti della regione. Zedda è stato eletto sindaco per la seconda volta nel 2016, ma con il 50 per cento delle sezioni scrutinate ha un vantaggio su Solinas di appena l’1 per cento.
Premio di maggioranzaIl candidato presidente che otterrà anche solo la maggioranza relativa dei voti vincerà le elezioni; a seconda dei voti da lui ottenuti, però, la sua coalizione otterrà un diverso premio di maggioranza. Il premio di maggioranza viene infatti attribuito con un meccanismo che prevede: il 55 per cento dei seggi (33 su 60) se il presidente eletto ha ottenuto tra il 25 e il 40 per cento dei voti; il 60 per cento dei seggi (36 su 60) per una percentuale di preferenze compresa tra il 40 e il 60 per cento. Non è invece previsto alcun premio di maggioranza se il presidente eletto ha ottenuto meno del 25 per cento dei voti. La legge elettorale sarda prevede il voto disgiunto, cioè era possibile votare una lista e un candidato presidente non collegati. La soglia di sbarramento è fissata al 10 per cento per le liste che si presentano in coalizione, e al 5 per cento per le liste non coalizzate.
I candidati
I candidati erano sette, in totale: Andrea Murgia per la lista Autodeterminatzione, somma di vari movimenti e partiti di sinistra; Paolo Maninchedda, ex assessore ai Trasporti della giunta uscente di centrosinistra candidato con il Partito dei Sardi, di stampo indipendentista; Vindice Lecis, giornalista che si presentava in una lista in cui ci sono, tra le altre, Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani; Mauro Pili per la lista Sardi Liberi.
I candidati principali erano però solo tre: Christian Solinas, di centrodestra, leader del Partito Sardo d’Azione, eletto al Senato con la Lega alle ultime elezioni politiche; il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, di centrosinistra, e Francesco Desogus del Movimento 5 Stelle.
Solinas, 42 anni, è sostenuto da una coalizione di centrodestra formata da 11 liste diverse, in cui il principale partito è la Lega che alle precedenti regionali del 2014 non si era nemmeno presentata. Salvini è da tempo al lavoro per costruire una base politica nell’isola: nel 2017, per esempio, in vista delle elezioni politiche, formalizzò l’alleanza della Lega con il Partito Sardo d’Azione, una formazione autonomista da tempo vicina al centrodestra.
È grazie a questa alleanza che Solinas è stato eletto in Senato, dove siede nel gruppo della Lega. A novembre Salvini aveva partecipato al congresso del Partito Sardo d’Azione, aprendo le porte alla candidatura di Solinas alla guida della regione. Salvini è stato molto attivo per la campagna elettorale in Sardegna, al punto, secondo alcuni, da oscurare il candidato presidente della regione, con cui ha fatto un unico evento alla vigilia del voto.
Zedda ha 43 anni, è stato eletto sindaco di Cagliari per due volte e proviene dall’area politica che si trova a sinistra del Partito Democratico: ha militato in Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola per poi restare indipendente. La coalizione che guida è formata da quasi tutto l’arco del centrosinistra: dal PD a LeU passando per Sardegna in Comune, lista vicina al movimento “Italia in comune” del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, e Campo Progressista, la formazione patrocinata dall’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
Francesco Desogus, 58 anni, bibliotecario di Cagliari, è il candidato del Movimento 5 Stelle. Non ha precedenti esperienze in politica: lo scorso autunno ha vinto le primarie del Movimento con 450 voti su 1.350 iscritti votanti. Prima di lui era stato candidato alla regione Mario Puddu, ex sindaco di Assemini, in provincia di Cagliari, più noto e con maggiore esperienza, ma ha dovuto ritirarsi dopo essere stato condannato per abuso d’ufficio.

Il centrodestra ha vinto in Abruzzo



Marco Marsilio, il candidato di Fratelli d’Italia a capo della coalizione di centrodestra, ha vinto le elezioni regionali in Abruzzo con il 48 per cento dei voti. Ha superato il candidato del centrosinistra Giovanni Legnini, che ha ottenuto il 31 per cento, e la candidata del Movimento 5 Stelle Sara Marcozzi, che è arrivata appena sopra il 20. L’affluenza è stata del 53,12 per cento, molto inferiore rispetto al 61,55 per cento delle regionali del 2014 (alle politiche del 4 marzo 2018 era stata del 75,2 per cento).
La vittoria di Marsilio era ampiamente prevista, ma dentro al risultato delle regionali in Abruzzo ci sono diverse notizie e valutazioni, che potrebbero avere delle conseguenze anche nei rapporti interni alla maggioranza di governo di Lega e M5S. Nella coalizione del centrodestra, infatti, la Lega ha ottenuto oltre il 27 per cento dei voti, risultando di gran lunga il primo partito e quasi raddoppiando la percentuale ottenuta alle elezioni politiche, quando aveva preso il 13,8. Forza Italia è il secondo partito della coalizione, con meno del 10 per cento (alle politiche aveva preso il 14,4) mentre Fratelli d’Italia, il partito di Marsilio, ha ottenuto circa il 6 per cento.
La Lega, in sostanza, è sembrata svuotare completamente Forza Italia: ha guadagnato infatti oltre 60 mila voti, mentre il partito di Berlusconi ne ha persi più di 50 mila. Complessivamente il centrodestra ha ottenuto lo stesso risultato delle elezioni del 2008, quando il candidato di centrodestra Gianni Chiodi raccolse più del 48 per cento dei voti. La differenza principale è che oggi al posto del Popolo della Libertà di Berlusconi, che all’epoca prese il 35 per cento dei voti, c’è la Lega di Salvini che, anche se non riesce a fare altrettanto, ci si avvicina in maniera del tutto inaspettata.



- Come cambiano i voti assoluti rispetto alle Politiche 2018?

In crescita Lega e Fratelli d'Italia, mentre il Movimento 5 Stelle perderebbe più di metà dei suoi consensi.

Quello del centrodestra, e in particolare quello della Lega, è stato un gran risultato, soprattutto visto che il principale blocco alternativo a livello nazionale, il M5S, ha ottenuto quella che è decisamente una pesante sconfitta, per quanto suggerita dalle ipotesi delle settimane scorse. Marcozzi ha preso infatti poco più del 20 per cento dei voti, contro il 39,9 per cento del M5S delle scorse politiche: praticamente la metà, in percentuale.
Anche se tradizionalmente il M5S va molto meglio alle politiche che alle amministrative, il risultato di Marcozzi è ampiamente sotto le aspettative, anche perché era una candidata piuttosto forte e la cui campagna elettorale era stata molto sostenuta dal capo politico del M5S Luigi Di Maio negli ultimi giorni. Marcozzi, inoltre, ha ottenuto praticamente lo stesso risultato delle elezioni 2014, quando superò di poco il 21 per cento. Il fatto che abbia peggiorato il risultato è un pessimo segnale per il Movimento 5 Stelle, poiché significa che gli ultimi cinque anni di lotta politica locale e otto mesi di governo nazionale non sono serviti a migliorare il proprio consenso.
L’altra notizia uscita dalle elezioni regionali in Abruzzo è il risultato del centrosinistra, che è stato migliore del previsto. La coalizione che sosteneva Legnini, ex presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha superato il 31 per cento: alle politiche, il centrosinistra si era fermato al 17,6 per cento. Nonostante Legnini sia stato a lungo deputato e senatore del Partito Democratico (e prima ancora dei Democratici di Sinistra), la sua era una candidatura “civica”. Il PD, infatti, ha preso circa l’11 per cento dei voti (alle politiche era arrivato al 13,8 per cento) e la maggior parte dei voti ottenuti da Legnini sono arrivati dalle altre liste civiche collegate.

Sulla base di queste considerazioni nelle ultime ore si è cominciato a parlare di come il risultato in Abruzzo possa influenzare la politica nazionale. Il risultato della Lega, infatti, conferma una tendenza che i sondaggi rilevano ormai da diversi mesi: cioè l’affermazione del partito di Matteo Salvini come prima forza politica in molte zone d’Italia. L’Abruzzo dimostra che la Lega non è molto forte soltanto nel Nord Italia, dove tradizionalmente raccoglie i suoi maggiori consensi. Il governo attuale si era formato su basi diverse: il M5S era saldamente il primo partito italiano, con praticamente il doppio dei voti rispetto alla Lega. La situazione ora non è ribaltata, ma sicuramente le gerarchie sembrano cambiate. Bisognerà però vedere se questa tendenza sarà confermata dalle altre elezioni in programma nelle prossime settimane e nei prossimi mesi: le prime saranno quelle in Sardegna, il 24 febbraio, seguite un mese dopo da quelle in Basilicata. L’appuntamento più importante saranno in ogni caso le elezioni europee, previste per la fine di maggio.

CENTRODESTRA, il caso Foa segna la 'spaccatura ufficiale' tra Lega e Forza Italia

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Di Salvatore Santoru

Com'è ben noto, Forza Italia ha rifiutato la nomina di Marcello Foa alla presidenza della RAI(1).
Tale nomina era stata fortemente voluta dalla Lega Nord e il rifiuto del partito berlusconiano sta contribuendo alla 'rottura del centrodestra'.

Su ciò, c'è da dire che il caso Foa rappresenta semplicemente una sorta di 'casus belli' e ciò per via del fatto che tale rottura era nell'area.
Difatti, da diverso tempo Forza Italia e la Lega hanno preso strade abbastanza diverse e le loro agende politiche non coincidono su determinati punti.

Inoltre, l'alleanza della Lega con i 5 Stelle ha indubbiamente generato più di qualche malumore all'interno del partito berlusconiano e ora la 'spaccatura del centrodestra' è più evidente che mai.

NOTA:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/08/berlusconi-non-cambia-idea-foa-non-lo.html

Centrodestra, scontro su Foa

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Di Luca Romano
Il nodo Foa tiene ancora banco e rischia di segnare uno spartiacque per il centrodestra.
Se da un lato Matteo Salvini non intende cedere davanti alle "picconate" di Silvio Berlusconi al governo M5s-Lega, dall'altro lato il leader di Forza Italia sembra deciso a non appoggiare la nomina del giornalista Foa a presidente della Rai.
Se gli azzurri voteranno contro, mercoledì in Vigilanza si potrebbe consumare uno strappo che avrebbe ripercussioni molto forti su una alleanza che permane nelle regioni del Nord e in centinaia di Comuni. Insomma, il centrodestra è a un bivio.
Il ministro dell'Interno pare non aver gradito il nuovo attacco del Cav sulla "Rai del cambiamento". Ma dall'altro lato a Berlusconi, nonostante la presidenza della commissione bicamerale di Vigilanza ottenuta da Forza Italia, non è piaciuta la scelta di non consultarlo, non è andato giù il metodo usato da M5s e Lega.
"Vedo una forte volontà spartitoria. Il carattere unilaterale della proposta per la Rai, che la maggioranza ha concordato solo al proprio interno, mi sembra un pessimo segnale", ha tuonato il presidente di FI in un'intervista alla Stampa.
Il nodo Foa si dovrà sciogliere prima di mercoledì mattina, quando a palazzo San Macuto è convocata la commissione di Vigilanza: un organismo bicamerale composto da 20 deputati e 20 senatori. La nomina è vincolata al parere della commissione: per diventare presidente Foa deve ottenere il voto positivo della maggioranza dei due terzi dei componenti, ovvero 27 voti. Avendo M5s e Lega in totale 21 voti - ed essendo il Pd, che ha sette voti, contrario -fondamentali saranno i sette voti di FI.

Ai ballottaggi ha vinto il centrodestra

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Il Post

Il centrodestra è la forza politica che ha avuto maggior successo ai ballottaggi che si sono tenuti domenica per eleggere i sindaci in 75 comuni italiani: ha vinto in 28 comuni, comprese alcune città storicamente governate dalla sinistra come Siena, Pisa e Massa. Il centrosinistra ha vinto in tutto in 20 comuni, mentre il Movimento 5 Stelle – che aveva candidati in 7 città – ha vinto a Imola, altra città storicamente amministrata dal centrosinistra, e Avellino. L’affluenza è stata del 47,61 per cento, dopo che al primo turno era stata del 60,42 per cento.

🔴 Il bilancio definitivo dei 75 comuni al vede chiaramente la vittoria del centrodestra, con 28 sindaci eletti (ben 7 nelle Regioni Rosse)
Questi sono i risultati nelle principali città andate al voto domenica. Qui trovate invece i risultati di tutti i comuni al voto.
Sondrio
Marco Scaramellini, candidato del centrodestra, ha vinto con il 60,4 per cento dei voti dopo che che al primo turno era arrivato al 46,8 per cento. dei voti. Nicola Giugni, candidato del centrosinistra, si è fermato al 39,5 per cento. L’amministrazione uscente era stata espressa dal Partito Democratico.
Imperia
Claudio Scajola, ex ministro dell’Interno durante il secondo governo Berlusconi che si era presentato con una lista civica, sarà il nuovo sindaco. Ha vinto il ballottaggio con il 52 per cento dei voti contro il candidato del centrodestra Luca Lanteri, appoggiato dalla coalizione e dal presidente della regione Giovanni Toti, che si è fermato al 48 per cento. Il sindaco uscente era di centrosinistra. Scajola ha una lunga storia politica in città: sia suo padre che suo fratello sono stati sindaci di Imperia.
SienaIl nuovo sindaco sarà Luigi De Mossi, di centrodestra. Ha vinto il ballottaggio con il 50,2 per cento dei voti contro il sindaco uscente Bruno Valentini del PD, che si è fermato al 49,8 per cento.
PisaAnche a Pisa – che aveva sindaci di sinistra dagli anni Settanta – ha vinto il centrodestra. Il nuovo sindaco sarà Michele Conti, che ha ricevuto il 52,3 per cento dei voti. Ha battuto Andrea Serfogli, candidato del centrosinistra, che è stato scelto dal 47,7 per cento dei votanti. Al primo turno, Conti e Serfogli avevano ottenuto rispettivamente il 33,4 per cento e il 32,2 per cento, poi Serfogli aveva ricevuto il sostegno di due candidati che al primo turno erano sostenuti da liste civiche, Antonio Veronese e Maria Chiara Zippel: ma non è bastato. Il sindaco uscente è Marco Filippeschi del PD, che era in carica da circa 10 anni.
MassaFrancesco Persiani, esponente della Lega e candidato del centrodestra, ha vinto con il 56,6 per cento dei voti. Il candidato del centrosinistra e sindaco uscente Alessandro Volpi è arrivato al 43,4 per cento.
Ancona
La candidata del centrosinistra e sindaca uscente Valeria Mancinelli, di centrosinistra, è stata riconfermata al ballottaggio con un risultato molto netto, dopo essere andata vicinissima a vincere già al primo turno, in cui aveva preso il 48 cento dei voti. Domenica è stata rieletta con il 62,8 per cento dei voti, contro il 37,2 per cento a cui si è fermato Stefano Tombolini, di centrodestra.
Terni
Leonardo Latini, del centrodestra, ha vinto con il 63,4 per cento dei voti dopo che al primo turno era arrivato al 49,2 per cento. Il suo avversario – Thomas De Luca del Movimento 5 Stelle – si è fermato al 36,6 per cento. La città era amministrata dal centrosinistra, ma era stata commissariata qualche mese fa per dissesto finanziario.
Imola
Manuela Sangiorgi 
del Movimento 5 Stelle ha vinto con il 55,4 per cento dei voti contro Carmela “Carmen” Cappello del centrosinistra, che si è fermata al 44,6 per cento dopo il 42 per cento del primo turno. La città era amministrata dalla sinistra da più di 70 anni.
TeramoGiangiudo D’Alberto, di centrosinistra, ha vinto con il 53,3 per cento dei voti battendo Giandonato Morra di centrodestra, che aveva vinto il primo turno ma al ballottaggio si è fermato al 46,7 per cento. La giunta precedente, di centrodestra, era stata commissariata alla fine del 2017.
Viterbo
Giovanni Arena, candidato del centrodestra, ha vinto il ballottaggio con il 51,1 per cento dei voti. Chiara Frontini, candidata di una lista civica di centro che aveva ricevuto il 17,5 per cento dei voti al primo turno si è fermata al 48,9 per cento. L’amministrazione uscente era di centrosinistra.
AvellinoHa vinto il candidato del Movimento 5 Stelle Vincenzo Ciampi con il 59,5 per cento dei voti. Il suo avversario, Nello Pizza del centrosinistra, si è fermato al 40,5 per cento dei voti nonostante partisse dal 42,7 per cento del primo turno. La giunta uscente è di centrosinistra.
BrindisiHa vinto il candidato di centrosinistra Riccardo Rossi, con il 56,6 per cento dei voti. Roberto Cavalera del centrodestra si è fermato al 43,4 per cento nonostante fosse stato sostenuto al ballottaggio anche dalla Lega, che al primo turno aveva presentato un suo candidato.
MessinaCateno De Luca, sostenuto da una lista civica centrista, ha vinto il ballottaggio con il 65,3 per cento dei voti. Placido Bramanti, di centrodestra, è arrivato al 34,7 per cento. Né il candidato del centrosinistra, Antonio Saitta, né il sindaco uscente e candidato di una lista civica Renato Accorinti avevano dato indicazioni di voto. De Luca invece aveva modificato il suo programma per inserire alcune idee dei due avversari sconfitti.
SiracusaFrancesco Italia, vicesindaco uscente che si era presentato con una lista civica sostenuta anche dal centrosinistra, ha vinto con il 53 per cento dei voti contro il candidato del centrodestra (ma non della Lega) Ezechia Paolo Reale, che è arrivato al 47 per cento. In vista del ballottaggio, Italia aveva ottenuto l’appoggio di tutto il centrosinistra e anche di Fabio Granata, ex parlamentare vicino a Gianfranco Fini, che al primo turno si era candidato a sindaco con un’altra lista civica.

RagusaPeppe Cassì, sostenuto soprattutto da Fratelli d’Italia, ha vinto con il 53,1 per cento dei voti contro il candidato del Movimento 5 Stelle Antonio Tringali, che si è fermato al 46,9 per cento e che secondo molti era il favorito per il ballottaggio.

Governo giallo-verde, la Meloni: 'Non lo appoggiamo'

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Di Salvatore Santoru

Spaccatura all'interno della coalizione di centrodestra.
Recentemente la leader di Fratelli D'Italia Giorgia Meloni ha sostenuto, come riportato da Libero e da altre testate(1), che non ci sarà alcun appoggio del suo partito al governo giallo-verde.

Stando sempre a quanto riportato su Libero, da diverso tempo Matteo Salvini sta cercando di coinvolgere la Meloni nel nuovo governo ma pare che la stessa politica e Fratelli D'Italia non siano interessati all'alleanza con i 5 Stelle.

NOTA:

(1) http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13341558/giorgia-meloni-no-matteo-salvini-fratelli-d-italia-non-appoggera-governo-lega-m5s.html

Elezioni Molise, centrodestra ha battuto i 5 Stelle


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Di Salvatore Santoru

Nel Molise il centrodestra ha sconfitto i 5 Stelle.
Come riporta il Fatto Quotidiano(1), il candidato di Forza Italia Donato Toma è riuscito a battere l’avversario dei pentastellati Andrea Greco con quasi sette punti percentuali di distacco

NOTA:

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/23/elezioni-molise-centrodestra-batte-il-m5s-vince-toma-fi-il-risultato-fa-capire-che-coalizione-e-unita/4309761/

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