Intervista a Mafalda Minnozzi: il Brasile, gli esordi italiani e le sue principali influenze e ispirazioni artistiche

mar 30, 2021 0 comments

 
Intervista di Salvatore Santoru a Mafalda Minnozzi

1- Dal 5 febbraio è disponibile su tutte le piattaforme digitali Sensorial – Portraits in Bossa & Jazz(Deluxe Special Edition),  prodotto dall’etichetta “MAMA Prod Art”.

Quanto ti senti soddisfatta di questa nuova fatica e, inoltre, quale motivazione c’è dietro la creazione della versione Deluxe?

MM: Attualmente la soddisfazione è grande, ma ammetto che già quando ascoltai per la prima volta il risultato della post-produzione provai una grande felicità e un senso di completo appagamento. Il lavoro ha richiesto anni di studio e una precisa volontà di andare oltre, di immergermi nella musica brasiliana e nel latin jazz con umiltà e rispetto, profondamente consapevole di dover vestire panni nuovi in questo percorso musicale che rappresentava appieno anche il mio percorso di vita tra il Brasile e gli Stati Uniti. Il risultato ha concretizzato, in pratica, l'evoluzione della mia auto conoscenza e soprattutto la mia libertà intellettuale.

2- Nell’album sono re-interpretate tredici canzoni appartenenti al canzoniere brasiliano, con l’aggiunta di due storici brani italiani. Puoi offrirci una panoramica generale su di esse?

MM: Nei 15 brani che compongono il repertorio di SENSORIAL - Portraits in Bossa & Jazz - Deluxe Special Edition si può riconoscere un comune denominatore ossia l'atteggiamento con il quale ogni brano è stato scomposto per poi essere ricomposto con una identità originale e soggettiva che arriva dal mio vissuto, dai miei incontri, dalle mie esperienze, dai  linguaggi che ho assorbito nel corso di tanti anni ed anche dal mio mondo spirituale. 

 

C'è molta dolcezza e naturalezza in "Samba da Benção", sensualità in "Once I Loved", poesia in "Morro Dois Irmaõs", il tutto tessuto sul ritmo tribale, ancestrale, spontaneo e sincopato della bossanova e del samba. C'è poi l'impulso sentimentale del mondo urbano di New York espresso attraverso la libertà del jazz, dell'improvvisazione. Ed infine c'è l'esaltazione dell'amore, della passione struggente nell'interpretazione dei testi come in "Triste", reminiscenza del bel canto italiano.



3- Da 25 anni vivi e lavori in Brasile. Qual è il tuo rapporto con questa nazione?

MM: É veramente intenso. Ho trascorso questi 25 anni dividendomi tra il Brasile, New York e l'Italia "europea" e quindi in me convivono diversi sentimenti. Tra questi prevale il profondo senso di umanità che deriva proprio dal mio intimo rapporto con questo immenso paese-continente di persone straordinarie chiamato Brasile, che raccoglie popoli ed entità etniche diverse, visto che si stende dal nord dei vasti spazi dell'Amazzonia fino al sud delle terre "gauche" d'Argentina, dall'est delle chilometriche coste dell'Oceano Atlantico fino all'ovest dei confini con Perù e Bolivia.

In 25 anni ho veramente esplorato quasi tutto il territorio brasiliano vivendo esperienze catartiche, purificatrici e senz'altro rinnovatrici. Tutto questo convive in me con il meraviglioso spirito di intraprendenza musicale, sana competizione, umiltà e libertà appresa in anni e anni di vissuto a New York e negli States. Convive anche con le mie origini e il mio illimitato desiderio di vocazione europea, teso ad ampliare gli orizzonti con l'intuito di stare insieme, unificando le culture attraverso le radici storiche con la mediazione delle nostre emozioni più intime, del nostro senso estetico e della bellezza.

4- Quali sono stati i momenti più importanti e salienti del tuo trascorso brasiliano?

MM: Fra tutti "subir o morro" che letteralmente si traduce "salire la collina" e significa intraprendere quella salita che ti porta dentro le "favelas", in cui si rimane assolutamente muti conoscendone le sofferenze e lo spirito comunitario con cui vengono affrontate. Questo è successo più volte durante la mia vita, seguendo la mia precisa scelta e volontà di andare verso la gente e rimanere con la gente. 

Con questo spirito sono atterrata anche in realtà brasiliane più lontane, ad esempio in uno spazio immenso e quasi surreale come la città di Porto Velho al nord, nello Stato della Rondonia, dove la fitta polvere sollevata da una grande città in piena costruzione e l'umidità delle sue piogge tropicali perenni creavano all'epoca un'atmosfera sospesa tra illusione, sogno e concretezza, tale da disarmare anche il più coraggioso esploratore. Saliente in tutti questi anni è stato insomma l'incontro con la gente, attraverso i loro occhi, attraverso le mani dei musicisti sulla pelle dei tamburi e dei tamborim o le loro dita sulle corde della chitarra e poi i miei sguardi continuamente puntati all'inesorabile ed inarrestabile invasione dei grattacieli di vetri a specchio e cemento che riflettono un progresso selvaggio e violento che trova centinaia di migliaia di persone sacrificate al Dio denaro. Gli incontri, gli orizzonti, le centinaia di concerti fatti in tutti questi anni, le amicizie, le mie storie tessute qua in Brasile sono tutte straordinarie e preziose.

5- La tua carriera musicale e artistica è iniziata in Italia e, tra l’altro, sei stata anche all’interno del cast di “Uno Mattina”.
Quali sono gli eventi e i ricordi più belli dei tuoi trascorsi italiani?

MM: Sicuramente sono stati tutti momenti molto formativi e bellissimi. Nata e cresciuta in Italia, ho voluto fin da piccola essere una cantante, un artista. Noi abbiamo in Italia un patrimonio culturale e musicale ricchissimo verso il quale ho sempre nutrito un sentimento di grande rispetto. Più crescevo e più ero consapevole dell'immensa fortuna di essere appunto italiana e di poter legittimamente condividere un patrimonio di bellezza così ampio e direi irresistibile.

 Io ho preso seriamente la mia professione fin dall'inizio ed ogni qualvolta ho la possibilità di calcare un palcoscenico in Italia sento la stessa emozione invadere tutto il corpo e la felicità diventare incontenibile ritrovando nella gente gli sguardi di mia madre, dei miei vecchi amici e dei miei primi maestri ispiratori come Roberto Murolo, Caterina Valente, Ornella Vanoni, Luigi Tenco, Enrico Caruso, Lucio Dalla, Paolo Conte, Gabriella Ferri e poi ancora Dario Fo, Eduardo De Filippo, il principe Totò, Carosone ed Ennio Morricone.


6- Nei tuoi trentacinque anni di carriera hai tenuto numerosi concerti in varie parti del mondo, dall’Europa all’America passando per l’Asia.
Quali ritieni essere stati i live più importanti ed emozionanti?

MM: Ogni concerto che ho fatto ha un valore importante nella mia carriera e nella mia vita artistica, dai più piccoli ai più grandi, davanti a platee ristrette o immense, cantando al Birdland di New York come al Beco das Garrafas di Rio de Janeiro, sul palco del MIDEM di Cannes o all'Auditorio ICPNA Miraflores a Lima in Perù o ancora al MET, Metropolitan Museum of Art di New York, proponendo le villanelle napoletane in jazz per l'esposizione "Guitar Heroes". 

Tra i tanti bei ricordi mi viene in mente l'annuncio alla stampa, nel mese di dicembre del 1998, in cui si comunicava al pubblico che l'italiana Mafalda Minnozzi era stata scelta per rappresentare l'Italia nella celebrazione dei 120 anni dell'emigrazione italiana in quanto "Ambasciatrice della musica italiana in Brasile" sul palcoscenico dell'Avenida Paulista a San Paolo nel grande concerto di fine anno, e così è stato. Ho aperto il concerto con Il Mondo, ho cantato Estate, Via con Me e poi Oh Che Sarà, Che Sarà e altre belle canzoni italiane e ho chiuso l'esibizione dopo quasi due ore con Nel Blu Dipinto di Blu e 2 milioni di persone che cantavano con me "Volare, oh, oh" nel ritornello. Più volte, durante quel concerto, mi sentii veramente ambasciatrice di un bel messaggio d'amore che arrivava dall'Italia ed era rivolto non solo ai milioni di oriundi italiani in Brasile ma soprattutto a tutti i brasiliani, che sempre e comunque hanno guardato e guardano all'Italia con affetto e spirito di fratellanza.

7- Negli anni hai collaborato con diversi musicisti di spessore internazionale. Può farci qualche nome e, oltre a ciò, quali reputi essere state le collaborazioni maggiormente interessanti?

MM: Durante una vita in musica così lunga, ho avuto la fortuna, il privilegio e anche la curiosità di incontrare musicisti veramente straordinari sia sul palco, dal vivo, sia in studio durante la registrazione dei miei album. Sono tantissimi i nomi e mi spiace non ricordarli tutti ... Paulo Moura, Harvie S, Gene Bertoncini, Paul Ricci, Nico Assumpção, Paulinho Trompete, Guinga, Antonio Onorato, Michel Petrucciani, André Mehmari, Victor Jones, Will Calhoun,  Mestre Armando Marçal, Jamil Joanes, Art Hirahara, Daniele di Bonaventura e tanti altri, un patrimonio inestimabile di umanità e di saggezza. 

Grazie a tutti loro ho potuto fortificare le mie ali di libertà e volare verso nuovi mondi musicali e cieli sempre piu alti e azzurri, sfruttando l'incrocio dei venti.

8- Quali sono le tue principali influenze musicali ed artistiche?

MM: Così come avrai sicuramente percepito durante la nostra chiacchierata, sono molte le mie influenze musicali. In primis il jazz, il latin jazz, la musica popolare brasiliana, la musica francese, la musica napoletana, il cantautorato italiano e soprattutto tante voci, quelle che vibrano dentro di me, da Violeta ad Amalia, da Celia ad Ella, da Ornella a Caterina, da Frank a Jimmy Scott, da Lucio a Luigi, da Elis a Caetano, da Piaf ad Enrico, da Amy a Nora.

9- Quanto consideri fondamentale, sia personalmente che collettivamente, il ruolo della musica?

MM: La musica è il volano delle nostre emozioni, la musica nasconde per poi rivelare i segreti dei nostri ricordi e accarezza le pieghe della nostra anima, la musica ci nutre ed arriva dentro di noi dove la semplice parola non riesce ad arrivare, la musica ci diverte, ci fa ballare, ridere e sognare, e ci riporta ad essere bambini e sentire sulle labbra il sapore di un bacio.

10- Come hai vissuto durante l’emergenza Covid e, entrando nello specifico, quanto essa ha influito sul tuo lavoro e sulla tua creatività?

MM: Ho vissuto il periodo della pandemia nei suoi primi mesi a New York e poi in Brasile dove sono ancora oggi. Se aggiungo anche l'Italia che è sempre al centro della mia vita per via della mia famiglia, dei miei amici e del mio essere italiana, devo dire che ho sommato tutto il dolore e la drammaticità di tre paesi che sono i più colpiti al mondo, con il maggior numero di vittime. Quindi è stata dura e continua ad essere dura, specialmente perché sono in Brasile ed è sotto gli occhi di tutti l'inadeguatezza della risposte e scelte politiche di queste ultime settimane, che hanno ingigantito ulteriormente le dimensioni della tragedia. In mezzo a tanto dolore, sofferenza e perdite, come artista ho cercato nella musica un rifugio, producendo tante cose e registrando i miei prossimi lavori discografici. Sono riuscita in questo grazie all'aiuto di musicisti veramente straordinari a cui sono estremamente grata per la generosità, altruismo, talento, voglia di unione che hanno dimostrato. Insieme abbiamo incanalato in un flusso di musica tutte le nostre emozioni e i nostri sentimenti, perché la musica è l'unica maniera per sentire amore, riconciliazione, comunione e soprattutto speranza in questo difficilissimo periodo.

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CREDITI FOTO: PH Murilo Alvesso

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