La guerra clandestina della Cia in Ucraina: a cosa puntano gli 007 Usa

lug 26, 2023 0 comments


Di Alberto Bellotto

“In Ucraina è un corso una guerra clandestina, con regole clandestine”. Parola di uno dei funzionari della Casa Bianca che gestisce il dossier del conflitto in Ucraina. La rivelazione arriva da una lunga inchiesta del settimanale Newsweek, che ha analizzato il coinvolgimento degli 007 americani in Est Europa. Le fonti che hanno parlato con la testata americana sono state molto chiare: gli americani sono coinvolti e agiscono sul territorio ucraino da oltre un anno e mezzo.

Nessuno scandalo, nessuna sorpresa. In tutti i conflitti gli 007 delle maggiori potenze sono coinvolti e in questo senso l’Ucraina non fa eccezione. Gli stessi funzionari sentiti da Newsweek hanno confermato come la Cia nel corso dei decenni abbia elaborato una propria dottrina su come condurre operazioni clandestine, e quello che avviene nel conflitto tra Mosca e Kiev non fa eccezione.

Queste regole prevedono un ruolo degli operativi a 360 gradi. Dalla raccolta di dati, al ruolo di negoziatore, senza dimenticare il supporto come fornitore di ultima istanza di servizi informativi. In mezzo compiti legati alla logistica e alle attività di collettore tra le varie esigenze Nato nella regione. Ma di contorni di queste operazioni “clandestine” sono estremamente sfumati, ricchi di informazioni mancanti e soprattutto mostrano che forse l’occhio della Cia non è in grado di vedere tutto.

Il framework politico in cui opera la Cia

Le operazioni della Cia sul suolo ucraino seguono uno strano copione all’interno di un framework politico. Il punto fondamentale è che, a livello formale, gli Stati Uniti non sono in guerra contro la Russia. Questo concetto, che potrebbe essere contestato sul piano politico e simbolico visto il supporto di Washington a Kiev, si traduce in una gestione delle operazioni esclusivamente in mano all’Agenzia. Le operazioni della Cia godono di una libertà di manovra e una segretezza che il Pentagono non si potrebbe permettere. Non a caso all’inizio dell’anno è emersa un’indiscrezione che vorrebbe il Pentagono in pressing sul Congresso per riattivare le operazioni top secret in terra ucraina.

Il livello di mistero dietro queste operazioni è elevato anche per la posizione ufficiale della Casa Bianca. Joe Biden ha ripetuto più volte che non ci sono “boots on the ground” americani nel Paese. La realtà, però, è molto più opaca. Secondo delle fonti sentite da The Intercept la Casa Bianca avrebbe dato il via libera a operazioni sul terreno grazie a un presidential finding, un documento nel quale la presenza notifica ad alcune commissioni o leader del Congresso, che la Cia è impegnata in operazioni clandestine.

Secondo un ex funzionario, il documento firmato da Biden sarebbe una modifica di un presidential finding precedente formalizzato durante l’amministrazione Obama che mirava a contrastare “iniziative maligne di agenzie straniere”. Accanto a questo Biden ha firmato altre direttive per implementare il coordinamento tra le varie agenzie. In più sarebbe stato aperto un canale diretto tra Pentagono e Cia sul dossier ucraino, sulla falsariga di quanto avvenne nell’ottobre del 2001, all’inizio dell’invasione americana dell’Afghanistan.

È sotto questo complesso ombrello che la Cia deve muoversi. Che operativi dell’intelligence americana agiscano nel Paese è noto anche al Cremlino. Quando, nel novembre del 2021, il capo della Cia, William Burns, volò a Mosca per avvertire che gli Usa sapevano dell’imminente operazione militare speciale, lo stesso Burns ebbe una telefonata molto accesa con Vladimir Putin, che in quelle settimane non si trovava nella capitale ma a Sochi.

Il capo della Cia William Burns
Foto: EPA/TOM BRENNER / POOL

Le regole non scritte

Secondo alcune ricostruzioni quella telefonata gettò le basi per un quadro informale di ingaggio tra Mosca e Washington. Uno dei funzionari sentiti da Newsweek ha spiegato che in questo intreccio di regole non scritte sembrano incontrarsi i due Paesi. Regole che prevedono di non superare mai determinate linee rosse, uno spionaggio noto ma che non oltrepassi mai il confine.

Mosca avrebbe garantito agli Usa di dedicarsi esclusivamente a operazioni sul suolo ucraino. Gli Usa, sempre informalmente, avrebbero promesso di limitarsi allo scenario ucraino senza cercare un “regime change” a Mosca. Promesse, linee rosse informali, fumo negli occhi per chi cerca di capire cosa succede davvero ai confine d’Europa. Eppure questa guerra clandestina con regole clandestine ha perdurato per oltre un anno.

La guerra clandestina

Il modo in cui gli Stati Uniti sono scivolati sempre di più nel conflitto, superando una linea rossa dietro l’altra sulle forniture di armamenti, è la dimostrazione di una tensione con gli alleati nell’area. Una tensione tra l’interventismo di Paesi come Regno Unito e Polonia e la prudenza di altri come la Germania. Questa tensione è ricaduta a cascata sulla Cia, sui meccanismi operativi in azione sul terreno.

Come detto i ruolo degli operativi sono diversi, stratificati. In breve tempo, complice anche il riavvicinamento tra Kiev e Washington dopo la vittoria di Joe Biden alle presidenziali del 2020, l’Agenzia ha stabilito basi operative e centri di smistamento egli operativi in Paesi del blocco Nato nell’Est dell’Europa. Da queste basi informali gli agenti della Cia entrano ed escono in Ucraina per missioni segrete di ogni tipo. Fonti riservate hanno anche detto che l’obiettivo primario di ogni missione è interfacciarsi sempre con ucraini ed evitare contatti diretti con forze russe.

Secondo le informazioni raccolte dal Newsweek queste operazioni vengono condotte da cellule molto piccole, limitate nel numero e nel compito. Stabilire quanti siano questi agenti operativi che agiscono in Ucraina è quasi impossibile. L’unico numero raccolto parlerebbe di 100 agenti, ma sembra riferirsi al numero massimo di persone impiegabili in una singola operazione. Non è dato sapere quanti altri siano quelli che si muovono fuori dai confini ucraini.

Sistemi Himars forniti dagli Usa all’Ucraina

Il nodo delle forniture

Uno dei compiti costanti della Cia rimane quello della gestione dei flussi di armi che gli Stati Uniti inviano in Ucraina, in particolare quelli clandestini. Attualmente le rotte per i beni che Washington manda a Kiev sono due. Una legale, che prevede forniture via mare che arrivano ai porti di Olanda, Belgio, Germania e Polonia e da lì verso i confini ucraini; e una clandestina. Un sistema di voli commerciali anonimi, la cosiddetta “flotta grigia”, atterra da mesi nel Centro-Est Europa e da lì le armi entrano in clandestinità in Ucraina sotto in collaborazione con la Cia.

Con buona approssimazione possiamo dire che questa flotta grigia atterra nelle città polacche. Varsavia poco tempo si è conquistata l’appellativo di più anti-russa tra gli anti-russi, e stretto un legame ancora più forte con gli Usa (e la Nato). Negli ultimi anni è stata anche al centro di diversi viaggi di Burns, uno a novembre 2021, tre mesi prima della guerra, e un’altro a marzo 2022, un mese circa dopo l’inizio dell’invasione Russa. Ultimo in ordine di tempora missione dello scorso aprile dove ha incontrato il ministro dell’Interno per discutere della cooperazione tra i due Paesi.

L’Agenzia e gli omologhi polacchi non confermano, ma sul piatto è finito certamente il ruolo della Cia e una serie di intese che permettessero agli operativi americani di usare il suolo polacco come base per le operazioni. Dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia e il progressivo scivolamento nella Nato, la Polonia si è confermato un hub perfetto per gli americani. Non a caso dopo il 2003 il Paese (insieme ad altri due stati Ue, Lituania e Romania) è stato uno degli snodi della guerra al terrore della Cia, ospitando uno dei famosi “black sites” dell’agenzia nei quali avventavo le torture di presunti membri di Al Qaeda. Oggi la Polonia è un hub per le spie di quasi tutti i Paesi Nato e funge da raccordo tra di loro, con in testa la Cia, che continua a raccogliere informazioni.

I punti ciechi della Cia tra Kiev e Mosca

Eppure l’intero dispositivo della Cia ha degli enormi punti oscuri. Per prima cosa, ha scritto The Intercept non tutta la comunità dell’intelligence è stata contenta del presidential finding applicato dalla Casa Bianca, in secondo luogo perché i risultati che ha portato sono ricchi di chiaro-scuri. Partiamo dai primi. La grande fornitura di dati di intelligence da parte di Washington alle forze Ucraine è risultata determinante nelle prime fasi di attacco, come ricorda il fallito blitz russo all’aeroporto di Hostomel.

Gli eventi degli ultimi mesi, però, hanno aperto una crepa nel complesso sistema messo in piedi dalla Casa Bianca, e qui veniamo ai punti oscuri. Dai due lati del fronte sono arrivati segnali inquietanti. Per prima cosa quello Ucraino. Secondo l’amministrazione Biden ultimamente Kiev avrebbe superato troppo spesso i limiti. È il caso ad esempio del blitz coi droni contro il Cremlino a fine maggio. Fonti dei servizi avrebbero spiegato al New York Times come dietro all’operazione ci fossero operativi ucraini, anche se non è chiaro se vicini all’esercito o ai servizi segreti ucraini. Quello stesso articolo, però, gettava un’altra ombra inquietante: Volodymyr Zelensky sapeva, oppure no, dell’attacco contro il Cremlino? Un quesito che ancora non ha risposta, ma che si può replicare anche per le sortite nell’area di Belgorod e per gli attacchi in Crimea o per la morte di Darya Dugina.

Come ha notato il Times qualche mese fa, la struttura stessa delle varie componenti dello stato ucraino permette sovrapposizioni e operazioni senza che altre parti siano al corrente. Un sistema che deresponsabilizza lo stesso Zelensky che resterebbe ignaro di tutto, anche se non è dato sapere quanto questa “non conoscenza” sia volontaria o meno. Un funzionario dell’intelligence americana ha candidamente ammesso come la Cia non sapesse niente dell’attacco contro il ponte di Kerch dell’ottobre 2022 e soprattutto non fosse chiaro se Zelensky avesse il controllo dei militari che hanno compiuto il raid.

punti ciechi della Cia riguardano pure il lato russo del fronte. Il tentato colpo di stato di Evgenij Prigozin di un mese fa ha sollevato molti dubbi su quale sia la presa di Vladimir Putin. Oggi la Cia guarda con un certo interesse a quello che avviene a Mosca e d’intorni. La sensazione a Langley è che sia sempre più difficile capire cosa passa nella tesa di Putin e tra i corridoi del Cremlino.

Rhodri Jeffreys-Jones, docente di storia americana all’università di Edimburgo si è occupato a fondo degli intrecci tra servizi segreti e ha sottolineato in un lungo articolo su The Conversation come le attività della Cia in Russia e intorno al mondo russo siano claudicanti. Un punto cieco dovuto alla grossa carenza creata dagli eventi dell’11 settembre 2001, quando l’intera forza della Cia venne messa al servizio della risposta al terrorismo islamico. Gran parte degli esperti del mondo russo vennero dirottati in altri dipartimenti di fatto depotenziando le attività dei servizi su questo dossier, in particolare sui meccanismi di funzionamento del potere moscovita.

Si capisce quindi come le recenti parole di Burns sui reclutamenti da portare avanti nel Paese rispondano a un’esigenza primaria dell’Agenzia: sapere cosa succede davvero nella mente dello Zar. Capire quanto si senta con le spalle al muro, e capire se sia incline a risposte più radicali, oltre le linee rosse clandestine stabilite tra i due Paesi.

FONTE: https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-clandestina-della-cia-in-ucraina-a-cosa-puntano-gli-007-usa.html

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