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Niente Groenlandia per Trump


Di Guido Capizzi

Copenaghen. Crede che gli andrà bene, lo considera il suo turno di opportunità. Gli altri popoli sono obbligati, dovranno assecondare le sue proposte, dovranno aiutarlo perché è arrivato il suo turno. Abbiamo inteso bene? Obbligati. La questione, per il capitalista imperialista presidente in carica degli USA Donald Trump, non è se gli altri possono o vogliono, insomma è già deciso: dovranno. Tutti devono aiutarlo, allora, è il suo turno di opportunità. Ha già il suo piano, anche il modo con cui li ricompenserà. Il problema è che non potrà essere solo, mentre lo è. E, allora, si comporta capricciosamente, zimbello per molti giornali statunitensi (“The New Yorker”, “Vanity Fair”), per molti frequentatori di social, per chi ha ancora l’uso della ragione. In definitiva, speriamo davvero in definitiva: niente Groenlandia!
Allora: niente viaggio in Danimarca per Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha deciso di rinviare l’incontro con Mette Frederiksen, prima ministra danese, che ha dichiarato come il suo Paese non ha alcun interesse a discutere della proposta di acquisto della Groenlandia, un territorio danese autonomo, che il presidente Trump vorrebbe acquistare: “sarebbe una discussione assurda”. E, però, in un tweet, martedì sera, Trump ha annunciato l’annullamento dell’incontro previsto nella visita di Stato: “la Danimarca è un paese molto speciale, con persone incredibili, ma sulla base dei commenti del primo ministro Mette Frederiksen, che ha detto di non avere alcun interesse a discutere l’acquisto della Groenlandia, rimanderò il nostro incontro, che era in programma tra due settimane, per un’altra volta”. C’è stata la conferma del portavoce della Casa Bianca, Judd Deere, al New York Times: “In questo momento, la visita in Danimarca viene annullata”.
Dall’altra parte i groenlandesi avevano già definito l’idea del presidente americano una “pazza idea”. Frederiksen, che ha visitato l’isola per incontrare il suo premier, Kim Kielsen, domenica scorsa ha spiegato ai giornalisti che la Groenlandia non poteva essere venduta perché non appartiene alla Danimarca: “la Groenlandia non è danese. La Groenlandia è groenlandese”.
Dobbiamo tornare al 1946 quando gli Stati Uniti offrirono alla Danimarca 100 milioni di dollari per acquistare l’isola. Anche allora niente da fare, la Groenlandia non è diventata uno della cinquantina di Stati Uniti d’America. Era stato raggiunto un accordo per mantenere una base aerea USA nella zona settentrionale, a Thule. Nel corso del suo viaggio in Groenlandia, la prima ministra danese ha detto che sperava fosse giusto considerare giunto il momento di lasciarsi alle spalle la “battutaccia” di Trump. “Per fortuna, l’epoca in cui si acquistavano e vendevano Paesi e popolazioni è finita” ha aggiunto. Per la Danimarca resta, comunque, importante mantenere un rapporto strategico ancora più stretto con gli Stati Uniti. Trump non ha mancato di replicare, come uomo di spettacolo quale è, ha parlato ai giornalisti affermando che l’aggiunta dell’isola alle acquisizioni immobiliari non è una priorità della sua amministrazione. “Strategicamente è interessante e saremmo interessati, ma ne riparleremo. Non è l’obiettivo più urgente, posso assicurarvelo”, così si è espresso.
La Groenlandia, ricordiamo, è un'isola all'estremo nord dell'oceano Atlantico tra il Canada a sud-ovest, l'Islanda a sud-est, l'Artide e il mar Glaciale Artico a nord. Geograficamente appartiene alla placca nordamericana, mentre dal punto di vista politico costituisce una nazione del Regno di Danimarca.
È considerata l’isola più vasta del pianeta (perché l'Australia, circa tre volte più estesa, è classificata come "massa continentale" e non isola). Con circa 0,03 abitanti per km² è lo Stato meno densamente popolato.
Fa dunque parte del Regno di Danimarca che comprende anche la Danimarca continentale e le Isole Faer Qer. La Groenlandia fu colonia della Corona Norvegese fino al 1814, poi passò sotto il controllo della Danimarca e nel 1953 divenne parte del regno danese con la formula dell'unione personale. Dal 1979 l'isola ha un autogoverno, concessole dal Parlamento danese con una legge approvata nel 1978.
La regina di Danimarca è il capo di Stato della Groenlandia che ha fatto parte della Comunità Economica Europea (con la Danimarca) dal 1973 fino al 1985, quando uscì con un referendum.
Nel 2008 gli abitanti della Groenlandia hanno approvato, con un referendum, l'autonomia a tutto il territorio trasferendo al governo locale le competenze in ambito legislativo, giudiziario e nella gestione delle risorse naturali. Il referendum, molto criticato e non vincolante per il parlamento danese, è stato poi riconosciuto divenendo effettivo nel 2002:un passaggio importante verso l'indipendenza. La Danimarca mantiene ancora il controllo su finanze, politica estera e difesa militare e provvede a un sussidio annuale (circa 3,4 miliardi di corone, pari al 30% del PIL per il 2008). La Groenlandia resta, dunque, una nazione costitutiva della Danimarca.
Ecco, Trump, sogna per evidenti motivi politici, considerato il luogo strategico dell’isola groenlandese, di conquistarla prima che Russia e, soprattutto, Cina ci mettano il pensiero. Continua a sognarla da uomo vuoto quale è. Di quelli con la sola bandiera stelle e strisce sulla via delle vendite al dettaglio, con il misto di cotone e poliestere nei loro pantaloni globali, con la volontà di lottare per un po’ di quattrini. Iniqui capitalisti, pesci da rigettare all’asciutto.

Il Nord Europa ora si blinda: le frontiere chiuse ai migranti

Di Lorenzo Vita
I Paesi dell'Europa settentrionale blindano i propri confini. La Germania ha appena annunciato di estendere di ulteriori sei mesi i controlli alla frontiera con l'Austria.
La portavoce del ministero dell'Interno tedesco, Eleonore Petermann, ha comunicato la decisione in conferenza stampa.
"Vorremmo tornare a un modello Schengen senza frontiere, senza controlli", ha ammesso la portavoce. Ma ha aggiunto che esistono ancora "problemi con la protezione delle frontiere esterne dell'Ue" e "abbiamo sempre un numero elevato di immigrati clandestini secondari" fra gli Stati membri. Una notizia che arriva come una nuova scure sui già fragili equilibri europei, mettendo a repentaglio la tenuta degli accordi di Schengen.
Mentre il governo tedesco comunicava questa decisione per i confini con Vienna, la Danimarca annunciava di blindare i confini con la Germania. Il governo danese ha deciso di estendere di altri sei mesi i controlli alla frontiera con la Germania. E il motivo, secondo le autorità di Copenaghen, è la costante minaccia alla sicurezza data dal flusso di migranti. Troppi, a detta del governo, che ha infatti mantenuto i controlli citando il rischio di infiltrazione terrorista.
"Esiste ancora una grave minaccia terroristica contro la Danimarca ed una forte pressione sui confini esterni dell'Europa", ha dichiarato Inger Stojberg, il ministro per l'Immigrazione e l'Integrazione. E ha già detto di aver comunicato la decisione alla Commissione europea e agli altri Paesi dell'Unione. Il provvedimento, secondo il governo, entrerà in vigore il 12 novembre.

Danimarca, donna multata per aver indossato il velo islamico che copre il volto: è polemica

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Una donna di 28 anni è la prima ad essere stata multata in Danimarca per aver indossato il 'niqab', il velo islamico che copre il volto, da quando è entrata in vigore la legge che lo vieta in pubblico quattro giorni fa. Lo riporta la Bbc La donna è stata avvicinata in un centro commerciale a Horsholm, 25 chilometri a nord di Copenhagen, da un'altra signora che le ha chiesto di togliersi il velo.
Proteste

Al suo rifiuto le due hanno cominciato a discutere animatamente e qualcuno deve aver chiamato la polizia. Anche gli agenti hanno chiesto alla donna con il velo di toglierselo ma lei ha insistito a volerlo tenere. Alla fine entrambe le donne sono state multate per disturbo della quiete pubblica, in più la signora con il niqab ha dovuto pagare 1.000 corone (circa 134 euro) per aver violato il divieto del velo in pubblico
La misura, nella quale non si nominano esplicitamente 'niqab o burqa' bensì in generale "qualsiasi indumento che nasconda il volto", ha scatenato tre giorni fa diverse proteste a Copenhagen e in altre città della Danimarca e Human Rights Watch l'ha bollata come "discriminatoria". Divieti totale o parziali sono in vigore in Francia, Austria, Bulgaria e in Baviera

DANIMARCA, IMAM ESTREMISTA: 'Bisogna invadere e conquistare l'Europa'. Dichiarazioni forti anche contro gli ebrei

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Di Salvatore Santoru


Recentemente è stato reso noto un video pubblicato da un imam estremista di Copenaghen.

Più specificatamente, il video è stato reso pubblico dalla MEMRI e risale al 2017(1).

In esso, riporta Breitbart(2), si nota l'imam della moschea 'Masjid Al-Faruq' Mundhir Abdallah che proclama la necessità di 'invadere e conquistare l'Europa'.

Più precisamente, Abdallah sostiene che ci vorrebbe una seconda conquista dell'Europa, conquista che comprenda l'Andalusia e i Balcani così come Roma.

Inoltre, recentemente lo stesso 'imam estremista' aveva fatto discutere per delle forti affermazioni contro gli ebrei(3).


NOTE:


(1) https://www.memri.org/reports/copenhagen-imam-mundhir-abdallah-jihad-necessitates-conquest-europe-destroying-capitalist


(2) https://www.breitbart.com/jerusalem/2018/07/30/watch-copenhagen-imam-jihad-necessitates-the-invasion-and-conquest-of-europe/ 


(3) https://www.memri.org/tv/copenhagen-imam-mundhir-abdallah-calls-for-jihad-to-conquer-europe

La Danimarca vieta il velo islamico: non si potrà indossare in pubblico

Immagine correlata

Di Salvatore Santoru

La Danimarca ha deciso di vietare il velo islamico.
Più specificatamente, come riporta l'ANSA(1), non si potranno indossare in pubblico gli indumenti che coprono il viso come il niqab ed il burqa

La legge è stata presentata dal governo di centrodestra ed è stata approvata dal parlamento con 75 voti a favore e 30 contrari.

NOTA:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/05/31/la-danimarca-vieta-il-burqa-in-pubblico_ad53757c-c7ce-4f10-a30c-5caa3b5a9c99.html

Danimarca, il segreto della felicità è il fattore "Hygge"



Di Jessica Alexander
https://www.huffingtonpost.com

5 regole per applicarlo alla propria vita ..

Da oltre 40 anni, la Danimarca risulta uno dei Paesi più felici del mondo. 

Durante il dibattito delle primarie del partito democratico di questo mese (articolo del 2015 - NdC) il candidato Bernie Sanders ha detto: "Se vogliamo rendere gli Stati Uniti un luogo più felice, dobbiamo guardare a Paesi come la Danimarca". Questo commento ha scatenato un acceso dibattito sulle politiche pubbliche della Danimarca .




Qual è il segreto del successo di questo piccolo Paese del Nord Europa? Nel nostro libro, The Danish Way of Parenting: A Guide To Raising The Happiest Kids in the World, ho esplorato la questione con il mio co-autore, psicoterapeuta danese Iben Sandahl. 
La risposta si trova nella parola danese "hygge".

Il termine risale al 19° secolo e deriva dalla parola germanica "hyggja" che significa pensare o sentirsi soddisfatti. Non ci sono traduzioni esatte di questo termine. "Accogliente" potrebbe essere un tentativo di tradurre il termine ma non è sufficiente a spiegarne in modo esaustivo il concetto ...


Hygge è qualcosa di tanto danese che non si può tradurre

Per provare a spiegarla, diciamo che significa creare un'atmosfera accogliente, piacevole, intima mentre si assaporano i piaceri della vita circondati dall'affetto delle persone care.

Questo concetto è considerata un fattore così determinante per la felicità che alcune università del Regno Unito e degli Stati Uniti hanno iniziato ad offrire dei corsi "hygge". Molti pensano che significhi accendere le candele, preparare buon cibo, o creare di una bella atmosfera. Ma questo è solo l'aspetto superficiale di "hygge". La verità è che è un concetto molto più profondo.

.....


Ecco cinque regole "hygge" che si consiglia di applicare alla propria vita

1. Sii te stesso. Abbassa la guardia. Non cercare di dimostrare quello che non sei.

2.
 Dimentica le controversie. Prediligi discussioni spensierate ed equilibrate. Godi del cibo e della compagnia.

3. Pensa di essere un membro del team. Lavora insieme ai membri della famiglia o della comitiva. Aiutali a preparare la cena.

4. Guarda il fattore hygge come un rifugio dal mondo esterno. Un luogo dove tutti possono rilassarsi e aprire il proprio cuore senza giudicare ed essere giudicati, non importa quello che sta succedendo nella vostra vita. Nel bene e nel male, questo luogo è sacro e i problemi possono essere lasciato fuori.

5. Ricorda che il fattore hygge è limitato nel tempo. Fare hygge può essere difficile per un non danese. Prendere il centro della scena, vantarsi o lamentarsi, essere troppo negativi e cercare di essere presenti senza discutere? Questi sono comportamenti molto difficili da applicare, ma la ricompensa potrebbe essere enorme. È una sensazione incredibile condividere questi momenti senza scocciature con le persone che più ti piacciono.


Traduzione di Valentina Trifiletti


Ritrovato un crocifisso "danese": così cambierà la storia

Di Giulia Bonaudi
Il danese Dennis Fabricius Holm è uscito per fare una passeggiata portandosi dietro il suometal detector.
Il cercatore di tesori amatoriale ha cominciato a perlustrare un campo vicino alla città di Aunslev (Østfyn, Danimarca) quando all'improvviso il suo dispositivo ha suonato: scavando, l'uomo ha ritrovato un piccolo crocifisso immerso nel fango. Holm ha postato la sua scoperta su Facebook e vedendo quel ciondolo altri appassionati gli hanno consigliato di rivolgersi ad un museo. 


Per gli esperti si tratta di un ritrovamento straordinario: quella croce infatti, forse appartenuta ad una donna vichinga, dovrebbe risalire alla prima metà del 900 (X secolo) indicando così che il cristianesimo era già presente in Danimarca ben prima di quanto ipotizzato finora. Dal peso di solo 13,2 grammi e lungo 4 centimetri, il manufatto dorato è liscio sul retro e ha un piccolo foro che indica che fu utilizzato come catenina.
La sua datazione dovrebbe essere dellla prima metà del X secolo mentre fino ad ora, nei libri di storia, i segnali di presenza del cristianesimo nel paese scandinavo risalivano alla seconda metà, data delle Jelling Stones, le grandi pietre runiche di Jutland che mostravano la più antica raffigurazione di Gesù su una croce in Danimarca. Quelle pietre commemoravano la conversione dei danesi al cristianesimo ma ora la data potrà essere rivista. "Questa croce può far capire quando i danesi fossero realmente divenuti cristiani - spiegano gli esperti - Un ritrovamento che finirà nei libri di storia". La croce è ora conservata nel Viking Museum Ladby e a Pasqua sarà esposta ai visitatori.

DANIMARCA PRIMO PAESE PER FELICITÀ, ITALIA SOLO 50ESIMA




Per trovare la vera felicità bisogna trasferirsi in Danimarca. Secondo il rapporto 2016 'World Happiness', il Paese scandinavo si posiziona infatti al primo posto della classifica redatta dal Sustainable Development Solutions Network (Sdsn) in occasione della Giornata Mondiale della Felicità delle Nazioni Unite, che ricorre il 20 marzo. Seguono Svizzera, che perde il primato guadagnato lo scorso anno, Islanda e Norvegia. 









Poi, nella top ten troviamo Finlandia, Canada, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Australia e Svezia. Gli Stati Uniti si classificano al tredicesimo posto, due posizioni più in alto rispetto allo scorso anno, il Regno Unito è ventitreesimo, L'Italia è il cinquantesimo paese al mondo per felicità dopo, fra gli altri, Uzbekistan, Malesia e Nicaragua e conferma la posizione dello scorso anno, ma è tra i dieci paesi con il maggiore calo della felicità nel periodo considerato.  Alcuni Paesi "soffrono di un insieme di tensioni economiche, politiche e sociali. Tre di questi - Grecia, Italia e Spagna - sono tra i paesi dell'Eurozona più colpiti" dalla crisi, afferma infatti il rapporto. Siria, Afghanistan e otto paesi della fascia sub-Sahariana sono invece i luoghi meno felici in cui vivere. Il Burundi è l'ultimo in classifica.   Il report 2016, il quarto, censisce 157 paesi e per la prima volta conferisce un ruolo specifico alla misurazione e alle conseguenze della disuguaglianza nella distribuzione del benessere. Secondo i relatori la felicità è la miglior misura del benessere umano e ci sono almeno sette ingredienti chiave per raggiungerla: il Pil reale pro capite, l'aspettativa di vita in buona salute, l'avere qualcuno su cui contare, la libertà percepita nel fare scelte di vita, la libertà dalla corruzione e la generosità.  "La misurazione della felicità percepita e il raggiungimento del benessere dovrebbero essere attività all'ordine del giorno di ogni nazione che si propone di perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile", ha affermato Jeffrey Sachs, co-redattore del rapporto e direttore dell'Earth Institute. "Al posto di adottare un approccio incentrato esclusivamente sulla crescita economica - aggiunge - dovremmo promuovere società prospere, giuste e sostenibili dal punto di vista ambientale"

Fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Danimarca-primo-paese-per-felicita-Italia-solo-50esima-3a57f62b-61e9-438c-9970-52e607b106c2.html

FOTO:http://www.blogtaormina.it

L’Europa sempre più fuori da Schengen: anche Svezia e Danimarca chiudono i confini

Danimarca Schengen
Se il 2015 è stato l’anno più duro per la libera circolazione europea, il 2016 appena iniziato si apre sotto auspici ancora peggiori. Solo oggi ricompaiono i controlli alle frontiere in altri due Paesi Ue: Svezia e Danimarca. Stoccolma, che ha ricevuto nell’anno appena concluso oltre 150mila richieste di asilo, ha reintrodotto i controlli di identità per i viaggiatori provenienti dalla Danimarca nel tentativo di ridurre l’afflusso dei migranti. I controlli vengono effettuati sui collegamenti dei traghetti e all’ingresso del ponte di Oresund che collega Copenaghen con la città svedese di Malmo, mentre chi viaggia in treno dovrà cambiare all’aeroporto di Copenaghen per sottoporsi ai controlli. Misura che rischia di complicare non poco la vita dei molti pendolari che si spostano ogni giorno per lavoro.
Ma sull’altra sponda del mare, la Danimarca non è meno preoccupata e anche lì il governo ha deciso di reintrodurre da oggi i controlli ai confini. La misura, che è stata notificata alla Commissione europea questa mattina, è scattata alle 12 di oggi e resterà in vigore fino al 14 gennaio. Il commissario europeo per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos ha già parlato con il ministro danese competente e, come per tutte le deroghe alla libera circolazione, ora Bruxelles valuterà l’effettiva esistenza delle cause di “pubblica sicurezza e ordine interno” invocate dal Paese e stabilirà se sussistono le necessarie condizioni di “necessità e proporzionalità”, spiega la portavoce della Commissione Ue per l’immigrazione, Tove Ernst.
Con i nuovi controlli, l’effettiva area Schengen si fa sempre più piccola: fino ad ora hanno già notificato alla Commissione europea deroghe alla libera circolazione anche Norvegia, Austria, Germania e Francia. In questa situazione il sistema Schengen “è a rischio” ammette Martin Schaefe, portavoce del ministro degli Esteri tedesco, secondo cui “la libertà di movimento è un principio importante, uno dei risultati più grandi dell’Unione europea negli ultimi anni, ma è in pericolo a causa del flusso di profughi”. Il portavoce del governo di Berlino, Steffen Seibert ha invece confermato che il primo ministro danese, Lars Loekke Rasmussen, aveva informato telefonicamente la cancelliera della decisione di riattivare i controlli di confine e ha ricordato che “la soluzione non verrà trovata ai confini nazionali fra il Paese A e il Paese B” ma serve una “soluzione europea”.

La Danimarca convertirà tutta l’agricoltura del Paese in agricoltura biologica

Danimarca

Di Valeria Bonora

La Danimarca risulta essere il paese più sviluppato al mondo per quanto riguarda il commercio di prodotti biologici, ma questo non è ancora sufficiente: il governo danese, infatti, ha messo a punto un piano, di oltre €53.000.000 solo nel 2015, davvero all’avanguardia e innovativo! Il piano servirà per convertire l’agricoltura di tutto il paese in agricoltura biologica e sostenibile.







In questo modo la Danimarca si assicurerà il primato di essere il primo paese al mondo in termini di produzione biologica.
Ma i numeri in Danimarca sono tutti a favore. Il marchio biologico nazionale, infatti, ha già 25 anni, il 97% dei cittadini conosce il significato di “biologico” e la spesa alimentare complessiva del paese è dell’8% composta da prodotti biologici, senza contare che l’esportazione di prodotti biologici danesi è aumentato del 200% dal 2007.
Oggi il governo sta lavorando su due fronti diversi: uno è dare un impulso per trasformare terreni agricoli tradizionali in terreni a coltivazione biologica, mentre l’altro è quello di stimolare una maggiore domanda di questi prodotti.
Per quanto riguarda il primo punto, l’obiettivo è quello di raddoppiare la superficie agricola coltivata con metodo biologico entro il 2020 (rispetto al 2007), mentre il documento in 67 punti, elaborato da Økologiplan Danmark(qui in danese), spiega il piano d’azione organico per la Danimarca.
agricoltura bio
Non solo il terreno di proprietà del governo potrà essere coltivato con metodi biologici e biodinamici ma il governo stesso sosterrà e finanzierà coloro che vorranno lavorare e investire in questo settore, per sviluppare nuove tecnologie e idee che aiutino a promuovere la crescita. E non stiamo parlando solo di frutta e verdura, ma anche gli animali – in particolare maiali.
Passiamo al secondo aspetto: la promozione. Il cambiamento verrà guidato dalle autorità pubbliche come il Ministero, le regioni e le città: il primo obiettivo biologico è il 60% del cibo servito al pubblico. Le scuole – a partire dalle scuole materne – così come gli ospedali e le mense non privatizzate dovranno rispettarlo.
Le istituzioni pubbliche nazionali servono circa 800.000 pasti al giorno, che saranno sempre più “verdi”.
Nonostante sia un progetto imposto quasi con forza dal Ministero dell’alimentazione, dell’agricoltura e della pesca, altri reparti si sono allineati con entusiasmo: il Dipartimento della Difesa ha detto che si muoverà per regolare i 1,1 milioni di chilogrammi di cibo ogni anno servito a basi e nelle altre mense correlate (anche se nella parte occidentale del paese, il 40% del cibo che i militari mangia è già organico). Il Ministero dell’Ambiente si è impegnata a trasformare molte delle aree che gestisce in agricoltura biologica, il che significa che lavoreranno in modo proattivo per cercare produttori biologici ai quali affittare terre, rendendo più facile per gli agricoltori e allevatori per rendere la transizione al biologico – e questo significa, tra le altre misure, l’aumento della durata dei contratti di locazione per la terra, e rendendo le procedure di approvazione di stalle e sistemi di allevamento speciali, ecc più snella.
allevamento
Il Ministero della Pubblica Istruzione farà decisamente la sua parte, e agirà soprattutto nelle scuole, ma anche affrontando le istituzioni agricole e associazioni di agricoltori professionali. Bambini e ragazzi potranno conoscere l’importanza dell’agricoltura biologica nella scuola, e la riforma del sistema educativo agirà sull’educazione basata nutrizione, con corsi specifici dedicati al cibo e l’agricoltura biologica, e verrà studiato durante le lezioni di scienze.
Un intero paese e tutte le sue istituzioni stanno marciando insieme per costruire un futuro biologico. Un esempio da seguire!

Danimarca:a Rødby uomo fotografato mentre sputa ai profughi

La foto choc del danese che sputa sui migranti


Di Salvatore Santoru

Dopo il caso della reporter ungherese(1), un nuovo caso di intolleranza anti-profughi si è verificato questa volta in Danimarca.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano Information(2), un'uomo è stato fotografato mentre sputava sui profughi da un ponte sopra la superstrada in cui stavano attraverso i profughi(3).






La foto risale al 7 settembre ed è stata ampiamente diffusa nei social network(4), sino a ricevere in questi giorni l'attenzione dei media internazionali.

NOTE:
(1)http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/09/reporter-tv-ungherese-licenziata-dopo.html
(2)http://www.information.dk/544526
(3)http://www.giornalettismo.com/archives/1887398/danese-sputa-sui-migranti/
(4)http://www.unita.tv/focus/la-foto-vergogna-uomo-fotografato-mentre-sputa-sui-profughi-rodby/

Migranti, Danimarca sblocca i collegamenti con Germania. Ue: “Valutare flessibilità del patto di Stabilità"

Sono ripresi i collegamenti ferroviari tra Danimarca eGermania, dopo l’interruzione di ieri dovuto al forte afflusso di migranti. Torna quindi in servizio la linea Flensburg, città tedesca, con Padborg, nel sud della Danimarca. L’annuncio è stato dato dalleferrovie danesi. Inoltre la Polizia danese ha ricevuto l’ordine di non trattenere le centinaia di persone che provengono dalla Germania che vogliono raggiungere la Svezia.





Questo potrebbe quindi alleggerire la pressione di migranti sulla Germania. Nella sola prima settimana di settembre, infatti, nel territorio tedesco sono arrivati 37mila persone; dall’inizio dell’anno sono 450mila. Ad annunciarlo è stato dal vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel, in un intervento al Parlamento. “Questo dimostra, francamente, che la ripartizione dei 160mila rifugiati in Europa non è che un primo passo, una goccia d’acqua nel mare”, ha sottolineato commentando  il piano di ridistribuzione dei profughi che il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha esposto davanti al Parlamento di Strasburgo. Secondo quanto riferiscono fonti dell’esecutivo comunitario, la Polonia ha aperto al sistema di ricollocamento per quote proposto da Bruxelles. Intanto Juncker ha avuto una colazione di lavoro con gli ambasciatori dei 28 (Coreper), che oggi si riuniscono in vista del consiglio Affari interni straordinario di lunedì.

Intanto da Bruxelles arriva un’apertura ai Paesi che si impegneranno ad accogliere i rifugiati: il Patto di Stabilità si applica “a tutti gli Stati in modo coerente, prendendo in considerazione tutti i fattori rilevanti. – ha detto il portavoce Ue per l’immigrazione – viene fatto e sarà fatto alla luce delle circostanze specifiche e a tempo dovuto. Per ora non speculiamo” su possibili flessibilità per le spese sostenute per rifugiati e migranti.
La situazione rimane tesa sul fronte ungherese. L’esercito ha cominciato ieri esercitazioni militari per preparare i propri effettivi a una stretta sorveglianza della frontiera meridionale con la Serbia. Nei giorni scorsi il premier Viktor Orban ha annunciato l’invio di militari alla frontiera con la Serbia per affiancare le forze di polizia nel far fronte all’incessante flusso di migliaia di migranti. Ieri si è inoltre registrato il record di migranti arrestati dalla polizia ungherese: 3321.  Nella notte, invece, 3ooo migranti hanno attraversato il confine con l’Austria, la maggior parte di loro vuole raggiungere la Germania. Per questo, scrive il sito del quotidiano Kronen Zeitung, le Ferroviere austriache (Obb) hannobloccato “completamente” il transito di treni “da e per” l’Ungheria a causa di un imminente “sovraccarico” dovuto all’afflusso di migranti.
Il ministero dell’Interno ha proposto sia dichiarato lo “stato di crisi per migrazione di massa” dal 15 settembre, sulla base delle leggi approvate la scorsa settimana. Lo ha dichiarato il vice primo ministro Janos Lazar. Più di 160mila migranti e rifugiati sono entrati dalla frontiera meridionale quest’anno, diretti verso Paesi europei più ricchi.
Ingente anche l’afflusso diretto in Macedonia. I circa 7 milamigranti e profughi, comprese tante famiglie con bambini, che erano inattesa sotto la pioggia al confine in Grecia hanno varcato il confine macedone. Sono decine di migliaia i migranti in territorio greco in attesa di proseguire per Serbia, Ungheria e da lì verso i Paesi del nord Europa. Ora la Macedonia esamina la possibilità di erigere una barriera “difensiva” alla frontiera con la Grecia, analoga a quella innalzata dall’Ungheria al confine con la Serbia. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Nikola Poposki.
A Bruxelles, intanto, i lavori proseguono. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui si accolgono favorevolmente le nuove proposte della Commissione Ue per affrontare l’afflusso di migranti e rifugiati. La risoluzione non vincolante è stata approvata dall’Aula riunita in sessione plenaria a Strasburgo con432 voti a favore, 142 contrari e 57 astensioni. Dopo aver sostenuto ieri la proposta di emergenza per la ricollocazione di 40 mila richiedenti asilo tra i paesi dell’Ue, i deputati hanno accolto con favore la nuova proposta per il trasferimento di emergenza di altri 120 mila richiedenti asilo, provenienti da ItaliaGrecia eUngheria e un meccanismo permanente che modifichi le norme di Dublino, che determinano quale Stato membro è responsabile del trattamento delle domande d’asilo.

Danimarca, inserzione contro arrivo profughi sui quotidiani libanesi



http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/15_settembre_09/danimarca-inserzione-anti-immigrati-quotidiani-libanesi-ef130514-56d8-11e5-a580-09e833a7bdab.shtml

«Cari immigrati non venite qui». In sostanza è questo il messaggio mandato dalla Danimarca ai profughi tramite un’inserzione mirata su alcuni quotidiani. Il governo danese ha fatto pubblicare nei giorni scorsi - sui giornali libanesi in arabo e in inglese - un annuncio, a firma del ministero dell’immigrazione, in cui si precisa che il nuovo governo di Copenaghen ha introdotto delle norme che riducono fino al 50% i sussidi ai profughi appena giunti nel Paese e che limitano le possibilità di ottenere il permesso di soggiorno. 








Il ricongiungimento familiare, si legge ancora, non è consentito durante il primo anno per i titolari di un permesso di soggiorno temporaneo. La notizia è subito rimbalzata sui social provocando indignazione e critiche verso la Danimarca. Da parte sua, il ministro per l’Immigrazione e l’Integrazione danese, Inger Stojberg, ha spiegato che l’avviso è volto ad «informare oggettivamente e con sobrietà» sulle regole del Paese. «Considerando l’ondata di arrivi in Europa in questi giorni - ha scritto Stojberg su Facebook - ci sono buone ragioni per rafforzare le regole e farlo sapere». Nel frattempo, una portavoce del ministero ha smentito le notizie secondo cui cinque quotidiani turchi si sarebbero rifiutati di pubblicare il messaggio

I bambini eschimesi deportati in Danimarca negli anni 50

Di Lorena Cotza
Helene Thiesen aveva sette anni quando fu portata via dalla sua famiglia. Senza capire il perché, si ritrovò su una barca con altri 22 bambini, in viaggio dalla Groenlandia alla Danimarca.
“Dalla barca guardai mia madre e non riuscii a salutarla. Ero troppo triste. Rimasi con le braccia abbassate, chiedendomi perché mi avesse fatto partire. Nessuno di noi capiva perché ci stavano portando via. Cosa ci riservava il futuro? Era tutto così incerto”, ricorda di aver pensato Helene.
Nell'estate di quel 1951, due ufficiali danesi bussarono alla porta della sua casa a Nuuk, la capitale della Groenlandia. Chiesero alla madre di Helene di portare la bambina in Danimarca, per insegnarle a parlare in danese e permetterle di ottenere una buona istruzione.
Sia pure a malincuore, la madre di Helene decise di accettare, dal momento che suo marito era morto di tubercolosi alcuni mesi prima e si era ritrovata a dover accudire i suoi tre figli da sola.
La Groenlandia è una colonia della Danimarca dal 1721. Nella prima metà del Novecento, la maggior parte degli abitanti - appartenente alla popolazione indigena degli Inuit - viveva grazie alla caccia di foche. Solo in pochi parlavano danese e moltissime persone si ammalavano di tubercolosi.
Per migliorare le condizioni di vita nella sua colonia, la Danimarca decise di investire su un programma di rieducazione forzata dei suoi abitanti. Il governo inviò telegrammi a preti e insegnanti in Groenlandia, chiedendo loro di selezionare i bambini più intelligenti dai 6 ai 10 anni.
Il programma, organizzato in collaborazione con la Ong Save the Children, prevedeva l'affidamento dei bambini a famiglie danesi, che li avrebbero rieducati.
Prima di essere trasferiti nelle case dei genitori adottivi, i bambini trascorrevano l'estate in un cosiddetto campo estivo, a Fedgaarden, che serviva in realtà come quarantena. I danesi temevano infatti che i bambini provenienti dalla Groenlandia potessero avere malattie infettive.
“C'erano dei momenti felici, ad esempio quando ci portavano in spiaggia”, disse Helene alla Bbc. “Ma la notte, quando ci mettevano a letto, piangevamo in silenzio. Mi sentivo triste e in pericolo”.
A Fedgaarden Helene contrasse un eczema. Per curarla, la sua famiglia adottiva le coprì i gomiti e le ginocchia con un unguento nero. Per evitare che sporcasse i mobili, le fu proibito di entrare in salotto.
“Non mi sentivo la benvenuta in quella famiglia, mi sentivo un'estranea”, racconta Helene. “Non mi fidavo degli adulti, perché erano gli adulti ad avermi mandato in Danimarca. Ogni volta che mi rivolgevano la parola, mi limitavo ad annuire o scuotere la testa. Non volevo rispondere”.
L'anno successivo Helene fu rimandata in Groenlandia, mentre sei bambini Inuit rimasero con le famiglie adottive danesi.
“Quando la barca attraccò a Nuuk, presi la mia piccola valigia e corsi verso mia madre”, dice Helene. “Le raccontai tutto quello che avevo visto e vissuto. Ma lei non rispose. La guardai, confusa. Dopo un po' disse qualcosa, ma non riuscivo a capire cosa stesse dicendo. Nemmeno una parola. Era terribile: non potevo più comunicare con mia madre, perché parlavamo in due lingue diverse”.
Mentre Helene si trovava con la sua famiglia adottiva, la Croce Rossa danese aveva aperto un orfanotrofio a Nuuk. Lo scopo era trasferire qui gli Inuit di ritorno dalla Danimarca, per evitare che tornassero a vivere con le proprie famiglie. Anche Helene, dopo aver salutato brevemente sua madre, fu portata qui.
Nell'orfanotrofio, ai bambini fu proibito di parlare l'eschimese, la lingua della Groenlandia. Helene avrebbe voluto ricominciare a studiarlo, ma le regole erano ferree: si poteva parlare solo in danese.
Il trauma per Helene fu tale che per molti anni, anche da adulta, si ritrovava a piangere senza capire il perché. Solo nel 1996, quando aveva ormai 52 anni, scoprì il motivo per il quale era stata portata via da sua madre.
Uno scrittore danese ritrovò dei documenti nell'archivio Nazionale danese, in cui si parlava dell'esperimento sociale sui bambini Inuit, e contattò Helene.
In seguito, Helene incontrò anche altri bambini che avevano subito la sua stessa sorte: “Tutti avevamo capito che c'era qualcosa di sbagliato in quello che c'era successo. Tutti sentivamo di aver perso qualcosa e non avevamo fiducia in noi stessi, e queste emozioni non sono mai andate via”. 
Il programma danese mirava a creare una nuova élite in Groenlandia, colta ed educata, ma i bambini finirono per essere marginalizzati e non riuscirono a riadattarsi alla vita nelle loro comunità. Molti di loro divennero alcolisti e morirono giovani. 
“I bambini persero il senso d'identità e l'abilità di parlare nella loro madrelingua. E così persero anche il senso della loro stessa esistenza”, dice Helene.
Nel 1998 la Croce Rossa danese inviò una lettera di scuse e undici anni dopo anche la sezione danese diSave the Children si scusò. Nel 2010 le autorità in Groenlandia hanno chiesto anche alla Danimarca di fare altrettanto, ma per ora il governo danese non si è espresso in merito.
Nonostante il trauma psicologico subito, Helene è riuscita a ricostruire la sua vita. Ha sposato un uomo danese, ha conseguito una laurea ed è diventata la preside di una scuola serale.
Resta, però, la delusione nei confronti delle autorità danesi: “Non ho mai capito come abbiano potuto usarci per i loro esperimenti. È incomprensibile e sono ancora piena di rancore. Lo sarò sino alla morte”.

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