Ghislaine Maxwell ha deciso di non parlare. Se lo farà, sarà solo a un prezzo altissimo: dirà tutto quello che sa sul suo ex socio-amante Jeffrey Epstein in cambio della clemenza del presidente Usa Donald Trump. In videocollegamento dal carcere dinanzi alla commissione della Camera che indaga sullo scandalo del finanziere-pedofilo morto nel 2019 e sulla sua rete di potere e traffico sessuale, Maxwell ha deciso di non rispondere alle domande, invocando il suo diritto al silenzio previsto dal Quinto Emendamento della Costituzione statunitense.
La deposizione, tenutasi lunedì mattina dalla prigione in Texas dove Maxwell sta scontando una pena di 20 anni per il suo ruolo nello schema di traffico sessuale di Epstein, è stata condotta dalla Commissione della Camera dei Rappresentanti. Maxwell era stata citata in giudizio mesi fa, ma ha scelto di non collaborare, motivando la sua posizione attraverso il suo avvocato. Secondo quanto riportato da Politico, l’avvocato David Oscar Markus ha dichiarato all’apertura della sessione che la sua cliente è disposta a testimoniare liberamente solo in cambio di clemenza, un potere esclusivo del Presidente Donald Trump, che non ha ancora escluso la possibilità di concedere un perdono.
Maxwell chiede la clemenza tramite il suo avvocato
Nel testo preparato letto dall’avvocato, Markus ha sottolineato: «Solo lei può fornire il resoconto completo. Alcuni potrebbero non gradire ciò che sentiranno, ma la verità conta». Ha aggiunto che sia il Presidente Trump sia l’ex Presidente Bill Clinton «sono innocenti di qualsiasi illecito», e che «la signora Maxwell da sola può spiegare perché, e il pubblico ha diritto a quella spiegazione». I democratici hanno accusato Maxwell di sfruttare la deposizione come parte di una campagna per ottenere clemenza da Trump. Il presidente della Commissione, il repubblicano James Comer del Kentucky, ha commentato ai giornalisti: «Purtroppo, oggi aveva l’opportunità di rispondere a domande che ogni americano si pone – domande molto importanti per questa indagine – e ha scelto di invocare il suo diritto al Quinto Emendamento».
Trump chiamò la polizia nel 2006: “Maxwell è malvagia”
A proposito del rapporto tra il magnate-pedofilo e il presidente Usa Donald Trump, emerge dai documenti un clamoroso retroscena datato 2006. Come riporta Forbes, Secondo un’intervista FBI del 2019 con l’ex capo della polizia di Palm Beach, Michael Reiter – figura centrale nelle indagini iniziali su Epstein nel 2005-2006 – Trump avrebbe contattato Reiter con una telefonata nel luglio 2006, poco dopo che le accuse penali contro Epstein erano diventate di dominio pubblico. Nel corso della chiamata, Trump avrebbe espresso apprezzamento per l’operato delle forze dell’ordine, dichiarando: «Grazie al cielo lo state fermando, tutti sapevano che stava facendo queste cose».
Il documento, un rapporto FBI noto come “302”, è stato analizzato dal Miami Herald, che per primo ha riportato i dettagli, confermando l’identità di Reiter e la data della telefonata grazie a una dichiarazione diretta dell’ex capo della polizia al giornale.Trump avrebbe inoltre descritto Ghislaine Maxwell come la sua «operativa» e «malvagia», suggerendo agli investigatori di concentrarsi su di lei. Secondo il resoconto, Trump avrebbe affermato di essersi allontanato da Epstein non appena si sarebbe trovato in presenza di adolescenti , e che «le persone a New York sapevano che Epstein era disgustoso».
Il rapporto tra Trump e Epstein risale agli anni ’80, con foto e testimonianze di eventi condivisi, inclusa la partecipazione di entrambi – insieme a Ghislaine Maxwell – all’anniversario della Ford Modeling Agency nel 1997 a New York. Il rapporto di amicizia si sarebbe deteriorato nei primi anni 2000, culminando nel divieto imposto a Epstein di accedere a Mar-a-Lago nel 2007, secondo fonti del club, a causa di presunti tentativi di reclutamento di giovani donne nella spa.
