DIGITALmeet 2026 | L'IA e le nuove sfide globali: tra contesto geopolitico e risvolti socio-psicologici e comunicativi. Conversazione con C. Alessandro Mauceri

L'avvento dell'intelligenza artificiale rappresenta la più grande rivoluzione tecnologica, mediatica e sociale del nostro tempo. Mentre il dibattito pubblico tende spesso a polarizzarsi tra una narrazione acriticamente entusiasta e scenari apocalittici, ciò che risulta realmente utile è capire le sfide concrete, immediate e strutturali che questa tecnologia impone su scala globale. 

Di ciò ho discusso in una live con il C. Alessandro Mauceri(1), saggista e Chair MSNA e MS del Kiwanis(2). Il webinar rientra nel programma dell'edizione 2026 del DIGITALmeet(3), il più grande festival italiano dedicato all'alfabetizzazione digitale, che dal 19 al 24 ottobre ha animato il Paese con oltre 135 eventi dedicati a cittadini, imprese e istituzioni e alla diffusione della conoscenza tecnologica per cittadini, imprese e istituzioni(4).

Di seguito ecco una sintesi dei temi che sono stati affrontati.

Il tallone d'Achille del diritto: l'assenza di regolamentazioni globali
Il primo grande problema legato allo sviluppo repentino dell'IA risiede nella mancanza di una regolamentazione condivisa e vincolante a livello internazionale. Sebbene l'Unione Europea si sia mossa in anticipo introducendo l'AI Act nel 2024, non tutti i paesi membri (o globali) lo hanno pienamente recepito o tradotto in leggi nazionali stabili.
Il limite più grande delle normative attuali è la loro natura puramente locale . In un'era di 'globalizzazione totale', i sistemi di IA operano ben oltre i confini dei singoli Stati ma le istituzioni sovranazionali, a partire dalle Nazioni Unite, si trovano oggi troppo deboli o sotto costante attacco per poter imporre un quadro normativo universale.
La nuova "corsa agli armamenti" geopolitica
La diffusione globale dell'intelligenza artificiale rientra nella spietata competizione geopolitica tra superpotenze, assimilabile alla corsa allo spazio degli anni '60 o a una nuova corsa agli armamenti. I tre principali attori geopolitici coinvolti sono:
  • USA: Mantengono un monopolio commerciale nel mondo occidentale, guidato da pochissime Big Tech strettamente interconnesse con gli apparati di sicurezza.
  • Cina: Promuove un modello fortemente centralizzato e statalista, sfruttando l'IA come strumento di avanzamento politico e di influenza sul Sud del mondo.
  • India: Emerge come terzo gigante demografico ed economico, aumentando il proprio peso specifico nel settore.
In tutto questo scenario, l'Europa sconta un forte gap culturale e tecnologico, posizionandosi in una condizione di subalternità rispetto ai giganti americani e cinesi. Inoltre, senza una reale convergenza politica interna, il Vecchio Continente rischia di ridursi a mero terreno di scontro commerciale anziché imporsi come leader della sovranità tecnologica .
Il cortocircuito dell'informazione e delle fonti artificiali
Un ulteriore allarme lanciato durante il webinar riguarda l'utilizzo dell'IA ai fini della manipolazione della realtà e delle informazioni. Oggi l'intelligenza artificiale si sta sostituendo ai motori di ricerca e ai media tradizionali come fonte primaria di informazione e la proliferazione di immagini e video modificati (si pensi ai deepfake) rende ormai quasi impossibile per il cittadino comune distinguere i fatti dalle fake news.
A questo si aggiunge il problema dell'inquinamento delle fonti informative: uno studio condotto dalla celebre rivista scientifica The Lancet ha evidenziato come oltre il 50% delle fonti citate in alcune ricerche mediche non fossero reali, bensì generate artificialmente dall'IA(5).
Diseguaglianza sociale e impatto ambientale: i costi nascosti
Dietro i grandi successi dell'IA – come i calcoli scientifici complessi o la chirurgia a distanza – si nascondono costi economici e ambientali insostenibili. I grandi data center richiedono quantità enormi di energia e di acqua dolce per il raffreddamento dei server, costringendo nazioni come la Cina a progettare infrastrutture sommerse per mitigare l'impatto termico.
Infine, l'IA minaccia di ampliare drammaticamente il divario sociale (il coefficiente di Gini). La tecnologia non democratizza l'accesso per tutti allo stesso modo: chi vive in condizioni di povertà estrema, anche in Italia, rimarrà escluso dai dispositivi necessari per sfruttare questi sistemi. Si profila, di conseguenza, una spaccatura tra una minoranza globale sempre più ricca e influente grazie all'automazione e una maggioranza sottomessa e priva di strumenti di emancipazione tecnologica.
Conclusioni
La sfida del futuro non riguarda la bontà della tecnologia in sé, ma chi controlla i controllori. È urgente promuovere campagne di alfabetizzazione mediatica ed educazione digitale per i cittadini, parallelamente a uno sforzo diplomatico globale che porti a regole etiche condivise. Fino ad allora, l'intelligenza artificiale rimarrà uno straordinario acceleratore di progresso, ma anche un potente fattore di instabilità geopolitica e sociale.
NOTE
Nuova Vecchia

نموذج الاتصال