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TERRORISMO, l'indagine del Berliner Morgenpost: 'Anis Amri fu istigato da un'informatore della polizia'

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Di Salvatore Santoru

Anis Amri sarebbe stato istigato a compiere l'attentato di Berlino. 
A sostenere questa tesi ci sarebbe un'indagine svolta dal quotidiano Berliner Morgenpost e della radio RBB(1).

Secondo l'indagine, Amri sarebbe stato contattato(2) da un presunto informatore della polizia della Nordreno-Vestfalia, un cosiddetto V-Mann ( V sta per Vertrauensperson, persona di fiducia), il quale bazzicava gli ambienti dell'estremismo islamista.

A sostenere queste tesi ci sarebbe anche un testimone, un'ex islamista radicale frequentatore dei gruppi legati al predicatore islamista radicale e reclutatore dell'ISIS Abu Walaa.

NOTE:

(1)https://www.morgenpost.de/berlin/article212285987/V-Mann-soll-Islamisten-zu-Anschlaegen-angestachelt-haben.html

(2)http://www.huffingtonpost.it/2017/10/20/anis-amri-fu-istigato-da-un-informatore-della-polizia-lindagine-che-fa-tremare-lintelligence-tedesca_a_23250384/

TERRORISMO: I killer di Berlino e Marsiglia sono passati da Aprilia

Risultati immagini per Ahmed Hanachi anis amri

Di Marco Menduni

È vissuto per qualche anno con la moglie ad Aprilia (Latina), Ahmed Hanachi, tunisino, l’uomo che domenica ha ucciso due ragazze alla stazione ferroviaria di Saint-Charles, a Marsiglia, prima di essere abbattuto dalla polizia. È vissuto ad Aprilia anche Anis Amri, il terrorista tunisino autore della strage di Berlino del 19 dicembre 2016, 12 vittime travolte dall’autoarticolato che aveva rubato, ucciso poi in un conflitto a fuoco con due poliziotti quattro giorni dopo a Sesto San Giovanni, al confine con Milano. 


È una circostanza, che potrebbe superare la semplice coincidenza, sulla quale gli investigatori dell’antiterrorismo hanno iniziato a indagare ancora prima che Hanachi, ieri sera, venisse formalmente identificato dalle autorità tunisine. C’è la riprova che persone legate all’estremismo islamico sono passate in Italia prima di riuscire a varcarne i confini e realizzare progetti di sangue. C’è poi un sospetto preciso: che ad Aprilia, in particolare nella frazione di Campoverde, in quelle campagne costellate di casolati isolati ma a due passi dalle grandi vie di comunicazione e a 40 chilometri da Roma, ci sia stata in passato una base logistica per tunisini vicini all’estremismo. Non jihadisti formati, ma persone sbandate irregolari, che proprio qui potrebbero aver subito l’indottrinamento che li ha portati poi alla radicalizzazione. 

Amri, sbarcato a Lampedusa, era finito in carcere per 4 anni dopo una rivolta nel centro di accoglienza. Scarcerato, ha vagato per l’Italia per poi raggiungere la Germania, cavandosela con lavoretti offerti dai connazionali. Era stata decretata la sua espulsione, ma la Tunisia non l’aveva riconosciuto come suo cittadino; non era rimasto che liberarlo. Quando Amri, dopo la fuga da Berlino che è stata ricostruita solo nella sua parte finale (da Chambery a Torino, poi alla Centrale di Milano, poi in autobus fino a Sesto San Giovanni) è stato ucciso dagli agenti italiani, si è subito cercato di capire quale potesse essere la sua destinazione in Italia. Il primo sospetto: Aprilia. L’antiterrorismo ha perquisito il casolare dove, per alcuni mesi del 2015, l’attentatore di Berlino era stato ospite di un connazionale e della sua famiglia. Nessuna abitazione vicina, nessun occhio indiscreto che rischiasse di spiare oltre il muretto e la rete di cinta. Il padrone di casa, Montasar, era in carcere per spaccio. Ha raccontato che Amri era tornato lì poche settimane prima dell’attentato in Germania. 

Anche Hanachi, l’accoltellatore di Marsiglia, era uno sbandato. Già conosciuto in Tunisia per piccoli crimini, in Francia era già stato arrestato e nel tempo aveva fornito 7 generalità diverse. Il giorno prima dell’attentato era finito di nuovo in guardina: cercava di fuggire da un negozio del centro commerciale della stazione lionese di Part-Dieu senza pagare una giacca da 39 euro. È stato rilasciato poche ore dopo in circostanze sulle quali il ministro dell’Interno, Gèrard Collomb vuol fare luce. Con il passaporto tunisino in tasca, ma senza permesso di soggiorno, per la Francia doveva essere accompagnato in aeroporto per l’espulsione. Invece è tornato subito in libertà. Agli agenti ha detto di essere senza dimora, divorziato e tossicodipendente. 

Ora l’inchiesta cerca il salto di qualità. Bisogna verificare se Amri e Hanachi siano stati nelle campagne di Aprilia nello stesso periodo, se si siano conosciuti, se possano aver progettato azioni comuni. Ma, soprattutto, se si siano appoggiati a una stessa cellula, in un luogo dove accanto ai lavoratori regolari che vivono della raccolta di kiwi, si annidano diversi irregolari. Invisibili, eludono ogni controllo. 

TERRORISMO,ESPULSO SOSPETTO SIMPATIZZANTE ISIS: ERA LEGATO AD ANIS AMRI ED ERA GIA' STATO ESPULSO NEL 2013, MA ERA TORNATO IN ITALIA IN MODO FRAUDOLENTO

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Di Salvatore Santoru

Un sospetto simpatizzante dell'ISIS di origine egiziana è stato espulso per motivi di pericolosità sociale. 
Come riportato dall'ANSA(1) il 43enne era indagato per contatti con l'attentatore di Berlino Anis Amri e in passato era già stato condannato per reati comuni.
Tra l'altro, l'uomo era stato già espulso nell'aprile 2013 ma era rientrato dopo aver ottenuto un visto,in modo fraudolento, dall'Ambasciata d'Italia in Egitto.

NOTE:

(1)http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/04/29/terrorismo-espulso-egiziano-vicino-a-amri_0a94d280-9542-456a-8110-13463aa97c8e.html

Terrorismo, un arresto e un’espulsione a Brindisi: “Militanti dell’Isis, avevano contatti con Berlino e con Anis Amri”

Terrorismo, un arresto e un’espulsione a Brindisi: “Militanti dell’Isis, avevano contatti con Berlino e con Anis Amri”
Avevano una totale adesione all’ideologia dell’Isis, facevano parte di una cellula salafita operante a Berlino, erano pronti a compiere attenti e uno di loro era in contatto con Anis Amri, l’autore della strage al mercatino di Natale della capitale tedesca. Sono queste le accuse per un cittadino congolese arrestato e un marocchino, che invece è stato espulso, nell’ambito di un’indagine della Digos di Brindisi, coordinata dalla Dda di Lecce e dalla Procura nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

Le indagini, coordinate dai pm Alessio Coccioli e Guglielmo Cataldi della Dda di Lecce, hanno inoltre consentito di individuare e neutralizzare i progetti della cellula salafita operante a Berlino, che era composta da 11 membri. L’inchiesta è stata avviata il 24 dicembre 2016, dopo l’attentato compiuto al mercatino di Natale cinque giorni prima. La Puglia è da mesi oggetto delle attenzioni del Viminale, che ha intensificato la presenza dell’Antiterrorismo dopo che le ultime indagini e arresti hanno evidenziato come i porti pugliesi siano diventato scalo privilegiato di fiancheggiatori delle organizzazione jihadiste.In manette, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale, è finito Lutumba Nkanga, congolese di 27 anni e residente in Germania, ma in passato ospite del Centro per rifugiati di Brindisi. Mentre il marocchino Soufiane Amri, il ventiduenne che era in contatto con l’attentatore di Berlino, è stato espulso dall’Italia. Entrambi, dicono gli investigatori, avevano aderito totalmente all’Isis ed erano pronti a compiere azioni violente, fino al martirio.
La storia delle indagini – Nei giorni successivi all’attentato di Amri, Lutumba Nkanga viene interrogato nel Centro di identificazione ed espulsione di Restinco, a Brindisi. Nella suo cellulare vengono trovate immagine del bollettino quotidiano delle agenzie di stampa dello Stato Islamico. Da qui partono le indagini che porteranno poi all’individuazione della cellula salafita. Perché gli investigatori andarono ad ascoltare proprio Lutumba? Il congolese era stato fermato ad Ancona insieme ad Amri Soufiane. Sul cellulare del marocchino era presente il contatto di Anis Amri. Da qui il collegamento.

Attentato Berlino, sotto sequestro la moschea frequentata dall’attentatore. “Finanziava la jihad”

Risultati immagini per Fussilet 33 moschea
“Era nota come la moschea della gente di Isis“: così un amministratore locale di Berlino descrive l’associazione-moschea di Moabit, “Fussilet 33“. L’attentatore Anis Amri la frequentava abitualmente e vi si era recato anche poche ore dopo aver commesso la strage del 19 dicembre scorso, che aveva causato la morte di 12 persone. Oggi è stata chiusa nel corso di un raid antiterrorismo ad opera della polizia tedesca.
L’operazione della polizia, iniziata all’alba, ha coinvolto 450 agenti a BerlinoBrandeburgo e Amburgo, e ha portato alla perquisizione di 24 obiettivi tra cui anche appartamenti, due piccole imprese e sei celle. Sono stati sequestrati computer, documenti, e sono stati ispezionati dei conti bancari che hanno rivelato interessanti movimenti finanziari.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la moschea era un luogo in cui “si raccoglievano soldi per appoggiare la jihad e si reclutavano combattenti disposti ad andare in Siria e in Iraq”. Le lezioni di dottrina islamica della Fussilet 33 erano spesso fonte d’ispirazione per la “radicalizzazione dei fedeli”.
Un ex imam di questa moschea era già stato arrestato nel 2015, quando ci fu un primo sgombero dei locali. Tuttavia la decisione finale dell’amministrazione è arrivata soltanto adesso, e decisivo è stato il caso del tunisino responsabile dell’attentato del 19 dicembre, con un camion lanciato tra la folla, nei pressi della chiesa della Memoria. È da allora che l’opzione di proibire il luogo di culto e la relativa associazione è divenuta concreta.
“Non si voleva punire l’intero gruppo per gli eccessi di singoli”, ha spiegato oggi il ministro dell’Interno del Land di Berlino Andrea Geisel, rispondendo a una domanda sui lunghi tempi della decisione. Inoltre, il giurista cui era affidato il caso è stato a lungo malato nel 2015, e la pratica della moschea di Moabit fu trascurata anche per questo. Del resto la stessa pericolosità di Amri era stata sottovalutata: “La valutazione fu sbagliata”, ha ammesso Geisel, “e in futuro i criteri andranno rivisti”.
“Con il veto a Fussilet 33 abbiamo dato un segnale chiaro: non c’è posto a Berlino per chi predica l’odio, per chi recluta combattenti e raccoglie fondi per Isis. Anche se questa città è colorata, aperta, pronta ad accogliere chi viene perseguitato e chi scappa dalla guerra, e così deve restare”.
Altri estremisti sono sotto controllo, e ad altre associazioni religiose potrebbe accadere quello che è accaduto a Fussilet. Certo nulla fa pensare che la rete della moschea proibita non si raccoglierà in privato. Alcuni già contestano che così sarà più difficile controllarla.

TERRORISMO: Espulsi dall’Italia due tunisini, uno era in contatto con il killer di Berlino Anis Amri




Due tunisini sono stati espulsi oggi «per motivi di sicurezza dello Stato». Uno dei due, 47enne senza fissa dimora, è intestatario di un utenza telefonica risultata presente tra i contatti dell’attentatore del mercato di Natale di Berlino Anis Amri nel giugno 2015, quando quest’ultimo era ospite della famiglia di un connazionale, attualmente detenuto presso il carcere di Velletri per reati comuni. 

Salgono così a 147 i soggetti gravitanti in ambienti dell’estremismo religioso espulsi con accompagnamento alla frontiera dal gennaio 2015 ad oggi. Di questi, 15 eseguiti nel 2017.  

L’altro espulso è un 34enne segnalato dai servizi di intelligence nell’ambito del monitoraggio della comunità islamica della provincia di Perugia, quale «elemento di orientamento radicale facente parte di un sodalizio di spacciatori tunisini, operanti nel capoluogo umbro, legati ad altro connazionale già espulso dal territorio nazionale per motivi di sicurezza dello Stato il 14 maggio 2015». Dalle indagini svolte è emerso, inoltre, che il tunisino espulso oggi, oltre ad aver evidenziato le sue simpatie per il Daesh, durante la sua permanenza a Lucca, non avrebbe escluso la possibilità di recarsi in Siria.  

Rintracciato a Palermo lo scorso 14 febbraio e risultato irregolare sul territorio nazionale, è stato trattenuto nel centro di Caltanissetta. Oggi è stato rimpatriato dalla frontiera area di Palermo con un volo diretto a Tunisi. 

Quanto al 44enne, a seguito delle indagini svolte, è stato trattenuto nel centro di Caltanissetta in attesa dell’espulsione avvenuta oggi dalla frontiera marittima di Palermo, con una nave partita verso Tunisi.  

TERRORISMO, ANIS AMRI ERA IN CONTATTO CON INFORMATORE POLIZIA TEDESCA

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“Amri in contatto con informatore della polizia tedesca. Voleva comprare un kalashnikov a Napoli”



Anis Amril’attentatore dei mercatini di Berlino ucciso a Sesto San Giovanni, era in contatto con un informatore della polizia. Che, però, ha valutato male le rivelazioni del loro “contatto”. Inoltre a fine novembre, parlando sempre con lui, aveva sostenuto di “potersi procurare senza problemi un kalashnikov a Napoli” e di “voler combattere per la sua fede a tutti i costi“. Poi, il 3 dicembre, Anis disse di “voler comprare un kalashnikov a Parigi” per fare attentati in Germania. Questa una delle informazioni contenute nel rapporto di 18 pagine riguardante “la persona di Anis Amri” che la Bka, la polizia federale tedesca, ha inviato venerdì alle autorità federali e statali del paese, nonché alla procura federale. Un rapporto che arriva in Parlamento e che è stato anticipato dalla Sueddeutsche Zeitung. In un lungo articolo il giornale racconta come il tunisino che ha lanciato il 19 dicembre scorso a piena velocità il proprio camion sulla folla riunita attorno alle bancarelle del mercatino di Natale nel centro di Berlino fosse seguito da un uomo della polizia.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/16/amri-in-contatto-con-informatore-della-polizia-voleva-comprare-un-kalashnikov-a-napoli/3319024/

La polizia italiana senza software per riconoscere i volti nei video

Di Luca Fazzo
Un lavoro estenuante, incollati al monitor del computer, fotogramma dopo fotogramma.
La tecnologia che ha consentito di individuare gli spostamenti di Anis Amri tra Bardonecchia, Torino, Milano e Sesto San Giovanni - ultima tappa della lunga fuga del terrorista di Berlino - è la più antica di tutte: l'occhio umano. Nell'era del Grande Fratello, dei software fantascientifici, le indagini sulle otto ore trascorse in Italia dall'autore della strage di Breitscheidplatz sono affidate unicamente al lavoro certosino di decine e decine di poliziotti, che dalla mattina del 23 dicembre, quando l'uomo ucciso a Sesto è stato identificato in Amri, setacciano il contenuto di una infinità di telecamere di videosorveglianza alla ricerca del passaggio del tunisino.
Il software di riconoscimento facciale, quello che si vede all'opera abitualmente in film e serie tv, esiste davvero. È, per esempio, uno dei mezzi di lavoro abituale della polizia di frontiera degli Stati Uniti, che registra e archivia le fattezze di chiunque passi i valichi di confine. Ma costa molto. Troppo? Forse oggi, per la prima volta, ci si accorge davvero di come uno strumento simile sarebbe indispensabile per fronteggiare l'emergenza terrorista. Le città italiane sono costellate da una rete di occhi elettronici ormai quasi capillare. Ma la massa di immagini raccolte rischia di servire a poco se non si dispone degli strumenti informatici per analizzarli in tempo reale che hanno invece a disposizione le polizie di altri paesi.
Le prime immagini di Anis Amri individuate dopo la sua morte sono, come è noto, quelle contenute nei filmati della Stazione Centrale di Milano, e diffuse l'altro ieri dalla Digos milanese. Gli inquirenti avevano i fotogrammi della stazione sul loro tavolo già a mezzogiorno di venerdì 23, quando dal conflitto a fuoco di piazza Primo Maggio erano passate appena nove ore, e ancora meno ne erano passate dal riconoscimento - grazie alle impronte digitali - del terrorista in fuga nel cadavere di Sesto. Ma per rendere possibile questo risultato è stato necessario un lavoro febbrile e inevitabilmente a rischio di «errore umano», realizzato passando alla moviola decine di ore di registrazioni.
In questo caso, ad agevolare il compito ha contribuito la certezza sugli abiti indossati da Amri durante i suoi spostamenti, che potevano essere solo i medesimi che portava quando è morto. Così più che un volto nei fotogrammi delle telecamere, si sono cercati le scarpe, i pantaloni, la felpa scura col cappuccio. I pantaloni, in particolare, sono risultati particolarmente riconoscibili, perché si trattava in realtà di tre paia, indossate una sopra l'altra per proteggersi dal freddo, e pertanto sembravano quasi imbottiti. Altrettanto manualmente si sono svolte le ricerche a Torino e a Bardonecchia sui filmati delle stazioni locali, arrivate anch'esse a individuare la presenza del terrorista.
Con un software di riconoscimento automatico, la ricerca sarebbe stata indubbiamente più veloce. E la velocità, in questi casi, è un fattore fondamentale. Basti pensare a un terrorista ancora vivo e in fuga, da bloccare prima che possa colpire di nuovo; o, nella vicenda di Amri, a un eventuale complice che fosse stato filmato insieme a lui. Anche in quel caso, il controllo delle immagini si sarebbe fatto a mano, secondo dopo secondo. Altro che Person of interest.

Preso in Germania un uomo con l'accusa di essere un fiancheggiatore di Anis Amri

Anis Amri in una nuova foto dalla videocamera della stazione di Torino

http://www.askanews.it/top-10/preso-in-germania-un-uomo-con-l-accusa-di-essere-un-fiancheggiatore-di-anis-amri_711970522.htm

A Berlino è stato arrestato un presunto fiancheggiatore di Anis Amri. Lo riferisce la procura federale di Karlsruhe. Intanto la polizia di Stato ha diffuso un nuovo fotogramma che ritrae Anis Amri, il terrorista autore della strage di Berlino, alla stazione di Torino Porta Nuova. Il frame è stato ripreso la sera del 22 dicembre alle ore 22:14. L'uomo è stato poi ucciso durante un conflitto a fuoco seguito a un controllo da parte di due agenti della polizia a Sesto San Giovanni. Lme/Int2

DIFFUSE LE IMMAGINI CHE RIPRENDONO ANIS AMRI NELLA STAZIONE DI MILANO

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Di Salvatore Santoru

Come riportato da "la Stampa"(1) la Questura di Milano ha diffuso le immagini di Anis Amri nella Stazione Centrale di Milano.
Il fotogramma che riprende Amri è stato estratto dalle telecamere della Stazione Centrale e fa riferimento ai momenti precedenti la sparatoria.

NOTE:

(1)http://www.lastampa.it/2016/12/27/italia/cronache/le-immagini-di-amri-alla-stazione-di-milano-poche-ore-prima-della-sparatoria-vUTeOUbAd19ccNDWfmg3EM/pagina.html

TERRORISMO,ANIS AMRI ERA STATO FILMATO NELLA STAZIONE DI LIONE

Attentato Berlino, Anis Amri filmato nella stazione di Lione. Attesa per l’esame balistico sulla calibro 22

Di Salvatore Santoru

Come riportato dal "Fatto Quotidiano"(1) Anis Amri era stato filmato nella stazione di Lione.
Nella città francese Amri aveva acquistato un biglietto per Milano con corrispondenza a Chambery e la certezza arriva dalle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza. 

NOTE:

(1)http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/26/attentato-berlino-anis-amri-filmato-nella-stazione-di-lione-attesa-per-lesame-balistico-sulla-calibro-22/3282098/

I LEGAMI DI ANIS AMRI CON L'ISIS

Germany Christmas Market
Anis Amri (Militant video via AP)
Nelle ultime ore sono emersi nuovi particolari su Anis Amri, l’uomo che lunedì 19 dicembre ha investito la folla a un mercatino di Natale di Berlino e ha ucciso 12 persone. Amri, che è stato ricercato per quattro giorni dalla polizia di mezza Europa, è stato ucciso nella notte tra giovedì e venerdì da due poliziotti italiani a Sesto San Giovanni, un comune nella periferia di Milano. Nonostante ci siano ancora diversi dettagli da chiarire – come gli ultimi spostamenti di Amri dalla Germania all’Italia (il Foglio per esempio sostiene che stesse cercando di raggiungere la zona del bergamasco, dove poteva contare su una rete di supporto legata alla piccola criminalità locale, e che i servizi segreti lo stessero aspettando) – qualcosa su di lui si può già dire. Si sa per esempio che Amri non era un estremista religioso prima di arrivare in Europa: sembra si sia progressivamente radicalizzato prima durante i quattro anni passati carcere in Italia e poi in una rete di islamisti radicali in Germania. Dalle ultime informazioni disponibili, si può dire inoltre che Amri non abbia agito completamente da solo a Berlino, come si pensava inizialmente: in Germania era entrato in contatto con un gruppo guidato da un predicatore di origine irachena considerato molto vicino allo Stato Islamico e già da tempo era sorvegliato dall’intelligence tedesca perché sospettato di voler ottenere illegalmente delle armi.
Italy Germany Christmas MarketIl ministro degli Interni italiano Marco Minniti, a sinistra, e il capo della polizia Franco Gabrielli durante la conferenza stampa tenuta venerdì a Roma, dopo l’uccisione di Anis Amri (AP Photo/Gregorio Borgia)
Ma quanto c’entrava Anis Amri con lo Stato Islamico? Ecco cosa sappiamo di lui, messo in ordine.
Chi era Anis Amri
Amri era nato a Oueslatia, una piccola città della Tunisia, il 22 dicembre del 1992. Fin da giovane, ha raccontato la sua famiglia al Wall Street Journal, Amri dava qualche problema: saltava in continuazione la scuola e stava a casa senza fare niente. Nel marzo 2011, a 18 anni, Amri lasciò la Tunisia e insieme a tre suoi amici riuscì ad arrivare a Lampedusa usando una delle imbarcazioni messe a disposizione dai trafficanti di essere umani. A ottobre dello stesso anno fu arrestato e fu condannato a quattro anni di carcere per avere causato un incendio e per avere danneggiato delle proprietà nel centro di accoglienza di Belpasso, un piccolo comune vicino a Catania. Scontò quasi tutta la pena in sei carceri diverse: Enna, Sciacca, Agrigento, Palermo – prima al Pagliarelli e poi all’Ucciardone – e Caltanissetta (al CIE, il centro di identificazione ed espulsione). Quando uscì fu emesso nei suoi confronti un provvedimento di espulsione, che però non fu mai attuato. Nel luglio 2015 Amri entrò in Germania.
Ralf Jäger, il ministro degli Interni della Renania Vestfalia-Settentrionale, ha detto che nei mesi successivi al suo arrivo in Germania Amri si spostò molto, prima di fermarsi a Berlino nel febbraio 2016. Fu in quel periodo che attirò le attenzioni dell’antiterrorismo tedesco. A marzo le autorità di Berlino indagarono su di lui perché sospettato di pianificare un furto per rubare i soldi che gli sarebbero serviti per comprare delle armi automatiche da usare in un attacco terroristico. Sembra che in quel periodo Amri fosse entrato anche in qualche giro di droga. Ayman, un trafficante di droga tunisino che vive a Berlino, ha raccontato al Wall Street Journal di avere visto spesso Amri vendere cocaina nel quartiere Kreuzberg: «Amava i soldi e se gli rubavi uno dei suoi clienti diventava matto». Amri fu messo sotto sorveglianza e ad aprile fece richiesta formale di asilo politico in Germania. La richiesta naturalmente gli fu rifiutata e a giugno fu decisa la sua espulsione, mai realizzata perché Amri era sprovvisto di documento valido e non poteva essere rimpatriato. A settembre la sorveglianza si concluse, non si sa bene perché; nel frattempo Amri era anche stato inserito nella “no fly list” degli Stati Uniti, cioè quella lista stilata dal governo che impedisce alle persone che ne fanno parte di imbarcarsi su un aereo commerciale in entrata o uscita da un aeroporto statunitense.
Germany Christmas MarketI dati di Anis Amri, il presunto attentatore di Berlino (Police via AP)
Non è chiaro quando Amri cominciò a radicalizzarsi, cioè ad avvicinarsi a un’interpretazione molto radicale dell’Islam. Secondo la ricostruzione della Stampa, già durante il periodo che Amri passò nel carcere ad Agrigento le autorità notarono “atteggiamenti sospetti tendenti alla radicalizzazione” e nel gennaio 2015 Amri fu trasferito all’Ucciardone di Palermo per “gravi e comprovati motivi di sicurezza”. Il Corriere ha scritto che i comportamenti di Amri erano stati notati anche dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che aveva avvertito il Casa (Comitato di analisi strategica antiterrorismo, che include membri della polizia giudiziaria e dei servizi di intelligence). Sembra che l’avvicinamento all’Islam radicale si completò in Germania, quando Amri entrò in contatto con il più importante esponente dello Stato Islamico nel paese.
La rete dello Stato Islamico in Germania
CNN ha ottenuto un documento di 345 pagine dagli investigatori tedeschi relativo alla rete terroristica che sembra esserci dietro all’attentato di Berlino. Stando ai documenti, Amri faceva parte di un gruppo di persone che orbitava attorno ad Ahmad Abdelazziz, conosciuto anche come Abu Walaa, un predicatore di origine irachena arrestato a novembre nella città tedesca di Hildesheim con l’accusa di terrorismo. Walaa non è un predicatore qualsiasi: ha definito se stesso come il rappresentante dello Stato Islamico in Germania ed è considerato dagli investigatori come la figura centrale di una “rete nazionale di indottrinati salafiti-jihadisti che sono strettamente legati tra loro e operano dividendosi i compiti». Le finalità di questa rete – concentrata soprattutto negli stati tedeschi della Renania Settentrionale-Vestfalia e della Bassa Sassonia – sono due: il reclutamento e l’indottrinamento; i suoi membri comunicano tra loro usando Telegram e ottengono i fondi per finanziare il jihad (spesso i viaggi dei “foreign fighters”) tramite furti o truffe sui prestiti.
Secondo gli investigatori tedeschi, Anis Amri aveva avuto anche una specie di mentore nel gruppo di Walaa: Boban Simeonovic, un 36enne tedesco-serbo proveniente da Dortmund, (Renania Settentrionale-Vestfalia), e considerato molto radicale. Simeonovic, anche lui arrestato per terrorismo a novembre insieme a Walaa, aveva alcuni contatti diretti con diversi operativi tedeschi dello Stato Islamico in Siria. Alla fine del 2015, quando Amri si stava preparando ad andare in Siria per unirsi allo Stato Islamico, Simeonovic lo portò a fare lunghe escursioni per tenerlo in forma e si occupò di organizzare il suo viaggio tramite i contatti che aveva alla moschea di Hildesheim. Non è chiaro il motivo per cui alla fine Amri non partì. Grazie ai racconti di un informatore della polizia nella rete di Walaa, si sa però che Amri a un certo punto cominciò a pensare di compiere attacchi terroristici in Germania.
Non si conoscono ancora molti dettagli sul tipo di contatti che questa rete guidata da Walaa ha intrattenuto con i vertici dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. Secondo le informazioni che un disertore dello Stato Islamico ha dato agli investigatori tedeschi, Abu Walaa aveva una certa influenza a Raqqa: un suo accolito era diventato capo della sezione tedesca del servizio di sicurezza dello Stato Islamico ed era in contatto con Abu Muhammad al Adnani, che fino alla sua morte è stato considerato il secondo uomo più potente del gruppo dopo Abu Bakr al Baghdadi. Anis Amri, l’attentatore di Berlino, era certamente parte di questa rete.
TITOLO ARTICOLO ORIGINALE:"Quanto c’entra Anis Amri con l’ISIS "

TERRORISMO, ARRESTATO IN TUNISIA IL NIPOTE DI ANIS AMRI

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Di Salvatore Santoru

Anche il nipote di Anis Amri è stato arrestato nella retata anti-terrorismo in Tunisia.
Lo ha annunciato il Ministero dell'Interno tunisiono(1), il quale ha riferito di aver smantellato una cellula jihadista composta da individui aventi tra i 18 e i 28 anni di età.

NOTE:

(1)http://www.repubblica.it/esteri/2016/12/24/news/anis_amri_arresti_strage_berlino-154799665/

Quel predicatore "senza nome" che ha avvicinato Amri al jihad

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Di Giovanni Giancalone
Anis Amri viene ucciso nella notte di venerdì a Sesto San Giovanni e mentre si indaga sulle motivazioni che possono aver spinto il terrorista a ritornare in Italia, da dove aveva fatto perdere le sue tracce nel 2015, si apre un altro mistero legato al suo presunto coinquilino in Germania, un misterioso individuo di origine balcanica, con cittadinanza tedesca e serba, arrestato l’8 novembre assieme al predicatore iracheno Abu Wala e ad altri tre sospettati di terrorismo nel Nord Reno-Westfalia.
Inizialmente il soggetto veniva identificato soltanto come Boban S., 37 anni, in seguito iniziano però a emergere maggiori elementi.
La Cnn pubblicava alcune informazioni sul soggetto, identificato come Boban Simeonovic, 37 anni, di Dortmund, personaggio ritenuto tra i più radicali all’interno della rete di Abu Walaa. Il sospettato parlava spesso di “stato di guerra” in Germania e della necessità di combattere in Siria o di colpire in Europa, tanto che pare avesse cercato di aiutare Amri a partire per il jihad, tramite contatti nella moschea di Hildesheim. Simeonovic avrebbe inoltre portato Amri ed alcuni altri “confratelli” a fare esercizio fisico in montagna e avrebbe fornito al tunisino un nascondiglio.
Resta però da capire chi sia veramente Boban Simeonovic, visto che in Serbia c’è chi nutre dubbi al riguardo.
Dzevad Galijasevic, esperto serbo di terrorismo, rendeva noto che il nominativo Boban Simeonovic, veniva utilizzato in più occasioni come nome fasullo su passaporti contraffatti serbi usati da musulmani della Bosnia e del Sangiaccato come Abid Podbicanin, Izudin Crnovrsanin, Sejad Plojovic, Mirza Ganic, Eldar Kundakovic. Veniva inoltre messo in evidenza come si trattasse di un nominativo, quello di “Boban”, che i serbi non avrebbero mai utilizzato, aggiungendo che anche il macellaio di Kacanik, Lavdrim Muhaxheri, in un vecchio documento falso aveva utilizzato il nome “Boban” Debic.

Anis Amri minacciò detenuto cristiano in un carcere italiano

Guarda la versione ingrandita di Anis Amri in carcere Italia minacciò detenuto cristiano:
“Ti taglio la testa”. Così Anis Amri, l’uomo più ricercato d’Europa perché sospettato di essere l’autore della strage di Berlino, avrebbe minacciato un altro carcerato quando era detenuto in Italia.
Episodi di violenza e contrasti che sono stati oggetto di segnalazioni da parte del Dap (Dipartimento di amministrazione penitenziaria) al Casa, il Comitato analisi strategica antiterrorismo, perché ritenuti sospetti. Durante la sua detenzione Anis Amriavrebbe destato preoccupazioni anche per la scelta delle sue frequentazioni: socializzazioni selettive, solo con un gruppo ristretto di detenuti anch’essi tunisini.
Già nel corso del 2014, mentre era detenuto adAgrigento, si sono verificati episodi di protesta in cella. Un detenuto con cui aveva frequenti contrasti dichiarò – a quanto risulta – di essere stato vessato da Amri affermando che lo minacciava di volergli tagliare la testa perché era cristiano e descrisse Amri con un islamista terrorista che lo voleva convertire all’Islam e per questo lo vessava. E’ da quel momento, nel novembre 2014, che Amri viene “attenzionato” e fino alla sua scarcerazione il Dap ha posto la sua posizione all’attenzione del Casa.