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Diciotti, Venditti difende Salvini: 'Ha agito nell'interesse nazionale'


Di Salvatore Santoru

Il noto cantante Antonello Venditti ha detto la sua sul caso Diciotti. Più specificatamente e stando a quanto riportato in un articolo pubblicato sul sito web di Sky Tg24, in una recente intervista di 'Vanity Fair' Venditti ha difeso il ministro dell'Interno e leader della Lega Nord Matteo Salvini.

Più specificatamente, l'artista ha affermato che Salvini ha 'agito nel nome di un superiore interesse nazionale' e parla il linguaggio della sua epoca.

Diciotti, in giunta la memoria di Salvini. Conte: “Anche io responsabile. Il ministro attuò l’indirizzo politico del governo”


Novanta minuti per leggere la memoria di Matteo Salvini e gli allegati di Giuseppe ConteLuigi Di Maio e Danilo Toninelli. E poi un rinvio: la giunta per le Immunità si riunirà di nuovo in serata e dovrà decidere se i documenti firmati dal premier e dal vicepremier sono ricevibili o meno. “Torneremo a riunirci appena possibile, dopo la seduta d’Aula del Senato, sul tema della ricevibilità di questi documenti, che qualcuno ha sollevato”, ha detto Maurizio Gasparri, presidente dell’organo parlamentare che dovrà decidere se concedere o meno l’autorizzazione a procedereavanzata dai giudici di Catania per Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona aggravato. “Gli allegati alla memoria difensiva presentata da Salvini sono irricevibili da un punto di vista procedurale e si impone la trasmissione di questi atti al tribunale dei ministri perché la partecipazione del Governo non era conosciuta al tempo”, ha detto uscendo dalla Giunta il senatore Pietro Grasso.  “A norma di regolamento – ha aggiunto l’ex presidente del Senato –  le memorie in questi casi provengono dall’interessati e invece gli allegati sono stati firmati da Di Maio e Conte”.

Salvini: “Mi hanno votato per bloccare gli sbarchi” – Un escamotage, quello di corredare la sua memoria difensiva con i documenti di premier e vicepremier, che a Salvini serve per rivendicare la natura politica della condotta nel caso della Diciotti. “Mi sembra evidente a chi ascolta che ilblocco degli sbarchi fosse uno dei motivi per cui gli italiani mi hanno votato. Ho agito in maniera trasparente, insieme a tutto il Governo”, ha detto il ministro dell’Interno a Radio anch’io su Rai Radio1. “La politica deve decidere se ho fatto quel che ho fatto nell’interesse del mio paese o perchè non avevo altro da fare”, ha aggiunto Salvini, che incalzato sul voto del Movimento 5 stelle ha ripetuto: “Lascio che tutti leggano le carte non chiedo favori o l’aiuto di nessuno”.
Conte: “Anche io responsabile” – Le famose “carte”, ovviamente, sono i documenti inviati ai senatori dell’organo parlamentare. Il leader della Lega, infatti, ha preferito non comparire di persona davanti alla giunta che ha sede a Sant’Ivo alla Sapienza a Roma. Ai senatori presieduti da Gasparri ha inviato una memoria di sedici pagine (leggi i contenuti) con allegati due documenti: uno lungo quattro pagine firmato dal presidente del consiglio , e un altro di tre siglato dal vicepremier Di Maio e dal ministro dei Trasporti Toninelli. Nel primo, cioè l’allegato del premier, Conte scrive che sulla Diciotti c’è stata “attuazione di un indirizzo politico-istituzionale che il governo ha condiviso“. “Sento il dovere di precisare – scrive Conte – che le determinazioni assunte in quell’occasione dal ministro dell’Interno sono riconducibili a una linea politica sull’immigrazione che ho condiviso nella mia qualità di presidente nel Consiglio con i ministri competenti, in coerenza con il programma di governo. Le azioni poste in essere dal ministro dell’Interno si pongono pertanto in attuazione di un indirizzo politico-internazionale, che il Governo da me presieduto, ha sempre coerentemente condiviso fin dal suo insediamento. Di questo indirizzo, così come della politica generale del Governo, non posso non ritenermi responsabile, ai sensi dell’articolo 95 della Costituzione”.  “La vicenda – continua il premier- che ha riguardato l’unità navale ‘U.Diciottì è dunque pienamente ascrivibile all’esercizio della funzione di governo per il perseguimento di obiettivi di politica migratoria tesi a contrastare il traffico di esseri umani e a richiamare gli altri Stati membri dell’Unione europea a un’onere di condivisione nella gestione del fenomeno, fin dalle operazioni di ricerca e soccorso in mare”.

Di Maio e Toninelli: “Decisioni frutto di condivisione” – Il premier, ovviamente, spiega anche che quello della Diciotti era un evento fondamentale per i rapporti con l’Europa. “In primo luogo l’azione del governo è stata indirizzata a contrastare il traffico odioso di essere umanie a impedire la tragica perdita di vite umane. In secondo luogo il governo ha posto in essere ogni azione utile a promuovere una politica di contrasto all’immigrazione irregolare quanto più possibile condivisa a livello europeo. In particolare ebbe luogo un’interlocuzione con le autorità maltesi relativamente all’individuazione del porto di sbarco e fu avanzata una richiesta agli altri Stati membri dell’Unione e alla Commissione Europea per la redistribuzione di migranti. Lo stesso senso degli allegati firmati da Toninelli e Di Maio dove si parla “decisioni furono frutto di una condivisione politica“. Come dire: è stato tutto il governo a decidere di tenere per cinque giorni a bordo della Diciotti ormeggiata nel porto di Catania i 177 migranti. E dunque era una scelta politica che non consente di processare il ministro per sequestro di persona aggravato come invece vorrebbero fare i giudici del tribunale dei ministri di Catania.
Il voto tra i  5 stelle – Decisivi, all’interno della giunta, saranno i voti dei senatori del M5s. Il movimento di Luigi Di Maio non ha ancora annunciato come voterà. “Tutti leggano le carte, non chiediamo favori e aiutini a nessuno. Ricordo che non si voterà se Salvini è colpevole o innocente. Bisognerà capire se l’ho fatto nell’interesse del Paese”, ha ripetuto anche stamattina Salvini. “Voto online dei 5 stelle per decidere su Salvini? Non mi risulta questa opzione”, ha detto il senatore Francesco Urraro, uno degli esponenti del M5s che fa parte della giunta. Se per Nicola Morra i Cinquestelle devono votare sì al processo a Salvini, per Mario Michele Giarrusso – che fa parte della Giunta – una decisione anora non c’è: “Valuteremo carte e decideremo insieme. Il Movimento è compatto, nessuna divisione tra giovani e vecchi, non ci sono ortodossi o no, ma dissenzienti e quelli in linea con il partito” .

B. incalza: “Di Maio alleato leale…” – Una situazione d’incertezza che presta il fianco al commento velenoso di  Silvio Berlusconi, che in un’intervista al Corriere della Sera incalza i pentastellati cercando di trascinare di nuovo la Lega nel “perimetro del centrodestra”, come lo chiama l’ex cavaliere. “I rapporti personali sono buoni come sempre, ispirati alla lealtà reciproca anche quando siamo in disaccordo”, dice il leader di Forza Italia, riferendosi ai rapporti con Salvini.  “Noi – aggiunge – non siamo i Cinque Stelle, che non hanno ancora sciolto la riserva su come votare al Senato sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini: davvero una bella prova di solidarietà umana e politica, oltre che di senso del diritto. Davvero degli alleati leali…”.

Caso Diciotti, chiesta l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini. Il ministro: “I giudici facciano i giudici”



Il tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini per la vicenda della nave Diciotti. La decisione del tribunale dei ministri arriva dopo la richiesta motivata di archiviazione avanzata dalla procura di Catania. Bloccare per cinque giorni 177 migranti a bordo dell’imbarcazione della Guardia Costiera nel porto di Catania, secondo la procura, era stata una scelta politica. Motivata da due fattori: la richiesta dell’Italia alla Commissione europea di redistribuire i profughi tra gli altri Paesi membri e l’obbligo violato da parte di Malta di indicare un porto sicuro. Per questi due motivi la decisione di non autorizzare lo sbarco non era da considerare sindacabile da parte del giudice penale. Il tribunale invece contesta al vicepremier il sequestro di persona aggravato nei confronti dei migranti della nave Diciotti. Il ministro viene accusato di “aver abusato dei suoi poteri”. “I giudici facciano i giudici, i ministri fanno i ministri ed esercitano i loro poteri“, ha replicato Salvini. La Procura di Catania, in ottemperanza alla decisione del tribunale, ha ora inviato al Senato l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro e gli atti relativi all’inchiesta.
Diciotti, Tribunale dei Ministri chiede processo per Salvini. Lui: "E' tutto vero, non siamo su Lercio. Ma io non mollo"
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Salvini: “Ci provano. Ora la parola passa al Senato”
“Ci riprovano, torno ad essere indagato per sequestro di persona e di minori, con una pena prevista da 3 a 15 anni. Manco fossi uno spacciatore o uno stupratore”, ha commentato Salvini in diretta Facebook. “Ora la parola passa al Senato e ai senatori che dovranno dire si o no, libero o innocente, a processo o no – ha proseguito – Sono sicuro del voto dei senatori della Lega, vediamo come voteranno tutti gli altri senatori, vedremo se diranno che Salvini è colpevole“. In realtà, il Senato non decide su innocenza o colpevolezza, ma dovrà votare l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro.
Poi Salvini ha aggiunto: “Riunione il 7 dicembre e comunicazione il 24 gennaio”, applaudendo verso la telecamera. “In un’azienda qualunque qualcuno dovrebbe dare le dimissioni”. “Chiedo agli italiani se ritengono che devo continuare a fare il ministro, esercitando diritti e doveri, oppure se devo demandare a questo o a quel tribunale le politiche dell’immigrazione. Le politiche dell’immigrazione le decide il governo, non i privati o le Ong, se ne facciano una ragione”, ha continuato il ministro dell’Interno definendosi “colpevole” per il caso Diciotti. “Lo ammetto, lo confesso e lo rivendico, ho bloccato lo sbarco. E mi dichiaro colpevole dei reati nei mesi a venire, perché non cambio. Rispetto il lavoro dei giudici ma serve chiarimento”.

La storia dell’indagine sui migranti trattenuti sulla naveL’inchiesta sul leader della Lega per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio – e inizialmente anche sul suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi – era stata aperta dai magistrati di Agrigento. Il procuratore Luigi Patronaggio riteneva, infatti, che il reato fosse stato commesso mentre la nave Diciotti si trovava nelle acque di Lampedusa. Ipotizzando il coinvolgimento di un esponente dell’esecutivo, Patronaggio era stato costretto a passare la carte a Palermo che, come prevede la legge, mandò tutto al locale tribunale dei ministri. Il 18 ottobre scorso, quindi, il tribunale dei ministri del capoluogo siciliano si era spogliato del caso restituendo gli atti alla procura. Il motivo? Si era dichiarato territorialmente incompetente a indagare.
Il tribunale dei ministri di Palermo incompetente – Quello della competenza era il primo nodo da sciogliere. In via preliminare dunque i magistrati hanno stabilito che la presunta condotta illecita del ministro sarebbe partita nelle acque di Catania, dove la Diciotti è stata ferma per giorni in attesa del via libera allo sbarco dei profughi. E non quindi nel mare di Lampedusa, dove alcuni migranti in precarie condizioni di salute venne fatto approdare per quello che evidentemente i magistrati hanno ritenuto un mero scalo tecnico. Il presidente del tribunale dei ministri Fabio Pilato aveva comunicato di aver “portato a compimento le proprie attività” e “di avere rimesso gli atti al procuratore della Repubblica di Palermo” Francesco Lo Voi “per l’ulteriore corso a seguito di declaratoria di incompetenza territoriale”. Lo Voi , dunque, aveva inviato le carte ai colleghi di Catania. Che aveva chiesto l’archiviazione. Respinta dal Tribunale dei ministri che chiedere di potere procedere nei confronti del responsabile del Viminale.

Caso Diciotti, smontata (in parte) l’inchiesta dei pm su Salvini

Sull’indagine a carico del vicepremier Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti è arrivato un primo parziale verdetto favorevole al leader leghista, indagato per sequestro di persona.
Il Tribunale dei ministri di Palermo non ha infatti ravvisato alcun reato per il periodo in cui l’imbarcazione carica di migranti rimase bloccata al largo di Lampedusa.
A riferirlo è il Giornale di Sicilia, che cita alcune parti del fascicolo inviato dal Tribunale dei ministri palermitano a Catania.
Secondo il giornale, i magistrati hanno scritto che “nei primi giorni di intervento della nave Diciotti al largo di Lampedusa fu difeso meritoriamente dalla Guardia costiera l’interesse nazionale”.
Resta aperta, invece, la questione riguardante il periodo successivo, quello in cui la nave rimase ormeggiata al porto di Catania per cinque giorni senza che alle persone a bordo venisse consentito lo sbarco.
In pratica, il Tribunale dei ministri di Palermo ha scorporato il caso Diciotti in due fasi successive: la prima relativa al periodo 15-20 agosto, quando l’imbarcazione rimase bloccata in mare al largo di Lampedusa, e la seconda riguardante i cinque giorni di impasse al porto di Catania, dal 20 al 26 agosto.

Caso Diciotti, l’inchiesta passa da Palermo a Catania. Salvini: “Basta, lasciatemi lavorare”



Di Fabio Albanese

Da Agrigento a Palermo, da Palermo a Catania. L’inchiesta sul caso del salvataggio di migranti della nave della Guardia costiera «Diciotti», che vede indagato per sequestro di persona il ministro dell’interno Matteo Salvini, cambia nuovamente sede.  
Il tribunale dei ministri di Palermo ha deciso la restituzione degli atti alla procura di Palermo che li ha già trasmessi a quella di Catania la quale, a sua volta, dopo averli esaminati, li trasmetterà per competenza al locale tribunale dei ministri. Il nodo della competenza, infatti, era preliminare a qualunque approfondimento di merito e già in agosto, pochi giorni dopo che il caso era esploso, il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio - che aveva aperto l’inchiesta dopo il peregrinare della nave italiana per il Mediterraneo, una lunga sosta al largo di Lampedusa e una altrettanto lunga sosta nel porto di Catania prima che venisse dato finalmente l’ordine di sbarco per i 177 migranti a bordo - aveva trasmesso gli atti a Palermo dopo avere indagato sia il ministro sia il suo capo di gabinetto, quest’ultimo poi uscito dall’inchiesta. 
La procura di Palermo, a sua volta, aveva istruito gli atti consegnandoli per competenza al tribunale per i ministri del capoluogo siciliano che ha compiuto una serie di accertamenti interrogando alcuni testimoni, personale del Viminale e della Guardia costiera, per ricostruire la «catena di comando» e capire chi e come diede l’ordine di non far sbarcare i migranti; ma ora il tribunale per i ministri palermitano ha deciso la trasmissione a Catania ritenendo che il reato di sequestro di persona sia stato commesso nel porto all’ombra dell’Etna, dove la «Diciotti» infine approdò, non potendo però per giorni sbarcare i migranti che aveva a bordo. 

Poco dopo che si è diffusa la notizia, il ministro Salvini è intervenuto così sui social: «Incredibile, continua l’inchiesta su di me: sarei un sequestratore (rischio 15 anni di carcere) per aver fermato in mare una nave carica di immigrati. Ora l’indagine, partita da Agrigento, passerà da Palermo a Catania... Ma chiudetela qui e lasciatemi lavorare!».  
Il fascicolo è già arrivato sul tavolo del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che ora dovrà trasmetterlo al tribunale dei ministri, formato da tre giudici del distretto di Corte d’appello di Catania che, come vuole la legge, sono stati sorteggiati: Nicola La Mantia della sezione civile fallimentare di Catania, Paolo Corda della quinta sezione penale del tribunale di Catania, Sandra Levanti della sezione civile del tribunale di Ragusa. 

CASO DICIOTTI, Conte: 'Lo sbarco dei migranti spettava a Malta'

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Di Salvatore Santoru

La responsabilità delle operazioni per lo sbarco dei migranti soccorsi dalla Diciotti spettava a Malta
Lo ha sostenuto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Più specificatamente, riporta TgCom 24, Conte ha affermato ciò nella sua informativa al Senato(1).

NOTA:

(1) http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/nave-diciotti-conte-le-operazioni-di-sbarco-spettavano-a-malta-_3162804-201802a.shtml

DICIOTTI, fermati 4 presunti scafisti a bordo della nave

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Di Salvatore Santoru

La polizia di Stato ha eseguito quattro decreti di fermo per tre cittadini egiziani e di uno del Bangladesh che si trovavano a bordo della nave Diciotti.
I quattro sono accusati di essere scafisti(1).

Più specificatamente, riporta Sky Tg24, ad essi sono contestati l'associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e altri reati.

NOTA:

(1) https://tg24.sky.it/cronaca/2018/08/26/nave-diciotti-scafisti-a-bordo.html

DICIOTTI: i migranti saranno accolti da Vaticano, Irlanda e Albania. L'annuncio di Salvini

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Di Salvatore Santoru

I 177 migranti della Diciotti potranno finalmente scendere a breve.
Come riporta l'Huff Post(1), i migranti saranno accolti dal Vaticano e dall'Irlanda così come dall'Albania.

Più specificatamente, un centinaio saranno accolti dalla Chiesa e Albania e Irlanda ne accoglieranno 20-25 ciascuna.L'annuncio è stato fatto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, il quale ha dichiarato che "Sbarcheranno nelle prossime ore, ho ritenuto di farli sbarcare, vi dirò dove andranno" e ha sostenuto di aver lavorato personalmente con i paesi che accoglieranno i migranti.

NOTA:

(1) https://www.huffingtonpost.it/2018/08/25/violenze-e-malattie-questa-e-la-pacchia-della-diciotti_a_23509367/

Nave Diciotti, Matteo Salvini indagato dalla procura di Agrigento. Lui sfida il pm: "Possono arrestarmi ma non fermeranno il cambiamento"

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Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, e il capo di gabinetto del dicastero, sono indagati per la vicenda della nave Diciotti. I reati contestati sono sequestro di persona, abuso d'ufficio e arresto illegale. La Procura di Agrigento, al termine dell'attività istruttoria compiuta a Roma, infatti, "ha deciso di passare a noti il fascicolo, iscrivendo due indagati, un ministro e un capo di gabinetto, e trasmettendo doverosamente i relativi atti alla competente Procura di Palermo per il successivo inoltro al tribunale dei ministri del capoluogo".
Come funziona la procedura
"La procedura prevede che gli atti vengano trasmessi al procuratore della Repubblica di Palermo che, entro 15 giorni, li dovrà poi girare ala sezione del distretto di Palermo del Tribunale dei ministri, organismo composto da tre magistrati scelti per sorteggio ogni due anni e attualmente in carica". Lo spiega ad Agi il presidente del Tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale. dopo l'iscrizione nel registro degli indagati del ministro dell'Interno Matteo Salvini e del capo di gabinetto. "In ogni caso il tribunale dei ministri - spiega - dovrà eseguire una istruttoria alla fine della quale può archiviare ovvero trasmettere nuovamente le carte al procuratore della Repubblica che dovrà inoltrare l'autorizzazione a procedere alla Camera di competenza".
"Io penso che sarà difficile fermarci perché possono indagare me, possono arrestare me, ma non possono arrestare la voglia di cambiamento di 60 milioni di italiani. Sono qui, sono pronto, venissero a prendermi", ha replicato Salvini dal palco della festa della Lega a Pinzolo, in Trentino. "È crollato un ponte e sono morte delle persone e non è stata indagata una persona: indagano un ministro che difende la sicurezza e i confini di questo Paese, è una vergogna", ha aggiunto.
Ancora Salvini: "Cosa porti a casa? Che ti indagano. Aspetto con il sorriso il procuratore di Agrigento, voglio spiegargli le mie ragioni. Aspetto un procuratore che indaghi i trafficanti e chi favoreggia l'immigrazione clandestina. Gli ricordo che gli scafisti comprano armi e droga che poi viene spacciata magari fuori dalle scuole dei nostri figli".
La decisione della procura è stata comunicata a poche ore da un nuovo attacco dello stesso Salvini contro il pm di Agrigento su Facebook: "Il Procuratore di Agrigento ha chiesto ufficialmente i miei dati anagrafici. Per fare cosa???. Non perda tempo, glieli do io. Matteo Salvini, nato a Milano il 9/3/1973, residente a Milano in via xxx, cittadinanza italiana. Se vuole interrogarmi, o magari arrestarmi perché difendo i confini e la sicurezza del mio Paese, ne sono fiero e lo aspetto a braccia aperte!", ha scritto Salvini.
Nello stesso post, Salvini ha aggiunto un post scriptum: "Nonostante insulti, minacce, inchieste e vergogne europee, sto lavorando per chiudere la "pratica Diciotti" senza che a pagare stavolta siano gli Italiani, visto che abbiamo accolto e speso abbastanza. Vi voglio bene Amici!".
Per quel che riguarda la gestione dei migranti e il caso della nave Diciotti - aveva detto poco prima - "mi spiace ci sia qualche giudice che ha tempo e denaro pubblico da perdere per andare a interrogare dei funzionari pubblici. Ribadisco che se devono indagare, interrogare qualcuno, vengano direttamente dal ministro che è colui che ha dato indicazioni e disposizioni. Quindi mi sembra meschino andare a prendersela con dei funzionari quando c'è un ministro e un vicepresidente del consiglio che si fa carico pienamente della responsabilità di dire no quando bisogna di dire no".

Fabio Fazio chiede lo sbarco dei migranti dalla Diciotti. E Salvini twitta: "Mancava solo lui all'appello..."

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"Tanto tempo fa qualcuno ha scritto che 'esistono le leggi non scritte e immutabili degli dei' a cui bisogna obbedire innanzitutto. Bisogna consentire di sbarcare a tutte le persone a bordo della Diciotti". Lo scrive sul suo profilo di twitter Fabio Fazio. A stretto giro arriva la replica di Matteo Salvini: "Guarda chi si rivede! Mancava solo lui all'appello".

Nave Diciotti, Guardia costiera chiede ok a sbarco migranti. Salvini: “Identificazioni a bordo”

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Blitz Quotidiano

La Guardia Costiera ha lanciato un appello al Viminale affinché autorizzi lo sbarco dei 150 migranti a bordo della nave Diciotti, approdata nel porto di Catania ormai dal 20 agosto. I migranti ormai prigionieri della nave minacciano lo sciopero della fame e intanto avrebbero chiesto di esporre un cartello con scritto “Per favore aiutateci”. Matteo Salvini, ministro dell’Interno, continua con la sua linea dura soprattutto dopo che l’Unione europea il 24 agosto non si è fatta carico della situazione ormai in stallo.
Salvini infatti si oppone allo sbarco, soprattutto dopo la reazione dell’Europa che di fatto si è lavata le mani della situazione della nave Diciotti. Il ministro dell’Interno vorrebbe che le procedure di identificazione dei migranti avvenissero a bordo, come ha annunciato alla trasmissione Zapping della Rai la sera del 24 agosto: “Sto valutando la possibilità di fare procedure di identificazione e riconoscimento per individuare profughi veri, che sono la minoranza, dai finti profughi prima ancora che le persone sbarchino”.

Le procedure di cui parla Salvini normalmente richiedono mesi nei centri di identificazione, ma intanto alla nave della Guardia Costiera non resta che attendere le comunicazioni ufficiali dal Viminale, comunicazioni che di fatto non sono mai arrivate. Lo stop allo sbarco infatti è arrivato da Salvini via social network, motivo per cui la Procura di Agrigento sta indagando sull’accaduto.
La tensione a bordo intanto sta salendo e le condizioni in cui versano sono sempre peggiori, ma sale anche nel porto dove i manifestanti della Rete antirazzista hanno riunito un corteo che chiede di far scendere i migranti dalla nave. E un corteo di grande proporzione organizzato da Rete antirazzista, Legambiente, Pax Christi, Cobas, Arci, Anpi, No Muos e centri sociali si svolgerà nella giornata del 25 agosto.

Diciotti, Bruxelles: “No ai ricollocamenti dei migranti”. Conte: “Ipocriti”. Di Maio e Salvini: “Pronti a tagliare i fondi Ue”

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Fatto Quotidiano

Scontro totale tra Roma e Bruxelles e nessuna soluzione in vista per la nave Diciotti. I 150 migranti bloccati da quattro giorni in porto a Catania, per il momento dovranno restare sull’imbarcazione della Guardia costiera italiana. Se da una parte l’Unione europea ha fatto sapere che non intende procedere con i ricollocamenti perché il “flusso dei migranti in Italia è più basso che in altri Stati membri”, dall’altra il governo Lega-M5s ha deciso di mantenere la linea del “non scende nessuno” senza una condivisione del problema con l’Ue. Anzi il premier Giuseppe Conte e i due vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno annunciato che “sono pronti a tagliare i fondi destinati al bilancio europeo”. Una mossa anticipata dal leader M5s nelle scorse ore e che era già stata etichettata dalla commissione come “una minaccia che non avrebbe trovato ascolto”. Lo stesso ministro degli Esteri Enzo Moavero, interpellato nel pomeriggio, non aveva nascosto le sue perplessità: “Versare i contributi è un obbligo di legge”, aveva detto. La tensione rimane molto alta anche perché, stando così le cose, sembra difficile poter ottenere risultati concreti in tempi brevi. Le opposizioni di centrosinistra, le cui delegazioni sono state in giornata sulla nave per verificare lo stato di salute dei migranti, chiedono a Conte di riferire in Parlamento. Il Pd ha riportato che 120 persone a bordo stanno facendo lo sciopero della fame e che le donne hanno dichiarato di essere state vittime di violenze ripetute. Intanto anche dentro il Movimento 5 stelle non mancano le preoccupazioni: dopo l’intervento di Roberto Fico delle scorse ore perché fossero fatti scendere i minori, oggi ha parlato il senatore Gregorio De Falco chiedendo una soluzione per quello che è un “caso indegno”. Sul fronte giudiziario il pm di Agrigento Luigi Patronaggio, che ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona contro ignoti, sentirà il prossimo 25 agosto alcuni funzionari del ministero dell’Interno.

Fumata nera dal vertice Ue – A far precipitare la situazione oggi è stato il fallimento della riunione informale dei 12 sherpa Ue, da cui il governo sperava sarebbe uscita una soluzione condivisa. In realtà, fin dall’inizio le istituzioni europee avevano specificato che l’incontro era stato convocato per altri motivi, ma le autorità italiane contavano che il caso fosse al centro del dibattito. E’ finito tutto con un nulla di fatto. Addirittura la bozza che prevedeva la ridistribuzione dei migranti non è stata votata: una delle motivazioni sollevate è che il flusso di migranti pro-capite in Italiaè attualmente molto al di sotto di quello in altri Stati membri. Per il governo italiano è stato il segnale di una chiusura praticamente totale a cui ha risposto per primo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Ancora una volta”, ha scritto su Facebook, “misuriamo la discrasia, che trascolora in ipocrisia, tra parole e fatti. Se questi sono i fatti vorrà dire che l’Italia ne trarrà le conseguenze. L’Europa non è riuscita a battere un colpo in direzione dei principi di solidarietà e di responsabilità che pure vengono costantemente declamati quali valori fondamentali. Ne trarremo le conseguenze”. Dopo di lui è intervenuto il vicepremier Luigi Di Maio, ribadendo l’ultimatum avanzato ieri pomeriggio e su cui già si era scontrato con l’Ue: “A questo punto l’Italia deve prendersi in maniera unilaterale una riparazione. Non abbiamo più intenzione di farci mettere i piedi in testa. Siamo pronti a tagliare i fondi che diamo all’Ue. Vogliono 20 miliardi dei cittadini italiani? Dimostrino di meritarseli”. Una linea su cui ha detto di essere perfettamente d’accordo Matteo Salvini: “Se in Europa fanno finta di non capire, come hanno detto giustamente Conte e Di Maio vedremo di pagare l’Europa un po’ di meno. Il contributo possiamo diminuirlo in quota parte con quello che l’Ue non fa danneggiando l’Italia, non solo sull’immigrazione”. Poco prima fonti del Viminale avevano fatto sapere che stando così le cose, “nessuno scende dalla Diciotti”: “Su questo fronte il governo è compatto”, la sintesi. E ancora: “E’ l’ennesima dimostrazione che l’Europa non esiste. Nessuno Stato membro ha ritenuto di sottoscrivere un comunicato, anche perché non ci sono le basi di un accordo per indicare una nuova procedura standard per il soccorso, lo sbarco e la ridistribuzione degli immigrati. I Paesi europei non hanno avanzato alcuna concreta apertura per risolvere il caso della nave Diciotti. Visto che l’Italia, negli ultimi anni, ha accolto 700mila cittadini stranieri, la linea del Viminale non cambia”.

Sciopero della fame e scabbia – Nel frattempo, a Catania, i 150 migranti rimangono a bordo del pattugliatore della guardia costiera: si tratta di 130 eritrei, 10 migranti delle Isole Comore, sei bengalesi, due siriani, un egiziano e un somalo. A metà mattina si è diffusa la voce che una parte di loro aveva iniziato lo sciopero della fame dopo alcuni momenti di tensione, tanto che, come riportato dal parlamentare Pd Davide Faraone, per alcune ore sono state interrotte le visite delle delegazioni dei politici a bordo. In serata, l’eurodeputata Michela Giuffrida, scendendo dall’imbarcazione, ha detto che sono 120 le persone che si stanno rifiutando di mangiare in segno di protesta. All’annuncio dello sciopero ha replicato il leader del Carroccio Salvini sui social network pubblicando una foto di se stesso che mangia un panino: “Facciano come credono“, ha scritto. “In Italia vivono 5 milioni di persone in povertà assoluta (1,2 milioni di bambini) che lo sciopero della fame lo fanno tutti i giorni, nel silenzio di buonisti, giornalisti e compagni vari. Per me vengono prima gli Italiani, poi gli altri”. E ha concluso: “Qualche giudice vuole arrestarmi per questo? Nessun problema, lo aspetto”Una provocazione, in riferimento all’inchiesta del pm Patronaggio, già espressa ieri e poi condivisa su facebook da un parlamentare della Lega (e segretario del Carroccio in Abruzzo), Giuseppe Bellachioma. Che all’intervento del suo leader aveva aggiunto una minaccia diretta ai magistrati: “Se toccate il Capitano vi veniamo a prendere sotto casa… occhio”. Un messaggio intimidatorio in piena regola che aveva provocato persino la reazione dell’Associazione nazionale magistrati.
L’Autorità garante dei diritti dei detenuti, dopo la visita di ieri, ha reso noto che a bordo ci sono 69 casi di presunta scabbia e 5 casi di scabbia avanzata. Sempre ieri, erano arrivati i racconti degli operatori sulle condizioni dei 27 minorenni non accompagnati, sbarcati il 22 agosto. “Denutriti, magrissimi, scheletri ridotti pelle e ossa”, si legge nel report dei volontari delle ong sulle condizioni di salute dei ragazzi. Chi ha invece cercato di tranquillizzare sulle condizioni di igiene a bordo è stato il comandante della nave Massimo Kothmeir che in un’intervista a La Verità ha dichiarato: “A bordo sono presenti, sin da quando abbiamo mollato gli ormeggi, due organizzazioni: Intersos per conto di Unicef che sono i mediatori culturali e gli operatori umanitari, e il Cisom, che ci rifornisce un adeguatissimo profilo di sicurezza sanitaria. Le condizioni sono più che soddisfacenti, tant’è che ci è stata concessa la cosiddetta libera pratica sanitaria. Lo si è notato nel momento in cui abbiamo ammainato la bandiera gialla, che non sta a significare che c’è un’epidemia in corso, come ho sentito dire, purtroppo, ma semplicemente che prima di poter interagire con la terraferma la sanità marittima deve effettuare i suoi controlli, che come ho detto sono stati positivi e soddisfacenti”.

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