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Stop vendita armi all'Arabia, l'annuncio viene da Di Maio


Di Salvatore Santoru

Stop vendita armi all'Arabia Saudita e agli Emirati. Lo ha annunciato il vicepresidente del Consiglio italiano Luigi Di Maio. In tal modo, stando allo stesso politico dei 5 Stelle, verrebbero meno anche alcune cause degli attuali flussi migratori di massa.

La questione della vendita delle armi italiane all'Arabia era diventata recentemente importante anche presso l'opinione pubblica mainstream, specialmente a causa della guerra in Yemen.

YEMEN, LA RIVELAZIONE DELLA CNN: 'Arabia Saudita ed Emirati passavano armi Usa a gruppi legati ad Al Qaeda'


Di Salvatore Santoru

Una recente inchiesta della Cnn ha rivelato che armi statunitensi sono finite nelle mani di diversi gruppi impegnati nel conflitto dello Yemen, tra cui quelli jihadisti legati ad al QaedaCome riporta un articolo di Remocontro, la Cnn ha spiegato che le armi sono state fornite volontariamente dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti.

In tal modo, l'Arabia e gli Emirati hanno cercato di conquistare la fedeltà di milizie e clan locali e di aumentare la propria influenza geopolitica nell'area, tenendo anche conto che gli stessi gruppi e Al Qaeda risultano essere impegnati nella lotta contro i ribelli Houthi.
Su ciò c'è anche da dire che comunque, sempre secondo l'inchiesta, armi USA sono finite anche nelle mani del fronte antisaudita rappresentato dagli stessi Houthi.

Maxi accordo tra Eni ed Emirati Arabi

Di Giole Anni
Maxi accordo firmato dall'Eni negli Emirati Arabi Uniti.
La multinazionale a partecipazione statale ha acquisito per circa 3,3 miliardi di dollari il 20% di Adnoc Refining, società di raffinazione di proprietà dello stato asiatico. Adnoc Refining fa parte di Adnoc, compagnia petrolifera di Stato di Abu Dhabi.
Si tratta dell'operazione più rilevante mai condotta negli Emirati da un investitore straniero in campo energetico. Con questa operazione l'azienda del cane a sei zampe aumenta del 35% la propria capacità di raffinazione, e rafforza la presenza in un'area strategica per i commerci.
Alla firma dell'accordo erano presenti per l'Italia il primo ministro Giuseppe Conte e l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Per gli Emirati arabi hanno partecipato lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Principe della Corona di Abu Dhabi, e il ministro Ahmed Al Jaber, amministratore delegato di Adnoc.
Descalzi spiega così le ragioni dell'accordo: "L'operazione è in linea con la nostra strategia volta a rendere il portafoglio di Eni maggiormente diversificato dal punto di vista geografico, più bilanciato lungo la catena del valore, più efficiente e più resiliente rispetto alla volatilità del mercato". Soddisfatto il premier Conte: "È un grande risultato frutto delle elevate competenze sviluppate da una nostra azienda partecipata, Eni, che sta contribuendo ad affermare nel mondo l'eccellenza italiana in campo energetico, con attenzione particolare a tutti i processi che riducono la componente carbonica".
La compagnia Adnoc ha comunicato di aver ceduto anche un 15% di Adnoc Refining agli austriaci di Omv. Le tre aziende, Eni, Adnoc e Omv, daranno vita a una Joint Venture dedicata alla commercializzazione dei prodotti petroliferi.

L’appello globale della comunità islamica contro gli estremismi

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Di Stefano Vespa
Formazione di “opinion leader” musulmani nei Paesi non islamici, democrazia, rispetto delle leggi dei vari Paesi, condanna del terrorismo e uso del web per diffondere idee di tolleranza contro gli estremismi. Sono alcuni punti contenuti nel documento conclusivo del Congresso internazionale delle comunità musulmane tenutosi negli Emirati Arabi Uniti l’8 e il 9 maggio e diffuso dalla Coreis, la Comunità religiosa islamica italiana. Le “raccomandazioni” concordate nella riunione di Abu Dhabi, alla quale hanno partecipato oltre 550 rappresentanti di istituzioni islamiche di oltre 140 Paesi, costituiscono un appello globale che riassume diritti e doveri e sollecita un maggiore impegno verso quello che è ormai il principale nemico: il terrorismo di matrice islamista presente in molte aree del mondo.
Il Congresso ha innanzitutto ribadito il rispetto di qualunque convenzione internazionale sui diritti delle minoranze religiose, in particolare le norme sulle discriminazioni razziali e religiose e le pulizie etniche: le stragi di cristiani, per esempio, sono all’ordine del giorno. Inoltre, i musulmani devono rispettare le leggi e le integrità dei loro Paesi ed è ribadita la “condanna totale” del terrorismo. Nel documento finale si sottolinea che l’obiettivo principale della conferenza sta nell’appello all’integrazione delle società musulmane nel rispetto della multiculturalità. Alla riunione di Abu Dhabi è stata adottata la Carta globale delle comunità musulmane che chiede all’Onu “un accordo internazionale vincolante” per proteggere i diritti delle minoranze e prevenire ogni forma di odio e di discriminazione razziale o religiosa, accordo che ogni Paese dovrebbe far proprio mentre i musulmani devono impegnarsi per la pace proteggendo “i propri figli dalle correnti estremiste e dai movimenti separatisti”.
Un’altra novità è il Consiglio mondiale delle comunità musulmane che deve sforzarsi di correggere “l’immagine stereotipata dell’Islam e dei musulmani” avvicinando le “componenti della comunità umana e lavorando per costruire ponti tra i suoi cittadini”. Sarebbe particolarmente importante se questo Consiglio riuscisse a raggiungere un altro obiettivo che si pone, quello di “rinnovare il discorso religioso” e di “rinnovare la familiarità con il diritto islamico secondo la sua purezza originaria”. Tutti i partecipanti al congresso si impegnano ad affrontare le cause dell’estremismo, a utilizzare i social media e le piattaforme audio-video per promuovere dialogo e tolleranza creando siti web a questo scopo, a invitare i leader politici e religiosi musulmani a non usare il linguaggio dell’intolleranza, a formare “figure trainanti e opinion leader nelle comunità musulmane dei Paesi non islamici” per promuovere coesistenza e tolleranza.

L'IPOTESI: 'Gli Emirati Arabi Uniti finanziano l'attuale tratta dei migranti africani per fare pressioni sull'Europa'

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Di Salvatore Santoru

Stando a quanto riportato da alcuni media mediorientali, potrebbe esserci lo 'zampino' degli Emirati Arabi Uniti dietro l'attuale immigrazione di massa africana diretta verso l'Europa. 
DI ciò hanno parlato l'iraniana 'Hispan Tv'(1) e la panaraba(con base a Londra) 'Al Araby Al-Jadeed'(2) e in Italia il sito web 'Controinformazione.info'(3) e 'Arabpress'(4), che hanno rispettivamente tradotto due articoli dei siti già citati.

Andando nello specifico, un funzionario dell'Ufficio immigrazione della Libia avrebbe affermato che gli Emirati sosterebbero la tratta dei migranti africani verso l'Europa e ciò per finalità politiche e, inoltre, per fare pressione sui paesi europei.

NOTE:

(1)https://www.hispantv.com/noticias/libia/367820/acusan-emiratos-financiar-trafico-humano-europa

(2)https://www.controinformazione.info/confermato-gli-emirati-arabi-finanziano-il-traffico-umano-per-fare-pressione-sulleuropa/

(3)https://www.alaraby.co.uk/politics/2018

(4)http://arabpress.eu/gli-emirati-arabi-uniti-sostengono-tratta-esseri-umini-libia/78985/

ARTICOLO PER APPROFONDIRE:
http://it.blastingnews.com/politica/2018/02/laccusa-gli-emirati-arabi-sostengono-la-tratta-dei-migranti-in-europa-002352769.html.

Quegli ex ufficiali della Cia alla corte degli Emirati Arabi

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Di Roberto Vivaldelli
Gli Emirati Arabi si affidano ad ex agenti della Cia per creare la loro agenzia d’intelligence su modello occidentale e addestrare il personale. Gli ex funzionari del governo degli Stati Uniti e dell’intelligence americana sono particolarmente attratti, come rivela Foreign Policy, dalla possibilità di intraprendere carriere redditizie nel Golfo Persico. I corsi avvengono principalmente in un edificio non lontano dal porto nord-orientale di Zayed ad Abu Dhabi, in una lussuosa villa con piscina, e in un altro luogo situato a circa 30 minuti dal centro della capitale chiamato “The Academy”, che ricorda la “Farm” della Cia a Camp Peary, un centro di addestramento situato nel sud-est della Virginia. “I soldi erano tanti”, ha confermato uno degli ex funzionari coinvolti. “Prendevo circa 1000 dollari al giorno e potevo vivere in una villa o in un hotel a cinque stelle ad Abu Dhabi”.

Gli uomini della Cia alla corte del principe

Chi sta aiutando gli Emirati Arabi in quest’attività? Secondo la rivelazione di Foreign Policy la figura chiave dietro questa crescente attività di addestramento dell’intelligence è Larry Sanchez, un ex ufficiale dei servizi segreti Usa, esperto di terrorismo. È conosciuto per aver dato il via a una collaborazione tra la Cia e il Dipartimento di polizia di New York per contrastare la radicalizzazione, arrestando numerosi potenziali terroristi nelle moschee, centri di aggregazione e in altri luoghi nella grande mela. Veterano di lunga data di servizi clandestini e missioni segrete della Cia, Sanchez ha lavorato per sei anni alla corte del principe ereditario di Abu Dhabi per costruire un’agenzia di intelligence praticamente da zero. E non è l’unico ex militare Usa coinvolto. 
Come racconta il New York TimesErik Prince, venduta la Blackwater nel 2010, ha fondato un’altra agenzia, la Frontier Services Group, e si è trasferito negli Emirati come consulente per la sicurezza, creando inoltre un battaglione di soldati stranieri al servizio del principe ereditario. Come lui anche Richard Clarke, già a capo dell’antiterrorismo alla Casa Bianca e ora consulente di lunga data del principe in qualità di amministratore delegato della Good Harbor Security Risk Management.

Chi è Larry Sanchez

Nel corso della sua carriera alla Cia, Sanchez ha lavorato come agente sotto copertura in altre agenzie e organizzazioni. Nel 2002, poco dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, George Tenet, allora direttore dell’intelligence centrale, mandò Sanchez a lavorare a New York con David Cohen, il vice commissario dell’intelligence presso la polizia di New York. Nella grande mela Sanchez fornì alle forze dell’ordine informazioni sui contatti di al Qaeda in città. Il Nypd, a sua volta, inviò gli ufficiali a infiltrarsi nelle moschee e nelle comunità musulmane, così come in ogni altro posto indicato dagli informatori. L’obiettivo era quello di prevenire un altro 11 settembre.
In quel periodo, il Dipartimento di New York aveva una relazione insolita con gli Emirati, i quali donarono alla polizia newyorkese un milione di dollari per consentire al Dipartimento di “mettere in campo detective in tutto il mondo per lavorare con le forze dell’ordine locali e contrastare il terrorismo”. Proprio in quegli anni Sanchez diventò amico di alti funzionari arabi, come Sheikh Khalifa bin Zayed Al Nahyan, il governatore di Abu Dhabi.
Secondo un’indagine della interna Cia del 2011, benché non siano state riscontrate particolari violazioni della legge, questo rapporto controverso tra la principale agenzia di spionaggio della nazionale e un dipartimento di polizia locale stava erodendo la fiducia pubblica. E ora negli Usa ci si interroga se sia opportuno che ex agenti dell’intelligence facciano formazione in un paese straniero: in gioco ci sono informazioni riservate e soprattutto l’interesse nazionale degli Stati Uniti. 

LA STRAGE DI DACCA FU FINANZIATA DA FONDI ARRIVATI DAGLI EMIRATI ARABI UNITI

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Di Fabio Polese
Lo scorso primo luglio, a Dacca, 20 persone - compresi 9 cittadini italiani – sono morte a causa di un feroce attentato terroristico. Per finanziare la carneficina, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbero stati usati fondi arrivati dagli Emirati Arabi Uniti, elargiti da un simpatizzante - noto alle autorità e attualmente ricercato - ad una corrente del gruppo Jamaat-ul-Mujahideen, considerato la costola dello Stato Islamico in Bangladesh.
Monirul Islam, capo dell’unità antiterrorismo del Paese, ha precisato che il finanziamento è stato di 1,4 milioni di taka, circa 18mila dollari. I jihadisti avrebbero utilizzato il denaro per pagare un’abitazione in affitto da usare come base operativa e per comprare le armi usate durante l’attacco. Islam ha anche detto che le armi del massacro sono arrivate dell’India, ma non ha aggiunto altri particolari.
Il governo di Dacca, che subito dopo l’assalto ha iniziato ad ammettere la presenza di gruppi collegati ai tagliagole dell’ISIS nel Paese, sostiene che gran parte dei finanziamenti ai jihadisti arrivino dall’estero, anche grazie ad innumerevoli «associazioni umanitarie» con base in Kuwait, Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Proprio per questo, le autorità del Bangladesh, a fine luglio hanno messo sotto osservazione undici Organizzazioni non governative (ONG). Tra queste troviamo la famosissima Islamic Relief  - i suoi membri più volte sono stati accusati di aver fatto donazioni a personaggi radicali e gruppi estremisti - e poi Muslim Add Bangladesh, Rabata Al-Alam Al-Islmi, Qater Charitable Society e Kuwait Joint Relief Committee.
Ma i numeri delle ONG coinvolte potrebbero essere molte di più. Secondo Abul Barkat, professore all’Università di Dacca, esperto di economia e di fondamentalismo, infatti, sarebbero più di duecento le associazioni che avrebbero ricevuto fondi per aiutare gruppi terroristici in Bangladesh. Non solo. Barkat, nel suo scritto Economics of Fundamentalism and the Growth of Political Islam in Bangladesh dà un resoconto dettagliato, ben documentato e molto preoccupante delle infrastrutture organizzative ed economiche costruire negli anni dai jihadisti. L’esperto spiega che il netto annuo di incassi sarebbe pari a circa 200 milioni di dollari e arriverebbero grazie a numerose società create dai fondamentalisti. «Il 27 per cento dei ricavi – scrive Barkat – arriva da istituzioni finanziare, il 20,8 dalle organizzazioni umanitarie. Il 10,8 da esercizi commerciali, il 10,4 dal settore farmaceutico» e poi ancora da strutture educative, dal settore immobiliare, da quello del trasporto e dai mezzi di comunicazione.
Intanto la polizia del Paese ha riferito che il gruppo Jamaat-ul-Mujahideen, dopo le operazioni antiterrorismo che hanno ucciso una ventina di estremisti islamici, tra cui  Tamim Ahmed Chowdhury - numero uno dei miliziani e considerato leader dello Stato Islamico in Bangladesh -, ha perso il 60 per cento della propria potenzialità. Ma con una macchina organizzativa ben strutturata, come quella descritta da Abul Barkat, sarà molto difficile smantellare l’organizzazione jihadista in poco tempo.  

L'ULTIMO ECCESSO DI DUBAI: L'HOTEL CON LA FORESTA TROPICALE

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Di Francesco Olivo

Per essere la capitale del lusso ogni giorno Dubai deve inventarsene una: l’ultima è l’hotel con un bosco al suo interno. L’emirato ha un obiettivo chiaro, diventare leader mondiale del turismo mondiale, sfidando i suoi limiti climatici e ambientali: piste da sci con 45 gradi all’ombra, isole artificiali, champagne a fiumi in un paese che proibisce l’alcool e adesso anche una foresta nel mezzo del deserto. 




A dire il vero il trionfo di vegetazione non nascerà tra le dune, ma all’interno di un albergo.  
Oltre al fitto bosco l’albergo conterà con una grande piscina e una spiaggia privata tra gli alberi. Un’altra piscina sarà collocata in alto per godere della vista sulle mille luci della città. 


La foresta si espanderà nei cinque piani della pianta principale della struttura, sopra la quale si staglieranno due torri disegnate dallo studio canadese Zas 47 piani, misura tutto sommato non eccessiva per gli standard dello skyline dell’emirato. Il Rosemont conterà 450 stanze di super lusso, il resto dello spazio sarà destinato a 280 residenze private, negozi, ristoranti, spa e non meglio precisate zone vip.  

EMIRATI ARABI UNITI, INGLESE ARRESTATO PER POST DI BENEFICENZA SUI PROFUGHI SU FACEBOOK

Adelaide father of two Scott Richards has been detained indefinitely by police in the United Arab Emirates.
Scott Richards, un uomo di 42 anni, di nazionalità britannica e australiana, è stato trattenuto per 22 giorni in carcere e incriminato dalle autorità di Dubai per aver pubblicizzato una raccolta fondi di beneficenza su Facebook, senza autorizzazione. Lo riferisce la Bbc. L’uomo, consulente per lo sviluppo economico che vive a Dubai con la moglie e due figli, ha promosso sul suo profilo una campagna per comprare coperte e teloni per i rifugiati in Afghanistan.

Ecco perché Scott Richards è finito nei guai

Ma una nuova legge proibisce le operazioni delle organizzazioni caritatevoli non registrate negli Emirati e vieta donazioni e promozioni senza un’autorizzazione scritta approvata dal Dipartimento degli affari islamici e delle attività caritatevoli di Dubai. Le sanzioni prevedono condanne da due mesi a un anno di carcere e un’ammenda fino a 100mila dirham (circa 24mila euro). Il Foreign Office ha reso noto di seguire la vicenda e che sta fornendo assistenza. La madre di Scott Richards, Peneloper Haberfield, ha riferito che il figlio può cambiarsi i vestiti una volta alla settimana e che deve pagare per l’acqua. «Sua moglie è sotto forte stress. Può solo portargli i vestiti una volta alla settimana e dei soldi per l’acqua e cibo in più», ha raccontato la donna alla Bbc.

Masdar: ecco la prima avveniristica città a zero emissioni


Di Caterina Lenti
Masdar, la prima città al mondo a zero emissioni, detta “la città sorgente”, è una città pianificata in costruzione a pochi chilometri da Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, progettata dallo studio inglese Foster and Partners.

Il Masdar City Project è guidato e finanziato dall’Abu Dhabi Energy Company (ADFEC), presieduta dallo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, con un preventivo di budget di circa 22 miliardi di dollari.La costruzione di Masdar, “città a prova d’inquinamento”, è iniziata a febbraio 2008, sfruttando sole e vento del deserto, riciclando i rifiuti, riprendendo nella sua architettura l’antica saggezza delle medine mediorientali per ripararsi dal caldo, con giochi di specchi e vetrate per avere ovunque luce naturale.Masdar si sviluppa secondo la forma di un quadrato perfetto, rialzato su una piattaforma circondata da una cinta muraria che impedisce l’accesso di qualsiasi mezzo di trasporto esterno nella città.
Tanti gli accorgimenti adottati, sin dall’inizio, per rispettare l’ambiente: lo sfruttamento dell’energia solare, pannelli fotovoltaici integrati sui tetti delle abitazioni, impianti di desalinazione dell’acqua presente nelle falde sotterranee, in modo da renderla potabile, collettori per la pioggia, sistemi di irrigazione realizzati con le acque grigie, rifiuti impiegati come biocombustibili e fertilizzanti.Gli spostamenti dei cittadini prevedono l’utilizzo delsistema PRT (Personal Rapid Transit) , che si avvale di navette pubbliche e taxi automatizzati, privi di conducente, che si muovono ad una velocità massima di 40 km/h su magneti posti a intervalli regolari, dove il passeggero può impostare la destinazione da raggiungere direttamente nel veicolo stesso che effettua fermate ogni 200 metri.
La città, una volta completata, si dice entro il 2020,ospiterà almeno 50.000 persone, circa 1000 imprese per lo più nei settori dell’alta tecnologia e delle rinnovabili e 60.000 lavoratori, oltre all’avveniristico Masdar Institute of Science and Technology, polo universitario realizzato in collaborazione con il Massachussets Institute of Technology, dedicato esclusivamente allo studio e alla ricerca nel campo delle energie rinnovabili. Masdar, che occuperà, una volta terminata, consumerà il 75% di energia in meno di una città tradizionale di pari dimensioni. Per produrre energia si avvarrà del vento grazie a Windstalk, una centrale eolica costituita da 1203 pali in fibra di carbonio, alti circa 55 metri, fissati al suolo con basi di cemento. Un progetto davvero innovativo, quello di Masdar, che speriamo, giunga al termine, replicandosi in numerosi altri luoghi del Pianeta.

La fontana di Dubai: la più grande e spettacolare del mondo



Di Matteo Rubboli

La fontana di Dubai è una delle più grandi fontane del mondo, e probabilmente a lei spetta anche la palma di più spettacolare. Gli emiri infatti, non hanno badato a spese per caratterizzarla facendo realizzare un capolavoro di animazioni colorate di getti d’acqua che emozionano anche grazie alle splendide musiche di sottofondo. L’installazione ha caratteristiche simili a quella presente all’hotel Bellagio di Las Vegas, ma questa fontana si trova nel lago gigantesco di 12 chilometri quadrati di fronte al Burj Khalifa.







Le performance musicali includono canzoni sia arabe sia contemporanee, con alcune delle melodie più conosciute che sono dell’italiano Andrea Bocelli. È lunga oltre 275 metri e lo spettacolo può essere visto da più di venti metri di distanza. Una delle peculiarità di questa installazione è che passeggiando di fronte al grattacielo più alto del mondo sarà necessario attendere al massimo 20 minuti fra una prestazione e l’altra, perché gli spettacoli si ripetono 3 volte all’ora a tutte le ore del giorno e della notte. Di notte chiaramente lo spettacolo è più suggestivo perché oltre alla musica ed i getti d’acqua entra in gioco anche lo splendido lavoro fatto di illuminazione coordinata con la musica. Dopo le fotografie trovate il video di una delle possibili prestazioni della fontana.

FONTE:http://www.vanillamagazine.it/la-fontana-di-dubai-la-piu-grande-e-spettacolare-del-mondo/

FOTO:http://www.themaltatravelguide.com

A Firenze arriva lo sceicco degli Emiri e Renzi censura il nudo artistico





È iniziato tra le polemiche il vertice bilaterale tra il premier Renzi e lo sceicco Mohammed Bin Zayed Al Nahyan. Il presidente del Consiglio, racconta il Corriere fiorentino, ha fatto coprire un'opera d'arte che ritrae un nudo maschile per non offendere la sensibilità del principe, in questi giorni in visita a Firenze. 






Si tratta di un calco in gesso di una scultura del periodo greco-romano realizzata dall’artista Jeff Koons, già marito dell’ex pornostar Cicciolina. Tutto coperto con un paravento (una carta decorata con gigli) per non turbare la sensibilità del principe. Le polemiche non sono mancate. 
Scrive il Corsera: 
Una cautela (eccessiva?) o una richiesta dello staff dello sceicco. Nei Paesi arabi, anche se alcuni sono abbastanza tolleranti, è normale oscurare le parti sessuali
Non ha dubbi invece Il Giornale che stigmatizza duramente la decisione del premier
Quando c'è di mezzo un ospite multimiliardario sulla censura si può chiudere un occhio...

Isis: il reclutamento in Kosovo inizia grazie ad Ong finanziate da Arabia Saudita e Emirati

Etleboro

Di Salvatore Santoru

Il Kosovo risulta essere uno dei più grandi centri di arruolamento dell'islamismo radicale, tanto che secondo la polizia solamente nell'ultimo anno sono stati ben 300 i "foreign fighters" andati a combattere con l'ISIS in Siria e Iraq, dei quali 30 risultano essere stati uccisi in scontri a fuoco.
Inoltre, secondo quanto riportato da Dino Garzoni in un articolo per "Lettera 43", sarebbero all'incirca 50mila gli estremisti kosovari disposti a combattere per il Califfato, in un'area in la cui popolazione è per il 90% albanese di fede perlopiù musulmana, su quasi 2 milioni di abitanti.
Inoltre, secondo quanto riportato da Garzoni, molti "adepti" dell'ISIS e di altri gruppi islamisti verrebbero reclutati grazie all'intercessione di alcune organizzazioni umanitarie provenienti da diversi paesi arabi, tra cui l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
Tali ONG riuscirebbero a conquistare la fiducia delle comunità fornendo aiuti alle famiglie e corsi di formazione gratuiti per i più giovani, i più "meritevoli" (più per fede che per voti ) dei quali raggiunti i 16-17 anni avranno la possibilità di concludere la propria formazione all’estero, nel paese da cui proviene l’ONG o in grossi centri islamici, come l’università de Il Cairo.
A quanto pare, allo studio della religione viene affiancato l'addestramento militare, insegnamenti di tattiche di guerriglia urbana, uso di armi ed esplosivi, e c'è anche da segnalare che alcuni predicatori inviati da queste Ong in Kosovo sarebbero gli stessi che hanno formato i militanti di Al Qaeda in Afghanistan.

Per approfondire:http://www.lettera43.it/esclusive/isis-il-reclutamento-in-kosovo-passa-dalle-ong_43675164282.htm

(Foto:miliziani kosovari dell'ISIS, http://osservatorioitaliano.org/read/125172/guerriglieri-isis-distruggono-passaporti-di-kosovo-e-albania-in-nome-del-califfato-di-iraq-e-levante)

Bahrein:migliaia di persone protestano contro il regime, repressione delle truppe governative causano diversi feriti



Di Salvatore Santoru

Come riportato da "Press Tv", ieri 13 marzo migliaia di persone sono scese in piazza per ricordare il quarto anniversario delle proteste duramente represse nel sangue dal regime con l'aiuto dell'Arabia Saudita.
Durante la manifestazione, sono stati intonati degli slogan contro la monarchia saudita ed è stato chiesto il ritiro immediato di tutte le truppe saudite e degli Emirati Arabi Uniti dal paese, ed è stata chiesta la liberazione del dissidente Ali Salman.
A causa della repressione da parte delle truppe di Al Khalifa, diverse persone sono rimaste ferite.

L'ex marine Kenneth O’ Keefe : “l'ISIS è un mostro che è stato creato da noi”

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sul come siano nati e su chi abbia armato e fornito supporto ai gruppi dei miliziani islamici presenti in Siria ed in Iraq, questi dubbi sono stati fugati dalla confessione fatta da Kenneth  O’ Keefe, un ex membro delle forze armate USA, il quale conosce il reticolo di trame dove è nato il gruppo jihadista dello Stato Islamico.
Lo Stato Islamico è “la creazione di un mostro, di un Frankenstein creato da noi statunitensi”. Un ex ufficiale della Marina degli USA, Kenneth O’ Keefe, rivela in una intervista questi ed altri fatti scioccanti circa il ruolo degli Stati Uniti nella creazione del gruppo terrorista.

L’ex marine non mette in alcun dubbio il fatto che gli estremisti dell’ISIS, che operano in Iraq ed in Siria, siano stati finanziati dagli USA attraverso i suoi rappresentanti come il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita. “In realtà tutti questi miliziani sono una nuova veste ribattezzata di Al Qaeda, che di sicuro non è niente più che una creazione della CIA”, afferma O’Keefe.
O’Keefe riferisce in una intervista alla ” Press TV” che gli jihadisti non soltanto hanno ricevuto dagli Stati Uniti “il miglior equipaggiamento nordamericano” come il sistema di blindatura personale, i blindati da trasporto truppe e l’addestramento, ma gli è stato anche permesso di diffondersi attraverso le frontiere in molti altri paesi del Medio Oriente. “Tutto questo è stato  fatto sotto l’auspicio di rovesciare il regime di Bashar al-Assad in Siria”, ha affermato.
L’esperto militare si trova anche d’accordo con l’opinione di alcuni analisti i quali ritengono che gli USA stanno utilizzando tutta questa situazione come una “porta di servizio”, perseguendo il loro obiettivo fondamentale di eliminare il Governo di Al Assad.
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“Lo stesso padrone si vede in Iraq ed in Afghanistàn”, aggiunge l’ex marine.
Il popolo statunitense, secondo O’Keefe, non può vedere la situazione vera per gli effetti della propaganda. “Sarebbe assurdo pensare che il popolo statunitense sia tanto sintonizzato nella comprensione di quello che realmente sta accadendo come per non essere abbindolato in un’altra guerra che non farà niente più che distruggere chiunque partecipi in questa”, conclude.
Tratto da Contrainjerencia
Traduzione di Luciano Lago
Foto in alto: l’ex marine Kenneth O’ Keefe
Nella foto in basso: l’ex marine durante una missione.

Selex Finmeccanica alla corte di Emiri e Sceicchi

Di Antonio Mazzeo 
Passano dal Qatar alcuni dei segreti della tangentopoli che ha travolto Selex Sistemi Integrati, la società di Finmeccanica che produce sistemi di controllo radar. Gli inquirenti che indagano sulle sovrafatturazioni che hanno consentito di accantonare le somme di denaro poi distribuite a funzionari e politici per ottenere in cambio appalti, ipotizzano che i lavori nello scalo aereo dell’emirato siano stati determinanti per i “fondi neri” di casa Selex.
In Qatar, nel 2009 l’azienda ha ottenuto un appalto per l’installazione dei sistemi di controllo meteorologico e del traffico aereo. Dopo aver subappaltato i lavori di allestimento delle strutture civili alla Renco S.p.a. di Pesaro, Selex le avrebbe affiancato, senza che ce ne fosse bisogno, la Print System di Tommaso Di Lernia. Attraverso un contratto del valore di un milione e 100mila euro, le fu affidata uno “studio di fattibilità” del progetto, comprensivo di sopralluoghi tecnici, studi geologici, carotaggi e perforazioni, rilievi delle falde acquifere, eccetera. Prestazioni che secondo i magistrati, non sarebbero state eseguite, consentendo la creazione di un surplus debitamente convertito in tangenti.
Come ammesso dall’unica funzionaria della Print System impiegata in Qatar, Dominga Pascali, l’intervento si sarebbe limitato a qualche rilievo fotografico dei cantieri e alla pubblicazione di una brochure. Nei libri contabili, la Guardia di finanza avrebbe rintracciato solo una ventina di fatture relative alle spese di viaggio della donna in Qatar, per una spesa complessiva di cinquemila euro.
Grandi affari quelli di Selex Sistemi Integrati in Qatar e negli altri emirati del Golfo. Sbarcata a Doha alla fine degli anni ’80 per fornire due radar e un centro di controllo, Selex si è presto affermata come una delle aziende di fiducia delle autorità aeroportuali locali. Meno di tre anni fa ha sottoscritto due contratti, del valore complessivo di 130 milioni di dollari, riguardanti la progettazione e l’installazione dei sistemi per il controllo del traffico aereo e la loro manutenzione per un periodo di cinque anni. Nel luglio 2009 è stato siglato un ulteriore contratto di 2,6 milioni di euro per la fornitura di un sistema A-SMGCS (Advanced Surface Movement Guidance & Control System) per il miglioramento delle condizioni di sicurezza dei movimenti a terra nell’aeroscalo internazionale di Doha.
Commesse milionarie di guerra quelle di Selex Sistemi negli Emirati Arabi Uniti, dove l’azienda italiana è presente dal 2005 in joint venture con il cantiere Abu Dhabi Ship Building. Denominata Abu Dhabi Systems Integration (ADSI), la joint venture è impegnata nel programma “Baynunah” per lo sviluppo e la produzione di sei corvette da 70 metri per la Marina militare EAU. Selex, in particolare, cura la realizzazione del sistema di combattimento IPN-S/R e quello di controllo del tiro NA25XM.
Sempre attraverso ADSI, l’azienda italiana è stata chiamata nel febbraio 2009 ad equipaggiare i dodici pattugliatori veloci acquistati dalla Marina emiratina nell’ambito del programma “Ghannatha”. Il contratto prevede la fornitura dei sistemi di comando, controllo e combattimento e del sofisticato sensore elettro-ottico Medusa MK4/B. Valore della commessa, 70 milioni di euro. Selex è stata pure selezionata per il programma relativo alle corvette classe “Abu Dhabi”, a cui fornirà ancora i sistemi di combattimento IPN-S/R, quelli di controllo tiro NA30S, i radar multiruolo KRONOS e i sensori Medusa. All’equipaggiamento della imbarcazioni militari partecipano altre due aziende del gruppo Finmeccanica: Oto Melara (che fornirà i cannoni da 76/62 “Super Rapido”) e WASS (un sistema per la guerra anti-sottomarini). Il contratto per la nuova classe di corvette ammonta complessivamente a circa 45 milioni di euro, 15 dei quali di pertinenza Selex).
Nel 2010, la società ha ottenuto un ordine per i sistemi di combattimento navale destinati ai due pattugliatori stealth della classe “Falaj-2″ che saranno consegnati alla Marina degli Emirati dall’italiana Fincantieri. A bordo delle unità verranno installati anche il sistema per le comunicazioni voce in banda HF e V/UHF prodotto dalla “sorella” Selex Elsag e i cannoni “Super Rapido” di Oto Melara. Selex Sistemi Integrati fornirà altri sei sensori Medusa MK4/B ai pattugliatori della Guardia costiera EAU.
Recentemente, l’azienda ha pure firmato due contratti per il valore complessivo di 31 milioni di dollari con le autorità del Bahrain e del Kuwait relativi alla fornitura di radar di sorveglianza e altri sistemi per il controllo del traffico aereo. In Yemen è stata avviata l’installazione di sei stazioni di sorveglianza costiera VTS (Vessel Traffic System) e la formazione del personale della Guardia costiera nazionale incaricato. Altri sistemi per il controllo dello spazio aereo sono stati installati da Selex Sistemi Integrati negli scali di Jeddah e Riyadh, in Arabia Saudita.
Top secret invece il nome del paese mediorientale con cui è stato siglato a fine gennaio 2011 un contratto di oltre 10 milioni di euro, che prevede la consegna all’Aeronautica militare locale di “stazioni di riparazione e collaudo per la manutenzione di componenti elettronici di radar ATCR e di radar di approccio PAR (Precision Approach Radar)”, come recita lo stringato comunicato emesso dall’azienda. “Il sistema permetterà alla forza aerea sia di accrescere le proprie capacità operative nella gestione dello spazio aereo, riducendo significativamente i tempi di riparazione dei componenti guasti, sia di rafforzare la propria capacità di autonomia nell’esercizio degli apparati”, aggiunge Selex. “La firma di questo contratto segue un precedente accordo siglato nel giugno del 2010, del valore di circa 10 milioni di euro, relativo alla fornitura di un set di radar ATCR e PAR”. Oscure (e sospette) le ragioni per cui amministratori e manager hanno scelto di non fornire l’identità del destinatario delle apparecchiature militari.

Da Antonio Mazzeo blog

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