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Facebook, Sandberg incassa il sostegno del cda dopo affaire Soros

Pieno sostegno da parte del consiglio d’amministrazione di Facebook a Sheryl Sandberg dopo le critiche ricevute dalla numero due del social network per il suo ruolo in una inchiesta interna sul miliardario George Soros. “Le azioni di Sandberg erano appropriate al suo ruolo di numero due”, sottolinea il cda in una lettera inviata alla fondazione di Soros, che aveva chiesto delle scuse dopo che la stampa aveva rivelato che il social fondato da Mark Zuckerberg stava tentando di screditare l’imprenditore, da sempre critico con Facebook.
Secondo il New York Times Sandberg chiese al suo staff di indagare su Soros per capire se le sue critiche al social network fossero dovute a interessi finanziari. Secondo il celebre quotidiano la direttrice operativa di Facebook sarebbe stata direttamente coinvolta nella risposta del social network al magnate, che aveva definito Facebook e Google una minaccia per la società.

Tv, le nuove regole dell’Ue valgono anche per Netflix e Facebook: cosa cambia



BLITZ QUOTIDIANO

 Il Parlamento europeo ha approvato il 2 ottobre le nuove regole per gli audiovisivi e le piattaforme video. Oltre alle televisioni, anche le piattaforme come Netflix, YouTube, Amazon Prime Video e Facebook dovranno rispettare la nuova regolamentazione. Tra le misure c’è una maggiore protezione per i bambini dai contenuti pericolosi, limiti alla pubblicità e anche l’obbligo di almeno il 30 percento di contenuti europei nei cataloghi delle piattaforme. Il nuovo regolamento è stato approvato in aula a Strasburgo con 452 voti a favore, 132 contrari e 65 astensioni.
Il nuovo regolamento Ue è rivolto sia alle emittenti radio e televisive che alle piattaforme di video on demand, come ad esempio Netflix e Google Play, a quelle di condivisione di video, come Facebook o YouTube, e anche allo streaming in diretta. 

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Le piattaforme dovranno dunque creare un meccanismo trasparente e facile da usare per consentire agli utenti di segnalare i contenuti e inoltre dovranno garantire una risposta rapida alle segnalazioni da parte degli utenti. E’ stato inoltre previsto un meccanismo di protezione dei dati personali dei minori per garantire che i loro dati raccolti dai media audiovisivi non siano trattati per uso commerciale, per la profilazione o la pubblicità mirata.
La nuova normativa prevede anche che la pubblicità potrà occupare al massimo il 20 percento del tempo di trasmissione giornaliera tra le 6.00 e le 18.00, con la possibilità per l’emittente di adattare la propria offerta pubblicitaria. È stata inoltre prevista una finestra di prime time tra le 18:00 e le 0:00, con un nuovo limite del 20% del tempo di trasmissione.  

ENRICO MENTANA SULLA CRISI DELLA SINISTRA: 'C'è bisogno di aria e di idee nuove'

Immagine correlata

Di Salvatore Santoru

"Aria nuova, gente nuova, ma soprattutto idee nuove"(1). 
Lo ha sostenuto Enrico Mentana in un recente post su Facebook.

Più precisamente, riporta l'Adnkronos(1), il direttore del tg di La7 ha scritto che "se la sinistra di governo è stata punita contemporaneamente in tutta Europa in modo tanto brutale la diagnosi è chiara: quel modello di partito e quel riformismo di governo non funzionano, non bastano, e quei gruppi dirigenti ne visualizzano la disfatta. Ogni palliativo, ogni maquillage, ogni ritorno al passato lascia il tempo che trova".



Infine, il giornalista ha concluso che "ci vuole aria nuova, gente nuova, ma soprattutto idee nuove, e non per concorso".

NOTA:

(1) http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2018/08/30/sinistra-vuole-aria-nuova-ricetta-mentana_pEfTgCYtK4Fbhx9qs41DtJ.html

Staffetta "total black", lite Saviano-Centinaio: "Pontida razzista", "Legafobico"

Di Claudio Cartaldo
Botta e risposta tra Gian Marco Centinaio Roberto Saviano sulla fotografia che da ieri sta facendo il giro dei social network e che ritrae le quattro atlete della staffetta italiana vittoriose ai giochi del Mediterraneo.
Lo scrittore ha approfittato della notizia per attaccare, di nuovo, la Lega di Matteo Salvini che ieri si è radunata a Pontida per il tradizionale incontro estivo. "Ai Giochi del Mediterraneo oro italiano nella 4×400 grazie a Libania Grenot, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo. I loro sorrisi sono la risposta all’Italia razzista di Pontida - ha scritto l'autore di Gomorra - L’Italia multiculturale nata dal sogno repubblicano non verrà fermata". Il tweet è stato apprezzato anche dalla Ong Proactiva Open Arms.
Ai oro italiano nella 4×400 grazie a Libania Grenot, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo. I loro sorrisi sono la risposta all’Italia razzista di Pontida. L’Italia multiculturale nata dal sogno repubblicano non verrà fermata.
In tutta risposta, il leghista Centinaio ha pubblicato lo scatto della Nazionale italiana di volley, mostrando gli atleti (tutti bianchi) anche loro vittoriosi contro la Spagna. "Capisco che ormai è diventato 'legafobico' ma basare la propria visibilità solo per attaccare la lega è noioso... si sciacqui la bocca quando parla del popolo di Pontida", ha detto il ministro delle politiche agricole. "I veri razzisti sono quelli che si dimenticano di tutti gli altri atleti che hanno vinto delle medaglie ai Giochi del Mediterraneo. Bravi a tutti gli atleti italiani".
Sulla questione è intervenuto anche Matteo Salvini con un post su Facebook. "Bravissime - ha scritto su Facebook - mi piacerebbe incontrarle e abbracciarle. Come tutti hanno capito (tranne qualche “benpensante” e rosicone di sinistra), il problema è la presenza di centinaia di migliaia di immigrati clandestini che non scappano da nessuna guerra e la guerra, purtroppo, ce la portano in casa, non certo ragazze e ragazzi che, a prescindere dal colore della pelle, contribuiscono a far crescere il nostro Paese. Applausi!".

Nuovi guai per Facebook, il New York Times: “Dati degli utenti ceduti ai produttori di smartphone”

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La Stampa

Facebook ancora nel mirino sul fronte della violazione della privacy: secondo quando scrive il New York Times, nel tempo avrebbe stipulato accordi con almeno 60 produttori di smartphone, tablet e altri dispositivi mobili, permettendo loro di accedere ai dati personali di migliaia di utenti e dei loro “amici” senza esplicito consenso. Tra i gruppi con cui il colosso di Mark Zuckerberg negli ultimi dieci anni avrebbe siglato intese ci sarebbero Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung. 

La maggior parte di questi accordi basati sulla condivisione dei dati personali - scrive il New York Times - è ancora in vigore e ha permesso a Facebook di estendere enormemente il suo raggio d’azione, lasciando i produttori di dispositivi mobili liberi di offrire e diffondere ai propri utenti alcuni dei servizi più popolari che caratterizzano il colosso dei social media. In cambio Facebook ha permesso a gruppi come Apple e Samsung di accedere alle informazioni personali dei propri utenti e dei loro “amici” sulla piattaforma social, anche nei casi in cui questi ultimi erano convinti di aver negato ogni condivisione dei propri dati. 

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.lastampa.it/2018/06/04/tecnologia/nuovi-guai-per-facebook-il-new-york-times-dati-ceduti-ai-produttori-di-smartphone-ZuDaMFkEk8qpo6377oDddN/pagina.html

Facebook bandisce Pepe The Frog, era diventato il simbolo dell'alt right


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Di Salvatore Santoru

Pepe the Frog è stato bandito da Facebook.
Il social network di Mark Zuckerberg ha recentemente deciso di rimuovere le immagini che lo ritraggono.

Il simbolo della rana è da diverso tempo associato con l'alt right e con la campagna elettorale di Donald Trump.
La notizia del suo ban è stata riportata da diverse testate e media internazionali, tra cui The Verge(1) e Motherboard(2).

NOTA:

(1) https://www.theverge.com/2018/5/25/17394612/facebook-pepe-frog-ban-meme-anti-semitic-hate

(2) https://motherboard.vice.com/en_us/article/zm8m4y/facebook-ban-pepe-frog-leaked-documents

Arriva la versione a pagamento di Facebook?

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Di Andrea Daniele Signorelli

“Ci sarà sempre una versione gratis di Facebook”: quando Mark Zuckerberg ha pronunciato queste parole – durante le audizioni al Senato statunitense – si è capito che la possibilità che nascesse una versione del social network priva di pubblicità e a pagamento stava iniziando a concretizzarsi. Adesso arriva un’ulteriore conferma: secondo quanto riportato da Bloomberg , Facebook sta conducendo delle ricerche di mercato per capire quanti nuovi utenti potrebbero essere attratti da un’opzione a pagamento. 

Non è una novità assoluta: già in passato Facebook ha compiuto studi del genere senza poi dare loro seguito: “Negli anni scorsi, le ricerche indicavano che i consumatori non avrebbero recepito bene a una versione in abbonamento e alla decisione di chiedere soldi per qualcosa che è sempre stato gratis”, scrive sempre Bloomberg.  

Con lo scoppio dello scandalo Cambridge Analytica , questa opzione sta però guadagnando terreno negli uffici di Menlo Park, dove si pensa che la sensibilità degli utenti – sempre più consapevoli dell’utilizzo che viene fatto dei loro dati personali per targettizzare pubblicità di ogni tipo – stia cambiando.  

Oggi, il social network genera la quasi totalità del suo fatturato (41 miliardi di dollari nel 2017) dalla vendita di dati personali utilizzati per le pubblicità mirate; ma questo non esclude che si possa creare una versione parallela: “Abbiamo sempre pensato ad altre forme di monetizzazione, compresi gli abbonamenti, e continueremo a fare queste valutazioni”, aveva detto la chief operating officer di Facebook, Sheryl Sandberg, durante la presentazione dell’ultima trimestrale. Resta da capire quanti utenti abbiano a cuore la propria privacy al punto da pagare pur di usare il social network. 

Cambridge Analytica chiude. La società al centro dello scandalo dei dati di Facebook ferma tutte le attività

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Huffington Post

Cambridge Analytica, al centro dello scandalo dei dati di Facebook, cessa immediatamente tutte le operazioni. Lo comunica la società in una nota. "Negli ultimi mesi Cambridge Analytica è stata oggetto di numerose accuse infondate e, nonostante gli sforzi della società di correggere le informazioni, è stata denigrata per attività che non solo sono legali ma sono ampiamente accettate" si legge in una nota.


La società ha avviato le procedure di insolvenza in Gran Bretagna. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, che cita alcune fonti, la chiusura è stata decisa in seguito alla perdita di diversi clienti negli ultimi mesi.
Lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica è esploso il 17 marzo scorso quando in esclusiva i quotidiani 'The Observer-The Guardian' e 'New York Times' rivelarono che milioni di profili social di elettori americani erano stati violati dalla società quando era al servizio della campagna di Donald Trump per la Casa Bianca, e i dati erano stati usati per realizzare un software in grado di influenzare la decisione sul voto. I due giornali hanno raccolto le dichiarazioni di un 'whistleblower', Christopher Wylie, che ha lavorato con un accademico dell'università di Cambridge per ottenere i dati: "Abbiamo sfruttato Facebook per raccogliere i profili di milioni di persone. E abbiamo costruito modelli per sfruttare ciò che sapevamo su di loro e mirare ai loro demoni interiori. E' su questa base che l'intera società è stata costruita", ha detto Wylie.
Cambridge Analytica è di proprietà del miliardario Robert Mercer, finanziere specialista in hedge fund, e al suo vertice c'era Steve Bannon, strettissimo consigliere di Trump cacciato improvvisamente dalla Casa Bianca nell'agosto del 2017. I documenti a cui 'The Observer' ebbe accesso, e confermati da un comunicato di Facebook, indicano che alla fine del 2015 il social network aveva scoperto che erano stati raccolti dati su una scala senza precedenti. Ma Facebook allora non informò i suoi utenti e adottò soltanto limitate contromisure per recuperare e proteggere le informazioni sensibili di circa 50 milioni di persone.
I dati sono stati raccolti da Cambridge Analytica attraverso l'app thisisyourdigitallife, sviluppata dall'accademico dell'università di Cambridge Aleksandr Kogan, con un'attività non collegata ai suoi impegni universitari. Tramite una sua società, la Global Science Research, e in collaborazione con Cambridge Analytica, centinaia di migliaia di utenti sono stati pagati per sottoporsi a un test sulla personalità, e hanno firmato una liberatoria all'uso dei loro dati ai fini di studi scientifici. Il punto è che la app ha poi raccolto anche i dati degli amici di Facebook di questi utenti, fino a raggiungere le decine di milioni di profili.

CAMBRIDGE ANALYTICA, L'ACCUSA DI CAROL DAVIDSEN: 'Anche lo staff di Obama aveva violato i dati degli utenti'


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Di Salvatore Santoru

Negli ultimi giorni si è parlato molto del caso di Cambridge Analityca, la società di consulenza britannica che ha lavorato per la campagna elettorale di Donald Trump.
Secondo quanto riportano i media, la società inglese si è resa responsabile dell'utilizzo delle informazioni personali di almeno 50 milioni di utenti statunitensi, tutto ciò senza la loro autorizzazione.

Stando a nuove rivelazioni, pare che prima dello staff di Trump anche quello di Obama aveva utilizzato i dati degli utenti(1).
Difatti, l'ex dirigente del Dipartimento 'Media Targeting' dello staff di Obama nelle elezioni presidenziali del 2012 Carol Davidsen ha recentemente affermato che lo staff dei democratici riuscì ad acquistare in modo arbitrario diversi dati dei cittadini statunitensi, dati a cui i repubblicani non avrebbero avuto accesso(2).

Inoltre, secondo la Davidsen Facebook non solo non cercò di accorse della vicenda ma arrivò a sostenerla, in quanto la multinazionale del web era schierata con il Democratic Party.

NOTE:



IL RECENTE CROLLO DI FACEBOOK E QUELLA 'PROFEZIA' DI SOROS A DAVOS: 'Fb e Google cadranno a breve'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente Facebook sta attraversando una forte crisi, causa delle rivelazioni dello scandalo di Cambridge Analytica
Il titolo in borsa della multinazionale del web ha perso il 6,7% e con ciò ha bruciato ben 36 miliardi di dollari.


Su tale questione, alcune testate giornalistiche, tra cui l'agenzia italiana Agi, hanno sostenuto che il crollo di Facebook era stato previsto.
Più specificatamente, nell'articolo pubblicato sul sito web dell'Agi si ricorda che tra i 'profeti' del crollo di Facebook c'era anche il noto finanziere e filantropo George Soros(1).

Difatti, Soros sostenne alla Conferenza di Davos che Facebook e Google sarebbero state destinate al fallimento(2).
 Soros sostenne che le due multinazionali del web stavano 'manipolando le persone' e le aveva criticate per gli affari fatti con alcuni stati di stampo autoritario.
Secondo alcuni opinionisti, la 'profezia' di Soros dimostra l'esistenza di 'una cospirazione contro Facebook' e secondo altri opinionisti sarebbe frutto di una 'geniale intuizione'.

NOTE:


PER APPROFONDIRE: 

CONFERENZA DI DAVOS, SOROS CRITICA GOOGLE E FACEBOOK: 'Manipolano gli utenti per i loro interessi e sono un pericolo per la democrazia'

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Di Salvatore Santoru

Durante il discorso tenuto presso la Conferenza di Davos, George Soros ha criticato le due più potenti megacorporation del web, Facebook e Google(1).
Il noto finanziere e filantropo ha sostenuto che entrambe abbiano una posizione monopolista e ha dichiarato che manipolano gli utenti(per approfondire sul tema, consiglio questo articolo di Blasting News.).

Secondo il finanziere, tale 'manipolazione mentale' sarebbe utilizzata dalle due corporation per raggiungere i propri scopi e, oltre a ciò, Soros ha sostenuto che Google e Facebook indurrebbero volontariamente anche alla dipendenza e alla perdita di pensiero critico dei propri milioni di utenti(2).

Inoltre, il finanziere e filantropo ha dichiarato che sia Google che Facebook rappresentano una 'minaccia alla democrazia' e un'ostacolo all'innovazione(3).

NOTE:

(1)https://www.tomshw.it/google-facebook-giorni-contati-secondo-soros-91108

(2)http://it.blastingnews.com/economia/2018/01/davos-soros-contro-google-e-facebook-hanno-i-giorni-contati-002321125.html

(3)http://www.webnews.it/2018/01/26/soros-facebook-google-giorni-contati/

CENSURA SU FACEBOOK, sempre più difficile condividere costantemente gli articoli sul social


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Di Salvatore Santoru

Domenica 14 gennaio 2017 c'è stato un nuovo blocco su Facebook per la condivisione di articoli sul social, blocco che durerà sino al 21.
Come riscontrato ormai da moltissimi utenti, è sempre più difficile condividere in modo costante post sul social network senza venire bloccati.

Bisogna dire che la recente campagna del social, originariamente nata per combattere le fake news (ma che in realtà sta contribuendo a una diffusa censura generale e non tanto all'eliminazione delle suddette notizie false), sta generando sempre di più perplessità e critiche per il modo in cui sta venendo gestita.

Ops, ci è arrivata pure Facebook: le bufale si combattono con più informazioni, non con la censura

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Di Francesco Nicodemo, Giusy Russo
I social ci raccontano e si raccontano. Da un po’ di tempo a questa parte infatti, non solo ci permettono di condividere momenti della nostra vita e una miriade di informazioni, ma stanno anche svelando a noi utenti progetti e strategie su come affrontare una serie di criticità emerse nel corso degli anni. Due degli aspetti più controversi della rete sono il linguaggio dell’odio e la disinformazione ed ecco allora che le piattaforme ci stanno letteralmente avvisando sulle novità per arginare questi due fenomeni. Qual è l’efficacia di verifiche e modifiche continue se dall’altra parte c’è la corsa contro il clickbaiting con i ritmi serrati della rete? Lo dirà solo il tempo ma appare un’impresa titanica arginare tanto la disinformazione quanto l’hate speech.
Partiamo dalle famigerate fake news. Su Medium Jeff Smith, Product Producer, Grace Jackson, User Experience Researcher e Seethe Raj, Content Strategist, tutti di News Feed Facebook hanno tirato le somme sull’esperienza maturata fino a ora. La prima parte di un lungo post elenca i traguardi raggiunti, come l’aver reso più semplice la segnalazione di notizie ritenute non vere, il lavoro in collaborazione con organizzazioni di fact checking e l’introduzione di avvisi per contenuti etichettati come falsi oppure segnalati. Tuttavia, dopo mesi di ricerche e confronti sono emerse alcune lacune. Ad esempio, segnalare una notizia potrebbe confondere gli utenti, dal momento che per comprendere cosa sia effettivamente falso si richiedono altre ricerche e dunque altri click. Inoltre “flaggare” un contenuto non necessariamente porta a modificare l’opinione in merito, alcune ricerche indicano addirittura il contrario, ovvero che un’immagine o un linguaggio forte volto a mettere in guardia, rafforza le opinioni iniziali di chi legge. Da Facebook fanno sapere anche che prima di apporre un segnale che indica che una notizia è stata contestata, viene effettuato il controllo da parte di due diverse organizzazioni di fact checking. Ciò non solo rallenta l’intero processo ma può portare anche all’eventualità in cui queste ultime non concordino sulla valutazione finale. Si è dunque pensato a dei correttivi. Già dal 2013 agli utenti era offerta l’opportunità dei related articles, ossia di contenuti simili offerti dopo aver letto nella News Feed. Da aprile questi link aggiuntivi sono offerti prima, allo scopo di avere maggiori informazioni, punti di vista differenti e soprattutto di accedere più facilmente agli articoli dei fact checkersDopo questa modifica apparentemente piccola, è stato riscontrato che il numero dei click sulle cosiddette bufale è rimasto lo stesso ma si sono ridotte le condivisioni. La strada è ancora lunga ed è fatta di pause, modifiche al percorso da intraprendere e molta osservazione sulle dinamiche che avvengono lungo il cammino.

L'EX MANAGER DI FACEBOOK: 'Abbiamo creato un sistema che sta distruggendo la società'

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Di Salvatore Santoru

Forte critica contro Facebook da parte di un'ex importante manager.
Più precisamente, si tratta di Chamath Palihapitiya, uno dei pionieri di Facebook nonché ex vicepresidente responsabile della crescita del numero degli utenti dal 2007. 

Come riporta La Stampa(1), durante un discorso tenuto alla Stanford Graduate School of Business, Palihapitiya ha dichiarato che “Abbiamo creato strumenti che stanno distruggendo il tessuto funzionale della società” e ha dichiarato di sentirsi in colpa per ciò.

NOTA:

(1) http://www.lastampa.it/2017/12/12/tecnologia/news/lex-manager-pentito-facebook-sta-distruggendo-la-societ-DEdkL4tjw76QTmcsuvAAuJ/pagina.html

Facebook si piega alle proteste: pagherà le tasse dove realizza i ricavi

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Alla fine Facebook si piega alla rivolta contro la sua strategia di elusione fiscale: i ricavi pubblicitari realizzati col supporto dei suoi team locali non saranno più contabilizzati dalla sede di Dublino, ma dalla società presente in quel Paese.

E’ la conseguenza dell’annuncio del gruppo di Menlo Park, che ha deciso di passare a strutture di vendita locali nei Paesi in cui è presente un ufficio che fornisce supporto alle vendite agli inserzionisti del posto. Di conseguenza, ma Facebook non lo esplicita nel post, verranno pagate localmente le tasse relative a quei ricavi.
A monte della decisione c’è il pressingsempre più forte negli ultimi tempi, fatto da molti governi, Italia in testa, per una tassazione dei giganti del web. “E’ molto positiva la decisione annunciata da Facebook di passare ad una ‘struttura di vendita locale’ con la conseguenza che i ricavi da servizi pubblicitari saranno tassati nel Paese in cui vengono venduti. Si tratta di un cambiamento importante che va nella direzione giusta: assicurare che i redditi siano dichiarati e tassati dove vengono prodotti”, hanno commentato fonti del ministero dell’Economia.
“Riteniamo che il passaggio a una struttura di vendita locale fornirà maggiore trasparenza ai governi e ai policy maker di tutto il mondo – ha detto Dave Wehner,chief financial officer di Facebook – che hanno chiesto una maggiore visibilità sui ricavi associati alle vendite che vengono supportate localmente nei rispettivi Paesi”.
Secondo uno studio di R&S Mediobanca, tra il 2012 e il 2016 i giganti del software e del web hanno eluso 46 miliardi di euro, 69 se si aggiunge Apple, che genera la maggior parte del fatturato nell’hardware. Il ‘risparmio fiscale’ avviene essenzialmente attraverso l’utilizzo dei paradisi (in Europa soprattutto Irlanda, Olanda e Lussemburgo) con casi limite: Facebook, per lo studio, ha un ‘tax rate’ dell’1% sulle attività nei Paesi al di fuori degli Stati Uniti.
Dopo quest’ultima decisione i ricavi realizzati con inserzionisti che si sono rivolti al team sul posto saranno contabilizzati nel Paese, ma non lo saranno ovviamente quelli realizzati coi gruppi che continueranno a relazionarsi direttamente con la casa madre.
Facebook conta di realizzare il cambiamento nel 2018 e di completarlo in tutti i suoi uffici nel mondo entro la prima metà del 2019. In Italia il ‘nuovo corso’ inizierà già nella prima metà dell’anno prossimo. Servirà una analisi approfondita delle leggi locali di ogni nazione interessato. “Ogni Paese è unico e vogliamo essere sicuri di realizzare questo cambiamento in modo corretto – ha spiegato Wehner -. Si tratta di un grande impegno, che richiederà risorse significative per poter essere attuato in tutto il mondo. Introdurremo, il più rapidamente possibile, nuovi sistemi e modalità di fatturazione per garantire una transizione agevole alla nostra nuova struttura”.