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Massimiliano Rugo, da Meloni alla Sea Watch: "Non possiamo lasciare morire le persone"



Le storie di cambio di casacca non sono solo unilaterali: abituati come siamo a vedere persone 'di sinistra' cominciare a vestire i colori della destra più estrema, che possa succedere anche il contrario non ci pensiamo spesso. Eppure succede, anche se Massimiliano Rugo, ex Fratelli d'Italia non si può certo definire di sinistra. Anzi: tra i suoi obiettivi ci sarebbe quello di rifondare il Msi
Eppure Massimiliano Rugo, ex candidato sindaco a Bibbona (Livorno), la tessere di Fratelli d'Italia l'ha restituita. Non solo: ha contattato la Sea Watch e ha chiesto di potersi imbarcare nella stessa nave di Carola Rackete, la stessa contro cui la destra ha sbraitato negli ultimi mesi, per salvare i migranti. Perché, dice lui, "non si tratta di essere di destra o di sinistra, andare a soccorrere persone in pericolo che hanno alle spalle storie di dolore è semplicemente una scelta di buon senso. Si tratta di essere delle brave persone e di sfatare tutte quelle frasi di propaganda che vogliono convincerci che il pericolo sono gli immigrati. Trovo sbagliato fare campagna elettorale sulla loro pelle". 


FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.globalist.it/politics/2020/01/20/massimiliano-rugo-da-meloni-alla-sea-watch-non-possiamo-lasciare-morire-le-persone-2051862.html

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FOTO: http://www.destradipopolo.net

Quando Bannon definì ‘fascisti’ Fratelli d’Italia: continua il duello tra Report e la Meloni



Ormai è guerra aperta tra Giorgia Meloni e Report: dopo la puntata della settimana scorsa, in cui la trasmissione di Sigfrido Ranucci aveva mostrato la cosiddetta 'fabbrica dei troll' ossia una vera e propria organizzazione in Russia che aveva come compito quello di sfornare fake news e account fantasma per favorire l'ascesa dei partiti sovranisti europei, tra cui Fratelli d'Italia, notizia smentita dalla Meloni che ha minacciato querele, la puntata di stasera indaga sui rapporti tra l'ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon, ideologo del sovranismo in Occidente, e il partito della Meloni.
In un frame del video di anteprima pubblicato su twitter da Report, Steve Bannon sostiene che "Fratelli d'Italia è uno dei vecchi partiti fascisti" italiani. L'attacco sembra essere proprio diretto alla Meloni, che probabilmente non tarderà a rispondere. 

Quando Steve presentando Giorgia a un giornalista del gli disse: "Fratelli d’Italia è uno dei vecchi partiti fascisti"
[audio inedito]

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Il Presidente Conte alla festa di Fratelli d'Italia ad Atreju: "Sui migranti non ho cambiato idea"


Di Marco Billeci

Chi si aspettava un clima particolarmente acceso è rimasto deluso. L'intervento del premier Giuseppe Conte ad Atreju - la festa di Fratelli d'Italia a Roma - è stato accolto certo senza grosso entusiasmo ma anche senza forti contestazioni, considerando che i dirigenti del partito di Giorgia Meloni hanno più volte accusato il premier di tradimento della volontà del popolo nelle ultime settimane, dopo la sua scelta di accettare la guida del governo giallorosso. Dalla platea, i toni si sono alzati soprattutto quando Bruno Vespa - chiamato a intervistare Conte - ha introdotto il tema dell'immigrazione. "Blocco navale, difendiamo i confini", hanno gridato i militanti di Fdi. "Io non ho cambiato idea, non ho detto che in Italia può entrare chiunque", ha ribattuto Conte. E ha proseguito: "Con me sfondate una porta aperta, uno Stato sovrano decide chi entra come e quando". Il premier ha concluso: "Bisogna contrastare questi viaggi, come stiamo facendo con il supporto alla guardia costiera libica che ogni giorno contiene centinaia di migranti".


FONTE: https://youmedia.fanpage.it/video/al/XYYw3OSwHkQCnhNZ

Orbán superstar ad Atreju. “No alla solidarietà di Conte. Renzi e Gentiloni non capiscono niente”


Di Marco Billeci

“Noi siamo minoranza nell’élite politica europea, ma siamo maggioranza tra il popolo. Dobbiamo combattere la battaglia tenendo a mente il detto: fidati di Dio e tieni asciutta la polvere da sparo. Così l’Europa diventerà di nuovo grande”.

È con la frase di chiusura dei suoi 40 minuti di discorso davanti alla platea dei militanti di Fratelli d’Italia alla festa di Atreju a Roma che il premier ungherese Viktor Orbán delinea con precisione il campo della sua sfida. Da un lato ci sono i leader liberali che “hanno deciso di far entrare in Europa masse di popolazioni diverse” per creare “un’amalgama che reputano di qualità più alta rispetto alla società cristiana”. Dall’altra i Paesi di Visegrad per cui non esiste “nessun tipo di multiculturalismo. Vogliamo una politica che non ci costringa a convivere con altri popoli in futuro”.

Orbán arriva ad Atreju accolto da cori e ovazioni, in un tendone stracolmo con le bandiere ungheresi che sventolano in platea. “Quando parlo a voi non parlo come scienziato, filosofo, analista, parlo dal punto di vista del combattente politico” esordisce il leader del blocco sovranista e blandisce l’orgoglio dei militanti del partito di Giorgia Meloni: “Sono stati gli italiani a scrivere la canzone più bella sulla rivoluzione del ’56 contro il comunismo”. Subito il pubblico scatta in piedi e intona “Avanti ragazzi di Buda”, lo storico inno della rivolta ungherese, ripreso negli ultimi anni più volte anche nella Curva Nord della Lazio.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.fanpage.it/politica/orban-superstar-ad-atreju-no-alla-solidarieta-di-conte-renzi-e-gentiloni-non-capiscono-niente/

Orban: “In Italia il governo si è separato dal popolo”, Di Maio: “Eviti inutili ingerenze”


“Orban eviti inutili ingerenze. Non permetto a nessuno di giudicare o attaccare l’Italia, men che meno a chi fa il sovranista ma con i nostri confini. Orban non conosce il popolo italiano, parli quindi del suo popolo, se vuole, non del nostro”. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, risponde così a Viktor Orban, premier ungherese che ospite d’onore alla festa di Atreju 2019 ha detto: “In Italia il governo s’è separato dal popolo: la sinistra sta riprendendo il potere dappertutto, facendo entrare i migranti e aumentando le tasse”.
Il leader del partito populista Fidesz ha attaccato il governo scaldando la platea di Fratelli d’Italia su tanti fronti a lui cari, dalla migranti alla tolleranza religiosa, dalla libertà di stampa alla libertà di non volersi integrare con gli stranieri. Aggiungendo di essere pronto ad aiutare l’Italia nei rimpatri e nella difesa dei confini, ma mai a una redistribuzione dei migranti. Attacco frontale alla sinistra accusandola di volere utilizzare chi arriva da noi per “importare votanti”, in modo che l’Europa abbandoni le sue radici cristiane e divenga una società “multiculturale”. “Non posso sopportare l’idea che i migranti sostituiscano i bimbi non nati”, aggiunge tra l’ovazione della platea, difendendo il diritto dei popoli di “non volere l’integrazione”, di mantenere le distanze da chi crede un altro Dio.

Infine la stoccata sulla libertà di stampa: “In Europa, se votassero solo i giornalisti, la sinistra vincerebbe 9 a uno. In Ungheria è diverso: i giornalisti non possono parlare il bla-bla europeo, non si possono dire cose ‘politically correct’, perché il giorno dopo la stampa cristiana li criticherebbe, direbbe che hanno detto fesserie. Qualcuno dirà che ho fatto un discorso fascista, ma – conclude – le cose stanno così”. “Orban è un nemico dell’Italia, ragiona e agisce come tale e contro i nostri interessi. Sognava di distruggere l’Europa e, sconfitto, viene qui a dare lezioni. Torni a fare danni a casa sua. Qui tramite i suoi amici ci ha provato ma li abbiamo fermati” scrive in un tweet il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

Tangenti, 28 arresti a Milano: anche Tatarella e Altitonante di Forza Italia. “Finanziamento illecito a Fratelli d’Italia”



Gli appalti dell’Amsa, l’azienda dei rifiuti milanese, e il Piano di governo del territorio della Regione Lombardia. Erano i terreni di caccia di molti dei politici, amministratori pubblici e imprenditori finiti nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che questa mattina ha coinvolto 95 persone tra Lombardia e Piemonte: 43 le ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba dai carabinieri di Monza e dalla Guardia di Finanza di Varese, di cui 12 in carcere, 16 ai domiciliari, 3 con obbligo di dimora e 12 con obbligo di firma. Le accuse: associazione a delinquere aggravatadall’aver favorito una cosca mafiosa, abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti e corruzione per spartirsi e aggiudicarsi appalti pubblici. Il tutto grazie a quella che i magistrati definiscono una “altissima capacità di influire sui vertici di diverse partecipate pubbliche” e al “senso di impunità derivante dalla possibilità di controllare direttamente vari settori delle istituzioni“.


Tra gli arrestati ci sono il consigliere comunale milanese e vicecoordinatore regionale di Forza Italia Pietro Tatarella, candidato alle Europee nella circoscrizione di Nord-Ovest ora in carcere (secondo i pm era a “libro paga” di un imprenditore) e il sottosegretario forzista all’area Expo della Regione Lombardia Fabio Altitonanteai domiciliari. Ma c’è anche l’ex coordinatore provinciale di FI a Varese, Gioacchino Caianiello, già condannato in via definitiva nel 2017 per concussione e ora accusato di “istigazione alla corruzione” nei confronti del presidente della Regione Lombardia, il leghista Attilio Fontana.
La posizione di Attilio Fontana – Il governatore è parte offesa e non risulta indagato: nei giorni scorsi è stato ascoltato dai pm milanesi per chiarire il tentativo di corruzione da lui subito. “Non dico nulla, ho letto che io sono parte offesa. Quindi per rispetto della magistratura le cose che dovrò dire le dirò a loro”, ha commentato. Dalle indagini è emerso come nel marzo 2018 Caianiello avrebbe proposto assieme al direttore generale dell’ente Afol Metropolitana, Giuseppe Zingale, a Fontana di mettere quest’ultimo, suo uomo di fiducia, a capo del settore Formazione della Regione in cambio di consulenze da affidare al socio dello studio legale di Fontana, il consigliere regionale uscente Luca Marsico, che sarebbe così stato risarcito per la mancata rielezione. Un’ipotesi di scambio, contestata dai pm, in cui il governatore lombardo figura come parte offesa perché, pur senza denunciare la proposta, avrebbe spiegato a Caianiello di voler esplorare altre possibilità rispetto al futuro di Marsico. “A riguardo il procuratore Francesco Greco ha spiegato in conferenza stampa: “Stiamo verificando la sua posizione, sarà sentito prossimamente”. Alla domanda “ma il governatore non aveva il dovere di denunciare come pubblico ufficiale?” il pm ha replicato: “Potrebbe essere in caso di episodio occasionale, ma dati i rapporti di lunga data con Caianiello potrebbe non aver percepito l’illiceità del comportamento“.

Chiesta autorizzazione all’arresto per il deputato Diego Sozzani – La Procura ha chiesto poi alla Camera l’autorizzazione all’arresto ai domiciliari del deputato forzista Diego Sozzani per finanziamento illecito. Turbativa d’asta e corruzione sono invece i reati ipotizzati a carico del responsabile operativo dell’Amsa, la municipalizzata che gestisce i rifiuti di Milano, Mauro De Cillis. In totale sono 95 le persone coinvolte nell’inchiesta coordinata dal Procuratore aggiunto e responsabile della Direzione distrettuale antimafia di Milano Alessandra Dolci e dai pm Silvia Bonardi, Adriano Scudieri e Luigi Furno.
D’Alfonso pagava Tatarella con consulenze, viaggi e auto – Due i filoni principali di questa inchiesta che ha scoperchiato un sistema consolidato di comportamenti ritenuti illeciti nella pubblica amministrazione della Regione Lombardia amministrata dalla maggioranza di centrodestra Lega-Forza Italia. Il primo riguarda gli appalti dell’Amsa e di parecchie partecipate pubbliche. Un altro, quello varesino e che ha come personaggio principale l’ex coordinatore provinciale Gioacchino Caianiello, riguarda invece il Piano di governo del territorio e le sue varianti. Il sistema aveva come punti di riferimento di volta in volta tre personaggi. Caianiello, Pietro Tatarella e l’imprenditore del settore rifiuti e bonifiche ambientali, Daniele D’Alfonso della Ecol-Service srl, l’unico al quale è stata contestata anche l’aggravante di aver agevolato il clan di ‘ndrangheta dei Molluso di Buccinasco, facendone lavorare uomini e mezzi negli appalti presi pagando appunto tangenti.

Ed è proprio D’Alfonso che, secondo la ricostruzione di inquirenti e investigatori, attraverso fittizie consulenze e altre utilità, avrebbe remunerato stabilmente Tatarella con consulenze fittizie da 5mila euro al mese“oltre all’erogazione di una serie di utilità quali pagamenti di biglietti aerei, di viaggi di piacere, l’uso di una serie di autovetture, la disponibilità di una carta di credito American Express abilitata al prelievo di contante”, come si legge nell’ordinanza del Gip. In cambio il forzista l’avrebbe favorito negli appalti dell’Amsa, in particolare, e l’avrebbe introdotto in altri appalti a Varese e a Novara, dove sarebbe stato attivo il parlamentare di Forza Italia Diego Sozzani. I due si incontravano “Da Berti”, il ristorante milanese vicino agli uffici della Regione Lombardia già venuto a galla in molte indagini milanesi, e che ora nel linguaggio degli indagati è diventato “la mensa dei poveri”, definizione che ha dato il nome all’indagine della Dda.
Tatarella puntava alla rigenerazione dell’area Expo – Tatarella puntava anche al bersaglio grosso: “Dove c’era l’Expo infatti stiamo cercando di capire se riusciamo ad entrarci un po’ pure noi”, parlava il forzista intercettato. Per il Gip, poi, c’è “un’ombra quanto mai allarmante sulle modalità con le quali” Fabio Altitonante “potrà gestire la delicatissima delega alla ‘Rigenerazione e sviluppo dell’Area ex Expò”.

“Finanziamento illecito a Fratelli d’Italia” – D’Alfonso risulta anche essersi “attivato in prima persona rendendosi disponibile verso l’imprenditore Andrea Grossi nelle operazioni di finanziamento illecitodel partito Fratelli d’Italia“. Ma, scrive il Gip Raffaella Mascarino, “l’attività di “semina” di D’Alfonso non si limita all’area milanese (dove attraverso il finanziamento illecito di 25.000 euro si è assicurato i favori, per sé o per altri, di Altitonante Fabio) e alla Regione Piemonte (di cui era consigliere Sozzani Diego poi divenuto membro della Camera dei Deputati, – ma con un profondo radicamento in buona parte delle province piemontesi, – attraverso il finanziamento illecito a sostegno della sua campagna elettorale pari a 10.000 euro) ma, grazie alla preziosa collaborazione di Caianiello Gioacchino, rinforza i propri contatti politici nella ricca provincia di Varese”.
I tentacoli di Caianiello sulla provincia di Varese – Ma i tentacoli di Caianiello si allungavano anche in provincia: riguardo alla nomina “pilotata” di Davide Borsani come dirigente della società a totale partecipazione pubblica Alfa di Varese il coordinatore forzista “confessa – scrive il Gip – che la stessa è frutto di un accordo politico preventivo, di cui asserisce di aver reso edotto anche il coordinatore provinciale della Lega Matteo Bianchi“.

Caio Mussolini (Fdi): «Discriminato per il cognome, Facebook mi ha sospeso il profilo, è il Grande Fratello moderno»


                                                                        OPEN

«La censura del cognome è inaccettabile, Facebook ha bloccato il mio profilo personale: è il Grande Fratello moderno». È lo sfogo del neocandidato di Fratelli d'Italia per le europee Caio Giulio Cesare Mussolini, affidato a un post sulla sua pagina pubblica in cui spiega: «Non avevo scritto nulla, anzi ho dovuto subire insulti, minacce e foto poco piacevoli. Ma non mi mettono certo paura».



«Voglio tranquillizzare tutti: non farò campagna elettorale con fasci littori, saluti romani e fez - ha detto il neocandidato di Fdi -. Trovo però inaccettabile che Facebook chiuda il mio profilo personale solo perché il mio cognome è Mussolini. Ieri sono stato bloccato fino al giorno 11 di Aprile, pur non avendo scritto nulla».




Mussolini ha poi raccontato di una giornata intera di «insulto libero contro la mia persona e la mia famiglia». «Se la policy di Facebook è consentire foto a testa in giù, insulti, minacce di morte e di aggressioni, e al contempo sanzionare una persona solo per il suo cognome, allora siamo messi malissimo - ha tuonato -. Qui l'unico discriminato sono io». E ancora: «Facebook si comporta come un centro sociale. È inaccettabile - ha concluso -. Sto valutando con i miei avvocati se iniziare un'azione legale».
Già ieri il neocandidato annunciato da Giorgia Meloni aveva avuto problemi nel creare la sua pagina pubblica: Facebook mi chiede di creare il nome utente di questa pagina ma poi mi dice che l’uso del mio cognome non é consentito. Siamo alla polizia del pensiero.

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FOTO: FAN PAGE

Ong, Fidanza (FdI) vs Gruber, lui: “Sono pagate da Soros e da speculatori internazionali”. Lei: “Ha già raccontato tante balle”



Bagarre in più atti a Otto e Mezzo (La7) sull’immigrazione e sulle ong.Ospiti in studio: il deputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, la giornalista di Sette Stefania Chiale e Andra Venzon, fondatore e presidente del movimento paneuropeo Volt. Il dibattito è incentrato sulle ong, a proposito del quale Fidanza, polemizzando con Venzon, afferma: “Perché non vi indignate allo stesso modo per il traffico delle ong, finanziate dai grandi speculatori internazionali, che pagano gli scafisti tra la Libia e l’Italia per riempirci di gente? Ma, insomma, indigniamoci per questo”.
Insorge la conduttrice Lilli Gruber: “In questo studio non facciamo il discorso delle ong finanziate da Soros”.
“Ma è la verità” – ribatte Fidanza – “lo dico e lo riaffermo”.
“No, lei dice una bugia” – replica la giornalista – “Dice una grandissima bugia e queste non le diciamo qui”.
“Dico la verità” – ribadisce il parlamentare – “Basta guardare i bilanci spesso poco trasparenti di queste ong, che sono pagate da grandi finanziatori”.

La polemica si riaccende quando Stefania Chiale ricorda che non sono ancora stati provati contatti tra ong e i trafficanti, ma viene interrotta da Fidanza : “Come lei ben sa, la procura di Catania sta indagando”. La giornalista lamenta le continue interruzioni e Gruber nuovamente interviene per rimbrottare il deputato: “Onorevole Fidanza, faccia finire”.
“Sta dicendo una falsità però”, continua il parlamentare.
“Le devo togliere l’audio se continua a interrompere” – ammonisce la conduttrice – “Sia educato. Cerchiamo tutti di essere educati. Già di balle lei ne ha raccontate un bel po’”.
“Vada a vedersi i bilanci delle ong e i dati del Viminale” – ripete Fidanza – “Non sono balle, ma verità”.
Chiale poi continua il suo intervento: “Perché dice che io racconto falsità? Ci sono 4 procure siciliane che stanno indagando sulle ong. In alcuni casi le indagini sono state archiviate, in altri stanno continuando, ma, ad ora,non sono ancora stati trovati questi rapporti tra ong e scafisti, che invece voi date già per certi. Lasciamo lavorare la magistratura ma non possiamo dire che le ong sono dei vicescafisti”.

Nel finale, nuovo scontro tra Fidanza e Venzon, che accusa: “Stiamo scadendo nel complottismo con un rappresentante dei cittadini, che siede alla Camera dei deputati. Lei non ha dati, io le pago lo stipendio e sta inventando fatti. Si vergogni, siamo a un livello istituzionale più basso di questo tavolo”.
“Ma si vergogni lei” – ribatte il deputato – “Si veda i bilanci di queste ong e i dati del Viminale”.
Poi accusa Venzon di favorire col suo movimento “l’invasione” e “l’immigrazione incontrollata” a danno degli italiani.
Gruber osserva: “Vuole un consiglio? Lasci perdere il finanziere Soros e la vostra teoria”.
“Perché? E’ così scomodo citare Soros?”, chiede il politico.
“No, perché non è vero che Soros finanzi tutte le ong. La prossima volta venga con delle prove”, risponde la giornalista.
“Soros finanzia delle carte di credito date agli immigrati in Grecia e in Serbia” – replica Fidanza – “Basta andare a vedere sul sito della sua fondazione. E lui si vanta di essere un grande filantropo”.
“Intanto, chi fa della filantropia non commette reato” – controbatte la conduttrice – “Ci manca solo che lei accusi Soros di essere dietro al grande complotto ebraico”.

Cascina, si scusa e si dimette l’assessore di FdI che ha insultato Cristina Parodi






Di Giacomo Salvini

Quelle frasi ingiuriose contro Cristina Parodi le sono costate la poltrona. Nel primo pomeriggio si è dimessa Sonia Avolio, assessore al Commercio e alle Attività Produttive della giunta leghista di Cascina (Pisa), che sabato scorso aveva registrato e pubblicato sul proprio profilo Facebook un video in cui insultava la giornalista e conduttrice Rai, rea di aver dato degli “ignoranti” agli elettori di Matteo Salvini: “Ignorante vuole dire senza conoscenza ed è lei che non sa più quante corna ha – aveva detto Avolio – ma glielo dico io: una per ogni lentiggine, se riesce a contarle. E che vada con la su’ sorella, insieme ai tegami”. Il video, rilanciato da Selvaggia Lucarelli, aveva fatto il giro del web e provocato le inevitabili polemiche politiche. Secondo quanto risulta al fattoquotidiano.it, dopo aver visto il video, la sindaca di Cascina Susanna Ceccardi è andata su tutte le furie e nella riunione di giunta di lunedì avrebbe preteso le dimissioni dell’assessora: “Sonia si è dimessa – ha scritto su Facebook la prima cittadina –. La ringrazio e ringrazio Fratelli D’Italia per aver preso questa decisione sofferta. Ora aspettiamo anche le scuse di Cristina Parodi a milioni di italiani che sono stati definiti ignoranti, solo per aver votato la Lega. La Parodi dimostrerà la stessa maturità di Sonia Avolio nel chiedere scusa e fare un passo indietro?”.
L’annuncio delle dimissioni è arrivato direttamente da Avolio che ha scritto un comunicato in cui ha ammesso di aver sbagliato: “Questo mio essere sempre schietta, sincera e coerente, mi porta anche a riconoscere gli errori che, inevitabilmente e come tutti, commetto – ha scritto l’ormai ex assessore–. Per questo ho scelto di restituire le deleghe da assessore al Comune di Cascina”. Poi, dopo le scuse pubbliche successive alla pubblicazione del video, sono arrivate anche quelle ai suoi concittadini: “Ho lavorato due anni da assessore, mettendo sempre al primo posto della mia azione amministrativa i cittadini di Cascina, iniziando dai più deboli, dagli ultimi, dai più bisognosi – ha concluso Avolio – A loro rivolgo le mie scuse più sentite, qualora si fossero sentiti offesi e traditi dalle polemiche che mi hanno travolto negli ultimi giorni”.


Da sabato il clima nella giunta leghista di Cascina si era fatto molto teso: la sindaca e l’assessore non si erano sentite per tutto il weekend fino alla riunione di lunedì mattina ma proprio alla vigilia delle dimissioni, il vicesindaco del Carroccio Dario Rollo aveva pubblicato un post su Facebook dai toni durissimi: “Mi vergogno per quel video e mi dissocio in maniera netta e categorica – ha scritto – colgo l’occasione per esprimere la mia vicinanza alle signore Parodi, nonostante le affermazioni televisive di una delle due sorelle, davanti a milioni di italiani, sono state alquanto disdicevoli e di cattivissimo gusto. Ma questo non giustifica il fatto di poterla offendere. Proprio il fatto di non scendere agli stessi livelli dimostra la superiorità e il fatto che si sbagliava di grosso. Forse provengo da altra formazione e da un altro ambiente, ma per me rimangono inconcepibili certi comportamenti. Determinati valori non sono negoziabili….mai!”.
Le dimissioni sono arrivate dopo due giorni per non spezzare gli equilibri interni al centrodestra toscano: Avolio, infatti, due anni fa era stata scelta in quota Fratelli d’Italia ed è per questo che il video ha rischiato di provocare una crisi della giunta che governa Cascina da due anni. Le dimissioni di Avolio alla fine sono state decise di comune accordo con FdI Toscana che ha riconosciuto all’assessora “serietà e dignità” per aver “ammesso i propri errori”: “Ora che sono arrivate le scuse di Sonia – continua il portavoce regionale del partito Francesco Torselli – aspettiamo con ansia quelle di una dipendente del servizio pubblico (Cristina Parodi, ndr) che, mentre percepisce uno stipendio pagato con i soldi degli italiani, si permette di offenderne una bella fetta, dando loro degli ignoranti”.
L’origine di tutto erano state le dichiarazioni della conduttrice Rai Cristina Parodi (per cui la stessa Lega aveva chiesto le dimissioni, ndr) che giovedì scorso, nel corso della trasmissione “I Lunatici” su Radio 2, aveva detto che l’ascesa politica di Salvini era dovuta “all’arrabbiatura e all’ignoranza della gente”. Pronta la reazione di Avolio che le aveva dato pubblicamente della “cornuta” e, prima che scoppiasse il caso, se ne vantava anche con gli altri utenti su facebook: “mai stata delicata: sono nata a Livorno!” aveva risposto ad un commento. Poi, però erano arrivate le scuse (“sono greve, non cattiva”) e oggi le dimissioni.

Attacco alla conduttrice Cristina Parodi, l’assessora toscana: “Sei piena di corna”

Dopo le ultime dichiarazioni di Cristina Parodi sul vicepremier Matteo Salvini spunta una nuova polemica. La giornalista era infatti finita nel mirino della Lega che aveva chiesto il suo licenziamento alla Rai. Tutto questo perché la Parodi aveva affermato che l’ascesa del ministro dell’Interno era dovuta “all’arrabbiatura della gente”, ma anche “alla paura” e “all’ignoranza”.
L’assessora Sonia Avolio (Fratelli d’Italia) della giunta di Cascina, in provincia di Pisa, ha preso le difese del leader della Lega pubblicando un video in cui insulta la giornalista. “Non sa più quante corna ha”, dice la Avolio nel video. 
“Volevo mandare un messaggio a Cristina Parodi che dice che quelli che votano per Salvini sono degli ignoranti ignorante vuol dire senza conoscenza, e lei che non sa più quante corna ha, ma glielo dico io: una per ogni lentiggine, se riesce a contarsele. E che vada con sua sorella, insieme ai tegami”, ha affermato l’assessore di Fratelli d’Italia.
Nei commenti sotto al video della Avolio si legge l’opinione degli utenti di Facebook. Una scrive: “Mi vergogno profondamente del fatto che una donna possa usare verso un’altra donna parole tanto becere e volgare. Ignorante è chi ignora, non conosce, ecco signora Lei ignora proprio cosa siano l’educazione e il rispetto”. “Che vergogna, che becerume”, ha aggiunto un altro.
Nella polemica è intervenuta anche l’opinionista Selvaggia Lucarelli che ha condiviso il video su Twitter commentando: “Sembra uno scherzo ma non lo è. Mi auguro abbia un buon avvocato”.

L'acqua della Ferragni? Ora arriva l'interrogazione parlamentare in Senato

Di Franco Grilli
Chiara Ferragni ha dato il suo nome a una serie limitata di bottiglie d'acqua della francese Evian.
Al costo di 8 euro l’una. Il prezzo si abbassa però a 6 euro se si acquista on line: 12 bottiglie d'acqua a 72,50 euro. Un’iniziativa commerciale che ha alzato un denso polverone di polemiche sui social e non solo.
Già, perché la questione ora arriva anche in Parlamento: il senatore di Fratelli d’Italia Giampietro Maffoni ha presentato un'interrogazione parlamentare ai ministri dell'Ambiente e dell'Istruzione sul caso che vede protagonista la fashion blogger.
Ecco cosa scrive l’esponente Fdi: "Il Rapporto Onu sull'acqua sottolinea lo stretto legame tra povertà e risorse idriche: il numero di persone che vive con meno di 1,25 dollari al giorno, infatti, coincide approssimativamente con il numero di coloro che non hanno accesso all'acqua potabile. Si stima che muoiano 3900 bambini ogni giorno per scarsità d'acqua e circa il 10% di tutte le malattie mondiali potrebbe essere evitato migliorando fornitura di acqua".
Dunque, ecco la stoccata finale alla moglie di Fedez: "Premetto che nel libero mercato l'abilità imprenditoriale di un individuo si premia da sola, e se vi è qualcuno che sente la necessità di spendere 72,50 euro per una confezione da 12 bottiglie, non vi è nulla di illecito. Mi chiedo però se non sia il caso che una donna che ha il potere di influenzare milioni di giovani che la seguono sui social (15,2 milioni solo su Instagram) non possa rivedere i suoi investimenti in un'ottica diversa".

Governo giallo-verde, la Meloni: 'Non lo appoggiamo'

Risultati immagini per GIORGIA MELONI

Di Salvatore Santoru

Spaccatura all'interno della coalizione di centrodestra.
Recentemente la leader di Fratelli D'Italia Giorgia Meloni ha sostenuto, come riportato da Libero e da altre testate(1), che non ci sarà alcun appoggio del suo partito al governo giallo-verde.

Stando sempre a quanto riportato su Libero, da diverso tempo Matteo Salvini sta cercando di coinvolgere la Meloni nel nuovo governo ma pare che la stessa politica e Fratelli D'Italia non siano interessati all'alleanza con i 5 Stelle.

NOTA:

(1) http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13341558/giorgia-meloni-no-matteo-salvini-fratelli-d-italia-non-appoggera-governo-lega-m5s.html

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