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Su Repubblica Lerner 'difende Soros', dura critica dal 'Giornale'


Di Salvatore Santoru

In un articolo pubblicato sulla 'Repubblica' e intitolato 'Se Soros diventa il diavolo', Gad Lerner ha voluto prendere le difese del noto finanziere e filantropo. Più specificatamente, il giornalista ha criticato le recenti allusioni fatte dai 5 Stelle sul finanziare e le critiche e teorie molto diffuse sul suo conto e spesso portate avanti dalla destra populista e/o tendente al cospirazionismo.

La 'difesa di George Soros' è stata alquanto criticata da un articolo del 'Giornale', dove si è sostenuto che Lerner avrebbe avuto l'intenzione di paragonare in qualche modo l'opposizione a Soros con la propaganda di stampo antisemita fatta dall'ideologia nazionalsocialista.

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/politica/2019/06/gad-lerner-difende-soros-contro-di-lui-propaganda-cospirazionista-002931863.html

Desirée, scontro social tra Gad Lerner e Salvini: 'Vergognati', no vergognati tu!'


Di Salvatore Santoru

Scontro social tra Matteo Salvini e Gad Lerner. Più specificatamente, riporta il Corriere(1), il ministro dell'Interno ha diffuso un articolo di Dagospia incentrato sul tweet di Lerner sulla vicenda di Desirée Mariottini Lerner e ha commentato che si dovrebbe vergognare.

 Dal canto suo, il giornalista ha risposto che dovrebbe essere invece Salvini a vergognarsi, sostenendo anche che si sarebbe fatto 'propagandista in malafede di una fake news'.

Andando maggiormente nei dettagli, Lerner aveva scritto praticamente che Desirée proveniva da un'ambiente e una famiglia instabile e che una vicenda tragica come questa dovrebbe essere risolta da qualcosa di 'diverso dall'odio razziale'.

NOTA:

(1) https://www.corriere.it/politica/18_ottobre_28/desiree-scontro-social-salvini-lerner-colpi-vergogna-99232bae-da86-11e8-aca4-abf222acb144.shtml

Gad Lerner sull'arresto del sindaco di Riace: "Pulsioni fascistoidi in Italia"

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LIBERO

Anche Gad Lerner critica con toni aspri l'arresto del sindaco di Riace per favoreggiamento dell'immigrazione. Il giornalista segue la scia di Roberto Saviano e difende il primo cittadino, Mimmo Lucano. "Il mandato di arresto per il sindaco di #Riace è uno schiaffo in faccia a chi pratica il dovere dell'accoglienza econferma la pulsione fascistoide di cui sta cadendo preda il nostro paese. Solidarietà piena a #MimmoLucano" scrive su Twitter. Insomma, anche per Lerner l'Italia del governo gialloverde - o meglio, secondo lui, di Matteo Salvini - è un Paese con pulsioni fascistoidi. No, in questo caso nemmeno gad crede più nella giustizia.

Lerner contro Pd e la sinistra: "Non ha tutelato diritti civili"

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Di Aurora Vigne
Gad Lerner ha scaricato di nuovo il Pd. E a distanza di poche settimane.
Il primo affondo è arrivato durante un'intervista al Fatto Quotidiano dove il giornalista ha criticato il partito e tutto il centrosinistra sottolineando i vari errori fatti in questi anni.
Ora invece Lerner scarica il suo risentimento a La Verità: "Il Pd si è battuto troppo poco per i diritti civili, a cominciare dal mancato voto di fiducia sullo ius soli. Avrebbe dovuto essere un partito più femminista e più deciso nella battaglia contro l''omofobia", afferma.
Per Lerner, in generale, "la sinistra italiana non ha saputo tutelare le classi subalterne". E sul fallimento di Leu i giornalista non ha dubbi. Secondo lui il mancato successo è dovuto "alla scarsa credibilità del gruppo dirigente, composto da persone che, quasi tutte, avevano attraversato la fase della ricerca dell'accordo con l'establishment".
Lerner viene anche pizzicato su quel famoso Rolex che si intravedeva nella sua foto con la maglietta rossa pro-immigrazione. Si tratta di un modello in acciaio del 1992, spiega. E poi ribadisce: "È vero sono radical chic. La mia biografia e la mia professione sono queste. Ci sono le foto e ci sono i libri. Sono amico di molti operai e di Carlo De Benedetti. Sono frequentazioni nate dal lavoro. Per i giovani giornalisti entrare in certe stanze era un traguardo. Di alcuni protagonisti dell’establishment sono diventato amico, pur conservando la diversità della mia storia", conclude.

GAD LERNER, DIEGO FUSARO: 'Meglio tardi che mai, apprezzo la sua onestà nel dire che l'attuale sinistra è subalterna al capitalismo'

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Di Salvatore Santoru
Diego Fusaro ha recentemente commentato 'l’autocritica di Gad Lerner'(1) nella sua rubrica “Lampi del Pensiero” su Affari italiani.
Più specificatamente, Lerner ha sostenuto in un’intervista al Fatto Quotidiano che "La subalternità del centrosinistra al capitalismo non è certo nuova, semmai ha inizio negli anni ’90, quando i post-comunisti potevano ambire al governo nazionale e in loro si è determinata un’ansia da legittimazione"(2).
Fusaro ha commentato le affermazioni di Lerner sostenendo che "Talvolta ci si imbatte in inconfessabili momenti di verità. Inattesi tanto per il contenuto quanto per la fonte. È quanto accade ora. L’araldo del cosmopolitismo arcobaleno Gad Lerner fa autocritica"(3).
Inoltre, lo stesso filosofo ha anche scritto che è "Meglio tardi che mai, caro Gad Lerner", e infine ha espresso le sue felicitazioni "ad ogni modo, per l’onestà e la parresia".
NOTE:

Gad Lerner fa autocritica: “Sono radical chic, borghese e amico di De Benedetti”

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DA TPI.IT
ll giornalista Gad Lerner, storicamente legato alla sinistra, ha rilasciato un’intervista al Fatto Quotidiano in cui fa autocritica e analizza le cause della profonda crisi politica della sinistra, a cominciare dai fischi al segretario del Pd Maurizio Martina durante i funerali di stato per le vittime del ponte crollato a Genova.
“Reputo la mia biografia compromessa”, ha detto Gad Lerner a Lorenzo Giarelli. “Io da giornalista mi sono occupato a lungo dei lavoratori e dei loro diritti perché ritenevo giusto farlo. Ma sono un borghese benestante, un “radical chic”, l’amico di Carlo De Benedetti. Sono tutte cose vere. Per questo la nuova classe dirigente del centrosinistra non partirà certo da quelli come me”.
Lerner parla apertamente di “subalternità del centrosinistra al capitalismo”, che secondo lui ha inizio negli anni Novanta. Il giornalista chiarisce che “avviare le privatizzazioni, compresa quella delle autostrade, fu inevitabile, anche se il processo poteva esser gestito meglio se non ci fosse stata quella soggezione nei confronti dei grandi industriali”.
Tuttavia, “il tentativo di scaricare addosso al Pd tutta la responsabilità di allora è solo propaganda: anche il centrodestra e lo stesso Salvini hanno avuto un ruolo determinante nel creare la situazione attuale”.
Gad Lerner sottolinea che i fischi a Maurizio Martina ai funerali di stato “testimoniano nel modo più umiliante il divario tra il gruppo dirigente di centrosinistra e le classi meno agiate”.
“Dietro alla tragica condizione di isolamento del Pd c’è il tradimento dei vertici, la corruzione di un gruppo dirigente imborghesito, i rapporti di confidenza tenuti col capitalismo senza mai avere il coraggio di combatterne i vizi”, dice. “

GAD LERNER: 'Il centrosinistra è subalterno dei grandi capitalisti da tanti anni'

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Di Salvatore Santoru

In un’intervista del Fatto Quotidiano di Lorenzo Giarelli Gad Lerner critica l'attuale centrosinistra.
Più specificatamente, riporta un articolo di Infosannio(1), Lerner ha sostenuto che “La subalternità del centrosinistra al capitalismo non è certo nuova, semmai ha inizio negli anni ’90, quando i post-comunisti potevano ambire al governo nazionale e in loro si è determinata un’ansia da legittimazione: non mangiamo i bambini, sappiamo stare composti a tavola, garantiremo i vostri interessi”.

Nell'intervista Lerner ha parlato anche della stagione delle privatizzazioni degli anni 90, sostenendo che fossero inevitabili ma aggiungendo anche che: “il processo poteva esser gestito meglio se non ci fosse stata quella soggezione nei confronti dei grandi industriali”.

NOTA:

(1) https://infosannio.wordpress.com/2018/08/22/gad-lerner-fa-autocritica-la-sinistra-da-anni-e-subalterna-al-capitalismo/

GAD LERNER, l'apello pro-migranti dal terrazzo e col ROLEX. La risposta al critico: 'Proletario, guardami l'orologio che ho'

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Di Salvatore Santoru

Anche Gad Lerner ha aderito all’appello di Libera per la solidarietà ai migranti, a cui ha aderito recentemente anche la Boldrini.
Più specificatamente, Lerner si è fatto riprendere con una camicia rossa da un terrazzo(1).

Al commento di un utente che ha scritto 'Bel terrazzo', Lerner ha risposto che "se guarda bene, caro il mio proletario, ho anche il Rolex al polso".

NOTA:

(1) https://www.corriere.it/cronache/18_luglio_06/gad-lerner-appello-migranti-terrazzo-col-rolex-polso-critiche-insulti-28db102a-8106-11e8-98a9-8f8934803a67.shtml

Lo scossone di Bignardi a Rai3: Ballarò addio, torna Lerner con Islam-Italia

Lo scossone di Bignardi a Rai3: Ballarò addio, torna Lerner con Islam-Italia

http://www.askanews.it/top-10/lo-scossone-di-bignardi-a-rai3-ballaro-addio-torna-lerner-con-islam-italia_711842692.htm

Alla fine lo scossone è arrivato: Daria Bignardi ha rivoluzionato il palinsesto di Rai 3 di cui è direttora. Via Ballarò, dentro 'Islam-Italia' di Gad Lerner, più spazio a Fazio e Gabanelli, e una speranzella per il colpaccio fino ad ora mancato: portare Crozza a Rai 3."Ho provato a portarlo. Per ora non ci siamo riusciti. Per ora", ha detto la direttora audizione dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Quanto alle decisioni ferme, Bignardi ha spiegato: "Ieri si è dimesso Gianluca Semprini da Sky per raggiungere la Rai e occuparsi del nuovo programma informativo del martedì che non è 'Ballarò', che è un programma finito". Questi format, ha aggiunto, sono "anacronistici e antistorici", lo vorrei "molto più compatto: 90 minuti, per ricominciare in un prodotto che parta dalle immagini e faccia un importante lavoro di ricerca dei protagonisti della politica". Quello di Lerner, invece, è un ritorno. "Gad Lerner tornerà in Rai con piccolo progetto sull'Islam. Saranno sei seconde serate di 40 minuti". "Il programma si chiama Islam-Italia - ha aggiunto -Lerner andrà in giro per l'Europa per raccontare l'Islam, credo che sia servizio pubblico". Ampi riconoscimenti e attribuzioni di maggiori spazi ai programmi di Fabio Fazio, Milena Gabanelli e Corrado Jacona. "Fazio e Gabanelli sono due fuoriclasse, averli entrambi la domenica è un po' uno spreco. C'è 'ciccia', se mi consentite il termine, per due prime serate. Quindi Report e Presa diretta vanno il lunedì". La domenica "Che tempo che fa" sarà allungato, ha spiegato la Bignardi, sottolineando che "il lavoro di Report è estremamente faticoso e difficile". Apprezzamenti anche verso 'Chi l'ha visto?' e Concita de Gregorio. Chi l'ha visto avrà una striscia quotidiana di mezz'ora alle 12.25. L'access prime time sarà occupato da un programma curato da Concita De Gregorio ("Una striscia quotidiana per una settimana e poi solo una volta a settimana il lunedì") e da "Gazebo", che farà un lavoro "sulla parte dei social". Nuovo spazio inoltre a Rischiatutto che "andrà su Rai 3. E' un programma nato a Rai 3, abbiamo fatto un test su Rai 1, ed è stato un evento, ora deve diventare un programma di grande successo". Cambiamenti all'orizzonte anche per Agorà. "Agorà avrà un cambiamento scenografico e stilistico, diventerà più una newsroom". "Ci sarà - ha aggiunto Bignardi - più attenzione alla parte filmata e meno parole, meno ospiti fissi. E' confermato il conduttore Gerardo Greco, dal lunedì al venerdì. Avrei voluto anche il sabato ma non ho trovato le risorse. Questo resterà un mio programma anche per il 2017". MAZ

La Valle d'Aosta non vuole ospitare altri 79 profughi per questioni logistiche.Gad Lerner: "non ci verrò più in vacanza"


Ha conquistato le pagine di molti telegiornali ieri e di quotidiani nazionali oggi la scelta della Valle d'Aosta di rifiutare l'ospitalità a 79 migranti, che il Viminale le assegnava. In tanti hanno accolto sui social network la notizia con indignazione, sulla scorta delle dichiarazioni del Prefetto Mario Morcone, capo dipartimento del ministero della Cooperazione internazione e Integrazione, che ieri mattina su Radio Rai 1 aveva criticato apertamente la regione. Morcone sottolineando come 79 migranti significavano per la Valle una persona per Comune e tre ad Aosta aveva evidenziato come la scelta fosse "profondamente sbagliata e che dava anche segnali sbagliati ai nostri cittadini".
A attaccare la Valle d'Aosta è questa mattina anche il giornalista e presentatore televisivo Gad Lerner che in un Tweet scrive: "La Valle d'Aosta rifiuta di accogliere 79 profughi. La motivazione è che ne ospita già 62. Mi basta e avanza per non andarci più in vacanza"
Uno sfogo in pochi minuti rilanciato sul social da 81 retweet.

Libia: ecco cosa diceva chi ha voluto la guerra che aprì la strada ai barconi

Di Giacomo Cangi
Alla luce dell‘ennesima strage avvenuta nel mar Mediterraneo, è bene dire in maniera chiara che la guerra in Libia svolta nel 2011 è stato un gravissimo errore. Gheddafi era un dittatore, su questo non vi è alcun dubbio. Ma a parte il semplice fatto che ogni stato ha il sacrosanto diritto di autodeterminarsi (motivo per cui l’Europa non sarebbe dovuta andare a bombardare la Libia) occorre ricordare che grazie alle intese raggiunte fra il Governo italiano dell’epoca e il Rais le partenze di immigrati erano calate tantissimo, e di conseguenza le stragi come quella avvenuta poco più di 48 ore fa. Come ricorda anche Sky, dal 2008 al 2009 l’arrivo dei clandestini calò del 74%, «passando dai 36.951 del 2008 ai 9.573 del 2009». Da dopo la guerra in Libia regna il caos e gli sbarchi sono sempre più numerosi, così come le morti sul Mediterraneo. Ma cosa dicevano i politici (e non solo) all’epoca dello sciagurato intervento in Libia?
FRATTINI - Il ministro degli Esteri Franco Frattini diceva: «L’Italia è pienamente coinvolta con i partner della comunità internazionale nella missione in Libia e non può essere seconda a nessuno nell’impegno per far rispettare i diritti umani», «Non potevamo rimanere indifferenti e non avremmo potuto non intervenire». Evidentemente, caro Frattini, sarebbe stato meglio rimanere indifferenti.
PD - Bersani, a quel tempo leader dell’opposizione, dichiarava: «Noi dobbiamo partecipare a questa operazione che deve stare nei limiti del mandato delle Nazioni unite, dobbiamo parteciparci con il profilo giusta e una posizione politica chiara». Chissà tale convinzione così forte sulla partecipazione alla guerra in Libia da cosa era giustificata. Probabilmente da niente.
LERNER - Il migliore di tutti però fu il giornalista Gad Lerner che nel suo blog scrisse: «Una guerra piena di secondi fini ma intrapresa a seguito di un’autentica sollevazione popolare, giunge infine al risultato inesorabile per cui ricorderemo questo anno 2011: la caduta dei tiranni. Gheddafi rovesciato dagli insorti 42 (quarantadue!) anni dopo la sua ascesa al potere, è un evento che non può non rallegrare ogni sincero democratico. Capisco l’imbarazzo di chi c’è andato a braccetto fino a ieri; e dei vili che hanno sottoscritto l’impegno militare per abbatterlo ma speravano fosse solo per finta. Scrivo ancora nel mezzo degli eventi, potrebbe ancora darsi il peggio anche se il finale sembra scritto. Ma voglio già esprimere la mia esultanza. Senza Gheddafi, dopo Gheddafi, il segnale del via libera alla rivoluzione democratica nel mondo arabo si rafforza. Il prossimo è Assad!». Qualcuno di voi ha visto questa rivoluzione democratica in Libia? No, al massimo c’è stata la rivoluzione dei barconi rovesciati.

La casta che ha ucciso la politica ora la chiama antipolitica


 Di Giorgio Cattaneo
Allarme “antipolitica”: di fronte al verdetto dei sondaggi, ora la casta ha paura. Bersani, alleato di Berlusconi nel sostegno al governo Monti, finge di stupirsi del successo annunciato per il movimento di Beppe Grillo. E persino Vendola, a metà del guado – tra la foto-ricordo del summit di Vasto e la tentazione di smarcarsi dal vecchio centrosinistra – oggi taccia di “populismo” l’ex comico genovese. Il momento è cruciale: Monti sta smantellando quel che resta del nostro Stato sociale, inaugurando una restaurazione autoritaria epocale. E alla disaffezione degli italiani – solo uno su due alle urne, stando alle intenzioni di voto – si aggiunge anche il disgusto per la tangentopoli leghista, mentre chi ieri strillava contro le cricche e le caste oggi sostiene il “governo dei banchieri” insieme a Silvio Berlusconi.
Nel mirino nella casta impaurita finisce il bersaglio più grosso, quel Grillo che già alle ultime regionali rovinò la festa ai capi dei grandi partiti: in BersaniPiemonte, elettori di sinistra che mai avrebbero votato una seconda volta per il centrosinistra uscente, piuttosto che premiare Mercedes Bresso o restare a casa misero la croce sulla lista di Grillo, che fece il pieno in valle di Susa raccogliendo la protesta No-Tav e contribuì a consegnare la Regione al centrodestra; peccato che i capi delle grandi coalizioni, in gran segreto, si fossero già accordati in anticipo: comunque fosse andato il voto regionale, il vincitore non avrebbe messo mano a nessuno dei maxi-appalti già programmati, dal mega-inceneritore alla linea Tav Torino-Lione. Una cosa era certa: le “grandi decisioni” siglate nelle segrete stanze non sarebbero mai state “minacciate” dalla reale volontà democratica dei cittadini-elettori.
Altro grande banco di prova, i referendum del giugno 2011: alla spettacolare sollevazione civile in favore dei beni comuni ha fatto seguito, in modo pressoché automatico, il commissariamento definitivo del governo, dietro al quale i grandi partiti si sono messi al riparo, nel timore che la politica potesse tornare prerogativa dei cittadini. Di qui la filosofia dell’emergenza, i tagli più drastici, l’abolizione del dibattito e il ricorso sistematico alla polizia antisommossa per “dialogare” col dissenso. I signori dei partiti temono Grillo perché è l’esponente più visibile di quella che, per comodità, chiamano “antipolitica”: l’ex comico ha costruito una struttura all’americana, personalistica, forte di un marketing efficace. Il suo limite: diffidare di qualsiasi alleanza. Procedono quindi in ordine sparso gli altri outsider: da Giulietto Chiesa, che attraverso il laboratorio politico “Alternativa” propone da tempo la creazione di un cartello programmatico, Beppe Grilloesteso al movimento No-Debito, fino al gruppo di Ugo Mattei, battagliero leader del movimento referendario per l’acqua pubblica, passando per dirigenti della Fiom come Giorgio Cremaschi.
Movimenti, network, intellettuali prestigiosi: pronti a mettere alle corde una casta di potere nella quale ormai si riconosce meno del 50% dell’elettorato: il maggiore dei vecchi partiti, se va bene, rappresenta un italiano su dieci. E gli altri? Se riuscissi a mobilitare l’oceano degli astensionisti, dice Grillo con una battuta, potrei addirittura diventare il primo partito e quindi aspirare direttamente al governo. Se davvero alle prossime amministrative il “Movimento 5 Stelle” raccoglierà quel successo vaticinato dagli ultimi sondaggi, scrive Peter Gomez sul “Fatto Quotidiano”, questo sarà dovuto anche al voto di protesta, ma «non basta per bollare i “5 Stelle” come espressione dell’anti-politica, come fanno gli spaventati Pierluigi Bersani e Niki Vendola o, su quasi tutti i giornali, i grandi commentatori del secolo scorso», tra cui persino Gad Lerner.
«Siamo messi proprio male – scrive Lerner nel suo blog – se, in cerca di un’alternativa credibile alla dissoluzione del sistema politico, i mass media italiani non trovano di meglio che riesumare il fantasma di Beppe Grillo», ovvero «la più innocua delle pseudoalternative di sistema, l’illusione di votare “diverso” per continuare a vivere nella stessa melma». Secondo Lerner, l’affannosa ricerca del nuovo si risolve in una scorciatoia priva di credibilità, «perché nessuno crede davvero che Grillo in Parlamento o addirittura al governo rappresenti più di un’imprecazione, di uno sberleffo: nessuno gli affiderebbe i destini della sua famiglia». Davvero? Gomez non la pensa così: «Le scelta di rinunciare ai finanziamenti pubblici, di mettere un tetto al numero di candidature consecutive, la presenza di programmi Paolo Barnard precisi, sono un fatto politico. Così come sono statepolitica, con la P maiuscola, le raccolte di firme per le leggi d’iniziativa popolare che il parlamento ha scandalosamente ignorato».
La più forte polemica con Grillo non proviene però dalla casta dei partiti o dai “commentatori del secolo scorso”, ma da un outsider totale, Paolo Barnard, grande giornalista messo al bando dai media dopo la polemica con Milena Gabanelli sulla mancata tutela legale per i suoi scomodi servizi su “Report”. «Ok, collaboro con Beppe Grillo», annuncia Barnard nel suo seguitissimo blog, ma solo quando il leader del “Movimento 5 Stelle” «si scuserà per aver depistato gli italiani per 15 anni dal più devastante pericolo per la democrazia che l’Italia abbia mai affrontato nel dopoguerra, e che oggi infatti ci sta distruggendo, per sbraitare contro il ladro di polli Berlusconi, a tutto vantaggio dei suoi spettacoli, Dvd, merchandising, incassi, fama». La posizione di Barnard è nota: il “rigore” che ci viene imposto non è figlio di una casuale contingenza economica, ma di un piano “golpista” dell’alta finanza, pianificato per moltiplicare profitti sulla nostra pelle col sequestro della sovranità monetaria e l’instaurazione di una “dittatura dei poteri Giulietto Chiesaforti”, che ora ci domina anche giuridicamente  attraverso l’Unione Europea.
Barnard accusa Grillo di aver ignorato il suo clamoroso saggio-denuncia, “Il più grande crimine”, in cui profetizzava quello che sta avvenendo, e che ora «porta la gente a darsi fuoco, a gettarsi dai balconi, le pensionate a uccidersi, i precari a disperarsi senza uscita». Problema: come riscattare i diritti di cittadinanza, se poi qualsiasi nuovo governo dovrà fare i conti col cappio europeo del “Fiscal Compact”, che – insieme al pareggio di bilancio in Costituzione – impedirà agli Stati di continuare a investire denaro pubblico in favore dei cittadini? Di questo la nuova politica dovrà cominciare a parlare, in modo esplicito: «Se fossi il capo del governo – dice Giulietto Chiesa – invece di fare anticamera dalla Merkel e da Sarkozy volerei subito ad Atene, a Dublino, a Madrid e a Lisbona, poi andrei in delegazione a Bruxelles e direi, semplicemente: signori, il debito che ci imponete è illegale, quindi noi non lo pagheremo». Non è antipolitica: è la vera politica, per troppo tempo scomparsa dai radar.

Fonte:Libreidee

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