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Monti: "Salvini impari l'economia o così si spara sui piedi"

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Di Chiara Sarra
"Stia attento perché finisce per spararsi sui piedi". Mario Monti va in tv per dare lezioni a Matteo Salvini.
"Sono preoccupato", dice il Professore ad Agorà su RaiTre, "Ho ammirazione per l'istinto politico di Salvini, ma credo che dovrebbe stare un po' attento perché finisce di spararsi sui piedi". L'ex premier fa anche un esempio concreto. E in particolare stima il ministro dell'Interno per il suo modo di impostare la politica dicendo "voglio lasciare ai miei figli un'Italia così e così". "Dà un grande contributo al dibattito politico", ammette Monti, "Perché pensa agli effetti delle politiche di oggi sui nostri figli e nipoti domani. Solo che poi dà contenuti a queste politiche che denotano non solo grandissima inconsapevolezza di come funziona l'economia, ma anche oscillazione incontrollabile del proprio pensiero".
Poi il senatore a vita punta il dito anche contro Giancarlo Giorgetti, reo di aver avuto "il merito principale non solo nel votare, ma anche nel guidare la navigazione" della proposta di inserire l'obiettivo del pareggio di bilancio. "Non si può parlare agli italiani come se tutti avessero dimenticato che queste sono state le posizioni", ha proseguito Monti. Che se la prende anche con il Partito democratico: "La scarsa credibilità della politica italiana si regista anche nel fatto che il Pd, una parte del Pd, e comunque Renzi, critica questa manovra con considerazioni che anche io condivido", ha detto, "Però siccome l'unica cosa che di questa manovra sappiamo finora è il 2,4% non dimentichiamoci che Renzi aveva proposto per i prossimi 3 anni il 2,9% di disavanzo".

AUTOSTRADE, 'spaccatura' all'interno del governo: 5 Stelle spingono per nazionalizzare, Giorgetti contro la gestione statale

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Di Salvatore Santoru

'Piccola spaccatura' all'interno del governo sul caso Autostrade.
Come riporta la Stampa(1), il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giancarlo Giorgetti si è detto alquanto critico nei confronti di una possibile gestione statale.

In tal modo lo stesso Giorgetti ha fatto intendere di non condividere la proposta di nazionalizzazione fatta dai 5 Stelle.
Più specificatamente, il sottosegretario ha affermato tali dichiarazioni durante il Meeting di Rimini.

Andando maggiormente nello specifico, Giorgetti ha sostenuto di non essere "persuaso che la gestione dello Stato sia di maggiore efficienza" e che "occorre agire in modo razionale e con rigore".

NOTA:

(1) http://www.lastampa.it/2018/08/21/italia/autostrade-il-governo-si-spacca-giorgetti-no-alla-gestione-statale-EWFQ3blCgWR7BKoCH28DWO/pagina.html

Giancarlo Giorgetti frena M5S sulla nazionalizzazione delle autostrade: Non credo che con Stato funzioni meglio"

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Giancarlo Giorgetti frena il Governo da eccessivi passi in avanti sulla nazionalizzazione della rete autostradale. "Non sono molto persuaso che la gestione dello Stato sia di maggiore efficienza" afferma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio intervenendo a Rimini al Meeting di CL.
Stamattina sulle pagine del Corriere della Sera il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, afferma che "conviene nazionalizzare", mentre La Repubblica scrive che il Governo sta valutando una legge per togliere la concessione ad Autostrade per l'Italia. "Non vedo i termini" commenta Giorgetti, escludendo così un intervento legislativo.
Rispetto all'atteggiamento nei confronti di Autostrade "c'è assoluta uniformità nell'atteggiamento del governo. Risponderanno alle contestazioni e su quello valuteremo" assicura, "c'è una inchiesta penale. Sia accurata ma anche rapida: la prescrizione potrebbe seppellire tutto sotto la polvere e noi non lo accettiamo".
Il Governo vuole invece accendere un faro sui regimi di concessione: "Ho detto e ribadisco che i margini di redditività che io vedo in capo alle concessionarie mi sembrano leggermente spropositati", spiega Giorgetti, però "questo vale non solo per le concessioni autostradali". Ad esempio "la concessione per chi estrae acque minerali, non so quanto paghino, non so se paghino il giusto o non paghino il giusto ma quando vado supermercato prendo un'acqua minerale che costa tantissimo", aggiunge il sottosegretario. Ecco, "questo vuol dire che degli strumenti che in passato sono stati usati in modo corretto, sono stati fondamentali per l'infrastrutturazione del paese, oggi magari richiedono di essere affrontati in un modo leggermente diverso".
Il sottosegretario si dice poi "d'accordo con Giovanni Toti" sul fatto che per Autostrade "la ricostruzione del ponte è un atto dovuto e non c'entra nulla con la responsabilità".

Governo M5S-Lega, Di Maio e Salvini: “Passi avanti”. Verso un nome terzo per il premier

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La Stampa

«Passi avanti significativi», spiegano Matteo Salvini e Luigi Di Maio dopo il nuovo faccia a faccia di questa mattina. I due leader potrebbero tornare a vedersi già domani o nella giornata di sabato. Sicuramente entro domenica dovranno raggiungere la quadra, sia sulla squadra di governo che sul programma: è quella, infatti, la dead line fissata dal Colle. Ma è ancora impasse sul premier e sul ruolo degli stessi Salvini e Di Maio. Tramontata l’ipotesi di una staffetta tra i due, torna a farsi largo il nome terzo, una personalità di «alto profilo», viene spiegato, che raccolga il placet dei due leader. Ma anche in questo caso le posizioni non sarebbero del tutto concordi tra una figura super partes e tecnica e una, invece, più politica. Che questa sia la strada lo conferma Vincenzo Spadafora, uomo di fiducia di Di Maio: «si stanno valutando varie ipotesi, ma quella più certa è trovare un nome terzo». 

Ancora da definire, poi, il ruolo di Salvini e Di Maio: resta in piedi - ma non trova conferme - l’ipotesi di una sorta di `triumvirato´, con i due leader vicepremier e ministri di peso dell’esecutivo giallo-verde (Viminale e Farnesina) ad affiancare il presidente del Consiglio. Secondo altre fonti, invece, Salvini e Di Maio potrebbero scegliere di restare fuori dal governo, dove invece siederanno i rispettivi fedelissimi. Dello stesso avviso il pentastellato Emilio Carelli, anche lui molto vicino al leader 5 stelle: «Non è ancora deciso se Salvini e Di Maio saranno nel governo. Per quanto ne so io non sono previsti all’interno dell’esecutivo ma dovrebbero mantenere un ruolo» alla guida dei loro rispettivi partiti. Bonafede spiega: «Sarà un premier terzo, non sarà né della Lega né del Movimento 5 stelle», quanto a Salvini e Di Maio, «lo vedremo dopo. Dei nomi si parla con il Presidente della Repubblica». 

Spadafora poi delinea la futura squadra: «un governo snello, oltre ai 13 ministri previsti, ce ne saranno pochi altri senza portafoglio». E comunque saranno «meno di 20». E il giuramento potrebbe arrivare già entro la fine della prossima settimana.  
Nel toto nomi figurano i grillini Alfonso Bonafede (già indicato da Di Maio in campagna elettorale come Guardasigilli) e Riccardo Fraccaro (eletto Questore anziano della Camera). Circola anche il nome di Laura Castelli. Sul fronte Lega persiste il nome di Giancarlo Giorgetti, il braccio destro di Salvini. In pole anche i nomi `economici´ di Armando Siri, Claudio Borghi e Alberto Bagnai, così come quelli di Raffaele Volpi, Nicola Molteni e Giulia Bongiorno. 

Intanto è partito il tavolo che dovrà stilare il contratto di governo. E anche in questo caso M5s e Lega tengono a evidenziare i punti di contatto: «Moltissime convergenze», e «totale sintonia» sono le espressioni più gettonate al termine della prima ricognizione sui temi. Si va dalla flat tax al reddito di cittadinanza, dalla Fornero al conflitto di interessi. Un nuovo incontro si terrà sabato pomeriggio, annuncia Bonafede. Ma che la strada non sia più in salita si intuisce già dalla mattina, quando dopo il faccia a faccia tra Di Maio e Salvini viene diffusa una nota congiunta in cui si sottolinea il «clima positivo per definire il programma e le priorità di governo», e si spiega che «sulla composizione dell’esecutivo e del premier sono stati fatti significativi passi in avanti nell’ottica di una costruttiva collaborazione tra le parti con l’obiettivo di definire tutto in tempi brevi per dare presto una risposta e un governo politico al Paese».  

Visibilmente soddisfatto il leader M5s ammette che «il tempo non è tantissimo, dobbiamo fare un lavoro fatto bene, ottenere dei risultati come governo significativi per i cittadini», dice in un video su facebook. «Non posso nascondere la gioia e la contentezza perché finalmente possiamo iniziare a occuparci dei problemi dell’Italia», aggiunge. Di Maio non nasconde le difficoltà, «discuteremo di tutto quello che c’è nei programmi, bisognerà mettere insieme i punti di due programmi che non sempre sono compatibili». 

E Salvini mette in chiaro: «Il tema dell’immigrazione, della sicurezza e degli sbarchi sarà parte fondante del programma del governo». In serata una nuova nota congiunta M5s-Lega, dove vengono indicati i punti fondanti del programma: superamento della Legge Fornero, sburocratizzazione e riduzione di leggi e regolamenti; reddito di cittadinanza, con iniziale potenziamento dei centri per l’impiego; introduzione di misure per favorire il recupero dei debiti fiscali per i contribuenti in difficoltà; studio sui minibot, Flat tax, riduzione costi della politica, lotta alla corruzione, contrasto al l’immigrazione clandestina, legittima difesa. 

Governo M5S-Lega, cresce l’ipotesi di un incarico a Giorgetti

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Di Andrea Rossi

Nelle prossime ore Giancarlo Giorgetti potrebbe ricevere dal presidente della Repubblica Mattarella l’incarico di formare un governo. È l’indiscrezione, corroborata da un certo numero di conferme, che circola a pochi minuti dell’inaugurazione del Salone del Libro di Torino. Alla cerimonia sono presenti tre ministri uscenti - Dario Franceschini, Valeria Fedeli e Roberta Pinotti - ma soprattutto i presidenti di Camera e Senato Roberto Fico ed Elisabetta Alberti Casellati, in costante contatto con il Quirinale, oltre a big del Pd e del Movimento 5 Stelle come Sergio Chiamparino e Chiara Appendino.  

E nei corridoi del Lingotto si rincorre l’indiscrezione di un accordo, già approvato martedì sera, tra Matteo Salvini e Luigi di Maio sul nome di Giorgetti, uomo forte della Lega e che gode di una certa stima presso il Quirinale. Le conferme arrivano da fonti del Carroccio e da Massimo Bray, presidente del Salone del libro ed ex ministro del Pd.  

Nel pomeriggio scade l’ultimatum, prorogato di 24 ore, che il Colle aveva concesso a M5S e Lega per arrivare a un’intesa di governo. A questo punto già nelle prossime ore Giorgetti potrebbe essere incaricato di formare il prossimo esecutivo. Intanto, dalle 9 di stamane, è in corso un incontro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio nel palazzo dei gruppi della Camera.  

Fonte: http://www.lastampa.it/2018/05/10/italia/governo-mslega-cresce-lipotesi-di-un-incarico-a-giorgetti-rQXD7OadPRHauw5kOG08OL/pagina.html