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Che succede ora con Brexit?



La Brexit è molto più vicina, ora che il leader dei Conservatori britannici, Boris Johnsonha ottenuto una grande vittoria alle elezioni di ieri. Johnson ha ottenuto i voti necessari in parlamento per far passare il suo accordo per l’uscita del paese dall’Unione Europea, un obiettivo che sarà probabilmente raggiunto entro il prossimo 31 gennaio, l’ultima scadenza fissata dai leader europei dopo numerosi rinvii. Ma anche in questo caso non sarà la vera fine di Brexit, poiché a partire dal 31 gennaio inizierà un periodo di transizione che durerà almeno fino alla fine del 2020.
Durante questo periodo la situazione rimarrà com’è ora, per quanto riguarda leggi e accordi internazionali. Il Regno Unito continuerà di fatto a far parte dell’Unione Europea, anche se non lo sarà più formalmente. Questo stato di cose sarà mantenuto per dare il tempo ai negoziatori di accordarsi su una serie di questioni, dalla sicurezza alla cooperazione nella giustizia e molte altre materie tecniche. Ma la cosa più importante che resterà da negoziare è un nuovo accordo commerciale. Le trattative saranno lunghe e complesse e c’è la possibilità che non ci sia il tempo sufficiente a concluderle.
Dopo il 31 gennaio, infatti, gli stati membri dell’Unione dovranno votare un mandato a un gruppo negoziale per occuparsi delle trattative commerciali, e servirà anche il consenso del Parlamento Europeo. Difficilmente si riuscirà a cominciare prima di marzo e a quel punto ci saranno solo tre mesi, fino alla fine di giugno, per concludere il trattato commerciale: un tipo di accordo che in genere è lungo migliaia di pagine e che spesso richiede anni per essere ultimato (l’Unione Europea non ha mai approvato un accordo commerciale in così poco tempo, quello recente col Canada ha richiesto anni di trattative). L’accordo dovrà poi essere ratificato dai vari stati membri europei.
Secondo Johnson sarà comunque possibile ratificare l’accordo in tre mesi, perché i regolamenti europei e britannici sono già praticamente allineati. Se invece alla fine di giugno il trattato non sarà stato ratificato, il Regno Unito avrà la possibilità di chiedere un’estensione del periodo di transizione, ma Johnson ha già escluso questa eventualità. Senza estensione, il Regno Unito lascerà in tutto e per tutto l’Unione Europea a partire dal primo gennaio 2021. Sa lo farà senza un accordo commerciale, la situazione sarà probabilmente simile a quella degli scenari più gravi del cosiddetto “no deal”: l’uscita senza accordo con l’Unione, temuta da molti nel Regno Unito e in Europa nel corso dell’ultimo anno.

Soros, in UK i Tories chiedono un'indagine sui fondi anti-Brexit della Open Society


Di Salvatore Santoru

Recentemente, nell'ambito di un'intervista al Guardian, il noto investitore George Soros aveva parlato della Brexit e del suo sostegno dato alla campagna contro di essa(1).

Secondo Soros la stessa uscita della Gran Bretagna dall'UE causerebbe danni considerevoli all'Unione Europea e, inoltre, allo stesso Regno Unito

Negli ultimi giorni la stessa notizia dei finanziamenti concessi da Soros, tramite la Open Society Foundation, ha fatto discutere nella Gran Bretagna e, riporta il Daily Mail, alcuni membri del Partito Conservatore vorrebbero un'indagine sui fondi della Open Society(2).

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2019/11/brexis-george-soros-sarebbe-una-rovina.html

(2) https://www.dailymail.co.uk/news/article-7668695/Tories-call-investigation-3million-George-Soros-funnelled-anti-Brexit-campaign.html

Brexit, George Soros: 'Sarebbe una rovina per la Gran Bretagna e per l'UE'


Di Salvatore Santoru

Il noto investitore George Soros è notoriamente critico nei confronti della Brexit(1). Tale sua presa di posizione è stata affermata diverse volte e, recentemente, è stata confermata durante un'intervista al Guardian(2).

In tale intervista, il finanziere e filantropo ha sostenuto che l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea costituirà un 'processo di disintegrazione' che farà male sia all'UE come allo stesso Regno Unito.

Inoltre, il fondatore della Open Society ha detto che il suo sostegno finanziario alle campagne anti-Brexit non ha finalità elettorali o 'partigiane' ma è utilizzato per educare la popolazione britannica.

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/02/brexit-soros-donera-100mila-dollari.html

(2) https://www.theguardian.com/business/2019/nov/02/george-soros-brexit-hurts-both-sides-money-educate-british-public

Regno Unito e Arabia Saudita: il legame dei soldi


Di Fulvio Scaglione

Partiamo da lontano, questa volta, per parlare di Medio Oriente. E cioè, dal Regno Unito. A Londra, in seno al Partito conservatore, è in pieno svolgimento la battaglia tra Boris Johnson, ex ministro degli Esteri, e Jeremy Hunt, suo successore e attuale ministro degli Esteri, per arrivare al ruolo di premier. I due sono tipi politici assai diversi ma, chiunque vinca, una cosa non cambierà: l’appoggio del Regno Unito alla guerra dell’Arabia Saudita nello Yemen.
Nel 2015 un altro ministro degli Esteri, Philip Hammond, predecessore di Boris Johnson, disse che il Regno Unito “avrebbe concretamente aiutato (l’Arabia Saudita, n.d.A.) in ogni modo possibile, tranne che partecipando ai combattimenti”. E così in effetti è stato. Con Hammond, con Johnson, con Hunt.
Nessuno dei tre ha mancato, in questi anni, di criticare altri Paesi, come la Russia o la Siria, per presunti o reali crimini di guerra o violazioni dei diritti umani. Nessuno dei tre, invece, ha speso una parola per distanziarsi dalle azioni saudite nello Yemen. I rapporti delle Nazioni Unite accusano i sauditi di bombardare i civili “in modo diffuso e sistematico”. Secondo Save the Children almeno 85 mila bambini yemeniti sono morti in questi anni a causa degli stenti provocati dal blocco navale, aereo e terrestre imposto dai sauditi. Nulla di tutto questo, però, ha impedito al Governo di Sua Maestà di appoggiare tali azioni. Un solo esempio: metà dell’aviazione militare saudita è di fabbricazione inglese, quegli aerei non potrebbero volare senza l’assistenza tecnica e i pezzi di ricambio forniti da Londra. E non potrebbero bombardare senza gli ordigni venduti dal Regno Unito.
Questa alleanza senza se e senza ma, a dispetto di qualunque atrocità, ha una ragione precisa: il denaro. Negli ultimi dieci anni il Regno Unito ha incassato 11 miliardi di sterline (quasi 12 miliardi e 200 milioni di euro) con la sola vendita di armi all’Arabia Saudita. Una boccata d’ossigeno per l’economia inglese, che nel 2018 ha registrato un deficit commerciale di 31 miliardi di euro. E le petromonarchie del Golfo Persico, nell’insieme, sono il mercato a Sud più redditizio per le esportazioni inglesi.
Fa impressione vedere i campioni inglesi del liberalismo e del liberismo andare a braccetto con i campioni arabi dell’assolutismo e del dirigismo statale, ma tant’è. E se qualcuno vuol vedere in tutto questo una metafora perfetta della nostra relazione perversa con il Medio Oriente, be’, è libero di farlo.


Fonte: http://www.fulvioscaglione.com/2019/07/18/regno-unito-e-arabia-saudita-il-legame-dei-soldi

VISTO ANCHE SU https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62283

Uno studio mostra che il 60% dei britannici crede alle teorie del complotto


Di Esther Addley
Il 60% dei britannici crede ad almeno una teoria del complotto su come viene gestito il paese o sulla veridicità delle informazioni che vengono diffuse.
Nel Regno Unito, chi ha sostenuto la Brexit è più propenso a dare credito alle teorie del complotto rispetto a chi si è opposto, 71% contro 49%.
Quasi la metà (47%) di chi ha votato “leave” ritiene che il governo abbia deliberatamente nascosto la verità su quanti immigrati vivono nel Regno Unito, rispetto al 14% di chi ha votato “remain”. Un impressionante 31% degli elettori crede che l’immigrazione sia parte di un progetto più ampio per rendere i musulmani la maggioranza nel paese, una teoria nata negli ambienti dell’estrema destra francese, nota come la “grande sostituzione”. La cifra comparabile per i “remainers” è del 6%.
In America le differenze sono ancor più estreme: il 47% degli elettori di Trump crede che il riscaldamento globale antropico sia una bufala, rispetto al 2,3% di quelli della Clinton.
Le cifre sono il risultato di un progetto internazionale condotto in sei anni ed in nove paesi da ricercatori dell’Università di Cambridge e YouGov, finanziati dal Leverhulme Trust. Lo studio è stato l’esame più completo mai effettuato sulle teorie della cospirazione, e segna la prima volta in cui gli accademici hanno esplorato l’argomento.
I ricercatori hanno anche scoperto che:
• Il 15% dei leavers e l’11% dei remainers in Gran Bretagna credono che, indipendentemente da chi sia ufficialmente al governo, il mondo sia gestito da una congrega globale segreta che controlla gli eventi.
• La cospirazione più creduta nel Regno Unito, condivisa dal 44% delle persone, è che “anche se viviamo in quella che viene definita una democrazia, una ristretta cerchia di persone gestirà sempre e comunque le cose in questo paese”.
• La diffidenza nei confronti dell’autorità è elevata, col 77% delle persone che si fida “poco” o “nulla” dei giornalisti; il 76% diffida dei ministri, il 74% dei capi di aziende.
• Rispettivamente l’87% e l’89% degli intervistati dà fiducia ad amici a famigli, come potenziali conferme delle notizie condivise dai contatti dei social media.
• Chi non ha voluto la Brexit è più propenso ad usare regolarmente i social media per le news (50% contro 34%), e più propenso a leggere un sito di notizie (41% contro 18%). Tra chi si informa sui social, Facebook è stato più usato dai leavers (74% contro 65%), mentre è vero il contrario per Twitter (28% contro 39%).
• Tra i paesi esaminati, la Svezia è quella che crede meno alle teorie della cospirazione, col 52% che crede ad una o più delle teorie proposte dai ricercatori, contro l’85% per l’Ungheria. Negli Stati Uniti la cifra è del 64%, in Francia del 76%.
Il professor John Naughton, direttore del programma di borse di studio presso il Wolfson College ed uno dei tre professori dell’Università di Cambridge che hanno condotto la ricerca, ha detto che lo studio, iniziato nel 2012, è nato dal tentativo di guardare alla “storia naturale” delle teorie della cospirazione.
I ricercatori hanno definito cospirazione “una teoria che alcuni attori abbiano cospirato per fare qualcosa di nascosto, di solito qualcosa di malvagio”. Come parte dello studio, hanno proposto agli intervistati circa 10 teorie, tutte emerse dalle proprie ricerche, per testare quanto ampiamente fossero credute.
“Le teorie del complotto sono, e per quanto possiamo dire sono sempre state, una parte importante della vita di molte società, ed il più delle volte sono passate sotto il radar dei media mainstream”, ha detto Naughton. “Pensavamo fossero cose credute solo da pazzi, [e che] non avessero un impatto sulla democrazia”.
Questo atteggiamento sprezzante è cambiato dopo il voto sulla Brexit e l’elezione di Trump nel 2016. “Qualsiasi cosa si pensi di Trump, è un teorico della cospirazione nato. È stato una specie di catalizzatore, la sua elezione ha in qualche modo avuto l’effetto di rendere mainstream le teorie della cospirazione”.
Tali convinzioni, dice Naughton, “sono un modo per il comune cittadino di cercare di dare un senso ad un mondo complesso e confuso”.
Meno persone, almeno nel Regno Unito, credono ad alcune delle altre teorie testate dai ricercatori, incluso il fatto che il racconto ufficiale dell’Olocausto sia una bugia (2%), che il contatto umano con gli alieni sia stato messo a tacere (8%), che la verità sui vaccini venga tenuta nascosta (10%) e che il virus Aids sia stato creato e diffuso di proposito (cosa creduta dal 4% dei britannici, ma dal 12% dei francesi).
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

Brexit, la rivelazione di Theresa May: “Trump mi ha detto che dovrei fare causa all’Ue”

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Fatto Quotidiano

Non sorprende il consiglio che Donald Trump avrebbe dato alla premier britannica Theresa May durante l’incontro ufficiale a Londra: fare causa all’Unione Europea. Parlando con la Bbc May ha raccontato che, durante il vertice, il presidente Usa le ha detto di non continuare a negoziare per la Brexit. La premier, che ha perso ben due ministri del suo governo perché il piano elaborato è apparso ai conservatori troppo arrendevole, ha spiegato che la soluzione suggerita da Trump le è parsa troppo “brutale”. Il presidente Usa “mi ha detto che dovrei fare causa all’Ue e non entrare in un negoziato”. Trump avrebbe però anche suggerito di “non andarsene” dai colloqui, perché così facendo si sarebbe ficcata in un vicolo cieco. “Non abbandonare questi negoziati sennò poi sei bloccata. Perché io vorrei che noi ci sedessimo per negoziare l’accordo migliore per la Gran Bretagna” le parole dall’inquilino della Casa Bianca durante il loro incontro di venerdì a Chequers. Un vertice comunque burrascoso come forse mai prima nella storia dei due Paesi alleati, fin da quando Winston Churchill coniò l’espressione ‘special relationship’.

Che il mood del presidente Usa fosse quello lo si era capito con l’intervista al Sun che definire poco diplomatica è un eufemismo. Con i rimbrotti nei confronti della nuova strategia d’una Brexit ‘soft’ delineata da May e bocciata dal capo della Casa Bianca poiché destinata “probabilmente a uccidere” la prospettiva di un trade agreement bilaterale privilegiato con Washington. Con le lodi sperticate a Boris Johnson, appena dimessosi in polemica con la premier e additato già da Trump come un successore ideale a Downing Street. Con le critiche al sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan, per il “pessimo lavoro fatto contro il terrorismo” (ma anche per aver autorizzato le affollate proteste di piazza contro di lui e il lancio da parte dei contestatori dell’irridente pupazzo d’un bizzoso baby-Donald).

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/15/brexit-la-rivelazione-di-theresa-may-trump-mi-ha-detto-che-dovrei-fare-causa-allue/4493883/

ESCLUSIVO, 'misteriosa moneta del diavolo' trovata nell'abbazia di Bath: si tratterebbe di una delle tante 'false monete sataniche' create negli anni 70 per scopo goliardico

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Di Salvatore Santoru

Alcuni archeologi hanno scoperto una 'misteriosa moneta' raffigurante l'immagine del diavolo.
Più specificatamente, come riportato da 'Bristol Post'(1), la scoperta è avvenuta nell'abbazia della città inglese di Bath

La notizia ha avuto eco internazionale ed è stata riportata anche su Fox News(2) e su Msn(3).
Secondo diverse testate britanniche, tra cui l'Indipendent(3) e il Guardian(4), si tratta di una falsa moneta a 'tema satanico' creata a scopi goliardici negli anni 70 in Nord Europa.
Approfondendo ciò e stando a quanto riporta la testata australiana News.com(5), c'è da dire che altre 'monete del diavolo' simili erano state trovate in chiese e musei della Danimarca ed erano tutte parte di un'elaborato 'inganno goliardico'.

Come aveva riportato la testata danese Politiken(6), tutto ciò era stato architettato da un impiegato della Galleria d'Arte nazionale della Danimarca(7), Knud Langkow(8).

NOTE:

(1) https://www.bristolpost.co.uk/news/bristol-news/archaeologists-find-mysterious-devil-coins-1712763

(2) http://video.foxnews.com/v/5803256251001/?#sp=show-clips

(3) https://www.msn.com/en-us/video/other/mysterious-devil-coins-discovered-in-church/vp-AAziK8A

(4) https://www.theguardian.com/world/2018/jun/26/hoax-devil-coins-found-in-bath-abbey

(5) https://www.news.com.au/technology/science/archaeology/mysterious-devil-coins-discovered-in-church/news-story/e011ee76964ae3b7ce8bf134c5fa2e38

(6) https://politiken.dk/kultur/art5504280/Kapitel-6-Hvem-var-Knud-Langkow

(7) https://it.wikipedia.org/wiki/Statens_Museum_for_Kunst

(8)  https://www.academia.edu/11846656/Operation_Mindfuck_Viking_Edition_How_Fear_of_the_Satanic_and_Cartoon_Exoticism_Fueled_the_Prank_of_the_Century (pg 3-8)

Brexit, Soros lancia una campagna per un secondo referendum

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Di Salvatore Santoru

Il noto finanziere e filantropo George Soros ha annunciato di essere pronto a sostenere un nuovo referendum sull'Unione Europea per il Regno Unito.
Come riportato da Eunews(1), secondo Soros in tal modo la stessa Gran Bretagna potrebbe 'salvarsi dall’immenso danno' della separazione dall'Europa unita.

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) http://www.eunews.it/2018/05/30/brexit-soros-lancia-campagna-ripetere-referendum/105452

Gran Bretagna, è stata stampata la prima cornea in 3D. È stata ottenuta con cellule staminali


Di Salvatore Santoru

È stata stampata la prima cornea in 3D.
Essa, come riporta l'Huff Post(1), è stata ottenuta con uno speciale bio-inchiostro fatto di cellule staminali umane e da sostanza aggreganti. 

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) https://www.huffingtonpost.it/2018/05/30/stampata-la-prima-cornea-in-3d-ottenuta-con-staminali-umane_a_23446719/

Crisi mutui in Gran Bretagna: coppia di pensionati non ha mai perso una rata, ma rischiano di perdere la casa

Crisi mutui Gb: coppia di pensionati non ha mai perso una rata, ma rischiano di perdere la casa
Len e Val Fitzgerald avevano programmato di trascorrere una vecchiaia  tranquilla nella loro villetta a schiera a Eastbourne, sulla costa del Sussex. I Fitzgerald, entrambi 76 anni, hanno investito molto tempo ristrutturando e migliorando la proprietà con due camere da letto per trasformarla in un tranquillo rifugio dove vivere insieme all’amata cagnolina Millie.
Ma la coppia, che ha sempre puntualmente pagato le rate del mutuo, è stata citata in tribunale per un’udienza di sfratto dalla banca Santander. Se il giudice dovesse dare ragione alla Santander, i Fitzgerald perderanno la casa dove hanno vissuto per 15 anni: dovrebbero lasciare Eastbourne e affidare Millie a un rifugio per animali.
I Fitzgerald sono tra le vittime della crisi dei mutui ipotecari britannici. Circa 1,67 milioni di persone hanno questo tipo di accordi, con decine di migliaia che dovrebbero maturare nei prossimi anni. Come ad altri clienti cui hanno venduto questo tipo di mutuo per la casa negli anni Novanta e nel 2000, i Fitzgerald fino ad ora non hanno dovuto rimborsare un penny del capitale ma solo pagato l’interesse mensilmente.
Si prevede che un gran numero di mutuatari raggiungerà la fine del periodo di prestito e dovrà far fronte a richieste di denaro che non possiedono. Ciò perché i finanziatori non sono riusciti a verificare come avrebbero ripagato il debito o perché gli investimenti fatti dal mutuatario non sono cresciuti abbastanza rapidamente.
La maggior parte dei finanziatori offre ai debitori in difficoltà un margine di manovra, ad esempio qualche anno in più per pagare ma solo fino a una certa età. Quando il prestito dei Fitzgerald è scaduto nel dicembre 2015, è stata rifiutata un’estensione poiché li avrebbe lasciati in debito superati i 75 anni, il limite d’età della Santander per i mutui ipotecari.
Per tre anni, la coppia ha cercato di negoziare con la banca sostenendo che erano ancora in grado di pagare le 770 sterline al mese grazie al loro reddito comune di 1.300 sterline e 200 di sostegno agli interessi dei mutui dal governo. Ma la banca a gennaio ha iniziato il procedimento giudiziario per rientrare in possesso della proprietà e intimato alla coppia di presentarsi all’udienza.
Il deputato locale Stephen Lloyd aveva scritto alla Santander per conto dei Fitzgerald, chiedendo di estendere il limite di età per il prestito. Ma la banca ha offerto un’estensione di due mesi, in cui la coppia avrebbe dovuto cercare di vendere la proprietà. Poi avranno ancora altri sei mesi per concludere l’affare. Anche se venderanno la casa per 260.000 sterline, dovranno consegnarne immediatamente 180.000 alla banca e a loro ne resteranno 80.000, poche per acquistare un’altra abitazione a Eastbourne.
Gli affitti sono alti, nella località balneare una villetta come la loro costa 900 sterline al mese: sarà difficile trovare qualcosa di adatto nella zona e non è detto che i proprietari accettino amici a quattro zampe.

Respinto il ricorso dei genitori, Alfie resta in Gran Bretagna

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E' stato respinto il ricorso dei genitori di Alfie Evans contro la decisione dell'Alta Corte britannica secondo cui il piccolo non deve essere trasferito all'ospedale Bambino Gesu. Tom Evans e Kate James, i due genitori del bimbo di 23 mesi affetto da una malattia neuro degenerativa e al quale l'Italia aveva concesso la cittadinanza proprio perchè venisse preso in cura a Roma, non erano in aula, dove invece era presente un rappresentante dell'ambasciata italiana a Londra. Il team legale dei Kate Evans aveva fatto presente che il bimbo ha bisogno di "un intervento immediato".
L'avvocato Paul Diamond, che difende gli interessi della coppia, aveva aggiunto che un aereo ambulanza è pronto, in attesa di portare in Italia il piccolo, "su richiesta del Papa".
In udienza il giudice ha annunciato che "Alfie sta morendo".
Tom Evans, papà di Alfie, minaccia di far causa a tre medici dell'ospedale di Liverpool per cospirazione finalizzata all'omicidio del figlio e fa sapere di aver già preso contatti con investigatori privati per istruire il caso.

Gran Bretagna, nato il terzo Royal Baby: è maschio


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Di Salvatore Santoru

E' nato il terzo 'royal baby'.
Come riporta La Stampa(1), la duchessa di Cambridge e moglie del principe WIliam Kate Middleton ha dato alla luce alle 11.10 del 23 aprile 2018 un maschietto

Kate era arrivata poche ore prima del parto al St Mary’s Hospital di Londra.

NOTA:

(1) http://www.lastampa.it/2018/04/23/societa/kate-in-clinica-per-la-nascita-del-terzo-figlio-iniziato-il-travaglio-xDX6KMwUYQpBBjcrOWbMRM/pagina.html

BREXIT, IL TELEGRAPH: 'Soros sostiene un piano per un nuovo referendum'


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Di Salvatore Santoru

Secondo la testata giornalistica inglese 'The Daily Telegraph'George Soros sostiene un progetto per ottenere un nuovo referendum per la permanenza della Gran Bretagna nell'UE.
Più specificatamente, il finanziere e filantropo starebbe finanziando un'organizzazione politica che è critica verso la Brexit, 'Best For Britain'.

Tale organizzazione sta pianificando una campagna politica a favore della permanenza della Gran Bretagna nell'Unione Europea, campagna che dovrebbe iniziare a fine mese.

Inoltre, starebbe cercando contatti tra quei politici conservatori critici verso l'attuale presidentessa Theresa May.

NOTE:

(1)http://www.telegraph.co.uk/politics/2018/02/07/george-soros-man-broke-bank-england-backing-secret-plot-thwart/

(2)http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/02/08/soros-appoggia-piano-contro-brexit_9ef22a92-654c-4af3-a536-6b28ffaecf56.html

ARTICOLO PER APPROFONDIRE:
http://it.blastingnews.com/politica/2018/02/george-soros-sostiene-un-piano-contro-la-brexit-002351475.html.

Regno Unito, la fregata HMS “scorta” una nave da guerra russa nel Mare del Nord



Una fregata della Marina britannica è stata spedita nel mare del Nord a «scortare» una nave da guerra russa che si era avvicinata alle acque territoriali britanniche il giorno di Natale. Lo ha reso noto il ministero della Difesa, segnando un nuovo capitolo nelle già tese relazioni tra Londra e Mosca. 

La fregata HMS St Albans è stata spedita sostanzialmente a sorvegliare la nave da guerra russa: in linguaggio militare, il ministero della Difesa ha fatto sapere che è stata inviata nei pressi della fregata Ammiraglio Gorchkov per «monitorare la sua attività in zone di interesse nazionale»; è rientrata oggi nel porto in cui è ormeggiata, Portsmouth. «Non esiterò a difendere le nostre acque (territoriali) né tollererò qualsiasi forma di aggressione», ha dichiarato il ministro della Difesa britannico Gavin Williamsont. «La Gran Bretagna non sarà mai intimidita quando si tratta di proteggere il nostro Paese, il nostro popolo e i nostri interessi nazionali». 

Il ministero ha anche rilevato un «intensificarsi» dell’attività delle navi russe «che transitano attraverso le acque britanniche». Domenica sono state spedite nel Mare del Nord e nella Manica anche una nave pattuglia, la HMS Tyne, per sorvegliare un mezzo navale dei servizi segreti russi e una porta-elicotteri per monitorare altre due navi russe. A gennaio, la HMS St Albans era stata inviata a sorvegliare i movimenti di una portaerei e un incrociatore russo. 

Le relazioni tra Gran Bretagna e Russia sono tese da tempo, aggravate dalle recenti accuse di Londra a Mosca di aver interferito nella consultazione referendaria per la Brexit. Venerdì, proprio per allentare la tensione, si sono incontrati nella capitale russa i capi della diplomazia britannica Boris Johnson e russa Sergei Lavrov, primo incontro al loro livello in cinque anni. 

Il Regno Unito e l’Ue hanno raggiunto l’accordo nella prima fase dei negoziati sulla Brexit

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La premier britannica Theresa May ha stretto un accordo dell’ultimo minuto con l’Unione europea per passare alla fase successiva dei negoziati sulla Brexit.
Non ci sarà la frontiera con l’Irlanda e i cittadini europei non britannici godranno degli stessi diritti dei cittadini del Regno Unito.

“È stato un negoziato difficile, ma ora abbiamo una prima svolta, sono soddisfatto dell’accordo equo che abbiamo raggiunto con la Gran Bretagna.
Ora ci stiamo tutti muovendo verso la seconda fase sulla base di una fiducia rinnovata”, ha dichiarato il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, sottolineando come i negoziati siano stati estremamente difficili sia per il Regno Unito che per l’Ue.

I negoziati sono andati avanti tutta la notte e stamattina all’alba è stato annunciato il raggiungimento di un accordo.
Il Partito unionista democratico dell’Irlanda del Nord, la cui opposizione lunedì aveva portato a un crollo dei negoziati, ha detto che c’è ancora “altro lavoro da fare” e il modo in cui voterà all’accordo finale “dipenderà dal suo contenuto”.

Cosa prevede l’accordo?

Verrà innanzitutto garantito che non ci saranno frontiere tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda, mantenendo “l’integrità costituzionale ed economica del Regno Unito”.
I cittadini dell’UE che vivono nel Regno Unito e viceversa vedranno garantiti i loro diritti di vivere, lavorare e studiare nel paese.

BREXIT, Theresa May: 'L'Inghilterra uscirà dall'UE il 29 marzo 2019'

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Di Salvatore Santoru

C'è una data ufficiale per l'uscita della Gran Bretagna dall'UE e l'attuazione della Brexit.
Lo ha spiegato la stessa presidentessa Theresa May in un articolo scritto per il Daily Telegraph(1).

NOTA:

(1) http://www.telegraph.co.uk/news/2017/11/09/determined-give-country-best-possible-brexit/

PER APPROFONDIRE: http://www.lastampa.it/2017/11/10/esteri/brexit-c-la-data-gran-bretagna-fuori-dallue-il-marzo-alle-2CLIDrCkXAMpXsBF5R36TM/pagina.html

Londra, lascia la ministra Patel: “Incontri non autorizzati con politici israeliani”

Londra, lascia la ministra Patel: “Incontri non autorizzati con politici israeliani”
Si indebolisce ulteriormente il governo di Theresa May. Priti Patel, ministra per lo Sviluppo internazionale, si è dimessa per aver condotto 14 colloqui non autorizzati con autorità e politici israeliani, fra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu. La 45enne Patel era stata richiamata d’urgenza a Londra, mentre si trovava in visita ufficiale in Uganda. Prima dell’annuncio delle dimissioni, Patel ha avuto un incontro a Downing Street con il primo ministro conservatore, che le ha concesso almeno la possibilità di uscire di scena con tanto di lettera di dimissioni, sebbene in realtà si sia trattato di un vero e proprio siluramento.
Non sono quindi bastate le scuse fatte da Patel a inizio settimana in un precedente incontro con la May. Nuovi dettagli infatti sono emersi sugli incontri tenuti con le autorità israeliane, nel corso dei quali l’ex ministra avrebbe addirittura offerto il sostegno economico di Londra per una operazione umanitaria condotta dall’esercito dello Stato ebraico per aiutare i profughi siriani sulle alture del Golan: il tutto all’insaputa del suo governo. Non solo. Patel sarebbe pure andata in visita in un ospedale militare israeliano sull’altopiano al centro di un lungo contenzioso territoriale fra Israele e Siria. Resta il dubbio, avanzato da alcuni media del Regno, che la premier May fosse a conoscenza di alcuni di questi incontri ma Downing Street lo ha seccamente smentito.
In questo caso il primo ministro ha dovuto essere il più possibile risoluta e non ha potuto lasciar correre, come fatto invece in diverse occasioni dopo le gaffe e le insubordinazioni del ministro degli Esteri, Boris Johnson. Patel, che è stata una delle figure più in vista nella campagna Leave in favore della Brexit, non è quindi sopravvissuta politicamente al tentativo piuttosto maldestro di portare avanti una diplomazia fai da te. L’ex ministra, eletta deputata fra le file dei Tory nel 2010, veniva considerata come una possibile contendente alla leadership del partito ma ora la sua carriera sembra irrimediabilmente compromessa. Discendente di una famiglia indiana che aveva vissuto a lungo in Uganda, è nota per il suo sostegno a Israele ed in passato ha occupato anche il ruolo di vice presidente dei Conservative Friends of Israel, associazione che riunisce i Tory vicini allo Stato ebraico.
La sua uscita di scena arriva dopo quella del ministro della Difesa, Michael Fallon, che pochi giorni fa ha lasciato il suo incarico dopo il coinvolgimento nello scandalo molestie di Westminster. Mentre Johnson è stato duramente criticato con tanto di richieste di dimissioni in seguito alla sua uscita incauta che ha rischiato di complicare la già difficile situazione di Nazanin Zaghari-Ratcliffe, madre di famiglia britannico-iraniana imprigionata in Iran in base a un controverso processo per presunta cospirazione. Diventa quindi sempre più difficile per la May tenere unita una squadra di governo già divisa sui temi più importanti, come la Brexit, e in balia di ministri sempre meno affidabili.

MOLESTIE, si dimette il ministro della Difesa inglese

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Di Salvatore Santoru
Il ministro della Difesa della Gran Bretagna, Michael Fallon, si è dimesso per via del suo coinvolgimento nello scandalo sulle molestie in Gran Bretagna, scandalo che sta interessando alcuni esponenti dell'attuale governo inglese.
Come riporta il Fatto Quotidiano, è stato il Sun a rivelare una vicenda che riguardò Fallon nel 2002.
NOTA:

GRAN BRETAGNA,THERESA MAY: 'I cittadini UE potranno restare anche dopo la Brexit'

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Di Salvatore Santoru

La presidentessa conservatrice della Gran Bretagna Theresa May ha sostenuto che i cittadini dell'Unione Europea potranno restare in Inghilterra anche dopo la Brexit.
Come riportato da "Rai News"(1), in una lettera aperta alla vigilia del vertice dell'Unione Europea la May ha dichiarato che "I cittadini Ue che vivono nel Regno Unito hanno dato un grande contributo al nostro Paese e noi vogliamo che loro e le loro famiglie restino".

NOTA:

(1) http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Brexit-vertice-UE-lettera-Theresa-May-scrive-ai-cittadini-europei-Potrete-restare-22660073-a099-4129-bd05-5d29bbd55dc2.html

BIRMINGHAM, LA 'CAPITALE ISLAMISTA' DELLA GRAN BRETAGNA

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Di Alessandra Benignetti
L’attentatore che mercoledì si è lanciato con un auto a tutta velocità sui marciapiedi di Westminster Bridge, a Londra, falciando decine di persone e accoltellando a morte un poliziotto, prima di essere ucciso a sua volta, era un “soldato” dello Stato Islamico. L’Isis, tramite l’agenzia di stampa Amaq ha rivendicato, infatti, l’attentato di mercoledì davanti al Parlamento britannico.

La pista di Birmingham

Ora per Scotland Yard si tratta di stabilire se l’uomo, già noto all’MI5, ma considerato “marginale” dai servizi inglesi, abbia agito da solo o se faccia parte di una cellula. Ed una delle piste degli inquirenti porta a Birmingham, la città più popolosa d’Inghilterra dopo Londra, considerata la “capitale jihadista” della Gran Bretagna. L’appartamento di Hagley Road, a Birmingham perquisito la notte scorsa in un raid della polizia britannica potrebbe essere, infatti, quello dell’attentatore ed è proprio nella capitale delle West Midlands che potrebbe essere stato organizzato l’attacco che ieri ha provocato tre morti e quaranta feriti a Westminster. Qui, infatti, ieri notte, la polizia ha arrestato tre persone e sempre qui, ad Hagley Road, sarebbe stata noleggiata l’auto con cui il terrorista si è scagliato sulla folla, secondo quanto ha confermato il portavoce della società Enterprise Holding di Birmingham al quotidiano britannico Guardian, dopo che un dipendente della stessa società ha identificato la targa della vettura in un’immagine diffusa online.

La capitale jihadista della Gran Bretagna

Ad accendere i riflettori sulla situazione nella città, ci aveva pensato, all’inizio di marzo, un rapporto di mille pagine condotto dalla polizia su ordine dell’antiterrorismo britannico. Il rapporto, i cui contenuti sono stati anticipati dal Sunday Times, è lo studio più approfondito pubblicato finora in Europa ed ha analizzato tutti gli aspetti dei casi di terrorismo islamico dal 1998 all’inizio dello scorso anno.  Dall’indagine è emerso che un decimo di tutti i jihadisti britannici proviene da cinque quartieri di Birmingham, dove vivono 234mila musulmani. Sono 39, infatti, le persone condannate finora nella città per terrorismo. Per avere un’idea, questa cifra supera quella del totale degli arrestati per lo stesso reato nel West Yorkshire, Greater Manchester e Lancashire, dove vivono complessivamente 650mila musulmani. In soli cinque municipi di Birmingham, su 9.500 circoscrizioni inglesi, si contano “26 terroristi”. Un decimo del totale nazionale, secondo quanto riporta lo stesso quotidiano.
Fonte e articolo completo:http://www.occhidellaguerra.it/23049-2/

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