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Quota 100, Tito Boeri contro: 'Fa salire il debito'

Di Salvatore Santoru
 Il presidente dell'Inps Tito Boeri ha recentemente criticato la Quota 100. Più specificatamente, riporta IL Giornale(1), l'economista ha sostenuto che essa potrebbe recare dei problemi sulla sulla tenuta del sistema previdenziale. 
Più specificatamente, secondo Boeri l'introduzione della stessa quota 100 porterebbe ad un «incremento del debito pensionistico destinato a gravare sulle generazioni future nell'ordine di 100 miliardi».
NOTA:

Malato di tumore a 22 anni: l'Inps blocca la retribuzione

Di Aurora Vigne
Rocco De Lucia ha assunto alla Siropack, azienda di Cesenatico, Steven. Il ragazzo, 22enne, era già affetto da Sacroma di Ewing, un tumore che si sviluppa a livello osseo, quando gli è stato fatto un contratto di 5 anni di apprendistato.
Come riporta il Corriere, il centro per l'impiego provinciale ha chiamato De Lucia - che è da sempre attivo nel sostenere il welfare aziendale e la ricerca oncologica - per ringraziarlo. "Prima che sopraggiungesse l’obbligo di assumere una persona diversamente abile, non abbiamo avuto dubbi a puntare su di lui, nella convinzione che il lavoro potesse dargli un ulteriore stimolo per continuare a combattere la sua battaglia personale", ha dichiarato l'imprenditore sempre al quotidiano.
Le condizioni del ragazzo, che lavora da videoterminalista, si sono aggravate e in primavera gli hanno dovuto asportare un polmone. In settembre, poi, L'Inps ha deciso di fermare il pagamento. L'imprenditore De Lucia, però, ha deciso di non abbandonarlo e di farsi carico del pagamento dello stipendio di Steven.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/malato-tumore-22-anni-linps-blocca-retribuzione-1452236.html

Tito Boeri: la "generazione 80" rischia di andare in pensione a 75 anni

boeri

Di Salvatore Santoru

Durante un suo intervento al «Graduation Day» all’Università Cattolica, l'economista e presidente dell'Inps Tito Boeri ha sostenuto che la "generazione 80" rischia di andare in pensione a 75 anni.
  Secondo quanto riportato da "la Stampa"(1), durante l'incontro "è emerso che per un lavoratore tipo venga alla luce «una discontinuità contributiva, legata probabilmente a episodi di disoccupazione, di circa due anni". E secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente dell'Inps, "il “buco” contributivo pesa sul raggiungimento delle pensioni, che a seconda del prolungamento dell’interruzione può slittare «fino anche a 75 anni".
Inoltre, Boeri ha dichiarato che con ciò :
"non voglio terrorizzare ma solo rendere consapevoli dell’importanza della continuità contributiva".  

NOTE:
(1)http://www.lastampa.it/2016/04/19/economia/boeri-la-generazione-rischia-di-andare-in-pensione-a-anni-jMLgvDfe1iooNPhkYqZd8J/pagina.html

FOTO:http://www.termometropolitico.it

Inps, allarme di Boeri: 15 milioni di italiani sotto la soglia di povertà

poverta
“La priorita’ e’ la poverta’. Se il governo avesse impiegato i 18 miliardi, che e’ il costo della sentenza della Consulta, per aumentare le pensioni, e’ chiaro che oggi la possibilita’ di adottare misure di contrasto alla poverta’ sarebbe stata molto piu’ difficile”. Cosi’ il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha commentato il decreto legge varato dal governo che prevede un bonus una tantum per le pensioni fino a 3 mila euro lordi per compensare il blocco dell’indicizzazione bocciato dalla Corte costituzionale.
Per Boeri, “c’e’ un problema di nuovi poveri: i 55-65enni che se perdono il lavoro oggi non lo ritrovano, sono un’emergenza sociale molto grave”. Per questo – ha aggiunto – “le proposte dell’Inps partiranno dall’assistenza”.
“Il fenomeno molto grave di forte aumento della poverta’ era tuttaltro che inevitabile”, avverte Boeri.
“Il dato piu’ grave di questa crisi – ha spiegato Boeri – e’ legato alla poverta’. Abbiamo avuto un aumento dell’incidenza della poverta’ di circa un terzo.
La percentuale di famiglie che si trovano sotto la soglia di poverta’ e’ salita dal 18 al 25%, da 11 a 15 milioni di persone si trovano in questa condizione”.Secondo il presidente dell’Inps, “e’ la poverta’ problema centrale, molto di piu’ delle disuguaglianze dei redditi”.
“Questo era inevitabile? – ha aggiunto Boeri – la risposta, guardando in giro altri paesi e’ no, altri paesi che hanno conosciuto una crisi comparabile alla nostra riescono a subire una riduzione del reddito del 7% senza conoscere un incremento dei tassi di poverta’”.
“ENTRO GIUGNO PROPOSTE PER FASCIA CRITICA 55-65 ANNI” – “Le proposte che andremo a sviluppare e presenteremo a fine giugno riguardano l’asse assistenza- previdenza e vogliamo cominciare a intervenire sulla fascia critica tra i 55 e i 65 anni”, ha detto ancora il presidente dell’Inps.
Boeri ha spiegato che la fascia di eta’ indicata e’ la vera “emergenza sociale”. “Lo spirito di queste proposte che formuleremo – ha aggiunto il presidente dell’Inps – e’ di essere proposte che possono essere messe in pratica immediatamente con le sole forze e le energie di cui l’istituto dispone”.
“GIA’ ARRIVATE 15MILA DOMANDE PER BONUS BEBE’” – L’Inps ha gia’ ricevuto 15mila domande per il bonus bebe’ da 80 euro valido per i bambini, compresi quelli degli immigrati,  nati o adottati dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2017.

Il presidente Inps Tito Boeri: "Introdurremo salario minimo garantito"



Il presidente dell'Inps Tito Boeri nella sua intervista al Corriere della Sera accenna anche alla necessità di introdurre un salario minimo ha principalmente la funzione di proteggere le categorie di lavoratori più deboli e meno rappresentate che si trovano a rischio di povertà relativa, emarginazione e sfruttamento. Una scelta, questa già annunciata dal  ministro del Lavoro, Giuliano Poletti che aveva detto:  "È ragionevolmente immaginabile che prima della metà del 2015 tutto ciò che è previsto nella legge delega possa essere fatto". Il presidente Inps parla quindi della necessità di proteggere le categorie più deboli con un salario minimo garantito mentre invece, per quanto riguarda le pensioni apre alla possibilità di lasciare il posto di lavoro prima del tempo con assegni proporzionalmente più leggeri. 

Fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/11762452/Il-presidente-Inps---Introdurremo.html

Per approfondire sulla notizia:http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/03/welfare-boeri-introdurre-reddito-minimo-flessibilita-ritiro-dal/1470837/

http://www.corriere.it/economia/15_marzo_03/eta-flessibile-le-pensioni-8f1b74dc-c16b-11e4-9eeb-2972a4034f5c.shtml

http://urbanpost.it/riforma-pensioni-2015-tito-boeri-propone-reddito-minimo-mini-assegno-pensione-anticipata

In nome della tracciabilità potranno pignorarvi la pensione

Di Mario Grigoletti
http://www.capiredavverolacrisi.com

Pochi giorni fa abbiamo pubblicato un articolo di Maurizio Mazziero sulla possibilità di una decurtazione sui titoli di Stato italiani in base ad un decreto del Ministero dell’Economia e  delle Finanze.

Con il passare del tempo e l’aggravarsi della crisi economica nei Paesi dell’UE, l’inviolabilità dei soldi e dei risparmi dei cittadini è sempre meno sicura e, come abbiamo visto in Grecia e a Cipro, l’adozione di leggi illiberali da parte degli Stato, sta diventando sistemica in tutti i Paesi colpiti dalla crisi del debito. Anche il nostro.

Un’ennesima riprova la si può ritrovare all’interno di quello che lo scorso dicembre è stato definito decreto “Salva Italia”. All’interno di questo decreto si legge che tutti i pensionati che subiscono un pignoramento della pensione rischiano di perdere tutta la rata mensile e non più solo un quinto di questa come previsto dall’art. 545 del codice di procedura civile; questa misura riguarda anche il salario mensile dei lavoratori dipendenti. Nella riforma, il Governo ha imposto all’Inps di versare le pensioni sopra i mille euro non più tramite le poste e quindi direttamente nelle mani dei pensionati, ma in un conto corrente bancario o postale o anche su un libretto di risparmio. Questa misura, oltre ad essere profondamente illiberale perché obbligherebbe le persone ad aprirsi un conto corrente, è stata, come ogni proposta sul limite dei pagamenti in contante, giustificata dall’obbligo di tracciabilità dei pagamenti superiori a mille euro. Quindi per motivi fiscali.

Questo cambiamento formale ha delle gravi conseguenze per i pensionati dal punto di vista pratico. In base all’art. 545 il creditore poteva pignorare la pensione, o i redditi da lavoro subordinato nella misura di un quinto; questo limite però aveva valore solo se il pignoramento veniva messo in pratica alla fonte cioè o all’Ente previdenziale o al datore di lavoro. Se invece il pignoramento viene effettuato presso la banca dove il pensionato o il lavoratore dipendente versa i suoi soldi, il creditore potrà pignorare tutti i risparmi che vi trova; dal momento che i soldi della pensione o del salario si mischiano con quelli già presenti sul conto corrente, anche se questo è costituito ad hoc per queste versamenti, sarà possibile pignorare non solo un quinto ma la totalità della pensione o del salario.

Rispetto al sistema precedente, dove a fronte di questa norma già in vigore il pensionato poteva esigere che il pagamento venisse effettuato a mano alle poste, il meccanismo attuale è diabolico, in quanto il creditore può bypassare l’Inps e il tetto del un quinto della mensilità aspettando un paio di giorni quando la somma viene versata sul conto, cosa resa obbligatoria al pensionato o il lavoratore, se vogliono ritirare la propria pensione o stipendio.

Nessuno mette in dubbio che i debiti vadano pagati, ma in questa maniera si cancella con un tratto di penna una norma che serviva a garantire un minimo sostentamento a pensionati e lavoratori, aggravando ulteriormente la loro già difficile situazione. Tutto in nome di finalità fiscali e tracciamento dei pagamenti alquanto discutibili, che non solo schiacciano i diritti dei cittadini ma anche la loro dignità.

Fonte:http://www.capiredavverolacrisi.com/in-nome-della-tracciabilita-potranno-pignorarvi-la-pensione/

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11732&mode=&order=0&thold=0

DA EQUITALIA A EQUIVITTIMA (CONSERVANDO L'AVARIZIA)

I pacchi-bomba corrispondono alla fase finanziaria ed usuraia del vittimismo del potere. Negli anni '70 si era in piena guerra fredda ed in un'economia in cui la produzione era ancora centrale, così il vittimismo di Stato si trovò costretto a correre il rischio di aprirsi strumentalmente ad un vero attacco armato, e si dimostrò pronto a sacrificare sul serio vari esponenti del potere intermedio, fra cui magistrati, politici, giornalisti, poliziotti, militari: una scia di morti sacrificati sull'altare della rilegittimazione del potere.
Oggi invece possono bastare un misero pacco-bomba e la voce mediatica di una falange scalfita per trasformare Equitalia in Equivittima. Un vittimismo a costo zero. Un vittimismo avaro, nel quale rientrano a pieno titolo anche le tante lettere con pallottole spedite in questo ultimo decennio: più che di pallottole si tratta di economiche medagliette di latta elargite per fregiarsi del titolo di vittima del terrorismo ad honorem.
Dall'1 ottobre ultimo scorso gli accertamenti di Equitalia sono diventati immediatamente esecutivi appena decorsi i sessanta giorni, senza neppure emettere l'avviso di mora, quindi riducendo a zero le possibilità di difesa dei contribuenti che non abbiano a disposizione agguerriti studi legali.[1]
La manovra finanziaria di maggio ha escogitato questa contromisura verso le difese che i contribuenti avevano organizzato nei confronti dei falsi accertamenti di Equitalia. Questa è stata la risposta a quanti chiedevano una "umanizzazione" del rapporto di Equitalia con i contribuenti.
Il problema è che anche l'usura e la mistificazione sono fenomeni specificamente umani. L'umanesimo di Equitalia prevede perciò un terrorismo senza freni e senza scrupoli nei confronti dei contribuenti deboli e, nello stesso tempo, auto-attentati molto soffici ed indolori nei propri confronti, in modo da poter vestire, senza particolari rischi, i panni della vittima.
Il Presidente del Consiglio Monti ha ovviamente avallato il vittimismo di Equitalia, affermando che questo organismo non farebbe altro che applicare la "legge". Ma legge non significa automaticamente legalità, dato che la legge istitutiva di Equitalia, la 248/2005, manifesta un'evidente valenza torbida e criminogena. Si assiste infatti al nonsenso di due enti pubblici, l'Agenzia delle Entrate e l'Inps, che si costituiscono rispettivamente come il socio di maggioranza ed il socio di minoranza di una società per azioni; un tipo di società che, in quanto tale, dovrebbe obbedire a norme di diritto privato, ma per svolgere le medesime funzioni pubbliche che spetterebbero alla stessa Agenzia delle Entrate. Nel 2005 la società per azioni in questione si chiamava ancora Riscossione SpA; solo nel 2007 qualche mente superiore ebbe l'illuminazione di ribattezzarla col cacofonico nome di Equitalia.[2]
Si tratta in effetti di una privatizzazione attuata in modo subdolo, che consente ad un organismo che svolge una funzione pubblica di avvalersi delle scappatoie derivanti dal poter giocare sulle norme del diritto privato. Oggi Equitalia è talmente potente da potersi consentire addirittura di andare a colonizzare i suoi azionisti. L'azionista di minoranza, l'INPS, si ritrova alla presidenza il vicepresidente esecutivo di Equitalia, cioè Antonio Mastrapasqua; mentre l'azionista di maggioranza, l'Agenzia delle Entrate, ha ora al vertice l'ex presidente della stessa Equitalia, Attilio Befera. Va sottolineato che Befera iniziò la sua luminosa carriera come banchiere privato, in Efibanca.[3]
Che legge non significhi di per sé legalità, è confermato dal fatto che l'attuale normativa sul segreto di Stato, sancita dalla Legge 124/2007 (concepita dalla mente luciferina dell'allora ministro degli Interni Giuliano Amato), appare confezionata in base all'esigenza di tutelare interessi economici e finanziari di carattere privato. L'allegato alla legge, che individua i casi in cui si può applicare il segreto di Stato, presenta addirittura come primo obiettivo del segreto "La tutela di interessi economici, finanziari, industriali, scientifici, tecnologici, sanitari ed ambientali".[4]
Il fatto che anche gli interessi di Equitalia risultino tutelati e coperti dal Segreto di Stato, ovviamente non può autorizzare in nessun modo a sospettare che i pacchi-bomba siano un espediente vittimistico curato da qualche servizio segreto. Se le parole trascritte in quelle leggi hanno un senso, più che sospettare, occorrerebbe infatti riconoscere l'evidenza.

[1] http://www.altalex.com/index.php?idnot=16465
[2] http://www.camera.it/parlam/leggi/05248l.htm
[3] http://www.inps.it/portale/default.aspx?lastMenu=4923&iMenu=1&iNodo=4923%3f
http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/agenzia/chi+siamo/organigramma+centrale+2009/direttore+agenzia+delle+entrate
[4] http://www.camera.it/parlam/leggi/07124l.htm
http://www.altalex.com/index.php?idnot=41541

Da Comidad

DALLE PENSIONI SI SPREME ASSISTENZIALISMO PER BANCHIERI

 Di Comidad
Molti commentatori hanno notato che la presenza di esponenti di Banca Intesa San Paolo nel governo Monti configura alcuni evidenti conflitti d'interessi, in particolare nel settore delle infrastrutture, data la partecipazione della banca al business dell'alta velocità. Un aspetto che invece è stato poco messo in evidenza concerne la riforma pensionistica, poiché da tempo le banche offrono ai clienti una serie di opzioni di previdenza integrativa privata, costituendo così una concorrenza alla previdenza pubblica. Intesa San Paolo non fa eccezione a riguardo, anzi è una delle banche più presenti nel settore della previdenza integrativa.[1] (br/) C'è da osservare però che in Italia la previdenza integrativa privata non ha mai riscosso particolare successo: solo il 23% di media, contro il 91% all'estero. La constatazione è stata fatta, con rammarico, dal presidente dell'INPS, Antonio Mastrapasqua, il quale qualche giorno fa ha invitato bruscamente i lavoratori italiani ad adeguarsi alla previdenza integrativa privata, da ritenersi, secondo lui, ormai "obbligatoria".[2] (br/) Che il presidente dell'ente pubblico INPS abbia assunto una posizione così sfacciata a favore della privatizzazione della previdenza, non risulta poi tanto sorprendente, poiché Antonio Mastrapasqua è anche vicepresidente esecutivo di Equitalia SpA, l'agenzia di esazione e di recupero crediti. In questa unione di cariche, così apparentemente incompatibili, c'è in effetti un messaggio molto evidente.[3] (br/) Si delinea quindi una precisa volontà, per la quale la previdenza pubblica viene messa in condizione di non erogare più il servizio per il quale era nata; infatti il sistema contributivo pubblico non corrisponde più al traguardo di percepire una pensione, ma si configura come un tributo tout court. Il servizio previdenziale dovrà quindi essere pagato privatamente, e le varie "riforme" delle pensioni vanno appunto nel senso di quanto dichiarato da Mastrapasqua: rendere "obbligatoria" quella previdenza privata che i lavoratori non gradiscono, e ciò semplicemente negando la previdenza pubblica, che diventa nient'altro che una fiscalità mascherata. Viene così creato artificiosamente e forzosamente un business ad uso delle banche e delle compagnie assicurative: il solito assistenzialismo per ricchi. (br/) Risulta infatti evidente dal bilancio dell'INPS, fornito dallo stesso Mastrapasqua, che i dati utilizzati per parlare di pensioni sono ampiamente truccati, come del resto si sa da sempre. A carico dell'INPS vi sono una serie di voci "improprie" che costituiscono il passivo dell'ente: il pagamento dei TFR anche delle aziende che falliscono - che sono invece un prestito forzoso dei lavoratori alle aziende -, i prepensionamenti, l'assistenza (handicap e non autosufficienza). Ma fanno la loro parte soprattutto i "fondi speciali", come la mitica "cassa di previdenza dei dirigenti d'azienda" (l'ex INPDAI) che, una volta fallita, è stata caricata sulle spalle del bilancio dei lavoratori dipendenti, che risulta invece in attivo. C'è anche però chi fa notare che, fondi speciali o meno, prima dell'arrivo di Equitalia il bilancio dell'INPS era sempre stato positivo per parecchi miliardi.[4] (br/) Ma ciò che dovrebbe screditare maggiormente l'emergenza-pensioni riguarda proprio la storia dell'ideologia bancaria, così come risulta dai protocolli e dalle dichiarazioni del Fondo Monetario Internazionale. Questa istituzione, fondata ufficialmente nel 1946 per accordi già presi nei due anni precedenti, ha costituito sin dall'inizio un tempio del lobbying bancario, dato che da sempre tutto il suo personale dirigente proviene dalle grandi banche d'affari internazionali. (br/) Un saggio storico del 1975, "I Limiti della Potenza Americana" di Joyce e Gabriel Kolko, illustrava vari documenti del FMI e consentiva di riscontrare che le "misure di risanamento" proposte ed imposte nel 1946 erano le stesse di adesso: pareggio di bilancio, privatizzazioni e libertà di licenziamento. Anche allora la libertà di licenziamento veniva presentata come una misura per la crescita, poiché la disoccupazione era spacciata come condizione indispensabile per aumentare i livelli di produttività; mentre in realtà la disoccupazione serve solo ad aumentare i livelli di indebitamento delle masse. Queste misure furono imposte dal FMI anche al governo laburista che c'era allora in Gran Bretagna.[5] (br/) A scompaginare le pretese del FMI intervenne l'esasperarsi delle guerra fredda. L'anticomunismo pretestuoso e propagandistico del periodo 1947/1948 prese improvvisamente corpo e concretezza nel 1949 con l'ascesa di Mao in Cina, e con la guerra di Corea nel 1950, che comportò uno scontro diretto tra Cina ed USA. Nel 1954 i comunisti vinsero anche in Vietnam, ed allora le oligarchie occidentali provarono davvero paura. La minaccia dell'espansione del blocco comunista determinò quindi la necessità di reperire consenso sociale in Occidente. (br/) Grazie al feticcio del pareggio di bilancio i banchieri possono tenere in ostaggio il debito degli Stati, ma sotto la spinta della minaccia comunista negli anni '50 il feticcio fu messo da parte, e si aprì così la strada al compromesso socialdemocratico che ha retto sino agli anni '70. Gli storici si sono incaricati di costruire il mito del piano Marshall per giustificare lo sviluppo dell'Europa, ma, in base ai programmi ufficiali del FMI, quello sviluppo non era affatto previsto. (br/) Caduta venti anni fa la remora della guerra fredda, il lobbying bancario non solo si è ripresentato negli stessi termini del 1946, ma non ha trovato più nessun contrasto a livello politico. Da venti anni la NATO non incontra più ostacoli da parte di Russia e Cina, e può comportarsi nel mondo come la faina nella stia dei polli; quindi l'Occidente non ha più la necessità di cercarsi consenso sociale con il Welfare. Non si tratta di rimpiangere un blocco comunista già eroso dall'interno dalla fame di affari e di privilegi delle sue nomenklature, ma semplicemente di constatare che ogni passo avanti dell'imperialismo comporta un automatico passo indietro delle garanzie sociali; e ciò dovrebbe far riflettere gli "equidistantisti" nel momento in cui la NATO prepara aggressioni alla Siria o all'Iran. (br/) C'è anche da osservare che sotto qualsiasi longitudine o latitudine, ed in qualunque momento storico, le ricette del FMI non cambiano mai: pareggio di bilancio, privatizzazioni, licenziamenti; e ciò va a sfatare anche il mito dei "tecnici", visto che basta la terza elementare per ripetere sempre la stessa filastrocca. (br/)(br/) [1] http://www.intesasanpaolo.com/scriptIbve/retail20/RetailIntesaSanpaolo/ita/prev_complem/ita_prev_complem.jsp(br/) [2] http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/02/Mastrapasqua_rendite_integrative_avanti_piano_co_8_111202005.shtml(br/) [3] http://www.inps.it/portale/default.aspx?lastMenu=4923&iMenu=1&iNodo=4923%3f(br/) [4] http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/02/Pensioni_Salvate_dai_Precari_co_9_111002009.shtml(br/) [5] http://www.ibs.it/code/9788806423902/kolko-gabriel/limiti-della-potenza.html

Da Comidad

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