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Bolivia, il nipote dell'autoproclamata presidentessa Áñez ha avuto legami con i narcos


Di Salvatore Santoru

Da alcuni giorni alcune testate sudamericane stanno parlando di una vicenda che riguarda l'autoproclamata presidentessa della Bolivia, l'esponente del 'Movimento Social Democratico' Jeanine Áñez.
Più specificatamente la vicenda riguarda un nipote della stessa Áñez.
Come riportato da El Diario(1), il nipote della presidentessa Carlos Andrés Añez Dorado fu arrestato nel 2017 mentre trasportava mezza tonnellata di cocaina in un aereo della Bolivia insieme a Fabio Andrade Lima Lobo.
Lobo è il figlio di Carmen Lima Lobo, candidata del MAS (il partito dell'ex presidente Morales) e di Célimo Andrade, ex membro dell'influente cartello colombiano di Cali(2).
Inoltre, riporta sempre El Diario, quando ci fu l'arresto il governo riconobbe la militanza della Lobo e ricordò che lo stesso Andrade Lima Lobo aveva comunque un legame familiare diretto con Hugo Vargas Lima Lobo, il sindaco di San Joaquin nominato dall'MNR in alleanza con Unidad Democratica (il partito dell'attuale presidentessa Añez) e con Oscar Vargas Lima Lobo, ex candidato dell'UD all'Assemblea del Dipartimento di Beni. 
NOTE:
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Jeanine Áñez si è autoproclamata presidente della Bolivia



La senatrice di opposizione Jeanine Áñez si è autoproclamata presidente della Bolivia prendendo il posto che è stato per più di 13 anni di Evo Morales, costretto a dimettersi su pressione dell’esercito domenica scorsa.

A seguito delle dimissioni delle principali cariche istituzionali del paese, e in quanto vicepresidente del Senato, Áñez era stata individuata come la persona che sarebbe dovuta diventare presidente ad interim e guidare la Bolivia verso nuove elezioni. La sua nomina è stata però molto contestata ed è stata definita da Morales, che da giovedì si trova in Messico, come un «colpo di stato»: la sessione parlamentare che avrebbe dovuto nominare il nuovo presidente, infatti, non ha fatto registrare il quorum necessario per prendere una decisione così importante, visto il boicottaggio dei parlamentari del partito di Morales.

Áñez ha detto: «Di fronte all’assenza definitiva del presidente e del vicepresidente [Álvaro García Linera, che si era dimesso anche lui insieme a Morales, ndr], e come stabilisce la Costituzione, come presidente del Senato, assumo immediatamente la presidenza dello stato prevista dall’ordine costituzionale e mi impegno ad adottare tutte le misure necessarie per pacificare il paese». Áñez era diventata presidente del Senato dopo le dimissioni di Adriana Salvatierra, anche lei del partito di Morales.


Jeanine Añez, 52 anni, è la seconda donna a diventare presidente della Bolivia, dopo Lidia Gueiler, che rimase a capo del governo per soli 244 giorni tra il 1979 e il 1980. Añez è originaria della città di Trinidad, nella provincia di Beni, è avvocata e dal 2006 al 2008 fu membro dell’Assemblea costituente incaricata di scrivere la nuova Costituzione. Fa parte del partito di opposizione Unione Democratica e negli ultimi anni è stata molto critica con Morales, soprattutto verso l’intenzione dell’ex presidente di ottenere un quarto mandato presidenziale nonostante la Costituzione ne prevedesse un massimo di due.

La situazione in Bolivia intanto continua a essere molto caotica: i sostenitori di Morales sostengono che sia in corso un colpo di stato contro l’ex presidente e per le strade di molte città del paese proseguono gli scontri tra manifestanti con idee diverse e tra manifestanti e polizia.

Le dimissioni di Morales erano arrivate su pressione dell’esercito e dopo tre settimane di manifestazioni antigovernative in tutto il paese. Le proteste erano iniziate a seguito della diffusione dei risultati delle ultime elezioni presidenziali, tenute lo scorso ottobre e vinte da Morales ma contestate dalle opposizioni. Secondo i partiti di opposizione, infatti, i dati preliminari delle elezioni erano stati manipolati per far sì che Morales non dovesse andare al ballottaggio con Carlos Mesa, il suo principale sfidante. Morales era candidato per ottenere il suo quarto mandato presidenziale, nonostante la Costituzione boliviana ne permetta solamente due. Le sue dimissioni erano arrivate domenica, su pressione delle opposizioni, dei manifestanti e delle forze di sicurezza, che hanno tolto l’appoggio a Morales e al suo governo.

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