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Il mistero Kim Jong Un: cosa succede in Corea del Nord?


Di Federico Giuliani

Kim Jong Un si trova in gravi condizioni dopo aver effettuato un’operazione cardiovascolare. Anzi no: è solo in convalescenza ma è vivo. Contrordine: è già morto. Tante sono le indiscrezioni che si susseguono sullo stato di salute del presidente della Corea del Nord. Ben poche le certezze in merito a uno dei personaggi più misteriosi al mondo, alla guida di un Paese altrettanto misterioso. Ed è per questo motivo che al momento si possono formulare soltanto ipotesi basandosi sulle voci più autorevoli in circolazione.
Secondo il sito sudcoreano Daily Nk lo scorso 12 aprile Kim sarebbe stato sottoposto a un intervento dopo una crisi cardiaca. Poco dopo la Cnn, citando una fonte dell’intelligence Usa, ha aggiunto che il leader si troverebbe in ”condizioni critiche”. Donald Trump pensa invece che ”la notizia non sia corretta” perché ”la Cnn è fake news”. Da Seul nessuno ha notato movimenti sospetti oltre il 38esimo parallelo. Anche perché, in caso di ipotetici lutti nazionali, l’intera Corea del Nord si trincera in una dimensione paradossale; al momento, tuttavia, a Pyonyang la quotidianità scorrerebbe come sempre, fatta eccezione per l’allerta Covid-19.

Altri esperti, tra cui il sinologo Francesco Sisci, sostengono invece che Kim sia già morto e che per l’annuncio ufficiale ”potrebbero volerci giorni, ma anche mesi”. Sulla sponda cinese i funzionari sono apparsi alquanto sorpresi. Da Pechino hanno risposto di aver ”visto alcune notizie” ma – ha detto il portavoce del ministero degli Esteri – di ”non conoscerne le fonti”. I diretti interessati, i media nordcoreani, da giorni mantengono il silenzio: nessuna notizia sul luogo in cui si trova il ”Grande leader” e sulle sue attività. L’agenzia di Pyongyang, Kcna, ha parlato di una lettera scritta in prima persona da Kim in risposta a una missiva del presidente siriano Bashar al Assad: troppo poco considerando il materiale diffuso fino a poche settimane fa. Da segnalare infine l’ultima indiscrezione: per la stampa sudcoreana Kim sarebbe stato avvistato a passeggio a Wonsan, una città balneare della Corea del Nord.

Il mistero sulle condizioni di Kim

Questo è il quadro della situazione. Ma che cosa sta succedendo realmente in Corea del Nord? In assenza di certezze, il mistero di Kim alimenta suggestioni e ipotesi. La prima è che il presidente nordcoreano si sia effettivamente sottoposto a una operazione ma che, in questi giorni, si troverebbe in convalescenza per riprendersi dall’intervento. La seconda è che Kim abbia subito l’operazione e in seguito sia morto o sia finito in stato vegetativo a causa di complicanze.
Terza ipotesi: la crisi cardiaca può essersi rivelata la condizione ideale per mettere fuori gioco il leader. Da questo punto di vista non è detto che Kim Jong Un sia morto: può anche essere ”congelato” in attesa di sviluppi interni. Anche perché in Corea del Nord il verbo ”morire” assume diversi significati, e non solo quello di morte biologica. A Pyongyang, in caso di errori, è facile essere estromessi dal potere, cadere in disgrazia o sparire dai radar. Certo, nel caso di Kim sarebbe una situazione paradossale vista la caratura del personaggio.

Il mistero della successione

Il mistero sulle condizioni di Kim rilancia le voci sulla sua possibile successione: chi prenderà le redini del Paese se non sarà più in grado di farlo o in caso della sua morte? Kim Jong Un dovrebbe avere alcuni figli (alcuni ipotizzano due, altri tre) ma il loro ingresso in campo è scongiurato per via della tenera età della prole.
Tra le opzioni si affaccia quella di una reggenza, all’interno della quale potrebbe svolgere un ruolo di primissimo piano la sorella minore Kim Yo Jong, cui nel corso degli anni è stato dato uno spazio sempre più importante al fianco di Kim, e pochi altri. La stessa miss Kim, nel 2018, ha rappresentato Kim Jong Un alle Olimpiadi invernali a Pyeonchang, in Corea del sud.
Sul tavolo ci sono tuttavia altre opzioni. Nell’ambito di una successione collettiva attenzione alla figura di Choe Ryong Hae, presidente del presidium della suprema assemblea del popolo, per questo una sorta di capo dello Stato. Come sottolinea l’agenzia Adnkronos, Choe ha servito per decenni la famiglia Kim all’interno del partito, rivestendo tra l’altro anche l’influente ruolo di capo politico della struttura militare. L’altro nome da tenere d’occhio è quello di Pak Png Ju, membro del Politburo ed ex premier che ha supervisionato l’adozione di misure per rilanciare l’economia. Sul fronte dei parenti, in secondo piano, da segnalare la sorellastra Kim Sol Song e il fratellastro Kim Pyong Il.

Lo storico incontro: Trump e Kim Jong si vedono in Corea del Nord


Di Salvatore Santoru

Recentemente vi è stato uno storico incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un, nel villaggio demilitarizzato di Panmunjom (Corea Del Nord). Si tratta della prima visita di un presidente degli States nel paese asiatico ed essa rappresenta indubbiamente una svolta nell'ambito della politica internazionale.

Il meeting tra i due leader è avvenuto a seguito della fine del G20, che si è tenuto a Osaka (Giappone).

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/politica/2019/06/trump-incontra-kim-jong-un-in-corea-del-nord-002939363.html

Russia, lo storico incontro tra Kim Jong e Putin


Di Salvatore Santoru

Recentemente si è avuto un'incontro tra il leader nordcoreano Kim Jong-un e Vladimir Putin. Tale meeting, tenutosi a Vladivostok, arriva a seguito del parziale fallimento dello storico incontro tra il presidente coreano e quello degli USA, Donald Trump.

Tra gli obiettivi di tale incontro, scrive Giancarlo Elia Valori su 'Il Denaro', c'è la ricerca del consenso russo da parte di Kim sul piano di denuclearizzazione.
Tale denuclearizzazione dovrebbe consistere anche sulla progressiva eliminazione delle sanzioni applicate contro lo stesso paese asiatico.

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Nel video del The Sun pubblicato sopra, una parte dell'incontro.

Il simbolico incontro Putin – Kim: Kim esprime gratitudine per l’Armata Rossa



Di Tom Winter

Vladimir Putin e Kim Jong-un s’incontravano per la prima volta. Questo è un evento importante non solo per Russia e Corea democratica, ma per il mondo. La comunicazione dei due leader era piena di segni che sottolineavano le relazioni speciali tra Mosca e Pyongyang. Inoltre, c’erano suggerimenti diretti che Donald Trump dovrebbe ora capire. L’incontro di cinque ore tra Putin e Kim sull’Isola Russkij era caratterizzato da molti dettagli e dichiarazioni simboliche. Putin, all’inizio dei negoziati, ricordò a Kim che suo nonno (da lui nominato semplicemente fondatore della Corea democratica) fece la prima visita a Mosca nel 1949. Infatti il primo viaggio di Kim Il Sung nell’URSS ebbe luogo nella primavera 1949, ma prima, dal 1941 al 1945, Kim visse nell’URSS nella regione di Khabarovsk, dove col grado di capitano dell’esercito sovietico era comandante di battaglione in una brigata di fucilierei. Il battaglione era formato da partigiani coreani rifugiatisi in territorio sovietico dopo che i giapponesi scacciarono dalla Manciuria i ribelli cinesi e coreani. Il padre di Kim Jong Un, morto alla fine del 2011, nacque nel villaggio di Vjatskoe. Nella Corea democratica questo non è molto noto, ma non c’è dubbio che Kim Jong-Un conosca la storia della sua famiglia. E col tempo vorrà sicuramente, anche in via non ufficiale, visitare il villaggio di Vjatskoe, vera patria di suo padre. Ma già ora, parlando a una cena solenne con Putin, disse ciò di cui la propaganda nordcoreana praticamente non parlava da decenni, sulla liberazione della Corea da parte dell’esercito sovietico. Nella storia ufficiale della Corea democratica, la liberazione del Paese dai giapponesi è presentata come merito di Kim Il Sung e dei suoi partigiani, anche se in realtà fu il risultato della sconfitta da parte dell’Armata Rossa dell’Armata del Kwantung giapponese. E ora Kim Jong-un diceva direttamente: “I popoli dei nostri Paesi hanno molto tempo fa, nel corso della lotta congiunta nella grande guerra anti-giapponese del secolo scorso, siglato un’ amicizia militare, i valorosi soldati e ufficiali di l’Armata Rossa senza esitazione versarono sangue caldo per la liberazione della Corea. Anni e secoli passano, ma il nostro popolo ricorda e conserverà per sempre la memoria delle nobili imprese internazionali che figli e figlie del popolo russo compirono, dando le loro preziose vite in nome della sacra causa della liberazione della Corea”. Non è solo una cortesia o restaurazione della giustizia storica. La menzione dell'”amicizia militare” ha un riferimento molto specifico oggi.
No, Kim non vuole diventare un alleato militare della Russia, il concetto stesso dell’esistenza della RPDC consiste nella completa indipendenza da chiunque. Ma la Corea democratica ricorda l’amicizia militare con solo due Paesi: la Cina (che combatté per la RPDC contro gli statunitensi nel 1950-1953) e la Russia. Kim denota l’impegno a questa relazione, individuando la Russia come vero amico della RPDC. Pertanto, non è casuale che lo scambio di doni sia lo stesso: la sciabola circassa che Putin presentava a Kim e la spada coreana che riceveva in cambio. “Quando non c’erano armi moderne, si usavano tali spade personificando forza, mia anima e nostro popolo che ti sostiene”, con queste parole Kim accompagnava la presentazione del dono. Questo è il senso più simbolico: Kim ricorda di avere una formidabile arma moderna, ma non minaccia la Russia in alcun modo. Al contrario, la Corea sostiene la Russia nel confronto cogli Stati Uniti. In effetti, il paradosso della situazione è che gli Stati Uniti fanno pressioni su Russia e Corea democratica, ma allo stesso tempo la Russia sostiene formalmente le sanzioni contro la Corea democratica.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.fort-russ.com/2019/04/huge-symbol-at-the-the-five-hour-meeting-of-putin-and-kim-mutual-gift-of-a-sabre/

Traduzione di Alessandro Lattanzio

http://aurorasito.altervista.org/?p=6833

Vertice Trump-Kim: il gioco di equilibri tra Usa e Corea del Nord


Di Federico Giuliani

Corea del Nord e Stati Uniti: ecco i protagonisti del nuovo gioco di equilibri. Nelle giornate di mercoledì 27 e giovedì 28 febbraio è in programma in Vietnam, ad Hanoi, il secondo faccia a faccia tra Donald Trump e Kim Jong Un. L’incontro, questa volta, sarà decisivo per capire quali saranno le sorti di Washington e Pyongyang. In base alla fumata bianca o nera, capiremo come si trasformeranno le relazioni diplomatiche tra i due governi in questione e i nuovi equilibri in una delle regioni più calde del mondo.

La nuova normalità di Pyongyang

Per capire come si muoveranno i due presidenti è bene fare prima un cenno alle situazioni che vivono i rispettivi Paesi. Partiamo dalla Corea del Nord. Kim Jong Un è cambiato rispetto al passato, ha assunto una nuova leadership, sembra più pragmatico e ha ormai assunto legittimità internazionale dopo il primo summit con Trump a Singapore della scorsa estate. Il leader nordcoreano di aver giocato una partita perfetta con le carte limitate che aveva a disposizione. Superata la fase delle minacce, e terminato il programma nucleare, Kim è intenzionato a disegnare un brillante futuro per la propria patria, imitando altri modelli circostanti come Cina o Vietnam. Riforme economiche, graduali aperture a investitori esterni, nuove zone economiche speciale. Ma tutto è ancora in standby, in attesa dell’esito dell’incontro con Trump. Lo stesso che potrebbe cancellare le sanzioni che da anni attanagliano l’economia nordcoreana.

Stati Uniti in balia dell’improvvisazione?

Dall’altra parte c’è una Casa Bianca che naviga in acque agitate. O meglio, ogni fazione interna utilizza una barca diversa. Non c’è compattezza e il rischio è di presentarsi all’incontro con la Corea del Nord senza un piano condiviso. In effetti, in mezzo a Falchi e Colombe, c’è un Trump desideroso di utilizzare il meeting con Kim come una passerella personale, per alimentare un ego insaziabile e – perché no – mettersi in tasca qualche buon affare economico. Washington ha comunque necessità di limitare l’espansione della Cina, e per questo motivo non può mollare l’Estremo Oriente nelle mani di Xi Jinping. Ecco perché accordarsi con Kim, e tesserci un buon rapporto, sarebbe più intelligente che dichiarargli guerra. Tra i due attori, insomma, è Trump quello che parte in posizione svantaggiata perché Kim, comunque vada, avrà da guadagnarci in ogni caso.

Trovare l’equilibrio

L’equilibrio finale sarà ciò che i presidenti cercheranno di raggiungere, proponendo alla controparte qualcosa in cambio di qualcos’altro. Proviamo ad analizzare cosa le parti sono disposte a dare e chiedere. La Corea del Nord può mettere sul piatto la fine delle minacce atomiche con la conseguente denuclearizzazione del Paese. La concessione, per gli Stati Uniti, è allettante ma Kim vuole in cambio la fine delle sanzioni economiche che impediscono a Pyongyang di decollare definitivamente e l’allontanamento dell’esercito americano situato in Corea del Sud. Trump ha un chiodo fisso: la chiusura di ogni sito nucleare presente sul territorio nordcoreano per cancellare una volta per tutte lo spauracchio Corea del Nord. In cambio The Donald potrebbe chiudere la contesa sulla Guerra di Corea – ancora oggi formalmente in corso visto che nel 1953 è stato siglato solo un armistizio – proponendo un trattato di pace.

Le prospettive future

Insomma, l’equilibrio è ancora lontano. Senza avere garanzie concrete Kim non smantellerà mai il suo arsenale, così come The Donald si rifiuterà di allentare la pressione su Pyongyang in un colpo solo. Come uscire dall’impasse? Ragionando per gradi. Se Trump non è disposto a cancellare subito le sanzioni e Kim a rinunciare alle sue armi, The Donald potrebbe limarle e il leader nordcoreano eliminare almeno i missili in grado di colpire le coste americane. Vedremo se entrambe le parti avranno la volontà di trovare un’intesa.

Tre scenari ipotetici

In base agli incroci tra domanda e offerta ci troveremo di fronte a tre possibili scenari ipotetici. Nel migliore di questi, Corea del Nord e Stati Uniti allacceranno relazioni diplomatiche solide e durature. Pyongyang rispetterà i patti sulla fine del nucleare e diventerà nei prossimi decenni la nuova “Tigre Asiatica” grazie alle riforme promosse dal governo. Gli Stati Uniti lasceranno la regione e faranno in modo che le due Coree si riuniscano autonomamente. Ipotesi pressoché fantascientifica, almeno in tempi immediati.

Nuove minacce?  

Dunque ecco l’ipotesi opposta: Trump e Kim non arriveranno ad alcun accordo e ricominceranno minacce e intimidazioni, fino allo spauracchio di una guerra che coinvolgerebbe anche la Cina. Difficile tuttavia arrivare a tanto, visto i numerosi interessi in gioco. Il più probabile, a oggi, è lo scenario intermedio. Quello in cui alcuni nodi verranno sciolti subito, altri resteranno in sospeso in attesa di un nuovo summit Trump-Kim, magari con la presenza del Presidente sudcoreano Moon Jae In e Xi Jinping.

Kim in vantaggio su Trump



Certo, Trump deve ragionare molto e bene prima di fare ogni mossa perché già concedendo il trattato di pace sulla Guerra di Corea il Presidente americano regalerà a Kim ben più di 15′ di gloria di fronte al proprio popolo. Kim, invece, ha un ampio ventaglio di mosse a disposizione senza il rischio di ritorsioni o perdite particolari. Quel che è certo è che questa volta ci sarà quasi sicuramente una svolta, o per lo meno una qualche forma di attuazione rispetto all’immobilismo e alla vaga dichiarazione d’intenti presenti a Singapore. Intanto l’avvicinamento tra Kim e Trump prosegue. Il mondo resta alla finestra.

Kim Jong-un invita il papa a Pyongyang: “Pronto ad accoglierlo ardentemente”

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LA STAMPA

Il nuovo corso di Kim Jong-un è sempre più ecumenico, almeno a parole. Dopo aver accettato l’incontro con Trump e avendone un altro in programma, ora il dittatore nordcoreano ha invitato papa Francesco a visitare Pyongyang dicendosi pronto «ad accoglierlo ardentemente».  
La rivelazione è arrivata da Kim Eui-kyeom, portavoce della Presidenza sudcoreana, in un briefing coi media sul viaggio in Europa del presidente Moon Jae-in che comprende la tappa in Italia e Vaticano (16-18 ottobre). 

Moon consegnerà «questo messaggio» quando incontrerà il pontefice, al quale chiederà poi la benedizione e il supporto a favore di pace e stabilità della penisola coreana, ha riferito la Yonhap.  

Trump: “Io e Kim Jong-un ci siamo innamorati. Mi ha scritto belle lettere”

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“Io e Kim Jong-un ci siamo innamorati. No, davvero. Mi ha scritto belle lettere. E poi ci siamo innamorati”. Parla così Donald Trump durante un intervento ai suoi sostenitori in West Virginia, dove spiega come i rapporti tra Usa e Corea del Nord procedano verso la strada del disgelo. Trump ha spiegato che il fatto che Pyongyang abbia interrotto i suoi test nucleari, così come i lanci missilistici, è un segnale che il suo riavvicinamento con Kim sta funzionando. Anticipando le critiche suscitate dalle sue parole di affetto per il dittatore nordcoreano, il presidente ha aggiunto sarcasticamente: “Donald Trump ha detto che si sono innamorati, quanto è orribile, quanto è orribile? È così poco presidenziale”.
In realtà, lo storico summit che si è svolto a giugno a Singapore tra il presidente americano e il leader nordcoreano Kim Jong-un ha sì portato a un miglioramento delle relazioni e allo stop ai lanci di razzi da parte di Pyongyang, ma ci sono stati pochi progressi concreti sulla denuclearizzazione. Nei giorni scorsi il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha avuto a margine dell’assemblea annuale dell’Onu un incontro “molto positivo” con la controparte nordcoreana Ri Yong-ho per discutere il secondo summit tra Trump e Kim e i prossimi passi verso la denuclearizzazione. Pompeo, però, ha aggiunto che “resta ancora molto lavoro da fare, ma che andremo avanti”. Convitato di pietra il leader nordcoreano Kim Jong-un, che Trump ha ringraziato davanti ai leaderdel mondo. E dire che un anno fa, dallo stesso palco, lo aveva definito “piccolo uomo razzo”, minacciando fuoco e fiamme su Pyongyang.

Chi è davvero Kim Jong-un: cosa si sa del leader nordcoreano

Il leader nordcoreano Kim Jong-un ritratto durante l'incontro con Trump a Singapore
Di Lorenzo Vita
Da dittatore folle a fine stratega: difficile trovare una definizione univoca di Kim Jong-un, il leader della Corea del Nord. Una figura che divide: impossibile trovare un accordo. Ma una cosa è certa: è riuscito a spezzare l’isolamento di Pyongyang. E adesso il mondo si interroga di nuovo su chi sia realmente il giovane dittatore nordcoreano.

La nascita di Kim Jong-un

Per capire Kim, bisogna partire innanzitutto dalla sua biografia, cercando di districarci fra agiografia nordcoreana e narrazioni fantasiose di parte contraria.
Terzogenito maschio di Kim Jong-il, di Kim è avvolta nel mistero anche la  data di nascita. C’è chi dice sia nato l’8 gennaio 1982, chi nel 1983. Altri ancora ritengono sia nato nel 1984. Un alone di mistero che circonda tradizionalmente tutta la vita della dinastia.
La madre era Kim Young-hui, nata nel 1953 e morta nel 2004. Con lei, Kim Yog-il ha avuto tre figlio: Kim Jong-chul, Kim Jong-un e Kim Yo-jong. Di questi, il più piccolo è sempre apparso come il favorito, anche se Kim Jong-nam, il primogenito  di tutti i figli, sarebbe stato l’erede. 

 L’infanzia e la scuola in Svizzera

Dei primi anni di vita di Kim si sa pochissimo. Le prime informazioni riguardano la sua educazione, avvenuta in Svizzera. Da quello che si è potuto comprendere, il leader avrebbe frequentato una scuola internazionale vicino Berna tra il 1993 e il 1998 con lo pseudonimo di “Chol-pak” o “Pak-chol”
Dal 1998 al 2000 studia Köniz, nella scuola Liebefeld Steinhölzli, con il nome di “Pak-un”. Anche qui sotto falsa identità, come figlio di un diplomatico della Corea del Nord.
Il suo periodo svizzero sembra abbia segnato in maniera molto profonda il giovane Kim. Tuttavia, una volta rientrato in patria, i suoi sogni di occidentalizzazione si sono interrotti con l’ingresso nell’università militare. Studierà cinque anni, dal 2002 al 2007, intraprendendo il cursus honorumper la carriera militare.

L’ascesa al potere

 La scalata verso il trono della Corea del Nord inizia dopo l’università. Negli anni, Kim Jong-un diventa il prediletto del padre. Kim Jong-nam cade in disgrazia, mentre Kim Yong-chul, suo fratello maggior anche da parte di madre, viene considerato inadatto ad assumere un ruolo di primo piano.
Nel 2009, le prime voci di una sua designazione come successore. Kim Jong-un assume sempre più cariche e sempre maggior peso nelle gerarchie militari nordcoreane. Di lui si parla come artefice del bombardamento di Teonpyeong e come mandante dell’affondamento della corvetta Cheonan, dove ebbe un ruolo primario il suo fedelissimo Kim Yong-chol.
Il 27 settembre 2010, Kim Jong-un è nominato generale. Il giorno dopo diviene membro del comitato centrale del Partito del Lavoro e vicepresidente della commissione militare. Nel giro di pochi mesi, tutti a Pyongyang sanno che sarà lui l’erede di Kim Jong-il.
Il 19 dicembre 2011, viene annunciata la morte del padre. Kim Jong-un è definito “grande successore”.  L’11 aprile 2012 la quarta conferenza generale del Partito del Lavoro di Corea lo elegge primo segretario del partito, mentre il padre viene eletto “segretario generale eterno”.
L’anno dopo, il 25 luglio 2012, i media di Stato annunciano le sue nozze con la cantante Ri Sol-ju. C’è chi dice si siano sposati anni prima. Non ci sono certezze neanche sulla prole. Alcune fonti parlano di due figlie. Dennis Rodman, amico del leader, parla di una figlia di nome Ju-ae.

Popolarità e tentativi di riforme

Quello che è certo è che Kim, nel suo totalitarismo, ha tentato di trovare una via per riformare il Paese. Soprattutto l’economia, devastata dagli anni della carestia sotto il governo del padre. La popolazione, pur con le dovute cautele che si devono avere quando si parla di un sistema come quello nordcoreano, inizia ad apprezzarlo.
L’economia continua a reggersi sui traffici illegali con Paesi amici. In gran parte, vi sono accordi per far lavorare all’estero i cittadini nordcoreani i quali, per legge, devono inviare gran parte dello stipendio al governo centrale. In questo modo, Pyongyang ottiene valuta estera. Ma è evidente l’impossibilità di proseguire su questa strada.
Il Paese non ha risorse, vive di carbone e pesca. E il blocco alle importazioni alle esportazioni dovuto alle sanzioni condanna la popolazione a una vita di privazioni. Il contrabbando di petrolio è l’unico modo per ottenere carburante.

Le condanne a morte

Anche sul tema delle condanne a morte dei parenti e dei rivali politici, è opportuno dire che niente è perfettamente verificabile. Un esempio su tutti, quello della presunta esecuzione di Ri Yong-gil, poi riapparso nel maggio del 2016.
Quello che si conosce per certo è la condanna a morte dello zio Chang Sung-taek nel dicembre del 2013, con l’accusa di alto tradimento per aver ordito un golpe. Secondo Yonhap sarebbero stati uccisi anche tutti i membri della famiglia dello zio. Il 12 dicembre 2013, in seguito alla sua esecuzione, venne ufficialmente annunciato che l’esercito non avrebbe mai perdonato “coloro che disobbediscono agli ordini del comandante supremo”
Nel 2014, un’altra condanna a morte, questa volta del viceministro della sicurezza O Sang-hon, colpevole di avere legami con lo zio di Kim. I media giapponesi hanno riferito di un’esecuzione con il lanciafiamme. Altri 11 ufficiali sarebbero stati uccisi nella stessa purga.
Il 13 febbraio del 2017 la misteriosa morte del fratello Kim Jong-namucciso da due sicari all’aeroporto di Kuala Lumpur con l’agente Vx. Tutti pensano immediatamente a un’uccisione voluta dal fratello. Ma la sua figura è ormai ai margini del potere e nessuno lo ritiene un potenziale usurpatore.

Kim e il nucleare

L’obiettivo di Kim Jong-un è lo stesso di suo padre e di suo nonno. È lo stesso di ogni erede di una dinastia regnante che detiene il potere in un regime: sopravvivere. Tutta la sua carriera al vertice della Corea del Nord ha avuto come scopo quello di assicurarsi la sopravvivenza. La sua e quella della sua dinastia.
L’unico strumento è stato sempre quello dell’arsenale nucleare. La bomba come assicurazione sulla vita è stato da sempre il pallino di Kim, oggi leader riconosciuto nel consesso internazionalee in grado di rapportarsi da pari con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.  
Per farlo, occorrevano due cose: un programma nucleare e un programma missilistico.

Le paranoie di Kim

Se il nucleare è l’assicurazione sulla vita, non deve sorprendere che Kim Jong-un abbia, come i suoi avi, l’incubo di rimanere ucciso. O per mano dei nemici esterni o per mano di una congiura di palazzo. I militari rimangono un problema, soprattutto dopo che Kim ha deciso di ripristinare la superiorità del Partito e di tendere alla denuclearizzazione.
Per anni, Kim non è mai uscito dalla Corea del Nord. Negli ultimi mesi, con l’escalation militare con gli Stati Uniti, la sua presenza nelle manifestazioni pubbliche è diminuita drasticamente fino al disgelo. Probabilmente temendo di essere ucciso.
Una paranoia costante che si è manifestata anche nei suoi viaggi. A Pechino, nel suo primo storico incontro con Xi Jinping, il giovane dittatore ha viaggiato a bordo del treno di Stato. Un mezzo blindato, lentissimo, completamente protetto e senza possibilità di infiltrazioni. 
Ha un suo aereo, il cosiddetto Air Force Kim, un Ilyushin-Il 62quadrimotore di fabbricazione sovietica. Con questo mezzo è arrivato a Dalian per rivedere Xi. Ma per Singapore ha scelto di volare su un Boieng Air China protetto dai radar cinesi e costantemente monitorato dall’aviazione di Pechino. Il più possibile lontano dalla costa del Pacifico, per paura di essere un facile bersaglio.

Trump-Kim, Razzi rivendica: "Fiero e orgoglioso, non era fantascienza"

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Di Chiara Sarra

La storica stretta di mano tra Donald Trump e Kim Jong-un? Merito (anche) di Antonio Razzi.

Lo rivendica lo stesso esponente di Forza Italia che pubblica su Facebook la foto della lettera che mandò al presidente Usa il primo febbraio 2017.
"Lo avevo detto in tutte le salse, ci credevo, ci ho sempre creduto a questo incontro tra Kim Jong Un e Trump che si è tenuto a Singapore", esulta Razzi, "La pace era a portata di mano già da anni e bisogna riconoscere che Trump ha fatto ciò che aveva promesso nel suo programma di governo. Sono veramente contento che si sia trovata la strada quella più ragionevole e giusta per il bene di tutto il mondo. Non è mai stata fantascienza ma una via che è sempre stata aperta dalla Repubblica Democratica Popolare di Corea".
L'azzurro sottolinea l'importanza del suo ruolo nell'accordo sigrato oggi tra Usa e Corea del Nord: "Personalmente ho lavorato in questo senso e sembrava, quella sì fantascienza, perché un senatore qualunque benché segretario della Commissione Esteri non fosse in grado di allacciare rapporti diplomatici privilegiati con Kim Jong Un", scrive ancora: "Avevo scritto al Presidente americano il primo febbraio 2017 mettendomi a disposizione per ogni e qualsiasi eventualità perché quella stretta di mano di oggi tra Kim e Trump durata dieci secondi si sarebbe potuta avere già da tempo. Siamo stati sull’orlo di una crisi gravissima che avrebbe potuto portare ad una guerra nucleare per la stoltezza ed inadeguatezza dei cosiddetti politici. Sono fiero ed orgoglioso di quanto ho cercato di fare usando solo ed unicamente il buon senso".

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