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Lapo Elkann critica Salvini: 'Non mi piace il suo atteggiamento distruttivo, vergognosa l'assenza di istituzioni a Lampedusa'


Di Salvatore Santoru

Lapo Elkann critica l'ex ministro dell'Interno, nonché segretario della Lega Nord, Matteo Salvini.
Più specificatamente, riporta Open(1), il dirigente FIAT ha sostenuto di non apprezzare l'atteggiamento di Salvini in quanto sarebbe distruttivo e non costruttivo.
Inoltre, Lapo ha affermato di trovare "abbastanza vergognoso che nessuna delle istituzioni fosse presente a Lampedusa per la tragedia di migranti che si è consumata", e che ciò "da italiano mi intristisce, noi paghiamo i politici e loro devono essere presenti". 
Più precisamente, Lapo Elkann ha detto ciò a Palermo durante la firma di un protocollo tra la Fondazione Laos e la Croce Rossa siciliana.
NOTA:
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La capitana della Sea Watch ha deciso di far sbarcare i migranti a Lampedusa, ecco le sue motivazioni


Di Salvatore Santoru

La comandante della Sea Watch 3, la tedesca Carola Rackete, ha recentemente scelto di tentare di far sbarcare i migranti a Lampedusa. La Rackete ha sostenuto che tale decisione sarebbe l'unica possibile e ha affermato che la sua non è una provocazione ma una decisione basata sulla necessità e la responsabilità.

Migranti, nave con 50 persone salvate in mare si dirige verso Lampedusa



La nave commerciale Asso 25, che ieri sera ha recuperato in mare 50 migranti, si starebbe dirigendo ora verso Lampedusa, secondo Alarm Phone. «Secondo diverse fonti, Asso 25 ha eseguito un’operazione di salvataggio per una barca che ci aveva chiamato in precedenza. Riteniamo che si stia dirigendo all’isola di Lampedusa, in Italia», scrive su Twitter il servizio di linea telefonica diretta d’allarme per persone in difficoltà in mare. Secondo la stessa fonte i migranti avrebbero passato una notte alla deriva in acque di ricerca e soccorso maltesi senza che La Valletta sia intervenuta, seppur informata.

Sea Watch, procura dispone il sequestro: così i 47 migranti vengono fatti sbarcare. Salvini: “No autorizzazione, denuncio pm”



Alla fine a far sbarcare i 47 migranti a bordo della Sea Watch 3 ci ha pensato la procura di Agrigento che ha disposto il sequestro della nave da giorni in mare a mezzo miglio a sud del porto di Lampedusa. Una mossa che di fatto dispone anche il conseguente sbarco dei migranti, eseguito subito dopo il sequestro dalla Guardia di Finanza e dalla Guardia Costiera dell’isola che hanno fatto salire i migranti sulle motovedette per accompagnarli sull’isola: i primi a scendere sono stati una donna incinta e il marito, gli altri arrivano subito dopo. “Missione compiuta“, twitta la ong.. La decisione del procuratore di AgrigentoLuigi Patronaggio, ha fatto però infuriare il Viminale che aveva tentanto di dissuaderlo dal procedere. Dopo l’inizio degli sbarchi, è intervenuto direttamente Matteo Salvini: “Finché il ministro sono io, nego l’autorizzazione. Se qualche procuratore intende fare il ministro si candidi alle elezioni. Sono pronto a denunciare per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina chiunque sia disponibile a far sbarcare immigrati irregolari da una nave fuori legge“, ha detto il ministro dell’Interno in collegamento con Non è l’Arena su La7.  A rispondergli è l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, ospite invece di Che tempo che fa su Rai3: “Il sequestro lo esegue la magistratura quindi non credo sia un espediente” per far sbarcare i migranti “perché la magistratura è indipendente dal governo. Io credo che la politica delle redistribuzionisia l’unica strada, poi c’è il tema dei rimpatri che si devono fare”.

La Sea Watch 3, ha spiegato lo stesso procuratore Patronaggio, è stata sequestrata per violazione dell’art. 12 del testo unico sull’Immigrazione, “ponendo il mezzo navale a disposizione di questa Procura che ne ha disposto, previo sbarco dei migranti, il trasferimento sotto scorta nel porto di Licata“. I migranti posti in salvo saranno affidati a personale della Questura di Agrigento per la identificazione e per i necessari atti di polizia giudiziaria. Le indagini proseguiranno sia per l’individuazione degli eventuali trafficanti di esseri umani coinvolti, sia per la valutazione della condotta della ong, ha specificato la Procura. Il comandante della nave , riferisce La Presse, sarà indagato per favoreggiamentodell’immigrazione clandestina.
“Già in passato abbiamo assistito a sequestri di navi delle Ong poi finiti in nulla“, replica Salvini. “Per quanto mi riguarda – ribadisce il leader della Lega – anche in caso di sequestro della nave non deve scendere nessuno a terra. Chi la pensa diversamente, se ne assuma la responsabilità”. Quindi l’annuncio di una denuncia contro chi farà sbarcare i migranti. “E questo vale anche per gli organi dello Stato, se c’è qualche procuratore pronto a indagare Salvini perché vuole controllare i confini del nostro Paese, io vado fino in fondo”, afferma il ministro. “Se qualche ministro ha dato l’autorizzazione a sbarcare gli immigrati ne risponderà davanti agli italiani, se qualcuno vuole aprire i porti e aiutare gli scafisti ne risponderà davanti agli italiani”, rilancia poi Salvini a Non è L’arena. Fonti di governo M5s tengono però a sottolineare che nessun ministro Cinquestelle ha aperto i porti. Ma Salvini insiste: “Chiunque sia stato ne risponderà davanti agli italiani”.

“Ancora una volta si è dimostrato che i porti dell’Italia non sono chiusi“, dice invece la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, sottolineando che i pm hanno disposto il sequestro probatorio della nave. “È a disposizione degli inquirenti per verificare se effettivamente c’è un reatoda contestare. Siamo molto sereni e sicuri – aggiunge – che la giustizia farà il suo corso”. I 47 migranti saranno quindi trasferiti nell’hotspot dove erano già state trasportate altre 18 persone che erano a bordo, considerate particolarmente vulnerabili e quindi già fatte sbarcare.
La Sea Watch è “una nave fuorilegge“, ribadiscono invece fonti del Viminale. “Il ministro dell’Interno si aspetta provvedimenti nei confronti del comandante della nave, dal quale è lecito attendersi indicazioni precise sui presunti scafisti presenti a bordo”, sottolineano alle agenzie le stesse fonti. Che poi attaccano: “La difesa dei confini nazionali e l’ingresso in Italia di un gruppo di sconosciuti dev’essere una decisione dalla politica (espressione della volontà popolare) o di magistrati e ong straniere?”.

Secondo il Viminale la vicenda Sea Watch 3 conferma una volta di più l’urgenza di approvare il Decreto Sicurezza Bis. “Non vedo l’ora di approvare un decreto che combatte camorristi, scafisti e teppisti, spero nessuno voglia perdere altro tempo”, afferma Salvini in una nota. Il leader della Lega infatti vuole giocarsi il tutto per tutto per avere l’ok al decreto sicurezza bis già nel Consiglio dei ministri di lunedì. Ma i giochi sono apertissimi. E il M5s, rispetto a qualche mese, sui migranti non intende regalare al Carroccio ulteriori cedimenti, anche perché sul tavolo ci sarà anche il dl Famiglia voluto da Luigi Di Maio. “Bisogna abbassare un po’ i toni, non possiamo portare l’Italia a litigare sempre con tutti”, afferma il leader del M5s.
Intanto la Federazione delle chiese evangeliche in Italia apre le porte ai 47 migranti a bordo: “Mettiamo a disposizione le nostre strutture di accoglienza in Italia e le relazioni con le chiese sorelle d’Europa per approntare un piano di ricollocazione in Europa di una quota dei migranti soccorsi dalla Sea Watch”, ha spiegato il pastore Luca M. Negro, presidente della Fcei. “Accogliere i migranti in fuga dalle persecuzioni è dovere civile di ogni democrazia; ma per noi evangelici è anche un servizio al prossimo radicato nella tradizione biblica e un imperativo della nostra fede”, ha aggiunto Negro. “Tutte le chiese che compongono la Fcei hanno solide relazioni con le loro sorelle in Europa, molte delle quali sono attivamente impegnate in programmi d’accoglienza dei migranti. Siamo convinti che la collaborazione tra governi nazionali, istituzioni europee e società civile sia essenziale per la costruzione di una politica di accoglienza efficace e rispettosa dei diritti umani”.

Sea Watch 3, Salvini: “Nessun premier li può far sbarcare”. Di Maio: “Prepotenza e arroganza, ricorda Renzi. È in difficoltà”



Mentre la Sea Watch 3 con a bordo 65 persone, tra cui anche bambini piccoli, punta verso Lampedusa, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, anticipa qualsiasi tentativo di sbloccare una nuova situazione di impasse tra governo e ong e scatena un nuovo scontro interno alla maggioranza di governo: “Non c’è presidente del Consiglio che tenga e non c’è ministro dei 5 Stelle che tenga. In Italia i trafficanti di esseri umani non arrivano più”, ha dichiarato il vicepremier, con il Viminale che ha dato indicazione ai comandanti della nave di dirigersi verso la Tunisia. L’altro vicepremier, Luigi Di Maio, risponde definendo Salvini un aspirante “uomo solo al comando” e poi rincara: “Non posso commentare la prepotenza e l’arroganza di questo tipo che ricorda Renzi quando gli chiedevano di far dimettere la Boschi”. La questione migranti diventa così l’ennesimo pretesto per un botta e risposta a tutto campo tra i due alleati, con fonti di governo Cinquestelle che accusano il Carroccio di “sabotare il decreto Famiglia“.


SALVINI ATTACCA CONTE, DI MAIO REPLICA
Secondo Di Maio la “prepotenza” di Salvini “aumenta, soprattutto sull’immigrazione, quando la Lega è in difficoltà con gli scandali dicorruzione. Non ci sto a rappresentare questo grande stratagemma per distrarre dall’emergenza del Paese che non è in questo momento l’immigrazione, ma la corruzione”. Secondo il leader M5s “è evidente che c’è chi vuole alzare il livello di scontro“. La critica a Salvini riguarda appunto quelli che Di Maio definisce “gli attacchi al presidente del Consiglio che ha tutto il sostegno mio e del governo”. Dico solo che, per la legge dei grandi numeri, se tutti pensano una cosa e c’è un singolo contrario forse ha torto il singolo. Di uomini soli al comando ne abbiamo già avuti e in Italia non ne sentiamo certo la mancanza”, attacca ancora Di Maio.

Le parole del leader del Carroccio fanno chiaro riferimento a come sono stati risolti i precedenti recenti, come quello della nave Diciotti della Marina Militare italiana che in più occasioni ha potuto far scendere i migranti a bordo solo dopo l’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, o del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. La Sea Watch, però, non è una nave della Marina, ma di un’organizzazione non governativa, ed è per questo che Salvini chiude a ogni possibilità di dialogo: “Sono degli scafisti, i porti rimangono chiusi”.
IL BRACCIO DI FERRO SUL DECRETO FAMIGLIA
Intanto  in pre-consiglio dei ministri si consuma un altro braccio di ferrotra M5s e Lega sul decreto Di Maio per le famiglie. Fonti di governo del Movimento 5 stelle fanno sapere a LaPresse che “lo staff del ministro Fontana“, nel corso del pre consiglio dei ministri, “sta sabotando il decreto Famiglia voluto dal vicepremier Di Maio e concordato con il Forum delle Famiglie”. “Siamo sconcertati – dicono – la Lega pur di racimolare qualche consenso e fare titolo, colpisce tutte le famiglie italiane”. Negli ambienti pentastellati l’attacco del vicepremier leghista al presidente Conte viene percepito come “un chiaro segno di difficoltà e di debolezza. Del resto le sue ultime dichiarazioni denotano unaimbarazzante schizofrenia politica. Nel caso della nave Diciotti, per Salvini andava benissimo la gestione collegiale da parte del governo, ora sostiene che nessuno deve dargli ordini”.

“Con i miei emendamenti al decreto Crescita ho indicato al governo come dare, in tempi ragionevoli e certi, maggiore sostegno a madri e padri. Altre strade sono decisamente meno efficaci, istituiscono fondi con ‘risorse eventuali’, senza dire come e quando saranno utilizzate e rimandano a tempi lunghissimi”, replica il ministro per la Famiglia e le disabilità Lorenzo Fontana. “Detto questo, con il massimo spirito costruttivo – prosegue il ministro del Carroccio – siamo a disposizioneper dare tutto il nostro apporto affinché le famiglie possano avere, nell’immediato, il maggiore e più efficace sostegno”. 

Migranti, salvati in 70 su un barcone dopo un tira e molla Italia-Malta. L’ong Mediterranea aveva lanciato sos

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Dopo un lungo braccio di ferro tra la ong Mediterranea, le autorità de La Valletta e quelle di Roma70 migranti che rischiavano la vita a bordo di un barcone in acque internazionali sono stati portati in salvo dalla Guardia Costiera italiana e si trovano ora al sicuro nel porto di Lampedusa. L’imbarcazione, partita dalla Libia con a bordo persone di origine eritrea, siriana, e ghanese, è stata avvistata venerdì notte e, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe fatto una traversata di oltre 24 ore.
Barcone in difficoltà, 70 soccorsi sbarcati a Lampedusa
“Altre 70 vite salvate dalla Guardia costiera italiana e al sicuro nel porto di Lampedusa. Siamo felici di apprendere che, dopo una notte di monitoraggio e segnalazioni, queste persone siano in salvo in Italia. La missione di #MareJonio continua. #savinghumans“, scrive su Twitter l’organizzazione umanitaria che ha partecipato ai soccorsi.
LA VICENDA – Il barcone è stato avvistato per primo da un peschereccio tunisino. In quel momento si trovava a 18 miglia da Lampedusa, in acque di competenza maltesi. Le autorità dell’isola hanno lanciato, però, un messaggio di allerta alla nave più vicina, la “Mare Jonio” appunto, dichiarando di “non avere i mezzi di soccorso disponibili“. La ong ha comunicato anche via Twitter l’emergenza, chiedendo aiuto alle autorità italiane. “Malta dichiara di non avere assets e ci chiede di recarci sul posto. Il gommone è a circa 13NM da #MareJonio e a 26NM da Lampedusa. Stiamo andando ma chiediamo intervento Italia prima che sia troppo tardi”.

La richiesta d’aiuto è così arrivata alla Guardia Costiera italiana. La centrale operativa di Roma, a sua volta, ha risposto alla Mare Jonio che l’area era di competenza maltese e quindi per le operazioni di soccorsobisognava “fare riferimento alle loro autorità”. La nave dell’ong si è così mossa verso la posizione indicata dal motopesca tunisino, ma non ha trovato nulla: le informazioni erano errate, e il peschereccio si era allontanato dall’imbarcazione in avaria. Il gommone ha quindi continuato a navigare autonomamente, giungendo fino a meno di tre miglia dal porto di Lampedusa, dove un mezzo della Guardia costiera italiana è intervenuto, portando in salvo i 70 migranti.

Conte sente Salvini e tratta con Ue: "Redistribuire i 450 migranti o non sbarcano"

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Una lunga e cordiale telefonata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepremier Matteo Salvini, ministro dell'Interno, che hanno affrontato la questione dei 450 migranti recuperati al largo di Lampedusa. E' quanto si apprende da fonti di governo, secondo cui sarebbero tre le ipotesi in campoesaminate dai due membri di governo: redistribuzione immediata dei 450 con altri partner europei, contatti con Libia per il loro eventuale rientro sulle coste libiche, da dove sono partiti, permanenza a bordo delle navi dove fare riconoscimenti ed esame richieste.
Conte oggi stesso invierà al presidente Juncker e Tusk e agli altri leader europei una lettera volta a sollecitare l'applicazione immediata anche all'ultimo caso di migranti in mare "dei principi europei affermati nel corso dell'ultimo Consiglio Europeo di fine giugno". Lo affermano fonti di Palazzo Chigi. "L'Italia non è più disposta a farsi carico in modo isolato di un problema che riguarda tutti i Paesi europei"
In precedenza il ministro dell'Interno aveva informato il premier Conte ribadendo la sua linea: nessun porto italiano per i migranti. "Occorre un atto di giustizia, rispetto e coraggio per contrastare i trafficanti e stimolare un intervento europeo", avrebbe sottolineato Salvini, insistendo sull'opportunità che alle due navi venisse data indicazione di fare rotta verso Malta o la Libia.
Questa mattina i 450 migranti che erano a bordo del barcone erano stati smistati su due navi: 176 persone sono sul pattugliatore Protector, inserito nel dispositivo Frontex, e altre 266 sul Monte Sperone della Gdf. Otto persone, tutte donne e bambini, sono invece state già trasportate a Lampedusa a bordo di motovedette della Guardia Costiera per motivi sanitari.
Il governo italiano era intervenuto dopo un lungo braccio di ferro con Malta, che aveva preso in carico il coordinamento del soccorso senza però mandare navi e senza rendersi disponibile ad accogliere sull'isola i migranti.

Strage di Lampedusa, il gip dice no all’archiviazione e ordina nuove indagini

Strage di Lampedusa, il gip dice no all’archiviazione e ordina nuove indagini
Ha rigettato la richiesta di archiviazione, ordinando nuove indagini da eseguire. È quello che ha deciso il gip di Roma Giovanni Giorgianni , chiamato ad espimersi sulla vicenda del naufragio di un’imbarcazione di siriani avvenuto l’11 ottobre 2013 al largo di Lampedusa. In mare morirono circa 300 persone, compreso una sessantina di bambini. Il gip si è pronunciato in sede di opposizione alla richiesta di archiviazione dell’indagine. Nell’inchiesta sono coinvolti sette tra ufficiali e sottufficiali della Marina militare e della Guardia costiera.
Ad opporsi all’archiviazione erano stati i legali di Mohanad Jammo, primario dell’unità di terapia intensiva e anestesia dell’Ospedale di Aleppo in Siria, che stava attraversando il Mediterraneo con la moglie e i tre figli. I più piccoli, di sei anni e di nove mesi, morirono in quella tragedia. “Pur sapendo che c’era il rischio di naufragio, si è deciso deliberatamente di non intervenire”, erano i motivi che avevano spinto i legali del medico ad opporsi all’archiviazione dell’indagine proposta dalla procura di Roma. Già nel maggio scorso il gip del tribunale di Agrigento aveva respinto una prima richiesta di archiviazione. Poi, per competenza, le carte sono state inviate al tribunale della Capitale. Agli atti dell’inchiesta ci sono le testimonianze dei superstiti, le registrazioni e il materiale raccolto grazie all’inchiesta giornalistica di Fabrizio Gatti dell’Espresso.  “Quelle morti sono dovute ai ritardi nei soccorsi”, dice il legale del dottor Jammo, Alessandra Ballerini, che parla di “Almeno cinque ore di rimpallo tra Italia e Malta, mentre la nave affondava”.
Dopo tre giorni in un centro di detenzione in Libia a Zuwara, il 10 ottobre i profughi siriani vengono imbarcati su un peschereccio verso l’Italia. Secondo le testimonianze dei superstiti, vengono inseguiti per tutta la notte da una motovedetta militare libica che bersaglia il barcone con raffiche di mitra ferendo diversi passeggeri e forando lo scafo. Alle luci dell’alba si rendono conto che imbarcano acqua. Secondo i testimoni, le prime chiamate ai soccorsi partono alle 11, ma le prime registrazioni dove si può ascoltare nitidamente la richiesta di soccorso del dottor Jammo alla sala operativa della Guardia Costiera italiana risalgono alle ore 12.26. Alle 12.39 i militari italiani sono al corrente dello stato di pericolo dell’imbarcazione: alla deriva con diversi feriti e destinata ad affondare nel punto in cui si trova, cioè a un’ora e mezza di navigazione da Lampedusa, a tre ore da Malta. Ma i militari italiani sanno qualcosa che a bordo del peschereccio nessuno immagina: a poco più di mezz’ora di navigazione dalla loro posizione c’è una Nave della Marina Militare Italiana, la “Libra”, il cui equipaggio ha già salvato migliaia di vite durante l’operazione Mare Nostrum nel Mediterraneo. Ma la Libra non si muoverà, non ancora. Chi si trova nelle posizioni di comando decide di rimbalzare a Malta la responsabilità dei soccorsi: “You have to call Malta” (Deve chiamare Malta), si sente dire il dottor Jammo. Ma c’è di più. Pur di lasciare ai maltesi le operazioni di soccorso, gli italiani avrebbero esplicitamente chiesto al comandante della Nave Libra, Catia Pellegrino, di allontanarsi per “non farsi trovare tra i coglioni” all’arrivo dei maltesi “che sennò prendono e tornano indietro”, come si legge nella trascrizione dei messaggi tra Roma e la nave della Marina italiana.
I profughi chiamano Malta che manda due motovedette e un aereo in ricognizione. Ma l’aereo segnala anche la presenza della Nave Libra, con la quale, assicurano i maltesi, il velivolo tenta di mettersi immediatamente in contatto attraverso il canale di emergenza, come prevede il protocollo. Sulla Libra, però, non risponde nessuno. Solo quando la nave si ribalterà completamente, alle 17.10, gli italiani accetteranno di inviare la propria nave militare, che arriverà comunque dopo i maltesi. Se l’avessero mandata alla prima richiesta di soccorso, sarebbe stata sul posto poco dopo le 15, due ore prima della tragedia. “A riva i i superstiti domandavano perché li avevano lasciati morire. Non riuscivano a farsi una ragione delle oltre cinque ore di rimpallo tra Italia e Malta”, racconta sempre l’avvocato Bellerini. Per questo il gip del Tribunale di Agrigento, nel respingere la prima richiesta di archiviazione, ha ritenuto di “escludere radicalmente” l’ipotesi che “le condotte che hanno causato la morte di circa 300 persone di cui 60 bambini” siano state commesse “da operatori maltesi”. La tesi dell’accusa è che se gli italiani si fossero mobilitati subito o avessero immediatamente passato l’allarme ai colleghi alla Valletta, la strage non ci sarebbe stata. Oggi gli indagati rischiano una condanna per concorso formale e continuato in omicidio ai sensi degli articoli 110, 81 e 575 del codice penale.

Migranti, mezzo dietrofront del sindaco di Lampedusa: “Situazione tranquilla ma i tunisini hanno atteggiamento di sfida”

Migranti, mezzo dietrofront del sindaco di Lampedusa: “Situazione tranquilla ma i tunisini hanno atteggiamento di sfida”

Fatto Quotidiano

Migranti che girano per l’isola e “minacciano, molestano le donne e rubano”? Non più. In poco più di 24 ore la situazione è “tornata alla normalità”. Dietrofront del sindaco di Lampedusa, Totò Martello, che sabato aveva parlato di un’isola “al collasso”, con forze dell’ordine “impotenti” nei confronti dei 180 tunisini ospitati nell’hotspot, “molti dei quali riescono tranquillamente ad aggirare i controlli, bivaccano e vivono per strada”. Domenica, dopo le polemiche e le accuse della predecessora Giusy Nicolini, Martello ha fatto sapere che “sono aumentati i controlli sui migranti e il centro di accoglienza ha ripreso le sue funzioni”.  Tutto grazie al suo “alzare la voce”, azione necessaria in Italia per “ottenere il rispetto dei diritti e delle regole”. Ma in serata il ministro Marco Minniti ha spiegato che “a Lampedusa non c’è nessuna situazione di emergenza. Ci sono 187 migranti, uno dei numeri più bassi della storia degli ultimi anni. C’è piuttosto chi vuole stare vicino a chi ha paura per tenerlo incatenato alle sue paure; io voglio liberarlo dalle paure”.

La questione comunque non sembra chiusa. Da un lato Nicolini, battuta a sorpresa alle amministrative di giugno, ha parlato di “un sindaco che balbetta e si è rivelato incapace di una seria interlocuzione istituzionale per controllare la situazione”. Dall’altro Martello ritratta ancora specificando, dai microfoni di ‘6 su Radio 1‘, che “Non è tutto risolto“. Certo, “c’è molta più attenzione di qualche giorno fa ma il problema resta”. Per il primo cittadino dell’isola il punto sta nell’avvio di “un flusso diverso“. “Quelli che sono arrivati – precisa Martello riferendosi alla provenienza etnica dei profughi che sbarcano sull’isola – non sono uguali ai subsahariani. Sono diversi, non perché non sono persone ma perché hanno un atteggiamento di sfida nei confronti di coloro che si trovano in mezzo alla strada”. E a Nicolini ribatte:  “Non accetto speculazioni politiche da parte di chi è stata giudicata dal popolo di Lampedusa”.

CONTINUA SU http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/18/migranti-mezzo-dietrofront-del-sindaco-di-lampedusa-situazione-tranquilla-ma-i-tunisini-hanno-atteggiamento-di-sfida/3862927/

Migranti, nuovo sindaco di Lampedusa: ‘Minacciano, molestano, rubano. Hotspot va chiuso’. Nicolini: ‘Fa terrorismo’

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Fatto Quotidiano

Era il simbolo dei soccorsi e dell’accoglienza ai migranti. Tanto da ritrovarsi, l’anno scorso, tra i candidati al premio Nobel per la pace. Oltre che protagonista di Fuocoammare, il film di Gianfranco Rosi che ha vinto l’Orso d’oro a Berlino. Ora Lampedusa dice basta. O almeno è quel che vorrebbe – come annunciato in campagna elettorale – il nuovo sindaco Totò Martello, eletto nel giugno scorso al posto di Giusi Nicolini con l’appoggio di un pezzo di Pd. “Chiedo che venga chiuso l’hotspot (centro di prima accoglienza e identificazione, ndr), una struttura inutile che non serve a niente”, ha detto Martello all’Ansa. Una provocazione diretta al governo, che secondo il primo cittadino e albergatore ha “abbandonato” l’isola. Non solo per il caso delle tasse finora sospese e adesso chieste indietro tutte in una volta. “Ho l’impressione che voglia fare del terrorismo“, ha ribattuto a distanza Nicolini, vincitrice del Premio Unesco per la Pace, voluta da Matteo Renzi nella nuova segreteria nazionale dem e considerata l’amministratrice-simbolo dell’emergenza immigrazione in Italia. “Si sta cercando di ricreare quel clima di paura che c’era a Lampedusa prima della mia elezione, quando si amministrava l’isola con la logica emergenziale”. “Sono sorpreso, io vedo un’isola vivibilissima“, aggiunge il parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra. Martello ha fatto sapere che “non accetta provocazioni da chi ha perso le elezioni“.

Il nuovo sindaco: “Bar pieni di tunisini che molestano donne” – “Minaccemolestiefurti. Lampedusa è al collasso, le forze dell’ordine sono impotenti, nel centro ci sono 180 tunisini molti dei quali riescono tranquillamente ad aggirare i controlli: bivaccano e vivono per strada”, è il racconto di Martello. Che era già stato primo cittadino dell’isola per due turni, fino al 2001, e all’ultima tornata ha battuto a sorpresa la Nicolini. “I bar sono pieni di tunisini che si ubriacano e molestano le donne. Ricevo decine di messaggi di turisti impauriti, gli albergatori, i commercianti e i ristoratori subiscono quotidianamente, non ce la fanno più”, è la denuncia di Martello. “Nonostante il centro sia presidiato da polizia, carabinieri e guardia di finanza, i tunisini entrano ed escono come e quando vogliono. Non c’è collaborazione fa parte delle istituzioni. Siamo soli. C’è un grave problema di ordine pubblico, chiedo l’intervento diretto del ministro degli Interni”. Poi, parlando a Rainews24, ha spiegato: “Noi dobbiamo poter stare tranquilli, ma ora non lo siamo. Noi siamo e saremo sempre accoglienti. Quando si cambiano le regole del vivere civile, serve ordine. E’ un problema di vivere civile. Dopo l’identificazione i migranti sono liberi di passeggiare in strada, così non va bene”.
Nicolini: “Furti? Solo una denuncia. Nessuna protesta dai turisti” – Il sindaco segnala diversi episodi: “Per due volte un fruttivendolo che si trova davanti alla stazione dei carabinieri ha subito il furto di fiaschi di vino. Ci sono furti continui nelle botteghe di abbigliamento e di alimentari, molestie nei confronti dei turisti. Se non si è grado di gestire questua situazione, poiché molti di questi sono delinquenti, che vengano messi in carcere“. “Basterebbe controllare il numero delle denunce presentate ai carabinieri”, risponde Nicolini. “A me risulta solo un furto da un negozio di frutta e verdura, inoltre l’isola è piena di turisti e non mi pare che ci siano state molestie da parte di tunisini”. L’ex sindaco, che oggi fa parte della segreteria nazionale del Pd, ammette tuttavia che dopo la chiusura della rotta libica si sta riaprendo un flusso di migranti provenienti dalla Tunisia. “Sono piccoli gruppi che arrivano con piccole barche, alcune delle quali riescono a raggiungere anche il litorale agrigentino per sfuggire ai controlli. Quelli che si trovano nell’hotspot di Lampedusa sanno di dover essere rimpatriati, il vero problema è quello di evitare di trattenerli a lungo nell’isola”. “Io vedo un’isola tranquilla e vivibilissima, piena di turisti”, aggiunge il parroco. “La presa di posizione del sindaco mi lascia sorpreso. Francamente non vedo il minimo problema. Il sindaco avrà avuto carte e dati alla mano perché se è vero quel che denuncia sarebbe grave. Magari ha qualche notizia più certa, ma io non vedo disordini”, sottolinea il sacerdote. “I tunisini arrivati sull’isola sono molto giovani e certamente rumorosi ma – insiste – io vedo un’isola serena e vivibilissima. Anche nei giorni scorsi ho portato delegazioni in visita a Lampedusa e i migranti sono quasi invisibili. E io non sono per nulla a conoscenza di disturbi e di reati. Il punto è che non si dovrebbe alimentare la diffidenza“.

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