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Nessuna crisi è davvero esogena


Di Marcello Spanò

Molti considerano questa crisi economica da coronavirus una tipica crisi da shock esogeno. Nell’ormai famoso articolo sul Financial Times, Mario Draghi scrive che la perdita del reddito che seguirà da questo shock “non è colpa di nessuno di coloro che ne soffrono”. 
Come se le sofferenze della crisi della finanza del 2008 fossero colpa di chi ne ha sofferto! 

Anche quella di un decennio fa era, in un certo senso, una crisi senza particolari colpe individuali. A ben vedere, nessuna crisi è davvero il risultato di comportamenti di singoli individui da considerare colpevoli. Senza volere con questo assolvere i comportamenti da gangster di certi individui, le crisi sono sopratutto fenomeni complessi e il modo migliore per analizzarle consiste nel guardarle come il portato di un sistema che non funziona, e che cova al suo interno le contraddizioni che si evolvono fino a mandarlo appunto in crisi.

In sintesi, la crisi che investe la società degli uomini è quasi sempre un prodotto endogeno della società degli uomini. Anche i terremoti sono un prodotto della società degli uomini, finché (e laddove) gli uomini non ritengono opportuno costruire edifici che non crollano; e le alluvioni sono un problema della società degli uomini che cementifica il letto dei fiumi e ci costruisce la case intorno.

Il coronavirus non fa eccezione. Certo, il virus non è uno speculatore finanziario, e nemmeno uno sfruttatore del lavoro, tanto meno è un politico populista e incompetente, e in fondo non ha mai preso tangenti da nessuno. E tuttavia una pandemia non sembra essere indipendente dalle devastazioni che la società umana ha creato sull’equilibrio naturale, in particolare dalla riduzione sistematica della biodiversità.

Se è così (ovviamente c’è chi dirà che non è scientificamente dimostrato, e io non ho argomenti scientifici da ribattere; mi accontento di dire, con Pasolini, che io so, anche se non ho le prove), se è così, dunque, allora esogeno un corno!

Alla fine di questa crisi (ma anche prima della fine) occorrerà tornare a discutere di prevenzione, in tutti i sensi e in tutti i campi: prevenzione sanitaria, ambientale, socio-economica, psicologica. Il grado di civiltà di un’organizzazione umana andrebbe misurato sulla base della sua capacità di prevenire danni a se stessa. Allo stesso tempo, la prevenzione sfugge alla misurazione, in quanto il suo successo si vede nel momento in cui nulla di drammatico accade. La sua assenza si vede invece molto più chiaramente, e molto violentemente, quando è ormai troppo tardi per rimediare.

FONTE: https://www.kriticaeconomica.com/2020/04/02/nessuna-crisi-e-davvero-esogena/

BCE : Christine Lagaffe, l’anti Draghi


Di Les Arvernes *, 14 marzo 2020

La Banca centrale europea, in occasione del Consiglio direttivo del 12 marzo, ha annunciato un piano massiccio per sostenere l’economia dell’eurozona. In particolare le banche, attraverso un’apertura illimitata di fatto da parte della BCE delle sue “operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine” (TLTRO), saranno remunerate di 75 punti base dalla banca centrale per tutti i loro prestiti all’economia. Attraverso le varie sospensioni delle norme prudenziali annunciate simultaneamente dall’unico supervisore della BCE (SSM), quasi 800 miliardi di euro di capitale saranno erogati nei bilanci bancari, anche al fine di facilitare i prestiti alle imprese e ai privati. Infine, è stato aperto un fondo di 120 miliardi di euro, al fine di continuare a monetizzare i debiti pubblici, e anche per poter acquisire qualsiasi titolo pubblico o privato che la BCE ritenga opportuno acquisire per sostenere la liquidità sui mercati.

Questa iniezione di liquidità è certamente la più grande da parte della BCE dal 2009. Nonostante ciò, la conferenza stampa di Christine Lagarde ha innescato una crisi all’interno della crisi. In seguito ai commenti del Presidente, un grave panico si è diffuso sui titoli italiani, sia sul debito pubblico che sul mercato azionario. A tal punto che il Presidente estremamente europeista della Repubblica Italiana Sergio Matterella (che aveva abusato del suo potere costituzionale per bloccare le ambizioni di politica economica della coalizione “GialloVerde”   tra Cinque Stelle e Lega) ha rilasciato una dichiarazione contro Christine Lagarde, in cui ha deplorato gli attacchi all’Italia in un momento in cui il paese è in ginocchio, mentre combatte da solo contro l’epidemia di Covid-19.

Con qualche parola pronunciata per caso, e per prendere le distanze dal suo predecessore, Christine Lagarde ha infatti frantumato e ripudiato la costruzione del “Whatever It Takes” di Mario Draghi, un baluardo contro l’implosione della zona euro. Nel 2012 Mario Draghi, con queste tre parole, aveva chiarito ai mercati che la BCE era pronta a fare qualsiasi cosa, a qualsiasi creazione monetaria massiccia, per evitare il default di uno Stato membro dell’euro, in questo caso l’Italia. Sulla base delle “Outright Monetary Transactions”, che non hanno alcun fondamento nel mandato della BCE e non esistono nella realtà, le tre parole del mago Draghi avevano chiarito ai mercati che avrebbero inevitabilmente perso a causa della risoluzione della Banca Centrale. Il 12 marzo la Lagarde ha fatto esattamente l’opposto di Draghi, spiegando che non rientrava nel mandato della BCE ridurre le differenze di tassi tra gli Stati membri, i cosiddetti “spread”. Draghi il mago, Lagarde la demolitrice.

Christine Lagarde ha così dimostrato di aver raggiunto il suo “Principio di Peter” nel lasciare il FMI per la BCE. Quel FMI, che lei ha anche notevolmente contribuito a trasformare in una “banca globale bis”, più interessata alla parità di genere e all’economia verde che alla stabilità finanziaria, argomenti che ora porta alla BCE. Ha anche dimostrato che, a differenza di Draghi, è ostaggio del suo Consiglio direttivo e in particolare dei falchi recessivi franco-tedeschi Weidmann e Villeroy (il più tedesco dei due non è quello che si direbbe), il che lascia presagire il peggio in materia di revisone del mandato della BCE.

Christine Lagarde ha dimostrato di essere solo quello che sembra, cioè una personalità “popolare” che trascorre il suo tempo nella mondanità che trasmette sui suoi social network – invece di concentrarsi sulla politica monetaria e l’economia – e che manca di profondità, di “gravitas”, di comprensione delle implicazioni delle sue parole. Christine Lagarde è un Duisenberg bis, ma un Duisenberg di tempi di crisi, le cui gaffe e discorsi mal controllati aggravano le crisi finanziarie invece di calmarle.

La sua nomina è l’ennesimo errore da aggiungere agli sbagli del nostro Presidente, Emmanuel Macron. La Presidenza della BCE è stata infatti la più importante delle sedie musicali tra i posti nelle istituzioni europee per il 2019. Ma la scelta di Christine Lagarde dimostra ancora una volta la mancanza di giudizio del presidente, che ha avuto l’opportunità di sostenere molti candidati di qualità, compresi alcuni francesi (no, l’attuale governatore della Banca di Francia non è uno di loro). Ancora una volta, la moneta cattiva ha scacciato quella buona.

* Les Arvernes sono un gruppo di alti funzionari, professori, saggisti e imprenditori che si sentono ora chiamati a intervenire regolarmente nel dibattito pubblico.

Composto da personalità che preferiscono rimanere anonime, questo gruppo vuole essere l’equivalente di destra dei Gracques che furono lanciati durante la campagna presidenziale del 2007, firmando un appello per un’alleanza PS-UDF. Les Arvernes, d’altra parte, vogliono agire contro la negazione della realtà in cui troppo spesso le élite francesi si rinchiudono.


TRADUZIONE DI Malachia Paperoga PER http://vocidallestero.it/

Draghi afferma che la BCE dovrebbe esaminare nuove idee come la MMT



Un’apertura a sorpresa arriva da parte di Mario Draghi. Il presidente della Banca Centrale Europea ha affermato che il Consiglio direttivo dovrebbe essere aperto a idee come la Modern Monetary Theory, come informa Bloomberg

Draghi ha citato la MMT mentre rispondeva a una domanda sull’helicopter money. Una politica monetaria ipotizzata come un tentativo estremo di rilanciare l’economia lanciando letteralmente «soldi da un elicottero». Ossia distribuire denaro nell’economia reale versando denaro direttamente nelle tasche di cittadini e imprese creando moneta e tagliando le tasse. 

"Queste sono idee oggettivamente piuttosto nuove", ha detto Draghi. "Non sono state discusse dal Consiglio Direttivo.

Dovremmo guardarle, ma non sono state testate”. 

Ha aggiunto che tali azioni si basano su decisioni sulla distribuzione e questo non è qualcosa che riguarda la politica monetaria.

"Quando li guardi da vicino, ti rendi conto del compito di distribuire denaro a un soggetto o all'altro, che in genere è un compito fiscale", ha detto. "È una decisione del governo, non della banca centrale... È la governance politica di queste idee che deve essere affrontata”. 
Fonte: Bloomberg

Draghi boccia l’idea dei minibot: “Sono valuta illegale o debito”


Di Alessandro Barbera
«I minibot? O sono uno strumento illegale, o è nuovo debito». Non avrebbe voluto chiudere la sua esperienza così, ma ormai è rassegnato. Così, quando uno dei presenti alza il braccio per fargli la domanda canonica sull’Italia e i problemi con l’Unione, Mario Draghi fa un respiro lungo e risponde. «Non credo che verrà chiesta una discesa rapida del debito. Sappiamo tutti che è impossibile. Sarà un piano di medio termine che tuttavia dev’essere credibile, e la credibilità si misura da come è pianificato, e dalle azioni che seguono». A cinque mesi dalla fine del mandato alla Banca centrale europea, il governatore italiano ha dato l’ultimo colpo d’ala da colomba. La decisione annunciata pochi minuti prima di allungare la politica dei tassi zero per sei mesi – «almeno fino a metà 2020» – è un aiuto al suo Paese e a sostegno della linea prudente di Sergio Mattarella e Giuseppe Conte contro Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Con un post scriptum: basta con le proposte incendiarie. L’idea dei minibot, il cavallo di battaglia lanciato da uno degli ideologhi leghisti, Claudio Borghi, è diventato argomento di dibattito politico, al punto da finire in una mozione votata in Parlamento perfino dalle opposizioni. Draghi sottolinea che quello sarebbe il primo mattone per l’uscita dell’Italia dalla moneta unica. Lo ammetteva lo stesso Borghi un paio d’anni fa in un’intervista rilanciata ieri da La7.
Vilnius, Lituania, ieri. Il consiglio dei diciannove governatori dell’area euro è riunito mentre esce una nota di Moody’s dedicata all’Italia. “Più che l’Europa a fare la differenza con l’Italia potrebbero essere i mercati”, scrive la seconda agenzia di rating mondiale. Il giudizio di credito del debito italiano è a pochissimo dal diventare “spazzatura”. Per evitare il peggio all’intera zona euro, i banchieri centrali decidono misure che condizioneranno almeno per un anno il lavoro di colui che arriverà dopo Draghi. Sarà il tedesco Jens Weidmann? O forse il finlandese Olli Rehn? La gara è ancora apertissima. Nel dubbio il governatore italiano mette le mani avanti e spinge i colleghi a prendere tempo. La crescita in Europa stenta (rispetto alle ultime stime c’è un miglioramento per quest’anno di appena un decimale, da +1,1 a +1,2), l’inflazione resta abbondantemente sotto il 2 per cento e dunque non è ancora necessario stringere i bulloni della politica monetaria.
Sullo sfondo della cristalleria – tutti lo sanno ma nessuno lo può dire - c’è il solito elefante. Per ironia della sorte Draghi è costretto a chiudere il mandato in condizioni simili a quelle in cui lo dovette iniziare. Si insediò nell’autunno del 2011 nel pieno di una bufera finanziaria che aveva come epicentro l’Italia, fa gli scatoloni mentre il mondo si interroga sulle intenzioni del governo giallo-verde.
Quel che Draghi poteva fare per il suo Paese l’ha fatto. La terza asta di liquidità a favore delle banche – lanciata sempre ieri - va anch’essa in quella direzione. Gli istituti che presteranno denaro all’economia oltre una certa soglia potranno attingere a fondi aggiuntivi ad un tasso fra lo 0,1 e lo 0,5 per cento. Draghi deve smentire pubblicamente che questo servirà a evitare il peggio agli istituti con i bilanci appesantiti da titoli di Stato, ma la verità è che sì, l’asta serve anche a questo. Con lo spread ormai stabilmente vicino a trecento punti base, molte banche rischiano di pagare caro gli azzardi del governo. Entro fine giugno si dovrebbe conoscere il nome del successore di Draghi. Chiunque sarà, non è detto faccia come lui ogni cosa per preservare l’unita della moneta unica. “Non voglio nemmeno pensare che accada”, sibila. Eppure potrebbe accadere. E non è detto ci debba essere un regista di quella rottura. Basterebbe che qualcuno non calcolasse fino in fondo le conseguenze delle proprie azioni.

L'ARIA CHE TIRA, MONTI: 'Senza di me Draghi non avrebbe realizzato il QE'. Rinaldi: 'Draghi è intervenuto per salvare l'euro e non l'Italia'

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Di Salvatore Santoru

Battibecco a L'aria che tira, il noto programma condotto da Myrta Merlino su La7. 
Più specificatamente, riporta Libero(1), durante la puntata l'economista Antonio Maria Rinaldi stava sostenendo che la ripresa italiana degli ultimi anni è legata a Mario Draghi e non alle politiche di austerità applicate dai precedenti governi.

In seguito, Mario Monti ha telefonato e ha affermato che senza il suo governo lo stesso Draghi non avrebbe potuto realizzare il Quantitative easing e salvare l'Italia.
A ciò, Rinaldi ha risposto che Draghi è intervenuto non per salvare l'Italia, ma per salvare l'euro che sarebbe esploso".

NOTA:

(1) https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13385053/l-aria-che-tira-mario-monti-telefonata-diretta-governo-professori-mario-draghi-bce-antonio-maria-rinaldi-umiliazione-euro-italia.html

Draghi nel 2006: 'Il progetto dell'euro era una follia, come scrissi nella tesi del 1970'

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Di Salvatore Santoru

Nel 2006 l'attuale presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi non era fortemente convinto della necessità della stessa moneta unica.
Andando maggiormente nello specifico e stando a quanto riportato in un articolo pubblicato su Start Magazine(1),  durante la sua lectio magistralis all’inaugurazione del centesimo anno accademico della facoltà di economia della Sapienza l'economista e banchiere ricordò il maestro Federico Caffè.

Durante il ricordo di Caffè, Draghi fece anche un un riferimento alla tesi con cui si è laureato nel 1970.
Come riportato in un articolo dell' Adn Kronos dell'epoca(2), Draghi sostenne che nella sua tesi si sosteneva che il progetto della moneta unica era 'una follia' e 'una cosa assolutamente da non fare'.

NOTE:

(1) http://www.startmag.it/mondo/leuro-follia-mario-draghi-2006/

(2) http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2006/11/09/Economia/BANKITALIA-DRAGHI-NELLA-MIA-TESI-DEL-70-SCRIVEVO-CHE-MONETA-UNICA-ERA-FOLLIA_121915.php

La Bce tiene fermi i tassi, Borse in rialzo

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Di Alessandro Barbera

Livelli di crescita sotto le attese. Il protezionismo americano, il timore per la reazione dei Paesi colpiti dai dazi, il peggioramento del clima politico in Paesi come la Francia, dove gli scioperi hanno pesato sulla produzione industriale. E’ passato poco più di un mese dall’ultima conferenza stampa di Mario Draghi e a sentirlo sembra un secolo fa. Non è colpa della primavera, che pure ha avuto la meglio sul rigido inverno tedesco. Improvvisamente la crescita dell’area euro dà segnali di rallentamento, e per questo a Francoforte si fermano un minuto più del previsto a riflettere. Se a inizio marzo tutto sembrava pronto per annunciare lo stop alla politica monetaria ultraespansiva a giugno, ora le voci che circolano nel palazzo di vetro parlano di un rinvio a fine luglio. Dentro al Consiglio dei governatori si discute di una proroga di tre mesi degli acquisti (fino a dicembre) e basta. Ormai da tempo – e lo ha fatto anche oggi – il governatore italiano insiste nel dire che la politica monetaria deve essere ispirata alla “prudenza, pazienza, persistenza”. Se la crescita rallenta, l’inflazione faticherà a salire, e allora addio al target del due per cento.  



Vero è che Draghi ha parlato di una crescita comunque “solida” (l’intera area della moneta unica viaggia al ritmo del 2,4 per cento) colpita da una sorta di “normalizzazione” ma in questa fase il governatore sembra avere tutto l’interesse a stressare le parole: dentro al consiglio ci sono sempre più Paesi (i nordici anzitutto) favorevoli allo stop. Per Paesi come l’Italia potrebbe diventare un problema serio da gestire. Pochi giorni fa una battuta del membro austriaco Nowotny ha fatto schizzare l’euro all’insù constringendo la Bce a derubricare le sue come opinioni personali. Il calo del pil europeo nel primo trimestre – seppure trainato da fattori che Draghi definisce congiunturali - è un ottimo argomento a sostegno della prudenza.  



“La prima cosa che dobbiamo fare è posizionare quel che è successo nel contesto adeguato”, capire se il rallentamento sia “temporaneo o permanente, se sia più una questione di offerta o di domanda”. Draghi paventa perfino “la reazione a qualsiasi restringimento non desiderato o non accettabile delle condizioni finanziarie che possa avere un impatto sui prezzi”. Quelli di Draghi sembrano soprattutto artifici retorici, il tentativo di allontanare il più possibile una decisione che diventerà presto ineludibile. Il protezionismo americano è la cosa che lo preoccupa più di ogni altra: può produrre “un profondo e rapido effetto sulla fiducia delle imprese e degli esportatori”. Draghi sottolinea che questi sono i momenti in cui i Paesi ad alto debito mettono il fieno in cascina per pensare ad affrontare i problemi di una eventuale (e successiva) recessione. Ma a Roma nessuno sembra particolarmente interessato all’argomento. 

La Bce estende il Quantitative Easing fino a dicembre 2017

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Di Alessandro Barbera
http://www.lastampa.it/

La Banca Centrale Europea ha deciso di estendere fino a dicembre 2017 il piano di acquisto titoli. Fino a marzo il Quantitative Easing procederà come previsto con l’acquisto di 80 miliardi di euro di titoli al mese. 



Da aprile a dicembre gli acquisti saranno invece ridotti a 60 miliardi al mese. Ma «se le condizioni lo richiederanno la Bce intende aumentare il programma in termini di dimensioni e/o durata».  

La Bce non ha invece toccato il tasso di interesse lasciandolo a zero. Mario Draghi terrà una conferenza stampa alle 14.30.  

MARIO DRAGHI CONTRO LA BREXIT: "NON POSSO CREDERE CHE GLI INGLESI VOTINO PER USCIRE DALL'UE"

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Di Salvatore Santoru

L'attuale presidente della BCE Mario Draghi ha espresso fermamente la sua contrarietà alla Brexit, termine con cui si indica la possibilità di uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea.
Secondo quanto riportato da "Tgcom24" e da altri media nazionali e internazionali, Draghi ha sostenuto:
" Non posso credere che gli inglesi votino per uscire dall'Unione europea perché siamo più forti insieme"

Inoltre, il presidente della Banca Centrale Europea ha aggiunto che:
 "se dovessero scegliere la Brexit, perderanno i benefici del mercato unico "

NOTE E PER APPROFONDIRE:
http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/mario-draghi-a-tutto-campo-sulla-bild-non-posso-credere-che-gli-inglesi-votino-per-la-brexit-_3005363-201602a.shtml

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/04/che-cose-brexit-e-cosa-succede-nel.html

FOTO:http://www.si24.it

Piazza Affari +4,2%, super-rimbalzo banche su effetto Draghi

Piazza Affari +4,2%, super-rimbalzo banche su effetto Draghi

http://www.askanews.it/top-10/piazza-affari-42-super-rimbalzo-banche-su-effetto-draghi_711713826.htm

Giornata di recupero per piazza Affari dopo il vertiginoso crollo di ieri grazie al super-rimbalzo delle banche italiane, rassicurate dalle parole di Mario Draghi dopo essere finite nella bufera da lunedì scorso. L'indice Ftse Mib ha riguadagnato il 4,2% a 18.723,2207 punti, l'All Share ha segnato +3,94% a 20.322,7598 punti. Migliorato anche lo spread tra i rendimenti di Btp e Bund decennali, ridisceso in area 110 punti base (con un minimo di giornata sotto i 100 punti, a 98,84 punti, sulla scia delle dichiarazioni di Draghi) dopo che in mattinata aveva segnato un massimo oltre i 120 punti base. Il governatore della Bce ha sottolineato che le banche italiane "hanno accantonamenti simili a quelli dell'area euro e hanno anche un alto livello di garanzie e collaterali" e che la vigilanza Bce non farà richiesta alle banche europee nè a quelle italiane di nuovi accantonamenti né di raccolta di nuovo capitale, oltre a quelle già avanzate nella valutazione complessiva del settore effettuata nel 2015. Il titolo Mps, precipitato nel baratro nei giorni scorsi, ha messo a segno un impressionante rimbalzo: +42,84% a 0,7285 euro. Recuperi diffusi anche per gli altri bancari: Bper +11,04%, Banco Popolare +10,31%, UniCredit +7,93%, Ubi banca +5,69%, Mediobanca +5,54%, Intesa Sanpaolo +4,88%, Bpm +4,37%. In grande evidenza pure Fca (+6,37%), Mediaset (+6,14%) e Telecom (+5,38%). Tra le blue chip solo Saipem (settore oil) si è mossa in netta controtendenza negativa, con uno scivolone del -5,87%. Chiusure positive anche per le principali Borse europee, tra la quali Milano ha segnato il maggior rialzo. Anche qui hanno giovato le parole di Draghi, che alla luce del quadro economico complessivo ha anticipato che la Bce potrebbe rivedere ed eventualmente modificare le proprie politiche di stimolo all'economia al Consiglio direttivo di marzo 2016. Oggi la Banca centrale europea ha deciso peraltro di lasciare invariati i tassi d'interesse dell'eurozona al minimo storico dello 0,05%. Un livello che Draghi ritiene rimmarrà tale a lungo. Bos MAZ

Le curiose somiglianze tra Mario Draghi e Kalergi



Di Salvatore Santoru

In Internet si parla molto del conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, un politico e filosofo aristocratico che ebbe un ruolo fondamentale nella nascita dell'europeismo e di quella che divenne l'Unione Europea.
Per descrivere le idee e le "visioni" veicolate da Kalergi sul futuro dell'Europa nei suoi scritti, diversi teorici cospirazionisti parlano del cosiddetto "piano Kalergi", e tale controverso argomento sarà affrontato sul blog in altre occasioni.








Inoltre, nel web alcuni utenti hanno notato le curiose somiglianze tra Kalergi e l'attuale presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, e tali somiglianze vanno ad aggiungersi ad altre che riguardano i politici italiani.

Collegamento permanente dell'immagine integrata

Risulta anche interessante il fatto che sia Kalergi che Draghi sono accomunati da un forte europeismo, da un'origine molto benestante e da attitudini tendenzialmente elitarie.

Tali piccole curiosità potrebbero essere spunto per qualche seguace della new age tendente al complottismo di ipotizzare la reincarnazione dei due, talmente simili sembrano i due !

PER APPROFONDIRE:
https://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Nikolaus_di_Coudenhove-Kalergi
https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Draghi
http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/09/la-storia-segreta-dellunione-europea.html

SOMIGLIANZE POLITICI ITALIANI:

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/09/separati-dalla-nascita-esilarante-serie.html
http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/09/le-strambe-somiglianze-dei-politici.html

(FOTO:1http://straker-61.blogspot.it,2https://twitter.com/fmmosca)

Grecia:sempre più tesi i rapporti con l'UE, ministro dell'Eurogruppo definisce il ministro delle finanze Yanis Varoufakis "dilettante " e "perditempo"



Di Salvatore Santoru

Tra Grecia e Unione Europea i rapporti si fanno sempre più tesi.
A quanto pare un ministro durante una riunione dell'Eurgruppo, un ministro ha definito Varoufakis un «perditempo, giocatore d’azzardo e dilettante», e dall’intero gruppo dei diciannove il messaggio rivolto alla Grecia è stato esplicitamente riassunto in conferenza stampa dal ministro olandese, così come da Mario Draghi: «Il tempo sta scadendo». Come ascritto su "la Stampa", dopo due mesi dall’accordo del 20 febbraio, risulta che la Grecia stia  "ancora ai nastri di partenza".

Per approfondire:http://www.lastampa.it/2015/04/24/economia/non-c-accordo-ma-atene-sa-che-il-tempo-sta-scadendo-2JbDlwGaecLHsPFGl6osFL/pagina.html

Foto:http://uk.businessinsider.com

La Goldman Sachs si ricandida a governare l’Italia



Di Filippo Ghira


Per la Banca centrale europea guidata dall’ex Goldman Sachs, Mario Draghi, l’Italia deve vincere l’attuale momento di incertezza politica restando saldamente guidata dall’ex Goldman Sachs, Mario Monti. Questo il senso dei giudizi contenuti nel bollettino mensile dell’istituto di Francoforte. Il solito gioco di sponda tra due colleghi, uno ex vicepresidente per l’Europa della banca d’affari e di speculazioni statunitense e l’altro, un ex consulente. Uno dei tanti che infestano il panorama italiano. Per la cronaca gli altri consulenti sono stati il non compianto Tommaso Padoa Schioppa (quello dei “bamboccioni”), Gianni Letta (!) e Romano Prodi che il PD vorrebbe issare addirittura al Quirinale. Quando si dice che al peggio non c’è mai fine!
Per la Bce deve essere infatti proseguito, in Italia come in Europa, il lavoro di risanamento dei conti pubblici per fare tornare a considerare affidabili i titoli di Stato e far calare il differenziale di rendimento (spread) con i titoli considerati più forti. In questo caso i Bund tedeschi. Quindi anche Draghi insiste nel lodare il “lavoro” fatto  dal “collega” Monti ma poi il bollettino si guarda bene dal porre l’attenzione sul fatto che i conti sono stati tutt’altro che risanati considerato che il debito pubblico è passato dal 120% dell’epoca Berlusconi ad oltre il 126% attuale. A dimostrazione che le chiacchiere stanno a zero. La Bce si spinge comunque più in là ed arriva a sostenere che l’accresciuta incertezza politica in Italia ha spinto alcuni capitali fuori dai confini nazionali alla ricerca di titoli più sicuri verso i titoli emessi dai Paesi con rating AAA. Nel caso dell’Europa, Paesi come Germania e Olanda che infatti hanno beneficiato della linea di austerità imposta ai membri più deboli dell’Unione dalla stessa Bce e dal cancelliere Angela Merkel.
La Bce si compiace che nonostante tutte le difficoltà dei vari Paesi nel superare la recessione e la crisi dei conti pubblici, vi sia stato un forte calo dei rendimenti sui titoli di Stato che si è ovviamente accompagnato dal calo dello spread che nel caso dell’Italia è passato dai 570 punti dell’epoca Berlusconi ai 260 circa attuali. A conferma, diciamo noi, che la speculazione contro i nostri Btp, con lo spread spinto al rialzo, era stata funzionale a fare cadere Berlusconi. Questo perché, osserva la Bce, il risanamento delle finanze pubbliche, che deve essere continuato in linea con gli impegni assunti nel quadro del Patto di stabilità e crescita
Ovviamente, insiste la Bce, per favorire la crescita, saranno necessarie quelle “riforme strutturali aggiuntive” per rendere l'area dell'euro un'economia più flessibile, dinamica e competitiva. E qui la Bce, pur attaccandosi ad un copione prestabilito, mostra non poco imbarazzo, citando in primo luogo come essenziali le riforme nei mercati dei beni e servizi necessarie ad accrescere la concorrenza e la competitività, e poi aggiungendovi “provvedimenti che migliorino il funzionamento dei mercati del lavoro”.  Insomma per permettere alle imprese europee, e italiane, di sostenere la concorrenza cinese che si avvale di stipendi 8-10 volte minori di quelli europei e spesso di condizioni di lavoro quasi schiavistiche, i lavoratori europei dovrebbero rinunciare ai propri diritti, lavorare di più e guadagnare meno, accettare ritmi di lavoro molto più intensi, accettare che i contratti nazionali siano sostituiti da quelli aziendali e che la retribuzione base nella busta paga sia progressivamente sopraffatta dagli straordinari e dai premi di produzione. Solo in tal modo sostiene la Bce, e pare di sentire il ministro in lacrime Elsa Fornero, si potrà creare nuova occupazione.
Della serie: cari cittadini europei rassegnatevi ad avere uno straccio di lavoro anche se mal pagato e pensate che due euro sono molto meglio di uno sputo nell’occhio. E tenete pure conto che la debolezza dell'economia nell'area dell'euro dovrebbe protrarsi anche nel 2013. E che forse l’attesa ripresa potrebbe aversi solo negli ultimi mesi del 2013 e che essa sarà in ogni caso limitata.

Fonte:http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=18624

Dalla Crisi del Debito agli Stati Uniti d'Europa


Di Michael
http://endoftheamericandream.com
Stiamo assistendo allo sforzo più importante verso gli Stati Uniti d'Europa? Mentre la crisi del debito sovrano in Europa prosegue nella sua spirale fuori controllo, improvvisamente questa espressione è spuntata sulle pagine del New York Times e dei principali quotidiani d'Europa. E' solo un caso? Sicuramente no. La verità è che secondo le elite politiche e finanziarie europee sia questa la strada per risolvere i problemi della zona euro.

Tuttavia per conseguire l'obiettivo hanno bisogno di una massiccia crisi finanziaria. In questo momento i cittadini dei paesi che compongono la zona euro sono in grande maggioranza contrari una più profonda integrazione europea. Senza sperimentare una massiccia quantità di dolore finanziario, è improbabile che possano d'un tratto cambiare idea.

Allora, chi vincerà alla fine? Purtroppo il tempo stringe perché la Grecia è sull'orlo della insolvenza, e molti altri paesi la seguono a breve distanza. Se l'Europa non sceglierà una strategia da adottare a breve, l'euro e le relative istituzioni comunitarie crolleranno.

Fino ad oggi i leader europei hanno cercato di gestire questa crisi intervenendo caso per caso. Tutto ciò è andato avanti per un paio d'anni, ma questi salvataggi non andranno avanti all'infinito. Invece di modificare lo stato delle cose, essi non fanno che prolungare l'agonia e peggiorare le cose. L'UE come è attualmente strutturata semplicemente non funziona. La volontà politica di effettuare ulteriori salvataggi sta rapidamente prosciugandosi ed i politici in Europa non possono continuare a fare finta di niente.

Qualcosa deve essere fatto. Ma invece di ammettere che l'euro sia stato un enorme errore, e ritornare alle monete nazionali, la maggior parte dei politici di primo piano in Europa ritengono che la soluzione sia avere 'più Europa'.



Mario Draghi, nuovo boss della Banca centrale europea, è assolutamente convinto che l'Europa abbia bisogno di una più profonda integrazione tra gli stati. "Per risolvere il problema è necessario apportare una modifica al Trattato (di Lisbona - n.d.t.). Lo obiettivo perseguito da un simile sforzo dovrebbe essere un salto di qualità nella integrazione economica e politica europea."

Come si nota, non è attraverso qualche piccolo cambiamento che secondo Draghi l'Europa potrebbe tornare a funzionare. Secondo lui è necessario "un salto di qualità" nella integrazione europea.
Il suo predecessore la pensa esattamente allo stesso modo. Jean-Claude Trichet, ex boss della Banca centrale europea, è anch'egli  molto favorevole ad una integrazione europea molto più profonda: "La crisi ha chiaramente evidenziato la necessità di una forte governance economica in una zona con una moneta unica."

Naturalmente uno dei più grandi sostenitori degli "Stati Uniti d'Europa" è Herman Van Rompuy. Un recente articolo del Telegraph ne parla in questi termini: Herman Van Rompuy è pronto a correre per un secondo mandato come presidente dell'Unione Europea, a capo dei nuovi Stati Uniti d'Europa.



Naturalmente egli non avanza la propria candidatura per un fatto di "gloria personale". Nello stesso articolo  chiarisce di avere bisogno di altro tempo, dal momento che 'il lavoro non è ancora compiuto', e di avere bisogno di nuovi poteri per portarlo a termine. Van Rompuy si dice disposto ad intervenire sulla irrisolta crisi del debito della zona euro, e attraverso nuovi poteri istituire un "governo economico" a Bruxelles.

I maggiori uomini politici nel Regno Unito sono anch'essi impegnati a promuovere l'idea di una integrazione europea molto più profonda. Sebbene la Gran Bretagna si guardi bene dall'aderire all'euro, il primo ministro britannico David Cameron è ora ufficialmente sostenitore della istituzione degli "Stati Uniti d'Europa", al fine di salvare la zona euro. Secondo un recente articolo sul Daily Mail: "David Cameron è stato etichettato come 'tifoso' dai tory euro-scettici. Cameron ha affermato che la Gran Bretagna dovrebbe lasciare che i paesi della zona euro progrediscano verso gli Stati Uniti d'Europa, dotati di una comune politica economica. Il primo ministro ha ammesso di non essere così sicuro che in Germania ed altri paesi vi sia la volontà politica di evitare un crollo della moneta unica, ma ha insistito per un tale tentativo - anche se ciò dovesse comportare una maggiore integrazione tra gli stati.

E' strano come ogni volta che in Europa scoppi una crisi, scatti immediatamente la risposta in coro che la soluzione sia Più Europa. Antonio Borges - direttore europeo del FMI - ha recentemente dichiarato quanto segue: "Per lasciarci la crisi alle spalle abbiamo bisogno di più Europa, non meno. E ne abbiamo bisogno ora."

In passato i leader europei erano molto riluttanti ad utilizzare l'espressione 'Stati Uniti d'Europa.' Ma ora sembra che questo termine sia sulla bocca di tutti. Sembra quasi che sia in atto una campagna intesa a condizionare le masse mentalmente, rispetto a tale idea.

Ad esempio, basta leggere ciò che l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder - grande fan degli Stati Uniti d'Europa - ha detto di recente. "Dalla Commissione europea si dovrebbe giungere ad un governo che sia espressione del Parlamento europeo. E questo significa: Stati Uniti d'Europa."

Ciò detto, se tutti questi politici di primo piano si sono prefissati di raggiungere questo obiettivo, perché non lo fanno e basta? Beh, ci sono alcuni problemi.

In questo momento i trattati dell'Unione europea non consentono la istituzione degli "Stati Uniti d'Europa", e una recente sentenza della Corte Costituzionale tedesca ha contribuito ad ostacolare la strada verso il traguardo. La Corte tedesca ha stroncato ogni possibilità di instaurare un federalismo fiscale nel prossimo futuro. Non solo. La Corte ha anche nettamente respinto la nozione di eurobond. "Gli attuali trattati non contemplano che gli stati si facciano carico del problemi degli altri stati, in particolare se ciò comporti conseguenze non calcolabili."

Utilizzando questo tipo di linguaggio, è come se la Corte costituzionale tedesca abbia detto che per avere degli "Stati Uniti d'Europa" sia indispensabile redigere e sottoscrivere un nuovo trattato.

Ma in questo momento i cittadini europei non vogliono un nuovo trattato che ponga i presupposti per la istituzione degli "Stati Uniti d'Europa." Se un tale trattato fosse sottoposto a ratifica popolare andrebbe incontro ad una sonora sconfitta. (neanche i parlamenti, soprattutto quelli più numerosi e quindi prossimi alla sfoltimento - oggi lo ratificherebbero alla unanimità, come avvenne con il Trattato di Lisbona - n.d.t.)

Ad esempio, un recente sondaggio ha rilevato che  il 76% dei cittadini tedeschi sono contrari a qualsiasi ulteriore aiuto finanziario tedesco nei confronti della Grecia. Un altro recente sondaggio ha rivelato che solo un elettore tedesco su cinque sia favorevole alla introduzione degli eurobond. La stessa cancelliera tedesca Angela Merkel è alle prese con un periodo difficile, dal momento che ci sono 25 membri della sua stessa coalizione che intendono votare contro il rinnovo degli aiuti alla Grecia.

Come già detto, la volontà politica di effettuare ulteriori salvataggi va affievolendosi. Ma senza più salvataggi la Grecia andrebbe in default, seguita a ruota da altri paesi della zona euro. Il che potrebbe comportare come minimo un crollo parziale dell'euro. Tuttavia è proprio attraverso una simile massiccia crisi finanziaria che è possibile condizionare gli elettori europei, inducendoli a riconsiderare le loro opinioni rispetto ad una più profonda integrazione europea. Vedete, quando la gente soffre seriamente è portata a cambiare idea su molte cose. Noi speriamo che gli elettori europei non cambino idea. Una maggiore integrazione potrebbe fermare la crisi finanziaria, ma significherebbe anche una tremenda perdita di sovranità nazionale.



Un articolo del Daily Mail intitolato Il Quarto Reich - Come la Germania sta usando la crisi finanziaria per conquistare l'Europa, conteneva la seguente valutazione a proposito di ciò che una più profonda integrazione economica per l'Europa potrebbe voler dire: "Comporterebbe in questi paesi una perdita di sovranità che non si vedeva dai tempi delle invasioni del Terzo Reich di 70 anni fa. Cosa comporterebbe la unione fiscale? Una politica economica, un sistema fiscale, un sistema di sicurezza sociale, un debito, una economia, un ministro delle finanze. Tutto tedesco.

In questo momento l'Unione europea è una istituzione terribilmente antidemocratica. I singoli elettori non possono esercitare alcun potere sui fanatici del controllo che gestiscono le cose a Bruxelles. Ogni giorno che passa, l'UE diventa un po' più simile alla ex URSS.

L'ultima cosa di cui i cittadini europei hanno bisogno è concedere più potere alla UE. Ma è esattamente ciò che le elite europee vorrebbero ottenere. Vogliono gli "Stati Uniti d'Europa". E per raggiungere i loro scopi potrebbero sfruttare gli effetti di una massiccia crisi finanziaria.

Fonte:http://endoftheamericandream.com/archives/they-want-a-united-states-of-europe-but-they-are-going-to-need-a-massive-financial-crisis-in-order-to-get-it

Traduzione di Anticorpi.info

http://www.anticorpi.info/2012/11/dalla-crisi-del-debito-agli-stati-uniti.html


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