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L’EX MINISTRO DEL TESORO TREMONTI SCRIVE A DAGOSPIA LA 'VERA STORIA DELLA CLAUSOLA IVA'


L’ARTICOLO SULL’IVA DE ”LA VERITA”’

Lettera di Giulio Tremonti a Dagospia

Caro Dago:

dato che in varie forme e termini la storia delle “clausole IVA” torna e ritorna più o meno alterata rispetto al drammatico contesto in cui ha avuto inizio – 8 anni fa – nell’estate del 2011- ti chiedo ospitalità per quanto segue:

a) nelle Considerazioni Finali della Banca d’Italia dette dal Governatore Draghi il 31 maggio del 2011 era scritto tra l’altro quanto segue: “La gestione del pubblico bilancio è stata prudente…le correzioni necessarie in Italia sono inferiori a quelle necessarie negli altri paesi dell’Unione europea”. Ancora più positivo fu il giudizio espresso in giugno dal Consiglio europeo;

b) dato che i conti pubblici di un grande paese non possono variare in negativo ed addirittura drammaticamente in pochi giorni, è ragionevole porsi qualche domanda su quanto è stato il 5 di agosto quando BCE/Banca d’Italia hanno inviato al Governo della Repubblica Italiana una lettera contenente la richiesta ultimativa di fortissime “correzioni” di bilancio pena – in caso di risposta non tempestiva (entro l’8 di agosto) – la minaccia di mandare in default il debito pubblico italiano. In uno scenario normale sono i Governi che non devono minacciare la Banca Centrale, nel caso era la Banca Centrale che violando ogni regola, minacciava un Governo!


c) quale la ragione di tutto questo? Era una ragione che torna ad essere drammaticamente evidente in questi giorni: la strutturale risalente e permanente crisi delle grandi banche tedesche (e francesi). Allora la crisi era sui crediti verso la Grecia. L’avere iniettato allora 200 miliardi di “aiuti europei” per le perdite sulla Grecia non è stato evidentemente sufficiente (c’erano già anche a latere i derivati!);


d) nella primavera del 2011 fu ipotizzato l’utilizzo del “Fondo Salva Stati” (suggerito dall’Italia nel 2008) per salvare non solo gli stati ma anche le banche. Il Governo italiano pose la condizione che il contributo al Fondo in caso di utilizzo per salvataggi bancari non fosse calcolato in base al PIL (come giusto per la funzione Salva Stati) ma calcolato sul rischio bancario: Germania e Francia erano a rischio sulla Grecia per 200 miliardi, l’Italia per 20!

e) la soluzione proposta all’Italia determinò reazioni negative fortissime non solo perché aumentava esponenzialmente l’onere a carico dei pubblici bilanci tedesco e francese ma anche perché evidenziava l’effettiva origine della crisi che non era tanto connessa alle finanze pubbliche avendo piuttosto causa in una profonda crisi del sistema bancario, crisi che non si voleva assolutamente evidenziare (e che ancora a lungo e per le stesse ragioni ancora si tende a nascondere);

f) è in quanto sopra che si trova l’origine prima degli sberleffi recitati in televisione da una coppia di leader europei in conferenza stampa, quanto dal parallelo altrimenti ingiustificato scatenarsi degli spread contro l’Italia;

g) per evitare il default minacciato con la lettera del 5 agosto il Governo della Repubblica Italiana emanò il “Decreto di Ferragosto”. La stampa internazionale lo definì “perfect”. In realtà, dato tutto quanto sopra, il Decreto non fu comunque sufficiente per bloccare la pressione politica necessaria per forzare l’Italia verso l’ipotesi di un abnorme finanziamento del “Fondo Salva Banche”! La “clausola di salvaguardia” non è stata dunque un’invenzione italiana, ma una imposizione europea. Tuttavia con una specifica, una differenza tra quanto è stato nell’agosto del 2011 e quanto è poi avvenuto negli 8 anni successivi;


h) nella formulazione iniziale (agosto-settembre 2008) l’adempimento alla clausola-imposizione era assolutamente programmatico e generico e comunque subordinato all’ipotesi del non raggiungimento di altri e vasti obiettivi di bilancio. Alla larga nel testo si ipotizzava infatti nel caso denegato di un insufficiente raggiungimento di questi obiettivi una “possibile rimodulazione delle tax expenditures o delle aliquote delle imposte indirette incluse le accise o l’IVA”;

i) nell’ottobre-novembre del 2011 il Governo entrò in crisi interrompendo la sua azione di finanza pubblica. E’ solo con il primo Decreto del Governo Monti che appare la clausola IVA come è poi stata reiterata nei lunghi 8 anni successivi. Una serie di clausole vincolanti e cifrate per importi e date. E’ del resto poi forse il caso di ricordare che oltre ad avere importato dall’Europa e montata in loco una clausola IVA di tipo imperativo, come da allora così ancora, uno dei primi atti del Governo Monti fu quello per cui il Governo italiano consentì il calcolo del contributo italiano al “Fondo Salva Banche” non in base al rischio, ma in base al PIL così che la crisi rispetto alla quale l’Italia era totalmente estranea (si rileggano le citate Considerazioni Finali) fu prima addebitata all’Italia come se si trattasse di una crisi della finanza pubblica italiana per poi essere – per beffa – messa sul conto dell’Italia gravandola – in aggiunta alle clausole – per un importo assolutamente spropositato.

 
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Spread, la rivelazione di Monti: "Soros mi chiamò nel 2011..."

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Di Giuseppe De Lorenzo
Squilla il telefono di Mario Monti e dall'altra parte della cornetta c'è George Soros.
Uno è a capo del governo italiano, l'altro è un finanziere (e speculatore) conosciuto ai più per le sue iniziative pro-immigrazione. Sono gli anni dello spread alto e il senatore a vita è da poco succeduto al governo Berlusconi. "Soros mi chiamò suggerendomi di chiedere aiuto all'Europa - rivela l'ex premier - ma noi volevamo evitare di far entrare la troika e non seguimmo quel consiglio. Ma Soros era molto preoccupato per situazione italiana".
Altro, di quella insolita chiamata, non è dato sapere. Monti si è limitato a questi pochi dettagli nel raccontare a Lili Gruber quanto successo ormai sette anni fa. Il senatore, ospite a Otto e mezzo, ha parlato di manovra e conti, deficit e mosse del governo. E non ha risparmiato colpi contro la gestione della cosa pubblica messa in campo da Salvini, Conte e Di Maio. "Questo modo irresponsabile di gestire la politica economica giova moltissimo anzitutto agli speculatori", ha detto Monti rispondendo, forse, anche a quanto affermato oggi dal vicepremier leghista. Per Salvini, infatti, l'aumento dello spread (oggi sopra quota 300) sarebbe dovuto all'attacco di "speculatori alla Soros" che mettono nel mirino l'Italia "perché non siamo pronti a svendere le nostre aziende".
Certo, per Monti non siamo ancora "nella stessa situazione del 2011", ma è evidente che qualche analogia con quel periodo sembra trovarla. Tanto che, mentre Savona si dice certo che "i mercati hanno retto bene" alle notizie sul Def e sulla manovra, per l'ex premier invece "la valutazione" della finanza "mi sembra molto negativa". E questo perché "oggi l'Italia aveva lo spread a 306 punti, contro i 106 della Spagna, i 143 del Portogallo, i 34 della Francia". I responsabili sono da trovare nei leader politici dei due movimenti al potere il cui interesse sarebbe quello di "non perdere, ma anzi prendere altri voti" invece di pensare alla stabilità economica. "Dal loro punto di vista - ha concluso il senatore a vita - aizzare il popolo contro l'Unione Europea può essere efficace per aumentare il proprio consenso".
Non resta dunque che chiedersi cosa ne pensa Soros e se anche oggi è preoccupato come allora. Una cosa è certa: non chiamerà Salvini per dargli consigli.

L'ARIA CHE TIRA, MONTI: 'Senza di me Draghi non avrebbe realizzato il QE'. Rinaldi: 'Draghi è intervenuto per salvare l'euro e non l'Italia'

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Di Salvatore Santoru

Battibecco a L'aria che tira, il noto programma condotto da Myrta Merlino su La7. 
Più specificatamente, riporta Libero(1), durante la puntata l'economista Antonio Maria Rinaldi stava sostenendo che la ripresa italiana degli ultimi anni è legata a Mario Draghi e non alle politiche di austerità applicate dai precedenti governi.

In seguito, Mario Monti ha telefonato e ha affermato che senza il suo governo lo stesso Draghi non avrebbe potuto realizzare il Quantitative easing e salvare l'Italia.
A ciò, Rinaldi ha risposto che Draghi è intervenuto non per salvare l'Italia, ma per salvare l'euro che sarebbe esploso".

NOTA:

(1) https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13385053/l-aria-che-tira-mario-monti-telefonata-diretta-governo-professori-mario-draghi-bce-antonio-maria-rinaldi-umiliazione-euro-italia.html

Monti: "Salvini impari l'economia o così si spara sui piedi"

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Di Chiara Sarra
"Stia attento perché finisce per spararsi sui piedi". Mario Monti va in tv per dare lezioni a Matteo Salvini.
"Sono preoccupato", dice il Professore ad Agorà su RaiTre, "Ho ammirazione per l'istinto politico di Salvini, ma credo che dovrebbe stare un po' attento perché finisce di spararsi sui piedi". L'ex premier fa anche un esempio concreto. E in particolare stima il ministro dell'Interno per il suo modo di impostare la politica dicendo "voglio lasciare ai miei figli un'Italia così e così". "Dà un grande contributo al dibattito politico", ammette Monti, "Perché pensa agli effetti delle politiche di oggi sui nostri figli e nipoti domani. Solo che poi dà contenuti a queste politiche che denotano non solo grandissima inconsapevolezza di come funziona l'economia, ma anche oscillazione incontrollabile del proprio pensiero".
Poi il senatore a vita punta il dito anche contro Giancarlo Giorgetti, reo di aver avuto "il merito principale non solo nel votare, ma anche nel guidare la navigazione" della proposta di inserire l'obiettivo del pareggio di bilancio. "Non si può parlare agli italiani come se tutti avessero dimenticato che queste sono state le posizioni", ha proseguito Monti. Che se la prende anche con il Partito democratico: "La scarsa credibilità della politica italiana si regista anche nel fatto che il Pd, una parte del Pd, e comunque Renzi, critica questa manovra con considerazioni che anche io condivido", ha detto, "Però siccome l'unica cosa che di questa manovra sappiamo finora è il 2,4% non dimentichiamoci che Renzi aveva proposto per i prossimi 3 anni il 2,9% di disavanzo".

Monti: "Molti mi chiedono di tornare in politica"

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Di Raffaello Binelli
Nei suoi pensieri c'è la convinzione: che gli italiani abbiano nostalgia di lui e vorrebbero che tornasse a occuparsi della cosa pubblica.
Non si sa su cosa basi le proprie convinzioni il senatore a vita Mario Monti, che quando ha provato a cimentarsi con le urne (Scelta civica) ha rimediato un clamoroso flop, decidendo poi di ritirarsi sul suo scranno di senatore a vita. Lui però oggi gonfia i muscoli e ai microfoni di 24Mattino, intervistato da Maria Latella e Oscar Giannino (su Radio24), fa sapere che spesso, fermandolo per strada, le persone gli chiedono di tornare in politica.
Aggiunge anche, con ovvio dispiacere, che qualcuno gli augura ogni male: "Ci sono alcuni, devo dire molto molto rari, che mi avvicinano per dire 'auguro a lei e a sua moglie la peggiore delle morti'. Ma l'ex presidente del Consiglio si consola con un dato numerico: "La grande maggioranza delle persone gli chiedono: quando torna professore?'". E lui, fa sapere, risponde in questo modo: "Grazie, ho già dato e anche gli italiani".
Il professore ammette di non essere proprio amato, come forse avrebbe desiderato. E lo spiega con un aneddoto: "Un signore l'altro giorno, in coda per comperare un gelato, mi ha detto professore, lei ci ha veramente tartassati, però forse ci ha anche salvati' e io ho risposto 'si, credo proprio che sia così". Monti si sente il salvatore della patria. Senza la sua "spremitura" gli italiani sarebbero finiti in rovina. Questo, almeno, è come la pensa il professore in loden. Gli italiani un po' meno, altrimenti lo avrebbero premiato con il voto.

MARIO MONTI: 'L'Italia è sempre più vicina al gruppo di Visegrad e c'è il rischio che finisca fuori da Schengen'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente il ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini ha ricevuto il premier ungherese Viktor Orban a Milano(1).
Questa visita costituisce indubbiamente una prova della mutuata posizione geopolitica che l'Italia sta assumendo.

Tale fatto è stato commentato recentemente dall'ex presidente del Consiglio Mario Monti, il quale ha sostenuto che l'Italia è sempre più vicina al gruppo di Visegrad.
Più specificatamente, riporta l'Huffington Post(2), in un recente editoriale sul Corriere Della Sera Monti ha espresso la sua preoccupazione per ciò e per il conseguente allontanamento dello Stivale dall'attuale Unione Europea a guida franco-tedesca(3).

Secondo Monti, l'alleanza con Francia e Germania è indispensabile per gestire la crisi migratoria e la sempre maggiore vicinanza con il gruppo di Visegrad potrebbe far uscire la stessa Italia dall'area Schengen.

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/08/orban-salvini-incontro-milano-insieme.html

(2) https://www.huffingtonpost.it/2018/08/27/il-cui-prodest-di-mario-monti-chi-ha-deciso-di-farci-diventare-lo-strapuntino-sud-di-visegrad_a_23509962/

(3) https://www.corriere.it/editoriali/18_agosto_27/piu-lontani-dall-europa-senza-dirlo-10154624-a973-11e8-ac75-03917cf6f044.shtml

Mario Monti al nuovo governo: 'La troika può intervenire in Italia'

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Di Salvatore Santoru

Il senatore a vita Mario Monti ha sostenuto che c'è la possibilità che la troika possa intervenire in Italia.
Come riportato dal Secolo XIX(1), l'ex presidente del Consiglio ha anche affermato che il nuovo governo dovrebbe mostrare «più umiltà e realismo» nei confronti del Paese.

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2018/06/05/ACGvKQKE-copasir_convocheremo_rischiate.shtml

Mario Monti: "Macron vuole realizzare quello che io ho provato a fare in Italia"

Intervista di Maria Antonietta Calabrò a Mario Monti
Di Maria Antonietta Calabrò
Vince Macron in Francia e in Italia tutti vanno a chiedere a Mario Monti (cioè al senatore a vita, all'ex Presidente del Consiglio e ministro dell'Economia, al Presidente dell'Università Bocconi), se lui, il professor Monti, è un "macroniano". In attesa di una risposta scontata ("Sì") a una domanda mal posta. Perché semmai è Macron che è un montiano (di una generazione dopo). Anzi Monti potrebbe dire: "Macron c'est moi".
Appena sicuro l'esito del voto, lei ha parlato di "un magnifico successo..."
Gli ho mandato questo telegramma: "La tua elezione a Presidente della Repubblica, caro Emmanuel, dà speranza a tutti gli europei. Sotto la tua guida, la Francia tornerà a dare un forte impulso alla costruzione europea. Soprattutto, hai dimostrato ai politici di tutta Europa che si possono vincere le elezioni dicendo la verità ai cittadini, chiedendo loro di impegnarsi per cambiare il paese, non facendo promesse impossibili da mantenere".
Gli dà del tu? Da quanto tempo lo conosce?
Sì gli do del tu. Lo conosco dal 2007, fanno dieci anni, ricordo con soddisfazione il nostro comune impegno nella Commissione Attali.
Nel 2007 Macron non aveva neppure trent'anni...
Ai tempi della Commissione Attali essendone vicesegretario aveva un compito direi molto tecnico, curava la redazione dei testi, ma aveva un'intelligenza veramente viva. Cinque anni dopo, durante la pesantissima crisi del 2012, Macron - che non faceva ancora parte del governo francese, ma era l'assistente del presidente Hollande e io ero presidente del Consiglio italiano - giocò un ruolo chiave nel vertice del 28 e 29 giugno. Fu lui a gestire la trattativa con la Germania e riuscire in un accordo per cui la Cancelliera Angela Merkel fu criticata in patria, ma che permise alla Banca centrale europea di operare negli anni successivi così come è avvenuto. Lì Emmanuel Macron fu utilissimo.
Per restare al 2012, in quell'anno lei ha pubblicato con Sylvie Goulard il libro "La democrazia in Europa". Adesso la Goulard è in pole position per la carica di primo ministro di Macron, anche allora lei ha anticipato i tempi?
Già allora scrivevo con la Goulard che la crisi economica che stiamo attraversando ha fatto emergere quanto l'Unione Europea sia una costruzione ancora fragile per il suo sostanziale insufficiente assetto unitario e per le sue lacune democratiche e sia incapace, quindi, di rispondere alle esigenze e alle aspettative dei cittadini del continente. Un malessere che di recente ha favorito le mai sopite tendenze populistiche ed euroscettiche.
Quali sono le caratteristiche principali del politico Macron?
Unisce un esprit de geometrie cartesiano a un grandissimo fiuto politico, ha capito che bisogna superare le distinzioni tra destra e sinistra per raggiungere l'obiettivo delle riforme, perché la mancanza di riforme a livello nazionale è il motivo della crisi europea e non viceversa. Nella disciplina finanziaria e nelle riforme strutturali la Francia è più indietro dell'Italia. Anche da questo punto di vista il mio governo fu un esperimento di focalizzazione sulle riforme di tutte le forze politiche che ci stavano (di sinistra, di destra e di centro). Su più vasta scala Macron intende fare lo stesso.
E quelle dell'uomo Macron?
Ha delle caratteristiche umane pregevoli anche in un politico: il linguaggio della verità, che invece è sempre più raro, ed il rispetto della competenza.
Nel suo pamphlet "Rivoluzione", Macron non nega che i problemi e le questioni sollevate dallo scontento popolare e usate dai populismi siano molto reali. Ma offre un orizzonte di cambiamento, di movimento, En marche appunto, ma anche di richiamo all'orgoglio francese... I riferimenti a De Gaulle sono molti...
Ben venga un po' di ritorno di orgoglio in Francia, in modo che la Francia non sia più una sedia vuota in Europa.
C'è un'altra osservazione da fare. Anche nel suo discorso dopo la vittoria, al Louvre Macron ha invocato il ritorno all'epoca dei Lumi . France is back?
Sì. Del resto solo due paesi, gli Stati Uniti e la Francia , sono stati nel mondo portatori di valori universali. Adesso che con il Presidente Trump, gli Usa sembrano volersi "ritirare" un po' dal suo ruolo nel mondo, è molto positivo che si riaffacci sulla scena la Francia. Del resto la difesa del libero scambio, la battaglia contro il cambiamento climatico, il multilateralismo sono nati in Europa.

L'errore di Monti che ci ha rovinati. Così si è fatto fregare dalla banca Usa

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http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/12308015/mario-monti-morgan-stanley-danno-erariale.html

È stato uno dei più grandi errori che il governo guidato da Mario Monti sia riuscito a mettere a segno e oggi la procura della Corte dei conti del Lazio ha spedito una richiesta di risarcimento per danni erariale al ministero dell'Economia di 1,3 miliardi di euro. La cifra è incompleta, in realtà, perché la richiesta dei giudici è di 4,1 miliardi di euro: il resto lo dovrebbe mettere la Morgan Stanley, la banca d'affari con la quale lo Stato italiano ha sia sottoscritto strumenti "non idonei ad attuare strategie finanziarie" dichiarate, quindi da un'impennata dei tassi di interesse, sia stipulato con una controparte in conflitto d'interessi, come ricorda il Giornale, visto che Morgan Stanley è un operatore specialista nel collocamento dei titoli di Stato.
Il fatto di sottoscrivere derivati come una sorta di assicurazione contro il rialzo dei tassi non ha nulla di illegittimo. L'errore del ministero dell'Economia è stato di aver investito anche in swaption, contratti che permettevano un flusso immediato in entrata, ma nascondevano una clausola di risoluzione anticipata. Proprio quella che la banca d'affari ha preteso dall'Italia, cioè 1,3 miliardi.
I giudici della Corte dei conti hanno così bacchettato chi all'epoca guidava il governo, cioè il bocconiano Monti, che avrebbe dovuto "astenersi dallo stipulare altri contratti", rinegoziando i precedenti. Insomma il ministero sperava di giocare in Borsa, dimenticando di inserire come garanzia Btp anziché denaro contante.


Referendum, Renzi evoca incubo Monti: “Rischio governo tecnico se vince il No”

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 Matteo Renzi lancia l’avvertimento pre-referendum: “Solo voi, votando Sì, potete scongiurare il rischio di un governo tecnico”. Il presidente del Consiglio lo chiarisce dal palco di una a Torino, accusando Lega e Movimento 5 stelle di contraddirsi perché “dicono di essere contro la casta ma poi votano No ad una riforma che taglia i costi della politica”.
Mario Monti, l’ideologo e capo dei governi tecnici, ha detto che ho fatto troppi bonus fiscali. Il punto è che non è che si può votare di Sì perché uno alza le tasse e poi dire No se si abbassano”, ha attaccato Renzi. “Se guardassimo i numeri dei partiti per il Sì o per il No saremmo spacciati: 35 a 65. Certo è una partita difficile, ma tanti non del Pd hanno voglia di un Paese più semplice, più tranquillo. È una grande occasione per semplificare il sistema. Non dipende dai partiti, ma dai cittadini”.
E poi ha lanciato la provocazione del “kit anti-bufale”. “Questa settimana faremo il kit anti-bufale. Ne hanno dette tante, le abbiamo raccolte e le distribuiremo. Dobbiamo raccontare casa per casa che questo referendum non è il congresso del Pd. Adesso concentriamoci nel merito. Viviamo quest’ultima settimana con il sorriso sulle labbra”.
Da destra l’attacco arriva da Silvio Berlusconi:“Renzi si è fatto una riforma per sé”. Se vincesse il Sì “sarebbe il padrone dell’Italia”, ha detto l’ex premier, candidandosi alla guida del centrodestra, e provocando Matteo Salvini, che gli risponde a distanza: “Felice del suo ritorno, ma il leader sarà scelto dalle primarie”.
Berlusconi guarda già al 5 dicembre e si dice sicuro che “vincerà il No”. “Non è vero che le cose resteranno come stanno perché si aprirà la possibilità di una nuova legge elettorale, fondata sul proporzionale, con un limite per i piccoli partiti per non avere una frammentazione eccessiva del Parlamento. Una legge elettorale che noi potremo condividere con gli altri partiti sedendoci a un tavolo comune. E subito dopo l’approvazione di questa legge elettorale si potrà andare al voto”.

Referendum, Mario Monti: "Estraneo all'establishment perché voto no"

MARIO MONTI
Quella sul referendum costituzionale "è una scelta di merito, ma tutti noi cittadini sentiamo la pressione per una scelta di campo. Io mi sento estraneo all'establishment" per il voto contrario alla riforma, "mi sono sentito totalmente estraneo. Se l'establishment è per il sì, o una buona parte lo è", è "per fare una scelta di campo per Renzi... Che poi non è il Renzi contro D'Alema ma è il Renzi contro Camusso che lo ha reso simpatico all'establishment". Lo ha detto Mario Monti, ospite de L'intervista di Maria Latella su Sky.
"Per me la democrazia è una cosa seria - ha rimarcato l'ex premier mi rifiuto di fare scelta di campo". Dunque il senatore a vita motiva le sue ragioni che lo inducono a votare no. "Il fatto di non aver eliminato il Senato ma averlo tenuto prevedendo una serie di casi in cui è possibile o meno l'interventi" non semplifica, a detta di Monti, il processo legislativo. Del nuovo Senato "faranno parte consiglieri regionali e sindaci di grandi Comuni eletti da consiglieri regionali. In sostanza - ha osservato - la classe politica regionale elegge parte di sè stessa a un ruolo nazionale".
Monti ha spiegato che i due principali problemi dell'Italia sono "incompetenza e corruzione, particolarmente presenti a livello regionale e comunale. Credo non sia un buon auspicio per l'Italia che questa classe politica venga elevata".
"Non credo - ha ribadito quindi il premier circa la possibilità di caso di vittoria del No - ci sia la necessità di governi tecnici, senza che questo diventi un mantra in positivo o in negativo. Io nè auspico nè prevedo ci sia un governo tecnico". Monti ha sottolineato che "se dovesse essere Padoan il prossimo Presidente del consiglio - ma io credo sarà Renzi - sarà un governo politico, un tecnico alla guida di un governo politico".

USA 2016,L'ANALISI DEL POLITOLOGO EDWARD LUTTWAK: 'TRUMP NON VUOLE L'EUROPA DI MONTI'


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Intervista di Daniele Lazzeri a Edward Luttwak
Di Daniele Lazzeri *
Nell’anniversario della caduta del Muro di Berlino, con la schiacciante vittoria alle presidenziali americane, il ciclone Donald Trump ha infranto un altro muro. Quello che aveva determinato negli ultimi mesi una sorta di ipnosi collettiva generata dal mondo della finanza e dei media internazionali, convinti di una netta affermazione di Hillary Clinton quale prossima inquilina della Casa Bianca. E invece, in barba ad opinionisti ed analisti mainstream, il candidato deriso e snobbato dai soloni del politicamente corretto ha sorpreso molti osservatori. Ma non tutti. SulGiornale.it, già a maggio scorso  anticipavamo l’alta probabilità che fosse proprio il tycoon americano il nuovo presidente a stelle e strisce. Dello stesso avviso era anche il noto politologo Edward Luttwak che in tempi non sospetti aveva dichiarato il suo sostegno alla candidatura di “The Donald”.
In quest’intervista a tutto campo rilasciata al “Nodo di Gordio”, abbiamo chiesto a Luttwak le sue impressioni a caldo sulle strategie in politica estera che intenderà perseguire il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.
C’è un grande dibattito sul futuro dell’Alleanza atlantica. Trump in campagna elettorale ha criticato gli alleati della Nato per il loro scarso contributo economico alle spese militari. Quale sarà il destino dell’Alleanza?
Cambieranno molte cose. Trump farà un accordo con Vladimir Putin e siccome gli europei non sono disposti a mandare mezzo milione di soldati in Ucraina, è necessario trovare questa intesa con la Russia. I membri della NATO dovranno allinearsi. Se vogliono mantenere la NATO devono pagare la loro giusta quota in percentuale del prodotto interno lordo e non pagare un terzo, un quinto o un decimo come adesso… Sarà la nuova regola della NATO. Se sei un paese “fottuto” come la Grecia paghi la metà o un terzo. Trump lo farà ma non in maniera drastica o incendiaria. Si darà un programma di 2-3 anni per arrivare a ridefinire le modalità di finanziamento dell’Alleanza atlantica proporzionato ai redditi. Si richiederà meno dal Portogallo ma molto di più da Germania e Francia… Il problema della NATO oggi è che non difende nulla ma costa molto. L’accordo con Putin ridurrà il peso delle spese della Difesa.
E i rapporti con la Cina?
Chiunque fa un accordo con la Russia vuole contenere la Cina. La Cina si è messa a “rubare” isole ed isolette e deve smetterla. Altrimenti andrà allo scontro con Trump…
Quale sarà l’impegno americano in Siria, in Iraq e più in generale nello scacchiere mediorientale?
Togliere tutto! Portare via i soldati, essere assenti. Lasciarli fare in sostanza… A loro piace uccidersi a vicenda e non è giusto mandare i bersaglieri lì ad interferire. Devono sviluppare da soli il destino dell’Islam. Anzi, dei vari Islam: sunniti, sciiti, zaiditi… Su questo punto, Trump pensa che debbano essere lasciati in pace per trovare il proprio equilibrio.
Il Trattato transatlantico sul commercio TTIP si è ormai arenato. Quali saranno le future relazioni tra Washington e l’Europa dopo la svolta rappresentata da Trump?
Io sono sicuramente molto contento di questa svolta. Negli Stati Uniti avremo meno presenza dello stato, meno regole e meno tasse. L’Europa invece continua a fare regole di ogni tipo. L’Europa dei burocrati di Bruxelles che emettono 500 nuove norme al giorno non va d’accordo col nuovo Governo americano. Trump riporterà la vittoria della libertà nella vita americana. Il nuovo Presidente già a gennaio potrà semplicemente abolire i decreti ingiuntivi fatti da Obama usando i poteri presidenziali oltre il limite del costume con mille limitazioni ambientalistiche. Trump vuole deregolamentare mentre se l’Europa continua a voler imporre norme su tutto fino a decidere la forma di ogni formaggio, allora non andremo d’accordo. Insomma, l’Europa di Mario Monti non interessa proprio a Trump…
Si è fatto un gran parlare nel corso della campagna elettorale per le presidenziali americane della lotta all’immigrazione clandestina, in particolare con l’idea di Trump di costruire un muro con il Messico. Quali saranno gli indirizzi sulla politica immigratoria del Presidente?
Trump si è già incontrato in passato con il Presidente messicano. Uno dei primi impegni del nuovo Presidente sarà proprio quello di riparare i rapporti con il Messico ma naturalmente Trump applicherà la legge sull’immigrazione, cosa che Obama non ha fatto.
Luttwak, Lei sarà uno dei consulenti di Donald Trump alla Casa Bianca?
Io sono sempre stato consulente dello Stato americano, mai dei Presidenti americani. Ho un contratto di regolare consulenza con gli Stati Uniti d’America non con chi viene e poi va…
* Daniele Lazzeri
Chairman think tank “Il Nodo di Gordio”
www.NododiGordio.org

Ormai lo dice anche Mario Monti: "La troika è una forma di neocolonialismo"

mario Monti Troika Neocolonialismo

"Parliamoci chiaro: la troika è una forma di neocolonialismo". L’ha detto davvero… lui! Il professor Monti. In una intervista al Corriere della Sera. Ma se la troika è una forma di neocolonialismo, non andava rigettata, invece che essere aiutata? Monti afferma di avere accettato l’incarico di fare le riforme che hanno massacrato lo stato sociale solo per non farle fare alla troika, altrimenti l'Europa sarebbe diventata "troppo impopolare".


Fonte intervista:http://www.corriere.it/politica/15_febbraio_15/monti-miei-errori-scelta-civica-deluso-politici-tanti-neofiti-9bbf7d46-b4eb-11e4-b826-6676214d98fd.shtml

Articolo completo:http://www.byoblu.com/post/2015/02/15/eh-no-professore-non-si-chiami-fuori-lei-e-stato-complice-della-troika.aspx

La Grecia sempre più sull'orlo del baratro per volere della troika: ora tutto è in vendita


Di Salvatore Santoru

La Grecia, culla della civiltà mediterranea e europea, si trova sempre di più vicina al baratro.
Come riportato da un articolo dell'Unità, tutto è in vendita : isole ( compresa quella di Elafonisos,nella foto) ,porti,aeroporti,strade e anche acquedotti.




Come scritto nel sito Tribuno del Popolo, con queste privatizzazioni a buon mercato si dovrebbero recuperare non meno di 22,3 milioni di euro e il tutto entro il 2020.

La disoccupazione e la povertà sono alle stelle, e secondo l'Unicef oltre 600mila bambini sono a rischio povertà ed esclusione sociale.

Questa situazione è stata causata dalle politiche di lacrime e sangue imposte dal governo per volere della troika, ovvero l'organismo che governa l'Unione Europea e che risponde ai dettami dell'alta finanza internazionale.

Tutto questo dimostra come non mai il fallimento delle politiche adottate dall'Unione Europea, eppure secondo i suoi più accaniti sostenitori ne è la prova del successo.

Su ciò basta ricordare cosa disse l'ex presidente del Consiglio italiano Mario Monti, a proposito della situazione greca che precipitava sempre di più : "la Grecia è la dimostrazione del successo dell'euro".




Il pensiero di Monti si può capire alla luce del fatto della sua appartenenza nei circoli che contano, dalla Commissione Europea al Bilderberg, gruppo che nelle questioni europee ha avuto sempre una grande importanza, e infine alla Goldman Sachs, una delle più potenti banche d'affari internazionali.

Bisogna precisare che sostanzialmente Monti è sempre stato un'esecutore delle politiche di questi poteri forti, e quindi relativamente un'esponente di basso livello, sempre prone a seguire i diktat di essi.

Essenzialmente la stessa Unione Europea è basata sul potere di grandi organismi sovranazionali come il Fondo Monetario Internazionale, che sostanzialmente fa gli interessi dell'oligarchia finanziaria mondiale.

Non è un caso che alcuni dei maggiori esponenti dell'UE siano stati collegati al mondo dell'alta finanza, si pensi  all'attuale presidente della BCE Mario Draghi o agli stessi Monti e Papademos, accomunati dall'essere stati appartenenti alla Goldman Sachs.



Si potrebbe dire che in fin dei conti l'UE sarebbe meglio chiamarla come " Unione antieuropea", visto che le sue politiche sono orientate perlopiù sul fare gli interessi dei grandi gruppi di potere finanziario e industriale, a scapito dei popoli europei che in teoria dovrebbe rappresentare .

Tornando alla Grecia, per capire meglio la situazione consiglio la visione di " Debtocracy", un documentario dei giornalisti Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanouuscito, uscito nel 2011 e che si concentra principalmente sulle cause della crisi greca e su alcune possibili soluzioni future per superarla.




 Di solito gli opinionisti europeisti considerano la crisi greca come mero risultato della politica " spendacciona" e corrotta dei governi che si sono succeduti negli anni novanta.

Bisogna riconoscere che effettivamente c'è stata una situazione del genere, ma anche che questi governi erano sostanzialmente alla mercè dell'UE e della finanza internazionale, e quindi la strategia dell'alta finanza e della troika di far pagare il popolo per politiche volute da suoi " burattini" è indubbiamente cinica.

Tra l'altro, ciò che di solito non viene detto è che la Grecia fu costretta ad entrare nell'UE contro la volontà popolare ( come l'Italia) e per far ciò il ministro delle finanze dell'epoca,Nikos Christodoulakis, fu costretto a truccare i conti, come fecero, stando alle sue parole, un pò tutti i paesi ( Italia compresa).

Difatti è a partire dalle sue basi che l'UE è fondata sull'errore e il suo progetto ora come ora dovrebbe essere fermato, e magari porre le basi per una diversa Europa, che rifiuti il modello tecnocratico su cui è basata l'attuale unione.

Ora la Grecia e l'Europa passo dopo passo devono risalire dagli inferi in cui gli oligarchi finanziari e i loro emissari e servitori l'hanno portate, rifiutare gli obsoleti modelli causa del loro male e allo stesso tempo porre le basi per una Grecia e un'Europa veramente libere e indipendenti.

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