Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Polonia. Mostra tutti i post

La Cina si prenota per il Conte 2 (e sul 5G gli Usa si organizzano con la Polonia)



La Cina non sembra temere l'avvento di un esecutivo italiano a tinte giallorosse, con il quale spera anzi di rafforzare una relazione che negli ultimi anni l'ha vista in ottimi rapporti con tutti i governi che hanno visto nelle loro fila Pd e Movimento 5 Stelle
GLI AUSPICI DI PECHINO
A dirlo, senza nascondere le attese, è stato Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, che in conferenza stampa ha spiegato che la Repubblica Popolare “è pronta a lavorare con il nuovo governo italiano per continuare a promuovere una cooperazione pragmatica, in modo da ottenere risultati vantaggiosi per tutti”. Cina e Italia, ha spiegato, sono partner strategici integrati l’uno con l’altro. E ha poi aggiunto che Pechino “attribuisce grande importanza allo sviluppo delle relazioni con l’Italia”, unico tra i Paesi G7 ad aver aderito al progetto infrastrutturale e geopolitico della nuova Via della Seta.

I LEGAMI CON 5S E PD
In realtà, ha raccontato più volte Formiche.net, quello tra la Cina e i due partiti che potrebbero presto essere assieme al governo è un legame strettissimo ormai da tempo. Sono note le diverse aperture fatte negli anni dai Dem agli investimenti strategici di Pechino, che hanno rappresentato un elemento di continuità in tutti gli ultimi governi guidati da un esponente del Nazareno. Più recentemente, invece, pezzi importanti del Movimento 5 Stelle non hanno mai celato di vedere di buon occhio una presenza del colosso cinese delle telco Huawei – al centro dello scontro tech tra Washington e Pechino – nelle nuove reti 5G.
L’ESEMPIO POLACCO
Proprio sul fronte delle nuove reti mobili di quinta generazione è giunta oggi una novità che potrebbe costituire un valido modello per la Penisola. Il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, e il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, hanno firmato oggi a Varsavia una dichiarazione congiunta sulla sicurezza nel quadro della costruzione e dello sviluppo del 5G. Una scelta, questa, che nasce dalla consapevolezza che le scelte tecnologiche che si compiono in un determinato Paese possono mettere a rischio anche le comunicazioni degli alleati. Pertanto, la Polonia ha deciso di compiere questo passaggio in autonomia – avvalendosi di fornitori ritenuti affidabili come la svedese Ericsson – ma confrontandosi e collaborando con gli Stati Uniti nella preparazione di adeguate misure di sicurezza.
OTTIMISMO CINESE (E PERPLESSITÀ INTERNAZIONALI)
In Italia, invece, si è ancora in fase di stallo. E ripercorrendo la cronaca degli ultimi anni si comprende meglio l’ottimismo della Cina, già intenta a ‘prenotarsi’ per interloquire in modo privilegiato anche col prossimo esecutivo. Nessuno sembra invece curarsi troppo degli effetti che il lento distacco di Roma dalla sua tradizionale collocazione euro-atlantica sta comportando. L’adesione alla Bri, le titubanze sul 5G, il silenzio su Hong Kong, ha evidenziato questa testata con articoli e interviste, sono tutti segnali di uno scivolamento verso Oriente che preoccupa gli alleati (nonostante le parole rassicuranti spese in questi mesi dal presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte), e che rischia ben presto di isolare ulteriormente la Penisola sul piano internazionale, come lasciano presagire alcuni preoccupanti indizi raccolti durante l’ultimo G7 di Biarritz. Invertire questa rotta si può, anzi, si deve, prima che sia troppo tardi.

Conservatori, filo-Usa e anti Russia: così il PiS ha cambiato la Polonia


Di Andrea Muratore

Nella giovane storia della democrazia polacca post-comunista uno spazio d’eccellenza è stato occupato dal partito Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, abbreviato in PiS), la formazione conservatrice fondata nel 2001 dai gemelli Lech e Jaroslaw Kaczynski, che nel PiS hanno saputo ricondurre la tradizione sociale incarnata da Solidarnosc, il sindacato di Lech Walesa (ruralismo, liberalismo conservatore, apertura all’Occidente) con la linea cristiano-democratica delle diverse formazioni politiche formatesi in Polonia dopo la caduta della dittatura filosovietica.

Il PiS da liberale a conservatore

Lech, che sarebbe diventato presidente della Polonia dal 2005 sino alla sua morte nel tragico e misterioso incidente aereo del 2010 in Russia, che decapitò il governo di Varsavia, e Jaroslaw, attualmente deus ex machina del partito dopo essere stato primo ministro e aver corso senza successo per la presidenza della repubblica, seppero coniugare queste due linee politiche posizionando il PiS sin dall’inizio nel contesto della destra polacca.
Inizialmente fortemente liberale in materia di politica economica, il PiS dopo il suo progressivo avvicinamento alla Chiesa Cattolica iniziato nel 2005 ha puntato a differenziarsi dalla linea pro-mercato di Piattaforma Civica, la formazione del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, e a valorizzare i vantaggi della spesa sociale e dell’investimento in sanità, istruzione e welfare che la Polonia necessitava con forza dopo il caos degli Anni Novanta, segnati da una transizione disordinata all’economia di mercato e da una vera e propria macelleria sociale.
Una linea, invero, molto simile a quella seguita in Ungheria da Fidesz, il partito del Primo Ministro Viktor Orban. E se quest’ultimo è un leader molto atipico nella famiglia del Partito Popolare Europeo, il PiS è sotto il profilo dell’approccio economico una mosca bianca nel contesto dell’Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei, che nel nostro Paese fa riferimento a Fratelli d’Italia.
Dopo le ultime elezioni vinte con il 37,6% dei voti nel 2015, infatti, il PiS ha proposto una serie di misure sociali volte a rafforzare le reti di protezione: sono stati introdotti dei sistemi agevolati per il conseguimento di mutui immobiliari, abbassata l’Iva sui beni di largo consumo, rafforzate le politiche per la famiglia, stanziati 5 miliardi di euro in un fondo per le disabilità.

L’asse con la Chiesa

Il sistema sociale del PiS è espressione del suo radicamento nella Polonia più profonda, rurale e periferica, in cui la Chiesa cattolica è stata a lungo, dopo la fine del regime, la maggiore istituzione sussidiaria di riferimento contro le distorsioni dell’accelerata apertura di mercato del Paese.
La cristianità in Polonia, come succede nel resto dell’Europa Orientale, è nazionale prima ancora che ecumenica. Il sostegno dei vertici episcopali polacchi alle politiche dell’attuale esecutivo si è palesato in maniera particolarmente evidente in occasione del “Rosario sulle frontiere” del 7 ottobre 2017, iniziativa che ha visto fedeli di 22 diocesi della Polonia riunirsi lungo i 3mila chilometri di confini del Paese per pregare, come riportato da Andrea Galli di Avvenirecontro “la secolarizzazione della società polacca e la perdita dell’identità  cristiana del Vecchio Continente (pregate perché l”Europa resti Europa’ ha detto l’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, nell’omelia della Messa trasmessa in diretta sulla Radio Maria polacca) e il pericolo di una sua islamizzazione.

Il PiS e la Polonia atlantica

Le posizioni eterodosse in politica economica si coniugano a una visione delle relazioni internazionali ben congeniale al gruppo dell’Acre, in termini assoluti il più atlantista nel panorama comunitario.
E nella galassia che, forse impropriamente, definiremmo “sovranista” la Polonia governata dal PiS negli ultimi anni (con gli esecutivi guidati dal 2015 al 2017 dall’antropologa Beata Szydlo e da allora in avanti dall’economista Mateus Morawiecki) si è contraddistinta come il Paese maggiormente allineato a Washington.
La trionfale accoglienza riservata a Donald Trump, la scelta di acquistare il gas naturale liquefatto statunitense contro qualsiasi logica di efficienza economica, la disponibilità a guidare il fronte del contenimento anti russo e, soprattutto, la consapevolezza di poter contrapporre un atlantismo ferreo a un europeismo vissuto in maniera discontinua e fredda, specie nel contesto della gestione dei flussi migratori, segnalano l’importanza della Polonia per le mosse di Washington nel Vecchio Continente, che il PiS ha tutta l’intenzione di assecondare.

L’atlantismo del  PiS

Intervenendo su Limes  di giugno 2017 il politologo Roman Kuzniar ha affermato che, allo stato attuale delle cose “Varsavia è più vicina a Washington che a Berlino” e che, nei prossimi anni, la Polonia guidata dal partito di Kaczynski potrebbe diventare il perno strategico decisivo per l’evoluzione delle mosse degli Stati Uniti in campo europeo, come piattaforma di partenza per il contenimento della Russia e come elemento di pressione per una Germania percepita sempre più come rivale.
La scelta filo-atlantica del PiS ricorda molto quella della Lega di Matteo Salvini. E atlantismo e euroscetticismo, molto spesso, vanno di pari passo. Tanto da far pensare che il secondo atteggiamento si manifesti come diretta e compiuta conseguenza del primo. E che le dichiarazioni sulla volontà di “cambiare l’Europa dall’interno”, in fin dei conti, siano il paravento per quella che è una tradizionale scelta di campo che privilegia Washington a Bruxelles. Senza che da ciò derivi un discorso concreto sugli interessi nazionali in politica estera.

Polonia, è morto il sindaco di Danzica accoltellato sul palco. Il presidente Duda convoca i partiti per una marcia di pace



La Polonia è sotto shock dopo la morte del sindaco di Danzica, Pawel Adamowiczcolpito da tre coltellate inferte da un 27enne durante una raccolta fondi di beneficenza. “Un delitto politico“, secondo l’editoriale della Gazeta Wyborcza, giornale d’opposizione. “Il gesto – si legge nel fondo del quotidiano polacco firmato da Jaroslaw Kurski – è nato nel clima d’odio che da tempo viene alimentato in Polonia e la cui responsabilità peserebbe gravemente su chi attualmente detiene il poterenel Paese”. “Il seme dell’odio prima o poi porta i suoi frutti”, ha scritto ancora. In serata in diverse città della Polonia sono state organizzate marce spontanee contro la violenza. Il presidente polacco Andrzej Dudavuole promuovere per domani una marcia ufficiale “contro odio e violenza” e ha già annunciato una riunione con tutti i leader di partito.

Adamowicz, esponente di punta dell’opposizione al governo della destra populista guidato dal partito “Diritto e Giustizia”, dal 1998 era alla guida della città portuale sul Baltico che diede i natali a Solidarnosc. Lascia una moglie e due figli di 9 e 15 anni. Era molto noto in Polonia e all’estero come un forte sostenitore dei diritti della comunità Lgbt e dei migranti e rifugiati, in controtendenza con il crescere dei sentimenti anti immigrati nel Paese. “Io sono un europeo e quindi per natura sono aperto”, ha detto in un’intervista al Guardian nel 2016. “Danzica è un porto e credo debba sempre essere un rifugio per chi arriva dal mare”, aveva aggiunto. Adamowicz aveva ultimamente lasciato la formazione filo europea Piattaforma Civica, che ha governato la Polonia tra il 2007 e il 2015, ed si era candidato come indipendente.

Le reazioni in Polonia – “Grande dolore per la tragica morte in un attacco criminale di Adamowicz – ha commentato su Twitter il portavoce del leader del partito di governo PiS, Jaroslaw Kaczynski – Esprimiamo vicinanza alla sua famiglia”. “E’ stato ucciso un uomo di solidarietà e libertà, un europeo, un mio buon amico” ha twittato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, polacco, che ha fatto parte dello stesso partito da cui Adamowicz era uscito sei mesi fa.
Le reazioni in Italia – “Assoluta e totale condanna di ogni forma di violenza – ha commentato il ministro dell’Interno Matteo Salvini – Una preghiera per il sindaco assassinato e un pensiero alla famiglia e al popolo polacco, pacifico e amico”. L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva parlato dell’accoltellamento di Adamowicz nella sua newsletter settimanale, prima che fosse diffusa la notizia della morte in ospedale: “Stanotte quel coltello non ha ferito solo un uomo ma la nostra stessa idea di Europa. Guai a chi sottovaluta”.

L’aggressione – Il sindaco di Danzica è stato accoltellato da un 27enne con numerosi precedenti penali per violenza alla fine di una raccolta fondi per beneficenza per una fondazione Wosp (Grande orchestra caritatevole di Natale) di Jurek Owsiak. Il giovane dal palco della manifestazione aveva subito dopo preso il megafono per urlare di essere stato incarceratoingiustamente, durante il governo di Piattaforma civica, partito di cui il primo cittadino faceva parte. Le condizioni di Adamowicz erano subito apparse disperate: ferito da tre colpi con un coltello dalla lama lunga 15 centimetri, il sindaco era stato ricoverato e operato. I medici avevano già dichiarato che diversi organi erano compromessi. Il coltello aveva perforato il cuore e l’addome.

IL RUOLO POLITICO-MILITARE DELLA POLONIA IN EUROPA CENTRO-ORIENTALE


Di Francesco Cirillo
Nel quadro del cosiddetto “Balance of Power” politico-militare dell’europa centro-orientale Varsavia si è assicurata in pochissimi anni il baricentro di media potenza regionale.
Per i vertici polacchi il paese deve concentrare le sue strategia diplomatiche e strategiche nella zona centro-orientale e nel Trimarium (regione dell’europa centro-orientale racchiusa tra Mar Baltico, Mar Nero e Mediterraneo). Le mosse Polacche sono spinte dalla sue ambizioni di rinascere grande potenza.
Quando la Polonia rinacque come stato indipendente nel 1918 il suo padre della patria, Josef Piłsudski, aveva in mente di creare un immenso stato polacco che doveva raccogliere le terre che andavano dalla Finlandia al Caucaso. L’obiettivo era di ridimensionare una possibile rinascita della Russia. Alla fine la guerra russo-polacca del 1921 ( scoppiata con l’ambizione di far rinascere una Grande Polonia) si concluse con un trattato di pace che impose una divisione Polonia-URSS delle regioni ucraine. I piani di Piłsudski fallirono rafforzando di conseguenza la destra etnonazionalista di allora e archiviando la creazione di uno stato multiculturale. Ma il Maresciallo teorizzò il cordone sanitario che venne aggiornato nella successiva strategia del contenimento, messa in atto dagli USA dopo la seconda guerra mondiale e continuata con ZbigniewBrzezinski che la aggiornò con strategia di destabilizzazione culminata durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan(1979-1989), in cui Washington finanziò e supportò la resistenza e le sue fazioni afghane.
Dalla dissoluzione dell’Impero Sovietico la Polonia si è sollevata a potenza regionale dell’europa dell’Est. Le sue forze armate sono le meglio equipaggiate della regione centro-orientale e sta consolidando progetti di integrazione militare con i paesi vicini. L’esperimento della Brigata Litucrpol denominata Ostrogski generale della allora alleanza Polacco-Lituana che sconfisse le truppe dell’allora Granducato di Mosca nella Battagli di Orša del 1514. ad oggi la collaborazione militare tra Kiev, Vilnius e Varsavia è rappresentata dalla Brigata Litucrpol, istituita nel giugno del 2007. la sua completa istituzione però venne messa in standby. Il riesplodere della tensione Mosca-Occidente in concomitanza con la crisi ucraina del 2014, e l’annessione della Crimea nel Marzo dello stesso anno, diede la spinta finale alla istituzionalizzazione della Brigata polacco-lituano-ucraina. Nel settembre del 2014 venne ratificato nella Capitale Polacca l’accordo tra i tre stati centro-orientali che costituì definitivamente la Litucrpol. La brigata conta 5mila uomini dislocati tra Lituania, Ucraina e Polonia con il quartier generale di stanza a Lublino. La Brigata rappresenta un segnale importante nel settore della cooperazione politico-militare e della sua futura integrazione nell’aerea centro-orientale del vecchio continente. Mostra lo scetticismo dei paesi europei dell’Europa orientale sia verso il Cremlino sia verso le posizioni ambigue dei suoi alleati dell’Europa occidentale.
L’Integrazione è guidata dalla stessa Polonia, che dispone delle Forze armate meglio equipaggiate ad est del fiume Oder. Da decenni Varsavia ha iniziato un fortissimo processo di modernizzazione militare del proprio dispositivo bellico. La Polonia non ha ancora superato la soglia dei 100mila effettivi, ma punta ad arrivare, nel prossimo futuro, a quasi 150 mila unità. In quel caso entrerebbe nella prima classe dietro a Germania e Francia, rispettivamente 180 mila per Berlino e 200 mila per Parigi. Ma i polacchi hanno dalla loro la qualità dell’equipaggiamento. Varsavia ha mille carri armati pesanti, tra cui i temibili Leopard 2 di matrice tedesca, a disposizione delle Brigate Corazzate e meccanizzate delle forze di terra.
Nel comparto militare industriale la Polonia sta dimostrando uno sfrenato attivismo. Nonostante sia dominato dai suoi partner europei, Germania e Francia, e dagli USA Varsavia non rinuncia a mettere anche la sua voce nel mercato degli armamenti per la regione centro-orientale. Con il target di consolidare la sua posizione di potenza regionale Varsavia ha iniziato a modernizzare il suo comparto industriale. Il trasferimento di tecnologia dall’estero verso la Polonia e il consolidamento della holding statale polacca Polska Grupa Zbrojeniowa ha dato un forte strumento strategico, che Varsavia può usare per proiettare la sua influenza nell’estero vicino. Nel 2015 ha istituito un apposito fondo di assistenza che facilita l’erogazione di prestiti per gli Stati che desiderano acquisire tecnologia militare polacca. Questo fondo mira a rafforzare le relazioni militari industriali e politiche polacche nella regione dell’Europa orientale, ed è indirizzato a Bulgaria, Romania,le tre repubbliche baltiche Estonia, Lettonia e Lituania e al Gruppo di Visegrád: Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia. L’attivismo di Varsavia sta accelerando la collaborazione politico-militare degli stati europei centro-orientali e la Polonia, naturalmente, ambisce ad essere la guida.

L'Italia batte la Polonia al 91': gli azzurri evitano la retrocessione

Di Marco Gentile
L'Italia di Roberto Mancini gioca bene contro la Polonia, soprattutto nel primo tempo, produce tantissime occasioni da rete e sfonda all'ultimo tentativo al minuto 91' con Biraghi.
Gli azzurri, grazie alla rete del terzino della Fiorentina, hanno mandato ko i polacchi, in casa loro, ed ottenuto la prima vittoria ufficiale nella Uefa Nations League. L'Italia aveva bisogno di tre punti per evitare la retrocessione nella Lega B e puntualmente questo successo è arrivato anche se ci sono voluti oltre 90' minuti per piegare la resistenza dei padroni di casa. L'Italia è stata anche sfortunata dato che ha trovato uno Szczesny in stato di grazia ed ha anche colpito due legni con Jorginho e Insigne, entrambi nel primo tempo. La Polonia, con questa sconfitta, retrocede ufficialmente nella Lega B, mentre l'Italia il 17 novembre si giocherà il primato contro il Portogallo anche se servirà una vittoria, magari con oltre un gol di scarto dato che all'andata finì 1-0 per i lusitani in casa loro, ed eventualmente gli azzurri dovranno anche sperare che i campioni d'Europa nel 2016 non vadano oltre il pareggio nell'ultima sfida in programma il 20 novembre contro la Polonia.
L'Italia domina nel primo tempo in Polonia e già al primo minuto coglie un clamoroso incrocio dei pali con la bordata di Jorginho. All'8' Insigne prova il pallonetto a sopresa suSzczesny ma la palle esce di poco, mentre al 12' il portiere della Juventus smanaccia un cross al veleno di Chiesa ma poi Insigne viene murato sul tentativo di ribattuta. Al 23' Bernardeschi ci prova con un gran tiro dalla distanza ma la palle termina a lato. Alla mezz'ora l'Italia colpisce un'altra traversa con Insigne che in scivolata sul cross di Chiesa colpisce il montante. Al 32' Jorginho si incunea in area di rigore polacca ma trova la respinta sicura del portiere polacco e la reazione dei padroni di casa arriva un minuto dopo con Milik, murato in angolo da Biraghi. Al 36' Florenzi la crossa morbida per Chiellini che incorna benissimo di testa trovando il miracolo di Szczesny. Un minuto dopo ancora Bernardeschi chiama alla parata il suo compagno di squadra alla Juventus. Sul finire del primo tempo Florenzi calcia con un bel destro a incrociare ma Szczesny vola ancora a sventare la minaccia.
Nella ripresa la Polonia si fa pericolosa al 57' con Grosicki che chiama alla parata Donnarumma: sulla respinta Zielinski la mette alta. Due minuto dopo Biraghi si mangia l'1-0 calciando fuori un cioccolatino servitogli da Barella. Chiesa al 61' prova il tiro a giro che viene deviato in angolo e al 65' viene annullato, giustamente, un gol a Chiesa per posizione di fuorigioco di Insigne che gli aveva servito il pallone per segnare. Florenzi al 67' si trova a tu per tu con Szczesny ma controlla male e viene fermato al momento di tirare. La Polonia riparte bene in contropiede al 73' con Lewandowski che serve una gran palla per Grosicki che trova però la respinta di Donnarumma: sulla ribattuta Milik la calcia alta da ottima posizione. Mancini all'81' lancia in campo Lasagna, all'esordio con l'Italia ed undicesimo debuttante del nuovo corso Mancini. Al 91' l'Italia passa in vantaggio con Biraghi che la mette dentro dopo una spizzata di testa di Lasagna.
Il tabellino
Polonia: Szczesny; Bereszynski, Glik, Bednarek, Reca (88' Jedrzejczyk), Szymanski (46' Grosicki), Goralski, Linetty (46'Blaszczykowski); Zielinski; Lewandowski, Milik. Ct. Brzeczek
Italia: Donnarumma; Florenzi (84' Piccini), Bonucci, Chiellini, Biraghi; Verratti, Jorginho, Barella; Bernardeschi (81' Lasagna), Insigne, Chiesa. Ct. Mancini
Reti: 91' Biraghi (I).

POLONIA: COME SI VIVE CIRCONDATI DAL CARBONE

Risultati immagini per miniera di Bełchatów
DIDA La miniera di Bełchatów, Polonia, 2018. (Carlo Dojimi)
Di Marina Forti
Il belvedere affaccia su una conca nerastra, percorsa da grandi tubature metalliche e macchinari industriali. È la miniera di lignite di Bełchatów, in Polonia: profonda trecento metri, lunga nove chilometri e larga tre. Un cartellone mostra ai visitatori la mappa del terreno e spiega che la miniera “cammina”, lo scavo avanza in direzione ovest. La lignite alimenta la centrale elettrica sul lato opposto della conca: un edificio imponente che racchiude decine di turbine, cinque torri di raffreddamento e due camini che rilasciano un fumo denso e scuro.
Bełchatów è la più grande centrale elettrica a carbone in Europa. E allo stesso tempo è un’anomalia. Con l’accordo sul clima firmato a Parigi nel 2015, l’Unione europea si è impegnata ad abbandonare il carbone, visto che è il combustibile più inquinante, è dannoso per la salute ed è la prima fonte di emissioni di anidride carbonica che riscaldano l’atmosfera terrestre.
Tra il 2025 e il 2030, secondo le ultime decisioni della Commissione europea, sarà eliminato ogni finanziamento pubblico per gli impianti a carbone. Ma la Polonia, con i suoi 38 milioni di abitanti, va in controtendenza: è l’unico paese europeo che progetta nuovi impianti e nuove miniere, in particolare di lignite, il carbone più inquinante.
L’argomento del governo polacco è semplice: il carbone assicura l’80 per cento dell’energia elettrica del paese – il 90, secondo il parlamento europeo. “È la base della nostra energia e non intendiamo abbandonarla”, ha detto il primo ministro Mateusz Morawiecki durante il suo discorso di insediamento, il 12 dicembre 2017. Ne ha fatto una questione di indipendenza energetica, contro l’ipotesi di importare gas naturale dalla Russia: l’ha chiamata “alternativa patriottica”.
Così, mentre il resto d’Europa comincia a disinvestire dal fossile nero, Varsavia annuncia nuove miniere e progetta di aggiungere oltre dieci giga watt di potenza alle sue centrali a carbone, di cui 3,2 in impianti attualmente in costruzione.
Morawiecki conta su una certa benevolenza: la Commissione europea permetterà al governo polacco di sovvenzionare le sue centrali a carbone. Inoltre, ha il sostegno di alcune grandi compagnie di assicurazione europee. Una rete di attivisti – tra cui l’organizzazione italiana Re:Common e Greenpeace – ha calcolato che Allianz, Munich Re e Generali dal 2013 a oggi hanno investito circa 1,3 miliardi di euro e sottoscritto almeno 21 contratti per assicurare alcune centrali a carbone in Polonia. Intanto però, delle cinquanta città più inquinate d’Europa, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, trentacinque sono in Polonia. Tra queste c’è anche Katowice, 300 chilometri a sud di Varsavia, capoluogo del Voivodato della Slesia, che per ironia della sorte nel dicembre 2018 ospiterà la conferenza delle Nazioni Unite sul clima.

Gli attivisti e il governo
“Abbiamo urgente bisogno di una transizione energetica”, dice Ewa Sufin-Jacquemart, che nel 2011 ha contribuito a fondare 
Strefazieleni (Zona verde), una delle prime associazioni ambientaliste in Polonia. “Ma il nostro governo continua a promettere solo carbone. Nessuna strategia per l’efficienza energetica, nessuno standard sui carburanti, le energie rinnovabili sono addirittura ostacolate. Il governo ci dice che consumare carbone è segno di crescita economica e quindi va bene”. Osserva che su una cosa si trovano d’accordo i due principali partiti del paese, Piattaforma civica (liberali) e Diritto e giustizia (destra nazionalista): sostenere l’industria carbonifera.
Da un paio d’anni però si parla molto di smog”, continua l’attivista. “L’inquinamento atmosferico è diventato un tema di conversazione. Senti discutere di allerta smog, di benzo(a)pirene e di particolato, ci sono perfino nuove app che misurano l’inquinamento”. Il 22 febbraio la Corte di giustizia dell’Unione europea ha condannato la Polonia per aver ripetutamente superato i limiti di inquinamento atmosferico tra il 2007 e il 2015.
Per evitare sanzioni, Varsavia ha annunciato nuove misure antismog, con incentivi per migliorare l’isolamento termico delle abitazioni. “In realtà il governo non vuole imporre standard sui carburanti e sui combustibili domestici”, osserva Łukasz Adamkiewicz, ricercatore di Fundacja #13 (Fondazione #13), un centro di studi sul clima e le energie rinnovabili. È diverso al livello locale, spiega: alcune regioni hanno cominciato a imporre norme più strette per i sistemi di riscaldamento. “Gli scarti di carbone, quelli troppo impuri per andare nelle centrali elettriche, sono venduti a un prezzo più basso per riscaldare le abitazioni. È un guadagno importante per le compagnie minerarie, e il governo non vuole levarglielo”.

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *