Breaking News

3/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Repressione. Mostra tutti i post

Caso Cucchi, Paolo Ferrero: «Passo importante verso la verità»

 Risultati immagini per cucchi

Cucchi, Ferrero: «Passo importante verso la verità»


Di Paolo Ferrero *

La sentenza odierna con la chiusura dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi è un passo importante verso la verità. Finalmente sono state messe a fuoco il ruolo e le responsabilità dei carabinieri. Ora sarebbe il caso di ragionare seriamente su come arginare una certa cultura di mala polizia ed istituire il reato di tortura. Un abbraccio a Ilaria Cucchi, grazie al suo coraggio si è aperta questa breccia di verità e giustizia.
* segretario nazionale di Rifondazione Comunista, vice presidente della Sinistra Europea

TURCHIA: QUASI DIECIMILA ARRESTI TRA RETTORI,IMAM E DIPENDENTI PUBBLICI



A quattro giorni dal golpe fallito, Erdogan continua con la sua crociata contro i presunti supporter dell’azione militare, legati all’imam Fethullah Gülen,paragonato da Erdogan a Osaba Bin Laden. Dopo esponenti dell’esercito e della magistratura, oggi nel mirino sono finiti i 1577 rettori di tutte le università della Turchia, le cui dimissioni sono state chieste dal Consiglio per l’educazione superiore. 

Le epurazioni hanno colpito anche la scuola pubblica, con oltre 15mila tra impiegati, funzionari ministeriali e insegnanti sospesi con effetto immediato e iscritti come indagati in un’inchiesta dello stesso ministero dell’Istruzione. I dipendenti pubblici epurati vanno ad aggiungersi ai quasi 9mila cacciati dal ministero dell’Interno e ai 2400 appartenenti ad altri dicasteri. 
Problemi anche per gli esponenti religiosi, con la Diyanet, massima autorità islamica che dipende dallo Stato, che ha annunciato l’allontanamento di 492 dipendenti - tra cui docenti di religione e imam - per sospetti legami con la rete di Gülen. La stessa Diyanet ha anche fatto sapere che non concederà lo svolgimento dei funerali islamici per i golpisti uccisi. 

Il Consiglio supremo radiotelevisivo della Turchia (Rtuk) ha poi annullato le licenze a «tutte le emittenti di radio e televisione che hanno dato sostegno ai cospiratori golpisti». Una decisione che non nomina esplicitamente alcun media, lasciando spazio a una pericolosa interpretazione estensiva da parte delle autorità.  

Turchia:violenta carica della polizia contro il Gay Pride a Istanbul

Turchia: idranti e proiettili di gomma, polizia contro gay pride a Istanbul


La polizia turca è intervenuta con estrema violenza per disperdere il Gaypride di Istanbul, facendo ricorso a gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere migliaia di manifestanti radunati pacificamente nel centro della città. Quando i manifestanti hanno scandito slogan denunciando il "fascismo" del regime del presidente islamico conservatore Recep Tayyip Erdogan, gli agenti, numerosi e in assetto antisommossa all'ingresso della zona pedonale di Istiklal, hanno caricato la folla sparando anche proiettili di gomma.

SAVAK:la brutale polizia segreta iraniana dello Scià che operò con il sostegno della CIA dal 1957 al 1979



La brutale polizia segreta dello Scià, la SAVAK, venne formata sotto la guida della CIA nel 1957, e venne addestrata dal Mossad per controllare tutti gli aspetti della vita politica iraniana.
La Savak divenne nota in Iran per i suoi brutali metodi.
Le interrogazioni venivano stabilite usando tremende torture e tecniche per distruggere i dissidenti arrestati.
La censura veniva stabilita per monitorare i giornalisti, personaggi della letteratura e accademici del paese.

Università, sindacati e organizzazioni contadine, come molte altre, erano tutte soggette all'intensa sorveglianza degli agenti della SAVAK e dei suoi informatori.

TRADUZIONE E ADATTAMENTO DI SALVATORE SANTORU PER http://informazioneconsapevole.blogspot.it/

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.angelfire.com/home/iran/savak.html

Carcere e mille frustate. L’Arabia Saudita non perdona il blogger


Di Francesca Paci

Fino al 9 gennaio scorso pochi conoscevano il nome di Raif Badawi che pure tra il 2008 e il 2012 aveva affidato quotidianamente al sito Saudi Free Liberals Forum le sue riflessioni di volteriano arabo. Poi, poche ore dopo aver denunciato l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo definendolo «codardo», Riad decise di procedere contro il blogger arrestato 3 anni prima per apostasia e partirono le prime 50 delle 1000 frustate disposte dal tribunale religioso (oltre a 10 anni di prigione e una multa da un milione di riyal). Adesso, indifferente alla mobilitazione internazionale lanciata nel frattempo da Amnesty International, la Corte Suprema conferma la sentenza: Raif Badawi dovrà inginocchiarsi di nuovo in mezzo alla folla di fedeli urlanti «Allah uakbar» per ricevere la seconda razione della pena riservata ai bestemmiatori di Dio e così via, ogni santo venerdì dell’islam, per 19 settimane.  

«I versetti satanici»  
Ma cosa ha scritto questo 31enne che nel regno campione mondiale di condanne a morte paga più degli assassini? Ricostruirlo ora che il blog è stato chiuso significa navigare sul Web tra i messaggi degli arabi tentati dall’ateismo al punto da rimpallarsi le considerazioni dei più temerari tra loro. In uno degli ultimi articoli postati poche settimane prima di essere arrestato il 17 giugno 2012 Raif Badawi ragiona dell’ostilità avvertita tra i connazionali: «Il liberalismo per me significa semplicemente vivere e lascia vivere (…) Ma l’Arabia Saudita che rivendica l’esclusivo monopolio della verità è riuscita a discreditarlo agli occhi del popolo». Poi, ancora: «Nessuna religione ha mai avuto alcuna connessione con il progresso civile dell’umanità. Non è colpa della religione ma del fatto che tutte le religioni rappresentano una precisa particolare relazione spirituale tra l’individuo e il Creatore». In queste ore in cui la gente si prepara allo spettacolo dell’empio frustato in piazza come ai tempi del rogo di Giordano Bruno, suo padre si è presentato in tv non per difenderlo ma per annunciare di volerlo diseredare.  

I dissacratori  
A scorrere i pensieri e le parole di Raif Badawi, che cita l’Albert Camus di «il solo modo di relazionarsi a un mondo non libero è essere così assolutamente libero di vivere la vita come ribellione», si scorge un mondo sconosciuto, quello degli scettici, dei contestatori, dei dissacratori musulmani, sparuti ma in crescita, descritti nel libro di Brian Whitaker «Arabs without God». 

Ecco un pezzo del 2010: «Appena un pensatore inizia a rivelare le sue idee arrivano centinaia di fatwa che lo accusano di essere un infedele solo perché ha avuto il coraggio di discutere i temi sacri. Temo che i pensatori arabi emigreranno in cerca di aria fresca per sfuggire alla spada delle autorità religiose». E un altro, in favore della separazione tra religione e politica ma senza accusare il governo e le autorità di Mecca (cosa che Badawi non ha mai fatto): «Il secolarismo rispetta tutti e non offende nessuno. Il secolarismo (…) è la soluzione pratica per far uscire i paesi, compreso il nostro, dal terzo al primo mondo». Impossibile non ricordare queste ultime parole leggendo i suoi messaggi dal carcere pubblicati in Germania nel volume «1000. Lashes: Because I Say What I Think». 

La famiglia in esilio  
La moglie Ensaf Haider e i tre figli sono da tempo in esilio in Canada e Badawi dalla cella che condivide con gli assassini e i criminali di cui, dice, nella vita normale si era protetto chiudendo ogni sera a chiave la porta di casa, scrive: «Un giorno nel bagno imbrattato all’inverosimile ho scorto questa frase, tra le mille scritte oscene in tutti i dialetti arabi, “il secolarismo è la soluzione”. Ho gioito perché c’era almeno qualcuno in prigione capace di capirmi, qualcuno che potesse comprendere le ragioni per cui sono rinchiuso qui per la colpa di aver espresso la mia opinione». Vita pericolosa quella del blogger attivista del libero pensiero, combattente solitario e senza rete destinato a cadere soprattutto nei paesi in cui l’identità collettiva non è politica ma religiosa.  

Nel blog di Raif Badawi si trova tutto il tormento dei giovani liberali arabi contemporanei. Il Dio indiscutibile per cui sconta una pena disumana ma anche la questione palestinese («Non sono in favore dell’occupazione israeliana di nessuna paese arabo ma allo stesso tempo non voglio che Israele sia sostituito da uno stato religioso…Gli stati che sono basati sulla religione relegano i propri sudditi nel recinto di fede paura»), gli attentati dell’11 settembre 2001 alla luce della proposta di costruire una moschea nei pressi delle ex Torri Gemelle («Quello che mi ferisce di più come abitante dell’area che esporta questi terroristi… è l’audacia dei musulmani di New York che raggiungono i limiti dell’insolenza e non considerano il dolore delle famiglie delle vittime…». Il suo nome era sconosciuto al mondo fino a 5 mesi fa, adesso tutti sanno e lui torna a piegare la schiena sotto i colpi della frusta. 

Arabia Saudita:"Le frustate non fermeranno la mia lotta per i diritti", l'appello dal carcere del blogger perseguitato



Raif Badawi è da tre anni in prigione per aver chiesto la separazione fra Stato e religione. Per lui si sono mobilitati politici, intellettuali e organizzazioni internazionali. Nella giornata mondiale per la libertà di stampa racconta: “Io, umiliato davanti alla folla come punizione per ciò che ho scritto”.

Di Raif Badawi, da Repubblica, 4 maggio 2015
Mi ero assegnato il compito di proporre una nuova chiave di lettura del liberalismo in Arabia Saudita, per dare un contributo all’emancipazione della società nel mio Paese. Ho cercato di abbattere i muri dell’insipienza e la sacralità del clero, di diffondere un po’ di pluralismo e di rispetto per valori quali la libertà d’espressione, i diritti delle donne, delle minoranze e dei nullatenenti in Arabia Saudita: è stata questa la mia vita, fino al mio arresto nel 2012, quando sono finito in una cella, in mezzo a gente incarcerata per i crimini più diversi. Dagli assassini ai ladri, ai trafficanti di droga, fino ai pedofili, stupratori di bambini. La vita accanto a loro mi ha cambiato per molti aspetti, soprattutto sul piano puramente umano, cancellando molti dei miei precedenti stereotipi.

Immaginate di trascorrere la vostra vita quotidiana, fin nei suoi minimi dettagli, in una stanza di appena venti metri quadrati, condivisi con altre trenta persone incolpate di ogni possibile atto criminale.
In passato, prima di coricarmi avevo l’abitudine, probabilmente molto comune, di accertarmi che tutte le porte e finestre fossero ben chiuse, per timore dei delinquenti. Mentre ora vivo in mezzo a loro! Dormo, mangio, mi lavo, mi cambio, rido, piango, gioisco, mi arrabbio o grido … sempre in mezzo a loro, sotto i loro occhi. Dopo molti tentativi di abituarmi a vivere tra queste persone, ho fatto uno sforzo consapevole per vederle da un punto di vista diverso e solo dopo qualche tempo ho avuto la certezza che anche i criminali sanno ridere! Sì, anche loro amano, soffrono, e alcuni danno prova di una delicatezza, di una sensibilità umana così straordinaria che a volte soffro profondamente nel compararla a quella delle persone “normali” che un tempo mi erano vicine.

Recentemente, entrando in uno dei gabinetti, lo trovai cosparso di carta igienica lurida, con le pareti inzaccherate, la porta sconnessa, pieno di sporcizia ovunque: uno spettacolo angoscioso. Ma tant’è: dovevo pur ritrovarmi in quel caos, gestire al meglio la situazione. Mentre mi concentravo a decifrare le centinaia di scritte che imbrattavano quelle pareti appiccicose, mi saltò agli occhi una frase: «Il secolarismo è la soluzione!» Fui sopraffatto da uno sconfinato stupore. Mi sfregai gli occhi per convincermi che quella scritta esisteva davvero. Era come se in un misero locale notturno, in mezzo a un assembramento di squallide ragazze in vendita, entrasse improvvisamente, al tocco della mezzanotte, una bellissima dispensatrice d’amore, irradiando vita e gioia intorno a sé.

Non saprei dire tutto ciò che in quel momento mi passò per la testa, né perché mi fosse venuta in mente quell’immagine. A quanto pare, in questo nuovo tipo di vita l’uso di un cesso diverso può cambiare il destino. Le idee sfrecciavano nella mia mente mentre procedevo all’incombenza per la quale ero lì. Sorridendo, incominciai a riflettere su chi potesse essere l’autore di quella scritta, in quel carcere stracolmo di migliaia di delinquenti, condannati per reati comuni. Quella breve frase, così bella, così diversa, mi aveva riempito di stupore e di gioia. Se mi era dato di leggere quelle parole tra centinaia di volgarità in tutti i dialetti arabi possibili e immaginabili, di cui erano gremite le luride pareti di quel gabinetto, voleva dire che in questo carcere c’era da qualche parte almeno una persona capace di capirmi. Qualcuno che comprendesse le ragioni per le quali avevo lottato ed ero stato rinchiuso qui.


Pochi giorni dopo quell’esperienza, dovevo ricevere una notizia che avrebbe trasformato per me quel mondo di criminali in un vero paradiso: un paradiso con condizioni particolari, rispondenti ai miei personali criteri. Quando Enaf, la mia amatissima moglie, mi ha detto che un’importante casa editrice tedesca aveva raccolto e fatto tradurre i miei articoli per farne un libro, ho reagito dapprima con molto scetticismo. Sinceramente, devo dire che quando scrissi il mio primo blog non avrei mai immaginato di vedere un giorno i miei articoli raccolti e pubblicati in arabo — e men che meno in un’altra lingua!

Cara lettrice, caro lettore: se siete arrivati fin qui, vuol dire che siete interessati a leggere quanto ho da dire. C’è veramente chi pensa che io abbia qualcosa da dire. Mentre per tanti altri sono semplicemente un uomo comune, uno che non merita di vedere i suoi blog tradotti e pubblicati in un libro. Quanto a me, mi vedo semplicemente come un uomo esile ma tenace, sopravvissuto miracolosamente a cinquanta colpi di frusta, subiti davanti a una folla giubilante che urlava Allahu akbar : tutto questo a causa dei miei articoli.

Il tribunale mi aveva condannato a morte, vista la «gravità dell’apostasia e dell’offesa all’Islam» di cui ero incolpato. Poi la mia pena è stata commutata a 10 anni di carcere, mille frustate e una gravosa multa, di un milione di riyal. Oggi, nel momento in cui scrivo per voi queste righe, ho subito le frustate e scontato tre anni di carcere: mia moglie, sottoposta a pressioni sempre più forti, è stata costretta ad emigrare all’estero coi nostri tre figli.
Tutte queste crudeli sofferenze sono state inflitte a me e alla mia famiglia per la sola colpa di aver espresso la mia opinione.

Fonte:http://temi.repubblica.it/micromega-online/%E2%80%9Cle-frustate-non-fermeranno-la-mia-lotta-per-i-diritti%E2%80%9D-l%E2%80%99appello-dal-carcere-del-blogger-perseguitato/

Cosa sta succedendo realmente a Baltimora?


Di Lorenzo Berti
In questi giorni le cronache americane sono scosse dai disordini in atto nella città di Baltimora, uno dei principali distretti portuali del paese. Facciamo un veloce riepilogo dei fatti di cronaca: il 12 aprile un venticinquenne afroamericano, Freddie Gray, con precedenti per spaccio di droga cerca di sfuggire ad un controllo della polizia ma viene fermato e tratto in arresto. Gray soffre di asma e difficoltà respiratorie ed i ritardi nell’avvertire l’autoambulanza gli causano un malore che lo fa cadere in stato di coma. Dopo una settimana, il 19 aprile, Gray muore in ospedale, dove gli vengono riscontrate anche gravi lesioni alla spina dorsale. Il 25 aprile la comunità afroamericana organizza una grande marcia di protesta contro quello che definiscono “il comportamento razzista e violento delle forze di polizia che ha causato la morte del giovane Freddie”. La manifestazione però degenera subito in guerriglia urbana e saccheggi. Stesse scene anche nei giorni successivi, in particolare dopo il funerale svolto il 27 aprile. Le autorità americane rispondono proclamando il coprifuoco in città dalle 22 di sera alle 5 di mattina e schierando in strada 5mila soldati della Guardia Nazionale. Il 1 maggio il procuratore generale dello Stato annuncia di voler incriminare un poliziotto autore dell’arresto di Gray per il reato di omicidio preterintenzionale ed altri cinque agenti per omicidio colposo.
Il copione è molto simile a quello di altre rivolte che si sono verificate negli Stati Uniti a causa delle tensioni tra polizia e comunità afroamericana: dalla più grave a Watts nel 1965 (terminata con 34 morti ed oltre mille feriti), alla più famosa a Los Angeles nel 1992 (con il video del pestaggio subito da Rodney King che ha fatto il giro del mondo), fino alla più recente a Ferguson dello scorso anno.
Il dato di fatto che emerge in maniera più chiara da tutto ciò è il totale fallimento della società multirazziale, anche nella patria di origine di questo modello ovvero gli Stati Uniti. A tutt’oggi infatti non esiste alcun equilibrio o pacifica integrazione tra le varie comunità etniche presenti nel paese (afroamericani, ispanici, asiatici, bianchi etc.) che tendono a vivere separate dando vita nelle periferie a dei veri e propri ghetti etnici. Le tensioni razziali quindi sono più vive che mai, pronte ad esplodere ogni volta che c’è una scintilla. Una ulteriore conferma di ciò sono le frequenti aggressioni subite da militanti antirazzisti bianchi che hanno preso parte a manifestazioni organizzate da afroamericani (nella foto un attivista di sinistra con una maglietta ‘Police: Stop Killing Black Men’ che è stato ferito a colpi da martello durante le proteste di Ferguson).
3
In realtà però nel caso di Baltimora il razzismo sembra entrarci ben poco, considerato che la metà (tre su sei) degli agenti accusati dell’omicidio di Freddie Gray sono afroamericani esattamente come lui! Le statistiche inoltre dicono che i casi di afroamericani uccisi dalla polizia sono quasi la metà rispetto ai bianchi. Il problema in questo caso quindi non sembra essere tanto il presunto razzismo delle forze di polizia quanto i loro discutibili metodi di arresto che, secondo alcune statistiche, nel 2014 hanno causato oltre mille morti.

Jade Helm 15, presunte "prove tecniche di legge marziale negli Usa". Texas, Utah e California del sud "potenzialmente ostili".


Di Cesare Sacchetti
Non sembra che ci siano precedenti di alcun tipo, e forse l’esercitazione militare Jade Helm 15 potrebbe essere la prima nel suo genere nella quale membri del corpo militare degli Stati Uniti si mischieranno alla popolazione civile. A coordinare l’operazione sarà lo United States Special Operations Command, ovvero il commando delle operazioni speciali degli Stati Uniti che ha stabilito che questa esercitazione si terrà in sette stati americani: Texas, New Mexico, Arizona, California, Nevada, Utah and Colorado. Le manovre inizieranno la prossima estate dal 15 luglio  e termineranno il 15 settembre.
Che tipo di operazione è Jade Helm? Secondo il documento declassificato pubblicato dal Commando delle operazioni militari, è un “allenamento militare realistico che si interessa di operazioni di guerra non convenzionali”. In questo tipo di esercitazione è previsto che i militari si infiltrino tra i civili che dovranno segnalare alle forze militari che partecipano all’operazione ( Berretti Verdi, Navy Seals, Marines, 82ª Divisione aviotrasportata)  qualsiasi attività sospetta che abbia luogo sul territorio federale degli stati. Secondo la mappa pubblicata dal Commando, gli Stati interessati sono contrassegnati con dei colori ( blu, marrone, rosso, celeste) per connotarne l’ostilità, la neutralità, o l’amicizia nei confronti di questo tipo di operazione.

Il Texas, lo Utah e il sud della California sono considerati ostili. La California,il Nevada e il Colorado sono considerati tolleranti mentre il New Mexico e l’Arizona non hanno una connotazione precisa. Ufficialmente il documento del commando giustifica la necessità dell’esercitazione per “ migliorare la capacità di adattamento a territori sconosciuti, a condizioni economiche e sociali differenti”, e operare “all’interno della comunità dove tutto quello che è al di fuori dell’ordinario sarà segnalato alle autorità (i civili del posto saranno i primi in questo compito).” E’ proprio quest’ultimo punto a sollevare interrogativi su questo tipo di esercitazione, dove non solo la popolazione di alcuni stati viene classificata come ostile, come se i civili potessero rappresentare una minaccia per il governo federale. Il governo degli Stati Uniti considera nemici alcuni dei suoi cittadini in dissenso con le politiche di Washington? 
Se questa esercitazione è uno dei modi per provare la fedeltà dei cittadini americani, tramite l’infiltrazione delle forze armate tra i civili, si è piuttosto vicini all’anticamera della legge marziale negli Stati Uniti. Tantomeno non sono specificate quali siano le attività fuori dall’ordinario che vadano segnalate alle autorità e questo sembra evocare il clima delle grandi purghe staliniane, nella quali il cittadino era spinto ad indossare i panni del delatore per denunciare presunte attività sospette del vicino di casa, per non essere perseguito anch’egli in un clima di isteria generale e di diffidenza reciproco. Con la differenza che l’URSS dell’epoca era considerata un apparato totalitario fondato sulla polizia politica e le repressioni di massa, mentre gli USA sono ancora oggi considerati la culla delle libertà democratiche. 
Si teme dunque che gli stessi cittadini americani rifiutino o disapprovino le politiche del governo federale, che in tal senso agisce con uno schema di repressione dei possibili focolai intestini che potrebbero in qualche modo ribellarsi agli ordini dell’esecutivo. Secondo Roy Boyd, vice-sceriffo della Contea di Vittoria "verranno costruiti nuclei di militari per provare la loro abilità di movimento sul posto senza farsi troppo notare nella comunità".  L’obbiettivo dei militari è dunque quello di "testare la loro capacità di fondersi sostanzialmente con l'ambiente locale , mischiarsi con esso e non far saltare la loro copertura."
 Se dunque i militari hanno l’obbiettivo di mescolarsi alla popolazione civile  senza farsi identificare, si corre il pericolo di mettere a rischio l’incolumità dei civili che verrebbero loro malgrado coinvolti in un’operazione militare. Il potenziale beneficiario di Jade Helm potrebbe essere il governo che tramite questo tipo di esercitazioni potrebbe identificare eventuali “sacche ostili”. L’esercito degli Stati Uniti non è stato in grado di spiegare perché il sud della California, lo Utah e il Texas siano considerati ostili e ha giustificato l’esercitazione per contrastare eventuali minacce straniere. Secondo  il portavoce del Commando Operazioni Speciali, Mark Lastoria, Jade Helm consentirà ai soldati di praticare"nuove tecniche in operazioni speciali di guerra", e  “serve ad affinare le competenze necessarie a fronte di un continuo cambiamento della minaccia straniera”.
Nonostante le smentite ufficiali dell’Esercito che esclude l’introduzione della legge marziale negli USA, esistono dei manuali operativi in proposito ed uno è stato pubblicato nel 2006, utilizzato per un corso presso la Scuola di Polizia Militare a Fort McClellan che fornisce le direttive per contrastare eventuali insurrezioni civili. Secondo il manuale la funzione della polizia militare è quella di “ interrompere riunioni non autorizzate e pattugliare la zona di disturbo per prevenire l’esercizio di atti illegali", aggiungendo che, "durante le operazioni per ristabilire l'ordine, le forze militari possono ricorrere all’uso della forza,  alzare dei blocchi stradali, disperdere le folle, e impiegare agenti di controllo della folla”. Cosa succede alle persone che vengono fermate dalle autorità militari? 
Secondo un documento rilasciato dal Dipartimento della Difesa, gli attivisti politici verranno portati in “campi di concentramento temporanei ”per essere pacificati da "ufficiali esperti in operazioni psicologiche " e per far sviluppare un "apprezzamento delle politiche degli Stati Uniti". Chi non è d’accordo con quello che sta facendo il governo va dunque rieducato.

Assurdo? Joseph Conrad scrisse che “quanto più una persona è intelligente, tanto meno diffida dell'assurdo.” Il mondo che si credeva  di aver dimenticato potrebbe tornare proprio perché ci si rifiuta di accettare una verità così intollerabile. Non si tratta di veline farneticanti o di sciocche paranoie. Il potere non si cura nemmeno più di nascondere ciò che sta facendo. 

Snowden: "I sistemi informatici dei governi? Centri di repressione per tutti"


Di Max Brod e Cosimo Caridi

"E' il più grande sistema di repressione della storia dell'umanità". Così Edward Snowden, ex informatico della Cia e whistleblower (gola profonda), commenta il sistema informatico di controllo dei governi sulla vita dei semplici cittadini. 

Intervenuto in collegamento video durante il Festival internazionale del giornalismo di Perugia, in aula gremita e che leva un lunghissimo applauso appena compare collegato sullo schermo, Snowden ha spiegato che: "In merito ai servizi di intelligence, il governo italiano e quello degli Stati Uniti collaborano strettamente". 


Sul silenzio del governo italiano in merito ai temi dello spionaggio internazionale, ha detto: "Bisogna rispondere di più alle domande, per non causare serie preoccupazioni alla società civile". 


Snowden ha infine descritto le potenzialità del controllo dei servizi di intelligence: "Se avete un cellulare in tasca, il vostro governo sa dove siete, anche se non siete dei criminali. C'è un'agenzia britannica in grado di intercettare la webcam dei vostri computer e dei vostri iPhone"



Fonte: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/04/18/snowden-il-sistema-informatico-dei-governi-centro-di-repressione-per-tutti-noi/362474/


G8 Genova:Corte europea dei diritti umani condanna l'Italia per tortura



Di Salvatore Santoru

 La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per i fatti del G8 di Genova , in quanto ciò che è stato compiuto dalle forze dell' ordine italiane nell'irruzione alla Diaz del 21 luglio 2001 "deve essere qualificato come tortura".

 All'origine del procedimento c'è il ricorso che è stato presentato da Arnaldo Cestaro, un manifestante veneto che all'epoca aveva 62 anni e che rimase vittima del violento pestaggio durante l'irruzione della polizia nella sede del Genova Social Forum.

Per approfondire:http://www.repubblica.it/politica/2015/04/07/news/diaz_corte_strasburgo_condanna_l_italia_per_tortura-111347188/

http://www.lastampa.it/2015/04/07/italia/cronache/alla-diaz-fu-tortura-la-corte-di-strasburgo-condanna-litalia-per-i-fatti-del-g-a-genova-A2ZJuYNGp0FLdWYkTaegFO/pagina.html

Bahrain: gli orrori delle “Jaw Prison”, le carceri del regime

Di Carolina Ambrosio
La condizione dei prigionieri in Bahrain è semplicemente disumana, costretti a sopportare continue violenze da parte del personale penitenziario. A mettere in luce questa situazione è l’organizzazione internazionale Amnesty International che sta portando avanti delle indagini per scoprire cosa è successo il 10 marzo scorso nell’istituto penitenziario “Jaw Prison”.
Il 10 marzo scorso, infatti, i prigionieri sono stati malmenati dal personale e si indaga anche per l’uso di gas lacrimogeni in alcune sezioni dell’istituto penitenziario.
Quello del 10 marzo è solo uno degli episodi che attestano una serie continua e regolare di violenze, non  solo fisica ma anche e soprattutto psicologica. La condizione dei carcerati in Bahrain è, infatti, pessima. AI è risoluta nell’affermare che i prigionieri non ricevono un adeguato trattamento sanitario. Il carcere tra l’altro sprovvisto di una sezione penitenziaria per minorenni, cosicchè nel suddetto istituto convivono adulti e ragazzi. In questo modo i minori che dovrebbero teoricamente essere rieducati alla convivenza civile in società, vengono privati del necessario supporto e non godono dei servizi peculiari al loro status di detenuti minorenni.
Secondo il gruppo di opposizione Al-Wefaq, i detenuti non solo sono continuamente sottoposti a tali violenze, ma viene loro privato anche di ricevere visite, o anche solo telefonate, dai parenti. Lo stesso gruppo Al-Wefaq si è unito alle proteste di Amnesty International e ha manifestato dissenso per le condizioni di detenzione di 1300 prigionieri nella nota, ormai tristemente, Jaw Prison.
Alla luce di queste constatazioni, Amnesty International invita le autorità del Bahrain a fermare queste torture e chiede che vengano anche desecretate i risultati delle indagini condotte sulle violenze del 10 marzo.
Dal 2011 nel Paese del Golfo sono in atto proteste per avere riforme politiche e la trasformazione del Bahrain da Stato monarchico ad uno Stato con monarchia costituzionale. Ma dopo l’indifferente silenzio della famiglia regnante Al-Khalifa, le proteste si sono fatte più mirate chiedendo senza mezzi termini la destituzione della famiglia, che ha inasprito le repressioni delle proteste popolari.
Comunque, i detenuti della Jaw Prison continuano a vivere in condizioni disumane, in aperto contrasto con gli standard e le leggi internazionali dei diritti umani. Amnesty continua a fare pressione sulla famiglia Al-Khalifa affinché renda chiare le circostanze e le condizioni detentive e applichi misure per fermare le torture.

Pakistan. Cristiani minacciati dalla polizia: «Volete protezione? Pagate la tassa di sottomissione»



Di Leone Grotti

«Volete la protezione della polizia? Pagate la jizya». È quello che alcuni residenti pakistani del quartiere di Youhanabad, a Lahore, si sono sentiti dire dagli ufficiali della polizia della città, che vogliono vendicarsi per l’uccisione di due musulmani.
DOPO GLI ATTENTATI. Il 15 marzo, dopo che due attentatori suicidi si erano fatti esplodere davanti a due chiese del quartiere di Youhanabad, uccidendo 19 persone, una folla aveva linciato e ucciso due musulmani sospettati di essere collegati ai terroristi. Per l’omicidio, la polizia di Lahore ha arrestato «con un raid indiscriminato» circa 200 cristiani, senza neanche controllare la loro identità o il loro eventuale coinvolgimento nell’omicidio.
TASSA DI SOTTOMISSIONE. Ora sembra che la polizia voglia vendicarsi contro i cristiani. «La polizia ci ha chiesto di pagare la jizya per il “peccato” dell’uccisione dei due musulmani. D’ora in poi, potremo avere protezione dalla polizia solo se paghiamo questa tassa islamica, che non ha niente a che vedere con la legge». La jizya è la tassa di sottomissione prevista dal Corano per i cristiani che, in terra musulmana, vogliano continuare a mantenere la propria fede. Di recente, i cristiani di Mosul sono stati obbligati dallo Stato islamico a pagarla. In alternativa, potevano scegliere di convertirsi, andarsene o essere uccisi.
«PROCESSARE GLI AGENTI». «I criminali coinvolti negli scontri devono essere perseguiti», ha dichiarato Wilson Chowdhry, leader della British Pakistani Christian Association. «Ma gli innocenti devono essere lasciati liberi. Non conta che i due musulmani fossero armati, non si può giustificare in alcun modo la loro uccisione. Il governo del Pakistan però deve proteggere tutti i cittadini. Se la polizia locale impone la jizya, che è illegale, allora queste persone devono essere rimosse dai loro incarichi e processate».
«STESSO METRO PER TUTTI». Dai video in mano alla polizia, sembra che siano stati identificati i due cristiani colpevoli dell’omicidio. Si tratterebbe di Sohail Johnason e Yousaf Kamran. Il primo dei presunti colpevoli è fondatore e capo della Ong “Sharing Life Ministry Pakistan”. I cristiani non si stanno opponendo alle indagini della polizia per il duplice omicidio, chiedono però che vengano anche assicurati alla giustizia i mandanti del doppio attentato kamikaze contro due chiese e gli autori della sparatoria contro una terza: «È giusto assicurare alla giustizia i colpevoli, ma utilizzando lo stesso metro verso tutti, punendo anche i mandanti degli attentati», ha dichiarato Haroon Barkat Masih, a capo della “Masihi Foundation”.


Fonte:http://www.tempi.it/pakistan-cristiani-minacciati-dalla-polizia-volete-protezione-pagate-la-tassa-di-sottomissione#.VRavqvmG-So

Tibet: rilasciato dopo 15 anni un monaco buddista dissidente dell'occupazione cinese


Di Salvatore Santoru

Il governo comunista tibetano ha rilasciato dopo 15 anni di prigione Ngawang Gyurmey,un monaco buddista arrestato il 17 marzo del 2000 per aver distribuito volantini a favore del Dalai Lama e contro la presenza cinese in Tibet. 


Gyurmey stato arrestato insieme ad altre cinque persone: due di queste, rilasciate nei giorni scorsi, sono morte per le violenze subite in carcere. La famiglia di Gyurmey teme che lo stesso possa avvenire anche per il monaco, con cui non sono riusciti ancora a parlare.


Cina:arrestati due sacerdoti per aver celebrato una messa "non autorizzata" dal governo

Risultati immagini per china christians

Di Salvatore Santoru

In Cina, domenica 22 marzo la polizia cinese ha arrestato due sacerdoti,. Quan Shaoyun, 41 anni, e p. Cao Jianyou, 43 anni, a Mutanjiang (Heilongjiang).La loro "colpa" è stata di aver appena celebrato una messa "non autorizzata" dal governo, in quanto secondo i regolamenti sulle attività religiose diramati dal governo cinese, chiunque svolga attività religiose fuori del controllo governativo compie azioni illegali ed è passibile di arresto per attività "criminali". .
P. Quan e Cao sono rispettivamente parrocco e viceparroco di una comunità "sotterranea",ovvero non riconosciuta dal governo, e la loro attività si svolge in luoghi non registrati presso il Ministero degli affari religiosi.
La vicenda ha sorpreso diversi cattolici locali visto che l'attività dei due sacerdoti, pur essendo "sotterranea", era conosciuta dalla polizia e sopportata purché venisse svolta a "profilo basso".



Birmania:80 studenti sotto processo per le proteste di due settimane fa

Risultati immagini per birmania studenti

Di Salvatore Santoru

Inizia oggi in Myanmar(Birmania) il processo che vede imputati un'ottantina di studenti arrestati durante la manifestazione contro la riforma dell'istruzione di due settimane fa a Letpadan mentre cercavano di superare lo sbarramento della polizia, che aveva interrotto, a quanto risulta in modo violento, la marcia di circa duecento studenti contro la riforma dell’istruzione in discussione al parlamento. 
Gli studenti processati sono stati accusati di aver promosso divisioni e instabilità e rischiano fino a sei anni di carcere. La protesta di Letpadan era nata per chiedere di dare maggiore potere alle università e agli istituti superiori, per il diritto di formare sindacati studenteschi e per quello di insegnare le lingue delle minoranze etniche a scuola.

Arabia Saudita: confermati 15 anni di carcere all’attivista Waleed Abulkhair, per “incitamento dell’opinione pubblica”

L’Arabia Saudita conferma la linea dura contro i dissidenti e i critici. Domenica scorsa un tribunale di appello ha convalidato la condanna a 15 anni di carcere per l’avvocato Waleed Abulkhair, 36 anni, finito in cella lo scorso luglio per “incitamento dell’opinione pubblica”. Era stato candidato al premio Nobel per la Pace.
Abulkhair è un attivista, direttore dell’organizzazione Monitor of Human Rights in Saudi Arabia (MHRSA) e legale del blogger Raef Badawi, anche lui in carcere per scontare una pena di dieci anni di reclusione e mille frustate per i suoi post giudicati offensivi dell’islam. Il primo round della fustigazione pubblica ha avuto luogo il 9 gennaio scorso e ha sollevato l’indignazione internazionale. Poi l’esecuzione delle frustate si è fermata.
L’avvocato Abulkhair era stato inizialmente condannato a cinque anni di reclusione, pena prima sospesa e poi inasprita da un altro tribunale che lo ha condannato a 15 anni. È stata una Corte penale di appello specializzata in casi di terrorismo a confermare la condanna. L’imputato non ne ha riconosciuto l’autorità e si è rifiutato di chiedere scusa pubblicamente. Secondo il Gulf Center for Human Rights, è stato questo a determinare una pena così dura.
Abulkhair e Badawi erano stati candidate al Premio Nobel per la Pace di quest’anno da un parlamentare norvegese.
Riad sta portando avanti una vera e propria campagna repressiva nei confronti di attivisti per i diritti umani e civili, di blogger, di avvocati e di chiunque esprima il proprio dissenso. Nel regno si applicano pene severe a chi critica la casa reale, il governo, le autorità religiose, o a chi infrange leggi oscurantiste, come il divieto di guidare imposto alle donne. Tante attiviste sono finite in carcere dopo essersi messe al volante per rivendicare il diritto a guidare.
Pene diventate sempre più esemplari dal 2011, l’anno delle primavere arabe che hanno messo sotto pressione la dinastia wahabita. Nel regno non ci sono state rivolte, ma il timore che il malcontento sfociasse in una minaccia alla monarchia ha spinto Riad a usare il bastone e la carota. Da un lato ha investito nella creazione di nuovi posti di lavoro, nell’edilizia e in benefit per i cittadini, dall’altro ha stretto la morsa sugli attivisti.
Fonte:http://nena-news.it/a-saudita-confermati-15-anni-di-carcere-allattivista-waleed-abulkhair/

Turchia: giro di vite sui media e deriva autoritaria



Di Salvatore Santoru

Domenica 14 dicembre la polizia turca ha dato inizio a una vasta operazione contro i media legati al movimento Hizmet del dissidente Fethullah Gülen, portando all'arresto di almeno 24 persone.
Tale episodio costituisce un'ulteriore dimostrazione della svolta autoritaria che il paese sotto la guida di Erdogan sta prendendo.

Fondamentale per ciò è sicuramente lo sdoganamento dell'islamismo che l'attuale premier ha adoperato, mentre la Turchia sino ad ora era uno dei paesi a maggioranza islamica più laici del mondo.

Da segnalare in ciò il recente discorso in cui Erdogan ha sostenuto la subalternità della donna rispetto all'uomo, e nel piano della politica internazionale il ruolo sempre più forte che la Turchia sta assumendo come baluardo dell'Islam politico nel mondo.

Come risaputo la Turchia ha finanziato l'ascesa dei terroristi dell' ISIS ( come tra l'altro rivelato da un'ex membro dell'organizzazione terrorista ) e la "rivoluzione" islamista in Siria contro il governo di Assad, visto dagli islamisti come il più forte nemico nell'area in quanto fautore di un'Islam laico e rispettoso delle differenze.


Inoltre, anche Nawaf Khalil, portavoce curdo del Partito Unione Democratica della Siria, ha riferito dell'appoggio turco all'ISIS sia in Siria che a Kobane contro la resistenza curda.

Intanto, USA e UE, da sempre alleate con la Turchia, prendono ufficialmente le distanze dalle recenti azioni del governo turco, che sino ad oggi hanno sostenuto in tutto e per tutto, tanto che un fondamentale obiettivo dell'Unione Europea è tuttora quello di annoverare il paese della mezzaluna rossa tra i suoi membri.

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *