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TAGLIO STIPENDI PARLAMENTARI, L'ATTACCO DEL DEPUTATO DI SEL SANNICANDRO: 'NON SIAMO MICA METALMECCANICI'


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http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/08/12/taglio-stipendi-parlamentari-sannicandro-sel-non-siamo-mica-metalmeccanici/552003/

“Non siamo lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici! Da uno a dieci noi chi siamo?”. A chiederselo, nell’Aula della Camera durante la discussione sul taglio degli stipendi agli onorevoli a 5mila euro lordi, poi bocciato, è stato Arcangelo Sannicandro. Deputato di Sinistra Ecologia e Libertà, ma una vita nel fu Pci e poi in Rifondazione comunista, l‘avvocato pugliese è finito così al centro delle polemiche. Sannicandro ha, quindi, cercato di dare ulteriori spiegazioni su Facebook per placare gli animi dentro al suo partito. “Tentavo di stabilire alcuni dati essenziali per affrontare il problema dell’indennità di carica dei deputati in modo oggettivo e non demagogico”, scrive il parlamentare che aggiunge: “Così come dice la Costituzione siamo rappresentanti attraverso cui il popolo esercita la sua sovranità. Se ciò non fosse sufficientemente chiaro, aggiungo che i deputati non sono assicurati né all’Inps e né all’Inail e né ricevono le prestazioni da questi all’occorrenza erogate, né sono inquadrati in un contratto collettivo nazionale”. L’avvocato pugliese, che nel 2014 ha dichiarato un reddito di oltre 400mila euro, prosegue: “Della mia professione voglio solo ricordare che è stata esercitata solo e sempre dalla parte dei lavoratori, anche metalmeccanici, insensibile alle lusinghe e non intimidito da pesanti minacce. Comprendo la malafede e la disonestà intellettuale degli avversari politici, ma mi sorprende la superficialità con cui vengono recepite le strumentalizzazioni da parte di coloro che dovrebbero essere adusi ad avvertirle immediatamente”.

FOTO:https://infosannio.wordpress.com

Roma:consigliera PD critica Gay Pride, consigliera di SEL ne chiede le dimissioni



Di Andrea Riva

Sono parole dure quelle che la consigliera democratica Daniela Tiburzi rivolge all'organizzazione del Gay Pride di Roma: "Per quel che mi riguarda, rivendico con forza il diritto-dovere dei laici di esprimere il proprio sostegno davanti a manifestazioni per il matrimonio e la famiglia.
E la mia parola, come pure tutti gli interventi, non ha mai avuto intento polemico o distruttivo e non nasce mai da alcun genere di risentimento. Sono pronta ad intervenire nel dibattito pubblico, laddove si dialoga sulle grandi questioni su cui la Città di Roma si trova a decidere per il futuro della società. L'obiettivo è quello di realizzare una leale collaborazione nel profondo rispetto della laicità delle istituzioni. Quella sana laicità che sta a cuore ai cattolici, ma non può essere confusa con quel laicismo che vorrebbe fare della religione un fatto esclusivamente privato. Uno Stato e una Città sono realmente laici quando sono in grado, e lo dimostrano nei fatti con comportamenti concreti, di rispettare le convinzioni dei loro cittadini. Lo dico proprio avendo come obiettivo la salvaguardia dei diritti. Stiamo parlando, infatti, e voglio augurarmelo, dei diritti di tutti e, quindi, anche quelli dei cattolici e di quanti hanno opinioni diverse".

Alle parole della consigliera Pd ha risposto Imma Battaglia di Sel: "Chiedo ufficialmente le dimissioni della consigliera Tiburzi del Pd da presidente della Commissione delle Elette perché non è degna di presiederla, vada a rappresentare la Chiesa cattolica e a dire il rosario perché non può stare qua dentro. È indegna di rappresentare le donne con un sindaco che sta combattendo per i diritti civili e sabato era in prima fila al Pride insieme alla sua Giunta e io ero con la mia nipotina sulle spalle. Non può dire frasi come 'mancanza di rispetto e volgarità'. Chi pensa che il segno croce lo liberi dai peccati guardi prima all'interno del suo partito".

Ecco com'è la proposta del Reddito Minimo di cittadinanza



Di Salvatore Santoru

Negli ultimi mesi si è parlato molto del tema del reddito minimo di cittadinanza, inizialmente proposto dal Movimento 5 Stelle e in seguito ripreso con alcune modifiche da Sel e dal PD.

In sostanza, quello che dovrebbe entrare in vigore è destinato ai cittadini italiani e migranti, con il requisito di avere almeno la residenza in Italia da due anni, e rientrare sotto la soglia di povertà.
Per essere considerati conformi al programma, bisogna avere un reddito ISEE inferiore ai 10mila euro all'anno, e in tal caso si potrà usufruire di 150 euro al mese, mentre saliranno a 500 in quelli più bassi sino a 700 nel caso di ISEE inferiori a 3000 euro l'anno, anche se si parla di cifre più consistenti a seconda dei promotori(ad esempio i 5 Stelle parlano di 780 euro al mese).

Il pagamento sarà garantito per un anno e in seguito potrà essere confermato sino a quando non si avrà trovato un lavoro, ed i requisiti per averlo, oltre ai redditi ISEE, sono quelli di essere momentaneamente disoccupati o lavoratori precari, aver compiuto almeno 18 anni ed averne meno di 65.

Fonti per approfondire:http://blog.soldionline.it/politicaeconomica/ecco-le-proposte-del-pd-e-di-sel-sul-reddito-di-cittadinanza.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/18/cosa-dice-la-proposta-di-legge-sul-reddito-minimo-garantito/567017/

http://www.forexinfo.it/Reddito-minimo-si-o-no-Ecco-le

Milano, la "santa" alleanza fra la giunta di sinistra e il gruppo islamista dei Fratelli Musulmani


Di Stefano Magni

Che male ci sarebbe a costruire una moschea a Milano? In teoria nulla. Si tratterebbe di un’espressione della libertà di religione. In pratica bisogna considerare due aspetti: chi la gestisce e con quali fondi. Ed è implicita la terza domanda: per fare cosa? Abbiamo già visto, su queste colonne, che il Qatar sta finanziando un grande progetto di penetrazione culturale della Sicilia. A Milano sta accadendo la stessa cosa? Se non la stessa cosa, per lo meno qualcosa di molto simile.
Anche nel caso di Milano, che ospita una delle più densamente popolate comunità musulmane d’Italia (120mila fedeli), a farsi carico dell’iniziativa per la costruzione di una moschea è una giunta di sinistra, quella del sindaco Giuliano Pisapia, esponente di Sel, il partito di Niki Vendola. In quel partito era candidato un giovane musulmano milanese, Davide Piccardo. E’ il figlio di Hamza Roberto Piccardo, traduttore del Corano, uno dei fondatori dell’Ucoii (Unione comunità e organizzazioni islamiche in Italia), attualmente portavoce della European Muslim Network presieduta da Tariq Ramadan. Tutti numi e sigle che riconducono alla galassia europea dei Fratelli Musulmani. La presenza di Piccardo (figlio) nelle file del Sel si spiega da subito, perché la costruzione della moschea milanese è uno dei punti in programma di Pisapia. Il Caim, Coordinamento delle Associazioni Islamiche Milanesi, di cui è portavoce Davide Piccardo, appare come il principale interlocutore della giunta.
Il progetto della moschea si dimostra molto problematico in una città come Milano, dove è presente una comunità musulmana estremamente variegata. Si pensa, inizialmente, alla costruzione di tante moschee di quartiere, così da rispettare la pluralità di comunità. Il Caim, invece, preme per un’unica grande moschea. Alla fine, nell’estate del 2014, si arriva ad una soluzione di compromesso: tre aree su cui indire un bando di concorso per la costruzione dei luoghi di culto. Le associazioni che possono partecipare al bando sono quelle iscritte all’albo delle associazioni religiose milanesi, istituito nell’estate del 2013. Ma c’è qualcosa che non torna e, sulla base di un ordine del giorno presentato dall’opposizione, con primo firmatario il consigliere Matteo Forte (Polo per i milanesi), il bando non viene pubblicato il 26 novembre, come previsto.
Due sono gli ordini di problemi. Il primo è l’anomalia costituita dall’albo delle associazioni religiose milanesi. Dovrebbe essere lo Stato a dialogare con le minoranze religiose organizzate, non un singolo comune. Nel loro comunicato congiunto dello scorso 25 novembre, i consiglieri del Polo, Manfredi Palmeri, Carmine Abagnale e Matteo Forte, precisano: “Le nostre proposte si limitano a recepire quanto da sempre previsto dalla cosiddetta normativa sui culti ammessi per quelle confessioni che non hanno siglato un’intesa con lo Stato, ovvero la possibilità di far approvare dal Viminale i ministri del culto. È chiaro che non si tratta di una condizione per l’esercizio libero della propria fede, già garantito dalla Costituzione, ma per la fruizione di un’area comunale messa a gara. E dal momento che tale approvazione comporta il riconoscimento del valore civile di certi riti compiuti dal ministri del culto, come ad esempio il matrimonio, è giusto che questi siano adeguatamente formati sulle leggi italiane, partecipando a corsi patrocinati dalla Direzione centrale Affari dei culti”. Ma il secondo ordine di problemi riguarda proprio le associazioni che potrebbero partecipare al bando. “Certe non dovrebbero proprio partecipare” – ci spiega il consigliere Matteo Forte.
Matteo Forte spiega a La Nuova Bussola Quotidiana di come la giunta Pisapia abbia tenuto quasi completamente all’oscuro il Consiglio sulla trattativa in corso per la costruzione delle moschee. Almeno fino al 25 novembre, quando il Consiglio ha convocato in aula l’assessore al Welfare e ha sollevato il dibattito, conclusosi con lo stop al bando per la costruzione. “La giunta Pisapia ha legittimato solo una parte della comunità islamica di Milano. Parliamo di varie sigle, ma sono sostanzialmente tutte riconducibili all’Ucoii. E in particolar modo riconducibili alla famiglia Piccardo. Solo a loro viene assegnata l’organizzazione della celebrazione di fine Ramadan, ogni anno. Una collaboratrice dell’assessore al Welfare è responsabile degli eventi culturali del Caim e promotrice dell’associazione G2 (immigrati di seconda generazione) a cui sono stati concessi locali del Comune. Terzo: le associazioni del Caim sono state coinvolte dall’amministrazione nell’accoglienza dei profughi siriani, tanto che, stando alle notizie fornite dallo stesso Caim, 60 profughi sono stati accolti nelle moschee di Viale Jenner e Cascina Gobba. Altre affiliate al Caim. Questi interlocutori sono la lunga mano in Italia dei Fratelli Musulmani: un islamismo con una matrice politica fondamentalista molto chiara, come ho avuto modo di sottolineare in aula”.
L’estate scorsa, il Caim aveva presentato il progetto “per la costruzione di un’unica grande moschea, di fronte all’ex Pala Sharp – spiega Forte – I finanziamenti per la costruzione di questo nuovo luogo di culto sarebbero molto probabilmente giunti, secondo le informazioni diffuse dal Caim, da un unico paese: il Qatar. Ora: il Qatar è attualmente l’unico Paese arabo che riconosce (e finanzia) i Fratelli Musulmani”. A questo primo progetto è subentrato il nuovo: le tre aree del Comune da mettere a bando. In teoria, possono partecipare al concorso tutte le associazioni religiose, anche non islamiche. Ma … “sono ovviamente escluse sia la Diocesi di Milano che la Comunità Ebraica. Entrambe non hanno alcun interesse ad iscriversi ad un albo comunale. Anche perché i rapporti fra lo Stato e le confessioni sono regolate da Roma, non dai comuni. Se non è stata siglata alcuna intesa fra lo Stato e una confessione, vale la legge dei culti ammessi. Non c’è un vuoto legislativo, non è che la giunta Pisapia può improvvisare una nuova legge e decide di stilare delle mini-intese con le confessioni di Milano”. Non è solo una questione formale, perché, solo seguendo il tracciato normativo sui culti ammessi, “verrebbero tutelate dalle leggi italiane le parti più deboli. E penso alle donne, soprattutto, visto che la nostra legge vieta il ripudio e la poligamia. Se la giunta Pisapia rifiuta questi criteri, prima di tutto si sta opponendo allo Stato, secondo dice di no a delle garanzie che tutelano le minoranze stesse. Quindi si sta giocando una partita decisiva”.
In questo modo, dunque, la moschea (o le moschee) di Milano potrebbe essere gestita dall’associazione islamica più affine ai Fratelli Musulmani e con i fondi del Qatar? “Stando alla sola realtà locale, il Caim, fra i suoi affiliati troviamo, anzitutto Viale Jenner, che anni fa fu definita dal Dipartimento di Stato Usa come la centrale operativa in Italia di Al Qaeda. Poi c’è l’associazione turca Milli Gorus, affiancata ad Hamas ed Al Qaeda nel Rapporto 2013 del Ministero degli Interni tedesco. Ci preoccupa che chi molto probabilmente seguirà un progetto da presentare per il bando, e cioè il responsabile dell’area servizi edilizi e immobiliari del Caim, sia anche membro dell’Alleanza islamica d’Italia, il 39esimo gruppo della lista nera appena stilata dal governo degli Emirati Arabi, e che ha la sede allo stesso indirizzo del Coordinamento promosso da Piccardo”. E poi: “Nell’agosto del 2013, alla chiusura del Ramadan, Piccardo invita all’Arena Civica l’imam Al Bustanji, che poco prima aveva incitato i bambini palestinesi al ‘martirio’. Ha invitato a predicare nei suoi centri anche Musa Cerantonio, noto all’anti-terrorismo internazionale perché va in giro in tutto il mondo a predicare la jihad, invitando i musulmani d’Europa ad arruolarsi nella guerra siriana, In questi quasi quattro anni di dialogo fra il Comune e il Caim, ci sono anche questi dati. Su cui qualcuno, prima o poi, dovrà risponde”. E il Qatar? “Per ora il Caim parla di finanziamenti ‘privati dal Qatar’. Fra i criteri del bando di concorso c’è anche la tracciabilità e la trasparenza sui finanziatori. Il problema, più che altro, è politico. Nel momento in cui un paese come il Qatar è isolato dalla Lega Araba, è isolato nel Golfo, perché ha scelto di sostenere in tutti i modi i Fratelli Musulmani … come Comune, legittimando il Caim, mi sto andando a infilare in quel conflitto fra sunniti, dalla parte di un Paese isolato da tutti gli altri per la sua intransigenza ideologica”.


Secondo gli storici, la strage di San Miniato non fu nazista ma americana. Sindaco PD toglie le lapidi ma viene criticato da politico SEL



 Di Salvatore Santoru

Il 22 luglio 1944 nel Duomo di San Miniato, dove erano stati fatti rifugiare molti abitanti del paese, avvenne una strage che causò la morte di 55 persone(1), e secondo gli storici ad esplodere fu una granata americana, e non una bomba nazista, come subito si era scritto dopo l'attentato e si è continuato a credere per molto tempo(2).

Il sindaco della città e membro del PD Vittorio Gabbanini ha deciso di togliere le due targhe(3) che erano state messe sulla facciata del Comune, una che attribuiva la responsabilità ai nazisti l’altra all’esercito Usa, pensando che fosse tempo di metterle in un museo, e per ciò è stato criticato su Facebook da Renzo Ulivieri(4), esponente di SEL nonché presidente dell'associazione nazionale allenatori di calcio, e un passato come .



Renzo Ulivieri è un superstite della strage, così come Giuseppe Chielli, che però, come raccontato dal Tirreno(5), ha da raccontare una versione diversa da Ulivieri: "Storici, documenti, tutto prova che furono gli americani a tirare le cannonate. Io le ricordo passare sopra il Duomo mentre noi eravamo riparati dentro fin dall’alba di quel 22 luglio. Purtroppo una di queste cannonate entrò dentro la cattedrale ed essendo un proiettile a tempo scoppiò dopo un po’".

Note:
(1)http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_del_Duomo_di_San_Miniato
(2)http://archiviostorico.corriere.it/2004/aprile/24/Strage_San_Miniato_verita_americana_co_9_040424088.shtml
(3)http://www.secoloditalia.it/2015/04/non-fu-strage-nazista-sindaco-san-miniato-leva-targa-ulivieri-insulta/
(4)http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/08/25-aprile-sindaco-san-miniato-fa-rimuovere-lapidi-strage-duomo/1573012/
(5)http://iltirreno.gelocal.it/regione/2015/04/13/news/lapidi-san-miniato-renzo-e-giuseppe-c-erano-ma-ricordano-verita-diverse-1.11227664

Foto:http://iltirreno.gelocal.it

Altro che larghe intese : questo è il Governo delle larghe scissioni


Di Giacomo Cangi

Viene quasi il dubbio che questo Governo delle larghe intese porti sfortuna ai partiti che lo sostengono. Ce ne fosse uno che sia unito, compatto. Tutti sono divisi o dilaniati al loro interno.

Scelta Civica

 Ormai è ufficialmente finito il percorso comune di Udc e Scelta Civica. Da quanto si apprende, la spaccatura sarebbe avvenuta a causa delle critiche dell’ex presidente del Consiglio Mario Monti alla legge di stabilità mentre gli ex Udc chiedevano un sostegno più forte all’azione di Governo. I popolari, che fanno riferimento soprattutto al ministro Mario Mauro, guardano con interesse a quello che sta succedendo in casa Pdl. Non è un dettaglio da sottovalutare il fatto che Formigoni e Lupi siano ciellini doc proprio come Mauro. Ma i popolari potrebbero strizzare l’occhio anche ai tanti centristi del Pd. Non è da escludere che alle prossime elezioni queste tre forze possano presentarsi insieme, formando una sorta di nuova Democrazia Cristiana. Pier Ferdinando Casini non sta con i montani ma con i popolari. E viene da sorridere ripensando a cosa diceva solamente un anno fa: «Deve essere ancora la politica dopo le elezioni, col suffragio degli elettori, a richiamare Monti» in quanto non c’è «alternativa alla sua affidabilità e credibilità» (17 novembre 2012), «Io auspico un Monti-bis, spero che l’Italia continui ad essere affidata a mani capaci, ad una persona seria», c’è «la necessità di continuare con l’agenda Monti. (…) Monti dice la verità, non ci sono più promesse e demagogia, dice che siamo messi male e che bisogna fare sacrifici» (19 Novembre 2012). A Casini non venne in mente che se gli italiani sono messi male è anche per colpa sua.

Centrodestra

 Da una parte c’è Berlusconi con i suoi fedelissimi e dall’altra parte Angelino Alfano, Fabrizio Cicchitto, Roberto Formigoni, Maurizio Lupi, Renato Schifani, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi. L’impressione è che i cosiddetti alfaniani si siano allontanati dal Cavaliere per un motivo di semplice convenienza. Hanno capito che il leader del centrodestra è vicino alla fine. Fra poco verrà votata la decadenza, ed essendo a scrutinio palese, Berlusconi non potrà contare sui 101 che affossarono la candidatura di Prodi al Quirinale. In più, stanno andando avanti anche gli altri processi. Insomma, gli alfaniani stanno cercano di costruirsi un futuro politico che non prevede Berlusconi. C’è però un piccolo particolare da tenere presente: politicamente parlando, gli alfaniani valgono zero, non li votere praticamente nessuno. Nel Popolo della Libertà a portare i voti era uno soltanto, non certo la sua banda di (ex) cortigiani. Berlusconi però se li vuole tenere stressi. Ha infatti dichiarato che «non dobbiamo scavare un solco che poi sarà difficile da rimuovere. Questo gruppo (…) dovrà poi necessariamente far parte della coalizione dei moderati, dobbiamo comportarci con loro come con Lega e Fdi. E non fargli dichiarazioni contro». Il Cavaliere è un abile politico e ha imparato la lezione delle elezioni di febbraio quando la sua coalizione prese 10.069.117 voti contro i 10.353.360 della coalizione di centrosinistra. Solamente 284.243 preferenze in meno. A Berlusconi mancarono i 3.772.525 voti che andarono a Scelta Civica. I quali furono molti meno del previsto, ma sufficienti a impedire il sorpasso del centrodestra berlusconiano sul centrosinistra. Il Cavaliere ha capito che il centrodestra vince quando si presenta unito. Quando si presenta diviso, perde. Magari di poco, ma perde. E non è detto che alle prossime elezioni, al Cavaliere vada così bene come qualche mese fa, quando trovò un centrosinistra disposto a fare un Governo insieme al suo storico nemico.


Partito Democratico

 Nel Pd le scissioni interne non sono certo una novità. Primo motivo di divisione è il sindaco di Firenze Matteo Renzi che non piace, per motivi diversi, a una buona fetta del partito. Il secondo motivo di scontro è il futuro europeo del Pd. L’attuale segretario Guglielmo Epifani ha annunciato da poco che «tra febbraio e marzo avremo l’onore di organizzare a Roma, per la prima volta, il congresso del Pse». Apriti cielo. Subito Fioroni ha minacciato la scissione: «Un blitz pericoloso e grave», «Viene meno l’atto fondativo del Pd», «Lo scioglimento della Margherita è annullato di fatto». Gli ha fatto eco Giorgio Merlo, dirigente nazionale del partito: «È sufficiente ricordare che il profilo politico del Pd, l’atto fondativo del Pd e la prospettiva stessa del Pd non prevedono una confluenza acritica e passiva del partito nel Pse. Chi lo pensa o ha troppa fretta o dà per scontato un passaggio che nessuno ha mai discusso». Non la pensa come loro il candidato alle primarie Gianni Pittella: «La linea maggioritaria del Pd dovrebbe essere, mi auguro, quella dell’adesione alla famiglia del socialismo europeo. Poi se Fioroni non vuole starci è libero di andarsene ma non può impedire al Pd di fare le sue scelte». Terzo motivo: il caso Ligresti. Sono sempre di più i democratici che chiedono le dimissioni, fra cui tutti i candidati alle primarie. I filogovernativi, invece, non ne vogliono sapere di sfiduciare la Cancellieri.

Chi ci guadagna?

 Di sicuro non Sel, visto il recente scandalo che ha al centro il suo leader Nichi Vendola, probabilmente giunto alla fine della sua carriera politica. Ma il Movimento 5 Stelle. Così come durante il Governo Monti i pentastellati accumularono un largo consenso grazie agli autogol degli altri partiti, soprattutto del Pd, adesso stanno approfittando dell’immobilismo del Governo. E, soprattutto, dell’atteggiamento dei partiti che sembrano essere più impegnati a risolvere i loro dilemmi interni piuttosto che i problemi degli italiani.

Fonte:http://www.wakeupnews.eu/altro-che-larghe-intese-il-governo-delle-larghe-scissioni/

Le missioni militari ci costano 70 milioni di euro al giorno


Settanta milioni al giorno in spese militari. Tanto costano agli italiani le missioni all'estero appena rifinanziate o prorogate. E questo nonostante il governo ripeta quasi quotidianamente che non ci sono risorse e si affanna per trovare le coperture alla legge di Stabilità o al congelamento dell'Imu. "Dalle parti del governo c'è davvero la ricerca spasmodica di risorse economiche che servano a coprire i capricci della destra, quell'idea di togliere qualunque incombenza fiscale anche ai ricchi", ha denunciato il leader di Sel, Nichi Vendola, "Evidentemente non servono le risorse per affrontare il problema crescente della povertà nel nostro Paese". E Vendola ha chiesto al Governo: "Ce lo possiamo permettere?" commentando l'ostruzione del suo partito Sinistra ecologia e libertà (Sel), insieme con il Movimento 5 stelle (M5s), sulla conversione in legge del decreto di rifinanziamento e proroga delle missioni italiane all'estero. 

Fonte:http://www.cadoinpiedi.it/2013/11/08/i_militari_ci_costano_70_milioni_al_giorno.html

Un “bagno di realtà”



http://systemfailureb.altervista.org/un-bagno-di-realta/

Secondo l’ultimo sondaggio diffuso da Ballarò sulle intenzioni di voto degli italiani:

PD al 30,3%, M5S al 19,4%, PDL 16,5%, UDC 6,1%, SEL 5,6%, IDV 5,5%, Lega Nord 5% etc.

Se alle prossime elezioni politiche si verificasse una situazione uguale o poco distante da quella descritta da questo sondaggio, alla camera dei deputati il PD alleato o solo con l’UDC o solo con SEL non otterrebbe la maggioranza.

In caso alternativo ai due su citati se il PD si alleasse insieme sia con l’UDC che con SEL allora otterrebbe la maggioranza alla camera dei deputati. Però tutti sanno che questa “alleanza” potrebbe risultare “fallimentare” e quindi molti la “escludono”. Si esclude naturalmente anche l’alleanza del PD con il M5S. Si esclude ma non del tutto la “foto di Vasto”, ossia l’alleanza tra PD, SEL e IDV.

Questo sondaggio quindi restituisce una situazione di probabile e futura instabilità politica: in una situazione emergenziale come quella che scaturirebbe da un voto con gli esiti simili a quelli descritti dal sondaggio su citato si ricorrerebbe ad una larga intesa tipo quella che sostiene il governo attuale con un eventuale nuovo governo dei tecnici e con un eventuale Monti-bis.

Il “vuoto” della politica attuale porta sempre più verso l’instabilità politica, verso l’astensionismo, verso i “fenomeni” Grillo e Renzi, verso la “sfiducia assoluta” dei cittadini nei confronti della politica.

Una situazione quella dei partiti “frammentata”, “in via di dissoluzione”: un risultato politico futuro che potrebbe anche “replicare” quello che è successo alle elezioni regionali siciliane con tutti i partiti al di sotto del 20%.

Mai come adesso i partiti sono costretti a fare un “bagno di realtà”: sono costretti ad “uscire dai palazzi del potere” e “tornare” tra i cittadini per ascoltare le loro esigenze e le loro proposte.

Una situazione politica “caotica e confusa” che richiede un impegno straordinario da parte dei partiti per riacquistare la “credibilità” da tempo perduta.

La “galassia” della politica italiana


Dopo le parole di Monti riguardo ad un suo “possibile” impegno dopo le elezioni politiche, Casini e Fini lanciano la proposta di una lista civica che fa riferimento al presidente del consiglio attuale: secondo sia Fini che Casini Monti non è una “parentesi” ma è l’unica via possibile da attuare anche dopo le elezioni politiche. Intanto si prepara la discesa in campo di Italia Futura con una coseguente discesa in campo di Montezemolo anche se non in prima persona come si vede dalle ultime dichiarazioni: anche Montezemolo “sponsorizza” Monti come altri imprenditori italiani.

Questo appena descritto è l’orizzonte “Montiano”, se così lo possiamo definire.

Poi c’è il PD di Bersani e Renzi che “guerreggiano” per il posto da candidato-premier del centrosinistra: essi “rifiutano” Monti anche non escludendolo del tutto e propongono un alternativa all’attuale premier e soprattutto “invocano” ad alta voce un “ritorno della politica”.

Poi ci sono i nostalgici berlusconiani “trainati” da un possibile ritorno in campo dell’ex-premier: Berlusconi intanto nelle sue ultime dichiarazioni mostra chiaramente “tratti” di euroscetticismo.

Poi c’è Grillo che continua ad attaccare l’intera politica italiana definendo il nostro paese “un’anaconda” capace di digerire tutto.

La Lega Nord anch’essa anti-Monti propone ancora una volta “la rinascita del Nord” mentre Di Pietro e Vendola come altri della sinistra si schierano “a parte”, anche loro contro Monti.

La “galassia” della politica italiana è in continua trasformazione anche se poi sono presenti sempre le stesse persone: una galassia costituita da tanti pianeti e da tante stelle che “sembrano” indipendenti tra loro ma che “interagiscono” per promuovere una costante “protezione” della “casta”.

Una galassia la politica italiana che sembra in trasformazione e in movimento ma che invece è in piena stasi e immobilismo eccezione fatta per qualche piccolo sussulto che avviene al di fuori e all’interno di essa.

Fonte:http://systemfailureb.altervista.org/la-galassia-della-politica-italiana/

Prepariamoci ad un Monti-bis….


Monti dagli USA ha fatto sapere che in una situazione d’emergenza in cui i partiti avrebbero di nuovo bisogno di lui egli sarebbe pronto a riproporsi per un Monti-bis.

Monti così fa capire che non vuole partecipare alle prossime elezioni politiche ma se ci fosse un caso di instabilità politica con una conseguente nuova “larga intesa” allora egli sarebbe pronto.

PDL e PD fanno capire chiaramente, a differenza di Casini, di voler vincere le elezioni con un loro candidato e di non volere di nuovo Monti: comunque anche loro in una situazione emergenziale sarebbero disposti ad appoggiare un Monti-bis.

Le intenzioni di Monti, del PD e del PDL come anche di Casini fanno intuire bene cosa potrebbe succedere dopo le elezioni: in caso di vittoria o di PD o di PDL, ipotesi che molti commentatori politici e politologi ritengono sia molto difficile con una nuova legge elettorale “maggiormente proporzionale”, allora o uno o l’altro proporranno il loro candidato premier. Con la legge attuale ci potrebbe essere una maggioranza di coalizione che stando agli ultimi sondaggi sarebbe PD-SEL-UDC: molti escludono questa possibilità per il fatto che mantenere insieme SEL e UDC non sarebbe un’impresa abbastanza facile.

Quindi tra ipotesi varie e diversi scenari possibili come ad esempio un exploit del Movimento 5 Stelle di Grillo non è facile prevedere cosa veramente si verificherà con le prossime elezioni politiche.

L’ipotesi però più accreditata sembra continuare ad essere la soluzione attuale con Monti alla guida, soluzione che piace ai mercati e agli USA, infatti la dichiarazione suddetta di Monti non a caso è stata rilasciata negli USA.

Allora prepariamoci ad un Monti-bis, prepariamoci eventualmente a nuove riforme impopolari e a nuove probabili “stangate”.

Fonte:http://systemfailureb.altervista.org/prepariamoci-ad-un-monti-bis/

La sinistra italiana appoggia il nuovo Premier Mario Monti

Di Marc Wells
La nomina da parte del presidente Giorgio Napolitano, ex stalinista, conferita al tecnocrate Mario Monti per la carica di premier con il supporto della "sinistra" e dei sindacati, apre la strada ad attacchi senza precedenti contro la classe lavoratrice e al possibile avvento di un regime autoritario.
Mario Monti, professore di economia, fu nominato alla carica di Commissario Europeo nel 1994 dall’allora primo ministro Silvio Berlusconi (il quale viene ora sostituito da Monti). È stato confermato nel 1999 dall'allora Primo Ministro Massimo D'Alema, un ex stalinista, ora Democratico. La sua fedeltà all’oligarchia finanziaria è il motivo per cui è stato scelto alla guida di un governo post-Berlusconi.
Il compito di Monti è quello di garantire che i disavanzi del bilancio dello stato vengano addebitati ai lavoratori, lasciando l'elite capitalista, responsabile della crisi economica, incontaminata. La base del suo lavoro è stata sancita dall'ultimo atto del governo Berlusconi, la Legge di Stabilità, basato sulla sua Lettera di Intenti all'Unione Europea (vedi "Il governo Italiano si prepara a un attacco storico contro i lavoratori"). La legge è passata senza opposizione da parte della “sinistra”.
La nomina di Monti ha bypassato le procedure democratiche; non è stata il risultato di un voto popolare, bensì della reazione dei partiti borghesi all'andamento dei mercati finanziari. Monti ha dichiarato di tenere il suo mandato per non meno di 18 mesi, cioè fino alle prossime elezioni politiche. Il nuovo governo, tuttavia, è molto debole e instabile e del tutto carente del sostegno popolare.
Gli ambienti finanziari inizialmente hanno risposto con entusiasmo alla sua nomina con una ripresa dei mercati in tutto il mondo. Tuttavia, tale gioia è stata di breve durata, dati gli allarmanti livelli dei tassi obbligazionari raggiunti dopo la nomina di Monti.
L’ascesa al potere di Monti non sarebbe stata possibile senza il sostegno della cosidetta "sinistra". Nel suo discorso in cui annunciava il successo delle consultazioni con tutti i partiti e le parti sociali, Monti ha elogiato la collaborazione della “sinistra” che “ha offerto contributi completi di possibili sacrifici.”
Il Partito Democratico (PD) ha guidato questo sviluppo. Il segretario Pier Luigi Bersani ha confermato il suo “pieno e convinto sostegno allo sforzo e al tentativo di Monti”. Infatti ha “incoraggiato Monti a proseguire con determinazione e rapidità senza porre termini temporali al governo”. Tale entusiasmo è comparabile a quello del leader neo-fascista Gianfranco Fini del Terzo Polo, che trova Monti "determinato e consapevole della necessità di agire presto e bene".
Che ex-stalinisti e neo-fascisti si trovino allineati non è una coincidenza. Per contrastare la crescente ondata di opposizione da parte dei lavoratori e l’attuale fragilità del governo, l’establishment borghese sta accanitamente cercando di forgiare una possibile coalizione. Questi due poli apparentemente opposti si trovano in fondamentale accordo sul fatto che, se necessario, governeranno congiuntamente al fine di sopprimere i lavoratori, senza escludere forme autoritarie.
Una grande coalizione è già soggetto di aperte discussioni. Il leader del PD Anna Finocchiaro, una ex-stalinista, ha dichiarato: "Dovremo trovare strumenti nuovi di raccordo e confronto tra le forze politiche. Dovremo sperimentare una fase nuova da cui potrebbe nascere un bipolarismo più maturo".
È da tempo ormai che il PD persegue tale strategia. Un anno fa, Bersani presentava ciò che lui ha chiamato una "piattaforma democratica", un veicolo di coalizione offerto al Terzo Polo, come riportato da La Repubblica, "non contro Berlusconi, ma oltre Berlusconi".
La collaborazione di elementi ex-comunisti come Bersani con le forze borghesi fu pienamente responsabile nel 1990 per 17 anni di dominio di Berlusconi e ora di un governo tecnocratico. Un simile personaggio è Nichi Vendola,
Segretario di Sinistra, Ecologia, Libertà (SEL) e governatore della Puglia, ha dichiarato apertamente il suo consenso nei confronti di Monti. Vendola è un noto sostenitore dell'Unione Europea e dei suoi diktat del libero mercato. Sul suo sito web, afferma che: “Ha certamente ragione il neosenatore a vita Monti quando dichiara che non ci possono essere molte divergenze sulle cose da fare". Vendola, inoltre, ha promesso il suo sostegno per "un governo di scopo se il mondo è angosciato per la situazione del debito pubblico italiano".
Vendola è pienamente consapevole di ciò che sta agevolando, ma si comporta come Ponzio Pilato: "Non vorrei neanche immaginare un governo di tecnici, sostenuto dal Partito Democratico, dal Terzo Polo e con l’astensione della PdL, perché rischierebbe di essere un governo che fa le cose che non è riuscito a completare Berlusconi”. Consapevole che la “sinistra” di cui fa parte sta preparando le condizioni per l’emergenza di forze antiproletarie di estrema destra, Vendola ammette che sarebbe “un governo che consente alla destra di rifarsi una verginità e alla sinistra di suicidarsi".
Ciò che rimane di Rifondazione Comunista (PRC) continua a svolgere lo stesso ruolo traditore e contro i lavoratori svolto quando ha partecipato al governo Prodi nel 2006-2008. Allora, coadiuvò Prodi a tagliare le pensioni e il welfare, e sostenne gli interventi imperialisti in Afghanistan e in Libano.
il segretario Paolo Ferrero illustra l'ipocrisia con cui il suo partito ha tradito i lavoratori ripetutamente. Ha fatto eco al vernacolo di Vendola sulla rinnovata "verginità della destra", e allo stesso tempo ha lanciato un appello a quelle forze che perseguono un'alleanza con i neo-fascisti: "Faccio quindi un appello alle forze del centro-sinistra, da Bersani a Di Pietro a Vendola, affinché decidano oggi, prima che sia troppo tardi, di scegliere la strada maestra delle elezioni immediate da affrontare con un fronte democratico, unica via per sconfiggere le destre e uscire sul serio dal berlusconismo".
I pablisti di Sinistra Critica vogliono "essere chiari fin dall'inizio: la caduta, meglio la cacciata [da parte dei banchieri europei] del governo Berlusconi e la fine della carriera del presidente del consiglio sono obiettivi sacrosanti. Punto". Il loro limitato obiettivo era rovesciare Berlusconi, e i banchieri, non i lavoratori, lo hanno eseguito con la fiducia di Sinistra Critica. Per loro, il governo Berlusconi "rappresenta la faccia feroce e immorale delle politiche liberiste".
Nonostante la critica superficiale e smidollata delle politiche neo-liberiste, Sinistra Critica giustifica in modo efficace il supporto per Monti o per qualsiasi altro politico borghese capace di spodestare Berlusconi per volere del capitale finanziario.
La loro soluzione ha scopi precisi: "Noi ci proviamo—dalle manifestazioni studentesche del 17 novembre alla manifestazione nazionale per la difesa di acqua e beni comuni del 26 novembre, nella speranza di uno sciopero generale vero". Queste azioni vuote di ogni contenuto servono solo come valvola di sfogo e assicurano che le proteste siano limitate e non presentino alcuna minaccia al sistema.
Per quanto riguarda i sindacati, la CISL ha sostenuto con entusiasmo la nomina di Monti, che il segretario Raffaele Bonanni trova "rassicurante per i cittadini e lavoratori." Infatti, la sua ricetta è "rigore, perché altrimenti la situazione peggiorerà per i ceti più deboli del nostro Paese."
Segretario Susanna Camusso dell’ex-stalinista CGIL ha espresso la sua approvazione, dichiarando che Monti sta mostrando la volontà di “lavorare non sull’emergenza ma sulle riforme di cui questo paese ha bisogno." Come in Grecia, quelle "riforme" distruggeranno le vite di milioni di lavoratori, mentre la "sinistra" e i burocrati sindacalisti aiuteranno ad accelerare il processo.
Negli ultimi due decenni, questa "sinistra" ha dimostrato di essere strumentale al fine di immobilizzare la classe operaia e consentire a Berlusconi di rimanere al potere. Ora, il suo fallimento politico permette anche che elementi neo-fascisti del partito di Berlusconi e la xenofoba Lega Nord si passino come oppositori populisti delle politiche di Monti. È proprio la subordinazione della "sinistra" alla classe capitalista che crea le condizioni per l'emergenza di queste forze di estrema destra.

Fonte:World Socialist Web Site

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