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Spada nella Roccia di Re Artù, quella “autentica” è in Toscana

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Excalibur, la mitica spada nella roccia, quella che secondo la leggenda solo Re Artù riuscì a estrarre dall’incudine magica guadagnandosi il trono, esiste davvero. Ma non è a Camelot, bensì a Chiusdino, in Toscana, vicino all’Abbazia di San Galgano. Lì a 40 km da Siena, in una teca custodita nella Cappella di Montesiepi c’è una spada del dodicesimo secolo, appartenuta a un cavaliere che, secondo gli esperti ispirò le storie del ciclo arturiano.

Geotermia, per il Consiglio regionale toscano è «una grande risorsa»

centrale geotermia Valle Secolo, la più grande d’Europa
Otto membri della commissione Ambiente del Consiglio regionale hanno effettuato ieri il promesso sopralluogo sui territori geotermici, dopo gli allarmismi che non sono mancati negli ultimi mesi. Dopo la visita, il presidente della commissione Ambiente, Stefano Baccelli (Pd), ha confermato che per il territorio la geotermia è «una grande risorsa. 


Un volano di sviluppo per il territorio. È indubbio che la geotermia sia una grande risorsa da sfruttare sempre di più utilizzando le nuove tecnologie per mitigare l’impatto ambientale» e puntando – specifica Baccelli – a «raggiungere l’autosufficienza energetica», definita come «vera priorità dell’agenda politica regionale».
Quel che è indubbio è che già oggi i dati della geotermia toscana sono molto importanti: secondo i dati forniti da Enel green power (34 le centrali gestite da Egp) la geotermia soddisfa più del 27% del fabbisogno elettrico regionale con ricadute importanti sul territorio anche in termini occupazionali con 700 dipendenti diretti e più di 1000 nell’indotto; per quanto riguarda inoltre le concessioni e i contributi di produzione, nel solo 2015 ai 16 comuni sede di impianti geotermici Enel ha erogato 30 milioni di euro.
Alla visita hanno partecipato il vicepresidente della commissione Giacomo Giannarelli (M5s) e i consiglieri Francesco Gazzetti (Pd), Monia Monni (Pd), Elisa Montemagni (Lega), Alessandra Nardini (Pd), Andrea Pieroni (Pd), Roberto Salvini (Lega). Erano inoltre presenti i sindaci di Pomarance Loris Martignoni, di Castelnuovo Val di Cecina Alberto Ferrini, di Monteverdi Marittimo Carlo Giannoni, di Monterotondo Marittimo Giacomo Termine e di Radicondoli Emiliano Bravi.
«La geotermia – ha dichiarato Martignoni – è estremamente importante per il territorio. Se ci fosse un problema legato alla salute, saremmo i primi ad intervenire. Allo stato attuale non ci sono elementi scientifici che parlano ricadute dannose sui cittadini, gli autorevoli studi esistenti affermano anzi che la geotermia non costituisce un problema sanitario. La geotermia è elemento insostituibile, non è una coltivazione semplice per effetto del campo geotermico. Enel ha sviluppato una gestione del serbatoio assolutamente efficiente. Ė importante che continui perché è una garanzia per tutti». Il sindaco ha infine osservato di «non essere contrario in principio alla ricerca e alla possibilità di centrali a circuito chiuso, laddove la risorsa le renda possibili. Gli impianti di Bagnore costituiscono un modello in questo senso».
Il sopralluogo è proseguito dunque con una visita al Museo della geotermia, come pure alla centrale di Valle Secolo – l’impianto geotermico più grande d’Europa con 120 MW di potenza installata – dove i commissari hanno assistito all’apertura di un pozzo geotermico e inaugurato la nuova officina di Termomeccanica di Sasso Pisano. Massimo Montemaggi, responsabile Geotermia Enel green power, e Donato Leone, responsabile affari istituzionali territoriali Italia, hanno infine ripercorso la storia della geotermia in Toscana dove si è sviluppato il know how che l’azienda esporta in tutto il pianeta, fino a raggiungere nel 2015 il record della produzione con 5.820 Gwh e un aumento di quasi 250 GWh rispetto all’anno precedente.

Spada nella Roccia in Toscana? Si trova a Siena…

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La “vera” spada nella roccia si trova in Toscana, più precisamente nell’eremo di Chiusdino in provincia di Siena. Non si tratta però della spada di Re Artù, che detiene il “primato” per la leggenda, ma della spada di San Galgano a cui è dedicato l’eremo in cui si può ancora oggi trovare la spada conficcata nella roccia, dice la leggenda sul santo, per portare una croce nel luogo. Giulia Mattioli sul sito Turismo.it scrive che la spada nella roccia è un mito che deriva dalle leggende legate a Re Artù e ai Cavalieri della Tavola Rotonda, ma che solo in Italia possiamo vantare di avere una “vera” spada nella roccia, quella di San Galgano: “La ‘spada nella roccia’ è tutta italiana quindi, ed è visibile presso la Rotonda di Montesiepi, cappella dalla pianta circolare costruita a pochi passi dall’Abbazia di San Galgano – splendido esempio di architettura cistercense oggi completamente scoperchiata ma ancora di indubbia bellezza. Il complesso, fu fatto erigere a memoria di Galgano Guidotti, cavaliere divenuto Santo che qui si ritirò in eremitaggio, rinunciando alla vita mondana e soprattutto alla guerra. E’ proprio la spada a simboleggiare la sua abdicazione, e, leggenda vuole, egli la conficcò a testimonianza della rinunzia, ritirandosi a vivere in piccolo romitorio, che venne ampliato nel XIV secolo, e successivamente nel XVII. Seguendo il percorso indicatogli dall’Arcangelo Gabriele durante due visioni che misero Galgano sulla via della santità, egli giunse a Montesiepi, dove gli apparve Dio e incontrò dodici apostoli: egli conficcò la spada in una roccia perché mancava una croce in quel posto, e non c’era nemmeno legname. Tuttavia durante un suo pellegrinaggio dei monaci invidiosi ruppero la spada che non riuscivano ad estrarre dalla roccia, ma Galgano, una volta tornato, riuscì a riattaccare l’impugnatura per intercessione divina. Le leggende non si limitano alla vita del santo: la forma cilindrica della cappella, la volta emisferica internamente decorata con ipnotici cerchi concentrici, gli ‘errori’ in alcune opere d’arte (c’è un affresco con una Madonna a tre mani), la particolare simbologia, le suggestioni che si legano alla saga dei templari, la camera vuota che sorgerebbe alla base della cappella e conterrebbe diversi segreti, forse addirittura il Sacro Graal, le due mani mummificate nell’attigua cappella Lorenzetti, e ovviamente la seducente spada infilata nella roccia – che esami metallografici datano al XII secolo – avvolgono l’eremo di mistero e suggestione”. 

Ortaggi a chilometro zero a Firenze: l’orto del futuro si chiama Jellyfish Barge

Di Monia Giannetti
Pomodori, insalata, vari tipi di piante, tutto a due passi da Ponte San Niccolò a Firenze. E’ il miracolo del Jellyfish Barge, una serra galleggiante, capace di produrre ortaggi e diversi vegetali, visibile da maggio sul lungarno del capoluogo toscano.

Jellyfish Barge

ortoNon è fantascienza ma il progetto, questo sì visionario, di Stefano Mancuso, professore dell’Università di Firenze e tra i fondatori dello spin-off Pnat, una start up che applica la ricerca e la creatività allo studio delle piante. Lo studioso è il papà orgoglioso di questa fattoria ecologica, capace di contribuire al surplus di alimenti richiesto da una popolazione in continua crescita.“Secondo la Fao nel 2050 la Terra sarà abitata da quasi dieci miliardi di persone, di conseguenza la richiesta di cibo sarà sempre maggiore – spiega il professor Mancuso intervistato da Futuro Quotidiano – un problema che può essere risolto grazie alle fattorie acquatiche”. In poche parole Jellyfish Barge, letteralmente “chiatta medusa”, un nome che deriva dal progetto originale che prevedeva dei tentacoli simili a quelli dell’animale acquatico, è autonomo per quanto riguarda suolo, acqua ed energia. Galleggiando sul mare la serra non occupa terreni agricoli, la cui disponibilità è in diminuzione a causa dei cambiamenti climatici. Non consuma acqua dolce, poiché dissala quella salata. Prende l’energia di cui ha bisogno dal sole e dal moto ondoso.

L’alternativa al chilometro zero

domus-00-jellyfish-barge“Bisogna, poi, considerare che con Jellyfishsi può produrre tutto – aggiunge Mancuso – ma soprattutto vegetali ad alto livello nutrizionale, capaci di ridurre il problema della malnutrizione”. Rappresenta, poi, un’ottima alternativa al chilometro zero: Jellyfish nasce sulle zone costiere e ventuno megalopoli nel mondo sono sul mare con la possibilità, quindi, di un’alta disponibilità di prodotti vicino ai luoghi di consumo. Ma soprattutto si fa portatore di una nuova idea di agricoltura con i mari che diventano luoghi privilegiati di produzione agricola.

L’orto del futuro

E’ Jellyfish, quindi, l’orto del futuro? Per ora sembrerebbe avere tutti i requisiti. Con la sua struttura ottagonale di settanta metri quadrati bella da vedere, costo ridotto (il prezzo commerciale si aggira sui ventimila euro), e capace di rispondere al fabbisogno alimentare di due famiglie. Oltre al prototipo – già operativonel canale Navicelli tra Pisa e Livorno – la serra galleggiante arriverà a Firenze in contemporanea con un modello gemello in mostraa Expo 2015. Di Jellyfish Barge si parlerà anche nei prossimi giorni in occasione di “Seeds&Chips”, che si terrà a Milano il 26 marzo, uno degli eventi più importanti sulle nuove tecnologie digitali applicate all’ agricoltura.

Cecina(Livorno):mancano 5 centesimi. McDonald nega il panino al ragazzo down, ma scatta l'indignazione e alla fine tutto finisce bene

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Di Sonia Bedeschi
Mancano 5 centesimi e il Mc Donald non gli da il panino. E' accaduto a Cecina, in provincia di Livorno, dove un ragazzo down avrebbe dovuto rinunciare al menù da 7 euro e 65 centesimi, formato da 4 cheesburger e una Coca Cola grande.
Proprio quei 5 centesimi che non aveva in tasca lo hanno messo in imbarazzo davanti a tutti. Il ragazzo aveva in mano un buono pasto da 7 euro e 40,25 centesimi, meno del dovuto, ma la commessa é stata inflessibile, ha domandato al caporeparto che a sua volta non si è fatto alcun problema a replicare che andava rigorosamente tolto un panino. Un atteggiamento piuttosto discutibile. Cercate di immaginarvi la scena, il ragazzo si fruga in tasca, trova pochi spiccioli, li aggiunge al buono, ma non sono abbastanza per coprire l'intero costo del menù. Una situazione alquanto imbarazzante su cui (forse) la commessa o il caporeparto avrebbero potuto chiudere un occhio, per 5 centesimi! Per fortuna in suo soccorso é arrivato un altro giovane che si é offerto di pagare la quota (enorme!) mancante. Solo a quel punto il ragazzo down ha potuto riavere il menu completo con tutti e quattro i panini all'interno. La scena è durata qualche minuto e per il Mc Donald si é trasformata - come prevedibile - in un boomerang: decine di post su Facebook, alcuni molto indignati. Uno addirittura recita: "Possibile che con tutta la carne che viene buttata ogni giorno nella spazzatura un ragazzo down non possa avere il suo hamburger per pochi centesimi? E' una cosa intollerabile. Eravamo pronti ad aiutarlo, ci ha preceduto un ragazzo in fila davanti a noi. Quando ha visto che aveva svuotato le tasche e gli mancavano 5 centesimi si è subito offerto di darglieli. Ma il punto é: se il giovane fosse stato solo, se non ci fosse stato nessuno pronto ad aggiungere quei pochi centesimi mancanti, il personale della paninoteca gli avrebbe negato il panino!". Un gesto che ci fa riflettere sul pregiudizio, l'indifferenza e la sensibilità di certe persone e la durezza d'animo di altre. Tu da che parte stai?

"Non siete rappresentativi". La separazione tra politica e problemi reali

Pompei crolla.
L'Abruzzo è sott'acqua e una donna è morta in un sottopassaggio.
Nei giorni passati era la Sardegna ad essere sommersa, per le pioggie eccezionali (che capitano ogni anno) e per il cemento che imbriglia fiumi e toglie all'acqua lo spazio per defluire.
In Puglia un treno è deragliato: acqua e fango (sempre per le pioggie eccezionali) hanno tolto terreno sotto i binari. In Calabria è morto un pescatore, travolto da un'onda. E non c'è solo acqua e fango a sommergere il nostro paese, devastato dall'incuria e dalla cura del cemento.
Tra le fiamme nel laboratorio tessile di Prato, il lager dei tempi moderni, sono morte sette persone. 
Come a Taranto, saranno protocollate come effetti collaterali di un modello di sviluppo che non deve rispettare le leggi. E l'uomo.

Ecco, ieri queste notizie di cronaca si contrapponevano ad una politica dove si registravano i battibecchi Alfano vs Renzi, i rumors per un rinvio della Consulta sul Porcellum (sappiamo solo rinviare, per non disturbare il governo delle larghe intese), l'ennesima visione di Letta su una uscita dalla crisi ormai a portata di mano, il balletto ridicolo sull'Imu, il pregiudicato che non se ne vuole andar via e il suo zoccolo duro di elettori...
La separazione tra palazzo e paese. Paese che non vuole più sentir parlare di luce in fondo al tunnel.
Forse a chi governa questa separazione tra politica e problemi reali sta pure bene: se anche meno gente va a votare perché disgustata da quello che vede in TV, va bene.
I loro voti, Letta, Alfano, Berlusconi, li prenderanno sempre.

Ecco, allora proporrei anche io una modifica costituzionale: sotto il 50% di affluenza, le elezioni si invalidano.
Che fine ha fatto la proposta di legge presentata in Senato da Grasso contro la corruzione e l'autoriciclaggio? Quando si metterà mano alla ex Cirielli, l'ammazza processi?
Quando si riuscirà a riformare l'attuale legge elettorale? Quando cercherete di tagliare veramente i costi della politica (anche in modo retroattivo, come ha fatto la Fornero con le pensioni)?

Non siete rappresentativi.

Il baratto per battere la crisi. Dopo i mercatini e i negozi ecco il primo swap restaurant

Di Laura Muzzi
Dopo mercatini, negozi, e veri propri party apre a settembre in Italia anche il primo swap restaurant, ovvero una trattoria dove si potrà pagare, oltre che con i soliti metodi, anche con il baratto. Il locale si chiamerà "L’è maiala" e aprirà in Toscana, a Firenze. Come l’espressione stessa suggerisce, in toscano si usa per indicare una situazione molto difficile da affrontare, l’osteria nasce proprio con l’intento di prendere di petto la crisi.
“Questa osteria è pensata - spiega la titolare Donella Faggioli all’Ansa - per venire incontro a chi, in tempi di ristrettezze non vuole comunque rinunciare a qualche cena fuori”. Come funziona? Chi volesse barattare, anziché saldare il conto in moneta, dovrà farlo per telefono, al momento della prenotazione. “A quel punto - spiega ancora la titolare - si aprirà una trattativa di scambio da cui verrà fuori, in caso di accordo, il menù offerto a fronte di un paniere di cose che accetteremo in pagamento”. Complice probabilmente la crisi, la barattomania sta conquistando un po’ tutti. Basta girare sulla rete per rendersi conto che lo swap è entrato a far parte della vita quotidiana in moltissimi paesi a partire dall’America, Canada, Inghilterra. C’è chi scambia cibo e ha creato dei veri e propri network, pagine facebook, associazioni. E’ il caso, ad esempio del Food swap Network fondato da cinque giovani donne americane che hanno creato un vero e proprio movimento dello scambio di cibo. Senza andare così lontano, poi, anche le blogger italiane stanno cominciando ad organizzarsi e così sbirciando tra gli inviti di food swap party mi è capitato di incappare in quello di Cappuccino&Cornetto.
L’idea alla base è sempre quella dello scambio, non solo inteso in senso fisico ma soprattutto culturale, così, oltre a provare qualcosa di gustoso per il palato diventa l’occasione per imparare qualcosa di nuovo sulle tradizioni delle altre regioni, degli altri Paesi. Per gli amanti della moda poi lo swap è diventato un vero must. Store, mercatini, party le soluzioni sono per tutti i gusti. Obiettivo: liberarsi di quel vestito che abbiamo comprato incautamente sperando negli effetti di una dieta miracolosa che poi non abbiamo mai fatto o di quelle scarpe bellissime ma sempre troppo scomode e dolorose per essere indossate una sera intera. L’Atelier del riciclo, associazione di promozione sociale fondata da creativi nel segno dell’eco-consumo di qualità, ha persino creato una vera e propria guida per chi volesse aprire una swap boutique (guarda qui). Se poi nella vostra città nessuno ha ancora pensato di aprirne una niente paura, perché il baratto ormai è anche on line. Una brillante psicologa di nome Ida Galati ha aperto il primo sito di baratto italiano dove è possibile scambiarsi vestiti. Si chiama Suit of the city e comodamente da casa potete cliccare sugli indumenti che vi interessano e dare il via allo swap!

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/apre-toscana-primo-swap-restaurant-835263.html

I pifferai magici della «pace»

Di Manlio Dinucci
Oltre 1.500 bambine e bambini fra i 3 e i 14 anni (dalle materne alle medie) saranno condotti, il 27 aprile a Pisa, lungo «il cammino delle libertà», visitando luoghi fisici della città collegati a nove articoli della Costituzione. Il merito va all'Associazione Nicola Ciardelli, che da quattro anni promuove la «Giornata della Solidarietà» in ricordo del maggiore Ciardelli della Brigata Folgore, «rimasto vittima di un attentato, il 27 aprile 2006 a Nassirya, durante la missione di pace Antica Babilonia». Determinante il sostegno del Comune all'iniziativa che, dichiara il sindaco Marco Filippeschi (Pd), lancia un grande «messaggio di pace e solidarietà». Grazie alla sua amministrazione, Pisa è divenuta il laboratorio più avanzato della legge per «la promozione e diffusione della cultura della difesa attraverso la pace e la solidarietà». Passata alla Camera con intesa multipartisan (Pd, Pdl, Idv, Lega), la legge, in via di approvazione al Senato, istituisce, in particolare nelle scuole, una serie di iniziative per la «condivisione consapevole dei cittadini delle politiche di sicurezza e difesa della nazione e dell'azione delle Forze armate». Ciò che si sperimenta a Pisa. Nel percorso «Libertà e Difesa della Democrazia», ad esempio, gli alunni, scortati da simpatici parà della Folgore, saranno portati al Centro addestramento paracadutismo, dove la Giornata si aprirà con l'Alzabandiera e la S. Messa. Qui sarà loro spiegato che Ciardelli era in Iraq per una missione di pace, soprattutto per aiutare i bambini. Si eviterà di dire che l'ufficiale, alla seconda missione in Iraq come volontario, apparteneva al 185° Reggimento acquisizione obiettivi, forza speciale che, infiltrata in un territorio, segnala gli obiettivi da bombardare. E, per non impressionare i bambini, si tacerà sul fatto che nel 2004 (come riconosciuto dalla stessa Procura militare) soldati italiani spararono a Nassirya contro un'ambulanza, uccidendo una donna incinta e tre familiari. Dopo una fermata al centro universitario di Scienze per la pace, per una lezione sulla gestione nonviolenta dei conflitti e il ripudio della guerra, gli alunni saranno condotti in Prefettura, Provincia e Comune, dove si spiegherà loro che l'Italia si attiene pienamente a tali principi: quelle effettuate in Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Libia, non sono guerre ma operazioni umanitarie e di pace. Silenzio invece sul fatto che Pisa, «città per la pace», è stata coinvolta nelle guerre tramite la base Usa di Camp Darby, che l'anno scorso ha rifornito di bombe gli aerei Nato che attaccavano la Libia, e l'aeroporto militare, che viene ora trasformato in Hub aereo nazionale, da cui transiteranno tutte le forze e i materiali bellici per le missioni militari all'estero. Al culmine della Giornata, mentre i parà della Folgore scenderanno dal cielo sotto gli occhi ammirati dei bambini, sarà eretta «La Casa dei bambini di Nicola», rappresentazione simbolica di quella in cui, a Firenze, saranno curate (per dimostrare quanto siamo buoni) alcune delle molte piccole vittime delle «missioni di pace». La «Casa» poggerà sui nove «pilastri costituzionali» del «cammino delle libertà». Ai bambini non verrà detto, però, che manca il pilastro cardine: l'Art. 11 che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri

Fonte:il Manifesto

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