Breaking News

3/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Trento. Mostra tutti i post

Trento, bomba contro sede della Lega dove oggi è atteso Salvini

Di Luca Romano

Ancora un attacco nei confronti della Lega Nord. La sede del Carroccio ad Ala, nel Trentino, è stata presa di mira nella notte.
Prima il boato, poi la deflagrazione e i vetri in frantumi. Proprio oggi, in quella sede, il ministro dell'Interno Matteo Salvini è atteso per una delle tappe del tour elettorale in vista delle elezioni provinciali in Trentino.
Secondo le prime indiscrezioni, l'attacco sarebbe avvenuto con una bomba carta. E, di fronte alla sede, una scritta: "Ancora fischia il vento".
“Bomba carta nella notte contro una sede della Lega ad Ala, in provincia di Trento. Sono stati gli anarchici. Sono orgoglioso delle forze dell’ordine e dei nostri straordinari militanti che hanno già ripulito! Certi soggetti hanno capito che dopo decenni anche i Trentini vogliono voltare pagina e reagiscono con la violenza, ma non fermeranno il nostro sorriso e il cambiamento. Oggi pomeriggio sarò in Trentino Alto Adige per abbracciare tutti”, ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Salvini.
"Massima solidarietà agli amici trentini e al segretario Mirko Bisesti. La violenza non ci fermerà!", così su Fb il leghista Lorenzo Fontana, ministro per la Famiglia e le Disabilità, a proposito dell'esplosione di una bomba carta contro la sede della Lega Trentino ad Ala.
"Questo è terrorismo. Non sottovalutiamo quanto sta accadendo, rischiamo un ritorno degli anni di piombo", afferma il senatore Roberto Calderoli, vice presidente del Senato. Che poi aggiunge: "Prima erano scritte spray, odiose ma innocue, poi proiettili e bossoli inviati con lettura, inquietanti ma innocui, poi gli assalti a banchetti e gazebo, questi meno innocui, con militanti finiti anche al pronto soccorso. Adesso siamo arrivati agli ordigni esplosivi. Tre in tre mesi, a luglio nella nostra sede trevigiana di Villorba, a settembre in quella di Cremona, questa notte una bona carta che ha devastato la nostra sede ad Ala in Trentino dove oggi è atteso Matteo Salvini. Parliamo di bombe, qualcuno se ne rende conto? Tre bombe in tre mesi. E per fortuna non c'è scappato il morto, non ancora. Intanto auspico la massima severità con i responsabili di questi attentati alle nostre sedi perché chi fa esplodere le bombe non è un oppositore politico ma è un terrorista e come tale va trattato, sbattendolo in galera per molti anni".
"È terrorismo e gli atti sono arrivati senza esitazione alla Procura distrettuale di Venezia", ha spiegato oggi il Procuratore della Repubblica di Treviso, Michele Dalla Costa. L'attacco con due oggetti esplosivi, infatti, è stato rivendicato da una sedicente cellula anarchica "Haris Hatzimihelakis/Internazionale".

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/politica/trento-bomba-contro-sede-lega-dove-oggi-atteso-salvini-1587700.html

Una zanzara autoctona o una valigia dall’Africa. Scatta l’allarme in corsia

Risultati immagini per malaria

Di Niccolò Zancan

Un borsone marrone scuro. Il dottor Claudio Paternoster, primario del reparto di malattie infettive dell’Ospedale Santa Chiara di Trento, se lo ricorda bene: «Era una valigia di medie dimensioni. Di quelle che possono stare nella cabina di un aereo. Era piena di vestiti. Ed era accanto al letto di una paziente tornata, proprio il giorno prima, da un viaggio in Burkina Faso, dove era stata con la famiglia a trovare dei parenti. La signora e tre figli, di cui due minorenni, erano ricoverati qui. Perché tutti avevano contratto la malaria». Quella valigia adesso è l’unica spiegazione «non troppo preoccupante», nella parole scelte sempre del dottor Paternoster, per motivare quello che è successo a Sofia Zago, 4 anni. Morta proprio di malaria, lunedì 4 settembre 2017.  
Al quarto piano dell’ospedale Santa Chiara sono arrivati i disinfestatori. Maschere antigas, camici bianchi, guanti di lattice. Hanno fatto la profilassi con dei macchinari che nebulizzano diversi tipi di insetticida nell’aria. Hanno messo i sigilli al reparto di pediatria. Il nastro isolante adesso blocca tutte le porte d’accesso. Ed è proprio qui, dunque, che forse si può cercare lo snodo di questa tragedia. Si tratta di ricostruire due viaggi, due storie diverse che si sono incontrate casualmente nello stesso periodo, nello stesso reparto d’ospedale. 
La famiglia Zago non ha mai fatto vacanze esotiche. Aveva scelto un campeggio a Bibione, sul litorale veneto, quando Sofia si è sentita male per la prima volta. La bambina aveva la febbre alta, un principio di diabete. È stata portata all’ospedale di Portogruaro il 13 di agosto, perché quello era il Pronto soccorso più vicino. Ma visto che era ancora debilitata e sofferente, i suoi genitori hanno preferito farla ricoverarla per alcuni giorni proprio qui a Trento, dal 16 al 21 di agosto. Perché è qui che vivono Marco e Francesca Zago, insieme gestiscono un’autoscuola. Ed è in quei giorni che in ospedale erano già ricoverati anche quattro pazienti affetti da malaria. Non erano gravi. La malattia era stata diagnosticata tempestivamente. Erano tutti membri della stessa famiglia, appena tornata da un viaggio in Burkina Faso. La madre e il figlio maggiorenne erano nel reparto di malattia infettive, mentre i due figli minorenni in quello di pediatria. Lì dove è arrivata anche Sofia Zago, per essere curata per il principio di diabete. 

Siamo al 31 agosto. La bambina sta di nuovo male. Il primo giorno resta a casa, seguendo le cure dei suoi genitori che pensano a una ricaduta. Il secondo giorno viene portata al Pronto soccorso. I medici le diagnosticano un’infezione alla gola e le somministrano un antibiotico che sembra funzionare. Il terzo giorno, infatti, Sofia Zago è sfebbrata. Ma il quarto giorno ha di nuovo la febbre a quaranta, vomita e sta malissimo. Quando arriva in ospedale è ancora cosciente, ma subito dopo entra in coma. Non servirà a nulla il viaggio disperato verso l’ospedale di Brescia, specializzato in malattie infettive.  

Fra il primo ricovero e il secondo sono passati esattamente 14 giorni, cioè il tempo massimo di incubazione della malaria. Ed ecco il dottor Paternoster, 58 anni, dal ’92 al lavoro qui, all’ospedale Santa Chiara di Trento: «Quando la bambina è arrivata, pensavamo a un’encefalite, oppure a una crisi epilettica. Ma facendo un semplice emocromo la macchina che legge i valori ha riscontrato un’anomalia. Dalle analisi del vetrino, abbiamo capito. Era malaria»

Una bambina di Trento di 4 anni è morta di malaria

Nella notte tra sabato e domenica una bambina di Trento di quattro anni è morta all’ospedale di Brescia dopo aver contratto una forma aggressiva di malaria. La bambina e i suoi familiari non erano stati in paesi dove questa malattia è endemica e per questa ragione si sta cercando di capire come sia stato possibile che la bambina si sia ammalata. La ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha detto che una delle ipotesi è che la bambina abbia contratto la malaria all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove era stata ricoverata in precedenza (non per la malaria).
I problemi erano cominciati il 13 agosto: la bambina era stata male perché affetta da diabete mentre si trovava in vacanza con i genitori a Bibione, in provincia di Venezia. Inizialmente era stata curata a Portogruaro, poi dal 16 al 21 agosto era stata ricoverata all’ospedale di Trento. Il 31 agosto le erano stati prescritti degli antibiotici per una faringite sempre a Trento e i medici dell’ospedale si erano accorti della malaria; a quel punto la bambina era stata portata a Brescia, dove c’è un reparto per le malattie tropicali. Paolo Bordon, direttore generale dell’Apss (Azienda provinciale dei servizi sanitari) del Trentino, ha detto ai giornali che il 21 agosto, quando ancora la bambina si trovava all’ospedale di Trento per il diabete, «è arrivata in ospedale una famiglia del Burkina Faso, di ritorno da un viaggio nel paese d’origine, con due bambini con la malaria».

I due bambini originari del Burkina Faso erano ricoverati in altre stanze, ha detto Bordon, e i materiali usati per assisterli erano monouso. La malaria può essere trasmessa tra due persone solo se il loro sangue entra in contatto; normalmente viene trasmessa dalle zanzare ma non da tutte, bensì dalle zanzare anofele, che vivono in Africa ma non in Italia. Per questa ragione non è chiaro come sia potuto succedere che la bambina morta abbia contratto la malattia. Per precauzione tutti i bambini ricoverati nel reparto di pediatria di Trento sono stati trasferiti e nel reparto è stata fatta una disinfestazione.

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *