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In Tunisia il nuovo governo avrà l'appoggio di Ennahda


Di Salvatore Santoru

Il nuovo governo della Tunisia, guidato da Elyes Fakhfakh, ha recentemente incassato il sostegno di Ennahda.

Ennahda è un partito di stampo 'islamista moderato', fondato negli anni ottanta dal pensatore Rached Ghannouchi, storico esponente dell'opposizione a Ben Alì.

Entrando maggiormente nei dettagli, il partito si rifà al concetto di 'democrazia islamica' e il nuovo governo potrebbe riavvicinarsi alla Turchia, sostenitrice del network della Fratellanza Musulmana ( a cui Ennahda appartiene).


PER APPROFONDIRE- ARTICOLO SU BLASTING NEWS,

https://it.blastingnews.com/politica/2020/02/tunisia-il-nuovo-governo-riceve-lappoggio-di-ennahda-003074135.html

Ong, 54 migranti salvati dalla Mediterranea. Salvini: 'Sbarchino in Tunisia'


Di Salvatore Santoru

Recentemente 54 migranti sono stati salvati da volontari della Ong italiana 'Mediterranea'. Il salvataggio è avvenuto in una zona Sar libica e la stessa imbarcazione è diretta verso l'Italia. Su ciò, il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha sostenuto che la Mediterranea dovrebbe, invece, dirigersi verso la Tunisia.

Tra i migranti vi sarebbero anche 11 donne e 4 bambini.

PER APPROFONDIREhttps://it.blastingnews.com/politica/2019/07/long-mediterranea-salva-54-migranti-salvini-ora-vadano-in-libia-002942179.html

Sea Watch 3, Salvini: “Nessun premier li può far sbarcare”. Di Maio: “Prepotenza e arroganza, ricorda Renzi. È in difficoltà”



Mentre la Sea Watch 3 con a bordo 65 persone, tra cui anche bambini piccoli, punta verso Lampedusa, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, anticipa qualsiasi tentativo di sbloccare una nuova situazione di impasse tra governo e ong e scatena un nuovo scontro interno alla maggioranza di governo: “Non c’è presidente del Consiglio che tenga e non c’è ministro dei 5 Stelle che tenga. In Italia i trafficanti di esseri umani non arrivano più”, ha dichiarato il vicepremier, con il Viminale che ha dato indicazione ai comandanti della nave di dirigersi verso la Tunisia. L’altro vicepremier, Luigi Di Maio, risponde definendo Salvini un aspirante “uomo solo al comando” e poi rincara: “Non posso commentare la prepotenza e l’arroganza di questo tipo che ricorda Renzi quando gli chiedevano di far dimettere la Boschi”. La questione migranti diventa così l’ennesimo pretesto per un botta e risposta a tutto campo tra i due alleati, con fonti di governo Cinquestelle che accusano il Carroccio di “sabotare il decreto Famiglia“.


SALVINI ATTACCA CONTE, DI MAIO REPLICA
Secondo Di Maio la “prepotenza” di Salvini “aumenta, soprattutto sull’immigrazione, quando la Lega è in difficoltà con gli scandali dicorruzione. Non ci sto a rappresentare questo grande stratagemma per distrarre dall’emergenza del Paese che non è in questo momento l’immigrazione, ma la corruzione”. Secondo il leader M5s “è evidente che c’è chi vuole alzare il livello di scontro“. La critica a Salvini riguarda appunto quelli che Di Maio definisce “gli attacchi al presidente del Consiglio che ha tutto il sostegno mio e del governo”. Dico solo che, per la legge dei grandi numeri, se tutti pensano una cosa e c’è un singolo contrario forse ha torto il singolo. Di uomini soli al comando ne abbiamo già avuti e in Italia non ne sentiamo certo la mancanza”, attacca ancora Di Maio.

Le parole del leader del Carroccio fanno chiaro riferimento a come sono stati risolti i precedenti recenti, come quello della nave Diciotti della Marina Militare italiana che in più occasioni ha potuto far scendere i migranti a bordo solo dopo l’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, o del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. La Sea Watch, però, non è una nave della Marina, ma di un’organizzazione non governativa, ed è per questo che Salvini chiude a ogni possibilità di dialogo: “Sono degli scafisti, i porti rimangono chiusi”.
IL BRACCIO DI FERRO SUL DECRETO FAMIGLIA
Intanto  in pre-consiglio dei ministri si consuma un altro braccio di ferrotra M5s e Lega sul decreto Di Maio per le famiglie. Fonti di governo del Movimento 5 stelle fanno sapere a LaPresse che “lo staff del ministro Fontana“, nel corso del pre consiglio dei ministri, “sta sabotando il decreto Famiglia voluto dal vicepremier Di Maio e concordato con il Forum delle Famiglie”. “Siamo sconcertati – dicono – la Lega pur di racimolare qualche consenso e fare titolo, colpisce tutte le famiglie italiane”. Negli ambienti pentastellati l’attacco del vicepremier leghista al presidente Conte viene percepito come “un chiaro segno di difficoltà e di debolezza. Del resto le sue ultime dichiarazioni denotano unaimbarazzante schizofrenia politica. Nel caso della nave Diciotti, per Salvini andava benissimo la gestione collegiale da parte del governo, ora sostiene che nessuno deve dargli ordini”.

“Con i miei emendamenti al decreto Crescita ho indicato al governo come dare, in tempi ragionevoli e certi, maggiore sostegno a madri e padri. Altre strade sono decisamente meno efficaci, istituiscono fondi con ‘risorse eventuali’, senza dire come e quando saranno utilizzate e rimandano a tempi lunghissimi”, replica il ministro per la Famiglia e le disabilità Lorenzo Fontana. “Detto questo, con il massimo spirito costruttivo – prosegue il ministro del Carroccio – siamo a disposizioneper dare tutto il nostro apporto affinché le famiglie possano avere, nell’immediato, il maggiore e più efficace sostegno”. 

Almeno 70 migranti sono morti al largo della Tunisia, scrive Alarm Phone



Alarm Phone, un call center informale gestito dalla ong Watchformed, ha scritto che una barca che trasportava migranti è affondata in acque internazionali, a nord della Tunisia, e che ci sono almeno 70 morti. La notizia è stata confermata da un portavoce del ministero della Difesa tunisino, scrive Repubblica. Sempre Alarm Phone parla di almeno 16 sopravvissuti, soccorsi da alcuni pescherecci che si trovavano in zona. La notizia è stata riportata anche dall’agenzia di stampa tunisina Tap.

Migranti, Salvini in Tunisia: "Impegno comune su sicurezza e sviluppo"

Di Raffaello Binelli
"Aiutarli a casa loro" non può essere solo uno slogan. Ben consapevole di questo il ministro dell'Interno Matteo Salvini è andato in Tunisia per cercare di portare a casa qualche risultato concreto, prima di tutto fermando sul nascere il flusso dei migranti diretti in Italia.
"Appena atterrato a Tunisi - scrive su Twitter - felice di incontrare nuovamente il collega ministro dell'Interno Fourati. Abbiamo confermato tra i nostri due Paesi massima impegno comune sui fronti dell'immigrazione, della sicurezza, della lotta al terrorismo, dello sviluppo economico".
Salvini elogia la Tunisia: "Le relazioni bilaterali Italia- Tunisia sono ottime. Tunisi è un modello di democrazia per tutta l'Africa e intendiamo sostenerla con determinazione anche in difesa dalle minacce terroristiche. Gli incontri - prosegue il vicepremier - saranno l'occasione per intensificare i rapporti politici, culturali ed economici tra i due Paesi, anche al fine di promuovere nuovi investimenti italiani e il sostegno alle 800 imprese nazionali che operano in Tunisia e garantiscono 63 mila posti di lavoro diretti più l'indotto".
"Sarà fondamentale - va avanti il responsabile del Viminale - rafforzare la vasta cooperazione sul piano della sicurezza, tenuto conto che la Tunisia è il Paese che, insieme all’Italia, ha subìto il più forte impatto dalla crisi libica. Contrastare l’immigrazione clandestina costituisce una priorità condivisa dai due Paesi per combattere i gruppi criminali che si arricchiscono con i flussi illegali ed evitare tragedie in mare".
Dalle parole ai fatti concreti. Salvini fa sapere che a breve, già entro il mese di ottobre, "due motovedette saranno a disposizione delle autorità tunisine", approntate dall’Italia, per incrementare le attività di controllo e di contrasto ai flussi clandestini dal Paese nordafricano.
Il ministro ha approfittato della presenza a Tunisi dei giornalisti italiani per soffermarsi sulla polemica politica di casa nostra: "I numerini entusiasmano i giornalisti, noi badiamo alla sostanza. È una manovra economica che abbiamo promesso agli italiani, senza miracoli, senza la moltiplicazione dei pani e dei pesci ma con il superamento della legge Fornero graduale, la riduzione delle tasse graduale, con il superamento delle liti con Equitalia, con l’avvio di un reddito di reinserimento al lavoro... quindi se poi ci sarà ’l’uno virgolà, il due virgola, io sono sicuro che in Europa avere un’Italia che cresce sarà solo un successo. Non ci saranno problemi, non ci saranno confusioni. Rispettiamo quello che gli italiani si aspettano da noi".

Migranti, la Tunisia blocca il rimpatrio di 45 persone: resteranno in Sicilia

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Di Chiara Caraboni

Dovevano essere rimpatriati da Palermo a Tunisi i 45 migranti tunisini trasferiti dal centro di accoglienza trapanese di Milo all’aeroporto Falcone Borsellino, dove avrebbero dovuto imbarcarsi. Lì però, già pronti per affrontare il viaggio, sono rimasti per ore ad aspettare, e alla fine sono rimasti in Italia perché non è stato accettato il rimpatrio dalla Tunisia. Una storia simile a quella di una settimana fa, quando 17 persone provenienti sempre dalla Tunisia, ferme a Torino, non sono state rimpatriate per guasti tecnici al motore dell’aereo: a quel punto due di loro erano poi stati trasferiti al Centro di permanenza per il rimpatrio mentre agli altri 15 era stato consegnato il foglio di via, il provvedimento con cui si dispone il rimpatrio. Questa è stata la soluzione anche per alcuni dei tunisini che dovevano essere rimpatriati lunedì da Palermo: a cinque di loro sono stati notificati i fogli di via e dovranno lasciare l’Italia entro sette giorni, mentre gli altri 40 al momento sono stati riportati al centro di accoglienza di Trapani.


Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini andrà in Tunisia "per cambiare la situazione" e accelerare i tempi dei rimpatri degli immigrati: come ha confermato, infatti, la visita sarà il prossimo giovedì, per incontrare il presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi e il ministro dell'Interno Hichem Fourati. La volontà di Salvini, che vuole "capire dalle autorità di quel Paese come possiamo fare per aiutarli a crescere e a dare lavoro e a controllare meglio le loro coste" indirettamente è anche quella di esporgli il piano con cui si vuole aumentare il numero di espulsioni e rimpatri verso il paese di origine, anche perché, come ha spiegato il ministro durante l'intervista a Quarta Repubblica, "Quest'anno sono sbarcati in Italia via mare più di quattromila tunisini". Non è ancora chiaro il perché della negazione del rimpatrio da parte della Tunisia, che invece qualche giorno fa aveva dato il permesso per far tornare in patria circa quaranta immigrati arrivati sulle coste di Lampedusa e poi successivamente portati al centro di accoglienza trapanese.

Decreto Immigrazione e Sicurezza di Salvini

Proprio ieri è stato approvato all'unanimità dal Consiglio dei ministri il decreto Salvini sulla sicurezza e sui migranti. Con questo provvedimento il ministro leghista è riuscito a imporre una stretta sui permessi di soggiorno e sulla cittadinanza agli stranieri, e la possibilità di accedere ai piani di integrazione e inclusione sociale solo per coloro che sono riconosciuti sotto protezione internazionale e per i minori non accompagnati. I permessi per motivi umanitari verranno cancellati e sostituiti con permessi per meriti civili, per cure mediche o al massimo potranno essere concessi nei casi in cui si riconosca lo stato di calamità naturale nel Paese di provenienza. Inoltre verranno raddoppiati i tempi di trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio, passando da tre a sei mesi.


FONTE: https://www.fanpage.it/migranti-la-tunisia-blocca-il-rimpatrio-di-45-persone-resteranno-in-sicilia/

La Tunisia ha autorizzato lo sbarco dei 40 migranti a bordo della nave Sarost

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La Tunisia ha autorizzato l’accoglienza nei suoi porti della nave commerciale Sarost, che da più di due settimane stazionava al largo delle coste tunisine con a bordo 40 migranti. L’ha annunciato il primo ministro Youssef Chahed ieri sera. Non è chiaro se lo sbarco sia già avvenuto: sulla nave non ci sono giornalisti, e le poche informazioni trapelate in questi giorni arrivavano da alcune delle persone soccorse dalla nave.
In un primo momento, secondo una ONG locale, il governo tunisino non aveva accettato accogliere i migranti della Sarost perché temeva che così facendo il paese avrebbe potuto essere considerato un “porto sicuro”, cioè un luogo dove è possibile sbarcare in sicurezza i migranti salvati al largo della Libia o nel Mediterraneo centrale, iniziando così a ricevere una parte di coloro che in questo momento vengono ancora trasportati in Europa.

La Tunisia adesso sfida Salvini: “No a hotspot per migranti da noi”

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Di Mauro Indelicato
La pioggia ed il vento nel canale di Sicilia sembrano rinviare le vere prove del nove tra Italia e Tunisia. Da giorni il maltempo imperversa sull’isola più grande del Mediterrane. Impossibile dire se per questa estate lo spauracchio degli sbarchi fantasma potrà essere o meno scongiurato: lo scorso anno il fenomeno degli approdi indisturbati sulle coste siciliane è iniziato precisamente il 22 giugno, con uno sbarco ad Agrigento, ma dodici mesi fa le condizioni erano già quelle tipicamente estive.
Sarà importante notare, quando nuvole e vento lasceranno spazio alla classica estate della Sicilia, quanti sbarchi fantasma si registreranno sull’isola. Il fenomeno degli sbarchi fantasma, è bene ricordarlo, coinvolge imbarcazioni che partono dalla Tunisia. Dopo gli alti e bassi tra Roma ed il governo del paese africano di questi giorni, la situazione sarà migliore rispetto al 2017?

Il no di Tunisi ad hotspot sul proprio territorio

Proprio nella giornata della visita del ministro dell’Interno Matteo Salvini a Tripoli, da Roma ha fatto sentire la propria voce l’ambasciatore tunisino in Italia, Moez Sinaoui: “La Tunisia non intende ospitare alcun hotspot per migranti sul suo territorio – si legge nelle sue dichiarazioni rilasciate ad AgenziaNova – Questa è una posizione di principio dello Stato tunisino”. Il riferimento è alle proposte circolanti da diversi giorni circa la creazione di hotspot nei Paesi di transito dei flussi migratori. Anche se lo stesso Salvini non ha mai esplicitamente parlato di strutture del genere in Tunisia, il rappresentante del governo del Paese africano in Italia sembra voler mettere le mani avanti portando quella che è la posizione dell’esecutivo tunisino ad un’eventuale richiesta del genere.
Sia Salvini che Conte hanno parlato, tra domenica e lunedì, di hotspot da realizzare nel sud della Libia e non in Tunisia ma nell’ottica di un’estensione di questa strategia anche ad altri paesi da dove partono numerosi barconi, Tunisi vuole da subito bloccare ogni velleità in tal senso. Secondo le autorità locali, le forze di polizia e di sicurezza tunisine sono in grado di compiere il proprio lavoro e di cooperare con gli altri paesi per la risoluzione del problema.

Rapporti Italia – Tunisia nel mirino

Nel corso della sua intervista ad AgenziaNova, l’ambasciatore Sinaoui ha voluto fare il punto sui rapporti tra Tunisi e Roma. Pochi giorni dopo l’insediamento del governo Conte, il ministro dell’Interno Salvini ha accusato la Tunisia di esportare galeotti in Italia tramite i barconi. Tra i due Paesi sono nati contrasti diplomatici che però, ad oggi, sembrano essersi appianati: “Il nostro ministro degli esteri Khemaies Jhinaoui – tiene a sottolineare Sinaoui – È stato il primo ministro degli Esteri a incontrare Moavero alla Farnesina”. Dunque, nonostante le tensioni dovute al problema dell’immigrazione, tra Italia e Tunisia vi sarebbero adesso rapporti volti ad una reciproca collaborazione.
Non solo prevenzione di sbarchi fantasma, ma anche la Libia sul piatto della relazione dei due Paesi: quest’ultimo è un problema comune, visto che per l’Italia vuol dire aumento della crisi dovuta alla pressione migratoria, per la Tunisia invece implica lo spauracchio di confini orientali meno sicuri e possibile infiltrazioni jihadiste.
Ma al di là degli alti e bassi tra i due governi, Italia e Tunisia sembrano due vicini dirimpettai che si guardano con sospetto. Se da un lato la relativa stabilità politica nel piccolo paese nordafricano consente la possibilità di stabilire concreti accordi tra le due sponde del Mediterraneo, dall’altro c’è il timore di Roma sul fatto che la Tunisia non stia effettuando tutti gli sforzi possibili per frenare il fenomeno degli sbarchi fantasma. Lo scorso anno l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti si è più volte incontrato con i vertici tunisini.
Soltanto a stagione finita si sono registrate alcune operazioni della polizia tunisina volte a smantellare organizzazioni malavitose, specie tra Biserta e Sfax, in grado di organizzare i viaggi della speranza. Adesso, dopo gli alti e bassi dell’ultimo mese iniziati con l’insediamento del nuovo governo italiano, c’è attesa per vedere non solo a che punto sono i rapporti tra i due Paesi ma anche per constatare se per davvero dalla Tunisia si inizia a far sul serio nel contrasto ai trafficanti di esseri umani.

Dopo il naufragio dei migranti, Tunisi rimuove il ministro dell'Interno

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Di Chiara Sarra

Dopo le polemiche per le parole di Matteo Salvini - che ha accusato la Tunisia di "esportare galeotti" verso l'Italia - e dopo il naufragio che tre giorni fa è costato la vita ad almeno 112 migranti (una cinquantina dei quali ancora dispersi) il governo della Tunisia punta il dito proprio contro il ministro dell'Interno tunisino, Lofti Brahem.
L'omologo di Salvini a Tunisi, infatti, è stato rimosso e il premier Youssef Chahid ha affidato la delega pro-tempore al ministro della Giustizia Ghazi Jeribi. Licenziati "per negligenza" anche dieci funzionari pubblici tunisini, tra cui i funzionari della Guardia nazionale con sede a Sfax e altri dell'unità marittima di Kerkennah.
Oggi Brahem ha dichiarato che "un'indagine preliminare" ha dimostrato che i funzionari hanno "direttamente o indirettamente" mancato l'esercizio delle loro funzioni e che negli ultimi due anni le isole tunisine di Kerkennah sono diventate una base di partenza per l'Europa a causa di "un vuoto di sicurezza" che trova le sue radici nei disordini che hanno scosso l'arcipelago nel 2016. Da allora "il numero di poliziotti è diminuito considerevolmente", ha dichiarato Chibani. Inoltre, quando i migranti vengono arrestati nel tentativo di partire per l'Italia, vengono per lo più rilasciati dai tribunali, ha aggiunto un alto funzionario della sicurezza.

Migranti, Tunisia convoca l’ambasciatore: “Stupiti per le parole di Salvini”. Ministro aveva detto: “Ci mandano spesso i galeotti”

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Le parole pronunciate da Matteo Salvini domenica in Sicilia non sono passate inosservate a Tunisi. “La Tunisia spesso e volentieri esporta galeotti“, aveva detto il ministro dell’Interno domenica a Pozzallo, località simbolo degli sbarchi dei migranti. Il Paese nordafricano ha espresso “il suo profondo stupore per le dichiarazioni del ministro degli Interni italiano sul dossier immigrazione”, si legge in una nota del ministero degli Esteri di Tunisi che “ha ricevuto l’ambasciatore italiano (Lorenzo Fanara, ndr) per informarlo del grande stupore” per le dichiarazioni del capo del Viminale che “non riflettono la cooperazione tra i due Paesi nel campo della gestione dell’immigrazione e indicano una conoscenza incompleta dei vari meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisini e italiani per affrontare questo fenomeno”. Un caso su cui poi è intervenuto lo stesso Salvini, durante un comizio a Fiumicino: “Qualcuno in Tunisia si è offeso sbagliando, perché io ho detto solo che arrivano qui anche persone non perbene“.

“La Tunisia è un Paese libero e democratico che non sta esportando gentiluomini, ma spesso e volentieri esporta galeotti”, aveva detto il ministro dell’Interno domenica a Pozzallo interpellato sui casi di intemperanza, registrati nei centri di accoglienza, che avrebbero tra i protagonisti migranti tunisini. “Parlerò con il mio omologo tunisino. Non mi sembra che in Tunisia ci siano guerre, pestilenze o carestie”, aveva detto ancora Salvini in riferimento all’aumento degli sbarchi dal Paese nordafricano registrato nelle ultime settimane dal Viminale. I numeri del ministero dell’Interno dicono che a fronte di una diminuzione dell’85% dei flussi dalla Libia, la Tunisia è balzata in vetta alla classifica dei Paesi d’origine nei primi mesi del 2018: 2.889 arrivi al 1° giugno secondo il cruscotto giornaliero del Viminale, davanti a etrirei (2.228) e sudanesi (1.066).




Tunisia, ex detenuti in fuga via mare verso l’Italia: “La Guardia costiera ci lascia passare”


Di Nicolò Zancan

Quelle laggiù sono le luci di Pantelleria. Radio2 sta trasmettendo l’ultimo notiziario sul referendum in Lombardia e Veneto, mentre un vento freddo alza sul mare una spuma biancastra che unisce le sponde fra Europa e Africa. L’Italia è vicinissima, l’Italia è in saldo: 400 euro per un viaggio di sola andata. La barca di Hamed ne porta trenta alla volta. È di nuovo pronta. Ognuno avrà il suo giubbotto di salvataggio. È l’ottavo carico di ragazzi per questo pescatore trafficante obeso, che dopo aver mandato i suoi scagnozzi a controllare anche nel bagagliaio della nostra auto e pattuito tutte le sue regole di riservatezza, infine si concede. «In questo momento i viaggi costano poco perché la Guardia costiera ci fa passare», dice sotto un cappellino da baseball dei New York Yankees. «È un gioco politico. Lo sanno tutti. Noi facciamo la nostra parte». Hamed tiene in faccia un paio di occhiali da sole assurdi, con inserti dorati che luccicano nel buio. «Sono loro che decidono se il mare è aperto o è chiuso. Adesso è aperto. E noi andiamo. Ogni dieci ragazzi che carico, due sono appena usciti di prigione».  

Il 23 luglio in Tunisia sono stati liberati 1645 carcerati, altri 1027 il 13 ottobre. Sono usciti dalle carceri di Mournaguia, Borj Amri e Siliana, troppo affollate per garantire anche solo condizioni di vita minimamente accettabili. Il presidente della repubblica tunisina Beji Caid Essebsi, un ex avvocato, concede indulti ogni anno. Non può essere soltanto questa la causa dell’incremento esponenziale delle partenze dalla Tunisia verso l’Italia. «Porto ragazzi giovanissimi, anche un quindicenne

Ho portato diverse giovani donne e un uomo di 45 anni che voleva ricongiungersi alla sua famiglia. La maggior parte, però, sono ventenni. Quelli che escono dal carcere sono quasi tutti consumatori di droga. Nessuno li prende più a lavorare, per questo se ne vogliono andare». Lo scafista Hamed adesso ride da solo, soddisfatto dei suoi pensieri, mentre si accende un’altra Marlboro. «Certe volte porto anche casse di sigarette per voi italiani, altre volte sono direttamente i vostri pescatori a caricare qualche ragazzo migrante per arrotondare. Questo è un piccolo tratto di mare molto trafficato».  

Ragazzi che bruciano  
La Tunisia è un Paese sull’orlo della disperazione. La disoccupazione giovanile è al 40 per cento, quella dei laureati al 31%. Ogni anno 100 mila ragazzi escono dal percorso scolastico e si perdono. Lo stipendio di un poliziotto corrisponde a 327 euro. La corruzione è endemica. Pochi giorni fa a Sfax, 200 chilometri a sud, sono stati arrestati due agenti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: prendevano mazzette per lasciare passare i migranti. 

Li chiamano «haragas». Quelli che bruciano. Quelli che non sopportano più di aspettare. Quelli che devono partire a ogni costo. «Il crollo del dinaro, alla fine di luglio, è una delle cause di tutte queste partenze», dice Valentin Bonnefoy del Forum tunisino per i diritti economici e sociali. «Un’altra è la delusione patita dai movimenti nati sul territorio, le aspettative frustrate di un’intera generazione. Nelle regioni interne la povertà è assoluta. Non c’è alcuna prospettiva. E poi dall’Italia rimbalzano i racconti di quelli che ce l’hanno fatta, che subito vengono inviati sui social network». 

L’industria criminale dei trafficanti si è immediatamente rimessa al lavoro. Durante la Primavera Araba, nel 2011, erano stati 30 mila i tunisini sbarcati in Italia. Oggi, secondo le stime ufficiali, 3 mila solo fra settembre e ottobre, ma in realtà sarebbero già almeno 6 mila quelli che sono riusciti a passare. Non sembra un deterrente sufficiente nemmeno l’inasprimento delle pene deciso dal governo, di cui lo scafista con il cappellino dei New York Yankees è perfettamente consapevole. «Rischio fino a 20 anni di carcere. Prima me la cavavo al massimo con 7. Ma il clima è ancora favorevole. Le richieste sono continue. E il governo non ha mezzi sufficienti per controllare tutto il mare». 

Traffici via social  
Su Facebook c’è una pagina che si chiama «Haraka Jamaia» con 2100 iscritti, il cui titolo significa: «Immigrazione illegale collettiva». L’obiettivo è cercare di organizzare partenze simultanee da diversi punti della costa tunisina, in modo da rendere impossibile il lavoro delle motovedette della guardia costiera. Sempre su Facebook c’è il video girato da un migrante in cui, in mezzo al mare, riceve il via libera da una motovedetta. 

Gli haragas partono alle 3 del mattino e navigano al buio, almeno fino alle acque internazionali. Quasi invisibili ai radar. Ma non sempre è andato tutto liscio, in questo autunno arabo. La notte fra il 7 e l’8 di ottobre, piccole barche avevano fatto confluire il loro carico umano su un’altra imbarcazione più grande che aspettava al largo dell’isola di Kerkennah. Il viaggio era considerato più sicuro. Ogni migrante aveva pagato in quel caso 2.500 dinari: 858 euro. Quando le acque internazionali erano ormai raggiunte, l’imbarcazione è stata speronata nel buio da una motovedetta della Guardia costiera tunisina. I cadaveri recuperati sono già 45. Alcuni sopravvissuti hanno accusato la Guardia costiera di aver provocato apposta l’incidente, ma ci sono video in cui si sentono spari in aria e urla. Ci sarebbero anche delle conversazioni radio con la Guardia costiera italiana che intima a quella tunisina di fermare i migranti. Quella barca voleva passare a ogni costo. 

Quando l’elenco delle vittime è diventato ufficiale, si è capito ciò che molti sapevano già. Erano tutti ragazzi giovani di Kebili, Ben Guerdane, Kasserine e Jendouba, piccoli centri dell’interno, dove la miseria regna sovrana e il tasso di radicalizzazione è alto. Ma la cosa più impressionate è stata scoprire che dodici vittime erano partite da Sidi Bouzid. È il paese dell’entroterra meridionale dove, il 17 dicembre del 2010, il venditore abusivo di frutta e verdura Mohamed Bouazizi si diede fuoco davanti al palazzo governativo in segno di protesta perché gli era stato sequestrato il carretto. Fu il suo gesto estremo a dare inizio alla Primavera Araba. 

Svolta in Tunisia: anche le donne potranno sposare uomini di altre fedi

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Di Karima Moual

«Lottiamo affinché si cambi la legge che ci obbliga a far convertire all’islam i nostri mariti di diversa fede». Erano le parole di Houda Sboui, rilasciate qualche mese fa proprio sul nostro giornale. Tunisina, ma in Italia da 25 anni. Attiva politicamente tra le due sponde Tunisia e Italia. Sposata con un italiano e mai sottomessa a una legge che obbliga le musulmane a vedersi legalizzato il proprio matrimonio nel paese di origine solo dopo la conversione all’islam del proprio compagno. Oggi lei insieme a tante altre tunisine, dopo un’attesa di 25 anni, può festeggiare .  

La Tunisia sorprende ancora, e abbatte l’ennesimo tabù che pesava sulle donne musulmane, abolendo il divieto per le donne a unirsi in matrimonio con uomini che non siano di fede islamica (gli uomini, invece, hanno sempre potuto sposare liberamente e senza conseguenze donne delle altre fedi monoteiste, ebraismo e cristianesimo). Il grande passo si è concretizzato ieri con l’annullamento della circolare del 1973 e di tutti gli altri testi che vietavano i matrimoni tra donne tunisine e non musulmani. Una pratica che riguarda tutti i paesi musulmani, ma che la Tunisia, come capofila di questa storica iniziativa, affronta nella direzione di portare la propria società, un passo alla volta, verso una maggiore uguaglianza tra uomini e donne. Gli altri paesi musulmani, al momento, restano al palo.  

TUNISIA,SCOPERTA UNA CELLULA ISLAMISTA RADICALE LEGATA ALL'ISIS

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Di Salvatore Santoru

Le autorità tunisine hanno arrestato a Grombalia, nel governatorato di Nabeul, 4 militanti islamisti radicali con l' accusa di apologia di terrorismo.
Secondo le accuse i quattro hanno avuto contatti con l'ISIS*.

* PER APPROFONDIRE,NOTIZIA SU RAI NEWS,http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-0f651763-32a1-47f0-96b2-a6baab5f5e9c.html?refresh_ce

"La terra è piatta e il sole le gira attorno", la tesi di laurea di una studentessa diventa un caso politico in Tunisia

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http://www.huffingtonpost.it/2017/04/21/la-terra-e-piatta-e-il-sole-le-gira-attorno-la-tesi-di-laurea_a_22049009/

"La terra è piatta e il sole le gira attorno", questa è la singolare teoria esposta da una studentessa tunisina nella sua tesi di dottorato e per la quale, dopo molte polemiche, è stato costretto a intervenire il ministero dell'Istruzione del paese nordafricano.

Come racconta il Corriere della Sera la tesi è stata scritta da una studentessa dell'università della città di Sfax.

Una studentessa tunisina ha lavorato per 5 lunghi anni a una tesi di dottorato destinata finalmente a «rovesciare le leggi di Newton, Keplero e Einstein, vista la debolezza dei loro fondamenti e a proporre una nuova visione della cinematica degli oggetti conforme ai versetti del Corano». Ovvero? Semplice: che la terra è piatta e non si muove di un millimetro: è il sole a girarle attorno.

Alla fine dopo qualche settimana la tesi è stata respinta dal ministero dell'Istruzione tunisino.

Il l professor Jamel Touir, già membro dell'Assemblea costituente in rappresentanza del partito laburista Ettakatol, in un primo momento ha tentato di difendere l'impianto della tesi incriminata sostenendo che «la studentessa era stata incoraggiata da alcuni ricercatori americani che le hanno inviato delle pubblicazioni della Nasa»...alla fine lo stesso ministero dell'Istruzione, soprattutto dopo l'intervento di un peso massimo come Faouzia Charfi, docente di fisica e militante molto rispettata in ambito accademico e politico, è stato costretto ad aprire un'inchiesta.

TUNISIA, DJ INGLESE INCARCERATO PER AVER REMIXATO UN CANTO SACRO ISLAMICO: 'OFFENDE LA MORALITA' PUBBLICA'

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Di Salvatore Santoru

In Tunisia un dj inglese è stato condannato ad un anno di carcere per aver utilizzato un canto sacro islamico in un suo concerto tenuto nella città di Nabeul.
Come riportato dal "Guardian" e da altri media internazionali(1) "Dax Dj" è stato accusato di violazione della moralità pubblica e di indecenza e in passato era stato anche minacciato di morte per l'utilizzo del canto sacro islamico nel suo brano house(2).
In precedenza, il dj si era scusato per aver potuto offendere e ha sostenuto di aver agito in buona fede, scrivendo di apprezzare molto il canto sacro islamico utilizzato nella serata.

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NOTE:

(1)https://www.theguardian.com/world/2017/apr/07/british-dj-sentenced-year-tunisian-jail-playing-muslim-call-to-prayer

(2)https://www.parkettchannel.it/dax-j-minacciato-morte/

TERRORISMO, ESPULSO SIMPATIZZANTE DELL'ISIS:'AVEVA CONTATTI CON FOREIGN FIGHTER'

Risultati immagini per POLIZIA

Di Salvatore Santoru

La magistratura tunisina ha disposto lo stato di fermo per Dhiab Nasreddine, un 23enne di origine tunisina residente a Edolo.
L'anno scorso Nasreddine era tornato in Tunisia dove si era radicalizzato,a quanto pare in seguito a una strategia manipolatoria di alcuni "addescatori" che avevano approfitto della sua fragilità psichica.
Inoltre, stando alle indagini Nasredine era in contatto con un foreign fighter di origini marocchine.

NOTE E PER APPROFONDIRE:

http://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/terrorista-isis-edolo-1.2784322

L'ALLARME DEGLI 007 TUNISINI: "Col ritorno di 5mila jihadisti la Tunisia rischia la somalizzazione"

Di Luca Romano
I servizi segreti tunisi temono il ritorno degli oltre 5.000 jihadisti andati a combattere tra le file dei diversi gruppi terroristici islamici in Siria, Irak e Libia perché sono convinti che riuscirebbero a destabilizzare il Paese trasformandolo in uno Stato fallito come la Somalia.
"Il ritorno dei terroristi dai ricettacoli di rivolta in Tunisia è preoccupante perchè potrebbe portare alla 'somalizzazionè della Nazione" si legge in una dichiarazione delle forze di sicurezza interne, il controspionaggio. I 'foreign fighters' provenienti dalla Tunisia, il Paese che hanno fornito il maggior numero di combattenti a Isis e alle altre formazioni, "hanno ricevuto addestramento militare e hanno imparato ad usare ogni tipo di armi sofisticate", prosegue la nota. L'allarme giunge all'indomani dell'arresto del fratello e di altre due persone vicine al tunisino Anis Amri, il 24enne affiliato ad Isis, autore della strage di lunedì scorso al mercatino di Natale a Berlino in cui ha ucciso 12 persone e ne ha ferite 48 travolgendole con un camion rubato ad un eroico autista polacco che fino alla fine ha tentato di fermarlo, pagando con la vita.
Proprio il caso di Amri dimostra come la paura della Tunisia per il ritorno dei terroristi esportati abbia reso di fatto complice il governo locale: se Tunisi non avesse negato che Amri era un loro cittadino, prima all'Italia per 4 anni e poi alla Germania per oltre un anno, il jihadista sarebbe stato espulso e tornato in Tunisia. E noi non avremo pianto le vittime della strage di Berlino, tra cui l'italiana Fabrizia di Lorenzo. Ad alimentare la paura anche la dichiarazione del presidente tunisino Beji Caid Essebsi che aveva annunciato che la Tunisia non avrebbe mai graziato i connazionali che hanno combattuto per organizzazioni jihadiste. "Molti di loro vogliono tornare e non possiamo impedirlo ma saremo vigili" aveva detto all'inizo del mese. Dopo uno tsunami di critiche il 15 dicembre aveva aggiunto: "non saremo indulgenti con i terroristi". Venerdì il ministro dell'Interno Hedi Majdoub ha dichiarato in Parlamento che già 800 tunisini che hanno combattuto all'stero sono tornati nel Paese. Ieri 1.500 persone hanno dimostrato davanti al Parlamento proprio per non farli rientrare.

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