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L’università di Soros in Ungheria sposterà parte dei suoi corsi a Vienna


La Central European University (CEU), l’università fondata a Budapest dal miliardario e filantropo di origini ungheresi George Sorossposterà parte dei suoi corsi a Vienna, in Austria, a causa di una legge approvata lo scorso aprile dal parlamento ungherese che di fatto le impedirà di accettare nuovi studenti a partire dal gennaio 2019. La legge era stata voluta dal primo ministro Viktor Orban, da sempre molto critico nei confronti di Soros, e di fatto causerà la prima espulsione di una università da un paese dell’Unione Europea.
La CEU – fondata da Soros con lo scopo di promuovere la democrazia nei paesi dell’ex blocco sovietico – è considerata una delle più importanti istituzioni universitarie dell’Ungheria e dell’est Europa. Da tempo, proprio per i suoi legami con Soros (che tra le altre cose è ancora membro del consiglio dell’università), era diventata bersaglio di duri attacchi da parte del governo di destra populista di Viktor Orban, rieletto per un terzo mandato lo scorso aprile. La legge approvata quest’anno dal parlamento ungherese, di fatto era stata pensata per impedire alla CEU di continuare ad operare nel paese: chiedeva a tutte le università straniere – come di fatto è la CEU – di avere anche una sede nel loro paese di origine (gli Stati Uniti, per la CEU) e rendeva necessario allo stesso scopo un accordo tra il paese di provenienza e il governo ungherese.
Dal momento dell’approvazione della legge, la CEU aveva provato a trovare una soluzione che le permettesse di non doversi spostare: aveva avviato dei corsi nello stato di New York e avviato trattative per un accordo tra lo stato di New York e il governo ungherese come previsto dalla nuova legge. Il governo ungherese, tuttavia, si è rifiutato di firmare l’accordo che era stato trovato entro il termine del 1 dicembre deciso dalla CEU, che ha quindi annunciato oggi la decisione di spostare parte dei suoi corsi in una nuova sede a Vienna. Gli studenti già iscritti continueranno a studiare a Budapest, dove rimarrà anche parte delle attività di ricerca. I primi corsi a Vienna cominceranno nel settembre 2019.

Ungheria, la ong di Soros presenta istanza alla Corte Ue dei Diritti Umani: “Leggi del governo attaccano libertà d’espressione”

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La Open Society, la ong fondata e finanziata dal miliardario statunitense di origini ungheresi, George Soros, ha presentato istanza davanti alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo e alla Corte Costituzionale dell’Ungheria per contestare le leggi del governo guidato da Viktor Orbán che introducono controlli più stringenti e provvedimenti più severi nei confronti delle organizzazioni non governative che assistono migranti e richiedenti asilo nel Paese.
La decisione dei vertici dell’organizzazione è legata soprattutto alla cosiddetta legge “Stop Soros” adottata dall’esecutivo di Budapest nel giugno scorso e che è già costata al governo un deferimento alla Corte di Giustizia europea da parte della Commissione Ue. In un comunicato, l’organizzazione spiega di aver agito per “difendere la democrazia ungherese” e chiede l’abrogazione della legge: “C’è solo una cosa che questa legge fermerà, è la democrazia”, ha affermato Patrick Gaspard, presidente della fondazione.
Tra i provvedimenti inseriti nella legge, c’è quello che prevede fino a un anno di carcere per chiunque sia ritenuto colpevole di favorire l’immigrazione irregolare in territorio ungherese. Un’accusa rivolta più volte alla Open Society colpevole, secondo Budapest, di aver offerto ai migranti appoggio logistico e informazioni sui percorsi più sicuri per attraversare il confine ungherese durante la grande ondata che ha coinvolto la rotta balcanica a partire dal 2015. La legge voluta dall’attuale esecutivo prevede anche una tassa del 25% sulle donazioni ricevute dalle organizzazioni che il governo ritiene favoriscano l’immigrazione illegale.
Secondo l’avvocato della fondazione, Daniela Ikawa, queste misure “infrangono le garanzie di libertà di espressione e associazionecontenute nella Convenzione europea dei Diritti Umani e devono quindi essere abrogate”. Inoltre, espongono “una vasta gamma di attività legittime al rischio di azioni penali”. La fondazione, ad agosto, ha deciso di trasferire la propria sede regionale da Budapest a Berlino, citando le politiche “repressive” del governo nazionalista del premier Viktor Orban.
I provvedimenti previsti dalla cosiddetta “Stop Soros” sono stati giudicati gravi minacce allo Stato di diritto dalla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo, prima, e dalla stessa plenaria, dopo, nel voto del 12 settembre scorso. Tra i provvedimenti presi in esame dall’organo legislativo europeo, anche quello che espone a rischio di chiusura la Central European Universityfondata dallo stesso Soros.

PUTIN: 'Le attuali politiche dell'UE incoraggiano l'immigrazione di massa'

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Di Salvatore Santoru

Vladimir Putin ha recentemente detto la sua sua sull'attuale crisi migratoria che interessa l'Unione Europea.
Più precisamente,come riporta l'ANSA(1), il presidente russo ha parlato di ciò durante l'incontro con il presidente dell'Ungheria Viktor Orban.

Più specificatamente, Putin ha sostenuto che le attuali politiche dell'UE incoraggiano l'arrivo dei migranti e che si tratta di una questione politica.
Inoltre, il leader della Federazione Russa ha affermato che la Russia accoglie molti migranti che hanno voglia di integrarsi e provengono da paesi on culture simili alla stessa nazione euroasiatica.

NOTA:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/09/18/putin-ue-incoraggia-arrivi-dei-migranti_f736b533-86f9-481e-a6ea-806b692ad599.html

Ue, M5s voterà a favore delle sanzioni a Orban. Lega e Fi contrari, Salvini: “Ognuno è libero di scegliere”

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Fatto Quotidiano

Il Parlamento Ue si spacca sulle sanzioni all’Ungheria. Il voto per attivare l’articolo 7 del Trattato Ue per “rischio di violazione dello stato di diritto” è previsto a Strasburgo per il 12 settembre e si attende di capire come si comporteranno i singoli partiti. La prima rottura è tra gli alleati di governo in Italia: se infatti la Lega ha deciso di difendere Viktor Orban e quindi votare contro l’intervento, dall’altra i 5 stelle hanno fatto sapere che manterranno la linea già espressa in commissione e si esprimeranno a favore delle sanzioni. A fianco del Carroccio anche l’ex alleato di Forza Italia. Nessuna indicazione per il momento dal Ppe, il Gruppo dei Popolari al Parlamento europeo di cui fa parte anche Fidesz, il partito di Orban. “Prima di esprimerci ascolteremo il suo discorso in Aula”, ha detto il leader dei Popolari Manfred Weber.


I 5 stelle, come anticipato dall’agenzia Adnkronos e confermato a ilfattoquotidiano.it, voteranno per le sanzioni all’Ungheria. Una posizione nettamente opposta a quella di Salvini. Che però ha commentato: “Nessun problema, ognuno è libero di scegliere cosa fare: la Lega in Europa sceglie la libertà”. Il vicepremier del Carroccio, che solo poche settimane fa ha ricevuto il premier ungherese a Milano, aveva annunciato in mattinata il voto contrario dei suoi: “La Lega voterà in difesa di Orban“, aveva detto. “L’europarlamento non può fare processi ai popoli e ai governi”. E ha aggiunto: “Non si processano i popoli e i governi liberamente eletti, soprattutto se vogliono controllare un’immigrazione fuori controllo”. La divergenza di opinioni tra Lega e M5s in proposito non è una novità: i 5 stelle nonostante il contratto di governo firmato con il Carroccio hanno più volte preso le distanze da Orban (il primo è stato Roberto Fico, ma poi anche i gruppi parlamentari e lo stesso Luigi Di Maio). Fonti 5 Stelle hanno precisato che nel gruppo europeo non ci sono mai stati dubbi sul loro voto a favore delle sanzioni: nel report prodotto dall’eurodeputata olandese Judith Sargentini ci sarebbero, spiegano i pentastellati, gravi violazioni dei diritti fondamentali dei cittadini ungheresi e non solo, ma anche nei confronti di minoranze come quella ebrea. Il voto sarà dunque nel merito e non politico.

Orban, poco prima di intervenire a Strasburgo, ha pubblicato su Facebook un video in cui difende la sua posizione: “La verità è che il giudizio contro di noi è già scritto. Nel parlamento europeo i parlamentari a favore della migrazione sono la maggioranza”.
Il 12 settembre l’Aula voterà sul rapporto dell’europarlamentare olandese verde Judith Sargentini sulla situazione in Ungheria, che raccomanda al Consiglio di aprire la procedura che può portare, in teoria, a sanzioni per i Paesi che violano lo Stato di diritto. Sarebbe la prima volta che il Parlamento Europeo raccomanda l’apertura di una procedura simile (quella nei confronti della Polonia è stata avviata su iniziativa della Commissione), ma occorre una maggioranza dei due terzi dei votanti, non semplice da ottenere. Nel merito è intervenuto anche il vicepresidenze della commissione Ue Frans Timmermans: “Sfortunatamente la Commissione europea condivide le preoccupazioni della relazione sull’Ungheria”.

FRANCIA, Macron fa rimuovere l'ambasciatore in Ungheria: 'Aveva lodato Orban'


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Di Salvatore Santoru

Recentemente il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto sostituire l'ambasciatore di Francia in Ungheria, Eric Fournier(1).
La causa della rimozione è da ricercarsi nel fatto che, durante il vertice europeo sui migranti, lo stesso Fournier aveva diffuso una nota interna dove si esaltava il governo ungherese di Viktor Orban. 

Inoltre l'ex ambasciatore francese in Ungheria aveva sostenuto che la stampa francese e anglosassone diffonde 'magiarofobia'.

NOTA:

(1) https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/francia_macron_silura_ambasciatore_ungheria_orban-3831509.html

Ungheria: parlamento approva legge 'Stop Soros', ecco cosa prevede

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Di Salvatore Santoru

Il parlamento ungherese ha approvato la cosiddetta legge 'Stop Soros'.
In base a tale legge, come riporta Repubblica(1), le organizzazioni che sosterranno i migranti pagheranno tasse speciali del 25 per cento.

Inoltre, potrà rischiare sino ad un anno di carcere chi favorirebbe l'arrivo di migranti in Ungheria per chiedere lo status di rifugiato. Oltre a ciò, ci sarà il bando per quelle ONG che sono considerate "minaccia alla sicurezza nazionale".

NOTA:

(1) http://www.repubblica.it/esteri/2018/06/20/news/orban_ungheria_legge_anti_soros_ong-199520376/

Consiglio d’Europa a Ungheria: "Sospendete voto legge “Stop Soros”

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 Il presidente della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa ha chiesto al parlamento ungherese di non adottare la cosiddetta legge “Stop Soros” prima della prevista pubblicazione di un parere della Commissione stessa, atteso per venerdì, o almeno a tener conto delle raccomandazioni della Commissione. Secondo alcune fonti il Parlamento ungherese sarebbe stato convocato domani per la votazione.
Il disegno di legge fa parte della campagna del premier Viktor Orban contro le politiche migratorie dell’Ue e contro George Soros, finanziere ebreo statunitense di origini ungheresi inviso al premier per aver finanziato cause liberali e accusato di favorire l’immigrazione islamica in Europa.
Il presidente della Commissione di Venezia, Gianni Buquicchio, ha incontrato ieri il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto a Strasburgo presso il Consiglio d’Europa per discutere le nuove disposizioni legislative “Stop Soros”.
Il governo di Orban ha anche proposto di modificare la costituzione per affermare che una “popolazione straniera” non possa “insediarsi in Ungheria”, respingendo così de facto le quote di redistribuzione Ue.

Nasce l'asse Salvini-Orban: ​"Così cambieremo l'Europa"



Di Claudio Cartaldo

Matteo Salvini e Viktor Orban. I due leader definiti "populisti" oggi si sono sentiti al telefono. Ad annunciarlo è stato il ministro dell'Interno da un comizio a Fiumicino.

Per Salvini il governo Conte non rischia l'isolamento all'estero. Certo, oggi c'è stato la dura polemica con Tunisi per quelle parole sull'"esportazione di galeotti" che non sono piaciute all'ambasciatore tunisino. Ma il segretario del Carroccio è certo che c'è "tanto apprezzamento all'estero" per la maggioranza giallo-verde. E se dalla Germania e dalla Francia sono arrivati segnali di disgelo (ma da qui all'apprezzamento ce ne passa), di sicuro il leghista non avrà difficoltà a trovare intese con l'Unghera del premier Orban.
"Oggi ho avuto una telefonata lunga e cordiale con il primo ministro ungherese - ha detto Salvini - che ci ha fatto gli auguri di buon lavoro e con cui lavoreremo per cambiare le regole di questa Unione europea". Ecco, l'Ue. Nel discorso di domani al Senato in occasione del voto di fiducia, il presidente del Consiglio italiano dovrebbe cercare di rassicurare i partner Ue e al tempo stesso segnare la strada per le riforme che i grilloleghisti vorrebbero imporre a Bruxelles. E non è da escludere che per mettere i paesi del Nord europa il governo Conte, o almeno Salvini, possa tentare di stringere un forte legame con i Paesi governati da presidenti euroscettici. E in cima all'elenco non c'è proprio l'Ungheria di Orban, che da tempo si scaglia contro quel Soros (e le sue Ong) che in questi giorni - guarda caso - è in polemica proprio con Lega e M5S. Ma non solo. "Parlerò probabilmente già domani con il ministro degli Interni francese, austriaco - ha fatto sapere il leghista - oggi ho contattato l'ambasciatore tunisino, ho incontrato poco fa l'ambasciatore israeliano, l'ambasciatore statunitense. Stiamo cercando di costruire una rete della tranquillità e della sicurezza, della pace e della lotta al terrorismo".
"Noi vogliamo far parte di questa comunità di popoli, difendendo i diritti di tutti e l'Italia, come dice la presidente Merkel, non può essere lasciata sola di fronte a un fenomeno epocale come quello dell'immigrazione - ha attaccato il leghista - Purtroppo domani in Lussemburgo proporranno un passo indietro e non un passo avanti. E noi diremo 'nò al regolamento che tratterebbe per più tempo i migranti irregolari in Italia. E' un appello che voglio fare con il cuore: vogliamo fare parte di questa comunità ma con pari diritti".
Poi Salvini, assicurando di avere "piena sintonia" con Conte ha parlato anche degli altri temi nell'agenda di governo. Sui migranti, ovviamente, il leghista è tornato a ribadire che "chi non scappa dalla guerra deve preparare le valigie e andare a casa. Chi scappa dalla guerra avrà accoglienza. Il mio dovere è dare prima una casa agli italiani. Prima gli italiani". Qualche frase anche sull'omicidio di un migrante in Calabria, assassinio che oggi ha provocato la rivolta dei lavoratori immigrati al grido "Salvini razzista". "Non si risolve nessun problema sparando - è la condanna del ministro - Ci sono delle indagini in corso e prima di dare una sentenza voglio capire alla fine il nome delle bestie che hanno compiuto questo gesto. L'immigrazione senza controllo, le tendopoli, i ghetti portano inevitabilmente allo scontro sociale. E piano piano perché non abbiamo la bacchetta magica porteremo la legalità in Calabria".
Sulla flat tax, invece, tema su cui oggi gli economisti della Lega hanno avuto uno scontro sui tempi, il leader ha provato a chiarire: "La flat tax è quella scritta nel contratto - ha detto - e prevede primo intervento la pace fiscale, la chiusura delle liti tra italiani ed Equitalia che porta in cassa soldi". Il secondo intervento, invece, sarà "realizzabile sulle imprese fin da subito dall'anno prossimo si interviene sulle famiglie".

UNGHERIA, Orban stravince le elezioni: è il suo terzo mandato consecutivo


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Di Salvatore Santoru

Viktor Orban è stato confermato presidente dell'Ungheria.
 Si tratta della terza volta consecutiva e, più specificatamente, Orban ha stravinto le elezioni ottenendo il 49,5 % dei voti. 

Inoltre il partito di governo 'Fidesz' è riuscito a conquistare 133 seggi su 199 e in tal modo ha ottenuto una percentuale che potrebbe dargli la super-maggioranza necessaria per effettuare i cambiamenti costituzionali.

PER APPROFONDIRE, 
https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/04/ungheria-orban-ha-stravinto-le-elezioni-002495169.html .

UNGHERIA: Orban contro Soros, vuole vietarne l'ingresso nel paese


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Di Salvatore Santoru

Viktor Orban ha nuovamente attaccato George Soros.
Come riportato dall'ANSA', ora il premier ungherese vuole vietare l'ingresso nel paese dello stesso finanziere fondatore della 'Open Society Foundations'(1).

Recentemente il governo ha varato un programma, chiamato 'Stop Soros', di contrasto alle organizzazioni sostenute dallo stesso Soros(per approfondire sulla questione, consiglio questo articolo scritto su Blasting News).

Soros è accusato dal governo ungherese di essere istigatore degli attuali flussi migratori in Europa(2), e d'altro canto Orban è invece accusato da diversi oppositori di utilizzare il pretesto dello stesso Soros per modificare, in senso ultranazionalista e autoritario, l'ordinamento dello stato ungherese. 

NOTE:

(1)http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/01/17/ungheria-vuole-vietare-ingresso-a-soros_6486a184-59cc-4116-94ba-eb3976594e57.html

(2)http://it.blastingnews.com/cronaca/2018/01/ungheria-orban-vuole-vietare-lingresso-a-soros-002307419.html

L'ALLEANZA TRA L'UNGHERIA DI ORBAN E ISRAELE IN FUNZIONE ANTI-SOROS

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Di Salvatore Santoru

Da diverso tempo stanno facendo discutere le prese di posizione e le azioni che l'Ungheria di Viktor Orban sta adottando contro George Soros.
Il noto finanziere e filantropo statunitense di origine ungherese e ebraica è accusato di destabilizzazione nei confronti dell'Ungheria e di altri paesi europei,per via dell'attività di alcune ONG a lui collegate o vicine e per via del sostegno all'immigrazione.
Recentemente il governo di Orban aveva fatto tappezzare le città di manifesti contro Soros,manifesti criticati come antisemiti da parte della comunità ebraica ungherese e dall'ambasciatore israeliano in Ungheria, Yossi Amrani(1).
Quest'ultima posizione è stata 'precisata' dal ministro degli Esteri israeliano,che in un comunicato ha sostenuto che in nessun modo si vuole delegittimare la critica verso Soros,considerato più volte come un destabilizzatore da parte del governo israeliano.
Proprio in quei giorni vi è stata anche la visita del premier israeliano Benjamin Nethanayu in Ungheria,visita fondamentale per la nuova alleanza tra l'Ungheria di Orban e Israele in funzione anti-Soros.

NOTE:

(1)http://www.politico.eu/article/hungary-lashes-out-at-soros-with-poster-campaign/

(2)https://www.ft.com/content/1652bef2-6bb4-11e7-bfeb-33fe0c5b7eaa

UNGHERIA, ORBAN VUOLE FAR CHIUDERE L'UNIVERSITA' CREATA DA SOROS

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Di Salvatore Santoru

E' sempre più forte lo scontro tra il presidente ungherese Viktor Orban e il magnate e filantropo nonché ex speculatore finanziario George Soros.
Nel mirino questa volta è finito il "Central European University" (CEU), l’ateneo fondato dallo stesso Soros a Budapest nel 1991.
A quanto pare il Parlamento Ungherese ha approvato una legge che ,come si legge sul "Giornale"(1),"prevede un aumento dei vincoli per le università straniere che operano in Ungheria" e "con l’approvazione delle nuove misure, gli atenei finanziati da Paesi non appartenenti all’Unione Europea, saranno obbligati, infatti, ad avere una sede nel rispettivo Paese d’origine e a stipulare un accordo tra il governo del Paese d'origine e quello ungherese".
E si tratta,continua il "Giornale", di "regole che sembrano essere state scritte proprio per costringere l’ateneo di orientamento liberal, finanziato dalla Open Society di Soros, a chiudere i battenti".
Infatti, "la Central European University, infatti, è l’unica università in Ungheria che non rispetta i requisiti fissati dalla nuova legge".

NOTE:

(1)http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ungheria-approva-legge-chiudere-luniversit-soros-1382599.html

UNGHERIA, CONDANNATA LA CAMERAMAN CHE FECE LO SGAMBETTO AL PROFUGO SIRIANO


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Di Salvatore Santoru


È stata condannata a tre anni di libertà vigilata per comportamento scorretto Petra Laszlo, la videoperatrice della tv ungherese N1TV che si rese responsabile di unosgambetto ad un profugo di origine siriana.
Il profugo aveva era con il suo bambino in fuga dalla polizia vicino al confine tra Ungheria e Serbia.

PER APPROFONDIRE:

http://www.lastampa.it/2017/01/12/esteri/condannata-cameraman-che-in-ungheria-fece-lo-sgambetto-ai-migranti-82O9AM4JnciAsnGa9Tnu0M/pagina.html

RICORDANDO LA RIVOLUZIONE UNGHERESE DEL 1956

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Il 23 ottobre 1956 diverse migliaia di studenti scesero in piazza a Budapest per manifestare in solidarietà con gli studenti della città polacca di Poznań, dove una protesta era stata repressa nel sangue dalle forze dell'ordine.
Nel 1956 l'Ungheria era un paese comunista e gravitava nell'orbita dell'Unione Sovietica, il cui leader Nikita Sergeevič Chruščëv stava prendendo le distanze dal proprio predecessore Stalin, abolendone il culto della personalità e denunciandone le "violazioni della legalità socialista".
La manifestazione degli studenti si trasformò in breve tempo in una rivolta contro il governo filosovietico ungherese, guidato da András Hegedüs, e contro la presenza di truppe dell'Armata Rossa all'interno del paese.
La folla di manifestanti crebbe notevolmente, raggiungendo un numero di centinaia di migliaia di persone, e abbatté una statua di Stalin e altri simboli sovietici. Si diresse quindi verso la radio di stato, dove, in seguito all'arresto di una delegazione, iniziarono i primi scontri violenti con le forze dell'ordine.
Il 24 ottobre il Partito socialista operaio ungherese, che fungeva da partito unico nel sistema filosovietico ungherese, nominò premier Imre Nagy, che aveva già ricoperto la carica nel 1953. Il nuovo primo ministro mostrò una netta rottura con il passato stalinista, con gesti quali la liberazione di prigionieri politici e concessioni di libertà in campo economico e culturale.
L'Unione Sovietica, che già da mesi aveva mostrato preoccupazione per la situazione ungherese – caratterizzata da una forte divisione tra la vecchia guardia stalinista legata a Mátyás Rákosi e figure più aperte a riforme liberali come Imre Nagy – iniziò a prendere provvedimenti.
L'Armata Rossa era già presente in Ungheria allo scopo di difendere il paese in caso di un eventuale attacco delle forze della Nato, ma i suoi interventi nella prima fase della rivolta furono estremamente confusi: il 24 ottobre, addirittura, accompagnò una colonna di manifestanti anziché disperderla.
La presenza dei carri armati sovietici fece divampare la rivolta anche fuori da Budapest, portando i consigli rivoluzionari a prendere il potere in diverse province ungheresi e a sciogliere l'Avh, la polizia segreta ungherese.
Nel frattempo, il premier Nagy cercava di trattare con l'Unione Sovietica una fine della rivoluzione che permettesse all'Ungheria di avere maggiore autonomia. In molte aree del paese, però, si assistette a esecuzioni sommarie e gli insorti costituirono una guardia nazionale di volontari.
Di fronte a questa situazione, l'Unione Sovietica approvò un piano di invasione militare dell'Ungheria per porre fine alla rivoluzione.
Negli stessi giorni, la Francia e il Regno Unito erano impegnate nell'intervento militare contro l'Egitto nel Canale di Suez, dopo che questo era stato nazionalizzato dal Cairo a discapito delle potenze occidentali. Gli Stati Uniti intervennero riguardo la rivoluzione d'Ungheria, dicendo di vedere nel paese "possibili alleati".
Il 4 novembre l'Unione Sovietica, conscia che l'Ungheria avrebbe potuto diventare un pericoloso precedente di uno stato che sarebbe uscito dall'orbita di Mosca, e che esisteva il rischio di un intervento militare occidentale nel paese, iniziò l'invasione con un'ingente forza di oltre 200mila uomini.
Nagy si rifugiò inizialmente presso l'ambasciata della Iugoslavia, paese comunista ma non strettamente legato all'Unione Sovietica, dove rimase fino al 22 novembre, data in cui, a rivoluzione conclusa, fu consegnato ai sovietici che nel frattempo l'avevano sostituito con János Kádár. Nel giugno del 1958, il nuovo governo ungherese impiccò Nagy.
La rivolta ungherese e la sua repressione ebbero conseguenze sul comunismo in tutto il mondo. In Italia, dove i comunisti filosovietici erano rappresentati dal Pci, il più grande partito comunista dell'occidente, la spaccatura sul tema della rivoluzione fu evidente.
Mentre numerosi intellettuali firmarono il Manifesto dei 101, a sostegno dell'insurrezione, il Pci denunciò la rivoluzione, tacciando i suoi partecipanti di essere teppisti. Il leader comunista Palmiro Togliatti votò inoltre a favore della condanna a morte di Nagy nel 1957.
Durante la Rivoluzione ungherese, il Pci riunì il proprio comitato centrale per prendere una decisione sulla posizione da adottare nei confronti di ciò che stava avvenendo, e Togliatti chiarì ai dirigenti, tra cui non mancavano i critici del ruolo svolto dai sovietici, che "si sta con la propria parte anche quando si sbaglia".
Il Pci, tuttavia, vide diversi esponenti e militanti abbandonare le sue fila in seguito alla decisione di sostenere la repressione sovietica.

UNGHERIA, IL PARTITO COMUNISTA CONTRO L'IMMIGRAZIONE DI MASSA: 'E' UNA TRAGEDIA, BISOGNA AIUTARLI A CASA LORO'


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Di Salvatore Santoru

In questi giorni hanno fatto relativamente discutere le affermazioni che il segretario del Partito Comunista ungherese Gyula Thürmer ha fatto sull'immigrazione di massa.
In sostanza, Thürmer ha manifestato una forte opposizione verso di essa, sostenendo che sia "una tragedia" e che occorre aiutare i popoli di difficoltà "a casa loro".
Più precisamente, il segretario comunista ha dichiarato che "Noi pensiamo che invitare gli immigrati in Europa sia un grave errore, una tragedia e sosteniamo Viktor Orban nella difesa dei confini ungheresi e della identità e civilizzazione europea. La sinistra occidentale da anni non è più guidata da lavoratori,ma da capitalisti senza scrupoli e affaristi disinteressati ai lavoratori e lontani dai problemi del popolo. Per questo loro sono a favore dell'immigrazione" e che "Non a caso in Austria i voti degli operai non sono andati a sinistra ma al partito populista FPOE. Noi siamo comunisti vecchio stile e quindi pensiamo che i problemi dei migranti vadano risolti a casa loro e non importandoli in Europa".
La scelta del partito, che in passato aveva polemizzato(2) con la costruzione del muro anti-migranti al confine della Serbia, non è così "paradossale" quanto possa sembrare all'apparenza e ciò per via del fatto che effettivamente i comunisti e buona parte delle sinistre storiche non sono mai state molto favorevoli all'immigrazione di massa e questo non ovviamente per ragioni xenofobe e/o razziste ma a causa di fatti economici e legati al concetto marxiano di "esercito industriale di riserva".

NOTE:

(1)http://www.lindro.it/ci-siamo-lopzione-nazionalista-ha-riconquistato-noi-comunisti

(2)http://www.huffingtonpost.it/2016/10/01/referendum-ungheria-orban_n_12282756.html

(3)https://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_industriale_di_riserva,http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/15/immigrazione-e-lavoro-esercito-industriale-di-riserva/2130344/

UNGHERIA: IL 2 OTTOBRE 2016 REFERENDUM SUI MIGRANTI



Di Salvatore Santoru

Secondo quanto riportato da "Repubblica"(1) il capo dello Stato ungherese Jànos Ader ha comunicato oggi che il 2 ottobre ci sarà un referendum in cui i cittadini ungheresi saranno chiamati a decidere se ci sarà o meno una ripartizione di quote di profughi e migranti.
La domanda che gli ungheresi leggeranno sulla scheda elettorale del referendum sarà: "Volete che l'Unione europea, anche senza consultare il Parlamento ungherese, prescriva l'immigrazione in Ungheria di persone che non sono cittadini ungheresi?".

(1)http://www.repubblica.it/esteri/2016/07/05/news/migranti_in_ungheria_referendum_il_2_ottobre-143481295/ 

FOTO:migranti in Ungheria, http://www.ilpost.it

ROMANIA: Battaglia per il riconoscimento del kürtőskalács, dolce tradizionale transilvano

Di Aron Coceancig
Continuano in Romania gli scontri eno-gastronomici. Dopo la “guerra” sulla denominazione della birra seclera (qui l’articolo di eastjournal) si è ora passati allo scontro sui dolci, e che dolci! Il kürtőskalács, letteralmente “camino dolce”, è un tradizionale dolce transilvano, nato nella Terra dei Secleri e diffusosi successivamente in gran parte dell’Europa centrale e non solo, non è raro infatti trovarlo in qualche stand di festival gastronomici in giro per l’Italia. La sua bontà è infatti universalmente riconosciuta, specialmente dagli italiani che ne vanno letteralmente pazzi. Il “camino dolce” si presenta a forma di camino, con la pasta arrotolata e coperta di zucchero caramellato. Viene cucinato in piccoli stand, soprattutto nelle feste di paese e nei mercatini, ma ormai è possibile trovarlo anche in ogni angolo di Budapest, specie durante i mercatini invernali.
Il kürtőskalács è diventato, in questi giorni, protagonista però non tanto per la sua bontà quanto per la disputa che ha riguardato i produttori ed i governi ungherese e romeno. Il dolce infatti ha le sue radici storiche in Transilvania fra la comunità seclero-ungherese. Una comunità che negli ultimi anni è stata protagonista di una forte riscoperta identitaria che non ha disdegnato l’innalzamento a simboli identitari di tradizioni popolari. Il kürtőskalács è così diventato un simbolo delle tradizione seclera, un simbolo di cui andare fieri, un simbolo da difendere.
Ha suscitato così grande opposizione la volontà espressa dal neo-ministro dell’agricoltura romeno, Achim Irimescu, di inserire il dolce all’interno dei prodotti gastronomici tipici romeni(qui un servizio del giornale romeno Observator). Appena giunta la notizia è iniziata una mobilitazione fra i produttori del dolce che ne rivendicavano la sua magiarità. Il “Collegio Internazionale dei produttori di kürtőskalács” (Nemzetközi Kürtőskalács Szaktestület, NKSZ), nato nel 2013 per promuovere il prodotto, tramite il portavoce Zoltán Albert ha immediatamente espresso la propria contrarietà alla proposta del governo romeno. Per NKSZ infatti il kürtőskalács “è simbolo della pasticceria seclera, transilvana e ungherese”.
Immediate sono arrivate anche le prese di posizioni politiche. Sàndor Tamàs, presidente della contea di Covasna, zona di produzione del prodotto in Transilvania, ha inviato una lettera aperta al governo nel quale chiedeva rispetto per la tradizione e la storia del dolce considerato a tutti gli effetti simbolo della cultura seclera. Gli amministratori secleri da diversi anni si battono infatti per veder riconosciuta a Bucarest la propria specificità sia attraverso la creazione di una regione autonoma sia attraverso l’utilizzo di propri simboli. Rivendicazioni per ora rimaste lettera morta a Bucarest, tanto che in diverse occasioni il prefetto di Covasna ha ribadito come la Terra dei Secleri non esista. L’Associazione per il turismo della contea Covasna (Kovászna Megye Turizmusáért Egyesület) ha sottolineato come sia strano che il governo di Bucarest voglia far diventare prodotto tipico romeno un dolce che non possiede neanche un proprio nome romeno, il kürtőskalács infatti in romeno viene chiamato “Cozonac Secueisc”, pandolce seclero.
Nel frattempo però è stato il governo ungherese a muoversi. Il 3 dicembre infatti il kürtőskalács è stato nominato hungarikum, ovvero è stato inserito nella lista delle specialità ungheresi. Inserimento che si attendeva dal 2013, ma che è stato velocizzato proprio a seguito della mossa del governo romeno. Per il momento però i turisti continuano a fare la fila alle bancarelle dei mercatini natalizi per gustarsi questa prelibata specialità transilvana, non curandosi del fatto che il “camino dolce” sia considerato ungherese o romeno.