Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Vaticano. Mostra tutti i post

Conte e il fondo indagato dal Vaticano, la sua risposta: 'Non ne sapevo nulla'


Di Salvatore Santoru

Una recente inchiesta del Financial Times si è concentrata  sul caso di un fondo d'investimento, indagato dal Vaticano, a cui l'attuale premier italiano Giuseppe Conte avrebbe prestato consulenza legale.

Tale fondo sarebbe stato sostenuto dalla stessa Santa Sede, così come dall'Athena Global Opportunities Fund.
Nelle ultime ore Conte ha risposto alle polemiche, riporta Libero(1), con la diffusione di una nota da Palazzo Chigi.

In essa si legge che il premier non era a conoscenza del fatto contestato e non era tenuto a saperlo e che, inoltre, avrebbe reso solamente un parere di carattere legale.

NOTA:

(1) https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13523629/giuseppe-conte-vaticano-financial-times-autodifesa-corruzione-conflitto-interessi-rischio-dimissioni.html

Conte, ecco l’indagine del Vaticano sulle compravendite immobiliari che coinvolge il fondo per cui fece una consulenza


Di Francesco Antonio Grana
L’indagine finanziaria che ha scosso la Segreteria di Stato vaticana sconfina nei palazzi della politica italiana. Ha fatto molto scalpore la notizia, data dal Financial Times, che il fondo di investimenti per cui fece una consulenza legale Giuseppe Conte una settimana prima di diventare premier è sotto indagine in Vaticano. Si tratta dell’inchiesta, voluta dai pm vaticani Gian Piero Milano e Alessandro Diddi e autorizzata da Papa Francesco, iniziata con le “denunce presentate agli inizi della scorsa estate dall’Istituto per le Opere di Religione e dall’ufficio del revisore generale, riguardanti operazioni finanziarie compiute nel tempo”, come ha precisato la Santa Sede. Un’indagine che ha visto la sospensione dal lavoro di cinque dirigenti vaticani: quattro, tra i quali un prelato, monsignor Mauro Carlino, della prima sezione della Segreteria Stato, mentre il quinto è il direttore dell’Autorità d’Informazione Finanziaria del Vaticano, Tommaso Di Ruzza, genero dell’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio.

Al centro delle indagini ci sono alcune compravendite immobiliari milionarie all’estero, in particolare per immobili di pregio a Londra, e alcune società inglesi che avrebbero partecipato al business. Ed è qui che entra in scena Giuseppe Conte. Il legame tra il futuro premier e l’investimento del Vaticano nella capitale britannica è proprio il fondo che ha realizzato l’operazione, Athena Global Opportunities, gestito dal finanziere Raffaele Mincione. La Segreteria di Stato, infatti, era l’unico investitore del fondo Athena con 200 milioni di dollari. Conte emise un parere giuridico per Fiber 4.0, una cordata di azionisti di Retelit di cui Athena aveva il 40%, secondo il quale il voto dell’assemblea dei soci sulla nomina del consiglio di amministrazione avrebbe potuto essere impugnato dal governo usando il “golden power”, cioè un potere di intervento dell’esecutivo su società considerate strategiche. Vicenda già ampiamente raccontata dal Fatto Quotidiano.
Fonti della Santa Sede a ilfattoquotidiano.it sottolineano che quello di Conte fu “semplicemente un parere legale” e definiscono “pretestuoso il suo coinvolgimento”. C’è da dire che per ora l’inchiesta dei pm vaticani sta cercando di chiarire le operazioni immobiliari effettuate dalla Segreteria di Stato nell’ultimo anno. Al momento, in difesa di Di Ruzza si è pronunciato l’intero organismo da lui diretto. In un comunicato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede, l’Autorità d’Informazione Finanziaria ha affermato che “la ricerca, che ha portato al sequestro di determinati documenti e fascicoli, è connessa ad un’attività istituzionale in corso svolta dall’Aif sulla base di un rapporto di attività sospette che coinvolge diverse giurisdizioni straniere. Immediatamente dopo questi eventi, il presidente dell’Aif, René Brülhart, dopo aver consultato i membri del consiglio direttivo, ha avviato un’indagine interna per comprendere a fondo l’attività operazionale dell’Aif interessata. Sulla base di tale indagine interna, il consiglio direttivo ha stabilito: in primo luogo, che l’attività svolta dall’Aif e dal suo direttore era di natura strettamente istituzionale e condotta in conformità con lo statuto dell’Aif. In secondo luogo, che nell’esercizio della sua funzione istituzionale, né il direttore né alcun altro dipendente dell’Aif hanno svolto in maniera inadeguata la propria funzione o tenuto qualsiasi altra condotta impropria”.
“Di conseguenza, – si legge ancora nella nota – il consiglio direttivo ribadisce la sua piena fiducia nella competenza professionale e onorabilità del suo direttore e, inoltre, lo elogia per l’attività istituzionale svolta nella gestione del caso in questione. Poiché l’Aif continua a svolgere le sue attività operazionali a livello nazionale e internazionale, rimane pienamente cooperativo con le autorità competenti. Il consiglio direttivo è fiducioso che le potenziali incomprensioni saranno presto chiarite”. Un ulteriore segno eloquente che quello che è in atto in Vaticano è uno scontro di poteri. In questa vicenda, la prima testa a cadere è stata quella del comandante della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani, che ha rassegnato le dimissioni dopo la fuga di notizie sui cinque dirigenti della Santa Sede sospesi. Ora questo scontro rischia di coinvolgere anche la politica italiana.

Cacciari: manovra indecente. Ma l’inciucio piace al Vaticano

                                                               LIBRE
«E’ una manovra indecente» l’accordo tra Movimento 5 Stelle e PdMassimo Cacciari, in una intervista a “Il Giorno”, stronca l’asse tra Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio: «Trovo surreale che, dopo aver sparato a palle incatenate per anni, essersi insultati, essersene dette di tutti i colori, adesso Pd e 5 Stelle cerchino accordi senza aver fatto un minimo di autocritica. Non erano dei populisti terribili? E allora perché tentare un governo assieme? Qualche passo per fare in modo che non appaia una manovra di Palazzo mi parrebbe opportuno». Non la pensa così padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, braccio destro di Papa Francesco: per il responsabile della rivista dei gesuiti, è bene che Salvini venga espulso dalla scena politica italiana. Padre Spadaro accusa il leaderdella Lega per «il modo di trattare la questione migratoria, le numerose manifestazioni di chiusura e di grettezza», ma anche «il discorso politico ridotto a contrapposizione tra sovranismo e cosmopolitismo», nonché «il linguaggio d’odio sdoganato, l’uso dei simboli religiosi per la propaganda». Rincara la dose, Antonio Spadaro: «Ho visto in pericolo la dignità umana e l’amicizia sociale».
Bene, per Spadaro, un’alternativa di governo per evitare il voto anticipato: «Stanno percorrendo la strada giusta», dice Spadaro, pensando a Renzi e Grillo, Zingaretti e Di Maio. Il Movimento 5 Stelle «ha vissuto una stagione di smarrimento, a Il gesuita Antonio Spadarocontatto con la macchina elettorale salviniana». Ora, con il Pd, i grillini dovranno trovare «un punto di sintesi sul quale lavorare». Rottamato l’impresentabile Conte, con quale premier nascerebbe il nuovo esecutivo anti-Salvini, posto che si evitino le elezioni anticipate? Secondo Luigi Bisignani, Mattarella vorrebbe una donna premier, «possibilmente Marta Cartabia», la vicepresidente della Corte Costituzionale «che coccola da anni», mentre il suo braccio destro al Quirinale, Ugo Zampetti, anch’esso proveniente dalla sinistra Dc e intenzionato a riportare il Pd al governo, «sta facendo carte false per spingere il suo intimo sodale, Enrico Giovannini». Stando a Bisignani, Mattarella e Zampetti lavorano per mettere in piedi un governo che duri fino alle prossime elezioni presidenziali del 2022. A quel punto, il candidato in pole position per il Quirinale sarebbe Mario Draghi? Solo Berlusconi – tramite Sallusti – lo ha lanciato nel toto-nomine per Palazzo Chigi: puntando al Colle, Draghi sa benissimo che la guida di un governo “lacrime e sangue” non sarebbe certo un buon viatico per diventare poi capo dello Stato.
Intanto, l’inattesa “crisi di ferragosto” pare stia facendo male a Matteo Salvini: secondo un sondaggio Winpoll commissionato dal “Sole 24 Ore”, la Lega passerebbe dal 38,9% del 30 luglio al 33,7%, perdendo così più di cinque punti. Il Movimento 5 Stelle e il Pd di Zingaretti sarebbero in risalita, anche se nessuno dei due beneficia significativamente dell’ipotetico calo del Carroccio. In proporzione, cresce di più Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Intenzioni di voto a parte, il 41% degli elettori vorrebbe tornare al voto in autunno, come invocato da Salvini. «Questo dato nasconde però una netta differenza tra destra e sinistra», osserva Roberto D’Alimonte: «Solo il 21% degli elettori del Pd vorrebbero le urne mentre il 62% preferisce un governo con il M5S». Dall’altra parte, «l’83% degli elettori della Lega vogliono le elezioni, insieme a quelli di Fdi e di Forza Italia». Gli elettori grillini invece si collocano a metà strada: «Solo il 22% vuole il voto in autunno, mentre il 43% preferisce un governo con il Pd. Questi ultimi non sono la maggioranza assoluta, ma non sono pochi, e fino a poche settimane fa erano molti meno», aggiunge D’Alimonte. «Sono pochissimi invece gli elettori della Lega (solo il 7%) che preferiscono tornare al governo con i 5 Stelle, e altrettanto pochi sono gli elettori M5S (16%) che vorrebbero tornare con la Lega».

Vaticano e Famiglia Cristiana su Salvini: “Invocare Dio per sé è molto pericoloso”. “Strumentalizza, è sovranismo feticista”


Di Francesco Antonio Grana

“Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”. È netta la presa di posizione del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, a una settimana dal voto delle Europee. Il numero due della Santa Sede non ci sta a restare in silenzio il giorno dopo le parole del vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che chiudendo a Milano il raduno deisovranisti europei ha attaccato Papa Francesco. Ma il leader della Lega è andato oltre brandendo, sul palco di piazza Duomo, un rosario e chiudendo il suo intervento con un affidamento alla Madonna “che sono sicuro”, ha aggiunto, “ci porterà alla vittoria”. Parole che hanno indignatoil settimanale dei Paolini, Famiglia Cristiana, che in un editoriale a firma di Francesco Anfossi non esitano a definire quello di Salvini un “sovranismo feticista” e “l’ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani“.

Posizione in perfetta sintonia con quella espressa dal gesuita padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, che sui social ha ricordato che “rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio”. Nel suo articolo su Famiglia Cristiana, Anfossi scrive che “succede spesso per i capipopolo che a parlare per loro sia la piazza: a volte meglio di loro o addirittura in maniera più autenticamente contraddittoria. È quel che è capitato a Matteo Salvini al comizio sovranista di ieri pomeriggio in piazza Duomo a Milano. Mentre il leader della Lega per pochi lunghissimi minuti baciavasul palco il rosario, citava i santi patroni d’Europa e affidava l’Italia al Cuore Immacolato di Maria, dalla stessa piazza partivano fischi e ululatiall’indirizzo di Papa Francesco“.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/19/vaticano-e-famiglia-cristiana-su-salvini-invocare-dio-per-se-e-molto-pericoloso-strumentalizza-e-sovranismo-feticista/5191565/

Papa Francesco: 'No alle fake news, i giornalisti devono operare secondo verità e giustizia'


Di Salvatore Santoru

Recentemente Papa Francesco ha detto la sua sulla questione delle fake news. 
Più specificatamente, riporta l'Huff Post, Bergoglio ha affrontato la tematica durante l'incontro con l’Associazione stampa estera in Italia in Vaticano.

Più precisamente, il Pontefice ha affermato che i giornalisti devono "operare secondo verità e giustizia, affinché la comunicazione sia davvero strumento per costruire, non per distruggere; per incontrarsi, non per scontrarsi;", e "per dialogare, non per monologare; per orientare, non per disorientare; per capirsi, non per fraintendersi; per camminare in pace, non per seminare odio; per dare voce a chi non ha voce, non per fare da megafono a chi urla più forte”.

Quello scontro all’interno della Chiesa sull’immigrazione


Di Francesco Boezi

In Vaticano esistono almeno due sensibilità sul tema dell’immigrazione: una è quella di papa Francesco e della maggior parte delle alte gerarchie. Quella “aperturista”, per cui “accogliere” è sempre un diritto assoluto; l’altra è quella del cardinal Robert Sarah, del cardinale Raymond Leo Burke, del cardinale Gherard Ludwig Muller e di pochi altri. Quella “restrittiva”, per cui “accogliere” è sì corretto, ma solo salvaguardando l’identità. 
Bisogna stare attenti a non semplificare troppo. Incasellare questo o quel porporato dentro a una determinata area politica può far comodo a qualche partito, ma non aderisce alla realtà. Certo, le frasi sulla gestione dei fenomeni migratori del prefetto della Congregazione per il culto divino e per la disciplina dei sacramenti hanno fatto discutere e sono rimbalzate sulla maggior parte dei media. Il cardinale, tra le varie affermazioni che ha fatto, ha attaccato quelle “strane associazioni umanitarie” che imperversano per l’Africa, svuotando di fatto un continente che potrebbe ritrovarsi privato di buona parte della forza lavoro.
Ma Robert Sarah – va sottolineato – non voleva segnare un solco tra la sua visione e quella del Santo Padre. Chi lo conosce sa che il porporato guineiano non metterebbe mai in discussione l’autorità del pontefice della Chiesa cattolica. Certo, allo stesso modo è difficile immaginare che il prefetto possa finanziare una Organizzazione non governativa, come ha invece fatto il progressista Reinhard Marxquando ha donato 50mila euro a Lifeline. Sarah, semmai, è da tempo iscritto a quel filone di pensatori, con a capo Benedetto XVI, che segnalano da tempo come l’Occidente stia rischiando di sparire. Tanto come entità culturale quanto come entità geopolitica. Lo aveva già scritto in Dio o niente, il primo dei tre libri con i quali l’ex arcivescovo di Conakry ha diffuso il suo manifesto spirituale. 

IMMIGRAZIONE DI MASSA, il cardinale Sarah: 'L'Occidente rischia di sparire, l'Europa sembra l'Impero Romano degli ultimi tempi'


Di Salvatore Santoru

Dure prese di posizione del cardinale Robert Sarah nei confronti dell'attuale immigrazione di massa. Come sostenuto sul Giornale e riportato sul sito web 'CiSiamo.info', Salah ha sostenuto che con gli attuali flussi migratori l'Occidente starebbe rischiando di scomparire.

Andando maggiormente nei dettagli, in un'intervista rilasciata al magazine francese ' Valeurs Actuelles', il cardinale di origine guineana ha anche affermato che l'Europa di oggi ricorda gli ultimi periodi dell'Impero Romano. 
Più precisamente, Sarah ha dichiarato di riferirsi al tempo delle 'invasioni barbariche' e ha sostenuto che la Chiesa non dovrebbe collaborare con il 'nuovo schiavismo' che starebbe dietro l'attuale immigrazione di massa.

Archivio segreto su Pio XII: il Papa ne annuncia l'apertura


Di Giuseppe Aloisi
Papa Francesco è un sostenitore della trasparenza. Anche quando si tratta di fare i conti con la storia.
E magari con qualche segreto. Può essere interpretato attraverso questa chiave di lettura l'annuncio dato poche ore fa, quello relativo all'apertura dell'archivio vaticano riguardante Pio XII, papa Pacelli, contemporaneo alla seconda guerra mondiale. La figura in questione è stata eletta al soglio pontificio nel 1939, agli albori quindi del secondo conflitto bellico di caratura internazionale.
Bergoglio ha in qualche modo lasciato intendere di non avere alcun timore dell'emersione di contenuti che potrebbero rivelarsi scottanti: "Ho deciso che l'apertura degli Archivi Vaticani per il Pontificato di Pio XII avverrà il 2 marzo 2020, a un anno esatto di distanza dall'ottantesimo anniversario dell'elezione al Soglio di Pietro di Eugenio Pacelli".
C'è, insomma, la volontà di non celare più quanto fatto dalla Chiesa cattolica durante uno dei periodi storici più drammatici per l'intera umanità. L'ex arcivescovo di Buenos Aires ha poi rincarato la dose, sciorinando le motivazioni dietro questa mossa: "Assumo questa decisione - ha proseguito il Santo Padre, come riportato pure dall'Agi - sentito il parere dei miei più stretti Collaboratori, con animo sereno e fiducioso, sicuro che la seria e obiettiva ricerca storica saprà valutare nella sua giusta luce, con appropriata critica, momenti di esaltazione di quel Pontefice e, senza dubbio anche momenti di gravi difficoltà, di tormentate decisioni, di umana e cristiana prudenza, che a taluni poterono apparire reticenza, e che invece furono tentativi, umanamente anche molto combattuti, per tenere accesa, nei periodi di più fitto buio e di crudeltà, la fiammella delle iniziative umanitarie, della nascosta ma attiva diplomazia, della speranza in possibili buone aperture dei cuori".
Sembra permanere la certezza, dunque, che il duecentosessantesimo pontefice romano possa uscirne rafforzato. Termineranno, forse, alcune dietrologie storiografiche sulla sua figura. Di questo, almeno, pare sicuro l'attuale vescovo di Roma, che ha anche associato questa scelta all' "amore" che l'istituzione ecclesiastica nutre, da sempre, nei confronti della storia.
Tra un anno esatto, quindi, avremo modo di conoscere qualche dettaglio in più, presumibilmente qualche segreto, su quanto messo in campo dalla Chiesa cattolica in prossimità, durante e dopo il conflitto bellico più sconvolgente mai combattuto dagli esseri umani.

Il Vaticano insiste sul Global compact e spera in un ripensamento


Di Giuseppe Aloisi
La Santa Sede ha individuato nel multilateralismo diplomatico l'argine principale in grado di porre un freno alle politiche restrittive degli esecutivi populisti.
Papa Francesco lo ha chiarito agli ambasciatori accreditati nello Stato che presiede. E in questa storia - come tutti sapranno - ha un rilievo pure la posizione dell'Italia, che si è schierata dalla parte degli Stati Uniti e dei paesi di Visegrad, da quella - insomma - delle nazioni contrarie a gestire l'accoglienza dei migranti attraverso un coordinamento verticistico.
Ma dalle parti di piazza San Pietro confidano in un ripensamento. Lo ha dichiarato padre Baggio in questa intervista rilasciata a Vatican Insider: "Noi siamo profondamente convinti - ha detto - che la risposta globale sia la più opportuna al fenomeno delle migrazioni, ci auguriamo, sinceramente - l’ha detto anche il cardinale Parolin con parole molto chiare - che chi ha fatto un passo indietro possa ripensarci e aderire, magari trovando anche quei chiarimenti particolari che sembrano essere necessari". Il consacrato in questione è deputato a parlarne perché ricopre la carica vice del cardinale Peter Turkson, all'interno del dicastero, quello per lo Sviluppo umano integrale, che ieri ha pubblicato un documento sulla cosiddetta "pastorale dell'accoglienza".
Nel testo viene sostenuta la tesi per cui la "linea dura" favorirebbe la tratta degli esseri umani. Una gestione sovranazionale delle problematiche, allora, costituirebbe l'unica soluzione possibile. Il Vaticano, poi, ha partecipato alla stesura del Global compact, proponendo cinque punti da inserire nel trattato. Le istituzioni ecclesiastiche non si tireranno indietro. Il caso della nave Sea Watch sembra aver convinto Bergoglio che non esiste altra possibilità che una ferma opposizone. Stando a quanto si è appreso in questi ultimi due giorni, il pontefice argentino avrebbe comunicato alla Conferenza episcopale italiana che "nulla osta" ad alzare il tiro nei confronti del governo del Belpaese. Tutto lascia pensare che nei prossimi mesi arriveranno ulteriori critiche alla chiusura dei porti e alle altre iniziative messe in campo dal Viminale.
L'arbitrio del potere esecutivo statale - in Vaticano ne sono certi - deve essere mitigato dalla concertazione. Sempre padre Baggio ha specificato che: "Tutti i Paesi che sono firmatari della Convenzione di Palermo e dei protocolli aggiuntivi si sono impegnati direttamente in questo (stimare numericamente il fenomeno della tratta degli esseri umani, ndr), lo stesso deve fare l’Ue. Anche le autorità devono essere competenti sul fenomeno, bisogna fare un cammino unitario: le istituzioni, la Chiesa, tutti i soggetti del terzo settore che lavorano in questo campo".

Nuovo scandalo in Vaticano: vescovo della Curia è accusato di abusi


Di Salvatore Santoru

In Vaticano potrebbe scoppiare una nuova bufera legata a degli abusi. Come riporta il Giornale, recentemente in Argentina un vescovo della Curia di Roma è stato accusato di abusi. Andando maggiormente nello specifico, si tratta del Mons. Oscàr Zanchetta.

Più specificatamente, l'ecclesiastico è assessore dell'Apsa, l'ente della Santa Sede che si occupa dell'amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica.


Pronta la stangata per la Chiesa: stop agevolazioni Ires

Di Luca Romano
Stop alle agevolazioni Ires per la Chiesa. È questa, a quanto apprende l'Adnkronos, una delle misure introdotte nel maxiemendamento del governo alla manovra.
Nel vertice di governo di domenica scorsa a Palazzo Chigi si era ragionato sull'ipotesi di riscuotere l'Imu, applicando, con una norma ad hoc, la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che imponeva alla Chiesa di pagare l'Ici sugli immobili commerciali e al governo di recuperarla, riformando una decisione della Commissione che escludeva la chiesa dal pagamento della tassa negli anni 2008-2012 in virtù del fatto che fosse impossibile riscuoterla. Ma, muovendosi in questa direzione, gli introiti sarebbero finiti nelle casse dei Comuni. Da qui la decisione del governo di "ripiegare" sull'Ires. Per il Vaticano l'esenzione Ires vale quasi un miliardo di euro.

VATICANO, Paolo VI e Oscar Romero sono stati proclamati santi

Risultati immagini per paolo vi romero

Di Salvatore Santoru

Papa Francesco ha proclamato santi  Paolo VI e Oscar Arnulfo Romero. Come riporta il Fatto Quotidiano(1), la santificazione è avvenuta durante una cerimonia in piazza San Pietro.

Paolo VI si offrì alle Brigate rosse per la liberazione di Aldo Moro e l’arcivescovo di San Salvador venne ucciso dagli squadroni della morte della dittatura militare che al tempo regnava nel paese latinoamericano.

NOTA: 

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/14/vaticano-papa-paolo-vi-che-si-offri-alle-brigate-rosse-e-il-vescovo-martire-romero-chi-erano-i-due-nuovi-santi-proclamati-da-bergoglio/4692006/


Cina, accordo Vaticano-Pechino sulla scelta dei vescovi: eletti dai sacerdoti, ma serve l’ok di Partito Comunista e Papa

Risultati immagini per cattolicesimo cinese
Di Alessandra Collarizi
All’indomani dello storico accordo tra Pechino e Vaticano sulle nomine episcopali, non si placano le polemiche sull’opacità dei contenuti, motivo di apprensione per buona parte della comunità cattolica. Nel pomeriggio di sabato si è svolta a Pechino una riunione tra il monsignor Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e Wang Chao, viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, rispettivamente Capi delle Delegazioni vaticana e cinese. L’incontro si è concluso con una vaga intesa sulla scelta dei vescovicinesi, fino a oggi principale punto di frizione per le relazioni tra il governo comunista e le autorità vaticane, che dagli anni ’50 esercitano il proprio controllo su due Chiese distinte più o meno numericamente equivalenti: quella “patriottica“, riconosciuta da Pechino (con i propri vescovi), e quella sotterranea, vicina al Vaticano e costretta a operare in clandestinità per sfuggire alla repressione del governo, ostile a qualsiasi forma di condivisione del potere.

Secondo Vatican Insider, l’accordo – di cui non è stato pubblicato il testo – viene definito “provvisorio” “perché contempla un tempo di verifica – presumibilmente, almeno un paio d’anni – per sperimentarne sul campo il funzionamento e gli effetti, così da modificarne e migliorarne la codificazione testuale”. Trattasi di “accordo non politico ma pastorale”, precisa la Santa Sede smentendo tra le righe un’imminente rottura dei rapporti diplomatici con Taiwan (stretti nel 1951 in seguito alle persecuzioni nella Cina continentale comunista), ma senza fornire i dettagli procedurali per l’effettuazione delle nomine. Stando alle indiscrezioni trapelate sulla stampa internazionale nel corso delle negoziazioni, i vescovi verranno scelti per elezione da parte dei rappresentanti cattolici della diocesi (i sacerdoti, più i rappresentanti delle suore e dei laici) e approvati dalle autorità politiche cinesi, prima di essere sottoposti alla valutazione della Santa Sede per l’approvazione decisiva. Ma del potere di veto papale non sembra più esserci traccia. Intervistato dal New York Times nel weekend, l’arcivescovo Claudio Maria Celli, direttamente coinvolto nei negoziati, si è limitato ad assicurare “un intervento del Santo Padre” nelle nomine, schivando la richiesta di un chiarimento sull’entità dei poteri lasciati al capo della Chiesa cattolica.
Ugualmente abbottonata la reazione cinese, sintetizzata in uno scarno comunicato del ministero degli Esteri in cui si fa menzione di un “accordo temporaneo” mirato a facilitare il “miglioramento delle relazioni bilaterali.” Nessuno indizio in più sulla stampa statale spesso trainata dalle affermazioni incendiarie del Global Times. Il quotidiano bulldozer della politica estera cinese si è limitato a riportare il commento conciliatorio di Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienzei, sulla marginalità dell’opposizione schierata da parte della comunità cattolica, che ha nel cardinale Joseph Zen, ex arcivescovo di Hong Kong, il suo più loquace portavoce. A preoccupare sono soprattutto le misteriose premesse alla base della firma, che comprendono il riconoscimento da parte della Santa Sede di sette vescovi nominati da Pechino e precedentemente scomunicati dalla Chiesa di Roma. L’intesa prevedrebbe inoltre la sostituzione degli attuali rappresentanti “illegittimi” delle diocesi di Shantou e Mindong con due vescovi prescelti dal governo cinese. Il tutto mentre invece rimane incerto il futuro dei 36 vescovi ordinati con mandato papale e fino a oggi disconosciuti dal governo cinese.
A stretto giro dalla firma dell’accordo, la Chiesa cattolica cinese ufficiale – rappresentata dall’Associazione patriottica cattolica cinese (CPCA) e dalla Conferenza episcopale della Chiesa cattolica in Cina (BCCCC) – ha riaffermato il proprio sostegno al Partito comunista promettendo di gestire le attività religiose “in maniera indipendente, attraverso un percorso di sinizzazione che si adatti a una società socialista. “Un messaggio che difficilmente aiuterà a dissipare le preoccupazioniinnescate dalle ripetute violazioni della libertà religiosa sotto l’amministrazione Xi Jinping, responsabile di una recente stretta su tutte le comunità religiose presenti oltre la Grande Muraglia in nome di un processo di indigenizzazione delle fedi. È dunque l’inizio del totale assoggettamento della Chiesa alle autorità comuniste? Non per Francesco Sisci, sinologo che per Asia Times intervistò papa Francesco nel 2016. Secondo quanto riferisce l’esperto all’agenzia SIR, con l’accordo per la prima volta “Pechino ha ammesso l’ambito religioso del Papa in Cina“, una concessione che in epoca imperiale i missionari gesuiti non ottennero mai.

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *