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Covid-19. Il mondo come la Cina: il sogno delle multinazionali


Di Jacopo Brogi

Per i suoi abitanti era il Regno di Mezzo, quello governato dai Qin: la dinastia che travolse i feudi Zhou e creò la prima amministrazione burocratica non ereditaria.
Qin: “Cina”, il nome per il resto del mondo. Oltre duemila anni fa, nacque lo Stato nazionale destinato a dominare il nostro futuro.
Siamo alla vigilia di un gigantesco sviluppo industriale: il commercio raggiungerà proporzioni enormi, fra cinquant’anni vi saranno da noi molte Shanghai” (1). Sun Yat-sen non era un veggente, ma colui che per primo riuscì a rovesciare l’Ordine Celeste rimasto immutato per decine di secoli. 1912: la Repubblica di Cina ebbe vita breve, ma innescò ciò che poi si sarebbe materializzato appena trentasette anni più tardi, dopo ben due guerre mondiali.

Quando Mao Zedong si prese il Regno di Mezzo, era il 1° ottobre 1949. Il Comitato centrale del partito comunista indicò la Via: “è cominciato il periodo in cui si deve lavorare dalle città verso la campagna e dalle città si deve dirigere la campagna” (2). Proprio dall’universo contadino è nata la Cina degli Imperi e la Cina delle Rivoluzioni: ed è grazie all’infinito esercito di riserva del contado, che la Cina è divenuta oggi la fabbrica del mondo.
Le “molte Shanghai” pronosticate da Sun Yat-sen, riformulate da Lenin quali “centri con milioni di abitanti, di ricchezza capitalistica e di indigenza e miseria proletaria”(3), sono realtà.
La teoria del “diventare ricchi per primi” di Deng Xiaoping è risultata vincente: le rivolte di operai, studenti ed intellettuali contro le politiche neoliberiste del governo che aprirono il mercato, vennero sedate nel sangue. È ciò che in Occidente indichiamo retoricamente e democraticamente con “Tienanmen”. Secondo la giornalista e scrittrice Naomi Klein: “fu lo shock del massacro a rendere possibile la shockterapia” (4), suggerita dal consulente governativo Milton Friedman. Ciò “trasformò la Cina in un’enorme fabbrica per lo sfruttamento della manodopera, la meta preferita da quasi tutte le multinazionali del pianeta. Nessun altro Paese offriva condizioni più convenienti: tasse e tariffe basse, funzionari corruttibili e, soprattutto, abbondante forza lavoro sottopagata che per molti anni avrebbe esitato a richiedere salari più decenti o semplicemente le minime tutele di sicurezza, per paura di violente rappresaglie” (5).
Avanti Coronavirus (da ora in poi a.C.), sgretolatisi il muro di Berlino, l’Unione Sovietica, e nato il Mondo Nuovo dove l’Oriente produce e l’Occidente consuma, è la Cina che, inevitabilmente, rimodella gli equilibri.  Il suo ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (2001) grazie all’amministrazione Clinton ed il ruolo di locomotiva mondiale assegnatogli dalla presidenza di G.W. Bush nel bel mezzo della pandemia finanziaria post Lehman Brothers, hanno trasformato la Superpotenza asiatica in un Impero molto diverso da quello dei Qin, isolato nel Regno di Mezzo, oltre duemila anni fa.
Dopo il G20 di Washington del 2008, Hu Jintao attuò investimenti ed opere pubbliche in disavanzo per 586 miliardi di dollari, trattenendo comunque in cassa 2 trilioni di riserve in valuta estera. È la Cina, rimasta illesa, che riesce ad evitare il crollo dell’economia globale e a trainarla appena fuori dalle secche della grande recessione.
Poco più tardi, il nuovo presidente Xi Jinping decantò il “sogno cinese”: dopo oltre due secoli modellati dall’industrializzazione dell’Ovest, la vita terrestre non sarebbe stata più la stessa. Mentre la Via della Seta era la selva delle arterie commerciali tra l’Impero cinese e quello romano, la Nuova vorrebbe abbracciare l’Eurasia, ciò che il diplomatico britannico John Halford Mackinder chiamava “Heartland”: il Cuore della Terra.
“Noi aspiriamo ad un mondo aperto – aperto alle idee e allo scambio di idee e allo scambio di beni e persone – un mondo in cui nessun popolo grande o piccolo che sia dovrà vivere in rabbioso isolamento” (6), così declamò il presidente americano Richard Nixon. La persona incaricata per aprire la Via tra Washington e Pechino fu Henry Kissinger, suo Consigliere per la sicurezza nazionale e poi Segretario di Stato: un grande tessitore, un uomo che ha attraversato la Storia e i circoli ristretti che la dirigono.
Non fu certo casuale, il plauso che indirizzò a Deng Xiaoping per aver sferrato il pugno di ferro contro la rivolta popolare nell’enorme Tienanmen: “nessun governo avrebbe tollerato che la piazza principale della nazione fosse occupata per otto settimane da decine di migliaia di dimostranti. Una reazione violenta era dunque inevitabile” (7).




Kissinger e Mao
1972: Henry Kissinger e Mao Zedong, alle loro spalle Zhou Enlai


Troppo spesso, chi sta in alto confonde il libero mercato con la democrazia. E negli ultimi decenni, ogni élite politica occidentale che si è alternata al comando, sia stata essa neoconservatrice o liberale ha contribuito, a suo modo, ad edificare ciò che proprio il realista Kissinger definisce Ordine Mondiale.
Nessun complotto, esistono interessi: è l’ex diplomatico statunitense che, dalle colonne del Wall Street Journal, ci indica la Via del dopo Corona (da ora in poi d.C.): “nessun paese, nemmeno gli Stati Uniti, può, in uno sforzo puramente nazionale, superare il virus. Affrontare le necessità del momento deve essere alla fine abbinato a una visione e a un programma di collaborazione globale.”(8)
In realtà, “la storia del capitalismo è la storia del processo di formazione del mercato mondiale” (9): così, il filosofo Domenico Losurdo decifrava la nostra epoca. E Kissinger stesso, ribadisce che nel d.C. si dovranno “salvaguardare i principi dell’Ordine Mondiale liberale”, con ogni mezzo: “sicurezza, ordine, benessere economico e giustizia” (10).
E la nostra libertà? L’ex Segretario di Stato di Nixon, sembra averla dimenticata, soprattutto se “le democrazie del mondo devono difendere e sostenere i loro valori illuministici”(11).
Eppure, la libertà individuale lo è: un diritto assoluto e naturale, prima ancora di ciò che è determinato dalla Storia.
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Pandemie: ecco che d’improvviso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), si aggiunge alla Banca Mondiale, al Fondo Monetario Internazionale, alla Nato e all’Unione Europea per la gestione e la risoluzione delle crisi. Risoluzione, ma anche omologazione e integrazione delle politiche adottate per il superamento delle criticità e dei fenomeni emergenziali che scoppiano ciclicamente in ogni regione del globo.
Un Oms fortemente criticato dagli Stati Uniti, accusato di aver coperto la Cina nella gestione iniziale dell’epidemia nata a Wuhan.




Covid-19. Il mondo come la Cina: il sogno delle multinazionali
Organizzazione mondiale della sanità (Oms), al centro il Direttore Generale Tedros Adhanom Ghebreyesus

Un Oms “filo-cinese”: ecco che il governo di Washington gli toglie i finanziamenti. Non solo: l’America non parteciperà agli sforzi internazionali per il progetto vaccinale legato alla battaglia contro il Covid-19, che invece è fortemente caldeggiato da Francia e Germania.
Barack Obama lasciò proprio alla Germania le redini della globalizzazione, poco prima dell’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump e del suo “Make America Great Again”.
Obama e Merkel, giurarono assieme fedeltà ad un certo Ordine facendo promessa solenne: “non ci sarà un ritorno a un mondo prima della globalizzazione. È fondamentale dare una forma alla globalizzazione partendo dalle nostre idee e dai nostri valori”(13).
Anche nel 2017, proprio il giorno successivo al fallimentare G7 di Taormina, la cancelliera tedesca fu molto chiara: “i tempi in cui potevamo contare completamente sugli altri, sono finiti: noi europei dobbiamo davvero prendere il destino nelle nostre mani, dobbiamo combattere per il nostro futuro in quanto europei, per il nostro comune destino”. (14)
Quindi, nonostante la Brexit di Boris Johnson, nato a New York ma adesso premier del Regno Unito, l’integrazione europea non si ferma. Ed è soprattutto la potenza regionale tedesca, a voler spingere i paesi del sud all’accettazione del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes), una sorta di Fondo Monetario Internazionale Made in Europe costruito per accelerare l’unità politica ed economica del vecchio continente, quasi non curante dei dazi di Donald Trump nei confronti della Superpotenza asiatica.
In Germania e in Europa vogliamo smantellare tutte le catene di approvvigionamento globali interconnesse – ad esempio il fatto che anche i dispositivi Apple siano fabbricati in Cina – a causa di questa competizione economica? Secondo me, il completo isolamento dalla Cina non può essere la risposta” (15). Così Frau Merkel al Financial Times, appena quattro mesi fa.
Oggi, mentre gran parte dell’economia terrestre è in lockdown e quattro miliardi di persone sono confinate in casa, i colossi del cyberspazio macinano affari d’oro.
Forse, è anche per questo che Donald Trump ha fatto molta fatica a fermare l’America, anzi si sono mossi prima i vari governatori degli Stati Federali.  D’altronde, non tutti i potenti di casa nostra, hanno gli stessi concreti interessi di Wall Street, City of London e Francoforte.
Quotidianamente, bastano i nostri occhi per constatare come una certa economia stia affondando, mentre un’altra, infinitamente più potente, stia volando. Da ciò che era reale, a ciò che ormai è digitale.
La Storia non mente mai, e l’Impero americano ormai in declino, sembra la Grecia antica: dove Atene era democratica, imperialista e cosmopolita, mentre Sparta oligarchica e nazionale.
Non a caso, l’attuale amministrazione americana, nata sotto il segno del reaganiano “fare l’America di nuovo grande”, è osteggiata abbastanza vistosamente da un certo establishment
NOTE:
(1) = Lenin, Opere Complete Vol.18 (aprile 1912- marzo 1913) pag.156, Editori Riuniti, Roma 1966
(2) = Solomon Adler, Dal Kuomintang alle Comuni del popolo, pag.32, Editori Riuniti, Roma 1959
(3) = Lenin, Opere Complete Vol.18 (aprile 1912- marzo 1913) pag.156, Editori Riuniti, Roma 1966
(4) = Naomi Klein, Shock Economy, Ed.Italiana pag.218, Rizzoli, Milano 2007
(5) = Ibidem
(7) = Naomi Klein, Shock Economy, Ed.Italiana pag.217, Rizzoli, Milano 2007
(10)= https://www.wsj.com/articles/the-coronavirus-pandemic-will-forever-alter-the-world-order-11585953005 – Traduzione per ComedonChisciotte.org di Riccardo Donat-Cattin – https://comedonchisciotte.org/parla-kissinger-la-pandemia-cambiera-per-sempre-lordine-mondiale/
(11)= https://www.wsj.com/articles/the-coronavirus-pandemic-will-forever-alter-the-world-order-11585953005 – Traduzione per ComedonChisciotte.org di Riccardo Donat-Cattin – https://comedonchisciotte.org/parla-kissinger-la-pandemia-cambiera-per-sempre-lordine-mondiale/
(16)= Riccardo Barlaam, Il Covid riaccende la guerra fredda tra Stati Uniti e Cina, Il Sole 24 Ore, 03.05.2020
(18)= Tortorella Maurizio, L’occhio del Drago cura il Covid-19 ma spegne la democrazia, Panorama n.16 del 15 aprile 2020
(20)= H.Kissinger, Cina, pag.473, Mondadori Editore, Milano, 2013
BIBLIOGRAFIA PRINCIPALE
Roberts J.A.G., Storia della Cina, Universale Storica Newton, Roma 2002
Lenin, Opere Complete Vol.18 (aprile 1912- marzo 1913), Editori Riuniti, Roma 1966
Chien Po-Tsan, Hsun-Cheng Shao, Hua Hu, Storia della rivoluzione cinese. 1919-1949 dalla prima guerra civile alla vittoria di Mao, Edizioni Pgreco, 2019
Adler Solomon, Dal Kuomintang alle Comuni del popolo, Editori Riuniti, Roma 1959
Klein Naomi , Shock Economy, Ed.Italiana Rizzoli, Milano 2007
Yu Hua, La Cina in dieci parole, Feltrinelli editore, Milano 2010
Kissinger Henry, Cina, Mondadori Editore, Milano, 2013
Kissinger Henry, Ordine Mondiale, Mondadori editore, Milano 2015

APPELLO PER UN VERTICE D'EMERGENZA TRA TRUMP, PUTIN E XI PER SALVARE LA PACE MONDIALE!


Ricevo e pubblico *
Vertice di emergenza tra Trump, Putin e Xi per salvare la pace mondiale!

Con l'assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani, comandante della brigata Quds della Guardia Rivoluzionaria ed eroe nazionale in Iran, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare in Iraq, con un attacco drone vicino all'aeroporto internazionale di Bagdad, il mondo rischia un'escalation di rappresaglie e contro-rappresaglie che potrebbe condurre non solo ad una guerra in tutto il sud ovest asiatico, ma anche oltre. Il Pentagono ha rilasciato una dichiarazione, che accompagna l'ordine firmato da Trump per l'attacco, secondo cui Soleimani “stava attivamente sviluppando piani per attaccare diplomatici americani in Iraq e in tutta la regione”.

 La dichiarazione sostiene che il Gen. Soleimani e la sua brigata Quds fossero responsabili della morte di centinaia di americani e del ferimento di migliaia di loro e che l'attacco mirasse a impedire ulteriori piani di attacco iraniani. Come ha spiegato la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, è competenza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU fare una valutazione legale degli attacchi alle ambasciate straniere, e Washington non aveva richiesto una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU su questo. Ovviamente, il Pentagono non ha ritenuto necessario farlo, dato che l'AUMF del 2001 consente alle truppe americane di attaccare gruppi armati ritenuti una minaccia terroristica. 

La definizione ufficiale di “terrorista” data all'IRGC nell'aprile 2019 dal Dipartimento di Stato, mossa sostenuta fortemente allora del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e dal Segretario di Stato Mike Pompeo, consente alle forze armate americane di attaccare individui associati all'IRGC, in qualsiasi circostanza avvengano. A quel punto il Colonnello in congedo Pat Lang scrisse sul suo blog: “I deficienti neoconservatori (Pompeo, Bolton, Hannah, ecc.) potranno anche pensare che la reazione dell'Iran alla loro dichiarazione di guerra sarà la sottomissione alla loro volontà, ma secondo me è molto improbabile. Secondo me è più probabile che l'IRGC assorba la nuova realtà e si prepari ad una guerra con gli Stati Uniti”. 

Disgraziatamente, con l'assassinio di Soleimani, il monito di Lang che la definizione di organizzazione terroristica straniera possa condurre ad una guerra con l'Iran diventa sempre più veritiero. Quindi, anche se Bolton è fuori dall'amministrazione, la sua politica di scontro ha creato una trappola molto pericolosa per Trump, che potrebbe condurre alla guerra. Non sorprende che Bolton abbia scritto oggi in un tweet “congratulazioni a tutti coloro che erano coinvolto nell'eliminare Qassem Soleimani. Da tempo dovuto, questo è stato un colpo decisivo contro le malvagie attività della Forza Quds in tutto il mondo. Spero che questo sia il primo passo verso un cambio di regime a Teheran”. Come c'era da aspettarsi, il Leader Supremo iraniano Ali Khamenei ha promesso una “dura vendetta” e in varie città iraniane si sono radunate folle inferocite che minacciano di morte Trump ed esprimono il proprio odio per gli americani. 

4 gennaio 2020.
 Helga Zepp-LaRouche- Fondatrice e presidente dello Schiller Institute

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* COMUNICATO COMPLETO SU https://movisol.org/helga-larouche-vertice-di-emergenza-tra-trump-putin-e-xi-per-salvare-la-pace-mondiale/

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FOTO: https://janatarbangla.com

George Soros contro la Cina di Xi Jinping: 'Peggiore minaccia per la società aperta'


Di Salvatore Santoru

Recentemente il noto investitore George Soros è stato intervistato dal New York Times(1). In tale intervista Soros ha discusso di diversi argomenti, tra cui il suo sostegno nei confronti della candidata dem Elisabeth Warren(2).
Inoltre, riporta 'American Military News', Soros ha avuto modo di criticare anche le politiche della Cina di Xi Jinping(3).
Più precisamente, il finanziere e filantropo ha detto che il governo cinese rappresenterebbe la 'peggiore minaccia per la società aperta'.
Già in passato, e specialmente durante il Forum di Davos, Soros aveva criticato il governo cinese.
NOTE:

Trump annuncia nuovi dazi su 200 miliardi di prodotti cinesi


Di Federico Giuliani

La pace commerciale tra Cina e Stati Uniti è di nuovo in pericolo. Donald Trump ha minacciato l’aumento dei dazi su 200 miliardi di dollari di prodotti made in China. Quello del presidente americano è un avvertimento nemmeno troppo velato. Il suo tweet è un inequivocabile attacco alla Cina a poche settimane da quello che sarebbe dovuto essere l’incontro risolutivo con Xi Jinping.

I tweet di Trump

“Per 10 mesi – inizia il primo tweet al veleno di Trump – la Cina ha pagato agli Stati Uniti tariffe del 25% su 50 miliardi di dollari di prodotti tecnologici e il 10% su 200 miliardi di dollari di altri beni. Questi pagamenti sono parzialmente responsabili dei nostri grandi risultati economici”. Ma Trump non si ferma qui e rilancia il provvedimento choc: “Venerdì la tariffa salirà dal 10% al 25%”.

Le borse asiatiche crollano

Trump ha fatto intuire come 325 miliardi di dollari di beni aggiuntivi inviati dalla Cina rimangano non tassati ma lo saranno a breve con un tasso del 25%. “L’accordo con la Cina – conclude il presidente americano – prosegue ma troppo lentamente mentre loro tentano di rinegoziare. No!”. I due tweet del tycoon hanno provocato il crollo del petrolio a New York, in calo di oltre il 2%. Peggio è andata alle borse asiatiche con gli indici della Cina in rosso: -6% per Shanghai, -7,3% Shenzen e -3,2% Hong Kong. Male anche le borse europee, in perdita tra l’1% e il 2%.

Pace commerciale lontana?

La mossa di Trump arriva pochi giorni prima dell’arrivo a Washington del vice premier cinese Liu He. Venerdì Stati Uniti e Cina avrebbero dovuto trovare il tanto atteso accordo. Ma per quel giorno la Casa Bianca sta invece pensando di aumentare le sanzioni. Certo, al momento esiste solo un annuncio fatto tramite Twitter. È possibile che i cinguettii di Trump siano solo un modo per mettere pressione sulla Cina e indurre il Dragone a no tirarsi indietro.

Si attende la risposta di Xi Jinping

C’è attesa per capire come Xi Jinping risponderà all’uscita di Trump. Il Presidente cinese ha più volte mostrato la volontà di voler raggiungere un accordo con il suo omologo americano. Ma è anche vero che né Xi né Trump vogliono passare per leader “morbidi”. Nessuno vuole fare la parte del perdente. Forse per questo Trump ha minacciato di colpire con i dazi tutte le merci cinesi. E tutto poco dopo la stretta su Cuba. Strategia o mossa a sorpresa?

Borse da sprofondo rosso

Le dichiarazioni di Trump hanno colpito in pieno le borse e non solo. In Asia il segno meno e il colore rosso sono ovunque. Nell’aria aleggia la paura che possa saltare l’accordo sui dazi fra Cina e Stati Uniti. Il timore si abbatte con la furia di un uragano sui mercati, in particolare quelli asiatici.  Le borse cinesi hanno bruciato più del 6%. L’indice Composite di Shanghai è crollato del 5,58% fino ad arrivare i 2.906,48 punti. Shenzen è arrivato a 1.515,80 con un – 7,58% che ha quasi toccato il record di -8%. Hong Kong perde oltre il 3%, l’Asx australiano lo 0,9%. Male anche le borse europee, dove in negativo si segnalano Parigi (-2%), Francoforte (-1,7%) e Madrid (-1,4%). Nell’occhio del ciclone sono finite anche le valute. Lo yuan ha ceduto 58 punti base sul dollaro, con parità bilaterale a 6,7344. Va a picco anche il petrolio, che a New York perde più del 2%.

FONTE: http://www.occhidellaguerra.it/cina-stati-uniti-trump-annuncia-nuovi-dazi-su-200-miliardi-di-prodotti-cinesi/

Nuova Via della Seta, Prodi farà parte del consiglio dei saggi e Diliberto sarà preside a Wuhan


Di Salvatore Santoru

Recentemente il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato, nell'ambito del secondo Forum sulla Via della Seta a Pechino, la necessità di costruire 'un'economia aperta' contro il protezionismo. Durante la conferenza, riporta Affari Italiani, è stato deciso di dare avvio ad un Advisory Council formato da personalità e politici di fama e spessore internazionale.

Tra di essi c'è Romano Prodi mentre un altro italiano, Oliviero Diliberto, sarà preside dell'istituto italo-cinese a Wuhan.

Porti, commercio e energia. Ecco tutti gli accordi firmati da Italia e Cina

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Di Lorenzo Vita
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha accolto il presidente cinese Xi Jinping a Villa Madama alle 10:40 di questa mattina. Sarà il saluto del leader di Pechino a Roma, ma anche il giorno della firma del memorandum d’intesa fra Italia e Cina nell’ambito della Nuova Via della Seta.
Gli accordi siglati fra i due Stati saranno 29 per un totale di sette miliardi di euro. Una cifra che sembra essere decisamente inferiore a quanto prospettato in questi giorni da molti fautori  dell’accordo fra Pechino e Roma, ma che soprattutto per Xi ha un grande valore politico. L’Italia si unisce ai partner strategici della Cina. E formalmente, è il primo Paese dell’Unione europea, del G7 e fra i migliori alleati degli Stati Uniti a unirsi all’iniziativa della Nuova Via della Seta.
Il governo italiano e quello leader cinese hanno firmato una serie di accordi bilaterali che mirano a rafforzare la cooperazione bilaterale tra i due Paesi. E a Villa Madama è stato siglato anche il memorandum d’intesa sulla collaborazione nell’ambito della Nuova Via della Seta tra il vice presidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio e il presidente della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma He Lifeng. Lo stesso Di Maio ha poi firmato col ministro degli Esteri Wang Yi un protocollo d’intesa per le star-up e con il ministro del Commercio Zhong Shan un altro accordo sul commercio elettronico.
Altro ministro coinvolto stato quello dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria che ha sottoscritto con Wang Yi un accordo che elimina il sistema delle doppie imposizioni per quanto riguarda le imposte sul reddito e un accordo volto a combattere evasione ed elusione fiscale. Mentre il ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio ha firmato con l’ambasciatore cinese a Roma Li Ruiyu, un protocollo per l’esportazione di agrumi freschi dall’Italia alla Cina. Sul piano culturale, invece, i due Paesi si sono impegnati a combattere il traffico di reperti archeologici.
Il ministero della Saluta italiano e quello cinese hanno siglato un accordo sulle esportazioni di carne e cibi dalla Cina all’Italia. Coinvolto anche il ministero dell’Istruzione e della Ricerca per progetti di cooperazione fra i due Stati. Il viceministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Emanuela Claudia Del Re e il viceministro degli Esteri Wang Chao hanno poi firmato un memorandum d’intesa sulle consultazioni bilaterali.
Sotto il profilo strategico ed economico, accordi molto importanti sono stati siglati nell’ambito dell’industria aerospaziale tra l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e la China National Space Administration per la missione “China Seismo-Electromagnetic Satellite 02” (Cses-02) . 
I rappresentanti di Italia e Cina hanno firmato poi una serie di accordi commerciali di estrema importanza. Innanzitutto, è stato siglata un’intesa di partenariato strategico tra Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e Bank of China Limited. Il presidente dell’istituto cinese, Chen Siqing, ha poi concluso con Eni un memorandum of understanding per il partenariato strategico. Siglato anche un accordo per il Programma di Turbine a Gas tra Ansaldo Energia e China United Gas Turbine Technology Co.-Ugtc (società controllata da Spic-State Power Investment Corporation). Accordi anche tra Ansaldo Energia e Benxi Steel Group Co., e Shanghai Electric Gas Turbine Co.
È stato siglato poi un memorandum of understanding tra Cassa Depositi e Prestiti, Snam e Silk Road Fund Co e un accordo di cooperazione sul porto di Treiste firmato tra il presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino e il presidente di China Communications Construction Company (Cccc), Song Hailiang. E per quanto riguarda i porti, la Cccc ha anche concluso un accordo di cooperazione con il commissario straordinario per la Ricostruzione di Genova e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. Alcuni dei punti chiave criticati in maniera molto profonda dagli Stati Uniti.

Lo scetticismo della Lega

Per il governo italiano una prova particolarmente importante. Il leader della lega, Matteo Salvini, da sempre molto vicino alle preoccupazioni espresse dagli Stati Uniti, ha accolto con un certo scetticismo l’intesa siglata fra l’esecutivo di Giuseppe Conte e quello cinese. 
Il mou con la Cina ha detto il vice premier “va benissimo”, perché “più mercati si aprono per le nostre imprese meglio è”, ma “non mi si dica che la Cina è un Paese dove lo Stato non interviene nell’economia, nella giustizia, nell’informazione”.  Il leader del Carroccio ha detto: “Vogliamo essere cauti quando c’è in ballo la sicurezza nazionale, i nostri dati e la nostra energia, ma se si portano i nostri imprenditori in Cina, bene”. E la sua assenza alla cena con Xi per essere in Basilicata è stato un segnale abbastanza chiaro della volontà di discostarsi da quanto stesse avvenendo a Roma.
In queste settimane, le pressioni degli Stati Uniti sul governo italiano sono aumentate. E la Lega non ha mai nascosto di avere a cuore i rapporti fra l’amministrazione Trump e il governo. Washington vede con molto sfavore a quanto sta avvenendo in Europa e in particolare in Italia, per l’arrivo della Nuova Via della Seta.

Soddisfazione di Conte

Il premier Conte ha detto che i due Paesi “esprimono una civiltà plurimillenaria. Mi auguro che l’incontro sia proficuo e ci consenta di guardare con rinnovato interesse”. L’auspicio del presidente del Consiglio è che Italia e Cina “devono impostare una più efficace relazione”. Augurio espresso anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella negli incontri con Xi Jinping.
Il ministro Di Maio ha invece replicato a distanza a quanto detto da Salvini: “Lui ha il diritto di parlare io ho il dovere di fare i fatti, come ministro dello Sviluppo economico . Oggi abbiamo firmato accordi per 2,5 miliardi e potenziale di 20”. “Per noi oggi è un giorno importantissimo: oggi vince il Made in Italy, vince l’Italia, vincono le imprese italiane. Abbiamo fatto un passo in avanti per aiutare la nostra economia a crescere” ha continuato il vice premier. Di Maio ha poi annunciato che “ci sarà una task force del Mise che monitorerà gli accordi. Lavoriamo affinché ci siano altri accordi da qui alla visita del premier Conte in Cina”.

DAVOS, IL REGIME CINESE DIVENTA 'CAMPIONE' DEL NUOVO ORDNE GLOBALE CONTRO IL POPULISMO

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Di Carlo Formenti

Meno male che c’è il compagno Xi Jinping: questo il mantra che politici, giornalisti e intellettuali europei recitano in coro dopo il discorso del presidente cinese a Davos. L’uomo che fino a ieri dipingevano come l’incarnazione del peggiore totalitarismo, oltre che come il più pericoloso concorrente nella corsa all’egemonia sui mercati globali, è improvvisamente divenuto il loro eroe, il campione delle leggi della libera concorrenza contro l’usurpatore Trump, la “traditrice” Theresa May e il principe del male Vladimir Putin.
Quale migliore prova del fatto che le litanie sulla democrazia delle élite occidentali non sono (né sono mai state) altro che una maschera dietro la quale nascondono i loro obiettivi di dominio politico ed economico sul resto del mondo? Il guaio dell’Europa è che, per lei, questi obiettivi, malgrado la potenza della locomotiva tedesca che guida manu militari il trenino Ue, possono essere realizzati solo sotto lo scudo della leadership politica e militare degli Stati Uniti, per cui ora, di fronte alla svolta anti europea e anti Nato di Trump, gli alleati del Vecchio Continente sono letteralmente in preda al panico, al punto da ammettere quello che da decenni vanno dicendo i critici marxisti del neoliberismo, cioè che il divorzio fra capitalismo e democrazia è fatto compiuto da almeno trent’anni. Quanto era già stato chiarito con la riduzione della Grecia a paese semicoloniale, culmine di un processo di espropriazione della sovranità popolare e nazionale a danno di tutti i popoli europei, viene ora ribadito con la nomina del tiranno Xi Jinping a campione del nuovo ordine globale contro la marea “populista”.

TITOLO ARTICOLO ORIGINALE:Davos, il tiranno Xi Jinping campione del nuovo ordine globale contro la marea “populista”


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