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Roberto Spada condannato per testata al giornalista, Cassazione: “È mafia”


Di Alessia Rabbai

Roberto Spada è stato condannato a sei anni di carcere per aver aggredito il 7 novembre del 2017 il giornalista Daniele Piervincenzi e del suo operatore Edoardo Anselmi della trasmissione Rai Nemo, mentre stavano svolgendo un servizio ad Ostia, sul litorale di Roma. La Suprema Corte di Cassazione oggi ha riconosciuto l'accusa di lesioni, aggravate dal metodo mafioso, richiesta avanzata stamattina dal sostituto procuratore generale Pasquale Fimiani e già confermata in Appello e e ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa.

Raggi: "Vittoria dei cittadini onesti contro la criminalità"

Ad assistere alla lettura della sentenza anche la sindaca Virginia Raggi che ha definito il verdetto della Cassazione "una vittoria dei cittadini onesti contro la criminalità". La prima cittadina poco dopo la lettura del dispositivo ha detto: "A Roma non c'è spazio per la criminalità, non c'è spazio per la mafia. Idealmente un abbraccio a Daniele ed Edoardo".

Il processo a Roberto Spada
Nel processo Roberto Spada e Ruben Nelson Del Puerto sono stati condannati in primo grado per a sei anni di reclusione per violenza privata e lesioni aggravate con il riconoscimento dell'aggravante mafiosa. La condanna è stata poi confermata poi il 7 dicembre scorso in Appello per Spada, mentre è ancora in corso il procedimento nei confronti dell'altro imputato. Roberto Spada lo scorso 24 settembre ha ricevuto un'altra condanna da parte della Corte d'Assise, pena l'ergastolo, insieme ai familiari Carmine e Ottavio, ritenuti i mandanti degli omicidi di Giovanni Galleoni e Francesco Antonini. I giudici hanno stabilito che il clan non è solo una banda di criminali, ma una famiglia mafiosa che a Ostia gestisce il potere e controlla il territorio con intimidazioni, minacce e violenza.

La testata di Roberto Spada a un giornalista
L'aggressione di Piervincenzi e Anselmi è avvenuta proprio davanti alla palestra di Roberto Spada, mentre il giornalista stava cercando di intervistarlo sulla campagna elettorale nel X Municipio, ponendogli alcune domande sui presunti rapporti con Casapound nel municipio di Ostia, sciolto dopo l'inchiesta su Mafia Capitale, poi la violenta testata.

FONTE: https://roma.fanpage.it/roberto-spada-condannato-per-la-testata-al-giornalista-a-ostia-la-cassazione-aggravante-mafiosa/

Clan Spada, sentenza del maxi processo per mafia: ergastolo per Carmine, Ottavio e Roberto Spada


Di Natascia Grbic

Condanna all'ergastolo per Carmine, Romolo e Roberto Spada. Per i giudici il clan Spada costituisce "un'associazione per delinquere di stampo mafioso". Così hanno deciso, dopo 10 ore di camera di consiglio, i giudici della corte d'assise di Roma. Ad attendere la decisione, nell'aula bunker di Rebibbia, c'era anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

L'accusa, nella figura dei pm Ilaria Calò e Mario Palazzi, aveva chiesto tre ergastoli: uno per Carmine Spada, detto Romoletto, uno dei capi del clan, uno per Ottavio Spada e un'altro per Roberto Spada, quest'ultimo già condannato per la testata al giornalista Rai Daniele Piervincenzi in primo grado e in appello. Associazione a delinquere di stampo mafioso l'accusa: per altri poi, si aggiungono altri capi d'accusa che vanno dall'estorsione all'usura fino all'omicidio. Il maxiprocesso è iniziato dopo il blitz dello scorso 25 gennaio, l'operazione ‘Eclissi' che ha portato in carcere ventiquattro degli appartenenti al clan di Ostia. Oltre ai tre ergastoli, sono stati chiesti sedici anni per Ottavio Spada, detto Maciste, otto anni per Nando ‘Focanera' De Silvio e otto anni per Rubert Alvez del Puerto, anche lui coinvolto nell'aggressione al giornalista Rai. È la prima volta che al clan Spada viene contestato l'articolo 416bis del Codice penale. E la pena richiesta non è affatto leggera: sono 224 gli anni di carcere chiesti in totale per i ventiquattro imputati.

Sentenza maxiprocesso clan Spada, la sindaca Raggi in aula

Tra i presenti dell'aula bunker di Rebibbia anche la sindaca di Roma Virginia Raggi, che aveva annunciato la sua presenza già nei giorni scorsi. Il clan, molto attivo sul litorale laziale, soprattutto nella zona di Ostia, è stato decimato dagli arresti avvenuti negli ultimi mesi. L'operazione più grossa, quella del 25 gennaio, ha portato in carcere i capi, tagliando le gambe a quella che i pm – insieme a polizia, carabinieri, guardia costiera e Dda definiscono un'associazione di stampo mafioso. "Qualunque sia il responso continueremo la nostra lotta quotidiana contro i clan che hanno spadroneggiato su Ostia – aveva dichiarato Massimiliano Vender, presidente dell'Associazione Antimafia No – Adesso che, gli abitanti del litorale, stanno rialzando la testa e chiedono a gran voce quella legalità che gli era stata rubata. Abbiamo iniziato una guerra a un sistema mafioso, e non abbiamo intenzione di tornare indietro".

L'operazione ‘Eclissi' che ha portato agli arresti degli Spada

Era il 25 gennaio 2019 – appena qualche mese fa – quando Ostia si è svegliata con le sirene dell'Antimafia sul proprio litorale. Ventiquattro persone arrestate, il clan decimato già dai fermi dei mesi precedenti ancora una volta ridotto all'osso. Questa volta però, all'Idra è stata tagliata la testa: perché in carcere sono finiti anche i capi degli Spada, per i quali è stato chiesto le carcere. Al centro dell'ordinanza eseguita dalle forze dell'ordine, gli omicidi di due boss che comandavano il territorio da prima degli Spada: Giovanni Galleoni e Francesco Antonini. Per i pm i mandanti sono Carmine e Roberto Spada.


FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://roma.fanpage.it/clan-spada-sentenza-del-maxi-processo-per-mafia-ergastolo-per-carmine-ottavio-e-roberto-spada/

Spada, il lusso (in nero) degli uomini del clan: auto costose e sale slot ma non presentavano dichiarazione dei redditi

Risultati immagini per Guardia di Finanza Comando Provinciale, Comando Gruppo Catania

Di Vincenzo Bisbiglia

Sfrecciavano per le vie di Ostia con bolidi sempre nuovi, acquistavano abitazioni (si presume) in contanti e gestivano attività redditizie come ristoranti e sale slot. Eppure, alcuni di loro non presentavano dichiarazione dei redditi da anni oppure denunciavano quanto basta. Una sperequazione eccessiva rispetto allo stile di vita sostenuto. Non se la passavano per niente male membri e affiliati del clan Spada, a giudicare dai dettagli emersi dall’operazione della Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle hanno proceduto al sequestro di beni mobili e immobili e conti correnti, per un valore totale di 19 milioni di euro. Ma è la differenza fra gli acquisti effettuati – almeno quelli tracciabili – e i redditi denunciati a far capire quanto denaro sporco circolava nelle tasche del boss Carmine Spada e dei suoi sodali.

IL RECORD DI OTTAVIO SPADA – Fra i casi più eclatanti c’è quello di Claudio Galatioto, che gestiva per conto dell’associazione a delinquere gli affari nelle sale slot. Galatioto, classe 1951, presenta dichiarazioni credibili dal 1992 al 1995, poi inizia a denunciare redditi mai superiori ai 5.000 euro l’anno fino al 2010, quando smette del tutto di presentare il proprio modello 730. Nonostante questo, insieme alla compagna cambia automobile quasi ogni anno, concedendosi il lusso di sfoggiare nel 2006 anche una Mercedes SL 500 e una Porche Cayenne. Gli stessi finanzieri hanno calcolato che le uscite della famiglia Galatioto fra il 1997 e il 2016 abbiano superato le entrate di almeno 368.000 euro. Meglio di tutti, in realtà, è riuscito a fare Ottavio Spada, nipote di Carmine detto “Romoletto”, che fra entrate e uscite ha presentato un salto passivo di ben 429.000 euro, sebbene sia stato l’unico dei soggetti attenzionati dall’operazione a presentare delle dichiarazioni dei redditi credibili e sempre superiori ai 20.000 euro di imponibile.

ROBERTO SPADA E I RIMBORSI DALLE ASSICURAZIONI –Ancor più particolare il caso di Roberto Spada, negli ultimi anni reggente del clan e autore della testata all’inviato della trasmissione NemoDaniele Piervincenzi. Sia Robertino – che non presentava dichiarazione dei redditi dal 2005 – sia la sua compagna Elisabetta Ascani, sono stati proprietari in questi anni di automobili di pregio come BMW X3, Nissan Pathfinder, Toyota Land Cruiser e un’Audi, ma la coppia fra il 2007 e il 2016 è stata piuttosto sfortunata alla guida, avendo dovuto affrontare ben 10 incidenti stradali (in 10 anni) pur stando sempre dalla parte della ragione, essendo riusciti ad ottenere nelle varie occasioni i relativi rimborsi dalle compagnie assicurative, per un totale di oltre 34.000 euro. Troppo, comunque, per giustificare spese al di fuori del comune, come dimostrano gli oltre 330.000 euro di passivo fra entrate e uscite registrate dai finanzieri fra il 1997 e il 2016, per quanto riguarda Roberto Spada, e altri 273.000 euro di “rosso” per quanto riguarda Elisabetta Ascani, cui è stata sequestrata anche la palestra Asd Femus, teatro della famosa aggressione di Robertino a Piervincenzi.
LE SALE SLOT DI CARMINE SPADA – Uno dei grandi business della famiglia era senz’altro quello delle sale slot. Nel decreto di sequestro riferito al boss Carmine Spada e ai suoi numerosi sodali e prestanome, compaiono la bellezza di 13 fra sale slot, bar e sale scommesse cui sono stati messi i sigilli, oltre a 3 autoconcessionari. In particolare, secondo le carte degli inquirenti alcuni locali in via delle Sirene risultavano essere centri dello spaccio, in particolare di hashish. Anche Romoletto sembra avesse una grande passione per le auto Bmw e le moto Yamaha, che rinnovava più o meno con cadenza biennale.

Clan Spada, sequestrati beni per 19 milioni di euro

Di Raffaello Binelli 
Con un blitz scattato all'alba gli uomini della Guardia di finanza hanno inferto un nuovo colpo al clan Spada di Ostia.
Eseguiti cinque decreti di sequestro di beni, nei confronti di altrettanti esponenti di spicco del sodalizio, per un valore complessivo pari a quasi 19 milioni di euro. Tra i beni sequestrati veicoli, appartamenti e negozi intestati a cinque famiglie che la magistratura ritiene affiliate tra loro non solo per parentela ma anche per finalità criminali.
Nel fgennaio 2018 scattarono 32 arresti nei confronti di esponenti della famiglia, con accuse di vario genere: spaccio di droga, estorsioni e violenze di vario genere, con l'aggravante dell'associazione mafiosa

La soddisfazione del ministro Salvini

"La guardia di finanza - commenta il ministro dell'Interno Matteo Salvini - ha sequestrato beni per 19 milioni al clan Spada: grazie! Notizie come questa fanno cominciare bene la giornata".

Ostia, sgomberata una casa popolare occupata dal clan Spada

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Di Edoardo Izzo

Nuovo sgombero ad Ostia e ancora un appartamento, occupato abusivamente da un componente del clan mafioso degli Spada, che torna in possesso dello Stato. Lo sgombero di oggi, che arriva a una settimana di distanza dal precedente, riguarda la casa occupata dalla compagna e dai figli di Silvano Spada, oggi in carcere. Il precedente riguardava invece l’appartamento di Vincenzo Spada, uno dei nipoti del boss Carmine. L’operazione coordinata dalla Questura di Roma è stata portata a termine da polizia, carabinieri e vigili urbani con non poca fatica. Alcuni componenti della famiglia Spada, infatti, hanno inveito contro le forze dell’ordine al momento delle operazioni. 

Ad annunciare con soddisfazione il maxi blitz di questa mattina è stata la sindaca della Capitale, Virginia Raggi. «Questa mattina - scrive su Twitter - abbiamo sgomberato un’altra casa popolare a Ostia. Vi vivevano la compagna e i figli di Silvano Spada, mentre quest’ultimo è attualmente agli arresti in carcere. In sua assenza, i familiari hanno continuato indisturbati a occupare l’abitazione», ha scritto Raggi che ha aggiunto: «Insieme alla Polizia Locale non daremo tregua a chi vive nell’illegalità. Andiamo avanti con determinazione e coraggio». «Avanti con gli sgomberi! A breve un’altra promessa verrà mantenuta: una villa sequestrata in una periferia romana ai Casamonica verrà abbattuta, al suo posto un giardino per i bimbi del quartiere. Dalle parole ai fatti», ha invece commentato il ministro dell’Interno Matteo Salvini. 

Sempre in chiave sgomberi questa mattina la polizia locale è intervenuta presso il campo nomadi di via Candoni sgomberando una decina di baracche in legno e ferro che sono state liberate e successivamente rimosse. Su altre 15 roulotte abusive sono in corso indagini riguardo la loro provenienza. All’interno dei moduli abitativi improvvisati erano presenti diverse persone, sottoposte agli arresti domiciliari, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti. Identificate 30 persone, tra adulti e minori, tutte di nazionalità bosniaca e prive di titolo a permanere nel campo autorizzato.  

OSTIA, l'accusa del pentito: 'Anche il PD pagava il pizzo ai clan'

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Di Salvatore Santoru

Anche il PD sarebbe coinvolto nell'inchiesta legata al clan Spada(1).
Specificatamente, i dem avrebbero pagato il pizzo per la propria sede all'esponente del 'clan Galleoni' Giovanni soprannominato 'Baficchio'(per approfondire, consiglio questo articolo su Blasting News). 

L'accusa è stata fatta dal pentito Michael Cardoni (nipote dello stesso boss ucciso nel 2011) ed è stata accolta molto negativamente dal PD, che ha sostenuto di aver da sempre combattuto il sistema paramafioso che vigeva a Ostia e che non accetta insinuazioni provenienti da "sedicenti paladini dell'antimafia"(2).

NOTE:

(1)http://www.romatoday.it/cronaca/mappa-pizzo-spada-ostia.html

(2)http://it.blastingnews.com/cronaca/2018/01/ostia-anche-il-pd-coinvolto-nellinchiesta-sul-clan-spada-002321939.html

Ostia, intimidazioni agli Spada. Procura: “Pax tra clan rotta”

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Ostia si è rotta la pax tra clan ed è in atto una lotta per il controllo del business criminale. Questa l’ipotesi investigativa sulla quale lavorano gli inquirenti che hanno aperto due fascicoli sulla gambizzazione di due persone in una pizzeria e le intimidazioni agli Spada nel decimo municipio di Roma.
Il possibile squilibrio nel puzzle criminale potrebbe essersi creato all’indomani dell’arresto di Roberto Spada seguito all’aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi, collaboratore della trasmissione Rai Nemo. Sul tavolo dei clan, il predominio su affari come droga, usura, gioco d’azzardo, racket case popolari.
Al vaglio degli inquirenti, oltre alla gambizzazione del titolare e di un pizzaiolo nipote del boss Carmine Fasciani ma imparentato con gli Spada, ci sono gli spari contro la porta di casa di Silvano Spada, cugino di Roberto (in carcere dopo avere aggredito il giornalista Piervincenzi) ed i calci e pugni sferrati da ignoti verso il portone d’ingresso dell’abitazione del fratello di Silvano. La Direzione distrettuale antimafia procede per minacce e danneggiamento. 
In particolare si vogliono capire i legami tra gli episodi intimidazione agli Spada con gli ultimi accadimenti a Ostia, a partire dalla testata sferrata da Roberto Spada al giornalista ed il ferimento del proprietario di una pizzeria e del pizzaiolo.
Gli inquirenti del pool della Direzione Distrettuale Antimafia stanno esaminando tutti i rilievi fatti da polizia e carabinieri e verificando la sussistenza di eventuali riprese filmate da parte di telecamere collocate nelle zone interessate.
Intanto al vertice che si è tenuto sempre nella giornata di lunedì 27 novembre in Prefettura a Roma per la questione sicurezza ad Ostia si è parlato di aumentare le forze dell’ordine presenti in quel quadrante della capitale. Alla “riunione operativa” hanno partecipato il prefetto, il questore e il comandante provinciale dei carabinieri e della guardia di finanza.

Ostia, nuova sparatoria contro la famiglia Spada

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 Una nuova sparatoria nella notte a Ostia, a pochi giorni dalla gambizzazione del nipote di Fasciani. Intorno alle 22 di sabato sera, infatti, sono stati esplosi almeno cinque colpi d’arma da fuoco in via Forni, il quartier generale del clan Spada, dove il fratello del boss Roberto (quello della testata al cronista di Nemo) gestiva una palestra.
I colpi di pistola sono stati esplosi contro la porta di casa di Silvano Spada, 33enne con diversi precedenti. Nel 2011, nel bar dello stesso palazzo, ricorda Repubblica.it, furono uccisi due pregiudicati della zona, Giovanni Galleoni e Francesco Antonini.
Quasi contemporaneamente un altro commando ha preso d’assalto l’abitazione di un cugino di Roberto Spada, Giuliano, scrive il Messaggero, il reggente del clan attualmente rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo. Ignoti hanno preso a sprangate e a colpi di mazze di ferro la porta d’ingresso dell’appartamento di via Baffigo, a pochi metri di distanza da via Forni. Sulla preoccupante scia di intimidazioni sta indagando la polizia di Ostia

OSTIA, la frazione romana sempre più abbandonata dallo Stato e diventata terreno fertile per i clan

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Di Salvatore Santoru

Come è stato spesso accusato, la cittadina di Ostia è stata abbandonata dallo Stato ed è diventata sempre di più un terreno fertile per i clan.
Su ciò, le recenti aggressioni ai giornalisti di Rai 2 e le intimidazioni e minacce a quelli di La7 devono far riflettere.

Il fatto è che questa frazione romana versa in una condizione sempre più precaria e difficile e d'altronde nel 2015 ha avuto anche il municipio sciolto per infiltrazioni mafiose.

Come sostenuto da diversi giornalisti, all'aumentare dell'abbandono statale sono al contempo aumentate le influenze dei clan della zona, perlopiù famiglie di origine Rom/Sinti ma anche italiani alleati o nemici dei primi.

Tra queste famiglie influenti a Ostia, vi sarebbe anche quella degli stessi Spada o almeno di suoi membri di spicco in tal settore.

PER APPROFONDIRE, ARTICOLO SU BLASTING NEWS
http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/11/ostia-minacce-e-gomme-tagliate-al-furgone-di-una-troupe-di-la7-002173183.html

Ostia, Di Stefano: 'mai più eventi Casapound con Spada'

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Tra i dirigenti di Casapound, Carlotta Chiaraluce e Luca Marsella, e Roberto Spada “c’è un’amicizia su Facebook, per me è sconveniente, ma è solo un’amicizia su Fb”: lo ha detto il vicepresidente di Casapound, Simone Di Stefano a “In mezz’ora in più” su Rai3, condotto da Lucia Annunziata. Marsella, il candidato di Casapound per il municipio X, che ha ottenuto il 9%, “un buon risultato”, aveva ottenuto l’endorsement di Spada; e proprio su questo punto il giornalista di Nemo Daniele Piervicenzi stava facendo domande a Spada, il quale ha reagito dando una testata al giornalista.
Di Stefano ha ripercorso le origini dei quell’amicizia, “solo su Fb”: “Si sono conosciuti due anni e mezzo fa ad una festa per bambini organizzata a piazza Gasparri da Casapound con la palestra di Roberto Spada. E la palestra di Roberto Spada allora era ritenuta interlocutore possibile per fare una festa perchè era accreditata con il Comune e e la Regione Lazio per le feste del 25 aprile”. Da allora sono intercorsi “solo post su Fb”.
“Io – ha sottolineato di Stefano – non ho rapporti con Spada. E dopo l’orribile gesto di Spada comunque i rapporti anche di amicizia su Fb tra Marsella e Spada finiscono qui. Non chiamerei più la palestra di Roberto Spada a partecipare a eventi di Casapound ma due anni e mezzo fa era un incensurato”, che -ha ribadito – “era accreditato da Comune e Regione Lazio” per gli eventi a Ostia.

Fratelli d'Italia espelle il candidato che scriveva a Spada su Fb

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Di Lucio DI Marzo
"Dario Cologgi, un nostro candidato che in nessun caso diventerà consigliere municipale, è stato deferito alla commissione di disciplina di FdI con richiesta di espulsione appena alcuni nostri elettori ci hanno segnalato uno scambio di battute sui social con Roberto Spada".
È il commissario romano di Fratelli d'Italia a comunicare la decisione del partito, dopo avere preso atto di come uno dei candidati presentati avesse scritto sui social network quel "riprendiamoci Ostia" indirizzato a Spada che, dopo l'aggressione alla troupe di Nemola convalida dell'arresto per l'esponente del clan del litorale di certo non fa ben figurare Cologgi.
"Ribadiamo di non aver mai avuto, diversamente dal M5S e da CasaPound, rapporti, dichiarazioni di voto, richieste di candidatura da questo clan", mette comunque in chiaro Massimo Milani, che prende dunque le distanze, aggiungendo che Fratelli d'Italia "giorni fa ha preventivamente e radicalmente risolto il problema di un suo candidato, di cui non convinceva la confidenzialità che era emersa da un commento social".

Ostia, Spada resta in carcere (con l’aggravante mafiosa). Al giudice dice: “Una fesseria, ma sono stato provocato”

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Di Vincenzo Bisbiglia
Roberto Spada resta in carcere. Il gip Anna Maria Fattori ha riconosciuto il “metodo mafioso” nell’aggressione ai giornalisti di Nemo Daniele Piervincenzi e Edoardo Anselmi, motivo per il quale “Robertino” non lascerà Regina Coeli, sebbene formalmente il fermo non sia stato convalidato in quanto il giudice per le indagini preliminari non ha ravvisato un vero e proprio pericolo di fuga (i carabinieri hanno raggiunto Spada a casa sua). “Non mi riconosco in quel video. So di aver fatto una fesseria a comportarmi in quel modo. Ma quando quello è entrato in palestra mi sono innervosito”, ha dichiarato il fratello di “Romoletto”, boss del clan che da tempo domina sul litorale romano, durante l’interrogatorio di garanzia in carcere. “Ho reagito dopo essere stato provocato”, la tesi difensiva ripetuta più volte, a cui evidentemente il giudice non ha creduto.
Secondo il gip, in realtà, quella alla troupe Rai è stata una “aggressione brutale” che Spada ha messo a segno “approfittando della presenza di numerosi testimoni, di un luogo pubblico e di un orario in cui sono aperti tutti i negozi”. Non solo. Per il giudice Fattori, proprio il fatto che l’aggressore abbia notato la telecamera accesa avvalora la tesi che l’atto sia stato portato avanti “per documentare la propria forza e capacità di intimidazione con espressioni minacciose e molto esplicite”. Agendo in quella maniera così “manifesta, evocativa di un disprezzo per la reazione dello Stato”, Spada “ha voluto dare forza ed efficacia al proprio potere in un territorio caratterizzato da uno stato di assoggettamento e da una garanzia di impunità che deriva dall’omertà di chi ci vive”.
Ovviamente, a legare l’aggressione e la dimostrazione di forza al “metodo mafioso” c’è anche il contesto. Ampiamente descritto nell’ordinanza di fermo. Il capo accusatorio messo insieme dai pm Giovanni Musarò e Ilaria Calò, infatti, contiene una serie di considerazioni e atti di inchiesta relativi all’ascesa del clan sul litorale e alle dichiarazioni di alcun pentiti, i quali considerano Roberto Spada parte integrante e “capo” del sodalizio criminale. Venti pagine che dunque risultano determinanti per la decisione del gip di di tenere Spada dietro le sbarre, almeno fino al passaggio del tribunale del Riesame. Su tali accuse l’indagato ha teso a “sminuire” le affermazioni dei pubblici ministeri, negando sia i ruoli di vertice nell’organizzazione (smentendo, fra l’altro, l’esistenza della stessa) sia rigettato la possibilità che lo stesso abbia deciso si aggredire i giornalisti come dimostrazione di forza di fronte al “contesto mafioso” descritto nelle carte giudiziarie. Cosa che invece gli è costata la permanenza in carcere.
Complice di Spada, nell’aggressione, ci sarebbe fra l’altro anche un “guardiaspalla” una persona “votata alla sua protezione” che gli inquirenti pensano faccia parte della famiglia o comunque del clan. “Non so dire, non ho informazioni utili ad identificarlo”, ha risposto l’interrogato alle domande del gip.

Il clan Spada 'regna su Ostia con il metodo mafioso'. Legami e amicizie del parente del boss che ha massacrato il giornalista Rai

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Di Ugo Maria Tassinari
E' stato operato stamattina di urgenza, per frattura del setto nasale, Daniele Piervincenzi, l'inviato di Nemo, colpito al volto con una testata da Roberto Spada, titolare di una palestra e fratello del boss Carmine. Il giornalista di Rai2 lo ha ripetutamente pressato, fino a fargli saltare i nervi, chiedendogli conto del suo sostegno a Luca Marsella, candidato presidente di CasaPound alle elezioni municipali di Ostia. Un'amicizia personale di vecchia data e mai rinnegata quella tra l'esponente della famiglia sinti, accusata di controllare il litorale romano, e il dirigente del movimento neofascista.
Il nome degli Spada è prestigioso nel mondo della boxe. Un cugino di Roberto, Domenico, detto “Vulcano”, è arrivato alla sfida per il titolo mondiale dei pesi medi.

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I Casamonica

Gli stessi Casamonica, la grande famiglia di Sinti abruzzesi radicata a Roma est e che ha costruito un impero miliardario partendo dal recupero crediti, non è mai stata indagata per mafia. Eppure in tutte le “cartografie del crimine” della Capitale i quattro re di Roma sono considerati appunto Casamonica, Fasciani, Carminati e Senese. Infatti solo negli ultimi cinque anni ci sono stati più di cento provvedimenti di custodia e sequestri di beni per quasi 5 milioni di euro che hanno colpito il “clan degli zingari”. Anche loro vantano un campione di pugilato: Romolo Casamonica, medaglia d'argento ai mondiali di boxe del 1983.Uno dei rampolli del clan, Luciano, è coinvolto nell'inchiesta Mafia Capitale per una cena al ristorante Baobab in cui viene fotografato insieme a Salvatore Buzzi e al sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ma gli “zingari” non godevano della stima di Massimo Carminati. Per il Nero “sono uno più stronzo degli altri”.

Gli spettacolari funerali

Gli spettacolari funerali del capofamiglia Vittorio Casamonica, un anno fa, misero in grave imbarazzo Prefettura e Questura per il loro sfarzo pacchiano e furono segnati da due distinti episodi di violenze contro la stampa. Nella Capitale, una troupe Rai della trasmissione Agorà è  stata aggredita mentre riprendeva le abitazioni delle famiglie Casamonica e Spinelli al Quadrato. A Terzigno, in provincia di Napoli, Alessio Viscardi di Fanpage ha subito minacce di morte da alcuni individui per aver fatto un servizio sull'eliporto da cui è partito l'elicottero utilizzato al funerale.

Le condanne

Risalgono a un mese fa le condanne, per più di 50 anni di carcere, con la conferma dell'aggravante del 416 bis, comminate a 7 componenti del clan Spada. Ad essere condannati Massimiliano Spada (13 anni e 8 mesi di carcere), Ottavio Spada (5 anni), Davide Cirillo (6 anni e 4 mesi), Mirko Miserino (6 anni e 4 mesi), Maria Dora Spada (7 anni e 4 mesi), Massimo Massimiani (11 anni) e Manuel Granato (6 anni e mezzo). Sono accusati di minacce, violenze, sfratti forzosi da alloggi popolari e una gambizzazione per affermare la 'supremazia' del clan sul territorio di Ostia; e tutto con l'aggravante del metodo mafioso. I pm di Roma Ilaria Calò ed Eugenio Albamonte a giugno avevano chiesto quasi cento anni di reclusione. Il capoclan, Carmine Spada, era stato invece condannato in un altro processo, a dieci anni di carcere per estorsione.

Ostia, Roberto Spada fermato per aggressione. Insulti ai carabinieri

Risultati immagini per roberto spada
Roberto Spada è stato fermato dai carabinieri con le accuse di lesioni aggravate e violenza privata con l’aggravante di aver agito in un contesto mafioso. Il fermo arriva dopo l’aggressione ai danni del giornalista di Rai2 Daniele Piervincenzi.
Spada è stato portato via in manette dai carabinieri della compagnia investigativa di Ostia. Alcune delle persone che hanno assistito al fermo hanno insultato i rappresentanti delle forze dell’ordine.
Il fermo, informa Repubblica, è stato messo in atto in esecuzione di un decreto emesso dal pm Giovanni Musarò della Dda di Roma.

Suburra, Amendola e Favino e le foto con il clan Spada




Di Ivan Francese

La sfrontatezza e l'arroganza non conoscono limiti. Francesco Spada, dell'omonimo clan di Ostia, si è fatto fotografare alla prima del film "Suburra", dedicato al malaffare romano, con gli attori Claudio Amendola e Pierfrancesco Favino.





Lo denuncia il senatore del Pd Stefano Esposito con un post sul proprio sito personale. Esposito ricopre anche la carica di commissario del partito per il municipio X del Comune di Roma, proprio quello di Ostia.
"Mi preme informare - commenta l'esponente piddì - gli attori Amendola e Favino, persone serie e perbene, che tra le tante foto scattate ad Ostia, durante la presentazione del filmSuburra, ne hanno una che li ritrae insieme a Francesco Spada, appartenente ad uno dei clan più potenti del litorale. La foto, peraltro, è stata scattata dalla sorella di 'Romoletto', Carmine Spada, capoclan dell'omonima famiglia, attualmente in carcere per estorsione con l'aggravante del metodo mafioso".
"Da quando ho messo piede a Ostia - prosegue - ho capito che nulla è come appare e solo lì può succedere che un appartenente ad un noto clan malavitoso vada a vedere un film su se stesso, Suburra, facendosi fotografare, felice e sorridente, insieme agli attori protagonisti. Mi dispiace per gli Amendola e Favino che, ovviamente, non potevano sapere chi fosse quel personaggio accanto a loro. Spada, invece, avrà capito che il film parla di loro e dei cugini Casamonica?"."
Due fotografie che ritraggono in modo plastico la sfida dei clan alle istituzioni. Come a dire "qui a Roma comandiamo noi". Come a voler emulare il funerale-show dei Casamonica.

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