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Jaguar I-Pace, ecco l'auto elettrica che avvisa i pedoni del suo arrivo



Di Salvatore Santoru

Recentemente Jaguar ha lanciato un interessantissimo strumento tecnologico sul suv Jaguar I-Pace. 
Più specificatamente, riporta un articolo di Investire Oggi(1), con tale tecnologia sarà possibile aumentare la sicurezza stradale e aiutare a salvare la vita dei pedoni.



Andando maggiormente nei dettagli, è notorio che nelle auto elettriche sia presente un powertrain silenzioso e ciò, se è indubbiamente piacevole per passeggeri e guidatore, può essere un pericolo per i pedoni. 
Al fine di eliminare tale problematica, la stessa Jaguar ha diffuso un sistema di allarme acustico per automobili elettriche chiamato AVAS.

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) https://www.investireoggi.it/motori/jaguar-i-pace-introduce-lallarme-acustico-per-pedoni/

Una Volvo V60 di muschio con le impronte di orsi, alci e lupi


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Di Donne in Auto

Nello stesso giorno in cui Volvo ha presentato 360c, la nuova concept carcon guida autonoma, gioiello di tecnologia, Volvo Car Italia presenta al Volvo Studio Milano una Volvo V60 in versione “green”. A dimostrazione del fatto che auto, tecnologia e ambiente possono andare a braccetto, la casa svedese ha promosso un’iniziativa che ha l’obiettivo di evidenziare il proprio impegno per la difesa del pianeta e la sensibilizzazione del pubblico rispetto alla necessità di una tecnologia applicata all’auto rispettosa dell’ambiente. E’ Chiara Angeli, Direttore Sales and Marketing di Volvo Car Italia, che spiega la filosofia dietro The Agreenment, il patto fra Volvo e l’ambiente: “Un progetto un po’ provocatorio, per il quale serviva una comunicazione che fosse compresa da tutti”. E quali interpreti migliori per questo progetto se non i giovani?

The Agreenment: cos’è
Il progetto, sviluppato in collaborazione con Grey Italia, vede il coinvolgimento del POLI.design, realtà fondata nel 1999 che, insieme alla Scuola del Design del Politecnico di Milano e al Dipartimento di Design forma il Sistema Design del Politecnico. Volvo Car Italia ha affidato agli studenti del Master di Laboratoriominiera in Art Direction & Copywriting del POLI.design una Volvo V60 con il compito di realizzare un’opera che fosse espressione dell’integrazione tra auto e natura, simbolo stesso della filosofia di Volvo. La tecnica utilizzata è stata quella della Moss Art (che utilizza ingredienti naturali per applicarlo, generalmente sui muri), del muschio che vive sull’auto, ed è proprio questa la chiave che ha permesso di trovare il connubio.
L’idea vincitrice è quella della studentessa Federica Croce che, partendo dal concetto di carbon footprint, ha accomunato il rapporto tra le auto Volvo e la natura a quello degli animali che attraversano il loro ambiente lasciando solo impronte che non ne alterano l’equilibrio. Sulla Volvo V60 il muschio è interrotto solo dalle impronte di orsi, alci e lupi. Tutto il progetto si rifà al concetto di Omtanke, più volte espresso da Volvo Cars e che in svedese significa “prendersi cura” e sintetizza l’attenzione e l’impegno sul fronte della sostenibilità e del rispetto ambientale che si concretizzano in una serie di iniziative e di progetti globali e nazionali, come quello ospitato al Volvo Studio Milano. Belli anche gli altri progetti proposti: al secondo posto Raffaele Cortese, che ha creato disegni di circuiti e transistor sulla Volvo V60, mentre al terzo posto Nicola Barbato che ha ricreato sull’auto, con delle strisce di muschio verticali, l’effetto di attraversamento di un viale alberato, un’idea che mi è piaciuta moltissimo.

Marchionne: il gruppo Fca può raddoppiare gli utili entro il 2022

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Di Luigi Grassia

Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca, ritiene possibile un raddoppio degli utili del gruppo entro il 2022, in particolare (ma non solo) grazie alla spinta del marchio Jeep. In un’intervista, a Bloomberg, Marchionne spiega inoltre che la riforma fiscale varata dal presidente americano Donald Trump potrebbe portare utili per 1 miliardo di dollari l’anno. 

L’amministratore delegato conferma l’intenzione di uscire dal gruppo nel 2019, dopo 15 anni al vertice. Nell’intervista spiega che il business dell’auto «se vuoi farlo bene ti consuma. Sono stanco e voglio fare qualcos’altro». Il suo successore sarà scelto internamente, dice, e accenna a una lista di nomi che è attualmente sotto esame. Marchionne non esclude di mantenere, anche dopo il 2019, un ruolo in Exor, la holding di controllo della famiglia Agnelli, dove ricopre attualmente la carica di vicepresidente.  

Volvo produrrà solo auto elettriche e ibride

La casa automobilistica svedese Volvo ha annunciato che tutte le sue auto vendute a partire dal 2019 avranno un motore elettrico, e che entro il 2025 smetterà di produrre automobili con i tradizionali motori a combustione interna. Volvo è la prima grande azienda del settore a prendersi questo impegno e, secondo gli analisti, potrebbe contribuire a spingere le altre case automobilistiche ad accelerare ulteriormente i piani per il passaggio ai motori elettrici


L’annuncio è stato dato dal CEO della società, Hakan Samuelsson, che ha spiegato: “Le persone chiedono sempre di più automobili elettriche, e noi vogliamo rispondere alle necessità attuali e future dei nostri clienti”.
Volvo dal 2010 è di proprietà di Geely Automobile Holdings, un produttore di automobili tra i più grandi della Cina. La holding lavora da una decina di anni allo sviluppo di motori elettrici per le auto prodotte dai suoi marchi. Il piano di Volvo prevede di offrire motori elettrici e ibridi (quindi a scoppio assistiti da uno elettrico) nei nuovi modelli di auto lanciati a partire dal 2019. Entro il 2021 la società prevede di produrre cinque nuove automobili con motore elettrico. I modelli con motore a combustione interna continueranno a essere disponibili nel periodo di transizione, fino al 2025 quando non sarà più possibile scegliere come opzione auto con motori diversi da quelli elettrici.
Le automobili elettriche esistono da decenni, ma solo negli ultimi anni sono diventate competitive rispetto a quelle con i tradizionali motori a scoppio. I progressi nella tecnologia delle batterie e la diffusione delle stazioni di ricarica, in giro per il mondo, hanno permesso di aumentare l’autonomia di questi veicoli e di renderli utilizzabili anche per viaggi di media-lunga distanza. Tutti i principali produttori di automobili stanno investendo grandi risorse per il passaggio all’elettrico, incentivati dalle regole per ridurre le emissioni imposte dai governi, e che saranno sempre più severe. In Europa nel 2020 entreranno in vigore nuove direttive che richiedono un ulteriore taglio delle emissioni, che secondo molti analisti potrà essere raggiunto solo con un impiego massiccio di motori elettrici e ibridi.
Negli Stati Uniti la situazione è più sfumata: a livello federale si prospettano regole meno severe sulle emissioni da parte dell’amministrazione Trump, meno sensibile ai problemi ambientali rispetto alla precedente amministrazione Obama. A livello statale, invece, le cose stanno andando diversamente con molti stati che hanno deciso di introdurre regole più severe per limitare le emissioni e incentivare il passaggio all’elettrico. In California, per esempio, le leggi richiedono che entro il 2025 il 15 per cento dei veicoli per strada siano a zero emissioni, quindi dovranno essere quasi certamente dotati di motore elettrico. Regole simili sono state adottate da altri stati, spingendo i produttori di automobili a intensificare ricerche e impegni per produrre più veicoli elettrici.
I successi di Tesla, l’azienda di auto elettriche di Elon Musk, hanno convinto i produttori di auto tradizionali sulle opportunità offerte dall’elettrico. Questa settimana Tesla ha infine avviato la produzione di serie della nuova Model 3, la sua prima automobile pensata per il mercato di massa e che viene venduta a 35mila dollari circa. Il piano di Musk, come sempre molto ambizioso e sul quale ci sono dubbi sulla sua fattibilità in tempi così stretti, prevede che entro il 2018 Tesla riesca a produrre 500mila automobili, che diventeranno almeno un milione all’anno entro il 2020. Ancora prima di essere messa in produzione, la Model 3 ha ottenuto migliaia di prenotazioni, con clienti che hanno versato anticipi con i quali Musk ha finanziato la costruzione delle linee di montaggio per costruire l’automobile.
Tesla in pochi anni non solo ha reso evidente l’esistenza di una clientela sempre più grande interessata all’elettrico, ma ha anche dimostrato che si possono costruire automobili elettriche con livelli di prestazioni e comfort paragonabili a quelle tradizionali. Un’auto elettrica ha inoltre motori molto più semplici rispetto a quelli a combustione interna, con molti meno componenti e costi di manutenzione più bassi. Tutti questi elementi hanno spinto le aziende concorrenti ad accelerare i loro piani, nel timore di perdere quote di mercato.
BMW confida di aumentare la produzione di auto elettriche e ibride, in modo che costituiscano il 25 per cento delle sue vendite entro il 2025. Audi prevede il lancio del suo primo SUV completamente elettrico nel 2018 e di altri due veicoli a batteria entro il 2020. Volkswagen, che detiene la proprietà di Audi, ha progetti molto ambiziosi per l’elettrico, anche nell’ottica di liberarsi dalla pubblicità negativa ottenuta negli ultimi anni con gli scandali sulle emissioni truccate dei suoi motori diesel. L’azienda tedesca ha in progetto la messa in produzione di quattro modelli elettrici entro il 2020.

Economia circolare. Ford pensa al bambù per le proprie auto

Che il mondo dell’industria si stia muovendo verso soluzioni e materiali sostenibili è ormai una realtà consolidata. Materiali rinnovabili, bio-based o comunque riciclabili a fine vita, fanno parte di molti settori, come ad esempio quello dell’automotive.

 Tra questi Ford, che sta sviluppando numerose soluzioni per le proprie componenti, come appunto il bambù.
“Entro pochi anni – scrive l’azienda – gli interni delle automobili potrebbero essere costituiti da componenti ad alta resistenza ottenuti dalla combinazione tra bambù e plastica”. Mentre Janet Yin, materials engineering supervisor presso il Nanjing Research & Engineering Center di Ford dichiara: “Il bambù è incredibile. È vigoroso, flessibile, totalmente rinnovabile e abbonda in territori come la Cina e in molte altre parti dell’Asia”.

Il bambù, materiale del futuro per le nostre auto

Le caratteristiche del bambù sono infatti note. È una pianta a rapidissima crescita – cresce di quasi un metro al giorno e raggiunge il pieno della crescita tra i 2 e i 5 anni dalla piantumazione – è estremamente resistente e flessibile, ed è un materiale di origine naturale, capace quindi di assorbire la CO2 durante il processo di crescita. Utilizzando questo materiale quindi si riducono le emissioni del cosidetto Life Cycle Assestment. L’Ovale Blu sta quindi studiando le possibili potenzialità per impiegare il materiale nelle componenti interne dei veicoli, valutandone anche la combinazione con materiali plastici, che ne aumenterebbero ulteriormente la resistenza. Secondo i vari test effettuati “il vegetale risponde complessivamente meglio rispetto ad altre fibre, sia sintetiche che naturali. Inoltre, è stato riscaldato a oltre 100° per testarne la capacità di resistenza al calore”.
L'interno di un motore alimentato a idrogeno, in questo caso della casa americana Ford. Foto Ford.
L’interno di un motore alimentato a idrogeno, in questo caso della casa americana Ford. Foto Ford.

Materiali bio-based per Ford

La casa automobilistica con sede a Detroit non è nuova a queste iniziative. Fin dai primi anni del millennio lavora per impiegare materiali di origine naturale, al posto di quelli provenienti da fonti fossili. Oggi sia all’interno che all’esterno delle auto dell’ovale blu vengono utilizzate almeno otto bioplastiche. Dalla soia, all’olio di ricino, dalla paglia di grano, alla fibra di kenaf, la cellulosa, il legno, la fibra di cocco e le bucce di riso. Mentre recentemente ha reso noto un progetto per impiegare plastica derivata dall’agave, pianta utilizzata per distillare la tequila, il celebre liquore messicano. L’economia circolare è anche questa: un’economia che impiega materiali naturali, rinnovabili, in grado di ridurre gli impatti di tutti i processi produttivi.

Kia presenta la nuova versione Hybrid della Niro

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http://www.askanews.it/altre-sezioni/motori/kia-presenta-la-nuova-versione-hybrid-della-niro_7111003329.htm

 Kia presenta la nuova versione Hybrid della Niro. Si tratta della prima volta di Kia nel settore a propulsione ibrida e da come ha reagito immediatamente il mercato si prevede che il marchio coreano abbia colto nel segno.




Il merito è sicuramente quello di essere riusciti a creare una formula unica che concentra i valori delle tecnologie più avanzate, uno stile unico ed entusiasmante e i contenuti pratici di un crossover compatto.
La Kia Niro ibrida sarà presente in tre distinte versioni Urban, Style ed Energy, ciascuna delle quali rappresenta un'offerta mirata e completa, con dotazioni tarate sui diversi "stili di utilizzo" senza necessità di troppi optional.
La versione d'ingresso Urban vanta un equipaggiamento completo che comprende, fra l'altro, luci a LED, cruise control e controllo della marcia in corsia, climatizzatore automatico e Bluetooth ad attivazione vocale. La versione Style, cuore della gamma Niro, corrisponde invece alla ricca versione di lancio, mentre al top si aggiunge l'allestimento Energy con tutti i contenuti di un'autentica ammiraglia, come AEB, Smart Cruise Control, Kia Navigation System da 8", sistema audio JBL, sedili in pelle e fari allo xeno.
Venendo al cuore della vettura Kia Niro è dotata di un motore ibrido parallelo, ossia i due motori possono funzionare sia singolarmente che in modo abbinato, che utilizza un propulsore termico 1600 a iniezione diretta e uno elettrico da 32 kW alimentato da batterie ai polimeri-ioni di litio. Le emissioni di CO2 sono bassissime, si parla di appena 88 gr/km di consumo corrispondente di soli 3,8 litri/100 km. Ricordiamo inoltre che Kia Niro usufruisce come tutte le altre vetture del Gruppo della esclusiva garanzia estesa a 7 anni o 150.000 chilometri.

Dieselgate, Fca reagisce e vola in Borsa. Sospetti anche sul marchio francese Renault

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Prende subito la rincorsa Fca in Borsa. Il titolo resta più del solito in fase di preapertura e, quando entra in negoziazione continua, vola in rialzo del 7,4% a 9,44 euro. Corre anche Exor (+5,7%). Nella notte aveva chiuso in calo a Wall Street (-10,23%) sui timori per le accuse del Dieselgate.  


Gli Stati Uniti accusano infatti Fca di violazione delle norme sulle emissioni per le auto diesel, con l’uso di un software illegale per aggirare i test. Accuse per le quali rischia una sanzione fino a 4,63 miliardi di dollari. La casa automobilistica si difende, spiegando di rispettare le regole e dicendosi pronta a collaborare. Il caso Fca «non ha nulla in comune con Volkswagen» afferma secco Sergio Marchionne

A pochi giorni dall’addio dell’amministrazione Obama e a poche ore dal patteggiamento da 4,3 miliardi di dollari con Volkswagen per il dieselgate, l’Agenzia per la Protezione Ambientale americana punta il dito contro Fca, accusandola di aver usato un software per aggirare i test sulle emissioni diesel, consentendo così emissioni superiori ai limiti su circa 104.000 auto. Nel mirino delle autorità americane ci sono i Jeep Grand Cherokee e i Dodge Ram con motore 3 litri diesel. 

Le violazioni di cui Fca è accusata implicano una sanzione fino a 44.539 dollari per auto, per un totale di 4,63 miliardi di dollari. In base agli stessi calcoli, Volkswagen per il dieselgate avrebbe potuto pagare una sanzione massima di 17 miliardi di dollari. «Non comunicare» l’esistenza di un «software che influenza le emissioni è una seria violazione della legge, che può tradursi in un pericoloso inquinamento dell’aria che respiriamo» afferma l’Agenzia per la Protezione Ambientale in una nota. «Continuiamo a indagare la natura e l’impatto di questi software. Tutte le case automobilistiche devono giocare con le stesse regole» aggiungono le autorità americane, secondo le quali il software usato da Fca ha molte somiglianze con quello di Volkswagen. Mentre le indagini proseguono, aggiungono le autorità americane, Fca non ha finora offerto una spiegazione accettabile su come i dispositivi siano conformi alla legge. 


Fca è stata avvertita mercoledì dalle autorità che qualcosa era in arrivo, ed è venuta a conoscenza dell’oggetto solo nella prima mattinata di giovedì, alle 8.00 del mattino locali. Il comunicato ufficiale dell’Epa è arrivato alle 11.00. Fca si difende dalle accuse: dicendosi «delusa» per l’uscita pubblica dell’Epa, spiega che i suoi «sistemi di controllo delle emissioni rispettano le normative applicabili». La società si impegna a collaborare con l’Epa e con la prossima amministrazione per presentare il proprio caso. Marchionne difende a spada tratta Fca: non c’è nessuno software illegale, e «per quanto conosco questa società, posso dire che nessuno è così stupido» da cercare di montare un software illegale. Poi rassicura: «sopravviveremo anche se saremo multati fino a 4,6 miliardi di dollari». 

Nel mirino anche il gruppo francese Renault  
Sospetti anche su un’ altra casa automobilistica: la Renault. Tre giudici francesi indagheranno sui dispositivi utilizzati da Renault per controllare le emissioni dei suoi motori diesel che si sospetta siano truccati: è quanto riferisce la procura di Parigi. La notizia ha fatto crollare il titolo in borsa, che sta perdendo il 4,06% a 82,05 euro. Il fascicolo giudiziario è stato aperto il 12 gennaio scorso. Dopo lo scandalo Volkswagen, una commissione indipendente di esperti aveva constatato l’importante sforamento del limite massimo di emissioni inquinanti su alcuni veicoli diesel venduti in Francia da diversi costruttori, tra cui Renault. 

Fca sotto accusa, emissioni troppo alte. Marchionne: “Mai fatto nulla di illegale”

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Di Otto Maggiani

L’agenzia ambientale americana Epa ha notificato al gruppo Fiat Chrysler che in alcuni motori diesel è usato un software che permette emissioni superiori a quelle consentite dalla legge. L’agenzia ricorda il rischio «sanzioni civili» perché, dice una nota, l’azienda «ha schivato le regole ed è stata scoperta: non comunicare l’esistenza di un software che influisce sulle emissioni di un’auto è una seria violazione della legge». Conseguenza immediata, un tonfo del titolo Fca in Borsa. I veicoli sotto accusa sono circa 104 mila Grand Cherokee e Dodge Ram: secondo i primi conti è in ballo una multa che potrebbe arrivare a 4,6 miliardi di dollari. A Piazza Affari le azioni hanno toccato un minimo a 9,235 euro, finendo sospese per una ventina di minuti. Alla ripresa delle contrattazioni il titolo si è portato sui 9,02 euro, per un ribasso del 13,8%, per poi continuare in calo fino a segnare -17. Un ribasso analogo (fino a -19%) sul floor di Wall Street, dove ha poi chiuso a -10,23%. 

La reazione di Detroit non s’è fatta aspettare. «Non abbiamo fatto niente di illegale. Tutto questo non ha alcun senso. Non c’è mai stata alcuna intenzione di falsare» i test sulle emissioni, ha risposto il numero uno di Fca Sergio Marchionne. Aggiungendo: «non c’è una sola persona in questo gruppo che proverebbe a fare una cosa così stupida. Noi non siamo criminali». Quanto all’ipotesi di una maximulta in vista, il ceo s’è mostrato fatalista: «Fca sopravviverà anche nel caso in cui le dovesse essere comminata una multa di 4,6 miliardi di dollari»

Marchionne non gradisce accostamenti al caso Volkswagen. La differenza, ha spiegato «è che il software presente nei motori diesel del costruttore tedesco denunciava livelli di emissioni più bassi di quelli reali durante i test, mentre il sistema montato su Grand Cherokee e Dodge Ram 1500 funziona sempre allo stesso modo. Il diverbio con l’Epa è stato di carattere tecnico, mentre Volkswagen ha ammesso di aver inserito il ’defeat device´ nei motori con intento fraudolento». In questo caso, invece, «l’Epa ha ritenuto che i modelli Fca incriminati non rispettassero i requisiti tecnici, non che Fca intendesse frodare i controlli». Lo stesso Marchionne si dice sicuro che i problemi «saranno risolti con l’omologazione 2017», lasciando intendere che la contestazione non arrivi poi così tanto inattesa. 

A giudicare dai toni ciò che ha più fatto arrabbiare il manager è il cenno alle «regole schivate» fatto dall’Epa nella nota con cui ha comunicato l’indagine. Lo ha spiegato lo stesso Marchionne: «Questo atteggiamento moralista verso le case automobilistiche mi rompe veramente l’anima. In questa azienda nessuna persona ha cercato di aggirare niente. Questa caratterizzazione di Fca come azienda che manca di moralità è la cosa più ingiusta da dire, mi sono veramente incavolato».  

Nei mesi scorsi, ha spiegato ieri Fca, sono state fornite continue «informazioni all’Epa e ad altre autorità governative, e in diverse occasioni il gruppo ha cercato di spiegare le proprie tecnologie di controllo delle emissioni ai rappresentanti dell’Epa. Fca Us ha proposto diverse iniziative per risolvere le preoccupazioni dell’Epa, incluso lo sviluppo di estese modifiche del software delle proprie strategie di controllo, che potrebbero essere immediatamente applicate nei veicoli in questione, per ulteriormente migliorarne le prestazioni in termini di emissioni». 

Il primo incontro tra lo staff Fca e le autorità ambientali Usa è in programma già per venerdì 13 gennaio. Marchionne li incontrerà invece in California martedìprossimo. 

Le accuse di un nuovo dieselgate travolgono Fiat Chrysler in Borsa

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L'Agenzia di Protezione Ambientale degli Stati Uniti (Epa) prevede di accusare Fiat Chrysler Automobiles di utilizzare un software che ha permesso delle emissioni diesel in eccesso in poco più di 100.000 truck e Suv prodotti negli Usa. Si tratta dei Jeep Grand Cherokee e dei Dodge Ram, con i motori diesel 3.0 degli anni 2014, 2015 e 2016. Lo scrive la Reuters, citando due fonti vicine alla vicenda.
Il mercato ha reagito immediatamente alla notizia. Le indiscrezioni stanno pesando sul titolo, che al Nyse lascia sul terreno il 13% a 9,6473 dollari. A Piazza Affari il titolo perde il 5,16% a 9,93 euro.
L'Epa avrebbe detto alla casa automobilistica di ritenere che un suo software non dichiarato per il controllo delle emissioni avrebbe permesso ai veicoli di generare emissioni inquinanti in eccesso, violando la legge.
L’agenzia, che è guidata da Gina McCarthy, ha per mesi rifiutato di certificare i veicoli diesel del 2017 di Fiat Chrysler per la vendita negli Stati Uniti.
L’impatto potrebbe essere pesantissimo. Mercoledì la Volkswagen ha trovato un accordo per pagare una multa da 4,3 miliardi di dollari dopo lo scandalo Dieselgate, a cui si aggiungono 17,5 miliardi di risarcimenti civili. Se le accuse fossero provate, Fca potrebbe dover far fronte a una multa fino a 44.539 dollari per ogni veicolo. Dato che la notifica di presunta violazione della legge Clean Air Act riguarda circa 104.000 veicoli, la società rischia una multa potenziale di 4,63 miliardi di dollari.
Dopo un primo silenzio è arrivata la replica della società. Fca Us ritiene che «i propri sistemi di controllo delle emissioni rispettino le normative applicabili». La società - spiega una nota - intende collaborare con la nuova Amministrazione «per presentare i propri argomenti e risolvere la questione in modo corretto ed equo, rassicurando l'Epa e i clienti di Fca Us sul fatto che i veicoli diesel della società rispettano tutte le normative applicabili».
La Reuters cita un commento a caldo di Sergio Marchionne, Ceo di Fca: chiunque paragoni il problema delle emissioni di Volkswagen con quello di Fca «sta fumando materiale illegale».
In una nota l’Epa ha parlato di «grave violazione della legge, che può risultare in un dannoso inquinamento dell’aria che respiriamo». Ancora più duro il commento della Carb, California Air Resources Board, che ha collaborato all’inchiesta con l’Epa. «Ancora una volta, un grande costruttore di auto ha preso la decisione di evitare le regole ed è stata presa».

FCA ANNUNCIA UN'INVESTIMENTO DI UN MILIARDO NEGLI USA

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Di Salvatore Santoru

Fca Usa ha annunciato l'investimento di un miliardo di dollari sugli impianti in Michigan e Ohio, insieme all'aggiunta di 2.000 nuovi posti di lavoro(1). 





L'annuncio dell'impresa è parte della seconda fase del piano di industrializzazione annunciato a gennaio 2016 e i vertici dell'azienda hanno sostenuto che non è legato al cosiddetto "effetto Trump".

NOTE:

(1)http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Fca-Fiat-Chrysler-annuncia-1-miliardo-di-investimenti-e-2mila-nuovi-posti-di-lavoro-negli-Stati-Uniti-f690c6be-7798-4200-a0ff-79174446b0b1.html

Renault richiamerà 15mila auto per controlli emissioni, media: “Potrebbero essere 700mila”

Renault richiamerà 15mila auto per controlli emissioni, media: "Potrebbero essere 700mila"
Di Valeria Aiello
Renault richiamerà 15.000 veicoli, prima che siano messi in vendita, per controlli e regolazioni sulle emissioni. Ad annunciarlo è il ministro dell’Ambiente, Segolene Royal, all’indomani dell’incontro tra la casa automobilistica e la commissione tecnica indipendente, nominata dal governo francese dopo che lo scorso settembre le autorità statunitensi hanno scoperto l’uso, da parte di Volkswagen, dei cosiddetti defeat device, dispositivi in grado di alterare le emissioni di Nox dei motori diesel durante i test di omologazione dei veicoli.
Renault si è impegnata a richiamare un certo numero di veicoli, 15 mila auto, per verificarli e regolarli correttamente, in modo che il sistema di filtraggio funzioni anche quando è molto caldo o la temperatura scende sotto i 17 gradi, che è la situazione in cui il sistema non funziona più – ha spiegato il ministro in un’intervista radiofonica a Rtl.
Per essere corretti nei confronti di Renault – ha aggiunto Royal – ci sono altri marchi che non rispettano le norme. I responsabili di tali case hanno comunque accettato di fornire le spiegazioni richieste alla commissione apposita istituita dal governo.
700.000 veicoli coinvolti
Secondo quanto riporta l’edizione online di Les Echos, Renault potrebbe arrivare a richiamare 700.000 veicoli. Il sospetto ricadrebbe sul motore diesel Energy 1.6 dCi che equipaggia modelli a marchio Renault, come Captur e il monovolume Espace, ma anche altri modelli del gruppo, come il Nissan Qashqai. Nel caso di Renault, scrive il quotidiano francese, le emissioni rilevate su strada sarebbero fino a 10 volte maggiori di quelle dichiarate. Un piano per la correzione potrebbe essere annunciato a fine marzo.
Renault nega i numeri di Les Echos
Attraverso un comunicato, Renault ha confermato che una campagna di richiamo è già in corso. “Sono coinvolte circa 15.000 vetture dotate di motori dCi 110. Lo scopo del richiamo è quello di ricalibrare l’unità di controllo del motore. Il problema era stato identificato, risolto e la soluzione introdotta in produzione nel settembre 2015” si legge nella nota. Inoltre Renault “nega fermamente di aver parlato di 700.000 veicoli per i quali sarebbe necessario un aggiornamento del software” sottolineando che “tutti i veicoli Renault sono conformi alle normative vigenti”.

L'ISIS userebbe solo auto Toyota, e il Dipartimento del tesoro USA si insospettisce e avvia ricerche per capire cosa c'è sotto



Il Dipartimento del Tesoro americano è alla ricerca di informazioni da Toyota per capire come mai l’Isis ha a disposizione un così gran numero di suv e pick-up della casa automobilistica giapponese. Veicoli che ha trasformato in mezzi da combattimento. Lo affermano i media Usa, precisando che è stata avviata un’indagine in merito.







«Toyota ha una politica rigorosa, che prevede di non vendere a potenziali acquirenti che possono utilizzare i veicoli per attività paramilitari o terroristiche», ha commentato Ed Lewis, direttore della comunicazione della sede di Washington della società.

FOTO:http://off-guardian.org

APPLE, AMAZON, TESLA E IL CAMBIAMENTO DINAMICO DELL'INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA

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Di Vitaliy Katsenelson


Per me scrivere è un’esperienza stravagante. A volte mi sembra quasi di avvertire un intervento divino. E non tanto per la divinità, quanto per l’intervento in sé stesso. E’ quasi come se ci fosse un’altra persona ( e spero proprio che si tratti solo di una persona) nella mia mente che cerca di comunicare con i miei lettori. Mi siedo a scrivere e le lettere prendono vita formando parole che a loro volta diventano frasi; è a questo punto che leggendo queste nuove idee penso: “Accidenti, avrei voluto pensarle io”. 






Dopo aver pubblicato il mio ultimo articolo sull’innovazione finanziaria della Apple ho scoperto che Spirit, T-Mobile ed ora anche Verizon si stanno battendo come leoni contro le nuove offerte IPhone. La cosa sorprendente consiste nel fatto che, a prescindere da come questa guerra per il wireless sarà combattuta, c’è già un vincitore definitivo: la Apple. Alla fine i competitors perderanno tutti, distruggendo i loro profitti cercando di sostenersi a vicenda. Spenderanno milioni di dollari in pubblicità per attirare nei loro negozi dei clienti che, udite udite, acquisteranno comunque degli IPhone. E se i consumatori sceglieranno il programma IPhone upgrade della Apple, l’azienda diverrà ancora più gigantesca (come avevo già affermato nell’articolo precedente). Allo stesso modo il 2015 sarà l’anno in cui i servizi wireless di AT&T e Verizon US passeranno dalla crescita alla stagnazione. Un altro appunto sulla Apple: tutti i suoi marchi vanno ben oltre l’essere semplicemente attraenti o supertecnologici. Nel corso degli anni la compagnia ha conquistato un incredibile affetto da parte dei consumatori. C’è solo un’altra compagnia che mi viene in mente in grado di fare altrettanto: Amazon.com. Amazon rende lo shopping online facile, il suo servizio clienti è efficiente ed inoltre vanta una grande trasparenza dei prezzi. Infine, non solo permette ai venditori di transare i loro prodotti dai propri siti, ma addirittura li spedisce al cliente.
La fiducia dei consumatori nei confronti di Amazon è così grande che essi oramai non perdono nemmeno più tempo a comparare i prezzi tramite altri canali, saltando Google a piè pari (e questa per Google non è una buona notizia). Di recente, ho preferito pagare qualche dollaro in più su Amazon piuttosto che ricorrere ad un website concorrente sapendo che, in caso di restituzione del prodotto, esso sarebbe avvenuto senza alcun problema. Tutta questa fiducia fa si che Amazon ed Apple possano essere considerate vere e proprie piattaforme (una parola oggi molto in voga negli ambienti di Wall Street) permettendogli dunque di lanciare sul mercato un’enorme varietà di prodotti.
Quando la Apple ha affermato che presenterà la sua nuova Apple car, presumibilmente nel 2019, sarà in grado di conquistare un’enorme fetta di mercato che era prima appannaggio della GM, proprio per l’immensa fiducia che oramai il suo marchio ingenera nei consumatori. Nel momento in cui la mia figlia più piccola, Mia Sarah, che ora ha 2 anni, imparerà a guidare, i motori a combustione interna saranno ormai considerati una reliquia del passato da consegnare ai musei (esattamente come la Ford T). Mi è venuto da sorridere recentemente dopo aver visitato uno store della Tesla ed aver avuto modo di osservare il treno motore di quell’auto. Sembra quasi uno skateboard: di fatto si tratta di una sottile lastra di metallo al cui interno è posizionata la batteria, 4 ruote ed un motore elettrico grande quanto un cocomero. Ebbene si, la Tesla è composta da sole 18 parti meccaniche. Non so quante parti meccaniche possa avere un’auto con motore a combustione ma sicuramente si tratta di un numero che si avvicina al migliaio. Interessante da notare, le auto a combustione hanno anche più componenti elettronici della Tesla.
I broker di Wall Street stanno facendo a gara per arraffare più azioni possibili delle concessionarie di auto (specialmente dopo che la Berkshire Hathaway di Warren Buffet ha acquistato la Van Tuyl Group) e di case produttrici. So di esprimere un’opinione minoritaria, ma credo che la festa stia per finire. Apple di certo non userà le concessionarie per vendere le sue auto. Di sicuro non vuole che l’esperienza di acquisto possa venire rovinata da un cattivo venditore. Esattamente come per l’IPhone, vorrà avere il controllo totale sul processo di acquisto. Se Tesla ed Apple, congiuntamente, decideranno di bypassare il modello di vendita tradizionale, l’industria automobilistica mondiale dovrà affrontare uno svantaggio competitivo enorme. Dovrà abbandonare anch’essa la vendita tramite concessionario. Lo so che la vendita diretta di un’auto non è legale in molti stati americani, ma se è stato possibile emendare la costituzione per ben 27 volte sarà anche possibile emendare la legge che regola la vendita delle auto (tra l’altro un semplice artificio figlio della grande depressione). Sono quindi fermamente convinto che lo schema tradizionale di vendita, vista la situazione economica attuale che porterà per forza di cose a preferire un’auto elettrica, sia comunque destinato a scomparire. Un’automobile con poche parti meccaniche ed un’elettronica ridotta all’osso ha basse possibilità di rompersi; conseguentemente, avendo bisogno di minori riparazioni, strozzerà quello che è uno dei maggiori profitti dei concessionari.
I nati nella generazione del miracolo economico hanno un concetto romantico di auto. Molti di loro ricordano quanti cavalli avevano e tutte le specifiche delle auto che hanno posseduto. Per la generazione successiva (la mia) e per quella nata poco prima del nuovo millennio, l’auto è semplicemente un’interruzione tra Facebook e Twitter. Conosciamo la marca dell’impianto stereo della nostra auto ma se ci chiedono quanti cavalli ha, dobbiamo cercarlo su Google. Siamo poco romantici nei confronti delle nostre auto e proviamo una fedeltà molto maggiore verso Apple o Google. E la cosa strabiliante di queste auto elettriche è che non sono molto diverse da uno smartphone. Il prezzo di questi nel corso degli anni ha subito un forte calo a causa dei loro componenti che sono di fatto diventati beni di largo consumo. A parte le ruote e le candele di accensione non troverete in una Ford o in una GM molti componenti simili tra loro. E la possibilità che tali prodotti diventino beni di largo consumo è decisamente limitata. D’altra parte invece, la semplicità delle auto elettriche e le ambizioni di Apple, Tesla e di chiunque altro vorrà diventare parte integrante di tale mercato porterà a produrre economie di scala e dunque ad un abbattimento dei prezzi. Oggi la Tesla è più un’azienda di software e batterie che una casa automobilistica. D’altronde, come abbiamo da poco scoperto, anche la Volkswagen produce più software di quanto pensassimo.
Ricordo il giorno in cui otto anni fa la Apple introdusse il suo primo smartphone sul mercato. Nessuno allora sospettò che questo piccolo apparecchio (con tutti gli altri smartphone che ne sono poi conseguiti) avrebbe permesso lo sviluppo di Uber, un servizio che sta rendendo praticamente disoccupati tutti i tassisti del mondo. Ma le finora impreviste conseguenze dell’avvento dell’auto elettrica non sanciranno solamente la morte delle concessionarie ed un monumentale spostamento di quote di mercato nell’industria delle automobili. Il gasolio può essere solo un derivato del petrolio (certamente esiste anche l’etanolo, con il piccolo difetto che la sua commercializzazione negli Stati Uniti risulta abbastanza problematica). Le fonti dell’elettricità invece sono molteplici – gas naturale, carbone, energia nucleare e solare, pale eoliche, centrali idroelettriche e petrolio ( e di sicuro ne dimentico qualcuna). Il 70% del petrolio prodotto viene utilizzato per le auto e per i camion. Provate solo ad immaginare i cambiamenti globali nella politica e nelle alleanze se solo il petrolio perdesse il suo appeal. Gli Stati Uniti dimenticherebbero persino il nome dell’Arabia Saudita, e tutto il medio oriente apparirebbe tutto ad un tratto profondamente diverso. La Apple potrebbe essere stata troppo ottimista nell’aver previsto il lancio della sua auto nel 2019, ma comunque vada il suo ingresso nel settore avrà un impatto devastante. Per gli altri, s’intende.
Dopo tutto, la Apple ha già il know how necessario per disegnare un auto (è già partner di carplay, un sistema di intrattenimento creato per le auto ed innestato su Iphone), vanta un network globale di punti vendita, ha delle risorse illimitate ( 150 miliardi di dollari di liquidità che generano un flusso di cassa di oltre 50 miliardi di dollari l’anno) ed una creatività non limitata dall’aver prodotto per decenni solo motori a combustione. Lasciatemi insistere su quest’ultimo punto. C’è una buona ragione per cui la Nokia, un tempo leader mondiale nel campo delle comunicazioni cellulari, ha perso la sfida contro gli IPhone della Apple. Il suo patrimonio di conoscenze è troppo istituzionalizzato. Utilizza centinaia di ingegneri solo per potenziare l’intelligenza di un cellulare che resta sostanzialmente stupido. Ha cercato di trasformare un sistema operativo per cellulari superato come il Symbian in un sistema operativo per smartphone. E malgrado la Apple abbia praticamente tracciato la via su come disegnare uno smartphone, la Nokia insiste ancora nel vedere i proprio prodotti solo come un ulteriore sviluppo di quelli vecchi. La risposta della General Motors nei confronti della Tesla non è stata molto differente. Ha presentato la sua nuova Chevy Volt, nient’altro che un’auto con motore a combustione dentro cui ne è stato installato uno elettrico. A meno che la vecchia industria automobilistica non riesca a creare un reparto totalmente distaccato da tutto il resto delle operazioni, sarà molto difficile che i suoi ingegneri riescano a trasformare il proprio paradigma di pensiero e diventare veri ideatori di auto elettriche.   


Fca, i guai di Sergio Marchionne negli Stati Uniti: maxi-multa per la sicurezza e accordo a rischio con i sindacati



Se Volkswagen piange, Fca non ride, almeno non più. Dagli Stati Uniti arrivano un paio di tegole dirette sulla testa del Ceo Sergio Marchionneche rigurdano la sicurezza di alcuni modelli prodotti in America e le trattative sindacali con gli stabilimenti di Detroit.
La multa - Il ministrero dei trasporti americano, scrive Repubblica, ha multato Fca per aver omesso di segnalare alcuni incidenti mortali entro i cinque giorni previsti dalla legge, dopo che Fiat Chrysler aveva atteso altro tempo prima di intervenire nel riparare dei difetti di alcuni modelli. Per il ritardo sulle riparazioni, la Fca era stata multata di 105 milioni di dollari, ma ora la stangata potrebbe aumentare visto che le autorità americane hanno deciso di approfondire le indagini.





Sindacati - Altra brutta gatta da pelare per Marchionne sono le trattative per il rinnovo dei contratti con i sindacati degli stabilimenti Usa di Fca. Secondo il Detroit Free Press, i lavoratori americani avrebbero bocciato l'accordo trovato due settimane fa tra Marchionne e Dennis Williams, capo del sindacato Uaw. Lo stop è arrivato in particolare da JeffersonNorth, l'ultimo stabilimento rimasto nell'area urbana di Detroit dove oggi si produce la Gran Cherokee, oltre che dagli operai più radicali diToledo, in Ohio: "Ci avevano promesso che avrebbero equiparato le paghe dei nuovi assunti a quelle dei veterani - hanno dichiarato gli operai - ma non è stato così". Il malcontento tra gli operai Fca è condizionato anche dall'imminente campagna elettorale Usa che sta spargendo voci di trasferimento degli stabilimenti in altre città, a seconda di quale candidato le propone.
Il voto - Le votazioni di tutti gli stabilimenti sono quasi alla conclusione. Fra poche ore si conoscerà l'orientamento definitivo dei dipendenti americani di Fca, con un voto che non solo darà indicazioni nel merito dell'accordo tra azienda e sindacati, ma anche sulla fiducia che gli operai hanno ancora nella Uaw. Un risultato che diventa delicato visto che Marchionne sta per aprire il dossier General Motors, dove il sindacato è il principale azionista.

Non solo Volkswagen: secondo il Financial Times per il diesel gate rischiano anche Bmw, Chrysler, General Motors, Land Rover e Mercedes




Il caso si ingrossa. L'Epa, l'Agenzia per la protezione ambientale statunitense, ha esteso le indagini sulle emissioni truccate delle macchine Volkswagen con motori diesel ad altri marchi, come Bmw, Chrysler, General Motors, Land Rover e Mercedes-Benz. Lo riporta un articolo pubblicato sul Financial Times.
L'Epa avrebbe esteso le indagini sulla presenza del software capace di truccare i dati sulle emissioni ad almeno 28 modelli a motore diesel, secondo un documento ottenuto dal quotidiano.





L'agenzia ambientale sta prendendo a campione auto da società di noleggio e da privati attraverso banche dati di immatricolazioni. Secondo il Financial Times, tra i modelli che saranno sottoposti a nuovi test ci sono la X3 di Bmw, la Chrysler Grand Cherokee, la Gm Chevrolet Colorado, la Range Rover Tdv6 e la Mercedes-Benz E250 BlueTec.
Intanto, in una nota a proposito delle misure messe in atto dalla Volkswagen dopo il 'dieselgate', il ministro dei Trasporti Graziano Delrio afferma: "Sul caso Volkswagen abbiamo già detto quello che stiamo facendo, sono arrivati i dati della ditta e quindi si procede: richiameranno i veicoli. Mi pare che le cose adesso stiano andando nella giusta direzione".

FOTO:http://www.autoblog.it

Scandalo emissioni “truccate” negli Stati Uniti, Volkswagen sospende le vendite e crolla in Borsa


Terremoto Volkswagen per il caso delle emissioni «truccate» negli Stati Uniti. L’amministrazione Obama accusa la casa automobilistica tedesca di aver ingannato le autorità americane violando le norme antismog in vigore. Il gruppo ammette le violazioni e paga subito un prezzo salatissimo: il titolo in Borsa crolla del 17% (dopo che in giornata aveva toccato -22%). 







STANGATA IN ARRIVO  
Per il gruppo tedesco è in arrivo una maxi-multa. Il Wall Street Journal la quantifica in 18 miliardi di dollari (in realtà, grazie alla «collaborazione» sulla vicenda, è probabile che saranno molti meno). Oltre all’onere di ritirare dal mercato americano circa mezzo milione di auto vendute dal 2008 ad oggi, tra modelli Volkswagen ed Audi. Un ritiro che è stato ordinato dall’Epa (Eviromental Protection Agency), l’agenzia federale per la protezione ambientale. 

IL SOFTWARE E LA PRESUNTA TRUFFA  
L’Epa, nel dettaglio, accusa Volkswagen di aver intenzionalmente utilizzato un sofisticatissimo software progettato per aggirare i controlli sulle emissioni inquinanti dei propri veicoli. Software installato sulle centraline dei motori 4 cilindri diesel in grado di attivarsi automaticamente solo quando l’auto sta effettuando un test anti-smog, e in grado di abbattere drasticamente le emissioni. 
L’accusa dell’Epa è quindi quella di aver violato le norme del Clean Air Act. Wolfsburg ha ammesso di aver utilizzato il software.  

“BRUCIATI” 13 MILIARDI DI EURO  
Sarà il prosieguo delle indagini a rivelare l’entità delle violazioni del gruppo di Wolfsburg. In particolare i modelli nel mirino sono tutti diesel: dalla Volkswagen Jetta, alla Beetle, alla Golf, passando per la Passat. Ma anche l’Audi 3. Volkswagen ha inoltre annunciato la sospensione delle vendite dei modelli dei motori quattro cilindri diesel Vw e Audi negli Stati Uniti. In attesa della multa, il crollo dei titoli Volkswagen alla borsa di Francoforte costa 12,9 miliardi di euro ai soci della casa automobilistica tedesca. Le azioni ordinarie hanno perso il 17,14%, a 133,7 euro, mentre le privilegiate il 18,6%, a 132,2 euro. Dai 76,24 miliardi di venerdì la capitalizzazione di borsa è scesa a 63,33 miliardi di euro. 

TRADITA LA FIDUCIA  
La drammatica giornata sul mercato azionario riflette bene anche il “trauma” nazionale. Sono tanti i tedeschi esterrefatti, nell’apprendere di questo eclatante aggiramento delle norme. A nulla sono valse infatti le scuse dell’amministratore delegato Martin Winterkorn, che ancora una volta - dopo esser sopravvissuto alla guerra di potere con il patron Ferdinand Piech - rischia di perdere il posto: «Io personalmente sono profondamente dispiaciuto che abbiamo spezzato la fiducia dei nostri clienti e del pubblico. Coopereremo pienamente con le agenzie responsabili, con la trasparenza e l’urgenza, necessarie, per stabilire tutti i dettagli del caso». Il gruppo ha ordinato una indagine esterna sull’accaduto. «La fiducia dei nostri clienti e del pubblico - ha aggiunto Winterkorn - è e continua ad essere la nostra risorsa più importante. Noi di Volkswagen faremo tutto ciò che deve essere fatto in modo da ristabilirla». 

SI MUOVE ANCHE BERLINO  
L’indignazione è generale: la Casa Bianca si dice «abbastanza preoccupata» per le azioni del gruppo. Il Governo tedesco ha chiesto ai costruttori automobilistici di fornire informazioni per verificare che non ci siano state anche in Germania manipolazioni dei dati anti-inquinamento, simili a quelle ammesse da Volkswagen negli Stati Uniti. «Ci attendiamo dai costruttori automobilistici informazioni affidabili, affinché la Kba, l’autorità competente, possa verificare se manipolazioni comparabili abbiano avuto luogo anche in Germania o in Europa», ha detto Andreas Kubler, portavoce del ministero dell’Ambiente. In Italia Rete Consumatori ha già annunciato una class action ed il Codacons si è detto pronta ad azioni collettive e richieste di danni miliardarie, se si riscontreranno anomalie anche sul mercato italiano. 

LA MULTA  
Un calcolo teorico - in base alla cifre disponibili - porta poi Spiegel on line a concludere che Vw potrebbe essere chiamata a pagare fino a 18 miliardi di dollari di sanzioni (se si seguisse il criterio di dover versare 37.500 dollari per ogni auto venduta). La collaborazione mostrata da Winterkorn dovrebbe però ridurre di molto l’importo: secondo alcuni analisti Vw potrebbe essere chiamata a pagare 1 miliardo di dollari. È chiaro che l’emersione di queste violazioni mette nuovamente a rischio le sorti di Winterkorn, che secondo alcuni osservatori tedeschi dovrebbe presentare le sue dimissioni: sia che fosse a conoscenza di quanto avveniva o no; in entrambi i casi si tratta di buone ragioni per fare un passo indietro. C’è però chi ritiene che l’opera di Winterkorn sia stata talmente importante per la casa tedesca che gli si darà la chance di chiarire ogni responsabilità.