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GILET GIALLI, LA FRANCIA VERSO UNA 'RIVOLUZIONE POLITICA'?


Di Salvatore Santoru

Da diversi giorni la Francia è interessata dalla protesta dei gilet gialli. Tale protesta nasce come risposta al caro benzina ma potrebbe, secondo alcuni analisti ed opinionisti, essere parte di una più ampia mobilitazione popolare contro l'attuale governo Macron.

Su ciò, ci sarebbe da dire che tale interpretazione risulta alquanto descrittiva delle proteste e ci sarebbe da aggiungere che essa potrebbe costituire il primo passo di una rivoluzione politica.
Andando nei particolari, ci sarebbe da dire che questa 'rivoluzione politica' potrebbe essere di stampo sovranista/populista e in tal modo seguire il trend statunitense/inglese e anche italiano ma ciò non è dato per scontato.

Difatti, ci sarebbe anche da dire che le proteste dei gilet gialli non hanno una struttura o delle finalità chiare e al momento tale mobilitazione appare abbastanza 'informe'.

PER APPROFONDIRE SUI GILET GIALLI:

https://www.informazioneconsapevole.com/2018/12/la-francia-e-profondamente-spaccata-i.html

La Francia è profondamente spaccata. I Gilet Gialli sono solo un sintomo

Di Christophe Guilluy
theguardian.com
Dagli anni ’80 in poi è risultato chiaro che c’era un prezzo che le società occidentali avrebbero dovuto pagare per adattarsi a un nuovo modello economico e che tale prezzo consisteva nel sacrificio della classe lavoratrice. Nessuno ha pensato che la ricaduta avrebbe colpito anche il grosso della classe medio-bassa. Ora è ovvio, comunque, che il nuovo modello non ha indebolito solo le fasce proletarie ma la società nel suo insieme.
Il paradosso è che questo non è il risultato del fallimento del modello economico globalizzato ma del suo successo. Nelle ultime decadi l’economia francese, come quella dell’Europa e degli Stati Uniti, ha continuato a creare ricchezza. Così siamo mediamente più ricchi. Il problema è che contemporaneamente sono aumentate anche la disoccupazione, l’insicurezza e la povertà. La questione centrale, dunque, non è se un’economia globalizzata sia efficiente ma cosa fare quando questo modello non riesce a creare e sviluppare una società coerente.
In Francia, come in tutti i paesi occidentali, si è passati nel giro di poche decadi da un sistema che economicamente, politicamente e culturalmente integrava la maggioranza a una società disomogenea che, pur creando sempre più ricchezza, avvantaggia solo quelli che sono già ricchi.
Il cambiamento non è dovuto a una cospirazione, a una scelta deliberata di far fuori i poveri, ma a un modello in cui l’occupazione è sempre più polarizzata. Questo si verifica insieme a una nuova geografia: l’occupazione e la ricchezza sono sempre più concentrate nelle grandi città. Le regioni deindustrializzate, le aree rurali, le città di medie e piccole dimensioni sono sempre meno dinamiche. Ma è in questi luoghi – nella Francia periferica(come pure in un’America periferica e in un’Inghilterra periferica) – che vive la maggior parte della classe lavoratrice. Così, per la prima volta, i “lavoratori” non vivono più nelle aree dove si crea l’occupazione, generando uno shock sia sociale che culturale.
I “lavoratori” non vivono più nelle aree dove si crea l’occupazione, generando uno shock sia sociale che culturale.
E’ in questa Francia periferica che è nato il movimento dei gilets jaunes. Come è in queste regioni periferiche che è nato il movimento populista occidentale. L’America periferica ha portato Trump alla casa Bianca. L’Italia periferica – il mezzogiorno, le aree rurali e le piccole città industriali del nord – hanno generato l’ondata populista. Questa protesta è condotta dalle classi che nei tempi passati erano il punto di riferimento fondamentale del mondo politico e intellettuale che le ha dimenticate.
Così se l’aumento del costo del carburante è stata l’occasione per la nascita del movimento dei giubbotti gialli, non ne è stata la causa determinante. La rabbia ha radici più profonde, è il risultato di una recessione economica e culturale che ha avuto inizio negli anni ’80. Nello stesso tempo logiche economiche e territoriali hanno fatto sì che il mondo delle élites si chiudesse in se stesso. Questo isolamento non è solo geografico ma anche intellettuale. Le metropoli globalizzate sono le nuove cittadelle del 21° secolo – ricche e disuguali, dove anche per la vecchia classe media non c’è più posto. Invece, le grandi città globali funzionano su una doppia dinamica: invecchiamento e immigrazione. E’ questo il paradosso: la società aperta si risolve in un mondo sempre più chiuso alla maggioranza dei lavoratori.
Il divario economico tra la Francia periferica e le metropoli corrisponde alla separazione fra una élite e il suo entroterra popolare. Le élites occidentali hanno gradualmente dimenticato un popolo che non vedono più. L’impatto dei gilets jaunes, e il supporto che trovano nell’opinione pubblica (otto su dieci francesi approvano le loro iniziative), hanno sorpreso i politici, i sindacati e gli intellettuali, come se avessero scoperto una nuova tribù amazzonica.
I ‘gilets jaunes’ francesi abbandonano un Macron decisamente incolore
La funzione del giubbotto giallo, si rammenti, è quella di rendere visibile sulla strada chi lo indossa. E qualunque sia l’esito del conflitto, i gilets jaunes lo hanno vinto sul piano di quello che veramente conta: la guerra della rappresentanza culturale. Gli individui appartenenti alla classe lavoratrice e alla classe medio-bassa sono di nuovo visibili e, accanto a loro, i luoghi in cui vivono.
Il loro bisogno è in primo luogo quello di essere rispettati, di non essere più considerati “deplorable”. Michel Sandel è nel giusto quando sottolinea l’incapacità delle élites di prendere in seria considerazione le aspirazioni dei più poveri. Queste aspirazioni in fondo sono semplici: salvaguardia del loro capitale culturale e sociale e salvaguardia del loro lavoro. Perché questo abbia successo bisogna porre fine alla “secessione” delle élites e adattare l’offerta politica della destra e della sinistra alle loro richieste. Questa rivoluzione culturale è un imperativo democratico e sociale – nessun sistema può sopravvivere se non integra la maggioranza dei suoi cittadini più poveri.
Christophe Guilluy è l’autore di Twilight of the Elites: Prosperity, Periphery and the Future of France
2.12.2018
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di  Maria Grazia Cappugi

Francia, la protesta dei gilet gialli non si ferma: ancora 20mila persone in strada


FONTE E ARTICOLO COMPLETO: Fatto Quotidiano
Per il terzo giorno consecutivo i “gilets-jaunes” sono tornati a sfidare l’esecutivo francese con 20mila persone in strada, nuovi disagi e episodi di teppismo su strade e autostrade, tensioni con la polizia e il blocco di diversi depositi di carburante. Non si ferma la protesta dei gilet gialli, il movimento in rivolta contro l’innalzamento delle tasse sulla benzina diesel voluto dal presidente Emmanuel Macron che da sabato ha bloccato la Francia, con scontri dalla Capitale ai confini che hanno provocato una vittima e oltre 500 feriti, di cui 14 gravi e 282 arresti.
Dal Belgio, dove si trova in visita di Stato, Macron prende tempo. I gilet-gialli? “Risponderò al momento opportuno”, ha detto il presidente alle prese con un crollo di popolaritàa novembre è sceso al 25% dei consensi, il minimo assoluto sotto la sua presidenza, secondo il sondaggio dell’istituto Ifop. L’esecutivo però continua a far quadrato intorno a lui, mostrandosi inflessibile sulla politica economica, anche se dice di aver compreso la “collera” dei francesi che temono di perdere potere d’acquisto. Intanto, diversi organizzatori chiedono un cambio di rotta. Nella Loira, a Roanne, un organizzatore che presiede il blocco locale ha chiesto ufficialmente al “presidente Macron di considerarci, perché siamo tanti, di tutti gli strati della popolazione. Vogliamo essere ricevuti all’Eliseo, bisogna discutere, non blocchiamo stupidamente tutto il paese senza motivo. Il dialogo deve cominciare”, ha detto ai microfoni di Bfm-Tv.