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Dl Sicurezza bis, pene più severe per immigrazione clandestina e reati contro ufficiali. Fonti M5s: “Vuol coprire fallimento rimpatri”



Maglie più strette per coloro che effettuano salvataggi in mare dei migranti, con il ministro dell’Interno che avrà la possibilità di “limitare o vietare il transito e la sosta” nelle acque territoriali italiane e pene più severe a chi imbarca persone violando le disposizioni delle autorità Search and rescue (Sar) o dello Stato di bandiera. Ma anche pugno duro contro i reati di devastazione e danneggiamento, soprattutto in caso di manifestazioni, maggiore tutela dell’incolumità delle forze dell’ordinecon l’inasprimento delle pene per oltraggio a pubblico ufficiale e 800 assunzioni per notificare le condanne definitive e accelerare i processi di incarcerazione dei criminali. Come dichiarato dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime 48 ore,  il decreto già ribattezzato “Spazza clan” ha come principale obiettivo quello di tutelare il lavoro delle forze dell’ordine impegnate sul territorio e velocizzare le notifiche delle sentenze in via definitiva. Ma il nuovo testo, che dopo la sua entrata in vigore avrà 60 giorni per essere convertito in legge dal Parlamento, non è stato accolto positivamente dal Movimento 5 Stelle che, nella giornata di giovedì, si era già scontrato con il vicepremier leghista sulla questione dei rimpatri: “Cosa pensiamo del decreto sicurezza bis e di questi nuovi poteri che chiede Salvini? Aspettiamo ancora i risultati dei rimpatri – dicono fonti pentastellate – C’è fortissima preoccupazione che Salvini si spinga sempre più su temi estremisti. Dopo il caso Siri e dopo il sondaggio di oggi del Corriere della Sera, che dà una perdita di consenso di 6 punti per la Lega, si percepisce chiaramente che Salvini sta estremizzando i suoi temi politici”.

Immigrazione, pene più severe per salvataggi che non rispettanodisposizioniLa prima parte del testo del decreto si concentra sui provvedimenti in materia di immigrazione e salvataggio in mare. All’articolo 1 si legge che per “chi, nello svolgimento di operazioni di soccorso in acque internazionali, non rispetta gli obblighi previsti dalle Convenzioni internazionali, con particolare riferimento alle istruzioni operative delle autorità Sar (Search and rescue, ndr) competenti o di quelle dello Stato di bandiera, le sanzioni previste sono di duplice natura: una sanzione amministrativa pecuniaria da 3.500 a 5.500 euro per ogni straniero trasportato e nei casi più gravi o reiterati e laddove la violazione sia commessa da navi battenti bandiera italiana, la sospensione da 1 a 12 mesi o la revoca della licenza, autorizzazione o concessione ad opera delle autorità amministrative competenti”. Una norma che, oltre a mettere un freno ulteriore all’attività delle ong nel Mediterraneo, potrebbe anche scoraggiare l’intervento di pescherecci o imbarcazioni che transitano vicino ai gommoni in difficoltà che trasportano i migranti.

Sempre in tema d’immigrazione, il ministro dell’Interno avrà la possibilità di limitare o vietare transito e sosta nelle acque territoriali per ragioni di ordine pubblico. Il testo fa particolare riferimento all’art.19, comma 2, lettera g della Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare che recita: “Il passaggio di una nave straniera è considerato pregiudizievole per la pace, il buon
ordine e la sicurezza dello Stato costiero” in caso di “carico o scarico di materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato costiero”. Il ministro avrà quindi la possibilità di limitare o vietare il transito o la sosta nelle acque territoriali nel caso in cui reputi una minaccia il trasbordo di persone in caso di soccorsi reputati illegali.
Il ministero stanzierà anche 3 milioni di euro, uno all’anno dal 2019 al 2021, per finanziare l’impiego di poliziotti stranieri sotto copertura“anche con riferimento alle attività di contrasto del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

Tutela delle forze dell’ordine, pene più severe per oltraggio a pubblico ufficialeIl decreto interviene sul Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza inasprendo le sanzioni per i reati di devastazionesaccheggio e danneggiamento commessi durante eventi che si tengono in luogo pubblico o accessibile al pubblico, come ad esempio una manifestazione. Inoltre, le strutture ricettive avranno l’obbligo di comunicare alle forze dell’ordine le generalità dei loro ospito entro le 24 ore dal loro arrivo.
Per chi arriverà allo scontro, non soltanto fisico, ma anche verbale, con le forze dell’ordine saranno inasprite le pene e introdotte anche nuove fattispecie di reato. Ad esempio, per coloro che si oppongono agli ufficiali in servizio usando “scudi o altri oggetti di protezione passiva” e “di materiali imbrattanti”. Punizioni anche per coloro che utilizzano “razzi, fuochi artificiali, petardi o oggetti simili, nonché coloro che fanno ricorso a mazze, bastoni o altri oggetti contundenti”.

All’articolo 8, poi, vengono introdotte anche delle aggravanti nel caso in cui il colpevole “abbia ostacolato, impedito o ritardato lo svolgimento di attività sanitarie, di soccorso pubblico e di protezione civile“, oltre all’inasprimento del reato di resistenza a pubblico ufficiale, devastazione, saccheggio e danneggiamento nel caso in cui vengano “commessi nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico”. Aumentate anche le pene per oltraggio a pubblico ufficiale e la “causa di esclusione della punibilità per ‘particolare tenuità del fatto’in caso di reato di violenza, resistenza, minaccia e oltraggio” a pubblico ufficiale.
Esecuzioni delle sentenze di condanna: 800 assunzioni per velocizzarleL’obiettivo dichiarato e circolato nelle ultime 48 ore era anche quello di velocizzare la notifica delle sentenze per evitare che persone condannate in via definitiva rimanessero a piede libero in attesa dello svolgimento delle lungaggini burocratiche. Per questo, sarà nominato un commissario straordinario che metterà in piedi un “programma di interventi finalizzati ad eliminare l’arretrato relativo ai procedimenti di esecuzione delle sentenze di condanna divenute definitive”. Il lavoro del commissario sarà supportato anche da un programma di 800 assunzioni a tempo determinato, con contratti di durata annuale, “con impegno di spesa di oltre 25 milioni di euro“.

In occasione delle Universiadi 2019 che si terranno a Napoli, infine, saranno disposti ulteriori 500 militari.

Il sindaco di Riace Domenico Lucano è stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

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Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, è agli arresti domiciliari dall’alba di martedì 2 ottobre 2018. Lucano è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Locri, verte sulla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico.
Nell’ambito dell’operazione, denominata “Xenia”, è stato disposto anche il divieto di dimora per la compagna del sindaco, Tesfahun Lemlem, nell’ambito dell’operazione .
Domenico Lucano (chi è) era indagato dalla Procura di Locri per abuso d’ufficio, concussione e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in relazione alla gestione del sistema di accoglienza.
Insieme a lui era indagato anche Fernando Antonio Capone, presidente dell’associazione “Città Futura-don Pino Puglisi”.

"Porta un amico e viaggi gratis". Il 'marketing' della tratta degli immigrati

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Di Sergio Rame

"Porta un amico e tu viaggi gratis". Anche i trafficanti si adeguano alle logiche del marketing.
Gli immigrati, che sono sbarcati in queste ore al porto di Pozzallo, hanno riferito alle forze dell'ordine la nuova "strategia commerciale" degli uomini della tratta tunisina. Intanto, al largo della Libia, c'è stato un altro naufragio. È il secondo in soli due giorni. Ieri, a cinque miglia da Sabratha sono stati, infatti, recuperati undici cadaveri.
Quello appena trascorso è stato un fine settimana di continui sbarchi. Secondo Repubblica, sarebbero stati soccorsi almeno 1.400 immigrati clandestini nel giro di sole quarantotto ore. La maggior parte dei barconi partono dalle coste libiche, ma non mancano anche quelli che battono la tratta tunisina. Ieri, per esempio, in 79 sono giunti nel porto della cittadina del Ragusano con la nave militare portoghese "Francisco Del Almeida". Il viaggio dalla Tunisia costava 12.00 euro, ma alcuni hanno potuto usufruire dell'offerta. "Se portate un amico pagante - era l'accordo stretto con i trafficanti di uomini - potete viaggiare gratis". All'arrivo sulle coste italiane, è stato fermato anche uno scafista. Si tratta del tunisino 34anne Sofied Sadek. La squadra mobile di Ragusa ha inoltre individuato 16 tunisini che erano già stato fotosegnalati in Italia. Alcuni con diversi precedenti penali ed altri per aver già tentato di fare ingresso in Italia e respinti. Cinque quelli arrestati e saranno nuovamente espulsi con provvedimento del prefetto e accompagnamento coatto in Tunisia.

BERLUSCONI: 'L'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA HA FATTO DIMINUIRE LA SICUREZZA'

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Di Salvatore Santoru

Durante un'intervento telefonico effettuato durante la conferenza stampa di Forza Italia a Bolzano, Silvio Berlusconi ha detto la sua sull'attuale immigrazione di massa.
Secondo il Cav, l'aumento dell'immigrazione clandestina ha portato a una drastica diminuzione della sicurezza sociale e, di conseguenza, a un'aumento dell'insicurezza e della sua percezione.

Inoltre, Berlusconi ha sostenuto che le politiche adottate dal centrosinistra sono responsabili per l'attuale situazione.

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ARTICOLO PER APPROFONDIRE, http://it.blastingnews.com/politica/2018/02/berlusconi-con-limmigrazione-clandestina-e-aumentata-linsicurezza-002343631.html.

Traffico di migranti via mare, sette arresti in Puglia

Traffico di migranti via mare, sette arresti in Puglia

http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/traffico-migranti-via-mare-sette-arresti-in-puglia-00001/

(askanews) - Sotto il coordinamento della Procura di Lecce, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce, dello Scico di Roma e della Sezione Operativa Navale di Otranto, hanno arrestato 7 persone accusate di essere parte di un gruppo criminale trans-nazionale responsabile di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina via mare.

QUANDO IL PD ATTACCAVA L'IMMIGRAZIONE IRREGOLARE PER ANDARE CONTRO BERLUSCONI: 'CON BERLUSCONI RADDOPPIATI GLI SBARCHI DEGLI IMMIGRATI CLANDESTINI'

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Di Salvatore Santoru

Qualche anno fa nel PD vi erano idee sull'immigrazione irregolare che oggi risulterebbero assai sorprendenti.
Difatti,notoriamente oggi il PD sostiene che non si deve parlare di "immigrazione clandestina" ma durante gli anni di Berlusconi e in pieno clima antiberlusconiano tutto era concesso pur di andare contro il Cav, anche quello di sostenere che il suo governo favoriva e sosteneva lo sbarco degli 'immigrati clandestini'.
Oggi un linguaggio del genere sarebbe considerato esclusivo della Lega Nord o dell'estrema destra ed invece era pochi anni fa era patrimonio di una consistente parte dell'antiberlusconismo,anche e sopratutto di centrosinistra.

NOTE:

(1)http://www.ilgiornale.it/news/politica/pd-usava-contro-cav-parola-clandestini-1368730.html

Il Messico deporta più immigrati degli Usa

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Di Roberto Vivaldelli
“In questo momento, il Messico sta deportando molto più immigrati provenienti dall’America Centrale di quanto non stiano facendo ora gli Usa: molti direbbero che stiamo facendo il lavoro sporco per loro”. È quanto afferma a Foreign Policy Chris Wilson, vice direttore dell’Istituto Woodrow Wilson International Center for Scholars del Messico.
A differenza di quanto molti possano pensare, quando si tratta di sicurezza e controllo dell’immigrazione, il Messico non scherza affatto. E la cooperazione con gli Stati Uniti, nonostante le minacce di Donald Trump e la diatriba sul Muro, è più viva che mai. Un rapporto, quello tra le forze dell’ordine Usa e messicane, che si è consolidato negli ultimi anni, con un obiettivo comune: frenare l’immigrazione clandestina.
La visita di Tillerson e Kelly in Messico
In queste ore, il Segretario di Stato Americano Rex Tillerson è in Messico per incontrare il presidente Enrique Peña Nieto. Accolto all’aeroporto dall’ambasciatrice statunitense a Città del Messico, l’obiettivo della visita di Tillerson, naturalmente, è quello di tentare di ricucire i rapporti diplomatici con le autorità messicane: la collaborazione in atto tra i due Paesi è troppo importante e funzionale, al di là del Muro. Ad accompagnare il Segretario di Stato c’è anche il generale John Kelly, Segretario della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America.
La rotta migratoria verso gli Stati Uniti
Come racconta Molly O’Toole in un interessante servizio pubblicato su Foreign Policy, il principale problema per gli Stati Uniti non è rappresentato dai messicani, ma dall’immigrazione proveniente dall’America Centrale: “Gli attraversamenti illegali verso gli Stati Uniti dal Messico sono tra i più bassi degli ultimi 40 anni, con il flusso che si è invertito a partire dal 2009 come conseguenza alla crisi e – scrive Molly O’toole – Piuttosto, la rotta migratoria passa attraverso Paesi segnati dalla violenza e dal caos, come il “Triangolo d’oro”, ossia Gautemala, Honduras ed El Salvador. E non si tratta solo di centroamericani. L’immigrazione globale – da Haiti, Cuba, Camerun e Somaila – ha spinto più persone a utilizzare questo percorso verso gli Stati Uniti”:
La collaborazione tra Usa e Messico
Washington ha versato miliardi di dollari di aiuti al Messico e ai paesi dell’America centrale e ha raggiunto degli accordi bilaterali per fermare le migrazioni verso gli Stati Uniti. Il Messico ha risposto intensificando notevolmente le detenzioni e deportazioni, raddoppiate tra il 2013 e il 2016. Sempre più migranti, inoltre, decidono di rimanere in Messico e fare domanda di status di rifugiato nel Paese, piuttosto che cercare di raggiungere gli Stati Uniti.
Per questo motivo gli Usa non possono assolutamente permettersi di minare i rapporti con Città del Messico: da qui la visita strategica del Segretario di Stato Tillerson, che dovrà “smussare” i toni e le provocazioni di The Donald e cercare di rasserenare gli animi, dopo che i vertici governativi messicani hanno già dichiarato di “non accettare” la nuova politica migratoria dell’amministrazione Trump. E’ nell’interesse di entrambi i Paesi continuare a collaborare e non arrivare ad uno scontro che sarebbe deleterio e controproducente.
La politica migratoria di Donald Trump
Firmati martedì, i nuovi ordini di Trump in materia d’immigrazione rappresentano un cambio di rotta rispetto all’amministrazione di Barack Obama – che, va sottolineato,aveva il record di immigrati deportati– e lancia una linea ferrea molto più dura in materia d’immigrazione. Le nuove misure consentono, in maniera più semplice, ai funzionari degli Stati Uniti di procedere con le espulsioni e rimpatri immediati per chi entra illegalmente nel Paese. Le misure introducono, inoltre, un’espulsione accelerata senza udienza fino a due anni dall’entrata degli Stati Uniti.
Nel frattempo, gli elettori sembrano gradire la politica del tycoon: il 52% degli americaniappoggia, infatti, la stretta sull’immigrazione. E’ quanto emerge dal sondaggio Harvard-Harris, pubblicato da The Hill.

“La parola clandestini utilizzata in riferimento ai profughi è denigratoria”, condannata la Lega Nord

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Di Chiara Baldi

La parola “clandestini” è discriminatoria. È quanto ha stabilito ieri una sentenza della prima sezione civile del Tribunale di Milano, che ha condannato la Lega Nord al pagamento di diecimila euro (5mila per il partito nazionale e altrettanti per quello cittadino di Saronno, in provincia di Varese).  
Lo scorso aprile, infatti, il partito del sindaco Alessandro Fagioli - che è alla guida della città varesotta dal giugno 2015 - aveva tappezzato le strade di Saronno di manifesti su cui campeggiavano frasi contro i profughi: nel comune di Fagioli, secondo una richiesta della Caritas, sarebbero infatti dovuti arrivare 32 migranti, che sarebbero stati alloggiati nella ex sede distaccata del liceo G.B Grassi, in via Bruno Buozzi. Ma poiché lo stesso Fagioli si era detto contrario - dichiarando che «non voleva africani maschi vicino alle scuole» - i profughi in città non sono mai arrivati.  

La sentenza del giudice Martina sottolinea «il carattere discriminatorio e denigratorio dell’espressione clandestini». Ma ancora più importante è il fatto che questa sentenza potrebbe creare un precedente importante, dal momento che nel partito di Matteo Salvini non manca l’abitudine a chiamare “clandestini” i profughi. A partire proprio dal segretario del Carroccio.  

Il processo era stato intentato dall’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e dal Naga, che da 30 anni a Milano si occupa di difendere i diritti degli stranieri. Come spiegano gli avvocati dell’Asgi in una nota - pubblicata anche sul loro sito - «l’associazione dei termini clandestini (ossia di coloro che entrano/permangono irregolarmente nel territorio contravvenendo alle regole sull’ingresso e il soggiorno) e richiedenti asilo (ossia di coloro esercitano un diritto fondamentale ovvero quello di chiedere asilo in quanto nel loro paese “temono, a ragione, di essere perseguitati) oltre ad essere erronea ha una valenza denigratoria e crea un clima intimidatorio e ostile». 

Secondo il tribunale di Milano a nulla vale invocare l’articolo 21 della Costituzione in materia di libertà di pensiero poiché «nel bilanciamento delle contrapposte esigenze – entrambe di rango costituzionale – di tutela della pari dignità, nonchè dell’eguaglianza delle persone, e di libera manifestazione del pensiero, deve ritenersi prevalente la prima in quanto principio fondante la stessa Repubblica».  

IL DISCORSO DI BILL CLINTON CONTRO L'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA DEL 1995: VIDEO



Di Salvatore Santoru

Lo 'storico' discorso contro l'immigrazione clandestina da parte di Bill Clinton nel lontano 1995.
Questo video è tornato a diffondersi negli ultimi giorni in rete e molti commentatori vi hanno viste delle assonanze con i discorsi di Trump.


CIE: tutti quelli che hanno finto di non vedere il disastro

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Di Stenio Solinas
Nati nel 1998, legge Turco-Napolitano, i Cie, Centri di identificazione e di espulsione, avrebbero dovuto occuparsi di quegli stranieri giunti in Italia in modo irregolare che non facevano richiesta di protezione internazionale, ovvero privi dei requisiti per ottenerla.
Ne vennero messi in funzione tredici, ma dopo diciotto anni ne sono rimasti attivi solo cinque: avrebbero dovuto ospitare temporaneamente sino a 1600 clandestini, ma la cifra massima che ora riescono a gestire è di trecentosessanta. La permanenza nei Cie all'inizio non avrebbe dovuto superare i 30 giorni, nel 2011 era salita a 18 mesi, nel 2014 era ridiscesa a 90 giorni, nel 2015, stante una direttiva Ue, si è stabilita a dodici mesi. Grazie al confuso statuto giuridico che ne è alla base, dai Cie in teoria non si potrebbe uscire, ma chi se ne va non commette reato: detenzione amministrativa è la formula usata che, volendo dire tutto, non significa niente. In questi diciotto anni, degli otto Cie venuti a mancare alla conta, alcuni sono stati chiusi dalla magistratura, altri sono andati a fuoco per gli incendi appiccati dagli stessi ospiti, altri ancora per la protesta nata dalla loro stessa ubicazione sul territorio. Nel bailamme, legislativo e no, dai Cie provocato, sono venuti fuori i Cpa, Centri di prima accoglienza, come quello di Cona, ex base missilistica, dove ieri 25 operatori sono stati tenuti in ostaggio per ore da un migliaio di «ospiti», o i Cra, Centri per richiedenti asilo, come il Cara di Mineo, fonte di traffici, corruzione e malaffare, il business dell'immigrazione in pratica. Quest'anno, a fronte di circa 5mila rimpatri, ci sono altri 30mila irregolari ancora presenti sul territorio nazionale. Nel solo 2016, infine, il numero dei migranti sbarcati sulle nostre coste è arrivato alla cifra record di 200mila (di cui 25mila minori non accompagnati).
Queste cifre e questi fatti raccontano insomma un fallimento e l'idea che il ministero dell'Interno si appresti ora a varare un Cie in ogni regione d'Italia suona per la verità beffarda, se ad essa non si accompagna una chiarezza legislativa, una nuova gestione delle strutture e, al di fuori della vuota retorica con cui siamo soliti coprire le nostre incapacità operative, la consapevolezza che non si ha a che fare con numeri e/o merci, ma con persone, uomini, donne, bambini, da trattare quindi umanamente. Questo fallimento è naturalmente dovuto a molti fattori, ma il primo e il più importante lo si deve far risalire al fatto che non essendo l'immigrazione clandestina politicamente corretta si è fatto finta che non esistesse: non era un problema, non avrebbe creato tensioni, non comportava pericoli. 

SKIN: 'COMBATTERE I TRAFFICANTI DELL'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA E FERMARE LA GUERRA IN SIRIA E IRAQ'

Skin

Di Salvatore Santoru

Durante la recente intervista per "la Stampa"(1), la cantante inglese di origini giamaicane Skin ha criticato la Brexit(2) e ha detto la sua sull'emergenza immigrazione.
"Gli immigrati illegali li portano i trafficanti, questi bisogna combattere" ha dichiarato la cantante che ha anche sostenuto che bisogna combattere contro "la guerra in Siria, in Iraq" e che "non è pensabile che la Gran Bretagna chiuda le frontiere".

NOTE:

(1)http://www.lastampa.it/2016/06/18/spettacoli/skin-noi-fuori-dalleuropa-colpa-della-scuola-e-dei-cattivi-giornali-GxVAVM1NaBWkFlsz0dEFOM/pagina.html

(2)http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/06/skin-contro-lavanzata-del-fronte-pro.html

FOTO:http://biografieonline.it

Tratta migranti, nel 2015 i trafficanti hanno intascato 6 miliardi di dollari

Il 2015 è stato un anno d'oro per i trafficanti di migranti. Secondo l'Europol le organizzazioni criminali hanno intascato intorno ai 5-6 miliardi di dollari per far arrivare oltre un milione di profughi in Europa. Si calcola che ogni migrante abbia pagato una cifra compresa tra i 3 e i 6mila dollari per compiere il viaggio della fortuna e fuggire da guerra e povertà. Il traffico di esseri umani è così diventato la "Champions League" della criminalità.
Secondo Wainwright, la rete dei trafficanti di persone si snoda dall'Africa sub-sahariana fino alla Scandinavia e vede coinvolti migliaia di criminali ai livelli più diversi.
L'anno scorso Europol ha identificato 10.700 sospetti: fra loro c'è chi falsifica passaporti, i tassisti che accompagnano i profughi ai confini, fine alle bande che organizzano i pericolosi viaggi in mare. I costi che i migranti devono sostenere per arrivare in Europa sono poi destinati ad aumentare dopo il rafforzamento dei controlli ai confini deciso da alcuni Paesi.

RENZI: LA DEPENALIZZAZIONE DEL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA NON SARÀ NEL PROSSIMO CDM



http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Renzi-la-depenalizzazione-del-reato-di-immigrazione-clandestina-non-nel-prossimo-CdM-d0af49e1-14b8-4756-a124-061fc8578944.html

La depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina non sarà all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. Lo annuncia il premier Matteo Renzi in un'intervista al Tg1. "L'Europa - spiega - deve avere una posizione comune" con queste modalita': "no alla demagogia ma no anche al buonismo esasperato, chi sbaglia deve essere mandato via".     Poi Renzi chiarisce: "Secondo i magistrati il reato in quanto tale non serve, non ha senso e intasa i tribunali, ma è anche vero che c'è una percezione di insicurezza per cui questo percorso di cambiamento delle regole lo faremo con calma, tutti insieme, senza fretta". Riforme "madre di tutte le battaglie, trarrò le conseguenze" Le riforme costituzionali sono "la madre di tutte le battaglie" e "sono convinto che gli italiani staranno dalla nostra parte", dice Renzi, ma aggiunge di essere comunque pronto a "trarne le conseguenze". "Il referendum non è un plebiscito ma è giusto che la parola passi ai cittadini". Elezioni amministrative, "Non passerò le giornate a parlare di coalizioni" Le prossime amministrative non sono un test sul governo ma "sono un test per scegliere i sindaci" delle città che andranno al voto. Così Matteo Renzi nell'intervista chiude il dibattito sulle alleanze: "Non voglio passare le mie giornate a ragionare di coalizioni. In queste settimane girerò l'Italia, per dire che l'Italia è ripartita e deve riscoprire l'anima più bella che ha, quella della cultura".  "Finito il tempo in cui l'Europa ci dava compiti" Poi il premier parla del rapporto con l'Europa: "L'Italia ha fatto le riforme e ha le carte in regola, l'Italia a casa propria deve continuare con le riforme ma è finito il tempo in cui l'Europa ci dava lezioni e i compiti da fare. L'Italia c'è e inizia a farsi sentire", sottolinea.

Il business dei profughi a Milano raccontato da Faustino Boioli, medico e guida di una ong che si occupa di migranti


Di Ugo Savoia

Il 16 ottobre 2013 era un mercoledì e il termometro a Milano segnava 15 gradi (la minima aveva raggiunto i meno 8 nella notte), appena un paio di tacche sotto quella che viene considerata la media stagionale. Mentre alla Triennale veniva inaugurata la mostra sui primi cento numeri della Lettura, inserto domenicale del Corriere della Sera, nel piccolo Comune di Sedriano succedeva qualcosa a suo modo di storico: per la prima volta in Lombardia veniva sciolto un consiglio comunale a causa di accertate infiltrazioni mafiose.

Ma non erano queste cose ad attirare l’attenzione dei milanesi. Chi si fosse trovato a passare dalla Stazione Centrale, non avrebbe potuto fare a meno di notare uomini, giovani donne e bambini appena sbarcati da un treno proveniente dalla Sicilia. Erano circa 150, forse 200 non di più, evidentemente stranieri (mediorientali? magrebini?) e se ne stavano lì nel mezzanino ad aspettare che qualcuno dicesse loro che cosa dovevano fare. Milano guardava in faccia per la prima volta le persone scappate dalle guerre e dalle cosiddette primavere arabe e quel manipolo di persone silenziose rappresentava il primo refolo di una tempesta che avrebbe portato qui almeno 85 mila rifugiati a vario titolo negli ultimi due anni. Fino ad allora il problema era stato gestito senza particolari problemi, anche per l’esiguità dei numeri. Ma quel giorno cambiò tutto, non solo perché il Comune fu costretto ad organizzare improvvisati punti di raccolta in cui offrire cibo e assistenza sanitaria – venne lanciato un appello alla cittadinanza perché contribuisse come poteva, in particolare con vestiti usati e coperte -, ma anche perché fu subito chiaro che stava cominciando una vera emergenza. E che il governo avrebbe pagato chiunque si fosse offerto per aiutare a gestirla. La diaria, garantita dalla prefettura, era (ed è) di 35 euro al giorno per ogni profugo.

«Sì, quella fu una svolta. Perché prendeva corpo anche qui il business della gestione dei rifugiati. Lo stesso per intenderci che è emerso in dimensione ben più ampia dall’inchiesta Mafia capitale», dice Faustino Boioli, un signore milanese nato nel 1940 che nella vita è stato tante cose: medico, consigliere comunale prima per il Pci poi per il Pds, assessore tra il 1985 e il ’90, primario di Radiologia al Fatebenefratelli, associato dal 1999 alla sezione italiana di Medecins du Monde (organizzazione “cugina” di Medici Senza Frontiere), fondatore con un gruppo di colleghi dell’associazione Medici Volontari Italiani, onlus che offre assistenza medica gratuita a clandestini, esclusi o autoesclusi dalle cure mediche, e gestisce un poliambulatorio in via Padova.

Quei rifugiati erano arrivati qui dalla Siria o dalla Tunisia grazie a qualcuno che aveva gestito i loro flussi dai Paesi d’origine facendosi pagare, come è noto, migliaia di dollari o di euro a persona. Erano vestiti abbastanza bene e molti di loro, specie i siriani, parlavano inglese. Erano arrivati a Catania e da lì, in treno, erano sbarcati a Milano per poi raggiungere altre destinazioni europee (Germania e Francia in particolare). Ma non fornivano documenti, non volevano essere registrati in alcun modo. «Fu subito chiaro – prosegue Boioli – che l’anonimato rappresentava una situazione pericolosa, perché in mezzo alle tante persone effettivamente fuggite dalla guerra, poteva nascondersi chiunque, terroristi compresi, o anche solo stuoli di furbi che pur non avendo lo status di profughi venivano trattati come tali. Con il passare dei mesi, l’aumento degli arrivi a Milano e in Lombardia ha raggiunto le dimensioni di business vero e proprio, soprattutto per piccoli alberghi e pensioncine che non navigavano in buone acque».


«Fu subito chiaro – prosegue Boioli – che l’anonimato rappresentava una situazione pericolosa, perché in mezzo alle tante persone effettivamente fuggite dalla guerra, poteva nascondersi chiunque, terroristi compresi, o anche solo stuoli di furbi che pur non avendo lo status di profughi venivano trattati come tali»
Basta far due calcoli. L’imponente numero delle persone da gestire fa sì che sia sufficiente offrire la propria disponibilità ad ospitarne una trentina a settimana per risanare il bilancio di un piccolo albergo o di una associazione assistenziale: 30 per 35 dà come risultato 1.050 euro al giorno. Facciamo che l’albergatore, o l’associazione, ne spendano 450 per garantire un letto e la prima colazione per tutto il gruppo (pranzo e cena vengono in genere forniti da altre organizzazioni): restano 600 euro al giorno, vale a dire 18 mila euro netti al mese. La permanenza media dei profughi è di circa 9 mesi, quindi basta moltiplicare per capire le dimensioni di un business che ha ampi margini di guadagno. «Ma non è soltanto questo il punto. La realtà è che più aumentavano i profughi mediorientali e più aumentava la presenza a Milano di Islamic Relief, ong inglese presente in tutta Europa per dare assistenza ai migranti di religione musulmane e per questo finanziata dalle istituzioni europee, nonostante si dica usi quei soldi per finanziare a sua volta Hamas e i Fratelli Musulmani».

«Proprio alla luce di questa considerazioni, andrebbe chiarito che i profughi non sono da considerare tutti acriticamente dei santi - continua Boioli -. Gheddafi, per esempio, aveva svuotato le carceri libiche indirizzando i detenuti verso l’Italia. E io che sono un medico, non il confessore o l’amico di un rifugiato, sono disposto ad assisterlo a patto che rispetti le regole del nostro Paese, che non pretenda di essere trattato meglio dei cittadini italiani, magari giocando sui nostri sensi di colpa o sull’ingiustificato buonismo che ci caratterizza. Non dimentichiamo che molti di costoro sono in possesso di documenti rubati, cosa che rende impossibile la loro effettiva identificazione. Su questo bisogna essere inflessibili. La professionalità che noi mettiamo nell’assisterli o nel curarli non ha niente a che fare con il buonismo, che è tolleranza acritica di fenomeni e comportamenti che devono essere positivamente e qualche volta energicamente gestiti. La professionalità è la capacità di svolgere la propria attività con competenza ed efficacia: il cosiddetto buonismo è invece una fuga dalle proprie responsabilità in momenti critici, quando l’emotività prevale sulla razionalità».


Contraddizioni ed errori nella lotta contro il terrorismo islamista

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Di Alessandro Campi
Dalle frontiere incondizionatamente aperte nel segno della fratellanza tra i popoli alla loro chiusura sulla spinta della paura il passo è stato decisamente breve. Spirito di Schengen, addio.
Ieri si ragionava su come accogliere tutti i profughi dalle guerre mediorientali ed africane, senza badare alla loro nazionalità o fedina penale e senza sottoporli a umilianti ispezioni, oggi si discute su come ripristinare severi controlli negli spostamenti da un Paese all’altro anche all’interno dell’Unione europea, facendo attenzione al passaporto e alla fede dichiarata. Si temono le infiltrazioni degli jihadisti stranieri, ma forse non ci si fida più nemmeno dei cittadini europei.
Si è confermata, dopo la tragedia che ha colpito la Francia., una regola antica della vita sociale: un qualunque eccesso produce prima o poi il suo esatto contrario, spesso nelle stesse persone. Come la troppa libertà nei costumi scatena alla lunga irrigidimenti moralistici (i peggiori censori sono stati libertini), così il pietismo umanitario versi i migranti visti come l’avanguardia della nuova umanità non poteva che sfociare nel diffuso sentimento di sospetto e avversione che oggi si respira nei confronti di chiunque porti anche soltanto una barba troppo lunga. Ieri tutti pronti ad ospitare i rifugiati nelle proprie abitazione, adesso quelle stesse case hanno la porta ben sbarrata.
Quante stranezze, quali improvvise giravolte, difficili da spiegare! Quelli che oggi invocano lo spirito di vendetta, annunciano di voler essere spietati contro i nemici, denunciano il fanatismo religioso e si ergono a difensori della loro comunità nazionale minacciata nei suoi valori, insomma i socialisti francesi, sono gli stessi che per anni hanno predicato la politica delle braccia aperte, inneggiato alla pace universale, detto di non voler confondere la religione con la politica e considerato il richiamo alle proprie radici nazionali l’anticamera della xenofobia.
Che dire poi di quegli idealisti e fautori dei diritti umani che sino all’altro ieri davano del criminale a Putin e che adesso, convertirtisi alla più cinica Realpolitik, lo vogliono alleato nella lotta contro il terrorismo? O nella loro ipocrita doppiezza sperano solo che faccia il lavoro sporco (e sanguinoso) che repelle alla nostra coscienza?
La Francia che oggi chiede aiuto e solidarietà per essere stata attaccata direttamente è lo stesso Paese che per anni – poco importa se al potere era la destra o la sinistra – si è mossa sulla scena internazionale in modo solitario, secondo una logica da potenza post-coloniale interessata solo al proprio tornaconto, come nel caso degli interventi militari in Mali, in Libia e in Siria. Il problema è che le alleanze o amicizie politiche non funzionano in questo modo. Averlo scoperto in modo così doloroso non riduce le responsabilità per ciò che si è fatto nel passato. Si deve solo sperare che la lezione sia servita a qualcosa.
Ma le contraddizioni, sulle quale bisogna interrogarsi anche se il momento può sembrare quello poco appropriato, non si fermano qui. Prendiamo il caso del Belgio. Colpisce, in primis simbolicamente, scoprire che il terrorismo si è di fatto insediato a pochi metri dai palazzi del potere europeo. Ma colpisce ancora di più il fatto che un paese possa essere burocraticamente ordinato, all’apparenza avanzato e civile, persino un modello di convivenza, pur risultando, alla prova dei fatti, socialmente e culturalmente disarticolato, istituzionalmente fragile. Lassista, più che tollerante. Quando, nel recente passato, il Belgio marciava economicamente non avendo neppure un governo qualcuno lo ha additato ad esempio di come nel futuro si potrà tranquillamente fare a meno dello Stato e della politica. Ma poi è proprio allo Stato, ai suoi apparati e ai suoi simboli (la bandiera, l’inno nazionale) che ci si aggrappa quando si scopre di abitare in quartieri dove non vige alcuna legge e dove i bravi ragazzi della porta accanto organizzano attentanti e si fanno esplodere.
Risolvere queste contraddizioni non sarà facile. Ma che almeno si provi, nella concitazione del momento, a non commettere errori grossolani. Tipo fare proprio il punto di vista degli islamisti senza nemmeno rendersene conto.
Prendiamo ad esempio la tendenza, che ormai si fa sempre più strada nell’opinione pubblica euro-occidentale e nel modo di ragionare dei nostri governanti, a definire l’identità pubblico-civile di chiunque abbia radici in un Paese classificato in senso lato come musulmano (si tratti dell’Algeria o della Malesia) a partire dalla sua supposta identità religiosa, trascurando ogni altra dimensione, culturale o sociale. È una semplificazione che se applicata a noi stessi – nel senso di essere definiti genericamente o prioritariamente “cristiani” – riterremmo arbitraria e infondata. Che il modo di essere e di vivere di una persona debba essere interamente plasmato dal suo credo religioso è esattamente ciò che pensano gli integralisti, convinti anche che questo stesso mondo si divida in “fedeli” e “infedeli”. Se dietro ogni marocchino o siriano o iracheno o maliano non vediamo altro che un islamico, per di più osservante e fanatico, ecco un modo involontario per aderire al pensiero dei radicali.
Così come è un errore pensare che il mondo islamico sia un blocco unitario, senza differenze o particolarità al suo interno solo perché c’è un credo religioso che fa da collante. L’idea di una comunità di fedeli tendenzialmente universalistica, che un giorno verrà unificata sotto la formula politica del Califfato, abolendo Stati, appartenenza nazionali e varietà di costumi, è ancora una volta tipica dell’ideologia islamista. L’Italia, per storia e cultura, non è il Messico, sebbene entrambi Paesi in senso lato cattolici. Perché si deve pensare che Egitto e Indonesia, con i secoli di storia che hanno alle spalle, le loro abissali differenze di cultura e mentalità, la complessa e difforme articolazione sociale che presentano, non siano altro che paesi islamici, come tali assimilabili l’uno all’altro?
Forse prima di agire in modo solo apparentemente nerboruto (ma davvero qualcuno crede che in Siria sia rimasto qualcosa da bombardare?) bisognerebbe fermarsi e riflettere, nella consapevolezza che sia la politica fondata sulla paura sia quella basata sull’amalgama, gli stereotipi e le semplificazioni sono fatalmente destinate a generare decisioni improvvide e inefficaci.
 * Editoriale apparso sui quotidiani “Il Messaggero” e “Il Mattino” del 21 novembre 2015.

L'accusa di Frontex: la Turkish Airlines fa ingenti profitti coi migranti africani




Di Ignazio Stagno

«L'ondata migratoria nei Balcani potrebbe essere spiegata dalla crescita della Turkish Airlines». Parola di Frontex, l'agenzia europea per la sorveglianza dei confini, che in un dossier sottolinea come lo sviluppo della compagnia aerea turca sia tra le cause dell'approdo in massa di migliaia di migranti attraverso la Turchia.
Da Istanbul infatti comincia il viaggio verso il cuore dell'Europa che passa da Grecia, Macedonia, Ungheria, Serbia e Croazia. Frontex nota come nel trimestre giugno-luglio-agosto si sia registrato «un aumento del 300% degli africani protagonisti di attraversamenti illegali dei confini nei Balcani occidentali.





 In particolare, si è registrata una crescita del 900% degli arrivi di congolesi, del 600% dei camerunensi e del 400% dei ghanesi». Ma le cifre a questo punto scendono nel dettaglio e analizzano proprio i voli e gli scali della compagnia turca. Secondo Frontex questi profughi avrebbero preso un volo della Turkish Airlines. La strategia della compagnia non ha nulla di illegale, ma il vettore, di fatto, è entrato nel rapporto dell'Agenzia europea sui flussi migratori.
La compagnia turca, tra quelle che hanno scali in Europa è quella con più tratte da e verso il continente nero. Turkish Airlines negli ultimi mesi ha aumentato la sua capacità settimanale da 38.000 a 70.000 posti. Con le sei città che verranno aggiunte con la partenza dell'orario invernale, le destinazioni africane servite da Istanbul saranno 45 in 30 Paesi, contro le 34 di Air France, le 19 di Brussels Airlines, le 18 di British Airways e le 13 di Lufthansa. Una vera e propria espansione commerciale che però incontra, in questo momento, sulla sua strada il flusso di profughi che volano verso l'Europa. Il rapporto Frontex su questo punto è molto chiaro: «L'incremento degli arrivi di africani nei Balcani dell'est può essere spiegato dall'espansione della Turkish Airlines e dei suoi collegamenti con l'Africa. Il vettore ha in questo momento la più grande rete di collegamenti con l'Africa. È la prima compagnia aerea sulle rotte africane. Air France, che di fatto aveva il primato, adesso offre voli per 34 scali», contro i 45 della Turkish. La compagnia di bandiera turca, che serve più destinazioni di qualsiasi altra, ha una flotta di 296 aerei e ha fatto registrare un fatturato di più di 5 miliardi. Durante il 2015 c'è stato un ampliamento senza precedenti delle rotte con l'apertura di una serie di nuovi collegamenti per l'Africa.
Mentre l'attenzione è puntata sulla meta finale dei migranti, le compagnie aeree non prestano attenzione ai luoghi di partenza. E così i voli della Turkish Airlines diventano un mezzo fondamentale per chi cerca di giungere in Turchia con pochi rischi per poi magari spostarsi verso i Balcani passando dalla Grecia. Il tutto rispettando le leggi del mercato che risponde con un incremento di offerta dove cresce la domanda.
Ma nel caso della Turchia, all'arrivo i migranti trovano un comodo assist per chi, in partenza dall'Africa, atterra a Istanbul ma è diretto in Europa: è la politica dei «visti facili» avviata dal governo turco. In questo modo migranti provenienti da Paesi come la Somalia, l'Eritrea e il Sudan possono ottenere visti elettronici semplicemente riempiendo un formulario e pagando una tassa online. Poi partono per Istanbul sui voli Turkish. Una volta atterrati comincia la marcia verso la Grecia e poi per i Balcani. Un lungo cammino che adesso potrebbe avere come meta casa nostra.

FONTE:http://www.ilgiornale.it/news/politica/laccusa-frontex-turkish-fa-soldi-coi-migranti-africani-1173752.html

L'attuale immigrazione di massa è una crisi pianificata da tempo per innescare una guerra tra poveri in Europa



Di David Icke
In questi giorni la stampa mondiale è stata dominata dalla foto del piccolo siriano morto, trovato sulla spiaggia. L’immagine comprensibilmente ha creato delle reazioni emotive. Incredibile quante cose si possono dire e sentire e vedere in una singola foto. Ma coloro che a causa della foto hanno tolto la loro attenzione da questo tema, dovrebbero ricordare, che la morte di piccoli, di bambini e di civili, sono la norma nel Medio Oriente.





Sono  morti in numero incredibile, dall’invasione dell’Iraq, dalla guerra “per interposta persona” in Siria,  dalla Libia, coi bombardamenti dei civili… “per proteggerli dalla violenza” e dalla creazione, a mano dell’Occidente,  di questa masnada di pazzi dell' ISIS, che hanno  creato immensa devastazione nei paesi da cui ora le persone cercano la fuga verso l’Europa.
L’immagine di quel piccolo bimbo non deve farci perdere la concezione della sistematica immensa devastazione di persone in tutta la regione. Sapete una cosa? Sono esausto e ho il vomito per tutte le stronzate che sento.  Sapete, in questo Paese (UK) abbiamo un Primo Ministro, David Cameron, che questa settimana ha detto che la risposta a questo enorme flusso di persone, che provengono dal Medio Oriente, verso l’Europa … è portare pace e stabilità in Siria.
E’ difficile comprendere la dimensione di menzognera ipocrisia, necessaria a quell’uomo per mettere insieme quelle parole. Ma quando sei un mentitore professionista, secondo definizione del tuo lavoro, allora si capisce che per lui fare questo, è piu’ facile che per la maggioranza delle persone. 
...
Cio’ che è accaduto, non solo relativamente a Cameron e Obama, è che  sistematicamente e freddamente e con deliberato calcolo, hanno armato e finanziato e addestrato ribelli,  per rimuovere prima Gheddafi in Libia, mettendo a ferro e fuoco il paese con violenza, insurrezioni e poi hanno fatto lo stesso , nel loro obbiettivo tutt’ora in corso di rimuovere Assad in Siria.
E ora abbiamo l’America e la Turchia che combattono contro la Siria.
E qui abbiamo qui un uomo che parla di  pace e stabilità da portare in Siria…Lui che ha già strappato un consenso per il bombardamento britannico in Siria e ne avrà un altro non appena gli sarà  possibile. e ha anche detto che se nelle elezioni sarà vincitore il suo antagonista laburista non vorrà piu’ farlo… lo dovrà fare in ogni caso.
Le parole sono stronzate, sono la storia di copertina. Le azioni invece sono l’agenda (il programma dietro le quinte).


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Sto  aspettando da tempo che si verifichi questa crisi, perchè è tutta parte dell’agenda. Sono 25 anni che comunico e seguo le notizie. Vi darò due ragioni per tutto questo.
La prima: cio’ che vuole questa mano nascosta, è caos e sconvolgimento, perchè il caos e lo sconvolgimento sono lo stato piu’ facile al mondo per manipolare. Nel caos non avete solo l’opportunità di offrire la soluzione al problema, ovvero proseguire la  agenda per il caos che è una scusa funzionale, ma soprattutto avete enormi quantità di persone, impaurite e distrutte dal caos,  che chiedono che offriate la soluzione al caos. Quindi se questa sarà uno stato di polizia, una centralizzazione del potere, piu’ sorveglianza, riduzione delle libertà… “beh non è bello, ma dobbiamo pur venire fuori da questo caos”. Ovvero i  molti daranno assenso-consenso.
Questa ondata di immigranti dal Medio Oriente e dall’Africa è programmata per creare caos, ma quel che vediamo ora è niente, se permettiamo alla loro agenda di manifestarsi completamente, perchè  quel che vogliono è una ENORME ondata di immigranti verso l’Europa. Questo per creare caos economico e conflitti tra immigranti e popolazioni europee. E come sempre avete una sezione di vittime di questa mano nascosta che confligge con l’altra sezione di vittime… 
...
Come detto ci sono molte ragioni ma queste sono le maggiori..
Come dico da anni bisogna smettere di comprendere gli avvenimenti del mondo come fossero singoli accadimenti. Non sono isolati tra loro. Essere miopi nell’osservare gli eventi, non vi farà vedere il meccanismo che li ha toccati  tutti. Quindi per comprendere la crisi della immigrazione, dobbiamo connettere alcuni puntini, perchè questo è parte d un lungo processo per creare caos e giustificare un grandissimo cambiamento globale.
Nel 2000, un gruppo che si chiamava The Project for a New American Century (Il Progetto per un Nuovo Secolo Americano) creato da Bush che sosteneva i Repubblicani ( ma non facciamoci confondere dai partiti che sono solo nomi diversi per a stessa faccia) produsse un documento che indicava una lista di paesi  in cui doveva accadere un “regime change” (cambio di regime) in uno scenario  di guerre multiple.
In questo gruppo c’era la Siria, l’Iraq, la Libia etc etc…tutti quelli che da allora sono stati coinvolti
Di quel gruppo facevano parte CheneyRumsfeld,  Wolfowtz , tutti personaggi che poi giunsero al potere pochi mesi dopo la pubblicazione del documento
Il documento diceva anche per per raggiungere quel fine (le guerre multiple) avevano bisogno di quello che chiamarono una Nuova Pearl Harbour , ovvero un attacco all’America per giustificare etc etc… Ora nello stesso anno in cui costoro giunsero al potere con Bush, abbiamo avuto l’11 Settembre.
A seguito dell’11 Settembre cosi ebbero la loro scusa per invadere l’Afganistan e poi l’Iraq e cominciare la “guerra al terrorismo”, nonchè la faccenda Al Qaida e Bin Laden etc etc. : tutto cio’ fu in realtà una creazione del governo e dei militari americani. Dunque il risultato fu che questi paesi (presenti nel documento) vennero presi di mira uno dopo ‘altro.  
C’è poi  anche l’intervista televisiva del Gen. Clark , che appena dopo l’11 Settembre disse che uno dei massimi capi del Pentagono, gli disse che sarebbero andati ad invadere l’Iraq. “ Ma perchè?? C’è un collegamento con  l’11 Settembre? No, ma andremo ad invaderli …” Il Generale disse anche che settimane dopo tornò al Pentagono e riparlò con lo stesso funzionario di alto rango, il quale gli disse che  sarebbero stati invasi una serie di Paesi… e cio’ veniva preso direttamene dal documento del Progetto del Nuovo Secolo Americano. Libia , Iraq, Siria…
Quindi con diverse scuse presero (e prendono)  di mira tutti quei Paesi …
Naturalmente…se bombardi direttamente o indirettamente attraverso i ribelli che hai finanziato, dietro il cartello di una “Primavera Araba”, per esempio, una rivoluzione... la conseguenza è che ci saranno enormi numeri di rifugiati e di persone che hanno perso la loro casa.  E dove pensi che cercheranno di andare? In Africa, forse, fatta a pezzi dalla stessa mano nascosta?
No no, cercheranno di arriveranno in Europa cercando sicurezza ed opportunità economica.  “Se non collegate i puntini”, per vedere come gli eventi sono concatenati tra loro con un senso, non avrete mai un quadro di cio’ che sta veramente accadendo.
Straordinario per me dal punto di vista del giornalismo, ma per nulla straordinario considerando come funzionano i media, non aver mai sentito una domanda a Cameron in merito al suo sostegno ed ora al suo maggior desiderio  di bombardare la Siria. E il suo patrocinio ai bombardamenti in Medio Oriente?
L’idea è che con questo grande flusso migratorio arriveranno conflitti e disordini e allora eccoci al prossimo “bonus” per la "mano nascosta"…quello di giustificare uno stato di polizia sempre piu’ truce, per gestire disordini e violenze.
Tutto molto molto prevedibile… come i consensi dell’uomo della strada:  “questi immigrati sono dell’ISIS, dobbiamo essere protetti e difesi”…

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.davidicke.com/headlines/the-david-icke-videocast-the-migrant-crisis-all-planned-a-long-time-ago/

Traduzione, trascrizione e  sintesi di Cristina Bassi, per www.thelivingspirits.net

http://www.thelivingspirits.net/david-icke-in-ita/david-icke-l-immigrazione-e-una-crisi-pianificata-da-tempo.html

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