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Soros attacca Zuckerberg: 'Facebook favorisce Trump'


Di Salvatore Santoru

Il noto finanziere George Soros critica nuovamente i vertici di Facebook.

Stando ad un articolo di Business Insider(1), Soros ritiene che Facebook starebbe favorendo la corsa alla rielezione di Trump.

Più specificatamente, in una lettera al Financial Times(2), lo stesso fondatore della 'Open Society' ha scritto che Mark Zuckerberg non dovrebbe 'confondere le acque' chiedendo ai governi di introdurre regolamentazioni per il social


Inoltre, Soros ha ribadito il suo sostegno alla regolamentazione governativa dei social network ma ha anche sostenuto che Zuckerberg e Sheryl Sandberg dovrebbero essere rimossi dalla loro posizione di comando e ciò in quanto, sino ad ora, non avrebbero fatto niente per opporsi ad un certo utilizzo politico (specialmente trumpiano) della Rete.


NOTE:


(1) https://it.businessinsider.com/soros-togliete-a-zuckerberg-il-controllo-di-facebook-tira-la-volata-a-trump/


(2) https://www.ft.com/content/88f6875a-519d-11ea-90ad-25e377c0ee1f

Crisi governativa, sui social boom di critiche e insulti contro Matteo Salvini


Di Salvatore Santoru

La crisi di governo è sempre più forte. Nelle ultime ore Matteo Salvini è stato decisamente criticato sui social, specialmente su Instagram. Diversi utenti hanno sostenuto che lo stesso politico leghista avrebbe tradito il contratto di governo.

Inoltre, altri utenti hanno scritto che il ministro dell'Interno avrebbe tradito gli stessi cittadini italiani.

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/politica/2019/08/crisi-di-governo-boom-di-insulti-social-contro-salvini-002963661.html

Google Plus sta per chiudere, ecco i 4 passaggi da fare per salvare i dati


Di Salvatore Santoru
A breve Google Plus chiuderà(1). A quanto pare, la motivazione della chiusura del social newtwork sarebbe dovuta alla presenza di un bug che per anni aveva consentito a programmatori e hacker l'accesso ai dati di circa 500mila utenti.


Andando nei particolari, Google Plus chiuderà definitivamente ad agosto 2019. Di seguito una piccola lista, ripresa dal sito web Pc Hight Tech senza segreti(2), di cosa fare per salvare i propri dati prima che G+ chiuda.
I 4 passaggi da fare per salvare i dati di G+
  • (1) Prima di tutto, collegarsi a Google Takeout
  • (2) In seguito, selezionare i dati che si vogliono salvare
  • (3)Scegliere il tipo di file dell’archivio. Fatto ciò, scegliere se scaricarlo o salvarlo nella cloud. 
  • (4) Per finire, click su 'Crea Archivio'.
NOTE E PER APPROFONDIRE:






Cervino, sciatore scomparso nel 1954: identificato grazie ai social

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Di Giorgia Baroncini
Oggi, dopo 64 anni, lo sciatore scomparso tra i ghiacci del Cervino ha un nome.
Si tratta di Henri Joseph Leonce Le Masne, francese di 35 anni, amministratore del ministero delle Finanze a Parigi. Il corpo dell'uomo, scomparso nel marzo del 1954, è stato ritrovato solo il 22 luglio 2005, in località Cime Bianche in Valtournenche, ad una quota di 3100 metri.
Dal ghiaccio era riaffiorato il corpo insieme ai suoi averi: un camicia di tessuto leggero con delle iniziali, un paio di sci Rossignol, i bastoncini coordinati, un orologio, un paio di occhiali e i resti di un portafoglio senza documenti.

Le ricerche

Per oltre 10 anni la polizia ha lavorato senza sosta per risolvere il mistero. Poi, un mese fa, l'idea di utilizzare i social network per lanciare un appello. Su internet sono state così pubblicate le immagini degli oggetti ritrovati.

La risposta

"Sono sicura di conoscere questa persona. Mio zio mori sciando sul Cervino durante una grossa tempesta nel 1954". A scrivere è Emma Nassem, nipote di Henri Joseph Leonce La Masne, nato ad Alençon il 26 marzo 1919. Il padre di Emma ha quindi scritto una mail alla polizia italiana. "Sono il fratello di Henri Le Masne, che è probabilmente lo sciatore scomparso 64 anni fa. Sono contento di potervi fornire alcune informazioni utili per le indagini". "Solo pochi giorni dopo la data prevista del suo ritorno dal congedo sul Cervino - ha spiegato l'uomo -, la sua amministrazione ci informò e scoprimmo che era scomparso".

Il dna

È stata la prova del dna a confermare i racconti della famiglia di La Masne. Così, dopo oltre 50 anni, all'uomo è stata finalmente data un'identità.

Un posto al sole, il pubblico si arrabbia per la puntata dedicata ai migranti: “Basta, è propaganda gratuita pro Pd!”

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Di Davide Turrini

Un posto al sole si parla di rifugiati e sui social scoppia la polemica. La sera del 19 giugno 2018 su Rai3, durante la quotidiana puntata della più longeva soap italiana, il personaggio di Michele Saviani (Alberto Rossi), quello più vicino alle battaglie sociali e politiche progressiste del mondo UPAS, parlando in radio, dove assieme al giovane Vittorio celebrava la Giornata mondiale del rifugiato (20 giugno nda) ha affermato: “Oltre 65 milioni di persone sono state costrette a lasciare casa, famiglia, la loro vita. Tra questi 11 milioni di rifugiati sono bambini esposti al rischio di violenze di qualsiasi tipo. Immaginate che ogni minuto, cinque famiglie del vostro palazzo siano costrette a lasciare la propria casa, la propria via, il proprio quartiere per una guerra o una persecuzione. Date un volto a questi numeri”.

Ulteriore eco è giunto da Vittorio, il figlio di Guido, il personaggio “buono” per antonomasia della soap di Rai3: “Aiutare chi è più in difficoltà di voi, può solo fare di voi una persona migliore”. Apriti cielo. Tra il milione e mezzo di aficionados che quella sera hanno seguito la puntata ecco fioccare sulla pagina Facebook del programma un lungo elenco di post critici e imbestialiti. “È propaganda gratuita pro PD, basta!”. “Siete una lagna voi e questi rifugiati”. “Puntata vergognosa e di propaganda”. Fino all’ultimatum di un fan del primo giorno: “Questo programma è diventato indegno. Lo dico col cuore sanguinante. Vi seguo dalla prima puntata. Vi registravo quando andavate in onda alle 18.30, non ho mai perso una puntata, ma ora non vi si può più guardare, orari improponibili argomenti assurdi mi sembra di vedere la campagna elettorale del PD. Datevi una regolata”.
Le ire funeste dei fan su web hanno costretto Paolo Terraciano, capo degli autori della soap, a gettare acqua sul fuoco: “Scriviamo le storie con mesi di anticipo. Questa puntata è stata pensata per andare in onda durante la ‘Giornata internazionale del rifugiato’. Rispetto a quello che sta succedendo nelle ultime settimane in Italia è ovviamente una coincidenza. Sono storie pensate a febbraio. Noi non scendiamo mai in campo per essere divisivi, al contrario. Qualsiasi tematica trattiamo lo facciamo sempre con equilibrio, cercando di offrire a casa degli spunti di riflessione”.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/26/un-posto-al-sole-il-pubblico-si-arrabbia-per-la-puntata-dedicata-ai-migranti-basta-e-propaganda-gratuita-pro-pd/4452660/

Nuovi guai per Facebook, il New York Times: “Dati degli utenti ceduti ai produttori di smartphone”

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La Stampa

Facebook ancora nel mirino sul fronte della violazione della privacy: secondo quando scrive il New York Times, nel tempo avrebbe stipulato accordi con almeno 60 produttori di smartphone, tablet e altri dispositivi mobili, permettendo loro di accedere ai dati personali di migliaia di utenti e dei loro “amici” senza esplicito consenso. Tra i gruppi con cui il colosso di Mark Zuckerberg negli ultimi dieci anni avrebbe siglato intese ci sarebbero Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung. 

La maggior parte di questi accordi basati sulla condivisione dei dati personali - scrive il New York Times - è ancora in vigore e ha permesso a Facebook di estendere enormemente il suo raggio d’azione, lasciando i produttori di dispositivi mobili liberi di offrire e diffondere ai propri utenti alcuni dei servizi più popolari che caratterizzano il colosso dei social media. In cambio Facebook ha permesso a gruppi come Apple e Samsung di accedere alle informazioni personali dei propri utenti e dei loro “amici” sulla piattaforma social, anche nei casi in cui questi ultimi erano convinti di aver negato ogni condivisione dei propri dati. 

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.lastampa.it/2018/06/04/tecnologia/nuovi-guai-per-facebook-il-new-york-times-dati-ceduti-ai-produttori-di-smartphone-ZuDaMFkEk8qpo6377oDddN/pagina.html

Facebook bandisce Pepe The Frog, era diventato il simbolo dell'alt right


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Di Salvatore Santoru

Pepe the Frog è stato bandito da Facebook.
Il social network di Mark Zuckerberg ha recentemente deciso di rimuovere le immagini che lo ritraggono.

Il simbolo della rana è da diverso tempo associato con l'alt right e con la campagna elettorale di Donald Trump.
La notizia del suo ban è stata riportata da diverse testate e media internazionali, tra cui The Verge(1) e Motherboard(2).

NOTA:

(1) https://www.theverge.com/2018/5/25/17394612/facebook-pepe-frog-ban-meme-anti-semitic-hate

(2) https://motherboard.vice.com/en_us/article/zm8m4y/facebook-ban-pepe-frog-leaked-documents

Arriva la versione a pagamento di Facebook?

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Di Andrea Daniele Signorelli

“Ci sarà sempre una versione gratis di Facebook”: quando Mark Zuckerberg ha pronunciato queste parole – durante le audizioni al Senato statunitense – si è capito che la possibilità che nascesse una versione del social network priva di pubblicità e a pagamento stava iniziando a concretizzarsi. Adesso arriva un’ulteriore conferma: secondo quanto riportato da Bloomberg , Facebook sta conducendo delle ricerche di mercato per capire quanti nuovi utenti potrebbero essere attratti da un’opzione a pagamento. 

Non è una novità assoluta: già in passato Facebook ha compiuto studi del genere senza poi dare loro seguito: “Negli anni scorsi, le ricerche indicavano che i consumatori non avrebbero recepito bene a una versione in abbonamento e alla decisione di chiedere soldi per qualcosa che è sempre stato gratis”, scrive sempre Bloomberg.  

Con lo scoppio dello scandalo Cambridge Analytica , questa opzione sta però guadagnando terreno negli uffici di Menlo Park, dove si pensa che la sensibilità degli utenti – sempre più consapevoli dell’utilizzo che viene fatto dei loro dati personali per targettizzare pubblicità di ogni tipo – stia cambiando.  

Oggi, il social network genera la quasi totalità del suo fatturato (41 miliardi di dollari nel 2017) dalla vendita di dati personali utilizzati per le pubblicità mirate; ma questo non esclude che si possa creare una versione parallela: “Abbiamo sempre pensato ad altre forme di monetizzazione, compresi gli abbonamenti, e continueremo a fare queste valutazioni”, aveva detto la chief operating officer di Facebook, Sheryl Sandberg, durante la presentazione dell’ultima trimestrale. Resta da capire quanti utenti abbiano a cuore la propria privacy al punto da pagare pur di usare il social network. 

CAMBRIDGE ANALYTICA, L'ACCUSA DI CAROL DAVIDSEN: 'Anche lo staff di Obama aveva violato i dati degli utenti'


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Di Salvatore Santoru

Negli ultimi giorni si è parlato molto del caso di Cambridge Analityca, la società di consulenza britannica che ha lavorato per la campagna elettorale di Donald Trump.
Secondo quanto riportano i media, la società inglese si è resa responsabile dell'utilizzo delle informazioni personali di almeno 50 milioni di utenti statunitensi, tutto ciò senza la loro autorizzazione.

Stando a nuove rivelazioni, pare che prima dello staff di Trump anche quello di Obama aveva utilizzato i dati degli utenti(1).
Difatti, l'ex dirigente del Dipartimento 'Media Targeting' dello staff di Obama nelle elezioni presidenziali del 2012 Carol Davidsen ha recentemente affermato che lo staff dei democratici riuscì ad acquistare in modo arbitrario diversi dati dei cittadini statunitensi, dati a cui i repubblicani non avrebbero avuto accesso(2).

Inoltre, secondo la Davidsen Facebook non solo non cercò di accorse della vicenda ma arrivò a sostenerla, in quanto la multinazionale del web era schierata con il Democratic Party.

NOTE:



CENSURA SU FACEBOOK, sempre più difficile condividere costantemente gli articoli sul social


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Di Salvatore Santoru

Domenica 14 gennaio 2017 c'è stato un nuovo blocco su Facebook per la condivisione di articoli sul social, blocco che durerà sino al 21.
Come riscontrato ormai da moltissimi utenti, è sempre più difficile condividere in modo costante post sul social network senza venire bloccati.

Bisogna dire che la recente campagna del social, originariamente nata per combattere le fake news (ma che in realtà sta contribuendo a una diffusa censura generale e non tanto all'eliminazione delle suddette notizie false), sta generando sempre di più perplessità e critiche per il modo in cui sta venendo gestita.

Ops, ci è arrivata pure Facebook: le bufale si combattono con più informazioni, non con la censura

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Di Francesco Nicodemo, Giusy Russo
I social ci raccontano e si raccontano. Da un po’ di tempo a questa parte infatti, non solo ci permettono di condividere momenti della nostra vita e una miriade di informazioni, ma stanno anche svelando a noi utenti progetti e strategie su come affrontare una serie di criticità emerse nel corso degli anni. Due degli aspetti più controversi della rete sono il linguaggio dell’odio e la disinformazione ed ecco allora che le piattaforme ci stanno letteralmente avvisando sulle novità per arginare questi due fenomeni. Qual è l’efficacia di verifiche e modifiche continue se dall’altra parte c’è la corsa contro il clickbaiting con i ritmi serrati della rete? Lo dirà solo il tempo ma appare un’impresa titanica arginare tanto la disinformazione quanto l’hate speech.
Partiamo dalle famigerate fake news. Su Medium Jeff Smith, Product Producer, Grace Jackson, User Experience Researcher e Seethe Raj, Content Strategist, tutti di News Feed Facebook hanno tirato le somme sull’esperienza maturata fino a ora. La prima parte di un lungo post elenca i traguardi raggiunti, come l’aver reso più semplice la segnalazione di notizie ritenute non vere, il lavoro in collaborazione con organizzazioni di fact checking e l’introduzione di avvisi per contenuti etichettati come falsi oppure segnalati. Tuttavia, dopo mesi di ricerche e confronti sono emerse alcune lacune. Ad esempio, segnalare una notizia potrebbe confondere gli utenti, dal momento che per comprendere cosa sia effettivamente falso si richiedono altre ricerche e dunque altri click. Inoltre “flaggare” un contenuto non necessariamente porta a modificare l’opinione in merito, alcune ricerche indicano addirittura il contrario, ovvero che un’immagine o un linguaggio forte volto a mettere in guardia, rafforza le opinioni iniziali di chi legge. Da Facebook fanno sapere anche che prima di apporre un segnale che indica che una notizia è stata contestata, viene effettuato il controllo da parte di due diverse organizzazioni di fact checking. Ciò non solo rallenta l’intero processo ma può portare anche all’eventualità in cui queste ultime non concordino sulla valutazione finale. Si è dunque pensato a dei correttivi. Già dal 2013 agli utenti era offerta l’opportunità dei related articles, ossia di contenuti simili offerti dopo aver letto nella News Feed. Da aprile questi link aggiuntivi sono offerti prima, allo scopo di avere maggiori informazioni, punti di vista differenti e soprattutto di accedere più facilmente agli articoli dei fact checkersDopo questa modifica apparentemente piccola, è stato riscontrato che il numero dei click sulle cosiddette bufale è rimasto lo stesso ma si sono ridotte le condivisioni. La strada è ancora lunga ed è fatta di pause, modifiche al percorso da intraprendere e molta osservazione sulle dinamiche che avvengono lungo il cammino.

#WhatsAppdown, l'app va in tilt per un'ora: le reazioni su Twitter

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Di Salvatore Santoru

La più conosciuta app di messaggistica istantanea,Whats Upp, è andata in tilt per un'ora in Europea e in alcuni paesi asiatici la mattina del 3 novembre 2017(1).

Le reazioni su Twitter al #WhatsAppdown sono state inizialmente di 'panico' e in seguito di ironia(2).

NOTE:

(1) http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2017/11/03/news/_whatsappdown_l_app_di_messaggistica_in_tilt_dalle_9-180112136/

(2) https://www.leggo.it/tecnologia/news/whatsappdown_twitter_utenti_panico_3_novembre_2017-3343297.html

CENSURA SU FACEBOOK ? Continui blocchi per la condivisone di articoli nei gruppi

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Di Salvatore Santoru

Il "controllo dei contenuti" attuato da Facebook piace sempre di meno e sta causando sempre più polemiche.
Molti si lamentano dei continui blocchi del social network per la condivisione di semplici articoli nei gruppi, comportamento che appare poco coerente della sbandierata 'bontà' del controllo dei contenuti di Facebook se si tiene presente che solitamente lo stesso Facebook è assai restio nel rimuovere post o commenti che non rispettano i suoi stessi standard(insulti,bullismo,minacce ecc).

Invece è facilissimo incappare nella 'censura', come definita in un articolo del sito di consulenza legale "La Legge Per Tutti"(1), per la pubblicazione di articoli dai propri siti e blog e personalmente mi capita spesso, o meglio in determinati periodi di meno e in altri quasi ogni giorno.

Per chiarire, solitamente utilizzo il profilo Facebook quasi esclusivamente per condividere articoli da questo blog e quelli che scrivo per "Blasting News" o per altri blog che gestisco e al massimo qualche notizia da altri siti e blog in diversi gruppi e generalmente li condivido con la stessa frequenza, e quindi direi che il blocco per 'spam' non è così scontato e non è scontato in quanto capita che per mesi non vi sono blocchi mentre in altri periodi vi sono dei blocchi a distanza di pochissimi giorni e senza pubblicare nemmeno troppo.

D'altronde, in diversi post c'è scritto che Abbiamo rimosso un contenuto che hai pubblicato” e che "Abbiamo rimosso il tuo post perché sembra spam e non rispetta i nostri Standard della community".

Proprio a quest'ultimo riguardo penso che ciò sia dovuto più che altro agli stessi algoritmi di Facebook,come d'altronde è ben spiegato in un articolo di pochi giorni fa di "Scuola Informa"(2), piuttosto che la reale "violazione degli standard di comunità" che per inciso riguardano il nudo integrale, la promozione di contenuti che inneggino alla violenza(razziale,religiosa o di altro tipo), minacce,insulti e così via.

Tutte cose che non sono presenti negli articoli recenti(e anche passati) di questo blog o di quelli scritti per "Blasting News", come può verificare chiunque.

Per specificare, l'ultimo blocco è di oggi 14 ottobre 2017 e precisamente ero stato 'sbloccato' il 12 XD... e i pochi articolo condivisi sono uno relativo alla protesta contro l'alternanza scuola-lavoro,uno sulla festa del PD,uno sugli sbarchi di migranti in Sud Sardegna( e non mi pare che dare una notizia su sbarchi dei migranti sia "incitazione all'odio razziale") e uno sulla notizia che in Svezia hanno deciso di fare un concerto per sole donne, punto.

Su tal questione, c'è da dire che effettivamente per chi cerca nel suo piccolo di fare informazione  controinformazione in modo totalmente libero e indipendente era assai dura e oggi lo è più, visto le continue restrizioni di Facebook e dei social... Facebook che è sempre di più considerato come inflessibile con le condivisioni di articoli degli utenti e quasi sempre lassista quando si tratta di rimuovere post e video che esaltano la violenza gratuita,le discriminazioni e così via.

Vista la situazione, sarebbe molto gentile se chi leggesse potesse condividere dei post di questo blog o di "Blasting News"(http://it.blastingnews.com/redazione/salvatore-santoru/) su Facebook, in modo da poter dare una mano alla diffusione dei contenuti.

Grazie :)

NOTE:

(1)https://www.laleggepertutti.it/42117_la-censura-su-facebook-cosa-non-postare-per-evitare-il-blocco

(2)http://www.scuolainforma.it/portale/2017/10/09/cosa-ce-dietro-blocchi-alle-condivisioni-facebook.html

L'Isis sta creando nuovi social

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Di Lorenzo Vita
I miliziani del Daesh stanno sviluppando dei social network alternativi di loro stessa produzione per evitare di utilizzare le piattaforma sociali create in Occidente a fini propagandistici. Questo è quanto ha spiegato il direttore di Europol, Rob Wainwright, nell’ultima conferenza stampa tenutasi a Londra.
Le dichiarazioni di Wainwright vengono dopo un’operazione svolta dalla stessa Europol nel corso della settimana, quando in poco più di due giorni, gli uffici europei hanno scoperto una rete jihadista in internet che utilizzava una sorta di versione islamista di Facebook. La scoperta ha immediatamente lanciato l’allarme in tutta Europa e in Occidente sul rischio che questo comporta per la sicurezza globale. Se, infatti, i tecnici del Daesh riescono a costruire proprie piattaforme sociali, utilizzando internet in modo da evitare ogni tipo di contatto con mezzi di comunicazione occidentali, potrebbero captare e mandare messaggi a innumerevoli militanti senza che le intelligence, al momento, possano utilizzare le reti classiche.

Mastodon, il nuovo Twitter che va forte in Francia

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 Di Paolo Brogi
Cinquecento battute invece delle 140 di Twitter, insomma tre volte e mezzo in più. E’ Mastodon, microblogging, appena lanciato soprattutto tra utenti francesi. avrà un avvenire? Per il momento, causa afflusso anomali di utenti, stenta a registrare i nuovi…
Si trova a questo link
Mastodon 2
Ne parla poi Le Monde:

VKontakte: come funziona il Facebook russo

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Di Alessio Bartoli
VKontakte è il social network più popolare in Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazakistan, ma è praticamente sconosciuto al di fuori di questi territori.Ecco alcune caratteristiche di VKontakte:
  • E’ bilingue, inglese e russo.
  • Circa il 70% dei suoi utenti vive in Russia.
  • Oltre 110 milioni di utenti sono registrati sul sito.
  • Oltre 33 milioni di utenti accedono al sito ogni giorno.
  • Oltre il 60% degli utenti ha più di 25 anni.
Per ulteriori informazioni quantitative è possibile fare riferimento ai dati offerti da SimilarWeb.
Internet in Russia
Internet in Russia
A primo impatto, il design e le funzionalità risultano incredibilmente familiari. VK è infatti universalmente conosciuto come il Facebook russo per la sua somiglianza grafica ma anche per la capacità di imitare e far propri gli aggiornamenti che nel corso di questi anni, il social di Zuckerberg, ha implementato.

Le funzionalità di base sono quelle che potremmo definire classiche:
  • Aggiornamenti del proprio profilo – Ogni utente può aggiornare il profilo personale postando sulla propria bacheca contenuti di tipo testuale o multimediale (foto, video, audio, mappe e documenti di testo). L’utente può decidere di visualizzare tutti i post degli altri utenti oppure solo le notizie più importanti (secondo gli algoritmi di VK), mentre i post contenenti più di una immagine saranno mostrati come la gallery di un magazine con immagini di dimensioni ridotte.
  • Comunità – Su VKontakte le comunità possono essere organizzate secondo due schemi. Da un lato troviamo i Gruppi, indicati per utenti legati da interessi comuni alla ricerca di una bacheca pubblica dove poter lanciare discussioni di ogni genere. Dall’altro ci sono le Pagine pubbliche, maggiormente indicate per personaggi pubblici o aziende.
  • Mi piace. Pur avendo un nome simile, il pulsante “Mi piace” di VK ha una funzione diversa rispetto a quella rivestita dall’omologo di Facebook. Mentre il bottone Like del social fondato ad Harvard serve per mostrare apprezzamento pubblico nei confronti di un contenuto, su VKontakte serve per salvare dei contenuti che sono piaciuti in una sezione privata dei Favoriti.
  • Sincronizzazione con altri social network. Tutti i contenuti postati su VK possono finire su Facebook e Twitter in maniera automatica semplicemente sincronizzando i vari profili. Nel caso si modificassero i post su VK, i post copiati su Facebook e Twitter non ne risentirebbero, mentre nel caso si decidesse di cancellare il post originale, scomparirebbero anche le copie su Facebook e Twitter.
vkontakte profilo tipo
vkontakte profilo tipo
Alla base del successo di VK si trova senz’altro la facilità di utilizzo e l’interfaccia utente intuitiva, ma soprattutto alcune peculiarità che riscuotono particolare successo da parte degli utenti. Tramite la piattaforma è infatti possibile caricare, o cercare, contenuti multimediali come immagini, foto, musica e filmati. Questo ha fatto sì che nel corso degli anni il sito abbia costruito un database vastissimo, compresi contenuti “pirata” come film e canzoni che peraltro hanno portato molte major alla decisione di denunciare il sito per violazione del diritto d’autore.
VK offre persino la possibilità di creare le proprie playlist musicali ed una galleria video, una sorta di archivio online sempre disponibile. E’ probabilmente questo uno dei motivi per i quali Vkontakte si posiziona, fra i social network, come quello con il maggior tempo medio di permanenza dei sui utenti: 496,7 minuti (8,3 ore) è il tempo rilevato da un studio di ComScore.
Per ultimo ma non meno importante, VK è anche, come Facebook, un ottimo strumento per le aziende che intendono promuovere i propri prodotti. Per maggiori informazioni sulle possibilità offerte agli inserzionisti, vi rimandiamo a questo interessante approfondimento tratto dal blog Insight Out!

Germania dichiara guerra alle bufale online: multe fino a 50 milioni ai social che non le rimuovono

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La Germania si appresta a varare il più severo giro di vite da parte di un Paese europeo contro i social network che pubblicano notizie false. Il governo tedesco ha presentato una bozza di legge che impone multe fino a 50 milioni di euro alle piattaforme che dovessero non cancellare i discorsi di incitamento all’odio o le “fake news”, vale a dire le bufale che, con motivi e scopi diversi, circolano in rete. 

Il ministro della giustizia Heiko Maas ritiene che i social media non facciano abbastanza per «ripulire» le loro piattaforme da calunnie e incitamenti all’odio razziale: «Sono troppo pochi i contenuti criminali che vengono rimossi e, in ogni caso, non vengono cancellati in tempi sufficientemente brevi», ha commentato il ministro al Financial Times. Secondo le statistiche riferite da Maas, Twitter avrebbe cancellato solo l’uno per cento dei contenuti offensivi segnalati dagli utenti. Un po’ meglio avrebbe fatto Facebook, con il 39 per cento, mentre Google si dimostra il più attento con un 90 per cento di contenuti offensivi rimossi da YouTube. 

«Il problema maggiore - secondo Maas - è che i social network non affrontano abbastanza seriamente le denunce dei propri utenti». Il provvedimento è ispirato dalla preoccupazione che le fake news possano influenzare le elezioni tedesche che si terranno quest’anno, assumendo un ruolo analogo a quello giocato nell’ultima campagna elettorale americana. 

La bozza di legge prevede che i social network si dotino di funzioni, semplici e immediatamente visibili, per permettere agli utenti di denunciare contenuti diffamatori, discorsi d’odio e fake news. Le piattaforme dovranno inoltre cancellare o bloccare tutti i contenuti chiaramente criminali entro 24 ore, mentre per quelli che richiedono un’attività investigativa la rimozione è prevista nell’arco dei 7 giorni. In ogni caso gli utenti dovranno essere immediatamente informati di ogni decisione presa.  

L’orientamento del governo tedesco sembra inoltre andare controcorrente rispetto alla dichiarazione congiunta firmata a Vienna a inizio marzo dal relatore speciale delle Nazioni Unite per la libertà di opinione e espressione, dal responsabile per la libertà dei media dell’Ocse, dal relatore speciale per la libertà di espressione dell’Organizzazione degli Stati americani e da quello della Commissione africana per i diritti umani: «Gli intermediari della comunicazione non dovrebbero mai essere considerati responsabili per i contenuti pubblicati dai loro utenti salvo che non intervengano specificamente su tali contenuti o si rifiutino di adempiere ad un ordine adottato all’esito di un giusto processo condotto da un’autorità indipendente e imparziale e sempre che dispongano della capacità tecnica di adempiervi». 

Per le quattro organizzazioni internazionali la soluzione alle fake news non possono dunque essere le censure di Stato né, tanto meno, quelle affidate ai gestori delle piattaforme, come di fatto sembra orientata a fare la Germania. Come ha sintetizzato Guido Scorza, avvocato ed esperto di tematiche digitali, «la circolazione di notizie false diffuse dai governi, dai media mainstream e attraverso le piattaforme social rappresenta una minaccia seria e preoccupante per la libertà di informazione e le democrazie del mondo intero, ma leggi censorie che mirano a limitare la circolazione dei contenuti sul web chiamando i gestori delle grandi piattaforme online a rispondere dei contenuti pubblicati dagli utenti e promuovendo forme di privatizzazione della giustizia, rappresentano una cura peggiore del male».

Twitter, come funziona il suo algoritmo misterioso

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La caratteristica di Twitter era di non avere un algoritmo che regolava la timeline. Ed era molto apprezzato per questo. Poi, nel 2016, su impulso di Jack Dorsey, la società ha cambiato strategia e ne ha messo a punto uno. Adesso Twitter può proporre agli utenti una sezione di “In caso ve lo foste perso..”, in cui recupera alcuni tweet di particolare interesse, e anche aggiunge tweet “promossi” di persone che non si seguono. Qualcosa è cambiato, con l’algoritmo, ma poco. Quello che resta sicuro, però, è che si sa molto poco di come funzioni.
Will Oremus ne ha fatto un’inchiesta, e l’ha scritta su Slate. Cosa ha scoperto? Alcune cose curiose ci sono. Prima di tutto, la modifica è risultata efficace. Da quando i contenuti sono stati riorganizzati si è registrato un incremento dell’attività su Twitter. I veterani lo usano di più, i nuovi lo capiscono subito e meglio. Una risposta che i proprietari non si aspettavano.
Il secondo punto è che l’algoritmo, ora che è stato creato, è in continua e perpetua mutazione. Secondo quanto spiega Deepak Rao, il product manager che segue il tema, vengono effettuati ogni mese diversi test. A seconda delle risposte, si decide come modificarlo.
Il terzo aspetto è che, ora, l’algoritmo rende la timeline di ciascun utente del tutto personalizzata. Non è più un social in senso stretto, ma un servizio di informazioni personalizzate. La differenza c’è: adesso i tweet che vengono mostrati non seguono un semplice ordine cronologico, ma si adeguano a diversi criteri. Ad esempio il numero di retweet, i like e il tempo passato a leggerli. O l’interesse già dimostrato nei confronti del twittatore (se ad esempio si segue e si retwitta spesso Gianni Riotta, l’algoritmo asseconderà questa balzana preferenza, mostrando altri tweet di Gianni Riotta). Conta anche se è recente o meno, se contiene immagini o link o gif, e tante altre cose.
Non è una cavolata: il modo in cui Twitter decide cosa mostrare o meno non è privo di effetti. Contribuisce a creare una filter bubble, cioè una “bolla” attraverso cui passano alcune informazioni e non altre, e saranno quelle che già piacciono/assomigliano all’utente. Non ci si confronta più, insomma. Ci si rassicura.

"Facebook Journalism Project", Mark Zuckerberg trasforma il social (anche) in un giornale

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Di Selene Gagliardi
Facebook è diventato ufficialmente un editore. Ad annunciarlo sono stati sia il Ceo del social network, Mark Zuckerberg, sia la direttrice di produzione, Fidji Simo, tramite un lungo post apparso su Facebook stesso. Nasce infatti il "Facebook Journalism Project", che ha già suscitato più di qualche polemica tra gli editori di tutto il mondo.


Saranno 3 in particolare i modi in cui il social di Zuckerberg intende diventare una vera e propria newsroom: collaborare nella produzione di news; fornire corsi di e-learning per i giornalisti (per la loro specializzazione e formazione) e aiutare nel reperimento di testimoni oculari degli eventi; promuovere la digital e news literacy degli utenti.
Oltre agli strumenti presenti alla piattaforma e già pensati per il giornalismo (i Live, le riprese a 360°, gli Instant Article), infatti, la Simo ha annunciato che l'azienda sta mettendo a punto nuovi modi per comunicare al meglio le news, ad esempio fornendo ai lettori la visione di più articoli contemporaneamente. Inoltre, una grossa spinta in termini di visibilità verrà data alla stampa indipendente e alle edizioni locali: "Le news locali sono l'anima del vero giornalismo" ha scritto la Simo nel suo articolo. Infine, è in arrivo anche un tool chiamato CrowdTagle, che permetterà di distribuire al meglio i prodotti editoriali sui social e di individuare gli influencer del momento.

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