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Strage in California, l'autore è un'ex marine che aveva combattuto nella guerra in Afghanistan


Di Salvatore Santoru

Nuova violenza negli USA. Più specificatamente,è avvenuta una sparatoria in un bar di Thousand Oaks, il 'Borderline Bar& Grill'. 
Andando maggiormente nei particolari, la sparatoria è avvenuta durante un evento musicale country in cui erano presenti almeno 200 ragazzi frequentanti l'università. 

Durante l'attacco il killer, il 28enne Ian David Long, era completamente vestito di nero e utilizzava una maschera sul volto nonché un capello da baseball.
Approfondendo, Long era un'ex marine che aveva combattuto nella guerra in Afghanistan e in seguito al conflitto aveva sviluppato alcuni disturbi psichiatrici.

PER APPROFONDIRE: ARTICOLO SU BLASTING NEWS

Pittsburgh, fanatico religioso dell'ultradestra spara nella sinagoga della congregazione conservatrice e uccide 11 persone. Nei social attaccava tutti gli ebrei e criticava Trump


Di Salvatore Santoru

Un fanatico religioso dell'ultradestra statunitense ha ucciso ben undici persone nell'attacco contro la sinagoga della congregazione ebraica di stampo conservatrice Tree of Life Congregation di Pittsburgh(1).
Durante l'attacco il fanatico religioso ed ideologico, Robert Bowers, sosteneva che tutti gli ebrei dovevano morire ed era armato con un fucile stile AR-15.

Sui social Bowers attaccava tutti gli ebrei e criticava anche il presidente statunitense Donald Trump.

NOTA:

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/28/pittsburgh-un-uomo-spara-nella-sinagoga-e-uccide-11-persone-lurlo-tutti-gli-ebrei-devono-morire/4724492/

BREAKING NEWS, SPARI IN UNA CHIESA DEL TEXAS: 27 morti,killer è stato ucciso

Risultati immagini per First Baptist Church shot

Di Salvatore Santoru

Sparatoria alla First Baptist Church(Sutherland Springs), in Texas.
Come riporta il Giornale e altre testate e media internazionali(1), lo sparatore  è stato ucciso e tra i morti ci sarebbe anche un bambino di soli due anni.

NOTA:

(1) http://www.ilgiornale.it/news/mondo/spari-chiesa-texas-colpite-diverse-persone-1459867.html

USA, SPARI SULLA FOLLA NEL MARYLAND: per ora bilancio di 3 morti, in fuga lo stragista

STRAGE AL CONCERTO COUNTRY DI LAS VEGAS, L'ISIS RIVENDICA


Risultati immagini per LAS VEGAS ISIS RIVENDICA



Di Salvatore Santoru

Las Vegas è stata colpita dalla tremenda strage avvenuta a Las Vegas, durante un concerto coutry(1).

Il bilancio è di più di cinquanta morti e si ha notizia di una rivendicazione dell'ISIS, come riporta il "Sole 24 Ore"(2).

L'ISIS sostiene che lo stragista,Stephen Paddock, si era convertito pochi mesi fa ed era noto come Samir Al-Hajib.

NOTE:

(1)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/10/strage-las-vegas-oltre-50-morti-e-200.html

(2)http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-10-02/las-vegas-sparatoria-casino-molti-feriti-081803.shtml

Strage a Las Vegas, oltre 50 morti e 200 feriti durante un Festival

Risultati immagini per Strage a Las Vegas

La Stampa

Un concerto di musica country trasformato in un tiro a segno sulla folla, ed è strage. Orrore a Las Vegas: almeno 50 morti e 200 feriti, tra cui anche poliziotti, il drammatico bilancio sale di ora in ora, come riferisce lo sceriffo, della sparatoria avvenuta nei pressi del Mandalay Bay Casino, uno dei primissimi alberghi che dà il via alla Strip, la celeberrima via dei Casino, sempre gremita di turisti. 

Lupo solitario, ricercata la compagna  
La polizia riferisce di aver ucciso l’unico sospettato, che è stato identificato in Stephen Paddock, di 64 anni. Sarebbe un “lupo solitario”, già noto alle forze dell’ordine, residente in Nevada. Non ci sarebbero altri killer in azione e non si sarebbe trattato di un attacco terroristico. L’aggressore di Las Vegas era un residente della città: lo afferma lo sceriffo Joe Lombardo. Mary Lou Danley, una donna asiatica che avrebbe legami con l’aggressore (sarebbe la sua compagna, nella foto sotto) è stata rintracciata ma non è ancora chiaro se sia sotto custodia della polizia. Lo riportano i media locali. Sul profilo Twitter delle forze dell’ordine è stata postata una sua foto e si chiede a chi la dovesse vedere di chiamare il 911. 
Si cercano inoltre due auto, una Hyunday e una Chrysler Pacific, registrate a nome dell’autore della sparatoria. 

Durante il concerto  
Le notizie sono ancora frammentarie. e non si conosce il movente. I colpi, un centinaio, sono stati sparati durante un Festival di tre giorni di musica country, il Route 91 Harvest. Ad assistere c’erano 40 mila persone. “Abbiamo sentito decine di colpi di armi automatiche”: lo riferisce uno dei testimoni. Nei video pubblicati online si sentono quelle che sembrano raffiche di mitra.  
“Quello che è successo stanotte è più che orribile - ha scritto su Instagram Jason Aldean, la star della musica country che si stava esibendo -. Ancora non so cosa dire ma voglio che tutti sappiano che io e la mia band siamo al sicuro. I miei pensieri e le mie preghiere vanno a tutti quelli che sono rimasti coinvolti. Mi fa male al cuore che questo sia accaduto a qualcuno che era venuto a trascorrere quella avrebbe dovuto essere una serata di divertimento”.  


ATTACCO MOSCHEA QUEBEC CITY, AGGIORNAMENTO: L'INDIZIATO E' ALEXANDRE BISSONNETTE

Risultati immagini per Alexandre Bissonnette

Di Salvatore Santoru

Stando alle indagini della polizia canadese l'unico indiziato per l'attacco alla moschea di Quebec City (1) è il 27enne Alexandre Bissonnette.
L'altro indiziato,Mohamed Khabir,si è rivelato essere un testimone e sino ad ora non si hanno notizie di altri sospetti.
Stando ai media canadesi(2) Bissonnette era già conosciuto per le sue posizioni politiche tendenzialmente estreme.

NOTE:

(1)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/01/canadaattacco-terroristico-al-grido-di.html

(2)http://www.lapresse.ca/actualites/201701/30/01-5064465-le-suspect-connu-pour-ses-critiques-sur-facebook.php

ATTACCO MOSCHEA QUEBEC CITY, INDAGINI SU DUE SOSPETTI

Risultati immagini per Mohamed Khadir

AGGIORNAMENTO: L'INDIZIATO E' ALEXANDRE BISSONNETTE

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Di Salvatore Santoru

La polizia canadese ha reso noto i nomi dei due presunti autori dell'attacco terroristico alla moschea di Quebec City(1).
Si tratterebbe di Alexandre Bissonnette Mohamed Khadir(2).

NOTE:

(1)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/01/canadaattacco-terroristico-al-grido-di.html

(2)http://www.ctvnews.ca/canada/six-dead-and-two-in-critical-condition-in-quebec-mosque-shooting-1.3262728

CANADA,ATTACCO TERRORISTICO CONTRO UNA MOSCHEA AL GRIDO DI 'ALLAH AKBAR'


I

AGGIORNAMENTO:
Si indaga su un sospetto

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Di Salvatore Santoru

Il centro culturale islamico del Quebec è stato vittima di un nuovo e tremendo attacco terroristico che ha portato alla morte di 6 persone.
I terroristi hanno gridato "Allah Akbhar", si parla di due sospetti arrestati e ancora non è certa la matrice dell'attacco, se islamofobo o invece di stampo islamista radicale.
Il presidente canadese Trudeau ha condannato l'attacco sostenendo che si è trattato di terrorismo contro i musulmani.

NOTE:

(1)http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2017/01/30/moschea-sparatoria-quebec-canada.html

(2)http://www.laprovinciacr.it/news/italia-e-mondo/159729/trudeau-attacco-a-moschea-e-terrorismo.html

Oregon, la strage al college forse collegata all'odio contro i cristiani da parte del killer Chris Harper Mercer



Di Salvatore Santoru

Emergono nuovi particolari sulla strage avvenuta in un college dell'Oregon ieri 1 ottobre 2015.
A quanto risulta, il killer Chris Harper Mercer era animato da una forte cristianofobia e forse ha colpito per motivazioni di odio religioso.


Chris Harper Mercer, http://ipresspage.com

Alle sue vittime, il killer ha chiesto se erano cristiani e quelli che hanno risposto sì sono stati immediatamente sparati alla testa e uccisi, mentre chi ha risposto no è stato gambizzato.






Secondo quanto rivelato dai media, oltre all'odio verso il cristianesimo e i cristiani Harper detestava in generale anche le altre religioni organizzate, si definiva "conservatore repubblicano", era amante delle armi e anche affascinato dall'IRA, il famoso gruppo armato irlandese.


http://www.thedailybeast.com

Su quest'ultimo punto, si potrebbe anche ipotizzare che nel suo utilizzo delle gambizzazioni verso le vittime non cristiane, il killer possa essere stato eventualmente influenzato dalla sua passione per la stessa IRA, tenendo conto che la gambizzazione verso "personaggi secondari" era una tecnica usata dall'IRA e dai gruppi armati considerati vicino ad essa e al "terrorismo rosso" degli anni 70, tra cui le italiane Brigate Rosse(https://it.wikipedia.org/wiki/Gambizzazione).

Comunque sia, sui social network Chris aveva già seminato qualche indizio delle sue future azioni, quando aveva commentato l'omicidio compiuto in diretta tv dall'ex giornalista Vester Flanagan contro due colleghi in Virginia.
Chris disse : «Il mondo scopre alcune persone quando versano un po’ di sangue. Uno sconosciuto è ora noto a tutti».

PER APPROFONDIRE:
http://www.vanityfair.it/news/mondo/15/10/02/chris-harper-mercer-strage-oregon

FOTO IN ALTO:http://www.cbc.ca

Secondo gli storici, la strage di San Miniato non fu nazista ma americana. Sindaco PD toglie le lapidi ma viene criticato da politico SEL



 Di Salvatore Santoru

Il 22 luglio 1944 nel Duomo di San Miniato, dove erano stati fatti rifugiare molti abitanti del paese, avvenne una strage che causò la morte di 55 persone(1), e secondo gli storici ad esplodere fu una granata americana, e non una bomba nazista, come subito si era scritto dopo l'attentato e si è continuato a credere per molto tempo(2).

Il sindaco della città e membro del PD Vittorio Gabbanini ha deciso di togliere le due targhe(3) che erano state messe sulla facciata del Comune, una che attribuiva la responsabilità ai nazisti l’altra all’esercito Usa, pensando che fosse tempo di metterle in un museo, e per ciò è stato criticato su Facebook da Renzo Ulivieri(4), esponente di SEL nonché presidente dell'associazione nazionale allenatori di calcio, e un passato come .



Renzo Ulivieri è un superstite della strage, così come Giuseppe Chielli, che però, come raccontato dal Tirreno(5), ha da raccontare una versione diversa da Ulivieri: "Storici, documenti, tutto prova che furono gli americani a tirare le cannonate. Io le ricordo passare sopra il Duomo mentre noi eravamo riparati dentro fin dall’alba di quel 22 luglio. Purtroppo una di queste cannonate entrò dentro la cattedrale ed essendo un proiettile a tempo scoppiò dopo un po’".

Note:
(1)http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_del_Duomo_di_San_Miniato
(2)http://archiviostorico.corriere.it/2004/aprile/24/Strage_San_Miniato_verita_americana_co_9_040424088.shtml
(3)http://www.secoloditalia.it/2015/04/non-fu-strage-nazista-sindaco-san-miniato-leva-targa-ulivieri-insulta/
(4)http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/08/25-aprile-sindaco-san-miniato-fa-rimuovere-lapidi-strage-duomo/1573012/
(5)http://iltirreno.gelocal.it/regione/2015/04/13/news/lapidi-san-miniato-renzo-e-giuseppe-c-erano-ma-ricordano-verita-diverse-1.11227664

Foto:http://iltirreno.gelocal.it

La strage di Primavalle, uno degli episodi più tragici degli anni di piombo


Di Salvatore Santoru

Il 16 aprile del 1973 a Primavalle(1) avvenne uno degli episodi più tragici degli anni di piombo.
Due fratelli, il 22enne Stefano e Virgilio Mattei(2), di soli 8 anni, morirono carbonizzati a causa dell'incendio della propria casa da parte di un commando dell'organizzazione "Potere Operaio"chiamato "Brigata Tanas"(3).
Gli altri componenti della famiglia, tra cui due bambini, rispettivamente di 3 e 9 anni, riuscirono a salvarsi e fu evitata la completa strage famigliare, motivata dal fatto che il padre di questi ragazzi,Mario, era il segretario di una sezione locale dell'MSI(4).
Il più importante responsabile della strage, Achille Lollo(5), riuscì a fuggire dopo due anni di carcere in Svezia, Angola per poi fare capolinea in Brasile, dove ha sposato l'attuale moglie angolana e lavora come giornalista e editore di tre riviste di sinistra, e recentemente ha dichiarato che la strage fu un'effetto collaterale, in quanto lui e i suoi compagni volevano solamente fare un'atto dimostrativo, com'era comune fare in quegli anni contro gli avversari politici.

Inizialmente ci fu una grande propaganda politica per nascondere le responsabilità della strage, e molti giornali e attivisti di sinistra parlarono di "faida fascista"(6) o comunque difesero i responsabili, visto che erano pur sempre "compagni che sbagliavano".
Lollo fu difeso economicamente da "Soccorso Rosso Militante"(7), un'organizzazione che si proponeva di fornire assistenza legale e economica ai "prigionieri politici" di estrema sinistra e che in seguito venne indagata per sostegno al terrorismo, e che era formata tra gli altri, secondo Wikipedia(8), da Dario Fo e Franca Rame.

C'è da dire che quegli anni furono indubbiamente bui, in quanto caratterizzati dall'odio e dall'amore per la violenza gratuita, giustificata con questa o quell'altra ideologia, e il meccanismo che animava questi miliziani ideologici non era dissimile da quello che oggi anima i guerriglieri dell'ISIS o la mafia.

Erano anni in cui si poteva venire uccisi per un'idea, per essere di destra come di sinistra e che paradossalmente videro grande ferocia, oltre che da neocomunisti e neofascisti, da parte degli esponenti dell'antifascismo militante che sostenevano di combattere per la libertà e contro le oppressioni, e allo stesso tempo sostenevano che qualunque individuo sospettato di essere "fascista" o avente contatti di amicizia o famigliari con essi (quindi, anche bambini ) doveva essere ucciso("uccidere un fascista non è reato") o per il secondo caso, se non ucciso, perlomeno perseguitato e discriminato.

Molti intellettuali, propagandisti,giornalisti o presunti tali, fecero carriera alimentando e difendendo l'odio e la contrapposizione tra "opposti estremismi", o meglio fornendo la giustificazione mentale e/o ideologica per chi era assettato di sangue e violenza, e purtroppo ancora oggi tali lasciti del passato non sono ancora del tutto finiti nella spazzatura della storia, come è giusto che sia, visto che sarebbe ora di creare una seria politica ispirata alle cose concrete e non a illusioni ideologiche, di sinistra come di destra, che hanno già fatto parecchio danno.

Note:

Milano:sparatoria al Tribunale, 3 morti e un ferito



Di Salvatore Santoru

Questa mattina il Tribunale di Milano è stato trasformato dal 57enne Claudio Giardiello in un poligono, come scritto dal "Fatto Quotidiano". Il bilancio della sparatoria sino ad ora è di un ferito e di ben tre morti, tra cui il giudice fallimentare Fernando Ciampi,  l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e il coimputato Giorgio Erba, mentre un quarto uomo è morto probabilmente per via di un infarto. Ferito il nipote di Erba,Davide Limongelli anche lui imputato nel giudizio in corso per il crac Eutelia.

Per approfondire:http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/09/palazzo-giustizia-milano-spari-in-unaula-almeno-morto/1574023/

(Foto:http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/milano_spari_palazzo_giustizia_feriti/notizie/1286221.shtml)

La strage dimenticata di Nemmersdorf

 
Di Salvatore Santoru

La Seconda Guerra Mondiale è stata accompagnata da tremendi crimini da parte di tutte le fazioni coinvolte, molti dei quali dimenticati, minimizzati o censurati per ovvie ragioni storiche e/o ideologiche.

Si pensi al massacro di Katyń, in cui le truppe dell'Armata Rossa uccisero 22000 civili e militari polacchi, massacro che per lungo tempo fu attribuito erroneamente ai tedeschi, e solo nel 1990 fu riconosciuto mondialmente come crimine commesso dall'Armata Rossa.

Un'altro episodio molto poco conosciuto è quello della strage di Nemmersdorf, un crimine di guerra che per più di quarant'anni è passato alquanto "inosservato".

Tale strage fu commessa il 22 ottobre 1944 dalle truppe sovietiche nell'omonima cittadina della Prussia orientale, e costò la vita a diversi civili tedeschi e prigionieri di guerra francesi e belgi.

Le stragi che accompagnarono la nascita dello Stato d'Israele




Di Marco Pizzuti *

King David Hotel


 Il 22 luglio 1946 venne collocata una bomba al King David Hotel di Gerusalemme. L'attentato venne organizzato dalle bande terroristiche paramilitari ebraiche Irgun e Stern, in accordo con l'Agenzia Ebraica e il suo leader, David Ben Gurion. L'annuncio dell'imminente esplosione fu dato alle autorita' mandatarie britanniche appena trenta minuti prima dell'esplosione, con un preavviso insufficiente a evacuare tutto l'albergo. Ci furono quindi 97 morti e 58 feriti tra inglesi, arabi ed ebrei, che in gran parte erano ammalati, feriti o medici e infermiere, in quanto l'hotel era stato adibito a ospedale militare. L'attentato fu un riuscito tentativo d'intimidazione contro la politica britannica, che controllava l'immigrazione ebraica in Palestina. La deflagrazione della bomba avvenne intorno a mezzogiorno, quando gli uffici erano pieni. Gli attentatori entrarono nell'edificio travestiti da lattai arabi e, dopo aver sistemato l'esplosivo che nascondevano nelle taniche di latte, fuggirono. 

Yehuda


 Il 13 dicembre del 1947, alcuni uomini del villaggio palestinese di Ben Yehuda sedevano a un caffe' locale, quando quattro automobili si fermarono presso di loro. Ne discesero alcuni terroristi travestiti da soldati britannici e cominciarono a lanciare granate sui civili e a colpirli con armi da fuoco. Furono uccise cosi' sette persone, e i feriti furono numerosi. 

Albergo Semiramis


 L'Agenzia Ebraica intensifico' la campagna di terrore contro gli arabi-palestinesi allo scopo di far fuggire le popolazioni civili dalla Palestina e da Gerusalemme. Il 5 gennaio 1948 una bomba scoppio' all'albergo Semiramis, a Gerusalemme est, facendo 18 morti e 16 feriti palestinesi. Secondo documenti delle Nazioni Unite, il massacro fu compiuto da terroristi dell'Haganah, i quali posero bombe nel seminterrato dell'albergo e nei pressi dell'uscita

Deir Yassin


Terroristi delle bande sioniste Tsel, Irgun e Haganah penetrarono nel villaggio arabo di Deir Yassin nella notte del 9 aprile 1948, con lo scopo di ottenere l'evacuazione della Palestina attraverso la minaccia del terrore. Nonostante i palestinesi combattessero per difendere le proprie case, nulla poterono contro terroristi ben armati e addestrati. Dopo aver lanciato bombe incendiarie contro le case per costringere i palestinesi a uscire, cominciarono a sparare a vista. Venticinque uomini tra i sopravvissuti furono legati e portati a fare un 'giro della vittoria' tra Judah Mahaina e Zakhrun Yousif, alla fine del quale furono uccisi a sangue freddo. Il giorno dopo, alcuni uomini dell'Haganah tornarono al villaggio per scavare una fossa comune, in cui furono gettati 250 colpi. Molte delle donne furono violentate prima di essere uccise. Alla delegazione della Croce Rossa che chiese di entrare nel villaggio per constatare il massacro, fu accordato il permesso solo due giorni dopo. Nel frattempo, i sionisti ebbero il tempo di seppellire il grosso dei cadaveri e di cambiare le indicazioni stradali, per depistare gli uomini della Croce Rossa. Questi ultimi, una volta giunti al villaggio, trovarono 150 cadaveri smembrati di uomini, donne, bambini, vecchi. Il massacro, a detta degli autori, fu fatto per instillare il terrore tra le popolazioni civili palestinesi. 

Nasser Ed-Din


 Nel villaggio palestinese di Nasser Ed-Din i terroristi si travestirono da fedayn palestinesi. La gente che si riverso' in strada per salutarli fu freddata sul posto e molte case vennero date alle fiamme. Solo quaranta persone sopravvissero. Tantura Teddy Katz, uno storico israeliano, sostiene che questo fu uno dei peggiori massacri compiuti dalle truppe israeliane. Il 15 maggio 1948 Tantura, un villaggio palestinese presso Haifa che contava 1500 abitanti, fu quasi completamente raso al suolo. Duecento persone furono uccise, il resto della popolazione venne scacciato dalle proprie case e al posto del villaggio fu creato il kibbutz Nahsholim, con un parcheggio per la vicina spiaggia. Beit Daras Dopo alcuni tentativi fatti per evacuare questo villaggio, il 21 maggio 1948 i sionisti mobilitarono un grosso contingente e circondarono Beit Daras. Le donne e i bambini che cercarono scampo fuggendo furono massacrati, mentre le case del villaggio furono date alle fiamme. 

Moschea di Dahmash


 L'11 luglio 1948 l'89° Battaglione israeliano guidato da Moshe Dayan occupo' Lydda. Per vendicare l'uccisione di sette soldati israeliani da parte dei combattenti palestinesi, i sionisti irruppero nella moschea di Dahmash, in cui si erano asserragliati molti civili, perlopiu' donne, vecchi e bambini, e ne massacrarono cento, lasciando i corpi a decomporsi per dieci giorni. Il resto della popolazione di Lydda e di Ramle fu spinto verso il campo profughi di Ramallah. A causa del forte caldo e della scarsita' dell'acqua molti profughi morirono di stenti lungo la strada Dawayma Il 29 ottobre 1948 l'esercito israeliano massacro' brutalmente circa centro persone, attaccando questo villaggio arroccato sulle montagne presso Hebron. Molti bambini vennero uccisi a bastonate mentre le persone anziane vennero rinchiuse in una casa poi date alle fiamme. Tutti coloro che cercarono di scappare nella vicina moschea furono falcidiati con il tiro al bersaglio dei cecchini

 Houla

 Il villaggio di Houla si trova nel Libano del sud, a pochi chilometri della frontiera israeliana, In esso si trovava il quartier generale del guerriglieri palestinesi, volontari arruolatisi per liberare la Palestina occupata. I militari israeliani attaccarono la cittadina per punire i suoi abitanti, che supportavano la resistenza palestinese. Travestiti da arabi, penetrarono nel villaggio per poi cominciare a sparare contro tutti i civili che andavano verso di loro. Di ottantacinque persone, solo tre sopravvissero. Israele occupo' militarmente la cittadina e ne espulse gran parte degli abitanti (di dodicimila abitanti ne restarono poco piu' di mille). Questi ultimi, tornati dopo l'armistizio nel 1949, trovarono orti e fattorie bruciati vicino alle case demolite. Sahla Nel 1948, dopo aver forzato la popolazione della cittadina ad asseragliarsi nella moschea, le forze d'occupazione ordinarono di mettersi con la faccia al muro e cominciarono a sparare finche' la moschea non si trasformo' in un lago di sangue. Furono assassinate centocinque persone.

Marco Pizzuti-Rivelazioni non Autorizzate-Edizioni Il Punto d'Incontro- pagine 189-191.

Indipendentiste curde assassinate dai servizi segreti turchi.



Di Mario Carboni

Sabine Cansiz, fondatrice del PKK Fidan Cogan del Parlamento curdo in esilio
Keyla Soylemez giovane militante.

Uccise concolpi di pistola col silenziatore nella sede del PKK a Parigi.

Militanti di una lotta storica per l'indipendenza del popolo curdo, represso e negato da turchi, siriani, irakeni, solo adesso godono di una precaria autonomia nel Kurdistan irakeno.

Il nemico più feroce è sempre stato lo stato turco ed oggi il regime islamico che lo governa. Giusto il rifiuto alla Turchia nell'Unione europea, per molti motivi e sopratutto per la negazione violenta oltre ogni limite dell'autodecisione dei curdi e per la sostanziale ademocrazia del regime.



Vergognoso il silenzio della sinistra italiana, della supersinistra e dei pacifisti di ogni tipo sulla sofferenza dei curdi, sulle loro lotte e in questo caso su un orribile omicidio politico di tre donne colpevoli di essere emancipate e di lottare per la loro libertà e quella del loro popolo.
Dove sono le manifestazioni?
I post in facebook?
I blog?
I comitati e le iniziative contro il turchi ed il loro regime liberticida?
La difesa delle donne in questo classico femminicidio politico?
Anche i neoindipendentisti sardi..in silenzio.
Quanto è viscido operare in politica con due pesi e due misure!

Onore alle tre vittime..


 Indipendentiste curde assassinate dai servizi segreti turchi.
Sabine Cansiz, fondatrice del PKK
Fidan Cogan del Parlamento curdo in esilio
Keyla Soylemez giovane militante.
Uccise concolpi di pistola col silenziatore nella sede del PKK a Parigi.
Militanti di una lotta storica per l'indipendenza del popolo curdo, represso e negato da turchi, siriani, irakeni, solo adesso godono di una precaria autonomia nel Kurdistan irakeno. Il nemico più feroce è sempre stato lo stato turco ed oggi il regime islamico che lo governa. Giusto il rifiuto alla Turchia nell'Unione europea, per molti motivi e sopratutto per la negazione violenta oltre ogni limite dell'autodecisione dei curdi e per la sostanziale ademocrazia del regime.
Vergognoso il silenzio della sinistra italiana, della supersinistra e dei pacifisti di ogni tipo sulla sofferenza dei curdi, sulle loro lotte e in questo caso su un orribile omicidio politico di tre donne colpevoli di essere emancipate e di lottare per la loro libertà e quella del loro popolo. Dove sono le manifestazioni? I post in facebook? I blog? I comitati e le iniziative contro il turchi ed il loro regime liberticida?La difesa delle donne in questo classico femminicidio politico?
Anche i neoindipendentisti sardi..in silenzio.
Quanto è viscido operare in politica con due pesi e due misure!
Onore alle tre vittime..





Di Luigi Barnaba Frigoli
www.unionesarda.it
Un'esecuzione in piena regola. È quella con cui, nella notte tra ieri e mercoledì sono state freddate tre donne all'interno di un edificio di Rue Lafayette, nel centro di Parigi.

A rinvenire i corpi, alcuni amici, presentatisi sul posto dopo essersi insospettiti per una serie di telefonate senza risposta.
A intricare ancor di più la matassa, l'identità delle tre vittime: si tratta di Sakine Cansiz, cofondatrice del Pkk (il Partito comunista curdo in lotta da decenni contro la Turchia per ottenere l'indipendenza), di Fidan Dogan, rappresentante del Congresso nazionale del Kurdistan, con base a Bruxelles, e della giovane attivista Leyla Soylemez.

Tutte e tre freddate con un colpo alla testa, proprio nei locali che ospitano la sede del Pkk nella capitale francese, dove non sono stati trovati segni di effrazione. Anzi, i primi rilievi farebbero supporre che siano state proprio le tre donne a rispondere al citofono e ad aprire la porta al loro aguzzino, anche se non è escluso che ad agire siano state più persone.

Sul triplice omicidio le autorità transalpine hanno immediatamente aperto un'inchiesta. Ma per molti la pista da seguire sarebbe chiara: quella delle trattative dirette tra il governo di Ankara e il leader curdo Abdullah Ocalan, in carcere sull'isola di Imrali dal 1999 in condizione di totale isolamento.

Ne sono convinti i rappresentanti del Pkk residenti sul suolo francese, che ieri mattina hanno affollato a centinaia Rue Lafayette, scandendo slogan contro il nemico turco e in particolare contro il presidente Recep Tayyp Erdogan, definito a più riprese assassino, e a favore della liberazione di Ocalan, prima di dare il via a un corteo all'insegna della rabbia e del cordoglio.

«È un crimine di Stato o in ogni caso un crimine politico», ha dichiarato Edhart Leon, responsabile della Federazione delle Associazioni Curde di Francia, mentre il presidente francese François Hollande ha parlato senza mezzi termini di «crimine orrendo».

Dal canto proprio, la Turchia, tramite il portavoce dell'esecutivo, ha condannato l'uccisione delle tre attiviste, senza però rasserenare gli animi della comunità del Kurdistan, che, anzi, tramite il tam tam su internet, ha invitato «tutti i curdi e gli amici del popolo curdo» alla mobilitazione.

Fonte:http://sadefenza.blogspot.it/2013/01/indipendentiste-curde-assassinate-dai.html

Il massacro dimenticato

Sabra e Chatila. Entrai in quel campo, ecco ciò che vidi
Di Robert Fisk

Quei ricordi, ovviamente, non si cancellano. Lo sa bene l’uomo che aveva perso la sua famiglia in un precedente massacro e poi vide, impotente, i giovani di Chatila costretti a mettersi in fila e a marciare verso la morte. Ma il tanfo dell’ingiustizia soffoca ancora i campi profughi nei quali esattamente 30 anni fa furono massacrati 1700 palestinesi. Nessuno è stato processato e tanto meno condannato per quel massacro, che persino uno scrittore israeliano paragonò all’assassinio dei partigiani jugoslavi ad opera dei simpatizzanti nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Sabra e Chatila sono un monumento eretto ai criminali che l’hanno fatta franca.

KHAKED ABU Noor era un adolescente, un futuro miliziano ed era partito per le montagne poco prima che i falangisti alleati di Israele facessero irruzione. Si sente in colpa per non aver potuto combattere contro i violentatori e gli assassini? “Il sentimento che ci accomuna è la depressione”, mi risponde. “Abbiamo chiesto giustizia, abbiamo invocato processi internazionali, ma nulla è accaduto. Nemmeno una sola persona è stata ritenuta colpevole di quell’orrore. Nessuno è finito dinanzi ad un tribunale. Forse per questo abbiamo dovuto soffrire ancora nella guerra del 1986 (per mano dei libanesi sciiti) e forse per questo gli israeliani hanno potuto massacrare moltissimi palestinesi nel 2008-2009 durante l’invasione di Gaza. Se i responsabili del massacro di trenta anni fa fossero stati processati, non ci sarebbero stati i morti di Gaza”. Ha le sue ragioni per pensarla a questo modo.

L’11 settembre a Manhattan decine di presidenti e primi ministri hanno fatto la fila per commemorare le vittime dell’attentato criminale al World Trade Center, ma nemmeno un leader occidentale ha avuto il coraggio di far visita alle fosse comuni sudice e spoglie di Sabra e Chatila. Ad onor del vero, va detto che in trenta anni nemmeno un solo leader arabo si è preso la briga di visitare il luogo in cui riposano almeno 600 delle 1700 vittime. I potenti del mondo arabo piangono, a parole, per la sorte dei palestinesi massacrati nei campi, ma nessuno ha voluto affrontare un breve volo per rendere omaggio a questi morti dimenticati.

E poi chi se la sente di offendere gli israeliani o gli americani?

Per ironia – ma significativa – del destino, il solo Paese che ha svolto una seria indagine ufficiale, pur finita in un nulla di fatto, è stato Israele. L’esercito israeliano lasciò entrare gli assassini nei campi e rimase a guardare senza intervenire mentre le atrocità si consumavano.

La testimonianza più significativa è quella fornita dal sottotenente israeliano Avi Grabowsky. La Commissione Kahan ritenne l’allora ministro della Difesa di Israele, Ariel Sharon, personalmente responsabile per aver consentito ai sanguinari falangisti anti-palestinesi di fare irruzione nei campi “per ripulirli dai terroristi” – rivelatisi inesistenti come le armi di distruzione di massa dell’Iraq 21 anni dopo. Sharon fu costretto a dimettersi, ma in seguito divenne primo ministro fin quando fu colpito da un ictus. Elie Hobeika, il leader della milizia cristiana libanese che guidò gli uomini nei campi – dopo che Sharon aveva detto ai falangisti che i palestinesi avevano appena assassinato il loro capo Bashir Gemayel – fu assassinato qualche anno dopo nella zona est di Beirut. I suoi nemici dissero che era stato ucciso dai siriani, i suoi amici incolparono gli israeliani. Hobeika, che aveva stretto una alleanza con i siriani, aveva appena annunciato che avrebbe “detto tutto” sulle atrocità di Sabra e Chatila dinanzi ad un tribunale belga che voleva processare Sharon.

Naturalmente quanti di noi entrarono nei campi il terzo e ultimo giorno del massacro – il 18 settembre 1982 – hanno i loro ricordi. Io ricordo il vecchio in pigiama disteso a terra supino nella strada principale del campo con accanto il suo innocente bastone da passeggio, le due donne e il bambino uccisi accanto a un cavallo morto, la casa privata nella quale mi nascosi dagli assassini insieme al collega del Washington Post, Loren Jenkins. Nel cortile della casa trovammo il cadavere di una giovane. Alcune donne erano state stuprate prima di essere uccise.

Ricordo anche la nuvola di mosche, l’odore penetrante della decomposizione. Queste cose le ricordo bene.

ABU MAHER ha 65 anni. La sua famiglia era fuggita da Safad, oggi Israele, e abitava nel campo profughi nei giorni del massacro. Sulle prime non voleva credere alle donne e ai bambini che gli dicevano di scappare. “Una vicina di casa cominciò ad urlare, guardai fuori e vidi mentre la uccisero con un colpo di arma da fuoco alla testa. La figlia tentò di fuggire; gli assassini la inseguirono gridando ‘Ammazziamola, ammazziamola, non ce la lasciamo sfuggire!’. Lanciò un grido verso di me, ma io non potevo fare nulla. Ma riuscì a salvarsi”.

Le ripetute visite ai campi, anno dopo anno, hanno creato una sorta di narrazione ricca di stupefacenti particolari. Le indagini condotte da Karsten Tveit della Radio norvegese e da me hanno provato che molti uomini, proprio quelli che Abu Maher vide marciare ancora vivi dopo il massacro iniziale, in seguito furono consegnati dagli israeliani agli assassini falangisti che li tennero prigionieri e Beirut est per diversi giorni e, quando si resero conto che non potevano servirsene per scambiarli con ostaggi cristiani, li giustiziarono e li seppellirono in fosse comuni. Altrettanto atroci e crudeli le argomentazioni a favore del perdono. Perché ricordare alcune centinaia di palestinesi massacrati quando in 19 mesi in Siria furono uccise 25.000 persone?

I sostenitori di Israele e i critici del mondo musulmano negli ultimi due anni mi hanno scritto insultandomi per aver più volte raccontato il massacro di Sabra e Chatila, come se il mio resoconto di testimone di quelle atrocità fosse soggetto alla prescrizione. Sulla base dei miei interventi su Sabra e Chatila raffrontati con miei articoli sull’oppressione turca, un lettore mi ha scritto che “sono portato a concludere che nel caso di Sabra e Chatila, lei mostra un pregiudizio contro Israele. Giungo a questa conclusione per il numero sproporzionato di citazioni di questa atrocità…”. Ma è possibile esagerare nel ricordare un massacro?

La dottoressa Bayan al-Hout, vedova dell’ex ambasciatore a Beirut dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), ha scritto la più autorevole e dettagliata ricostruzione dei crimini di guerra di Sabra e Chatila – perché di questo si è trattato – ed è giunta alla conclusione che negli anni seguenti la gente aveva paura a ricordare.

“POI ALCUNI gruppi internazionali hanno cominciato a parlarne. Dobbiamo ricordare: le vittime portano ancora le cicatrici di quei fatti e ne saranno segnati anche coloro che debbono ancora nascere”. Alla fine del libro, al-Hout pone alcuni interrogativi difficili e pericolosi: “Gli assassini sono stati i soli responsabili? Possiamo definire criminali solo gli autori del massacro? Solo chi diede gli ordini può essere considerato responsabile? ”.

In altre parole, non è forse vero che il Libano aveva un parte di responsabilità a causa dei falangisti, Israele un’altra parte a causa del comportamento del suo esercito, l’Occidente un’altra parte per avere Israele come alleato e gli arabi un’altra parte per avere gli americani come alleati? Al-Hout chiude citando le parole con le quali il rabbino Abraham Heschel si scagliò contro la guerra del Vietnam: “In una società libera alcuni sono colpevoli, ma tutti sono responsabili”.


Versione originale:  The Independent

Traduzione a cura di Carlo Biscotto