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Migliaia di studenti in corteo in cinquanta in città per il diritto allo studio. Slogan contro il governo

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Di Flavia Amabile

È in corso in cinquanta città italiane il primo sciopero generale della scuola indetto dagli studenti. A proclamarlo è stata l’Unione degli Studenti, che annuncia ulteriori mobilitazioni nei prossimi mesi per ottenere un cambiamento concreto della scuola. «In Italia il diritto allo studio non è garantito, nella manovra manca un cambiamento reale per i giovani. Scuole e università saranno in stato di agitazione permanente», è la dichiarazione congiunta di Rete della Conoscenza, Uds e Link, associazioni promotori dei cortei.  


Torino  
Centinaia di studenti sono scesi in strada, a Torino, per protestare «contro razzismo, finto governo del cambiamento e disuguaglianze». Il corteo, promosso dagli Studenti Indipendenti, è partito da piazza Arbarello e sfila per le vie del centro città per raggiungere piazza Castello. Davanti al Miur, in corso Vittorio, i ragazzi hanno bruciato una telecamera di cartone posta sopra dei mattoni. «I mattoni sono quelli che rischiano di caderci in testa tutti i giorni - spiegano - Le telecamere sono quelle che vogliono mettere in ogni scuola per controllarci». 


Sciopero docenti universitari: esami a rischio, l’appello degli studenti

Sciopero docenti universitari: esami a rischio, l'appello degli studenti

Blitz Quotidiano

Da oggi primo giugno fino al 31 luglio sono a rischio gli esami della sessione estiva negli atenei di tutta Italia. 
’ partita infatti la mobilitazione dei docenti, prevista l’adesione di 15mila tra professori e ricercatori. Protestano per ottenere lo sblocco definitivo degli scatti stipendiali, 80 milioni di euro per le borse di studio, semila concorsi per professori associati e 4mila concorsi per ordinari; altrettanti per ricercatori a tempo determinato di tipo B. Ma le ragioni dello sciopero dei docenti si scontrano con quelle degli studenti che rischiano di saltare qualche appello estivo: sotto scacco anche il diritto allo studio degli studenti stessi.
“A febbraio abbiamo lanciato una petizione sostenuta da più di 46.000 studenti e studentesse da tutti gli Atenei italiani per richiedere un ripensamento da parte dei docenti in merito a questa modalità di sciopero che si consuma sulla pelle degli studenti che rischiano di perdere la borsa di studio o l’accesso alla no tax area”, ha dichiarato Andrea Torti, coordinatore di Link-Coordinamento universitario, relativamente allo sciopero indetto dal Movimento per la dignità della docenza universitaria da domani 1 giugno al 31 luglio.

Alternanza scuola-lavoro: la protesta di un gruppo di studenti


Di Matteo Borgetto

Anche a Cuneo la protesta degli studenti contro l’alternanza scuola-lavoro. Una ventina di ragazzi di liceo Classico-Scientifico, Artistico, Itis e Magistrali, appartenenti al «Collettivo sociale autogestito» di via Saluzzo, hanno sfilato stamane (venerdì 13 ottobre) in corso Nizza e piazza Galimberti, urlando slogan contro la Legge 107 che ha introdotto l’obbligo degli stage aziendali per tutti gli studenti dell’ultimo triennio delle Superiori, anche nei licei.  

«Li chiamano percorsi formativi per aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro, quando in realtà si tratta di sfruttamento di manodopera gratuita - dicono -. Il più delle volte passiamo il tempo a fare fotocopie, distribuire volantini, e non impariamo nulla».  

«Ci hanno tagliato gli investimenti sulla formazione, rendendo un lusso persino il diritto allo studio – si legge sulla pagina Facebook dell’evento, che si è svolto in tutta Italia -. Studiare costa troppo e noi non ne possiamo più. Ci hanno venduto agli interessi delle grandi aziende, Ci hanno imposto riforme che hanno demolito la scuola pubblica senza ascoltarci, lo hanno fatto con la Buona Scuola e con le deleghe in bianco, ed ora vogliono farlo anche demolendo il Testo Unico. Ci stanno rubando il presente e ci cancellano il futuro». 

Secondo un’inchiesta dell’Unione degli Studenti, il 57% frequenta percorsi di alternanza non inerenti al percorso di studi e al 40% di studenti sono stati violati i diritti sul luogo di lavoro; il 38% degli studenti ha dovuto sostenere delle spese per sostenere le ore obbligatorie e la maggior parte degli studenti vorrebbe decidere sul proprio percorso di alternanza. Uno su tre ha addirittura pagato per partecipare al programma 

Brexit, per gli studenti Ue agevolazioni valide anche nell’anno 2017-2018

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Di Domenico Di Sanzo

Nessuno spettro Brexit per gli studenti europei, italiani inclusi, che decideranno di studiare nelle Università del Regno Unito a partire dal prossimo anno accademico. I ragazzi di tutti i paesi europei avranno gli stessi diritti, e gli stessi aiuti economici, anche dopo l’avvenuta uscita dall’Unione Europea. Lo ha annunciato oggi il governo britannico, intento a completare le procedure per uscire dall’Unione, come indicato dall’esito del referendum del 23 giugno scorso. Il ministro dell’università Jo Johnson ha dichiarato: «Gli studenti internazionali forniscono un importante contributo al nostro rinomato sistema universitario. Vogliamo che questo contributo continui».  

I contributi e le sovvenzioni messi a disposizione agli studenti comunitari saranno erogati a partire dall’anno accademico 2017/2018 e per tutta la durata del corso di studi universitario o post-diploma. Anche dopo la Brexit. Gli studenti e le loro famiglie, avranno la certezza che la discussa uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non comporterà cambiamenti nel percorso di studi. E soprattutto nel caso in cui il corso intrapreso preveda un sostegno finanziario.  

Spiega il ministro Jo Johnson: «La possibilità di garantire agli studenti l’idoneità a beneficiare di eventuali contributi finanziari, non soltanto per l’anno a venire, ma per tutta la durata dei loro corsi, permetterà di dare maggiore sicurezza a studenti e università».  

SUDAFRICA, PROTESTA DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI CONTRO L'AUMENTO DELLE TASSE

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Non si placano le proteste degli studenti universitari sudafricani scoppiate martedì 20 settembre 2016, dopo l'annuncio del ministro dell'Istruzione superiore, Iama Nzimande, di un aumento delle tasse universitarie per l'anno accademico 2016-2017.
In una conferenza stampa organizzata a Pretoria lunedì 19 settembre, il ministro ha sottolineato che spetterà alle università sudafricane applicare l'aumento sulle tasse accademiche - che dovrebbe aggirarsi intorno all'otto per cento. Una decisione destinata a creare un profondo divario sociale fra studenti abbienti e meno abbienti con un reddito familiare ridotto.
La proposta rischia così di riaccendere vecchi focolai di protesta rimasti assopiti in questi undici mesi. Già nel mese di ottobre del 2015, l'annuncio di un aumento delle tasse universitarie del 10,5 per cento aveva scatenato un'ondata di manifestazioni studentesche in tutto il Sudafrica
Fu proprio in quel contesto di forti agitazioni e di serpeggiante malumore fra gli studenti universitari che nacque il movimento nazionale #FeesMustFall, che chiedeva a gran voce un congelamento del canone. Quasi un anno dopo, la stagione delle proteste universitarie ha ripreso vita e le università sudafricane sono diventate, per il secondo anno di fila, teatro di manifestazioni. 
I gruppi studenteschi dei vari atenei del paese hanno risposto in maniera decisa a questa proposta, minacciando la chiusura dei campus universitari. Infatti, molti studenti hanno iniziato a inscenare proteste presso le università di Witwatersrand, di Pretoria e di Città del Capo, dove le lezioni sono state sospese per la giornata di lunedì. 
Nella giornata di martedì si sono consumati violenti scontri fra studenti e forze di polizia che hanno provveduto a fermare ed arrestare 31 persone. 



"Blade is saying 8%. We want free education. We are shutting down." - @WitsSRC president Kefentse Mkhari 
Perché gli studenti protestano
La maggior parte delle proteste sono nate in maniera pacifica. Gli studenti scesi per le strade di Johannesburg  martedì 20 settembre hanno scandito canzoni e slogan durante la marcia di protesta e hanno chiesto l'istruzione gratuita per alcune fasce sociali.
Molti studenti non possono permettersi di pagare tasse più alte e denunciano la decisione del governo di aumentare il canone fino all'otto per cento nell'anno accademico 2017-2018. 
Le tasse erano state congelate lo scorso anno, dopo la grande protesta degli studenti messa in atto nel 2015. Era dalla fine dell'apartheid nel 1994 che non si assisteva a manifestazioni di proporzioni simili. 
L'aumento delle tasse, secondo i gruppi studenteschi e i rappresentanti degli universitari, discriminerebbe gli studenti neri a basso reddito familiare. Le manifestazioni sono scaturite dalla prestigiosa università di Witwatersrand a Johannesburg, dove 200 studenti hanno deciso di uscire fuori dalle aule, bloccare le lezioni e radunarsi fuori dal campus. 
Ma l'ondata di proteste non si è arrestata e ha coinvolto anche le università di Bloemfontein e la Nelson Mandela Metropolitan University, nella città costiera di Port Elizabeth che sono rimaste chiuse per un'intera giornata, mentre l'università di Città del Capo ha annunciato la sospensione delle lezioni. 
La leader del consiglio rappresentativo dell'Università di Witwatersrand, Nompendulo Mkatshwa, ha raccontato che la polizia ha sparato gas lacrimogeni per disperdere gli studenti radunati nei pressi delle università per protesta. "Gli studenti non sono contenti della decisione annunciata dal dipartimento dell'Istruzione Superiore e si battono per la parità e il diritto all'istruzione".
Non si è fatta attendere la replica della polizia mediante il suo portavoce, Lungelo Dlamini, il quale ha precisato che gli studenti arrestati "stavano bloccando l'ingresso dell'università, violando un provvedimento giudiziario. Per questo motivo sono stati trattenuti presso una vicina stazione di polizia".

STUDENTI FUORI SEDE: PER UNA SINGOLA STANZA SI ARRIVA A SPENDERE PIU' DI 600 EURO

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http://www.linkiesta.it/it/article/2016/08/30/studenti-fuori-sede-per-una-stanza-singola-si-spendono-piu-di-600-euro/31627/
Gli affitti per gli studenti universitari fuori sede non conoscono crisi. I prezzi crescono di anno in anno, raggiungendo cifre stellari a Milano e Roma. Basta fare un giro tra i principali siti web di affitti, come stanno facendo in questi giorni molti degli oltre 850mila studenti universitari fuori sede di tutta Italia che non hanno accesso agli studentati. Per una stanza singola si sfiorano anche i 700 euro al mese, per un posto letto in doppia si superano 300 euro. I calcoli esatti li ha fatti l’ufficio studi del sito Immobiliare.it sui prezzi delle principali 14 città universitarie italiane: quest’anno si spenderanno in media 400 euro per una singola e 280 per condividere una doppia. Con una crescita dei prezzi rispettivamente del 4 e 2 per cento rispetto al 2015.
Milano continua a essere la città più cara per gli studenti universitari fuori sede. Per avere una stanza singola sotto la Madonnina servono 510 euro (cifra che supera del 28% il dato nazionale, per giunta cresciuto del 5% rispetto allo scorso anno), per una doppia si spendono 345 euro (+2% rispetto al 2015). Se poi si vuole vivere nel cuore della città, nelle zone più centrali la richiesta media per una stanza singola è di circa 600 euro al mese.
Schermata 2016 08 30 Alle 13
Al secondo posto in classifica troviamo Roma. Vista la maggiore estensione della Capitale, con zone molto distanti dai poli universitari e quindi più economiche, i prezzi medi si abbassano rispetto a Milano. Per una singola in media vengono richiesti 440 euro al mese (+6% rispetto al 2015), per una doppia 300 euro (+3%). Ma se si vuole vivere nel centro storico o anche solo non troppo lontano dalle aule universitarie, i prezzi delle singole superano in media i 500 euro mensili.
Sul terzo gradino del podio, Firenze. Dove però, in controtendenza rispetto alla situazione nazionale, i prezzi rispetto allo scorso anno sono scesi del 4% per la stanza singola e addirittura del 9% per la doppia. Il prezzo medio nel primo caso è di 335 euro, nel secondo 250 euro.
Balzo in avanti nella classifica per Torino e Siena, dove i prezzi degli affitti per gli universitari sono cresciuti dell’8 per cento in un solo anno. Superando anche i prezzi già alti di una delle principali destinazioni universitarie, Bologna, solitamente al quarto posto in classifica ma quest’anno scesa in sesta posizione. Aumenti non da poco anche per Venezia e Padova (+9% in un anno). Mentre le uniche città in calo sono Palermo (-8%) e Firenze (-4%). Le case meno care si trovano al Sud Italia.Catania e Palermo sono le città più economiche, con un costo di 200 e 180 euro al mese per una stanza.
Ma anche dove i prezzi sono più bassi, i proprietari preferiscono affittare case e stanze agli studenti anziché ai giovani lavoratori. Non solo per la possibilità di optare per canoni concordati e vantaggi fiscali, ma soprattutto per la “garanzia” dello stipendio dei genitori. Che – con questi prezzi – si assottiglia di anno in anno.
Schermata 2016 08 30 Alle 13

Borse di studio in Europa, un motore per cercarle

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Di Sara De Carli
In Europa esistono 12.320 diverse borse di studio, che stanziano complessivamente quasi 27 miliardi di euro. Due terzi degli studenti universitari europei però non ha mai fatto una domanda di borsa, anche perché non conosce le opportunità esistenti. Ora un sito cerca di fare informazione e matching fra chi cerca un aiuto economico per studiare e chi lo offre: si chiama EFG-European Funding Guide, è cofinanziata dalla Commissione Europea, ha Ashokacome partner ed è stata realizzata dalla non-profit tedesca ItS-Initiative für transparente Studienförderung (Initiative for transparency in student finance), che aveva già messo online, come primo step, una piattaforma analoga che mette in rete tutte le borse di studio disponibili in Germania per studenti tedeschi (www.myStipendium.de).

Campania: da giugno mezzi pubblici gratis per gli studenti

Da giugno mezzi pubblici gratis per gli studenti

Di Angela Marino

Da giugno corse gratis per gli studenti sui mezzi pubblici regionali in Campania. Grazie a uno stanziamento di 15,6 milioni – si legge in una nota della Regione Campania – dal 1° giugno 2016 gli studenti fino a 26 anni che utilizzano i mezzi del trasporto pubblico con abbonamento annuale, potranno presentare domanda per andare a scuola gratis.






Abbonamento gratis per gli studenti: ecco come:
Per ottenere l'abbonamento gratuito – spiega la Regione – sarà sufficiente presentare presso gli sportelli del consorzio UnicoCampania:
• il certificato di residenza e di iscrizione a scuola o all’università (dato che la Regione finanzierà l'abbonamento per il tragitto da casa a scuola/università);
• il modello ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) del nucleo familiare: sono ammessi al beneficio tutti gli studenti il cui reddito ISEE familiare sia inferiore a 35.000 euro, che corrisponde mediamente ad un reddito lordo familiare di circa 100.000 euro. Restano in ogni caso attive tutte le altre agevolazioni e gli sconti già previsti per gli altri studenti, le categorie disagiate e le forze dell’ordine (per la prima volta includendo anche i vigili del fuoco).

FONTE:http://napoli.fanpage.it/da-giugno-mezzi-pubblici-gratis-per-gli-studenti/

Caro affitti: le città italiane non sono a misura di studente



In questi giorni due indagini pubblicate dal Censis e da Immobiliare.it hanno dato uno spaccato della situazione degli affitti per studenti fuorisede. I dati rilevati riguardano gli affitti medi e le variazioni rispetto all’anno passato degli affitti per camere singole e doppie. I canoni più cari si registrano a Milano, Roma e Firenze mentre crescono i prezzi nelle città di Palermo, Siena e Torino ( circa + 9% rispetto al 2014 ).






Da sempre denunciamo come il mercato degli affitti sia una vera problematica per coloro che intendono studiare in una città diversa da quella di origine. Gli affitti medi, di 380 euro per una stanza singola e di 270 per una doppia sono molto elevati specie se si considera il fatto che i prezzi sono stabili rispetto al 2014 mentre in generale il potere di acquisto delle famiglie diminuisce.

I dati più rilevanti riguardano le grandi città come Roma e Milano in cui gli affitti per un monolocale toccano punte di ben 600 euro nella prima o addirittura di 650 nella seconda. La situazione non è migliore per l’affitto delle camere singole che a Milano toccano vette di 490 euro e di 415 a Roma. Questi prezzi sono ovviamente inaccessibili alla maggioranza degli studenti universitari che quindi si trovano costretti ad allontanarsi molto dal centro, e quindi spesso dai poli universitari, per trovare una sistemazione un pò meno cara.

Questi affitti esorbitanti sono dovuti anche al fatto che la richiesta di camere è sempre elevata, in quanto i posti negli studentati spesso non sono sufficienti e i parametri economici per poter essere idoneo alla residenza universitaria sono molto stretti.

Continua la lettura su Link Coordinamento Universitario

Fonte: Link Coordinamento Universitario

Così Nepstick semplifica la vita degli studenti fuori sede


Di Annalisa Lista

Dovete trasferirvi in un’altra città o all’estero per studio o lavoro e non avete un tetto sulla testa? Niente paura, c’è qui per voi Nepstick, l’Airbnb per chi è in cerca di una stanza per lunghi periodi. Un’idea di Fabian Dudek, giovane ventiduenne olandese. Si tratta di una piattaforma online che mette direttamente in contatto padroni di casa e inquilini in più di 30 città europee. Permettendo, ai locatori, di inserire un annuncio. E a studenti e lavoratori di scegliere e prenotare una stanza in meno di 48 ore. Senza la seccatura di recarsi sul posto e pagando online la caparra. Il sito, proprio come l’Airbnb, permette di verificare la disponibilità della camera e fornire una descrizione di sé e dei propri bisogni. Che il padrone valuterà per scegliere il coinquilino giusto. Se una volta arrivato a destinazione, il locatario non è soddisfatto della scelta compiuta, sarà coperto da un’assicurazione. Una volta inoltrato il reclamo, il team di NestPick valuterà la richiesta, provvedendo eventualmente a cercare una nuova sistemazione per l’inquilino, che nel frattempo potrà pernottare gratuitamente per tre notti in albergo. Per adesso, il sito è attivo in Italia per le città di Milano, Roma, Napoli e Bologna. 

Albania:migliaia di studenti in piazza a Tirana contro la riforma dell’Università

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Di Giacomo Dolzani

Migliaia di studenti e professori universitari albanesi si sono riuniti ieri a Tirana per una marcia di protesta, la più grande dall’inizio delle manifestazioni, oltre un anno fa, per esprimere il loro dissenso contro la riforma del sistema accademico varata dall’esecutivo, chiedendo al premier Edi Rama di ritirare la legge.
A dire dei rappresentanti del comitato Për Universitetin, promotore della contestazione, questo provvedimento consentirebbe al governo di porre sotto il proprio controllo l’intero comparto universitario nazionale e, contemporaneamente, di deviare i fondi destinati a quest’ultimo verso gli istituti privati, compensando la spesa con l’aumento delle rette.
Opposta invece la versione dell’esecutivo, il quale afferma che l’incremento delle tasse servirà solo ad aumentare la disponibilità di fondi per l’istruzione pubblica e che nessuno punta a limitare l’autonomia dell’Università; la nuova legge, sempre secondo il governo, avrà invece il fine di garantire a tutti gli studenti una parità di trattamento a prescindere dal loro reddito.
In seguito ai provvedimenti di liberalizzazione dell’economia, richiesti da Bruxelles a Tirana come prerequisito per il suo ingresso nell’Unione Europea, sono stati aperti nel paese diversi istituti universitari privati, destinati però principalmente a studenti con un reddito elevato; il taglio dei fondi all’istruzione pubblica, dovuto anche alla mancanza di liquidità nelle casse statali, rischia quindi di rendere l’accesso alla formazione superiore un privilegio per pochi.

Fonte:http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=51577

Birmania:80 studenti sotto processo per le proteste di due settimane fa

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Di Salvatore Santoru

Inizia oggi in Myanmar(Birmania) il processo che vede imputati un'ottantina di studenti arrestati durante la manifestazione contro la riforma dell'istruzione di due settimane fa a Letpadan mentre cercavano di superare lo sbarramento della polizia, che aveva interrotto, a quanto risulta in modo violento, la marcia di circa duecento studenti contro la riforma dell’istruzione in discussione al parlamento. 
Gli studenti processati sono stati accusati di aver promosso divisioni e instabilità e rischiano fino a sei anni di carcere. La protesta di Letpadan era nata per chiedere di dare maggiore potere alle università e agli istituti superiori, per il diritto di formare sindacati studenteschi e per quello di insegnare le lingue delle minoranze etniche a scuola.

Cyber Warfare, la Sapienza crea nuovi 007. Gli studenti: "Fuori la guerra dall'Università"

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La Sapienza ospita la 4° Conferenza sulla Cyber Warfare, al fine di promuovere nuove strategie di difesa delle Infrastrutture nazionali. Ma fuori dalle porte dell’aula magna gli studenti al grido di “Stop infowar” inscenano un sit in.

Di Giulia Monari
Cyber
LA CULTURA DELLA SICUREZZA  -  I centri di ricerca Cyber Intelligence and Information Security (CIIS) della Sapienza e dal Centro di Studi Strategici, Internazionali e Imprenditoriali, (CSSI) dell’Università di Firenze sono stati i principali promotori dell’incontro tenutosi mercoledì scorso presso l’aula magna della Città Universitaria, dal titolo “Protezione Cibernetica delle Infratrutture nazionali”.
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A sposare la causa della Cyber Security anche una serie di partner privati tra cui :Vitrociset, Finmeccanica e Meglan Group, una società israeliana, leader nel settore della cyber-guerra e dell’information defense, nonché finanziatrice dell’intero convegno. Al microfono si sono succeduti Andrea Billet, del VI reparto dello Stato maggiore di difesa, il Senatore Generale Luigi Ramponi e Shai Blitzblau, rappresentante della Meglan, che più di altri hanno sottolineato la minaccia sempre più concreta di attacchi ciberneticialle Infrastrutture critiche nazionali, vale a dire vitali per lo sviluppo economico dello Stato Italiano. A tal proposito sono stati illustrati strumenti  e ricerche sempre più avanzate messe in campo per far fronte  alla guerra del XXI secolo, che secondo i relatori non si combatterà più per aria o per terra, ma su un campo di battaglia virtuale. Con grande coinvolgimento di tutti i partecipanti, si è sottolineata quindi la necessità di promuovere un sistema di sicurezza partecipata, affinché ogni cittadino possa contribuire nel suo piccolo alla difesa dello Stato.
 Cyber Warfare
imagesALLA RICERCA DI NUOVI 007 – Ma come affermato dal Professor Umberto Gori, Direttore scientifico della conferenza, affinchè questo progetto di sicurezza e difesa della cosa pubblica si concretizzi urge un coinvolgimento maggiore da parte delle forze politiche. A scanso di equivoci, la risposta del governo italiano all’incubo di questa imminente Cyber war è già arrivata da mesi. Infatti a seguito di una regolamentazione europea in materia, il 24 gennaio del 2013 è stato approvato un nuovo decretorecante “Indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale” con il quale il nostro Paese definisce e regolamenta la collaborazione tra istituzioni private e pubbliche nell’organizzazione di strategie di sicurezza nazionale.
Qui entra in gioco la Sapienza che, seguendo l’esempio delle università britanniche e statunitensi, nella logica di ristrutturazione dell’Università ha dato i natali al CIIS, Cyber Intellingence and Information Security presieduto dal Professor Roberto Baldoni. Si tratta di un centro di ricerca che in pochi conoscono, salvo gli addetti ai lavori e che ha sede presso il Dipartimento di Ingegneria informatica. Forte dell’appoggio e dell’influenza dei privati  in questi anni il CIIS ha indirizzato in maniera massiccia la didattica verso lo sviluppo di programmi di sicurezza cibernetica e verso la nascita di nuove figure professionali ad hoc, come ricercatori qualificati con competenze multidisciplinari.
 Cyber Warfare
images“FUORI MAZINGA DALL’UNIVERSITÀ” -  Ma tra i principali detrattori del programma di sicurezza messo in atto dal moderno centro di ricerca della Sapienza vi sono proprio i ricercatori. Questi, stanchi dell’ormai totale subordinazione del proprio lavoro alla necessità di attrarre finanziamenti da parte di enti pubblici e privati, hanno deciso di aderire  alla campagna Stop Infowarlanciata dagli studenti di Fisica. Uniti in un rumoroso sit nel piazzale della Minerva, gli universitari hanno denunciato la “militarizzazione” dell’Università pubblica, che “per far fronte alla mancanza di fondi pubblici ha scelto di aprirsi a finanziamenti di tutti i tipi pur di mantenere poltrone e posizioni di potere, abbandonando qualunque pudore etico”.
Come si legge nei comunicati pubblicati sul sito dell’Assemblea dell’Officina di Fisica, le accuse mosse dai manifestanti alla gestione universitaria vertono principalmente in due direzioni. In primis il dito viene puntato contro la “manipolazione ed eterodirezione dell’opinione pubblica” messa in atto dalle forze politiche che, avvalendosi della complicità dell’Università pubblica, contribuiscono ad inculcare nelle teste dei cittadini uno spasmodico senso di insicurezza nato da questa incessante necessità di proteggere se stessi e le Istituzioni che li governano. E bersaglio delle critiche più efferate è il Rettore Luigi Frati, accusato di sostenere l’intervento sempre più massiccio dei privati nel settore dell’istruzione pubblica e di “contribuire a rafforzare la collaborazione fra università, governo e industria bellica”.
Ma le urla, i fischi  e ogni altro tipo di espressione di dissenso rimangono fuori dalle porte dell’aula magna dove il convegno si è tranquillamente protratto per tutto il resto della giornata. L’unico riferimento alle reazioni degli studenti è venuto proprio dal breve inervento del Rettore, che commenta così: «la mamma dei cretini è sempre incinta».

Grecia:studenti cercano la merenda nei cestini della spazzatura



Gli insegnanti delle scuole di Iralkleio (Creta) sottolineano che cresce sempre più il numero degli studenti malnutriti.

Una situazione di crollo sociale e impoverimento si sta registrando nelle scuole di Creta, con gli studenti che cercano qualcosa per far merenda nei cestini della spazzatura. La comunità educativa suona l'allarme.  Il fenomeno ha raggiunto ormai dimensioni incontrollabili ed è più che necessaria la creazione di un'istituzione che offra il pranzo alle unità scolastiche.

Il presidente dell'associazione degli insegnanti della regione di Iralkleio, Creta, con un suo intervento al consiglio comunale, si è riferito ad uno specifico incidente che vede protagonista un allievo che prende dalla spazzatura una tiropita [torta al formaggio, n.d.t.] per mangiarla. Come sottolinea, questo incidente non è un caso isolato.

Molti genitori confessano agli insegnanti le difficoltà che hanno per offrire un piatto ai propri figli, dice il signor Kòstas Ploumìs, aggiungendo che, nella maggior parte dei casi, i genitori non desiderano rendere pubblico il loro problema. Gli insegnanti delle scuole di Iralkeio sottolineano il crescente numero di studenti malnutriti e invitano i comuni a prendere delle misure immediate.

Fonte:http://prismanews.gr/index.php/crete/item/43833-mathites-kolatsio-skoupidia

Traduzione di Atene Calling

http://atenecalling.blogspot.it/2013/04/studenti-cercano-la-merenda-nei-cestini.html

Aboliamo i voti!:la proposta di Alex Corlazzoli per una scuola migliore



Di Alex Corlazzoli

Siamo nei giorni in cui a scuola si consegnano le pagelle, per cui famiglie e bambini sono in fibrillazione. Tra l'altro, i bambini hanno una paura pazzesca delle pagelle, a prescindere dal fatto che siano buone o meno: l'altro giorno mentre andavo a prendere la macchina nel parcheggio della scuola, due bambini si sono avvicinati e mi hanno detto: "Ma quando date le pagelle?" Io ho risposto: "Perché? Avete paura delle pagelle?" "Eh sì mi hanno risposto, mio papà poi chissà..."
E devo ammettere che anch'io, da ragazzo, avevo un po' paura della pagella...

In questi giorni mi sono arrivati via facebook, via mail, da alcuni lettori dei miei libri una serie di messaggi: ad esempio, Antonella l'altro giorno, dopo una interrogazione di geografia con voto 8, mi ha scritto che la sua prof le ha detto: "Ok, ti rimetto il tuo 8 di sempre ma siamo sempre lì", dunque chiedeva a me se questa possa essere la forma adatta da usare per invogliare una ragazza a fare meglio... Così come Michele, proprio ieri, via facebook mi scriveva: "Nella classe di mio figlio, formata da 8 alunni, è stato bocciato un bambino", la cosa più strana è che il figlio frequenta la seconda e che le sue maestre erano 6...
Allora io proprio di fronte a questi messaggi, alle pagelle e alle paure che incutono, sono ancora più convinto di quello che sostengo da sempre, cioè aboliamo i voti! C'è un manifesto molto bello, quello della Scuola del gratuito, che sono andato a riscoprire proprio in queste ore, che è stato lanciato dall'associazione Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi. Io non sempre sono d'accordo con questa associazione (non lo sono stato soprattutto sul caso Englaro) ma in questo caso si: nella Scuola del gratuito ciascuno è programma di se stesso, per cui non ha più senso misurare, confrontare rendimenti e meriti individuali, ed è quello che penso anche io. Perché dobbiamo creare sempre questa competizione in classe? Ormai i bambini vengono a scuola per la classifica, io ho preso 10, tu 8, l'altro sfigato poverino che prende 5, è sempre lì nell'algolo che nasconde la sua verifica, che la mette subito nel diario, non la fa vedere...

Un esperimento che faccio nelle mie classi è l'autovalutazione, i bambini fanno questa sorta di compito in classe, e si danno da soli il voto. In genere saltano fuori delle cose molto interessanti. Io ho dei bambini che non riescono a spiccicare una parola perché vengono da contesti famigliari difficili, perché non sono seguiti a casa, perché la scuola non gli dà gli strumenti per essere maggiormente preparati, perché ormai siamo in scuole senza risorse, dove non ci sono più insegnanti: ebbene, questi bambini stanno lì che ti guardano imbarazzati, come a dire: "Ma sei sicuro che mi devo proprio valutare da solo?" Oggi la valutazione che noi docenti adoperiamo è uguale per tutti, ma ognuno di noi ha un proprio processo di apprendimento, ognuno di noi deve avere un maestro che gli dà fiducia, lo valorizza...

Dobbiamo invertire le cose, dobbiamo passare a un sistema di valutazione diverso, così che non si crei una società basata sulla concorrenza, ma una società solidale. A volte, lo dico con molta chiarezza, insegno ai miei bambini a copiare! Oggi non c'è più nessuno che passa il compito, perché in questa società della concorrenza sin dalla scuola primaria c'è il concetto che ognuno deve andare bene per sé e chi se ne frega dell'altro.
Allora io cerco di ribaltare questo concetto del chi se ne frega dell'altro, cercando di educare a un minimo di solidarietà.

Proprio in questi giorni il ministro Profumo ha voluto portare per forza in Consiglio dei Ministri il regolamento sul nuovo sistema nazionale di valutazione. Sulla questione della valutazione degli insegnanti io sono molto d'accordo, e sono del parere che dovremmo intanto farci valutare proprio dai nostri datori di lavoro, ovvero i bambini!
Io più volte ho parlato della mia inadeguatezza nelle classi prime e seconde, e per esempio se mi dovessero votare dei bambini di seconda io beccherei anche dei 5, lo posso dire con molto realismo, come già ho fatto nel mio libro, La scuola che resiste, perché non credo ai maestri tuttologi capaci di stare in tutte le classi, anche facendo del mio meglio io non sono portato in genere per i bambini più piccoli e loro lo percepiscono, lo respirano, mentre sicuramente prenderei ottimi voti dai bambini di 10 anni.
Questo significherebbe che il mio dirigente, in un sistema scolastico diverso, probabilmente mi metterebbe sempre a insegnare nelle classi quarte e quinte e non nelle seconde!
Non solo, su questa questione del sistema di valutazione io lancio anche un'altra proposta: noi insegnanti dovremmo dare un voto a Profumo, ai ministri dell'Istruzione. Va bene un sistema di valutazione per i maestri, ma valutiamo anche i ministri!

Titolo originale:"ABBASSO I VOTI, W LA SCUOLA"

Fonte:http://www.cadoinpiedi.it/2013/03/13/abbasso_i_voti_w_la_scuola.html