Bronx, un “mall” al posto della fabbrica italiana uccisa da Goldman Sachs

mag 3, 2012 0 comments
Di Francesco Tamburini
Sta nascendo in questi giorni un grande centro commerciale nel Bronx, a New York, ma è l’epilogo di una storia che nasce sulle ceneri dei biscotti Stella d’oro. Un marchio che era parte dell’identità del quartiere, una fabbrica che dava lavoro a oltre 130 dipendenti. Poi la società è stata comprata e venduta, fino all’entrata in scena dei fondi di private equity insieme a Goldman Sachs ed è finita con il licenziamento, nel 2009, di tutti i lavoratori. Ora la fabbrica viene rimpiazzata dal centro commerciale. Unica consolazione è la precedenza nelle assunzioni dei 40 ex dipendenti dello stabilimento Stella d’oro ancora senza lavoro. Ma dovranno accettare un compromesso: i nuovi stipendi – secondo Mike Filippou, ex dipendente della società e rappresentante sindacale – saranno di 6 dollari all’ora, meno della metà rispetto a quelli di Stella d’oro. L’avvio dei lavori per costruire il nuovo centro riaccende il dibattito sulla chiusura della fabbrica di biscotti, diventato il triste esempio di un’azienda portata alla rovina da continui passaggi di proprietà.
Stella d’oro, fondata da una coppia di immigrati italiani negli Anni ’30, ha ricevuto il colpo di grazia quando venne acquistata nel settembre 2009 dal colosso alimentare americano Lance, partecipato dalla banca d’affari Goldman Sachs, che chiuse a sorpresa lo stabilimento del Bronx e spostò la produzione in Ohio. Pochi giorni dopo lo smantellamento della fabbrica, Goldman Sachs annunciò che quell’anno avrebbe pagato 23 miliardi di dollari in bonus a manager e dipendenti, la cifra più elevata nella storia della banca d’affari. Ma, prima dell’arrivo di Lance, diverse aziende e fondi di private equity si erano passati di mano Stella d’oro, riducendo un po’ alla volta la qualità dei prodotti per tagliare i costi e portandola così al declino.
Stella d’oro andava a gonfie vele negli anni ’60, con oltre 500 dipendenti. Il periodo d’oro finì nel 1989, quando morì in un incidente stradale Marc Zambetti, che aveva le redini dell’azienda dalla scomparsa del patrigno, lasciando un vuoto difficile da colmare. La famiglia decise così di vendere la società alla holding RJR Nabisco, che otto anni dopo fu acquistata a sua volta dal gruppo Philip Morris. Il nuovo proprietario modificò gli ingredienti dei biscotti per risparmiare, perdendo molti clienti. Il fatturato di Stella d’oro crollò nell’arco di pochi anni da 65 milioni di dollari a 30 milioni e centinaia di persone furono licenziate nella fabbrica del Bronx. Philip Morris si liberò dell’azienda nel 2006, vendendola al fondo di private equity Brynwood per appena 17,5 milioni di dollari.
Il nuovo proprietario presentò un piano massiccio di tagli per rivoluzionare ancora una volta l’azienda, innescando uno sciopero senza precedenti. A giugno del 2009, 11 mesi dopo l’inizio della protesta, un giudice dell’agenzia governativa National labor relations board accusò Brynwood di pratiche lavorative scorrette per essersi rifiutata di riassumere i dipendenti alle condizioni precedenti allo sciopero, non averli informati sulla situazione finanziaria reale della società e non essersi impegnata a trovare un accordo con loro. Il giudice impose quindi a Brynwood di riassumere gli scioperanti alle condizioni precedenti, con due mesi di stipendio arretrato. Ma il momento di gloria non durò a lungo nello stabilimento del Bronx. Pochi mesi dopo, infatti, arrivò la notizia che Stella d’oro era stata venduta a Lance, che chiuse definitivamente i battenti dell’impianto newyorkese licenziando senza preavviso i 133 dipendenti. Lance iniziò a produrre i biscotti Stella d’oro in Ohio, presso lo stabilimento di Archway, un’altra società di dolciumi che controllava.
Il licenziamento di massa fu uno shock per l’intero quartiere, che ne paga ancora le conseguenze. Il tasso di disoccupazione del Bronx registrato lo scorso febbraio è stato del 14,1 per cento, il più alto degli ultimi 20 anni e il maggiore dello Stato di New York, che ha una registrato una media del 9,2 per cento. Il dato – come spiega Ken Small, direttore dello sviluppo presso l’organizzazione non profit BronxWorks – riflette la mancanza nel quartiere di grandi aziende. La chiusura di alcuni stabilimenti negli ultimi anni, primo tra tutti quello di Stella d’oro, ha infatti portato gli abitanti a cercare lavoro in strutture pubbliche, come ospedali e settore non profit, che sono i primi a tagliare in tempi di recessione. Ora la notizia dell’apertura del centro commerciale al posto della ex fabbrica di biscotti ha acceso qualche speranza tra i disoccupati della zona. Ma il bilancio resta pesante.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/stella-doro-cosi-bronx-perso-unaltra-fabbrica-cambio-centro-commerciale/215939/

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