Trump debutta all’Onu: “Paghiamo troppo, ora basta burocrazia”


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Di Paolo Mastrolilli

Sostenere che sia sbocciato un amore sarebbe esagerato, ma la disponibilità con cui Trump ha trattato l’Onu nel giorno del suo esordio al Palazzo di Vetro ha sorpreso. Le differenze restano, ma il ministro degli Esteri italiano Alfano ha sintetizzato così il giudizio diffuso: «Se uno confronta le dichiarazioni iniziali della sua amministrazione con quelle di oggi, è chiaro che è avvenuta un’evoluzione. Questa è stata una buona giornata, l’Assemblea Generale è cominciata bene». 

Trump è arrivato al Palazzo di Vetro alle 9,45 del mattino, per partecipare a una riunione organizzata dagli Usa sulla riforma dell’Onu. Lo scopo dichiarato era sostenere il piano del nuovo segretario generale Guterres, e già questo era un segnale importante. In vista dell’appuntamento Washington aveva fatto circolare una dichiarazione in dieci punti, che 120 Paesi avevano sottoscritto: «Primo, noi affermiamo la fiducia nelle iniziative di riforma del segretario generale, e lo incoraggiamo a guidarle». I punti chiave erano il quinto, che chiedeva più trasparenza; il sesto, che sollecitava la «riduzione delle duplicazioni dei mandati e la ridondanza degli organismi»; l’ottavo, che suggeriva di rivedere le procedure di bilancio; il nono, che impone di «fare cambi concreti al sistema Onu per allinearlo meglio al suo lavoro di risposta umanitaria, sviluppo, e sostegno delle iniziative di pace»; il decimo, che riaffermava la «primaria responsabilità degli stati» per il loro destino.  

Presentando questa agenda con un discorso di 4 minuti, Trump non ha lesinato le critiche: «In passato l’Onu non è stata all’altezza delle sue potenzialità, a causa della burocrazia e gli errori di gestione». Poi ha aggiunto: «Dobbiamo assicurare che nessun Paese sostenga un fardello sproporzionato, militare e finanziario», riferendosi ai contributi Usa. Quindi ha lasciato l’aula con una battuta che riprendeva il suo slogan elettorale: «Dobbiamo fare le Nazioni Unite grandi. Non di nuovo. Il potenziale è enorme, penso che ce la faremo». 

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