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California, il caffè ora rischia: “È una sostanza cancerogena”

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Di Andrea Muratore
Nello Stato americano della California è in corso, negli ultimi mesi, un contenzioso mediatico e legale riguardante il caffè: in particolare, nei prossimi mesi è atteso un verdetto giudiziario che potrebbe portare il caffè ad essere incluso nella lista ufficiale delle sostanze cancerogene riconosciute tali dal governo di Sacramento sulla base del Safe Drinking Water and Toxic Enforcement Act del 1986, che nel momento della sua entrata in vigore ricevette l’approvazione di celebrità dello spettacolo come Jane Fonda.
Negli ultimi 30 anni, la lista è cresciuta arrivando fino a 900 sostanze chimiche, inclusa l’acrilammide che, secondo quanto segnalato dalla US Food and Drug Administration, è un sottoprodotto derivante dalla cottura ad alte temperature di numerosi prodotti alimentari fritti, arrostiti o tostati. L’allarme sull’acrilammide, negli Stati Uniti, è scattato dopo la scoperta di ingenti quantità della sostanza nelle patatine fritte di aziende come McDonald’s, ma l’American Cancer Society ha al tempo stesso lanciato l’allarme sulla sua possibile presenza nel caffè.

Chi porta avanti la campagna contro il caffè

Secondo quanto segnalato dal Daily Mail, il Council for Education and Research on Toxins (CERT), rappresentato dal Procuratore di Long Beach Raphael Metzger, è la principale organizzazione a portare avanti la battaglia per l’inserimento del caffè nella lista legata alla legge del 1986 e l’imposizione, nei luoghi ove la bevanda è venduta e distribuita, di avvisi sulla pericolosità della stessa simili a quelli presenti sui pacchetti di sigarette.
Strano che in uno Stato capace di votare a larga maggioranza per la liberalizzazione della cannabis il caffè arrivi a essere oggetto di una tale polemica: la causa portata avanti da Metzger contro i big dell’industria della caffeina americana, Starbucks in testa, per richiedere l’applicazione del Toxic Enforcement Act ha visto l’accusa prevalere nei primi due gradi di giudizio, ed è ora attesa al vaglio della Corte Suprema della California, come segnalato da Usa Today.

I dati scientifici difendono il caffè e la Who smorza l’allarme

Usa Today ha citato le dichiarazioni del rappresentante della difesa dell’industria del caffè, James Schurz, secondo il quale la correlazione tra l’assunzione reiterata della bevanda e l’insorgenza di fenomeni cancerogeni non è scientificamente dimostrata.
Le parole di Schurz si fondano, effettivamente, su studi che hanno certificato come sia l’acrilammide che il caffè stesso non possano essere ritenuti, direttamente, catalizzatori oncologici: come dichiarato all’Huffington Post da Stanley Omaye, professore di nutrizione e tossicologia all’Università del Nevada, “gli studi sugli animali hanno testimoniato che bisognerebbe bere 100 tazze di caffè al giorno per raggiungere una quantità pericolosa di acrilammide, il che è completamente assurdo”.
Il caffè risulterebbe dunque assolto dalla scienza, e sicuramente a tale verdetto, che potrebbe dissentire notevolmente o diametralmente dal giudizio californiano, ha contribuito la presa di posizione della World Health Organization, che nel 2016 ha smorzato gli allarmi sulla presunta pericolosità della connessione tra la bevanda e la produzione di acrilammide a seguito della tostatura dei chicchi di caffè. In attesa del verdetto del principale tribunale californiano, dunque, i dati concreti sembrano smorzare l’allarmismo sollevato dal Cert.
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