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Birmania, il genocidio dei Kachin

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Di Fabio Polese
Nello Stato Kachin, a nord-est della Birmania, sono ripresi gli scontri tra il Tatmadaw – il potente esercito birmano – e il Kachin Independence Army (Kia), la milizia etnica che per decenni ha salvaguardato armi in pugno l’identità, la terra e le tradizioni della popolazione a maggioranza cristiana, davanti alle offensive delle forze governative interessare ad annientare ogni specificità e ad arricchirsi con le risorse naturali che la regione offre.

Civili usati come scudi umani

All’inizio di aprile le truppe birmane hanno lanciato una potente operazione contro il quartier generale del gruppo etnico a Laiza, la capitale dello Stato Kachin. L’esercito bombarda via terra, ma anche con l’appoggio di elicotteri e aerei militari. A causa dei colpi di mortaio e degli scontri a fuoco, fino ad ora, più di 5mila persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. Tra queste, secondo quanto riferisce Vatican News, oltre mille sarebbero in ostaggio dell’esercito e verrebbero usate come scudi umani. Impossibile, invece, un conteggio delle vittime.

La marcia dei cattolici

Per chiedere la fine degli attacchi in atto, il 28 maggio migliaia di cattolici Kachin hanno sfilato per le strade di Myitkyina. A guidare la marcia è stato il vescovo della città Francis Daw Tang. Asia News precisa  che “alla dimostrazione hanno partecipato anche molti protestanti e non cristiani”. Altre manifestazioni, nelle ultime settimane, si sono svolte in tutto il Paese. E a Washington, negli Stati Uniti, sempre secondo quanto riporta l’agenzia di stampa, “molti esuli birmani hanno attuato uno sciopero della fame per gli sfollati intrappolati, chiedendo la fine delle violenze e riferendo al governo Usa che in Myanmar sta avvenendo un vero e proprio genocidio dei cristiani”.

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