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Così il fondo di Alan Howard ha speculato sulla crisi italiana

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Di Andrea Muratore
La crisi di governo che ha preceduto la gestazione dell’esecutivo a trazione leghista e pentastellata è stata accompagnata da notevoli turbolenze sui mercati finanziari legate alla percezione dell’instabilità del sistema economico italiano da parte degli operatori e, soprattutto, dalla mancanza di una solida guida governativa nel pieno delle sue funzioni.
Nel momento di massima instabilità seguito al momentaneo stop al governo Conte da parte del Quirinale a causa del contrasto sul ruolo di Paolo Savona nell’esecutivo l’attacco finanziario all’Italia si è inasprito in ampiezza e intensità, portando lo spread oltre i 300 punti base e Piazza Affari a bruciare oltre 400 miliardi di capitalizzazione.
“Qualcuno ha speculato sui risparmi degli italiani utilizzando la crisi politica di queste settimane per fare soldi?” – si è domandato il deputato Pd Michele Anzaldisu Facebook – “Qualcuno si è arricchito sulla pelle dell’Italia manovrando la crisi politica, mentre il nostro mercato perdeva miliardi di valore in azioni e obbligazioni pubbliche o private, per due terzi a carico di cittadini italiani?”. Anzaldi ha citato “veri e propri possibili risvolti criminali” nell’offensiva finanziaria contro il nostro Paese, di cui un vincitore certo, sino ad ora, è emerso.

Alan Howard, il vincitore della crisi finanziaria italiana

L’investitore che ha maggiormente guadagnato dalle turbolenze comprese tra la pubblicazione della bozza di contratto di governo contenente presunte indicazioni di un’uscita dall’euro da parte dell’Huffington Post (15 maggio) e la nomina di Giovanni Tria al dicastero dell’Economia (31 maggio) è stato Alan Howard, il cui fondo AH da 2,3 miliardi di dollari, scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera, “avrebbe chiuso maggio con una performance positiva del 36,7% in un solo mese. Howard, un trader britannico di 54 anni, è una figura nota da anni: a lungo, il suo hedge fund Brevan Howard è stato il più importante in Europa negli investimenti basati su sviluppi macroeconomici”.
A maggio, scrive il Financial TimesHoward avrebbe avviato una grande scommessa in posizione short sul debito pubblico italiano, scommettendo su un incremento del rischio Paese in seguito alla prosecuzione del limbo politico succeduto al voto del 4 marzo.
Attraverso la posizione short si scommette sul ribasso di un titolo attraverso il meccanismo delle vendite allo scoperto, puntando a vedere ricompensato l’azzardo con un grosso guadagno su un titolo indebolito. 
Come riporta Fubini, “non c’è alcun indizio per ipotizzare comportamenti illeciti come la manipolazione del mercato o l’insider trading” da parte di Howard. “Ma per guadagnare così tanto in così poco, bisogna caricarsi di moltissimo debito – varie volte il capitale – e scommettere tutto in una sola direzione”. Direzione che eventi come la pubblicazione della bozza del contratto di governo potrebbero aver, in un certo senso, assecondato.

Chi è Alan Howard

1190° uomo più ricco del mondo, il 54enne Howard è ritenuto vicino ai circoli del Partito Conservatore britannico. Prima del recente caso della scommessa sul debito italiano, le fortune del trader nel fondo Brevan Howard erano state a dir poco alterne, dato che nel corso degli ultimi anni la massa di asset maneggiati era scesa da 40 miliardi di dollari nel 2013 a 18 nel 2016.
Le differenze con la performance del fondo Brevan Howard AH, che aggiunge le iniziali del suo fondatore, sono notevoli, manifestandosi in un incremento del valore complessivo del 44% a partire dalla sua fondazione nel 2017.
La fondazione di AH aveva riportato Alan Howard nella City di Londra dopo un’assenza di ben sette anni, scommettendo sul progetto di Global Britain di Theresa May per il dopo-Brexit che avrebbero dovuto sostanziarsi nel mantenimento, immutato, dei privilegi per gli operatori finanziari della capitale. Da Londra Howard ha rilanciato un assalto rampante contro il fragile sistema finanziario italiano. L’incredibile arricchimento del suo fondo nel mese più duro della recente storia del nostro Paese è una storia che merita di essere indagata a fondo: i dubbi insinuati da Fubini e Anzaldi sono più che legittimi, e l’ipotesi di una regia comune per la destabilizzazione politica e finanziaria dell’Italia è tutt’altro che remota.
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