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Wall Street crolla, per il Nasdaq seduta peggiore dal 2011

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LA STAMPA

I timori per il rallentamento della crescita globale e tecnologici affondano Wall Street, che chiude nuovamente in calo con il Dow Jones e lo S&P 500 che bruciano i guadagnai accumulati dall’inizio dell’anno e il Nasdaq che archivia la sua peggiore seduta dall’agosto del 2011. Il Dow Jones perde il 2,41%, il Nasdaq cede il 4,43% ed entra in territorio di correzione, calcolato quando si accumulano perdite del 10% rispetto ai recenti picchi. Lo S&P 500 lascia sul terreno il 3,08% a 2.656,31 punti. I pacchi bomba a esponenti democratici, incluso l’ex presidente Barack Obama, e alla Cnn hanno innervosito ulteriormente alimentando le tensioni in attesa delle elezioni di metà mandato. 

«Ci sono diverse incertezze e questo aumenta il fattore paura» affermano alcuni analisti, che cercano di valutare se la recenti turbolenze di Wall Street siano la fine di un periodo prolungato di forza del mercato oppure un semplice aggiustamento temporaneo. I tecnologici sono ancora una volta i più colpiti dall’ondata di vendite, con At&t che perde l’8,09% e Netflix il 9,42%. I ribassi non risparmiano neanche Google e Facebook, che cedono rispettivamente il 5,22% e il 5,43%. 

Il Beige Book della Fed è passato inosservato sui listini americani. preoccupano di più le critiche del presidente americano Donald Trump alla banca centrale e al suo presidente Jerome Powell: attacchi che - secondo gli analisti - rischiano di mettere la Fed all’angolo e costringerla ad alzare i tassi di interesse per dimostrare la sua autonomia. In un’intervista al Wall Street Journal, Trump si dice «forse» pentito di aver nominato Powell, definito «una minaccia» per la crescita dell’economia americana. Sono scontento, molto scontento con la Fed perché Obama aveva tassi di interesse pari allo zero. Invece ogni volta che noi facciamo qualcosa di grande la banca centrale alza i tassi. Powell sembra quasi contenti di alzare i tassi”, ha aggiunto il presidente americano mentre la Casa Bianca ha messo in guardia sul «ritorno del socialismo in America» con l’ascesa dei democratici, arrivando a paragonare il senatore Bernie Sanders a Mao. 

A complicare il quadro sono le tensioni geopolitiche, con il caso del giornalista saudita Jamal Khashoggi che rischia di incrinare i rapporti fra gli Stati Uniti e l’alleata Arabia Saudita, creando nuove tensioni in Medio Oriente. L’attenzione degli analisti è puntata anche sull’atteso incontro fra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, in calendario alla fine del mese a Buenos Aires durante il G20. L’obiettivo è capire se ci sia la possibilità di una schiarita nei rapporti fra i due paesi e quindi un allentamento dei dazi che, come evidenziato nel Beige Book della Fed, iniziano a farsi sentire sulle aziende. 
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