Page Nav

Grid

GRID_STYLE

Breaking News

latest

“Contro l’Isis strategia sbagliata”. La rivelazione del militare francese

Di Michele Crudelini Lo Stato islamico, Isis, sembra essere in procinto di entrare nei libri di storia. O almeno questo è il giudiz...


Di Michele Crudelini

Lo Stato islamico, Isis, sembra essere in procinto di entrare nei libri di storia. O almeno questo è il giudizio un po’ avventato che troppo spesso si sta utilizzando per descrivere l’attuale parabola discendente di Daesh.

L’Isis è tutt’altro che sconfitto

Le ultime notizie dal fronte siriano ci dicono infatti che le forze curde stanno preparando l’ultima offensiva contro quella che è considerata la rimanente sacca di resistenza degli uomini del Califfo Abu Bakr Al Baghdadi, nella Siria orientale. La sconfitta sul campo di battaglia non corrisponde però ad una resa ideologica. La dottrina dello Stato islamico si è ormai diffusa nel mondo e i problemi relativi al rimpatrio delle migliaia di foreign fighters dal Medio Oriente rappresentano solo uno dei molteplici aspetti di questa apparentemente inarrestabile duffusione ideologica.
Come si può eradicare del tutto l’Isis? Rispondere a tale quesito ora diventa paradossalmente complesso. Un, pur insufficiente, aiuto potrebbe però arrivare dalle testimonianze di chi è stato coinvolto direttamente nei combattimenti contro lo Stato islamico.

La confessione del colonnello francese

Come riportato dal Corriere della Sera il Colonnello francese Francois-Régis Legrier ha recentemente pubblicato un articolo di aspra critica nei confronti della strategia militare adottata dalla coalizione occidentale in Siria. Legrier è stato comandante della Task Force Wagram, un’unità di artiglieria impegnata in Siria all’interno della più ampia Opération Chammal a guida francese. Dopo anni di fronte, il colonnello ha deciso oggi di sfogarsi attraverso le pagine della Revue de la Défense Nationale, rivista ufficiale della Difesa francese.
Ciò che traspare immediatamente dalle righe del colonnello (l’articolo è stato ora rimosso) è che non si tratta di una critica rivolta ad eventuali errori compiuti durante singole operazioni. No, la confessione del militare rivela una valutazione negativa di tutta la strategia militare occidentale adottata in Medio Oriente e come questa possa avere responsabilità nella mancata distruzione dell’Isis ideologico di cui si parlava prima.

Bombardamenti a tappeto e mancato utilizzo della fanteria

Legrier si sofferma in particolare nella scelta, da lui considerata sbagliata, di affidarsi esclusivamente a “bombardamenti massicci, ad un fuoco distruttivo che ha raso al suolo case e qualsiasi struttura, un martellamento costato la vita a terroristi e civili. I governi vogliono ridurre al minimo i rischi di perdite e dunque si affidano a questi colpi di maglio. Approccio adottato dagli Occidentali e dai russi (basta vedere come hanno agito in Cecenia negli anni ‘90 o nelle città siriane). Ma a che serve addestrare un esercito a combattere se poi non lo impieghi?”.
Legrier prosegue criticando l’utilizzo delle forze curde come unica arma di fanteria adoperata dagli occidentali e infine lascia un commento che dovrebbe risuonare come monito nell’opinione pubblica occidentale: “L’obiettivo deve essere quello non di fare tabula rasa, bensì di impedire che Daesh ritorni, magari sfruttando le condizioni difficili di località ridotte in macerie, senza i servizi base, gli ospedali, il cibo, il lavoro”. Con un’onestà intellettuale da invidiare (il colonnello rischia infatti sanzioni dal Ministero francese) questo militare descrive con poche e semplici parole l’insensatezza (e l’inefficacia) di una strategia militare votata unicamente all’utilizzo di “bombardamenti intelligenti” che, spesso, provocano le cosiddette “civilian casualties”.
Ovvero le morti civili collaterali ad un bombardamento. Vittime che inevitabilmente sono alla radice di quel sentimento di vendetta che spesso è causa dell’arruolamento alla causa dell’Isis e di altre organizzazioni jihadiste. Nei discorsi pronunciati dai terroristi più conosciuti, da Osam bin Laden ad Ahmed Coulibaly, emerge sempre quest’aspetto come giustificazione degli attentati. Il colonnello francese ci ha forse rivelato l’arma segreta per sconfiggere definitivamente l’Isis, sta ora ai governi occidentali decidere se utilizzarla o meno.

Nessun commento

Partecipa alla discussione

ARCHIVIO