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Onlife, la quotidianità tra realtà e Internet

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Di Andrea Muratore
Il Politecnico di Milano ha ospitato a ottobre il festival “Onlife” dedicato agli effetti della nuova rivoluzione tecnologica sul nostro modo di vivere, le nostre società e il nostro approccio al ragionamento politico, etico, filosofico.
Tra gli ospiti Luciano Floridi, romano classe 1964, docente di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford, componente del Google Advisory Council sul diritto all’oblio e autore del saggio The fourth revolution, sul tema dei più discussi sviluppi del mondo digitale. Floridi studia gli effetti sociali delle società che hanno imparato a vivere onlife, ovvero sovrapponendo senza soluzione di continuità l’integrazione delle dinamiche della quotidianità “sconnessa” con la produzione di flussi dati, attività e stili di vita sempre più tecnologizzati e spostati online.
L’impatto dei social network sulle relazioni sociali o sulla partecipazione politica è un esempio di fenomeno studiabile col metodo onlife, tema del festival che l’ateneo di Piazzale Leonardo organizza in collaborazione col network internazionale di quotidiani Lena. Floridi in un’intervista a Repubblica definisce la nostra la “società delle mangrovie”, piante tropicali abituate a sopravvivere nell’acqua salmastra data dalla confluenza tra corsi fluviali e bacini oceanici. Floridi non nasconde come i suoi studi vadano di pari passo concentrandosi sulla ricerca di come ottimizzare i pregi e minimizzare i rischi della vita “onlife”.
Tra i pregi, sicuramente, una più democratica possibilità di accesso alla conoscenza garantito dalla digitalizzazione. Le biblioteche, ad esempio, hanno sempre più interiorizzato questi nuovi meccanismi fornendo, soprattutto in contesti accademici, accessi agevolati ad archivi digitalizzati da milioni di risorse l’uno. Ma anche un articolo di una testata online come Inside Over può fornire una più disintermediata e agevolata accelerazione del flusso di conoscenza aggiungendo, tramite link interni, rimandi e citazioni non più limitate a rimandi letterali, profondità al flusso di approfondimento della materia oggetto del lavoro.
Non mancano ovviamente i rischi. Legati soprattutto al potere degli algoritmi e allo sfruttamento del web e della connessione per fini commerciali aggressivi da parte dei giganti del tech. Alle domande dell’intervistatore su cosa lo preoccupa del mondo onlife, Floridi risponde indicando “la questione dell’adattamento. […] Troppo spesso siamo noi ad adattarci alla tecnologia e non il contrario. In secondo luogo l’autonomia nelle nostre decisioni. Scegliamo l’albergo, la musica da ascoltare, il vestito da comprare o il film da guardare in base ai consigli di un algoritmo in una costante erosione dell’autonomia individuale. Non che ieri lo fossimo poi così tanto, non avevamo però mezzi di comunicazione tanto pervasivi spesso mossi da un’intelligenza artificiale che migliora da sola via via nel tempo”.
In definitiva dalle parole di Floridi risulta chiara l’idea che le tecnologie più moderne e i processi innovativi possono essere valutati positivamente solo se contribuiscono e orientano un reale progresso umano, dal volto umano. Come ha scritto un altro grande esperto del tema, il padre francescano Paolo Benanti, docente alla Pontificia Università Gregoriana, nel suo “Le macchine sapienti”, la loro diffusione richiede “una gestione di tipo politico-economico, una governance internazionale in grado di evitare che la tecnologia assuma forme disumanizzanti”. Vi sono presunti, autoproclamati “guru del tech” che negano questa realtà, ostentando una forma di positivismo del XXI secolo, ma come ogni cambio di paradigma anche la rivoluzione digitale va accompagnata: per evitare che nell’onlife non ci si dimentichi che la tecnologia è un mezzo, la vita reale e la società un fine. E non viceversa.

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