Il paradosso dei tamponi per il Coronavirus: se un calciatore è positivo fanno test a tutta la squadra, ma non ai medici in prima linea

mar 13, 2020 0 comments

Di Anna Ditta

“È una situazione drammatica, ci stanno trattando come carne da macello”. Pierino Di Silverio, rappresentante nazionale del sindacato Anaao Assomed giovanile, a TPI denuncia uno dei più grandi paradossi per i medici in prima linea nella lotta al Covid-19: a un medico che entra in contatto con un paziente poi risultato positivo al Coronavirus oggi non viene fatto il tampone, almeno finché è asintomatico. Ben diverso è ciò che accade, ad esempio, ai calciatori: come abbiamo visto nel caso di Gabbiadini, al test è stata sottoposta tutta la Sampdoria (e a risultare positivi sono stati altri 4 giocatori e un membro dello staff sanitario della squadra).
“Oggi un medico che lavora in corsia, e che in moltissime occasioni non è ancora dotato dei dispositivi di protezione individuale, se ha a che fare con un paziente poi risultato positivo al Coronavirus, continua a lavorare senza che gli venga fatto un tampone“, spiega il medico. “Il test viene eseguito solo se anche l’operatore sanitario ha dei sintomi e, se risulta positivo, viene messo in isolamento. Ma in questo modo un medico asintomatico può diffondere il virus senza saperlo, coinvolgendo proprio le persone più fragili, cioè i pazienti ricoverati in ospedale”.

Coronavirus, un malato su 10 è un operatore sanitario

In provincia di Bergamo, una delle più colpite dal Coronavirus in Italia, 50 medici sono stati infettati e uno di questi è morto nei giorni scorsi. Alla conta delle vittime si è aggiunto anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Varese, Roberto Stella. “Ogni mezz’ora riceviamo la notizia di nuovi colleghi intubati, una collega anestetista è stata intubata e non ha neanche 50 anni”, denuncia Di Silverio.
Che gli operatori sanitari siano i soggetti più a rischio emerge anche dai numeri forniti dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo). “Gli operatori sanitari contagiati sono stati, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità diffusi ieri, 1116, su 13882 rilevati dalle Regioni. Poco meno del dieci per cento”, ha sottolineato Filippo Anelli, presidente della Fnomceo. “Eppure, la letteratura internazionale invita, in caso di epidemia, a mettere in sicurezza il personale sanitario, perché è la risorsa più preziosa”.

I dispositivi di protezione

Centrale per la tutela degli operatori sanitari è il tema dei dispositivi di protezione individuale (dpi), come mascherine idonee e guanti, sul quale il sindacato Anaao Assomed ha inviato una lettera aperta al presidente del Consiglio Conte e al ministro Speranza. “Ancora oggi operiamo senza dispositivi di protezione”, sottolinea Di Silverio. “E continuiamo ad ammalarci”.
“Ieri abbiamo fatto una riunione, come Ordine dei medici, sull’emergenza Covid-19”, ha spiegato a TPI il professor Antonio Magi, presidente dell’Ordine provinciale dei Medici e Chirurghi di Roma. “Il problema principale è salvaguardare gli operatori in prima linea, sia per la medicina generale, sia per la specialistica ambulatoriale, sia per quella ospedaliera”.

Commenti

Related Posts

{{posts[0].title}}

{{posts[0].date}} {{posts[0].commentsNum}} {{messages_comments}}

{{posts[1].title}}

{{posts[1].date}} {{posts[1].commentsNum}} {{messages_comments}}

{{posts[2].title}}

{{posts[2].date}} {{posts[2].commentsNum}} {{messages_comments}}

{{posts[3].title}}

{{posts[3].date}} {{posts[3].commentsNum}} {{messages_comments}}

Search

tags

Modulo di contatto